Solaia in verticale al Vinitaly: per una nobile causa semel in anno licet insanire…

Non temete cari lettori di Vino al Vino, non mi sono tramutato improvvisamente in un cantore di quella categoria, i premium wines, i vini di alto prezzo, al cui interno autentici grandi vini di territorio, che giustificano, data la loro trionfante qualità, il loro prezzo elevato, coesistono con presunti grandi vini che di elevato presentano solo il costo sullo scaffale o nel conto al ristorante, ma il cui valore organolettico è tutto da dimostrare. O è un invenzione, un abile lavoro di pubbliche relazioni, di una stampa specializzata troppo spesso disponibile ad elogiare vini e aziende che invece non lo meriterebbero affatto.
Ancora più in questo difficile 2010 considero il rapporto qualità prezzo l’elemento centrale di ogni seria riflessione, da consumatore comunicatore quale mi considero, a consumatore, sul vino e avverto una certa forma di imbarazzo, in questa particolare congiuntura economica ed in un momento di crisi come questo, a scrivere e segnalare vini di alto prezzo. Questo non per una forma di “populismo”, o pauperismo, o perché mi sia convertito, cosa che non sono affatto, alla “filosofia”, molto spicciola, secondo la quale si deve a priori puntare su vini di basso prezzo.
Ci sono però situazioni e casi, molto particolari, in cui a questo obbligo di rigore, a questa dichiarata intenzione di puntare l’accento su vini buoni ma “risparmiosi” vengo tranquillamente, senza problemi di coscienza, meno. Ad esempio quando parlo di vini strepitosi, a prescindere dal prezzo, come i vini di produttori come Bruno Giacosa, Giuseppe Mascarello, Case Basse, Biondi Santi Il Greppo, vini talmente grandi che fanno passare nel dimenticatoio il fatto che siano naturalmente riservati non a tutti, ma a gruppi di privilegiati happy few…
Inutile dire, chi legge questo blog lo sa già, che nel novero dei vini per i quali penso che valga la pena, semel in anno, fare uno strappo e mettere mano al portafoglio, non tendo normalmente ad inserire, pur avendo la massima considerazione ed il doveroso rispetto per le aziende che li producono, e valutandoli come l’espressione di una tendenza che non mi ha mai convinto fino in fondo, quelli che in tutto il mondo siamo abituati a definire quali Super Tuscan.
Parlo di vini toscani di nuova generazione, prodotti a Bolgheri piuttosto che in Chianti Classico, dove a dominare, più che l’uva toscana per antonomasia, il Sangiovese, sono le varietà bordolesi, oppure il Syrah, in mix e combinazioni varie legate alla fantasia delle aziende e dei loro wine maker. Eppure, pur non potendo assolutamente essere iscritto al partito dei Super Tuscan fan, come ho già scritto in questo articolo pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., non posso non segnalare, a chi invece per Cabernet e Merlot toscani stravede, da soli o in combinazione con il Sangiovese, a chi li beve con gioia e li colleziona, un grande appuntamento che riguarda uno dei Super Tuscan più blasonati, il Toscana Igt Solaia prodotto dai Marchesi Antinori.
Vino dal prezzo elevato (su Internet a seconda delle annate lo si può trovare in vendita da 90 a 150 euro e più), il Solaia sarà lo scintillante protagonista di una speciale degustazione che si terrà nell’ambito del prossimo Vinitaly, venerdì 9 aprile alle 15.30, presso la Sala Argento / ingresso A2 Palaexpo / piano -1. Una degustazione, a proposito della quale potete leggere qui tutti i dettagli, mentre invece qui potrete eventualmente iscrivervi direttamente, per partecipare alla quale si deve entrare nell’ordine di idee di sborsare la bella sommetta di 150 euro, circa 300 mila delle vecchie care lire d’antan…
Un wine tasting, con ben sei annate di altissimo livello – 1978, 1988, 1994, 1997, 2004 e 2007 – che riguarda uno dei vini definiti simbolo di quello che con termini fiammeggianti viene definito spesso “il Rinascimento del vino toscano”.
Un vino nato quasi per caso, con la prima storica annata, il 1978, che sarà presente in degustazione a Verona, dove, il Cabernet destinato al Tignanello (il primo Supertuscan di casa Antinori, creato alcuni anni prima, a base Sangiovese con il 20% di Cabernet) venne giudicato di qualità tanto eccellente e leggermente superiore in quantità da indurre il marchese Piero Antinori a decidere di imbottigliare la produzione in eccesso di questo vitigno in purezza (con il rapporto iniziale che prevedeva 80% Cabernet Sauvignon e 20% Cabernet Franc, ripetuto anche nel 1979), circa 3000-4000 bottiglie”, dando vita al vino che conosciamo.
Perché partecipare dunque, in una logica da “semel in anno licet insanire”, alla degustazione del 9 aprile al Vinitaly? Soprattutto, oltre che per i motivi descritti nell’articolo sopra citato, perché i proventi della partecipazione a questa degustazione, a pagamento e riservata ad un numero limitato di persone, “saranno interamente devoluti in beneficenza alla File, Fondazione Italiana Leniterapia (www.leniterapia.it), un ente no profit che opera nell’ambito delle cure palliativa, offrendo assistenza gratuita medico-infermieristica e psicologia, sia a domicilio che in Hospice, ai malati alla fine della vita, in prevalenza oncologici, e alle loro famiglie, in collaborazione con l’Azienda Sanitaria di Firenze.
La File ogni anno assiste professionalmente e con grande umanità centinaia di persone, con la precisa volontà di “essere vicini a quanti hanno bisogno di attenzione ed aiuto grazie alla nostra assistenza qualificata e gratuita e ad una presenza attenta e amorevole”.
Basterebbe dunque la possibilità di contribuire in qualche modo all’attività di questa benemerita Fondazione, con un’interazione tra il mondo del vino, dei vini riservati a pochi, e la realtà di tutti i giorni, che è fatta ahimé anche di dolore, sofferenza e morte, per rendere questa degustazione uno dei momenti più alti e di maggiore umanità di questo Vinitaly.
Un’idea raffinata, sensibile e intelligente, della famiglia Antinori tutta: bravi!

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