Contro il regime dell’etilometro: protestiamo clamorosamente in occasione del Vinitaly!

Dove convenire che ha ragione, metodi inurbani a parte, usati ad esempio nei commenti su questo blog per sostenere le proprie tesi, Enzo Z., nel denunciare, ad esempio qui e poi ancora qui, in un dossier completo e dettagliato che può essere scaricato e poi letto con calma, il regime “terroristico” instaurato dalla campagna di sicurezza stradale e di prevenzione degli incidenti condotta a colpi di controlli all’etilometro.
Come scrive, “l’etilometro a fiato sta mietendo vittime a cascata. Niente di male se i fermati fossero veramente colpevoli, ma il più delle volte chi viene massacrato da una legge ghigliottina è completamente innocente. Infatti, è stato dimostrato scientificamente, che l’etilometro a fiato è un’apparecchiatura che NON è in grado di ottenere ciò che dice”.
Varata per tentare di bloccare le “stragi del sabato sera” (e di vari altri giorni della settimana) questa campagna manichea ha finito con il mettere assurdamente sullo stesso piano, e di criminalizzare allo stesso modo, i pazzi incoscienti che si mettono al volante dopo essersi ubriacati con superalcolici e impasticcati con varie sostanze stupefacenti, gente che andrebbe bloccata e rieducata e non solo privata della patente o messa in galera, ed il normale cittadino, “reo” di incappare in un controllo stradale dopo essere stato a cena al ristorante e aver bevuto due, tre bicchieri di vino cenando.
Normale cittadino maggiorenne, consumatore moderato e consapevole di vino, trattato, dopo un controllo che verifichi un livello appena superiore allo 0,5 consentito, come un alcolizzato, sottoposto a visite, colloquio con lo psicologo e altre assurdità.
Bene, si fa per dire, questa situazione, oltre a terrorizzare le persone perbene, sta creando danni considerevoli ad un’intera economia basata sul vino, perché la psicosi dell’etilometro contrae drasticamente i consumi di vino al ristorante e riducendo i consumi in questo che è uno dei principali canali di vendita ha messo in crisi, come se non fosse in crisi già abbastanza, il mondo del vino, con un andamento delle vendite di segno costantemente negativo. Eppure di questa evidenza, di queste oggettive difficoltà non si parla granché, come se il problema, quello del volano del vino inceppato o fortemente rallentato, e quello del rischio di vedersi ritirare la patente non perché ubriachi e pericolosi alla guida, ma per aver semplicemente bevuto due bicchieri a pranzo o cena, non esistesse.
Ha oggettivamente ragione Zappalà, perché nonostante si viva in questa situazione particolare, che è assurda e insostenibile, il mondo del vino italiano si avvia a celebrare, come se nulla fosse, uno dei momenti capitali dell’anno, dandosi appuntamento a Verona, dall’8 al 12 aprile, per la grande vetrina del Vinitaly.
E’ sotto gli occhi di tutti che per cinque giorni la città di Giulietta e Romeo non sarà solo teatro della più importante rassegna professionale (o presunta tale) dell’anno, ma costituirà anche uno scenario dove si registrerà la più massiccia occasione di consumo di vino, concentrata in pochi giorni, di tutto il 2010.
Migliaia e migliaia di persone, addetti ai lavori di ogni tipo e semplici appassionati (che pagheranno un salato biglietto d’ingresso per avere accesso al Salone) convergeranno presso l’ente fiere veronese per parlare di vino, per discuterne, per concludere, si spera, affari commerciali, per incontrarsi, ma soprattutto, raccontiamocela tutta, per bere vino, un atto quello dell’assaggiare, che per tanti non sarà tanto quello della degustazione professionale, dove si assaggia e si sputa, bensì quello, molto più semplice di bere.
E di questa cosa sono ben consapevoli tutti, dagli organizzatori della rassegna veronese, ai produttori, dalle autorità che si occupano dell’ordine pubblico e della sicurezza, al corpo dei vigili urbani di Verona, al Sindaco della città Tosi, al prefetto, ai comandi della Polizia Stradale che opera in Verona ed in provincia di Verona.
Tutti sanno benissimo che moltissimi dei visitatori del Vinitaly, non solo quelli che la domenica, con la “complicità” e l’occhio benevolo dell’Ente Fiere veronese (che ci guadagna sulla vendita di biglietti ai non operatori), vengono al Vinitaly esclusivamente per bere, senza distinguere tra rossi rosati e bianchi, tra Doc, Docg, Igt, e poi escono completamente “mbriachi”, ma anche tanti che sono venuti semplicemente per lavorare e partecipare ad una fiera vinicola, dove è naturale che si assaggi, una volta usciti dal quartiere fieristico ed entrati nelle loro autovetture, se sottoposti ad un eventuale controllo all’etilometro risulterebbero non in regola con le leggi vigenti.

