SOS, urge consulente esperto di vini e di cose enologiche per la Presidente uscente e attuale candidata alle prossime elezioni della Regione Piemonte Mercedes Bresso!
Nonostante la sua piemontesità e torinesità – acquisita, perché è nata a Sanremo – la “Sciura Governatora” non riesce ad evitare gaffes e autogol, pericolosissime in campagna elettorale, ogni volta che si spinge a parlare di vino.
Ricorderete le polemiche, ne avevo accennato anch’io, lo scorso anno, qui, che avevano accompagnato la sua scelta di apparire, come testimonial, per le bollicine della Doc Alta Langa, un appoggio che voleva essere istituzionale e d’incoraggiamento per una delle più recenti denominazioni piemontesi, ma visto che questa denominazione era pressoché appannaggio esclusivo di una sola casa, la Fontanafredda, si erano oggettivamente trasformate in una pubblicità aziendale.
Oggi la Signora Bresso, recidiva, ci ricasca e come ci raccontava venerdì 5 marzo la Prima di Wine News, è finita con il proporre una cosa astrusa e totalmente inutile e priva di senso. Cosa ha suggerito difatti la Presidente dal nome… anti-Fiat?
Il candidato PD alla Regione dei gianduiotti e della bagna caoda se n’è uscita nientemeno che con “l’ideona”, nata chissà come, di “riunire sotto il nome “Piemonte” tutte le Doc e Docg della Regione, per avere più forza sul mercato e far conoscere il territorio all’estero. Occorre un nome unico – ha sostenuto – come a Bordeaux. Così avremo Piemonte Barbera, Piemonte Dolcetto…”.
Le prime reazioni, riportate dal sito Internet ilcinese, non sono state favorevoli, perché passi per il Piemonte più nome di vitigno (Dolcetto, Grignolino, Barbera), che già esiste, ma perché mai si dovrebbe abbinare il nome della regione a denominazioni prestigiose come Barolo, Barbaresco, Roero, Gattinara, Ghemme, oppure ad altre come Moscato d’Asti, Carema, Erbaluce di Caluso, Verduno Pelaverga, Ruché di Castagnole Monferrato, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Loazzolo, Freisa di Chieri, ecc. ?
Non ci sono giustificazioni né di “marketing”, né identitarie, né di comunicazione, perché Barolo e Barbaresco, Barbera d’Asti o Barbera d’Alba, sono già sinonimo di Piemonte e non c’è motivo alcuno, visto che non v’è pericolo di confonderli con vini di altre regioni, di aggiungere nel nome l’indicazione di provenienza, il fatto che provengano dal Piemonte. Addirittura il parlare di Piemonte Barolo, Piemonte Barbaresco o Piemonte Moscato d’Asti, o per rispettare la par condicio, citando una denominazione tanto cara alla Presidente Bresso, di Piemonte Alta Langa, provocherebbe quella confusione che tutti, produttori e consumatori, vogliono evitare ad ogni costo.
Allora, visto che la gentile Signora Bresso dimostra di non sapere granché di vino, perché continua a volersene occupare in maniera improvvida? O se proprio vuole farlo, perché non si informa prima o si procura, a Torino, a Bra, o ad Alba, un enoico consulente?
Non se se esista, in piemontese, un’espressione analoga, ma perché non fare propria, magari facendosi spiegare l’esatto significato dal collega presidente della Lombardia Formigoni, la bella espressione milanese che dice “Ofelè fa el to mestee” (ovvero panettiere – o meglio pasticciere, come mi hanno suggerito essere la dizione migliore – fa il tuo mestiere), limitandosi ad occuparsi delle cose che conosce, senza avventurarsi in materie a lei estranee?
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Che dire, se non che l’erba del vicino è sempre più verde.
I nostri legislatori hanno avuto nel tempo la straordinaria capacità di trasformare il valore aggiunto in scomodo fardello, trasformando i potenziali cru in vincoli e stravolgendo il concetto di piramide qualitativa. Ben venga una unica denominazione regionale, ma anche più estesa, per la base produttiva, l’attuale igt o le doc frammentate e inutili, ma guai a inquinare la storicità delle produzioni di eccellenza; il nuovo mondo enologico sta cercando di inventarsele, chi le ha le riscopre, noi dobbiamo cancellarle? Taccio sul resto per evitare querele.
