Vallée d’Aoste Petite Arvine 2008 Elio Ottin

Conoscete la Petite Arvine? Sto parlando di una varietà di uva, caratterizzata da acini piccoli e acidità spiccata, che secondo alcuni sarebbe originaria del Vallese svizzero, dove conta su una produzione importante e qualificata, secondo altri sarebbe invece originaria della Valle d’Aosta, dove si sta lentamente diffondendo, anche grazie allo stimolo offerto dagli ottimi risultati raggiunti dal Vigne Champorette dell’azienda Les Crêtes di Costantino Charrère che si può considerare un po’ il “padre” di questa nuova fortuna o “scoperta” del vitigno.
Origini a parte, che secondo una recente ricerca dell’istituto svizzero di Changin attestano che la Petite Arvine svizzera deriverebbe dal ceppo Prié, autoctono locale della Valle d’Aosta, questa cultivar, che in Svizzera è tornata ad essere presente dalla fine anni Settanta, mostra di essere perfettamente adatta ai terroir morenici valdostani, come testimonia il fiorire di vini di grande personalità che arricchiscono l’offerta, già ampia, dei bianchi della Vallée.
Accanto allo storico esempio dell’Institut Agricole Régionale, e a quelli di Charrère, una delle Petite Arvine che maggiormente mi hanno colpito, nel corso della mia ampia degustazione dei vini dell’associazione dei Viticulteurs Encaveurs,  è quello del vigneron Elio Ottin di Quart, che da vigneti posti in località Saint Christophe ottiene un  vino davvero ben riuscito nella sua versione 2008, dalla grande vivacità di colore, un paglierino vivo oro dalla splendida brillantezza, dal naso complesso fitto elegante, di grande purezza aromatica, profumato di agrumi, fiori bianchi, mandorla, con una leggera speziatura, una vena di anice e un accenno burroso.
Vino di grande carattere, ancora leggermente irruento al gusto, con acidità lunghissima e viva, freschezza, sapidità, una nitida vena di mandorla finale e “sale”, con andamento lungo, verticale, continuo, incisivo, pieno di nerbo. Per informazioni sull’azienda di Elio Ottin, e-mail, telefono 0165 774108 o 0165 765203, cellulare 347 74071331.

0 pensieri su “Vallée d’Aoste Petite Arvine 2008 Elio Ottin

  1. Buon giorno Franco

    proprio ieri sera ho bevuto per la prima volta la petite arvine di Les Cretes 2007 e miè piaciuta molto;entusiasta anche la mia consorte.

    saluti

  2. Mi scusi se mi permetto, ma attenzione signor Ziliani. Mi consenta di consigliarLe di sincerarsi su quanto scrive a proposito della Petite Arvine. A questo proposito avrei molto da ridire (e da dire) circa le origini della Petite Arvine, e sulla sua riscoperta da parte di Charrère.
    Giulio Moriondo

    • caro Moriondo, prendo atto di quel che scrive, da grandissimo conoscitore ed esperto dei vitigni e dei vini della Valle d’Aosta.
      Se vuole regalarci la sua versione, sarò felicissimo di ospitarla