Però, ipocritamente, da veri e propri “tartufi”, si fa finta di niente, si spera o addirittura si conta in una “zona franca” che salvaguardi, quantomeno nelle vicinanze del salone, i visitatori dai controlli.
Oppure, pensando agli spostamenti dal viale dell’Industria verso i rispettivi alberghi, che ovviamente non sono tutti a 200 metri dalla fiera, e alla fittissima rete delle cene del dopo Vinitaly che si svolgono un po’ in tutto il veronese e nelle province circostanti (soprattutto Vicenza, Mantova e Brescia), si pronuncia, scaramanticamente, il motto “io speriamo che me la cavo”. Pura ipocrisia, nient’altro che ipocrisia.
Allora, per risvegliare i sepolcri imbiancati e quelli che, tra cui Zappalà ha inserito anche me, hanno fatto finta di niente, e soprattutto per richiamare l’urgenza e la drammaticità del caso sapete cosa propongo, cercando un bel manipolo di complici che condividano la mia protesta, di fare?
Un gesto semplicissimo: uscire dal Vinitaly e presentarci in massa, a piedi, perché non essendo ancora saliti nelle nostre auto non ci possono accusare di aver compiuto alcun reato, dai vigili e dalle forze di polizia che si trovano fuori dall’ente fieristico, autodenunciandoci di aver superato i limiti dei consumi di vino consentiti e pretendendo, in massa, di essere sottoposti ai controlli dell’etilometro.
Facciamolo in cento, cinquecento, mille, e ancora di più e se necessario presentiamoci in massa, arrivandoci a piedi o in autobus, al comando dei vigili urbani di Verona in via del Pontiere, a quello della Polizia Stradale in Lungadige Galtarossa, convochiamo i cronisti dell’Arena di Verona e dei principali quotidiani e delle televisioni, solleviamo il caso, facendo clamorosamente risaltare l’ipocrisia di una situazione paradossale che autorizza di fatto l’infrazione ed il reato di massa.
Questo perché sarebbe letteralmente impossibile controllare le migliaia di visitatori che usciti dal Vinitaly salgono sulle loro auto, perché si sa perfettamente – e si fa finta di non sapere – che tantissimi di loro non sono in regola.
Un gesto clamoroso, una protesta plateale, spettacolare. Forse il modo migliore, in quella che per cinque giorni è la capitale del mondo del vino italiano, per sollevare un problema, quello della schiavitù da etilometro, degli eccessi di severità da etilometro, lo ripeto, del “terrorismo” da etilometro, dell’ingiusta criminalizzazione di chi, in fondo, non fa altro che bere due o tre bicchieri di vino a tavola, mangiando, che non può davvero più essere ignorato.
E che in occasione della vetrina del Vinitaly finirebbe per diventare un argomento da prima pagina…
Cosa ne dite? Se siete favorevoli e disponibili a partecipare a questa protesta civile contattatemi a questo indirizzo di posta elettronica.

71 pensieri su “Contro il regime dell’etilometro: protestiamo clamorosamente in occasione del Vinitaly!

