Anch’io con Slow Wine: con umiltà e spirito di squadra al lavoro

Voglio tornare brevemente sulla presentazione della nuova guida dei vini di Slow Food, denominata Slow Wine, come il portale del vino attivo dallo scorso settembre, che si è svolta venerdì pomeriggio al Vinitaly.
Come tantissimi, molti di più di quel che mi sarei immaginato, ho partecipato anch’io a questa presentazione (rinunciando ad una verticale di Solaia cui ero stato invitato) e ho colto, in quella sala Vivaldi piena a dismisura, con produttori, giornalisti, bloggers, la grande attesa e la curiosità di capire cosa sarebbe stato e quali dimensioni e direttrici avrebbe preso il nuovo ambizioso, importante progetto di quella che, con A.I.S., è la più grande organizzazione di appassionati del cibo e del vino presente in Italia.
Leggerete sul comunicato stampa e nelle varie cronache tutti i dettagli di quello che è stato annunciato e che, guarda te, ha cominciato a sollevare qualche polemica a mio avviso pretestuosa, o quantomeno indice di un certo integralismo o della pretesa di rappresentare la voce ufficiale di una certa idea di guardare al vino che alberga in certe, seppur validissime e benemerite riviste.
A me è piaciuto tantissimo il tono della presentazione, le parole, mai banali, utilizzate dai quattro intervenuti, da Roberto Burdese (che spero tanto di poter conoscere di più e con il quale continuare determinati discorsi avviati per ora via mail) che ha parlato di “biodiversità umana”, non di eterogeneità, che ci sarà tra i tanti collaboratori di questa guida definita come “un’avventura estremamente stimolante”.
E poi di Marco Bolasco, che ha definito la nuova guida come “un grande sforzo concettuale”, con un nuovo linguaggio speso per “comunicare il valore della terra” e dare una “istantanea reale del mondo produttivo italiano”.
Giancarlo Gariglio ha sottolineato come fosse” necessaria una riflessione e un sostanziale cambiamento nell’affrontare il mondo vino, un panorama molto dinamico”, spostando “l’attenzione dal mero bicchiere a tutto ciò che sta dietro, a partire dalle cantine, per avere una valutazione completa, precisa e affidabile”.
Un “nuovo approccio”, con “una diversa metodologia di valutazione, che si basa su tre parametri: rapporto qualità prezzo, eccellenza del prodotto e vicinanza alla filosofia Slow Food nelle pratiche dell’azienda (ecosostenibilità, legame con il territorio, valori socio-culturali quali il recupero di vitigni autoctoni o impianti tradizionali, appartenenza a realtà territoriali particolari quali la montagna…)”, per spiegare “il vino in tutta la sua complessità, valore e peculiarità unici”.
E infine Fabio Giavedoni, che ha fatto capire come lavorerà la squadra, con l’importanza fondamentale delle “visite in cantina per un rapporto diretto con i produttori”, abbinate poi “alla fase dell’assaggio, che si svolgerà in maniera tradizionale (alla cieca”, Una squadra, forte di 150 collaboratori, , cui “si è aggiunto un team di “ospiti” italiani ed esteri, costituito da giornalisti, grandi appassionati, enotecari, blogger e importanti sommelier. Segno che Slow Wine è un’opera aperta: novità, tradizione e contaminazione”.
E’ proprio in questo spirito, di sinergia, confronto, contributo di esperienze e professionalità diverse, di percorsi che hanno però come elemento comune la voglia di testimoniare la verità del vino, il suo essere espressione autentica della terra dove nasce, che ho accettato, con entusiasmo e allegria, con un pizzico di orgoglio ma soprattutto tanta responsabilità, la proposta di fare parte di questo gruppo di ospiti, che non saranno “guest star”, ma che daranno il loro contributo, come tutti gli altri collaboratori, da quelli già noti a quelli che… lo diventeranno.

