Michael Edwards ci propone i suoi Finest wines of Champagne

Ne abbiamo sentite di cotte e di crude sullo Champagne, in questi ultimi mesi, non solo in merito alla sua “crisi”, al calo di vendite registrato nel corso del 2009 un po’ su tutti i mercati, ma per accennare a presunte “guerre” che vedrebbero lo Champagne “sorpassato” da vini, con le bollicine, che non hanno un briciolo della nobiltà, della storia, del fascino e della grandezza dei vini di Reims ed Epernay.
Così tante, e spesso assurde, che penso valga proprio la pena di tornare a parlare della Champagne e dei suoi magnifici vini, per conoscere meglio le loro caratteristiche, le migliori cuvées, e per fare un viaggio immaginario in questa splendida regione.
Per farlo, vi consiglio di leggere – e soprattutto di procurarvi il libro di cui stiamo parlando, The finest wines of Champagne – l’intervista, che trovate qui, sul sito Internet dell’A.I.S., al freelance wine e food writer e wine blogger Michael Edwards, uno specialista della Champagne, cui ha già dedicato altri due libri, tra cui The Champagne Companion (vincitore del Prix Lanson) e la Pocket Champagne guide, a suo tempo pubblicata con il titolo di Champagne e spumanti di tutto il mondo da Rosenberg & Sellier, e collaboratore di The World of Fine Wines, Harpers, Drink Business e altre testate.
The Finest wines of Champagne. A guide to the best cuvées, houses and growers é pubblicato, per la serie delle Fine Wine Editions emanazione della rivista The World of Fine Wine in coedizione tra la londinese Aurum e University of California Press.
Un libro bellissimo, arricchito dallo splendido corredo fotografico opera di Jon Wyand che potete acquistare on line qui e qui, che, presenta la regione, le sue caratteristiche, la sua lunga storia, e propone una serie di ritratti ragionati di 100 Maison de Champagne, grandi e piccole, celeberrime e meno note, ma da scoprire.

0 pensieri su “Michael Edwards ci propone i suoi Finest wines of Champagne

  1. libro bello e ben fatto, grande corredo iconografico. Lo stile però, IMHO, è un po’ troppo…didscalico; per intendersi, la scrittura di Nicolas Belfrage (mi riferisco al libro sui toscanbi) è decisamente più brillante e ricca di sfumature e coloriture, questo , sin dove sono arrivato, è bello ma più ..freddino. Sarà il clima della marne?
    comunque consigliabilissimo
    saluti

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