un saluto
Caro Franco, quando i produttori della Moravia (Brno, Znojmo, Valtice, Mikulov, Bratislava, Modra eccetera) volevano esportare per la prima volta i loro vini in Polonia, avevo suggerito loro di mettere un’etichetta aggiuntiva Moravia bene in vista sopra la loro normalissima etichetta. A mio modesto parere, quando la gente sa da che regione viene il vino, e non parlo degli intenditori ma del cliente comune, gli e’ piu’ facile identificarlo e in fin dei conti anche sceglierlo. Non tutti conoscono a perfezione le quasi quattro centinaia di DOC e DOCG del nostro Paese, non sarebbe percio’ mica male mettere una bella scritta in grande sulla bottiglia indicando la regione. E per l’estero, anche la scritta Italia. Non dirmi che tu magari vorresti per Milano anche la scritta Inter, perche’ in questo caso saremmo gia’ in due…
Ecco, in questo senso non sarei contrario. Ma senza assolutamente modificare ne’ le denominazioni ne’ le etichette. Ah, un’ultima annotazione: per la pubblicita’ gratuita che quelle bottiglie farebbero alla propria regione di provenienza, quanto e’ disposta la regione a contribuire? Perche’ e’ vero che la signora e’ del PD, un partito che ha sempre molto a che fare con gli aumenti delle tasse, ma chissa’ che non riesca lo stesso a riconoscere che la reclame la si dovrebbe pur pagare… o la vuole gratis?
Bhé l’idea è alquanto bizzarra di mettere ad ogni denominazione davanti il nome della regione.
Da quanto vinee scritto su questo posto il problema è ancor più grande, si parla di mettere davanti a DOC o DOCG il nome della regione, questo significa che secondo la Signora, le classificazioni dei vini sono soltanto DOC e DOCG.
Per quanto riguarda invece il voler mettere bocca da tutte le parti credo che sia un problema di tutte le persone politiche, i quali si possono dividere in due categorie, pertinenti e inpertinenti.
Spesso si riempiono la bocca per raccogliere qualche voto in più, spesso però si bruciano con la loro inpertinenza indiscussa…
mi concedo una parziale risposta a quanto detto da Mario Crosta, che condivido, con l’unica nota della richiesta in tempi non sospetti di limitare la dicitura in etichetta al paese ( es barbaresco) e stato (Italia) ed evitre la regione ed altri riferimenti che portassero a sporcare l’immagine del microterritorio con gli scandali che avevano avuto invece riferimeto regionale.
Per l’aggiunta a Milano siamo già in tre.
saluti
voto per lei ma concordo con te e mi offro come consulente. Non è una notizia di prima mano quindi andrebbe presa con cautela, ma se davvero l’ha detto in questi termini è un uovo fuori dalla cavagna, come si dice in Piemonte. Del resto la DOC Piemonte come dici tu esiste gi… Mostra tuttoà ed è una DOC di ricaduta, esattamente come Bordeaux, la denominazione citata dalla Bresso. Non si scrive Bordeaux Margaux, così come sarebbe assurdo scrivere Piemonte Barolo. E’ vero invece che bisognerebbe usare la DOC Piemonte di più e meglio, ma questo è un altro discorso.
Su Alta Langa non sono d’accordo, le aziende sono una decina e soprattutto ci sono molti viticoltori che hanno ricolonizzato zone di alta collina e riescono a campare con la viticoltura grazie a questo progetto, quindi esiste un valore sociale che giustifica la disponibilità della Presidente a fare da testimonial.
Filippo Parmigiani, scusa ma mi hanno fatto notare che per il Sangue di Giuda sarebbe comunque meglio scrivere Milan in etichetta…
Non ho antipatie per la Bresso, ma quest’idea mi sembra davvero marziana. Come già qualcuno ha detto in altra sede, Piemonte è una denominazione di ricaduta.
ahi ahi ahi signor Ziliani mi è caduto sul proverbio … “pasticciere fai il tuo mestiere”
perché “caduto”? Le due letture possibili sono sia panettiere che pasticciere….
eh no! sebbene sia assolutamente superfluo nell’ambito dell’articolo, l’ofelè è solo il pasticciere … sorry
prendo atto Roby, ma da milanese di nascita ho visto usare il termine ofelé indifferentemente per il pasticciere che per il panettiere, anche se la matrice del nome che fa riferimento ad un dolce, le offelle, fa pensare al pasticciere innanzitutto…
Mi chiedo ancora come mai dopo anni di verifiche negative, si persevera nel voler dare visibilità alla base della piramide e non al vertice.