In uno spirito di squadra, per fare di Slow Wine la guida che tanti si aspettavano, la guida che dovrà mai tramutarsi nel proprio anagramma, ovvero giuda…
A proposito della presentazione di venerdì inizialmente Gariglio mi aveva assicurato che in quell’occasione sarebbero resi noti anche i nomi di alcuni di questi ospiti (scelta di comunicazione che è poi stata cambiata in zona Cesarini) e solo per questo avevo deciso di scrivere, programmandone l’uscita per il pomeriggio, questo post dove annunciavo che anch’io avrei fatto parte del team e avrei dato il mio contributo.
Un post scritto senza alcuna intenzione di “scavalcare” Slow Food, ma per stare “sulla notizia” (perché nel piccolo mondo del vino questo tratto di strada fatto con Slow Food rappresenta pur qualcosa…) e non certo per far apparire questa collaborazione più importante o centrale di quello che è. E che resta la vera notizia: il progetto Slow Wine, la nuova guida, con il nuovo modo di raccontare aziende e vini che rappresenterà.
Reso questo doveroso contributo alla cronaca, raccontata, dal mio punto di vista, la mia scelta, sarà questa l’ultima volta (salvo rispondere a qualche commento pungente tipo alcuni che sono già arrivati e che sono certo arriveranno ancora) che mi permetterò di parlare della mia partecipazione a questa bella avventura.
Smetto i panni del solista per calarmi, con umiltà e passione, da gregario con molti chilometri percorsi, che magari qualche gara l’ha anche vinta nella sua lunga carriera, nello spirito di squadra, per lavorare, con quello che farò, a far sì che questo alla fine risulti un team vincente, capace di portare il risultato a casa.
Farò anch’io le mie brave visite in cantina seguendo lo schema di lavoro deciso da Fabio & Giancarlo, camminerò (come diceva Veronelli) le vigne delle aziende di cui mi toccherà occuparmi, racconterò il loro modo di vivere e testimoniare il difficile lavoro di vignaiolo, farò le mie brave degustazioni alla cieca, e tutto quello che mi sarà chiesto, come collaboratore-ospite, di fare.
Metto la mia esperienza, la mia professionalità, la curiosità e la passione che continuano a rendere questo strano lavoro che mi sono scelto bellissimo, nonostante mille se e ma, al servizio di una causa nella quale fortemente credo e cui concedo con gioia una forte apertura di credito.
Lavorerò, con un’applicazione quasi nipponica o tedesca, al progetto, offrendo a Fabio e Giancarlo, se lo riterranno opportuno, come ho già detto loro sabato, quando ci siamo rivisti a Cerea per Vino Vino Vino, anche il mio contributo, da giornalista di lungo corso sul Web, per vivacizzare il portale Slow Wine e renderlo ancora più uno di quei siti attraverso il quale passa il discorso ed il dibattito sul vino in Rete, e per creare una sinergia Web, una sorta di anticipazione-work in progress, su quello che si sta facendo per arrivare al 20 ottobre con un grande prodotto.
Come loro ho le mie aspettative, spero tanto e faccio voti che questa guida finisca con il proporre all’attenzione del consumatore appassionato vini veri, donne e uomini del vino autentici, storie degne di essere raccontate. Questo perché il tempo dei fenomeni paranormali, del body building enologico, dei vini da laboratorio, dei “rinoceronti”, delle Docg rivedute e corrette in maniera “creativa” e delle cuvée “pour épater les guides” e prendere per il naso chi il vino lo acquista, è finito e lo sanno benissimo, con le loro antenne ben presenti e attente su tutto il territorio italiano, anche gli uomini dell’associazione golosa di Bra.
Lo ripeto, sono felice di fare parte di questa squadra, di vivere questa bella avventura, di fare un tratto di strada con tante persone perbene come sono persuaso siano Gariglio e Giavedoni, con tanti giovani dalle facce pulite che fanno parte della redazione: il solista torna a cantare anche in coro, con uno spirito di disciplina che anarchico conservatore individualista come sono sin nel midollo non potrà che fare bene.
Evviva Slow Wine, auguri di buon lavoro e di grandi vini a tutti!

0 pensieri su “Anch’io con Slow Wine: con umiltà e spirito di squadra al lavoro

  1. tra i migliori brunello di vino slow–>slow wine figura ovviamente Casanova di Neri… Se il buon giorno si vede dal mattino…

    • de gustibus… Ma io risponderò unicamente del mio lavoro e se, come ho già scritto, dovessi accorgermi che i cambiamenti, cui credo, altrimenti non avrei accettato di collaborare, non fossero effettivi, non potrò che trarre le debite conclusioni e tornare a fare il solista.