  1. un’ottima iniziativa, Franco, che spero venga sostenuta da molti appassionati e addetti ai lavori. Sul piano personale, ahimé, quasi certamente non potrò aderire: sono stato al Vinitaly in sole due o tre occasioni negli ultimi vent’anni, l’ultima volta nel 2002 (se ricordo bene). Auguri in ogni caso

  2. caro Franco,
    mi fa finalmente felice. Ora riesco a dormire più tranquillo. Speravo in una sua azione e ho sicuramente esagerato a punzecchiare, ma non ce la facevo proprio più con questa ipocrisia dilagante. La sua azione è sicuramente utile e dirompente per sollevare un caso e per fare notizia. Volevo solo puntualizzare ancora, se ve ne fosse bisogno, che il fatto di essere trovato positivo all’etilometro non vuole dire aver bevuto più o meno. Purtroppo l’inaffidabilità scientifica, ormai chiaramente comprovata, fa sì che avere un valore o un altro non significa assolutamente niente. Quello che conta è la capacità polmonare, il fattore di conversione personale, il tipo di soffio e cento altre caratteristiche fisiologiche. comunque, bisogna cominciare a far “casino” (scusate la parola) e ben venga Vinitaly. Prendo spunto per scusarmi dell’esagerazione di certi attacchi, ma dopo tanto lavoro l’apatia di molti fa sbagliare le misure… Forza!! E per qualsiasi necessità (soprattutto scientifica) sono a sua disposizione.

  3. Verrei volentieri anch’io, ma come tu sai sto all’estero. Spero ti seguano in molti, pero’ ti rimando ad una riflessione che secondo me bisogna pur fare e di cui ti avevo gia’ accennato.
    Io lavoro nei cantieri di costruzione di centrali termiche, impianti chimici, dove ci sono tanti, troppi incidenti sul lavoro per gente che scivola, inciampa, si appoggia male anche a certe altezze. Abbiamo degli ottimi sistemi di sicurezza, molti controllori in campo, ma siamo impotenti con il problema dell’alcolismo, che e’ una malattia sociale e che provoca piu’ della meta’ degli incidenti sul lavoro, anche per un paio di bicchieri al bar prima di timbrare il cartellino. Noi abbiamo messo gli etilometri ai cancelli e tutti i santi giorni chi vuole entrare in cantiere deve passarci davanti e se lo pescano va a soffiare. Se lo trovano alticcio, gli fanno un’altra prova con un altro etilometro i medici dell’ambulatorio da campo. Se viene confermato, non lo fanno entrare al lavoro, lo sospendono per due giorni e danno una multa alla sua ditta. Altri lavoratori, quelli che vanno in altezza, fanno questo controllo tutti al 100% e tutti i giorni anche in spogliatoio prima di cominciare. Anche i loro capi. Si e’ scelto l’etilometro soltanto perche’ e’ il mezzo piu’ veloce e comunque perche’ fa da deterrente. Purtroppo non basta, tanto e’ vero che ogni tanto troviamo ancora degli scriteriati che vengono al lavoro un po’ troppo su di giri. Se si facessero male da soli… ma il brutto e’ che provocano incidenti anche ad altri, dipende dal tipo di lavoro. Certo che se ha ragione Enzo (e non ne dubito, ho letto il pdf che conta di piu’) bisognera’ scegliere un altro mezzo, per esempio il prelievo del sangue, e la gente dovra’ attendere l’esito purtroppo piu’ a lungo, quindi dovra’ venire al lavoro prima. Insomma non e’ così semplice questo argomento se si ha a cuore la riduzione degli incidenti sul lavoro. Lo stesso, credo, per i limiti del tasso alcolico del sangue per chi guida. Non si usi l’etilometro, ma in quel caso si usera’ il prelievo del sangue fatto sul posto in un ambulatorio mobile attrezzato oppure nel piu’ vicino ospedale, ma ci vorra’ un po’ di tempo in piu’. Perche’ con l’etilometro o senza, i controlli vanno fatti e devono essere efficaci. Ben venga qualcos’altro, insomma, sempreche’ cessino i toni pretensivi di chi vuol imporre a forza i propri argomenti quando non ce n’e’ assolutamente bisogno, visto che qui tutti quanti siamo impegnati non certo da adesso nella lotta all’alcolismo, per bere meno ma meglio, ma anche contro le assurdita’ e le esagerazioni di certi antialcolisti a parole (o per legge).
    La civile dimostrazione che proponi mi sembra un ottimo momento per una riflessione seria. Percio’ considerami al tuo fianco. Metti pero’ una cravatta nerazzurra.