L’esempio più facile è quello della vicina francia, dove la piramide qualitativa è stata impostata come fosse un iceberg. Le differenze? nella piramide vedi la base grossa con tutte le sue pecche, e il vertice lontano e piccolo, nell’iceberg vedi la punta di diamante ben evidenziata, sotto il pelo dell’acqua la base viaggia ben nascosta.
Se si vuole che il vertice sia di traino deve essere messo in evidenza.
probabile che sia stata “imboccata”. non credo siano idee che vengono all’improvviso, da ispirazioni mattutine, insonnie tormentate. “un solo nome”, globalizzante e (per lo più) a basso costo penso sia appannaggio delle prospettive industriali dove, anche in presenza di un residuale interesse per la qualità, preme poco o nulla del territorio.
in ogni caso, non mi convince per niente l’ipotesi che un nome comune, apportando maggiore semplicità di identificazione, offra un servizio al “cliente comune”. E comune a chi poi? A chi spende 3 euro per un brick o a chi ne spende 30 per un barolo base?
non pensavo proprio che questo post dedicato all’improvvida uscita della Presidente Bresso avrebbe suscitato tante vivaci discussioni… Molto bene!
Eh, caro Franco, certo che ne suscita. Quante regioni vogliono il nome in etichetta! Alcune l’hanno avuto, altre stanno per averlo, altre ancora l’hanno gia’ richiesto. E tutte senza dare nemmeno una lira al produttore! Perche’ vedi, amico mio, io in etichetta scriverei tutti i nomi e cognomi di chi contribuisce a fare grande un vino, ma proprio tutti, purche’ ovviamente contribuiscano per davvero e non per finta, non per decreto legge. La gloria gratis non la riconoscerei mai a nessuno.
D’altronde il candidato alla vice-presidenza regionale, quota UDC, nonchè alla presidenza della provincia di Cuneo è un tale Teresio Delfino, ex-sottosegretario alle politiche agricole e forestali dal 2001 al 2005, il quale intervistato da Report qualche anno fa ammise di non conoscere nè le DOC, nè le DOCG piemontesi, pur essendo nato nel 1949 a Busca (CN).
Con questa gente ogni commento è superfluo….
il terrificante Delfino??? Pazzesco che abbia il coraggio di ripresentarsi, e ancora più pazzesco pensare che ci sia qualcuno del mondo del vino che lo possa votare…
Aggiungo che sia il Dolcetto che la Barbera sono già “zonizzati” ed ad ogni zona corrisponde un preciso terroir.
Ma forse il marito della Bresso, che è francese, questo non lo sa e pecca di sciovinismo…
Questa intromissione della politica è disgustosa, abbiamo già sufficienti DOC inutili come Colline Novaresi e colline Vercellesi che sono la stessa cosa, il Langhe dove finisce tutto quello che non è Alba o Roero, il Terre d’Alfieri che ha solo concesso di piantare Arneis dove prima c’erano campi di patate e non ultima l’Alta Langa che non denomina niente, ma ha fatto solo un favore al solito noto.
Le ultime due sono state create in “zona cesarini” poco prima della riforma UE.
Naturalmente lo Slow food tace perchè l’attuale assessore è nato a Bra.
Ma come si dice: l’importante è avere un bello stand, grande, al Vinitaly, no?
Colline Novaresi e Colline Vercellesi non direi proprio che siano state tanto inutili: hanno almeno tolto di mezzo tutta una serie di bottiglie e bottiglioni sui quali era meglio stendere un velo pietoso, non trova, caro paolo? E l’Arneis purtroppo sta scomparendo indipendentemente dai campi di patate dove lo confinano, perche’ qualcuno vede una tipicita’ tutta “albese” nello chardonnay, una cosa che durera’ ancora un paio di decenni e poi saremo daccapo a estirpar le vigne, finche’ si continuano ad inseguire le mode, tutte caduche, in questo modo dissennato. Ma spero che non mi fraintenda in questa mia modesta critica, perche’ condivido comunque molto di cio’ che sta alla base del suo pensiero e cioe’ che “questa intromissione della politica è disgustosa”. Si sono perse decine e decine di uve autoctone, di vini tipici comunali (con Alberto Zaccone ricordo che stendemmo una lista di un centinaio solo in Piemonte) pero’ si sono poi creati dei mostriciattoli. Questa e’ la realta’. E invece le quaranta birrerie italiane sono diventate 300!!!