  2. Tre interisti come voi (Macchi, Pignataro, Ziliani) in Slow Food cambieranno quel che e’ giusto cambiare ed e’ per questo, in fondo che si vive, senno’ sono soltanto chiacchiere. Vale la pena tentare. Vi auguro “in bocca al lupo”. Chi t’invidia o ti odia te ne sta dicendo ed augurando invece di tutti i colori. Lo so che ti fa male, ti senti ingiustamente colpito e poi anche in modo aprioristico, cioe’ scorretto. Vai tranquillo per la tua strada, fai il tuo dovere senza pensare a questi quattro scornacchiati, tanto che fa testo sono i vini buoni, e’ la soddisfazione che si prova a berli e ci si ricorda di chi li ha consigliati. Chiocciola, o francotiratore, o mimì e cocò e cagam…..o non ha importanza: e’ il vino che conta e se e’ buono sono buoni quelli che l’hanno consigliato, ma se e’ una cagata che vadano pure invece tutti quanti a cagare. Ti auguro di fischiettare sempre in allegria quando ti guardi allo specchio ogni mattina mentre ti radi.

  3. solo qualche anno fai avrei ritenuto “inimmaginabile” questo evento, adesso sapere che tu e Luciano siete parte attiva di questo team mi rende contento spero che i risultati saranno quelli aspettati e soprattutto rispettata la filosofia di base.

    Sono contento soprattutto perchè, da appassionato, e non da produttore, tre anni fa avevo percepito il cambiamento di Slow o forse la maggiore “integrità” rispetto ad altri partners ed avevo rinnovato la mia tessera dopo anni di “distacco”.

    Allons enfants de la Patrie!

  4. gentile franco,
    il link associato al “seppur validissime e benemerite riviste” punta al mio editoriale.
    Fortunatamente, da sempre, Porthos non è la voce ufficiale di nessuno e noi che ci lavoriamo evitiamo di emettere giudizi e critiche gratuite: semplicemente osserviamo e raccontiamo, provando a farlo sempre sulla base dei fatti e non dei nostri umori.
    Nella sostanza, quello che ho scritto è frutto di un percorso di osservazione del ritorno/transazione di SF al “calpestar le vigne” che mi hai visto partecipare, come osservatore, ai lavori di Vignerons del 2007 e del 2009 (ricordo di non averti incontrato in nessuna delle due occasioni) e a seguire con attenzione la nascita e i primi passi della FIVI. Non mi hanno convinto, l’ho scritto argomentando e, avendone l’occasione, ho chiesto loro di spiegare ai consumatori, al di là delle apparenze, alcune loro scelte. E’ esercizio critico, nulla di più e trovo quindi poco stimolante liquidare le questioni sollevate, semplicemente aggetivandole come pretestuose e integraliste e forse qualche risposta nel merito aiuterebbe tutti a capire. Spero quindi che qualcuno della Gariglio & Co. si faccia vivo.

    Ad ogni modo auguri per la tua nuova avventura: sono felice di sapere che tu abbia trovato dei motivi validi per prendere parte alla costruzione della nuova guida.

    • pensare di detenere una sorta di “monopolio” nel raccontare il vino privilegiando l’aspetto, fondamentale, vigna e terra, e la naturalità dei vini, é uno di quegli eccessi, veramente integralisti, che rendono, a mio modesto avviso, meno efficace la pur importante battaglia di Porthos. Avete fatto, state facendo, benissimo, ma non pensiate di rappresentare la vulgata ufficiale e non reagite, piccati, se anche altri, come si ripromette di fare Slow Wine, vorranno proseguire su questa mia. Modesto consiglio, con simpatia

  5. tour de france 1952, un solo uomo al comando ed indossa la maglia gialla, passo del Galibier, salita dura, di quelle che spezzano gambe e fiato, ma una borraccia può rimetterti in sesto e la borraccia arriva: dall’eterno rivale!
    il campione che fa da gregario!
    poco importa chi vincerà, che passa e chi riceve, quello era un gesto di rispetto della fatica comune per un unico obbiettivo, pasare il valico!
    quando si dice che la storia si ripete.
    in bocca al lupo a tutti

  6. Bene, dopo una marea di guide ormai divenute vuote, e “industriali”, sono contento che si pensi a un progetto serio che partorisca un libro da leggere per chi ama il mondo del vino, creato da chi ama il mondo del vino.
    Condivido totalmente il nuovo approccio di valutazione che tiene conto del rispetto della natura e la metodologia che si è usata per arrivare a quel prodotto finito.
    Complimenti, finalmente probabilmente acquisterò una “guida” di vini.
    Auguri, buon lavoro.
    P.S. come mi piacerebbe “camminare le vigne” con voi.