  4. rispondo a Mario Crosta:
    siamo tutti perfettamente d’accordo che chi abusa veramente coll’alcol deve essere fermato sia che guidi sia che si rechi su un’impalcatura. Lo stesso però vale anche per la droga (se ne parla poco, ma esiste eccome…). Il discorso:” se non c’è di meglio, usiamo pure l’etilometro” (detto in breve) non sta in piedi purtroppo. Il fatto è che non dà molto spesso nemmeno un’indicazione approssimativa delle vere condizioni.
    In realtà la soluzione è già scritta nella legge stessa (leggendola bene): NON SI DEVE PUNIRE CHI HA UN CERTO NUMERO DI TASSO, MA CHI MANIFESTA CHIARI SEGNI DI UBRIACHEZZA.La relazione “tasso registrato dal test = stato di unbriachezza” NON E’ VALIDA. Per cui diventa inutile l’etilometro. Come fare? Semplice, come fanno ormai negli USA. Si analizzano a fondo i riflessi della persona (anche senza macchinette), ma con i soliti mezzi, come camminare, parlare, esguire movimenti, ecc., ecc. SE IL SOGGETTO RISPOONDE SENZA PROBLEMI, non deve interessare assolutamente che abbia 0.2, 0.8 o 1.3 a una macchinetta chiaramente truffaldina. Solo per chi manifesta segni chiari di non essere lucido viene indicata la via dell’ospedale. IN USA fanno ormai così e NON sono aumentati gli incidenti per alcol… e nemmeno nei cantieri..
    Inoltre si colpirebbero anche gli impasticcati e quelli che hanno problemi di tipo psicologico che magari hanno 0.2 di alcol, ma sono completamente fuori di testa.
    Va cambiata la filosofia di base e non pensare più all’etilometro come a un miracoloso espediente che riesce a scovare i colpevoli anche nascosti e senza segni esteriori!
    SI DEVE PUNIRE CHI NON E’ IN GRADO DI GUIDARE (o altro), NON CHI HA UN CERTO NUMERO SULL’ETILOMETRO. Le due cose non coincidono, come i dati scientifici dimostrano!!
    La manifestazione di Franco, servirà a dirigere l’opinione pubblica e la stampa, ma dovrebbe aprirsi e pubblicizzare chiaramente quest’ultimo concetto…
    Nel mio piccolo, cercherò di stimolare quanta più genete conosco… Io purtroppo non potrò esserci per motivi personali, ma forse è anche meglio…visto le pounte del mio carattere…