Mario, si vede che vivi lontano dal Piemonte. Col cavolo che l’Arneis sta sparendo! Ti manderò copia di un articolo dedicato ad una degustazione di ottimi Arneis che ho fatto in Roero lo scorso settembre… Di Arneis ce n’é a iosa…
Perche’ la copia di un articolo? Mandami le bottiglieeeeeee!!!!!!!
Sulla scomparsa di bottiglioni sono d’accordo, non li rimpiangeremo di certo. Però le due DOC colline NO/VC hanno di base le stesse 3/4 uve miscelate e sorvolo sui mosti…cosicchè quei vini non rappresentano nulla del loro territorio. E poi c’erano già Fara, Sizzano ed il coste della Sesia come DOC per recuperare le uve “minori”.
Senza contare che quel territorio nobilissimo conta già: Spanna, Ghemme, Gattinara, Boca, Lessona, Bramaterra etc. tutti vini con forti caratteristiche di terroir.
Sull’Arneis ha già risposto il sciùr Franco.
Sull’argomento birre posso solo dire che mi dispiace che siano andate perse coltivazioni storiche, soprattutto nel cuneese, di grano e malto particolari in favore, come al solito, di colture “più redditizie” (per le multinazionali). Io da sempre concordo con Carlìn Petrini: terra e semi ai contadini !
Paolo, guardi che non ci sono soltanto le uve di base miscelate in quelle denominazioni, ma anche delle vinificazioni in purezza o leggermente corrette che corrispondono a quei vini quotidiani, freschi, leggeri, adatti con le panisse e con il salam d’la duja e con il gorgonzola, i sanguinacci, la mortadella di fegato, insomma una serie di pietanze che non si sposano con i vini forti e nobili che lei ha nominato. Pero’ li ha nominati e questo gia’ mi basta per mandarle un sincero abbraccio, perche’ sono i vini della mia gioventu’, sono stato svezzato con quei vini oltre Briona e Proh e sono molto contento che Franco ogni tanto ne ospiti qualche descrizione fra i suoi post perche’ alcuni di loro sono davvero favolosi (e ancora non ha scoperto in qualche polverosa cantina quelli antecedenti il 1974…).
@Paolo
Anche Roberto Cota, candidato presidente al Piemonte, non scherza con la geografia:
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/politica/articolo/lstp/142592/
Ps il video “rende” molto di più.
Franco, per una volta mi consentiresti di dedicare, per esempio al carissimo paolo, un articolo che pero’ non e’ fra quelli pubblicati da te su quel Winereport che hai fatto grande da ottimo direttore qual eri? Questo:
http://www.acquabuona.it/articoli/annocinque/educazione.shtml
Cota?
Per la carità, se eleggono quello lì ci proibiranno anche di mangiare un cono gelato in piazza S.Carlo….
Sono d’accordo con Paolo@: queste intromissioni della politica sono disgustose. Peccato, perché la Bresso non mi sta antipatica (ormai è il massimo che riesco a dire di un politico!).
E comunque ho sentito anche da queste parti tosche il rantolo di un politico annaspante che evocava la poderosa (!) denominazione ‘ombrello’ “Toscana”.
Per ‘aggiungere valore’ (appiattire) a tutti i vini della regione. Dev’essere una pensata di scuderia…
più che una “pensata” di scuderia é una “bischerata” di scuderia…
Pero’ la “bischerata” sara’ concessa alla Sicilia, come fu concessa quella del Cannonau di “Sardegna”, di cui ricordo che scrissi così sul tuo bel Winereport:
“Le regole dell’attuale DOC unica per tutto il Cannonau di Sardegna, per esempio, che e’ tra le più estese d’Italia, valgono da trent’anni per tutta l’isola dal mare alla montagna e soffrono per giunta del precario equilibrio nato già in origine tra alcuni limiti fissati col bilancino del farmacista e altri con la superficialità del politico, al quale le attuali varietà organolettiche dei vini non corrispondono più. Era vista allora come un grande veicolo pubblicitario comune per vini che invece sono tra loro tanto diversi da mal sopportare perfino la compagnia, se ne accorgono ormai in tutto il mondo e non e’ piu’ il caso di prolungarne l’agonia. Lasciando pure il marchio della Regione Sardegna sulle bottiglie, che si facciano finalmente altrettanti diversi disciplinari di zona: come si fa a tenere ancora insieme i vini delle coste, fra loro lontanissime, con quelli della pianura del Campidano o delle colline calcaree coltivate a sughero oppure delle granitiche montagne? In poche parole, ci vorrebbe un po’ di coraggio e di senso pratico in campo finanziario e legislativo, altrimenti gli eccellenti vini delle Barbagie rimarranno per decenni soltanto dei tesori per pochi eletti, firos de un’insigna, liberos, respettados, uguales…”
Accidenti, con questo post Franco hai scatenato un putiferio
bene bene…
su questo blog non si fa accademia o si discute di vino in maniera “politicamente corretta”…
Ma neanche su quel bel Winereport l’abbiamo mai fatto. Diciamo che oggi e’ un po’ piu’ facile perche’ anziche’ un portale hai fatto un blog, quindi l’interattivita’ ha prodotto qualcosa di nuovo sul piano della comunicazione.