  7. ho degustato per anni insieme a Fabio Giavedoni che stimo e che ritengo un amico e che sa, a cominciare da me, che tanti di noi che oggi lavoriamo con gambero rosso nelle vigne e nelle aziende ci siamo sempre andati, che i produttori li abbiamo sempre incontrati e che di chilometri e ore di ragionamenti ne abbiamo sempre fatti. Lo dico perché questa di slow food sembra una rivoluzione ed invece secondo me è in tanti casi la naturale continuità di un lavoro fatto insieme con piacere per anni. La guida di slow food sarà un contributo al mondo del vino e un confronto per tutti se non sarà demagogica e ideologica. In bocca al lupo! Giorgio Melandri

  8. Se son rose fioriranno, se son cacche puzzeranno. Inutile stare a fare processi al futuro. Per ora : auguri per un ritorno al..futuro!

  9. A leggere i commenti mi sembra che si sia creata una aspettativa asagerata nei confronti di questa “nuova” guida.
    Per quanto capisco conterrà elementi di novità nella sua preparazione e nella sua esposizione (niente voti etc.) ma certe espressioni come “camminare le vigne con voi”, “passare il valico”, “la storia si ripete” etc. mi sembrano davvero fuori luogo. Aspetterei ad entusiasmarmi dopo averla letta.

  10. Caro Franco, mi piace molto la cautela con cui approcci questa collaborazione. Forse non tutti – detto alla toscana – si capisce fino in fondo qual è lo spirito con cui lo fai. Ho la presunzione di averlo intuito. Mi viene in mente Paolo Mieli (quando ha diretto il Corrierone) che veniva accusato di cerchiobottismo, perché dialogava con entrambi i poli, talvolta riconoscendo delle qualità anche al centrodestra…qualcuno penserà “che c’entra?”, ma io insisto a pensare che siamo un paese malato di settarismo, che dobbiamo sempre essere bianchi o neri, guelfi o ghibellini. E chi si cimenta nel dialogo rischia di essere bollato, guardato con sospetto.
    Se son rose, appunto!

  11. Finalmente!!!!!!Sembra che nell’ ultimo periodo stia cambiando qualcosa e non solo nell’ambito Wine,anche nel mondo food.Sen rinnovare attraverso valutazioni diverse e piu’ meritevoli servira’ a far riemergere il vino e il cibo italiano ben venga.Se poi le persone che seguono questi miglioramenti sono dei professionisti seri e dediti al loro lavoro(passione)come te,allora non posso che farti un grande In bocca al lupo .

  12. Ottimo inizio, le intenzioni sono buone come lo erano 25 anni fa.
    Spero che gli amici della chiocciolina non considerino lo sciùr Franco solo un “bollino di qualità”. Noi sappiamo che comunque farà bene.
    Giudicherò la guida fra 5 anni.

  13. Buongiorno Franco. Approfitto per farti i complimenti che non ti ho fatto a Cerea semplicemente perché ancora non sapevo.
    Vorrei anche, però, spezzare una lancia (anche se non ne hanno bisogno) nei confronti dei porthosiani.
    Sono certamente fra chi si rallegra della “svolta” della chiocciola. Ritengo che questa sterzata vigorosa possa anche essere considerata una vittoria di chi negli ultimi dieci anni non si è allineato, di chi ha rivendicato un certo rigoroso modo di fare agricoltura e giornalismo, di chi ha mantenuto la barra “dritta” rispetto ad una rotta che era, ed è, quella dell’artigianalità, della indipendenza, della naturalità, della Agricoltura con la “A” maiuscola. La riprova è che a Cerea c’erano tutti ma proprio tutti i giornalisti di tutte ma proprio tutte le guide e le testate enogastronomiche, cartacee o virtuali. Una moda? Certamente. Ma soprattutto, io credo e spero, la consapevolezza di essere andati in una direzione sbagliata. Molti di costoro quando nasceva Villa Favorita, quando Veronelli e la banda di Critical Wine sviluppavano un discorso innovativo e dirompente sull’agricoltura, quando la ciurma di Porthos proseguiva su una strada difficile e coerente, se ne infiascavano, sogghignavano e “leccavano” gente di una certa risma. Ricordiamolo.
    Non trovo, quindi, assolutamente corretto attaccare Porthos perché, magari, critico rispetto alla nuova guida. Porthos è critico per antonomasia e lì risiedono la sua funzione e la sua forza. Bisognerebbe, al contrario, riconoscerne la coerenza, l’indipendenza e la correttezza rispetto agli obiettivi che fin dall’inizio Sangiorgi si era posto. Porthos non penso che rivendichi alcun “monopolio”. Rivendica il lavoro fatto in questi anni quando altri andavano per altre strade. Esattamente come i tanti che da anni si ritrovano a Fornovo o al Leoncavallo o a Villa Favorita rivendicano il proprio ruolo e lo difendono rispetto a chi lavora in altro modo. Non si tratta di settarismo o integralismo. Si tratta semplicemente del desiderio di ricordare il percorso fatto, la difficoltà delle scelte compiute e la coerenza rispetto a quello che oggi viene chiamato “camminare le vigne”.
    Buon lavoro a tutto lo staff della nuova guida.