  3. Egregio signor Ziliani, ringraziandola per i complimenti, raccolgo il suo consiglio e spendo volentieri qualche parola in merito alla questione sulla Petite Arvine.
    La Petite Arvine (o meglio Arvine, semplicemente) è un antico vitigno, menzionato in Vallese, in particolare nei dintorni di Sion (Svizzera), a partire dai primi anni del XVII secolo (1602).
    Un tempo differenti vitigni a bacca bianca erano raggruppati sotto il nome di Arvine, tra cui la Grosse Arvine di Martigny e l’Arvine brune, che forse corrisponde all’Altesse della Savoia.
    Oggi l’identità ampelografica dell’Arvine è ben definita, e spesso la si contrappone, come Petite Arvine, alla Grosse Arvine. Geneticamente l’Arvine può essere considerata orfana, poiché il test al DNA (analisi svolta su 50 marcatori microsatellitari del DNA, dall’amico e collega vallesano dottor José Vouillamoz, biologo molecolare, presso il laboratorio della Prof. Carole Meredith dell’Università di Davis in California) ha rivelato che non esiste nessuna parentela diretta (tipo padre-figlio, fratello-sorella) con nessun altro vitigno del mondo intero. Per contro è stato scoperto un possibile legame genetico di 2° grado (zio-nipote, nonno-nipote) con la Grosse Arvine, ciò che giustifica la frequente confusione operata in passato tra i due vitigni. Inoltre qualche lontana parentela permettere di ipotizzare che l’Arvine abbia lontani progenitori in Vallese, in Valle d’Aosta, in Savoia e nel nord-est della Francia. Ciononostante i genitori diretti restano sconosciuti e l’Arvine può legittimamente essere considerata una varietà di vite autenticamente vallesana.
    Tutte queste notizie sono tratte dal libro (in preparazione) “Origine des cépages du Valais et du Val d’Aoste L’ADN rencontre l’Histoire”, di J. Vouillamoz e G. Moriondo

    Per quanto riguarda la sua introduzione in Valle d’Aosta, il merito spetta al rimpianto canonico dottor Joseph Vaudan dell’Institut Agricole Régional di Aosta, che nel 1970 importò in Valle d’Aosta qualche centinaio di piante, provenienti da un vigneto situato nel comune di Chamoson, a ovest di Sion, e che mise a dimora nel vigneto di proprietà dello IAR sito a Cossan, sulla collina di Aosta.
    Mi auguro di aver fatto sufficiente chiarezza.
    Sperando di incontrarLa in futuro per parlare non solo dell’Arvine (che reputo un vitigno elitario), ma anche di vino, porgo cordiali saluti,
    Giulio Moriondo

  4. Caro Franco,
    innanzitutto un caro saluto!
    Mi permetto poi di inserirmi nel discorso sulle origini della Petite Arvine riferendomi a uno scritto lasciatoci dal Canonico Joseph Vaudan poco tempo prima della sua morte di cui propongo qui solo un passaggio: “…. La Petite Arvine piantata in Valle d’Aosta proviene da Chamoson-Saint-Pierre-de-Clages (CH) da dove il sottoscritto l’ha importata per la prima volta in Valle d’Aosta nel 1970 per coltivata nel vigneto dell’Institut Agricole Régional a Cossan (Aosta)…”.
    A ciò io aggiungo solo che in tale vigneto, dopo 40 anni, sono ancora oggi coltivate dall’Institut Agricole Régional le stesse viti per produrre la propria Petite Arvine.
    Con stima,
    Andrea Barmaz

  5. Come ho scritto al produttore, ho provato il Torrette Superieur 2009 e il Pinot Nero 2007 e li ho trovati molto buoni. Riguardo il Torrette è davvero un ottimo vino da pasto e mi piace soprattutto quel tono che la piccola percentuale di Fumin dà. Avevo assaggiato il Fumin di Grosjean (mai bevuto Fumin prima) e francamente non mi ha entusiasmato, credo, proprio il vino che deriva da tale uva. Con la Petit Rouge molto floreale e fruttata, invece, ritengo faccia una bella figura. Mi ricorda un po’ certi ottimi Dolcetto delle Langhe, anche se più selvatico e speziato. L’unica pecca forse è il prezzo che reputo lievemente alto per un vino ottimo per i pasti quotidiani. Riguardo al Pinot Nero invece ho solo complimenti da fare anche se lo preferisco molte ore dopo l’apertura, quando odori e sapori diventano meno intensi e più rotondi e completi. In attesa di provare la Petite Arvine (che comunque mi dicono essere ottima) ho programmato una visita a qualche produttore in Vallé, tra cui anche Ottin.

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