“Ma anche che e’ girata la ruota e gli scudetti adesso li vince chi li merita e non chi li compra, infatti non mi ricordo piu’ a quanti scudetti consecutivi nerazzurri siamo gia’ arrivati…”
taci Mario, che l’altra squadra di Milano (come si chiama?) é a 4 punti non 12…
Così vicina si gode meglio la polvere che le facciamo mangiare…
esiste già una doc piemonte,sinceramente non vi troviamo i vini migliori della regione, anzi…
Occhio ragazzi ci sono dei milanisti qua
Comunque è vero Franco, il political correct lo facciamo da altre parti e lo lasciamo fare a chi non ha niente da dire!
Leggo solo ora. Vorrei far notare che già attualmente è obbligatorio indicare in etichetta sia la dizione ITALIA che la dizione PRODOTTO IN ITALIA (oppure anche PRODUCT OF ITALY). E per fortuna che non è più necessario scrivere l’assurdo e balbuziente I-ITALIA, come accadeva invece fino a poco fa. Ci mancherebbe anche che si dovesse aggiungere PRODOTTO IN PIEMONTE, PRODOTTO IN LOMBARDIA, PRODOTTO NEL VENETO e via discorrendo.
Indicare in etichetta? Su 10 bottiglie diverse che ho in cantina, 8 indicano Italia soltanto nella retroetichetta, quella piccola sul retro della bottiglia, tutte dopo il nome del comune e con un carattere di altezza da 1 millimetro a 2. Se davvero si vuol dare un’importanza all’ORIGINE nel distinguere un vino, perche’ confinarla e rimpicciolirla al minimo? E perche’ non scriverla per intero, come un indirizzo postale? Magari aggiungendo anche la regione. Che problema c’e'? La tracciabilita’ mi sembra un criterio non certo disprezzabile. Comunque e’ un parere personale e non ho mai fatto campagne pubblicitarie su quest’opinione. Altra cosa e’ invece la proposta della Bresso, che vorrebbe modificare le denominazioni di origine, ma a quella ho gia’ risposto: quanto pagherebbe la regione al produttore per farsi reclame? In soldoni si ragiona meglio…
discussione ricca, ma credo che la boutade resterà tale.
le competenze in materia di etichettatura dei vini non sono delle Regioni.
ciao Franco,
mi permetto di interveneire visto che l’argomento mi è vicino quale vigneron a serralunga.
come tu sai ho idee politiche diverse da quelle delle Signora Bresso,ma in questo caso devo dire che l’idea che ha presentato è molto molto condivisibile.
mi spiego meglio nei seguenti punti:
1
le regioni quali bordeaux e bougogne ,che conosco abbastanza bene hanno un turismo del vino di livello altissimo:i bordeaux wine tour oganizzati da agenzie di tutto il mondo coinvolgono ogni anno persone che arrivano da cina,usa russia gran parte dell’europa ,senza contare il rapporto di bordeux con gli inglesi che è cosa incredibile.
noi oggi sfruttiamo questa risorsa credo al 10% delle potenzialità che il piemonte ha.
2
non concordo con la Presidente sul fatto di scrivere piemonte barolo,ma basterebbe scrivere su ogni etichetta ,visite piedmont http://www…..o qualcosa del genere ,ma sai una volta deciso il l’obbiettivo la formula giusta si trova.
vista la produzione didecine di milioni di bottiglie ,certamente diversi milioni di consumatori andranno a vedere il sito/portale del piemonte (che va creato bene per questo fine) e certamente alcuni milioni decideranno di fare una vacanza qui.