    • caro Corrado – innanzitutto complimenti per il tuo Verdicchio dei Castelli di Jesi, stupendo – ho riconosciuto e riconosco, rileggi, il lavoro eccellente fatto da Porthos, con uno certo spirito pioneristico. E la sua assoluta coerenza. Trovo antipatico e un po’ spocchioso che la “banda Sangiorgi” rivendichi una sorta di “monopolio” su un certo modo di raccontare il vino, come se altri, magari dopo di loro, non possano farlo…

  14. Caro Franco, io rileggo. Ma allora invito te a rileggere il pezzo di onepablo che hai linkato, dove non si rivendica alcun monopolio. Si fa una cronaca ineccepibile di quanto successo negli ultimi anni e si pongono delle domande (pratica giornalistica, lo so, in Italia ormai desueta). Ti invito anche a rileggere alcuni passi del libro Critical Wine sul tema co-produttori e autocertificazioni. Ti invito anche a ricordare i vari passaggi che hanno portato alla costituzione della FIVI. Insomma, nessun monopolio. Chiarezza, però, su ciò che è stato fatto in questi anni da altri mentre Slow faceva tutt’altra politica. E poi grande attenzione su quello che sarà. Non a caso Porthos ha da qualche tempo una posizione assai “dialettica” nei confronti del mondo “naturale”.

  15. Caro Franco,
    come ben sai le avventure si valutano quando sono in corso e non prima che comincino, quindi pedala e poi vediamo che sarà. Se le cose si muovono è sempre un bene, vuol dire che c’è vitalità. Se poi son rose, fioriranno. A me pare che abbia preso la cosa di buzzo buono, la “svolta” è promettente e la rivendicazione delle primogeniture non serve a nulla: l’importante è arrivare prima che sia tardi, questo fa la differenza. Ci sono molte cose che stanno per accadere nel mondo agricolo, cose che pochi ancora immaginano ma i cui germi sono, per chi sa avvertirli, nell’aria da un pezzo. Situazioni con cui anche il mondo del vino dovrà fare i conti. Meglio dunque farsi trovare preparati.
    In bocca al lupo dunque!
    Ciao,

    Stefano

  16. Caro Ziliani, lei è una delusione e lo è da quando ha cominciato a giustificarsi il 28 Gennaio 2010. Al tempo le scrissi “Excusatio non petita, accusatio manifesta” e oggi non posso che ripetermi. Mi ignorò allora e, sono sicuro, lo farà anche oggi. Ma si rende conto di cosa scrive uno come lei che, nel bene e nel male, è una vita che parla di vino e si è fatto una reputazione? Sviolinate e adulazioni senza fine a Slow Food e a tutte le persone che le hanno chiesto di collaborare con la guida, improvvisamente tutti bravi, preparati, illumunati, intelligenti. Mette a repentaglio addirittura la sua autostima scusandosi di aver dato in “VinoalVino” notizie sulla guida prima della presentazione ufficiale, probabilmente perchè qualcuno da Bra le avrà dato una tiratina di orecchie. Alla fine il colpo da maestro quando afferma, : “ ..io risponderò unicamente del mio lavoro e se, come ho già scritto, dovessi accorgermi che i cambiamenti, cui credo, altrimenti non avrei accettato di collaborare, non fossero effettivi, non potrò che trarre le debite conclusioni e tornare a fare il solista”. Mi sembra di udire quei politici che si candidano come “indipendenti”, tipico di chi tira il sasso e poi ritrae la mano. Se ha deciso di partecipare alla guida lo faccia e basta, senza se e senza ma, accettando, come le persone serie, tutti i pro e tutti i contro. Questo è il vero lavoro di squadra.
    E la prego la smetta con questa falsa modestia autoreferenziale che usa nel web quando scrive post come questo (o come quello del 28 Gennaio) aspettando fiducioso una pioggia di commenti dei suoi soliti lettori in cui la esaltano sottoscrivendo in pieno ogni sua decisione e garantendole oltre che solidarietà e ammirazione, quello che quelli come lei che si atteggiano da lupi solitari agognano più di ogni altra cosa, cioè il consenso. I solisti veri, come lo era Montanelli, una stecca nel coro fieramente controcorrente, non temono la solitudine. E comunque, mi creda certe cose le lasci fare a Grillo.
    Spero percepisca le mie parole con franchezza e senza rancore cioè con lo stesso animo con le quali sono state scritte.