  5. Mi sembra che dedicare gli sforzi a fermare chi va al lavoro ubriaco, chi guida ubriaco (ma anche chi lo fa in preda a medicinali soporiferi o a narcotici) sia piu’ importante che scornarci su questo o su quel sistema di rilevazione dei livelli pericolosi.
    In ogni caso la manifestazione di Franco sara’ senz’altro un’ottima occasione di riflessione, percio’ sia benvenuta.
    Distinguerei due campi di applicazione attuale dell’etilometro e due diversi approcci al tema della sua sostituzione.
    1) Per quanto riguarda i luoghi di lavoro, noi continueremo ad adottare anche gli etilometri, pur di evitare morti, mutilati e feriti che sono tanti, ma tanti. Legge sì o legge no, se vuoi lavorare da me questa e’ la regola, senno’ sei liberissimo di andare a far danni a te e agli altri altrove. Non assumo chi non accetta per iscritto di sottoporsi a controllo preventivo con la frequenza e con gli strumenti che ritengo piu’ validi, io che rispondo civilmente e penalmente in caso di incidente sul lavoro di un dipendente. Ovvio che al posto di una macchinetta poco affidabile (entro certi limiti comunque lo e’ ed in ogni caso e’ un deterrente) preferirei anch’io avere una visita medica ad inizio lavoro per ogni lavoratore oppure un altro sistema piu’ efficace ancora dell’etilometro, come un esame del sangue velocissimo tipo quello dei diabetici. Ma si dovrebbero assumere diversi medici in ogni posto di lavoro, favorendo invece le ditte che di controlli preventivi non ne fanno, questo costerebbe molto e farebbe uscire dal mercato l’azienda. Oppure si dovrebbe attendere qualche miracolo della ricerca scientifica per un altro strumento veloce, poco costoso ed efficace che ancora non c’e’, mentre la gente continua a morire o a mutilarsi o a ferirsi (o aprovocare le stesse tragedie agli altri) a causa dell’alcolismo per strada andando al lavoro, tornando dal lavoro e sui luoghi di lavoro. Non e’ così semplice sostituire l’etilometro oggi sui posti di lavoro.
    2) Per quanto riguarda invece la guida, sono favorevolissimo all’eliminazione dell’etilometro in favore di una visita medica e di un eventuale esame del sangue fatto da medici su un ambulatorio mobile presso il luogo di fermo dell’automobilista da parte della stradale, oppure nell’ospedale piu’ vicino. Ci mancherebbe altro! E’ molto meglio dell’etilometro! Mia moglie e’ neurologo specialista, il suo primario e’ psichiatra e medico legale, entrambe mi assicurano che una visita specialistica fatta bene, anche veloce, non soltanto e’ meglio dell’etilometro perche’ puo’ rilevare anche tutti gli altri fattori pericolosi per la guida (narcotici, medicine e certe malattie croniche), ma puo’ addirittura eventualmente diagnosticare qualcosa di precedentemente ignoto all’automobilista stesso, cioe’ lo tratterebbe come un essere umano e gli farebbe pure un favore. E poi c’e’ chi con lo 0,6 e’ in grado di guidare bene per le altre condizioni fisiche che mostra, mentre c’e’ chi con lo 0,4 sarebbe invece da inibire perlomeno per un breve periodo di tempo, diverso a seconda dei casi. Togliamo pure gli etilometri ed affidiamoci ai medici nei controlli stradali. Il maggior costo lo si potrebbe coprire destinando a questo una quota delle assicurazioni obbligatorie, che all’inizio cresceranno di una piccola percentuale ma poi ridurranno il numero degli incidenti e dunque si diminuiranno di conseguenza.
    Cravatta nerazzurra, Franco, mi raccomando!

    • concordo con te, Mario, che “dedicare gli sforzi a fermare chi va al lavoro ubriaco, chi guida ubriaco” sia impegno della massima importanza… Quanto alla cravatta nerazzurra, non ne dispongo e deciderò la cravatta in base a come mi vestirò giovedì e venerdì in occasione della mia presenza in fiera…

  6. Domani, che e’ solo martedì, ci metti un minuto a comprarti una cravatta nerazzurra a Bergamo, dove altri colori non ce n’e’…

  7. Comunque posso dare anche un altro contributo, spero utile. Sperimentati su me stesso appunto ogni giorno prima di entrare in cantiere, diversi etilometri (quello in fotografia ha il tubo troppo lungo, noi ne abbiamo di digitali affidabili e velocissimi, basta un alito fievole ma continuo, senza soffiare assolutamente a forza) mi hanno dimostrato che la sera bevendo fino a 1 bottiglia e 1/4 a cena di vino rosso a 13 gradi, entro le ore 21, al mattino alle 6,45 il tasso rilevato era 0,00% (e andavo al lavoro in auto). Al lavoro da noi si chiede 0,00% (e velocita’ 20 km/h dentro il cantiere). Ne ero sorpreso, perche’ un leggero rimbambimento al mattino ancora lo sentivo, infatti guidavo molto piano, non avevo cioe’ il massimo dei riflessi. Quindi e’ vero che se il fegato lavora bene e’ in grado di azzerare un bicchiere di vino ogni ora e mezza. Il pericolo non e’ dunque dopo una buona dormita, semmai e’ nelle prime ore. Secondo me si dovrebbero dare delle indicazioni anche per la birra, la grappa, in modo che la gente sappia quali sono i propri limiti. Anche perche’ non ho mai bevuto piu’ di una bottiglia alla sera, tute le sere.