3
vini come il barolo certamente sono famosissimi nel mondo ,ma vi assicuro,visto che un’po’ viaggio nn tutti sanno che è prodotto in piemonte ,generalmente sanno che è il più famoso dei vini italiani e basta.parlo di consumatori esteri,che comunque sono una risorsa di grandissima importanza.
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aggiungo che questa pubblicità costa zero e sarebbe estremamente importante
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il connubbio vino territorio turismo è un qualcosa che dobbiamo iniziare a valutare attentamente ,ma deve essere svolto in modo professionale,non basta dare contributi per fare agriturismo,ci vuole la pubblicità,altrimenti questi rimangono vuoti per diversi mesi all’anno,il return non c’è e diventa un problema serio.
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la professionalità è fondamentale ,pertanto oggi più che ieri resiste chi lavora benissimo sotto tutti i punti di vista ed anche la regione deve fare tanto sopratutto sul fatto che è indiscutibile che il piemonte è bellissimo ed oltre ai vini offre una quantità esagerata di opere d’arte ma fino a quando lo diciamo solo fra di noi serve a nulla ,dobbiamo falo conoscere con strumenti pubblicitari adatti in tutto il mondo.
mi spiego meglio: noi dobbiamo avere un turismo di livello alto e qui dobbiamo puntare.
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ho visto un commento del sig Mario Crosta ,il quale chiedeva qunto la regione ci pagherebbe per questa pubblicità sulle etichette.
rispondo dicendo che un produttore è innanzi tutto un uomo della terra e da questa ha tutto e se deve fare qualcosa per il suo territorio che tanto gli da non può che essere onorato.
fare del bene è uno “sport” di altri tempi ,poco di moda oggi ,ma noi qui siamo ancora all’antica.
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la presidente ha avuto una grande idea ,va sviluppata e attuata ,spero che qualunque sia il prossimo presidente ne tenga ben presente.
grazie
davide rosso
p.s. 50 cm di neve……
caro Davide, grazie per il tuo intervento, espresso con la conoscenza del territorio e delle esigenze e leggi dei vari mercati esteri, ma non credo che per il consumatore l’eventuale introduzione in etichetta del nome Piemonte accanto a quello delle denominazioni, soprattutto quelle storiche, come Barolo, sarebbe utile. Per citare la Borgogna, la zona più vicina per molti motivi alla Langa, sulle etichette del Gevrey Chambertin si legge Gevrey Chambertin e non Bourgogne Gevrey Chambertin…
cari saluti
Grazie, Davide Rosso, di questo suo bell’intervento e anche della puntualizzazione numero 7, anche perche’ il suo “sport”… delle cinque del mattino, della febbre pero’ vai lo stesso in vigna, delle feste comandate come a Pasqua e Natale pero’ sempre con le scarpe nel fango o delle domeniche sul trattore qualcuno ne doveva pur parlare anche se gratis, o no?
Bando agli scherzi, io ci provo comunque a spuntare qualche centesimo, sissamai per i tempi duri… non me ne voglia!
Lei pero’ ha dimenticato la cosa piu’ importante: hurra’ Inter!
Di questo non la perdonero’ mai!
Quoto Rosso@ con quel che mi resta della batteria del portatile. Quello che afferma è ben altro (e di più, e più razionale) rispetto alla denominazione ‘ombrello’.
(E per la cronaca, mi riferisce il sindaco di Montalcino che qui sono caduti 80 cm. di neve. Nella frazione di Sant’Angelo (isolata completamente per 1 giorno)siamo sotto black-out Enel da ieri mattina. Con un paio d’ore di eccezione; mentre la politica politicante si precipita ad ooccuparsi sollecitamente di…se stessa e delle sue cadreghe. Buuuu Buuuu Buuuu).
cara Silvana, grazie per aver riservato un po’ dell’energia che rimane al tuo portatile per questa testimonianza… Mi sembra assurdo e ingiustificabile quel che accade, nella nobile Toscana, a Montalcino, in quel posto splendido e a me particolarmente caro che é Sant’Angelo in Colle… Forza Sindaco di Montalcino, si dia una smossa!