    Grazie per l’attenzione
    Elai

    • queste autentiche stronzate, perché lo sono, ovvero “perchè qualcuno da Bra le avrà dato una tiratina di orecchie”, le vada a dire a qualcun altro. Detto “con franchezza e senza rancore”, proprio come ha fatto lei con il suo “commento”.
      Invito anche a leggere una serie di “commenti” postati da provocatori e da teorici del falso spacciato come presunta “verità”, relativi alla mia scelta di collaborare alla guida Slow Wine apparsi, qui
      http://www.intravino.com/vino/altre-fiere-vinovinovino-per-esempio/
      sul blog Intravino. Sono la dimostrazione di come la Rete sia una bella cosa, anche se popolata da facinorosi, gente che insulta nascondendosi dietro l’anonimato di un nickname, e bugiardi matricolati…

  17. Provo la bella sensazione di rivedere insieme due miei amici che avevano litigato. E’ ovvio che gli amici non devono necessariamente avere le stesse idee e che le discussioni non mancheranno, magari anche a voce alta come quando si gioca a scopa o si parla di calcio. L’importante è la legittimazione dell’altro, il rispetto reciproco, come quello che unisce da sempre Franco e me, che sono socio di Slow Food (prima Arcigola) da 23 anni, sebbene a volte critico, ed anche vicino alla ciurma di Porthos e suo collaboratore, pur nella diversità di alcune vedute. Certo chi pensa di ESSERE la “culturadelvino” la penserà diversamente. Ce ne faremo una ragione.

  18. ah ah ah caro Franco… la parola “stronzate” dà allora ragione a quanto cercavo di farti presente. E in più dovresti essere il moderatore… Non accusiamo mai la scimmia di avere la coda senza prima guardarci la parte posteriore. calmiamo i toni. Non puoi usare un metro con chi scrive commenti e un altro con te stesso. non è sicuramente democratico… Vedi che sai essere ben più “inurbano” di me…. CVD

    • Zappalà, non sono cattolico praticante e non porgo l’altra guancia e la mia pazienza é tutt’altro che infinita. Ecco perché ho definito e torno a definire “stronzate” le “argomentazioni” di quel tale. Inoltre lezioni di moderazione e di urbanità le vada a dare altrove

  19. Guardi Ziliani,
    lei continua ad essere una delusione. A me dei link che mi allega, ai quali comunque ho dato una veloce letta, non ne può fregare di meno. So solo che un vero franco tiratore sa essere orgoglioso ma anche uomo d’onore, cioè sa anche incassare senza manifestare suscettibilità e rancore; da gran provocatore sa accettare le provocazioni altrui, come quella della “tiratina di orecchie”. In quanto le ho scritto una persona di valore avrebbe usato il suo tempo per definire e rispondere agli argomenti senza limitarsi alla forma. Quanto mi risponde non fa altro che confermare la sua allergia al contraddittorio e la cronica tendenza a vantare una credibilità che, giorno dopo giorno, scricchiola e strizza l’occhiolino al conformismo. Più passa il tempo è più la leggo irritabile, asociale, litigioso e attaccabrighe. Eppure Goethe diceva “Invecchiando si diventa più tolleranti;non vedo commettere alcun errore che non abbia commesso anch’io”. Forse dovrebbe fare sua questa regola di vita perché, dopo i tanti anni sulla strada per i quali sempre più spesso si vanta, dovrebbero farle capire come sia giunta l’ora di accantonare i protagonismi e di mettere a disposizione quanto ha imparato e ritiene di poter mettere a disposizione degli altri.

    Grazie per l’attenzione.
    Elai

  20. @Franco,
    ma allora continua…. e lei che mi ha fatto lezioni di urbanità…si ricorda? O da quando è di Slow Food la memoria si è annullata?
    stria in pace…

  21. OK, ma con le lezioni di urbanità come la mette? La pregherei di rispondere…. Oppure insegna bene e poi razzola male? Io ho almeno chiesto scusa pubblicamente. Lei ne sarà mai capace? Quando è in torto come qui, ovviamente….
    Le grandi persone si vedono anche da questo…. la storia insegna…

    • l’urbanità la uso con le persone perbene, a quelli che offendono e provocano in maniera scomposta, per il puro gusto di farlo, rispondo a tono, non sono un santo. E, come dice lei, evidentemente nemmeno una “grande persona”… Me ne farò una ragione..

  22. Tutto come previsto. Mi dia pure di “quel tale”, mi disprezzi pure come una persona nemmeno degna di risposta. Lo diceva anche Paul Valerie, “quando non si può attaccare un ragionamento si attacca il ragionatore”.E lei, al mio ragionamento non ha ancora replicato.
    Al gentile dott Paolillo (è lei quel Maurizio, vero?) che leggo spesso su Porhos, mi permetto di comunicare solo che non credo assolutamente di essere la “cultura del vino”. Uso la locuzione “cultura del vino” nella mia mail solo per sottolineare l’argomento dei miei interventi; la parola cultura sottolinea solo il grande rispetto che nutro per il nettare di Bacco, cosa abbastanza ovvia anche senza il bisogno di illuminanti analisi filologiche o etimologiche. Superfluo dire che non credo di saperla più lunga degli altri, semplicemente penso che il vino e il suo mondo abbiano motivo di essere oggetto dialettico solo all’interno di una matrice culturale ed umana, senza la quale ogni parola è solo gettata al vento. Se ne faccia pure una ragione, se crede.

    Grazie per l’attenzione.
    Elai

    • beh, per uno che usa ad ogni pié sospinto, non so quanto a proposito, la parola “cultura”, scrivere Paul Valerie, quando il poeta e scrittore francese autore del Cimetière marin si chiama invece Paul Valéry, non é proprio il massimo…

  23. Chiedo venia. Un semplice lapsus, che male c’è. Comunque lei continua a guardare la conice e non il quadro. Va bene così, nessun problema.

    Grazie per l’attenzione.

    Elai

  24. Caro Franco, devo confessare che – a me piuttosto francofona – una volta è successo addirittura di scrivere Yves “Bonnefois”, e di riceverlo nei denti…succede.

    Ma tu, tu hai forse (come diciamo a Milano) tucàa i curail (traduzione milanista di ‘toccato i coralli’) a lorsignori, per adrenalinizzarli tutti a questo modo?

    • no Silvana, non sapendo chi siano (visto che si trincerano dietro ad un coraggioso nickname) non penso di aver fatto loro qualcosa di particolare. Penso siano semplicemente dei provocatori che non vengono qui a commentare e magari criticare offrendo un contributo utile al discorso, ma a provocare. Sarà il caso di ignorarli, così magari si stufano e vanno a rompere altrove

  25. chi è che usa un nickname?? Mi spiace veramente, ma Enzo è proprio il mio nome e non mi dispiace nemmeno. Dico questo perchè sta parlando al plurale e in questo post siamo stati solo in due a “criticare” urbanamente qualcosa… O sbaglio? Cerchiamo di non dire bugie o di far capire ciò che non è… Con profondo rispetto
    Enzo (sempre e soltanto) o se vuole Enzo Zappalà, come ben sa

  26. Per completezza di informazione, rispetto ai miei interventi, ed anche per spezzare il noiosissimo batti e ribatti precedente, linko le risposte che su slowine Gariglio dà alle domande poste da onepablo sull’editoriale di Porthos. http://www.slowine.it/pagine/ita/parliamodi.lasso?id_edit=106
    Mi pare questo approccio dialettico, dove una libera critica ed una onesta riflessione riescono ad arricchire le posizioni di ognuno, un valore aggiunto inestimabile in questo momento del vino italiano. Speriamo. Speriamo che il “pepe” non si trasformi in inutile ed assurda competizione.

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