E su quelle del busciante perfetto col risotto Sangue di Giuda non si legge ancora MILAN SANGUE DI GIUDA….
basta Mario! Ci manca solo che tu m’inviti a pubblicare un post, pensando alla partita di stasera della “altra squadra di Milano”(come si chiama?) invitandomi a titolarlo – come del resto anch’io, bastardo dentro, ho meditato di fare – “Forza Manchester!” e siamo a posto…Lasciali stare i “cuginastri” che sono tuttora a quota – 4 da noi…
Son tre giorni che non mando i bambini a scuola per via di temperature polari, ci mancherebbe altro che non solidarizzi con la nostra Silvana e che non la inviti a farsi fuori le scorte di cantina, che sono fatte apposta per riscaldare come si deve le gelate come questa! Pero’ Franco ti stritolerei, perche’ tu, proprio tu, s’ sto parlando a te, non potresti mai pensare che un interista possa tifare anche per una sola volta lo straniero, come invece hanno sempre fatto, da sempre, quei bastardi veri (dentro e fuori) che non di co neanche chi sono e non li indico nemmeno col dito, tanto fanno tutto da soli e tutti sanno chi sono…
allora mi stai dando, metaforicamente, del “bastardo”, perché stasera – bastardo dentro e fuori – non potrò che tifare… Manchester! A me gli inglesi stanno simpatici… più dei cuginastri…
Ma perche’… chi e’ che gioca stasera? Mi sono forse perso qualcosa? E con chi, poi?
Ascolta, amico mio, questa e’ troppo grossa per tenermela dentro…
PIEMONTE, ma chi è?
(non lo so se lo hai notato, ma viene da qui: http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDCategoria=-1&IDNews=151)
scusa, Franco, ma da quando non ci sei tu a Winereport devono aver fatto casino anche con l’archivio. Intendevo postare iul link a “Freisa Kyé 1999 Vajra”, per la precisione, invece viene fuori un altro vino…
Bastardo metaforico e’ qualcosa che non ti appartiene neanche se te lo dai tu stesso. Fai il bravo. Stasera tu ed io tiferemo per l’altra squadra di Milano come sempre abbiamo fatto (anche se tu ci credi poco), da bravi cugini, sperando che ne vincano un’altra di quelle coppe che gli stanno molto a cuore, tanto basta che ad ogni derby che ci serve si fanno mettere sotto, ci danno i 6 punti che ci bastano e chi s’e’ visto si e’ visto. Contenti loro, contenti noi. Piemonte Kyé… non so se hai rtealizzato che razza di casino han fatto anche (e non solo) con l’Archivio!
Ah… ho scoperto adesso che basterebbe togliere la parentesi chiusa alla fine del link e compare anche in quell’Archivio l’articolo giusto sul Kyé (Piemonte, ma chi e’…?)
Ehi, tu, mica te la puoi cavare con così poco, veh?
Guarda un po’ cosa ho estratto da quel tuo bell’articolo su Chi é?
“Vilipesa, trascurata, talvolta utilizzata sotterraneamente, nel buio delle cantine, come correttivo del Dolcetto e per conferire serbevolezza, dicono, a Barbera e Nebbiolo, per fortuna la Freisa non si é arresa e sa di poter contare sulla tenace resistenza di pochi, irriducibili e testardi cultori. Persone un po’ all’antica e rispettose delle migliori tradizioni, se Dio vuole, refrattarie alle mode imperanti come…”
Minchia, signor tenente, ma a te se ti si va a cercare in Piemonte qua e la’ ci hai sempre qualcosa da dire su questi grandi, grandissimi vini per la finanziera (alzi la mano chi l’ha mangiata e a chi l’ha fatto nel 2010 regalero’ un pallone di cuoio con la firma di Balotelli)…
Piemonte, questo grande sconosciuto…
Caro Crosta@, in cantina xe buio e le candele non bastano.
Complimenti per il corner finale. Sono (vabbé, ero, poi sono successe cose…) milanista e stavo pensando di querelare Ziliani, per istigazione a delinquere (mi sembra già di sentire i suoi – Ziliani’s – strilli).
Ps: Enel ci sta benevolmente ri-elargendo la luce (da mezz’ora) e il Poggione (così mi risulta) ha provveduto a far sgombrare Sant’Angelo dalla neve (lode al Poggione, non solo per gli ottimi vini, dunque).
Silvana, sai che ti voglio bene. Ma anche che te ne vorrei di più se tu non ti ostinassi a tenere per “l’altra squadra di Milano”… Sia lode al Poggione per aver fatto, da privato, quello che l’Ente pubblico sembra non avere fatto, dalle tue parole…
Se tenete tanto alle sorti del piemonte dovreste almeno tifare TORO !!!
Silvana,
resista! Anni fa ho avuto tre giorni in Polonia senza gas, ma con il riscaldamento in casa solo a gas, quindi ho dovuto ricorrere a camino e basta e mi e’ andata bene, ma c’era da aver davvero paura a meno 26 con i bambini piccoli! Arrivera’ il Milan a salvarla, non si preoccupi, come fecero con mia sorella. Giuro. Da interista querelabile, ma lo giuro! A qualcosa servono anche i rossoneri. E comunque resista! Sara’ piu’ dura cercare di non piangere dopo un’ispezione in vigna, quando passera’ la gelata. Spero che in quel momento mi pensi e mi senta vicino, con tutto il cuore. Sara’ dura, si prepari. Ma cerchi allora di pensare che il peggio e’ sempre e soltanto dietro le spalle.
ma nevica copiosamente anche in Polonia, Mario? Solo così si giustifica, con il tuo essere a casa, impegnato a fare osservazioni su ogni commento, questa tua odierna profluvie di interventi…
Ostia, Franco, la Silvana ci ricorda che il mondo virtuale puo’ permettersi tanti scherzi ma la realta’ e’ fatta anche di vere tragedie. Scherzando scherzando, se penso a quel che sono gli effetti di una temperatura del genere a meta’ marzo in vigna mi vengono gia’ i brividi e abbiamo questi viticoltori della Toscana (e non solo) nella morsa del gelo piu’ impietoso! Mettere i copertoni fra i filari e dargli fuoco! Non preoccupatevi se fanno un fumo nero, ma almeno tengono un po’ caldo! Fregatevene di chi vi dice che puzzano di gomma, tanto la puzza passa. Bisogna mantenere una temperatura che non uccida le gemme che gia’ si stanno formando, senno’ son guai. Franco, dammi retta, diventiamo milanisti almeno finche’ Silvana non si senta piu’ sostenuta dai veri amici e percio’ piu’ tranquilla. Stasera sai chi tifare anche tu, vero?
certo che lo so Mario: FORZA MANCHESTER!
Sì, e’ vero, Franco, ma non e’ che nevica: fa un freddo caneee!!! E ho a casa i bambini, ovviamente, perche’ a scuola nelle aule non si arriva a 14 gradi.
Mi riallaccio a quanto detto sul turismo da Davide Rosso.
Sono 20 anni che sento dire al TG3 Piemonte dall’assessore regionale di turno e dai presidenti delle province: “Quest’anno avremo un bello stand al Vinitaly”.
Basta non se ne può più! Ma è possibile che tutti gli sforzi non vadano più in là di Verona? I soldi per pubblicizzare il territorio vanno spesi meglio!
Io vorrei vedere alla BBC, alla CBS, alla NHK, alla ABC etc. servizi ed interviste sulle nostre vendemmie, vorrei vedere pacchi di depliant distribuiti nelle scuole straniere e non fermi sotto alle scrivanie delle nostre ambasciate, vorrei vedere tour operators che convergono sull’aeroporto di Cuneo-Levaldigi, che meno di 2 anni fa rischiava di chiudere per debiti, e scaricano centinaia di turisti che vogliono visitare, assaggiare, degustare, che tornano a casa soddisfatti e che l’anno dopo ritornano con gli amici. E’ mai possibile che questi politici siano solo degli inetti?
Abbiamo speso non so più quanti milioni di euro per rilanciare il moscato d’Asti ed ora la Martini&Rossi si dissocia e nessuno banfa?
Caro Mario Crosta@: nevica, anzi ha nevicato in modo talmente abnorme (mai visto niente del genere nemmeno durante tormente alpine!)da ‘giustificare’ parzialmente tutti coloro che avrebbero dovuto operare con più tempestività!
Ma per quanto riguarda le vigne – io non me ne intendo più di tanto – ha fatto talmente freddo nei mesi passati che tutto era molto fermo: siamo a 0 gradi: temo di più per i comportamenti istituzionali di questa italietta che si sta sbriciolando e che si compiace di se stessa.
Un esempio?
Ma no, come si dice a Milano “parola turna indrée”.
Mi sono resa conto che in poco meno di tre ore di esempi ne ho raccolti tre!
Diavolo! (?)
E tu pensa che invece il Diavolo in poco meno di un’ora ne ha raccolti quattro (a zero) a Manchester…