  8. Bene bene, vengo anch’io.
    Non rimane che metterci d’accordo sul “come” generare la notizia.
    Dato che il tempo è poco non c’è modo per organizzare grandi cose ma per imbastire, appunto, la notizia possiamo fare cose semplicissime: attraversare lentamente il passaggio pedonale davanti all’ingresso con cartelli fatti sul momento; un veloce sit in in mezzo alla strada; legarci tutti insieme (senza nodi, ovviamente) alla prima macchina dei vigili urbani che incontriamo; ecc.
    Al mattino avvisiamo i colleghi della stampa generalista e quotidiana poi rubiamo mezz’ora agli appuntamenti dell’ora pranzo e il gioco è fatto: sul tipo alle 12,30 ci vediamo in sala stampa.
    Facciamolo il primo giorno, l’8 aprile, perchè poi l’attenzione sarà per Napolitano e via via calerà.
    Usiamo questi spazi per organizzarci e facciamo una cosetta Anni Sessanta: divertente ed efficacie.
    Che ne dite? Andrea

  9. Bene bene, vengo anch’io 2.
    Basta così poco per meritarsi un “Your comment is awaiting moderation”?
    Mala tempora currunt. Andrea

    • Andrea, i commenti vengono TUTTI moderati e tutti, prima di venire visti da me e pubblicati ricevono, per default, questa risposta. Non potendo essere on line 24 ore su 24 é ovvio che passi qualche tempo tra quando postate i vostri graditissimi commenti e quando li leggo e li pubblico… Tutto qui… 🙂

  10. Concordo e mi associo a questa manifestazione in modo virtuale, purtroppo sarò a Cerea e non potrò esserci fisicamente. Prove di riflessi, di attenzione sono assai più significative, contesto assolutamente l’etilometro e l’uso che ne viene fatto adesso.
    Mi auguro che ci possa essere una presenza massiccia giovedì e che nessuno pensi “saranno già in tanti, io mi astengo”.
    Sarò con voi, bravo Franco, bravo anche a Enzo che ha iniziato questa battaglia partendo dalle basi scientifiche (mettiamo da parte le polemiche personali, è il momento di essere uniti).

  11. Complimenti Franco, per questa iniziativa.
    Aderisco e suggerisco: nelle città (o paesi) del vino si protrebbe fare qualcosa di analogo, magari dopo il Vinitaly.
    Sono convinta che possa bastare bere anche un solo bicchiere per risultare sanzionabili…
    Il tutto potrebbe anche raggiungere l’obiettivo di distinguere (finalmente) tra chi, in preda ai fumi dell’alcol e/o delle sostanze varie che stanno diventando vieppiù popolari, ha comportamenti imprudenti o criminali, e la massa delle persone che invece si godono un pranzo o una cena con gli amici bevendosi un buon vino.
    Era urgente che si incominciasse a ‘lavorare’ intorno all’etilometro. Bravo, bravi!

  12. Ciao, gentile Franco io ammiro davvero la tua energia e la tua capacità di prendere posizioni forti. Così mi piace condividere qualche spunto “storico” e qualche riflessione.
    In un recente convegno a Capri (ottobre) una sommelier campana ha bevuto un bel calice grande e pieno di greco di tufo a stomaco vuoto (12,5 % vol.) e dopo 10 minuti l’etilometro somministratole pubblicamente dallo staff di Roberto Sgalla, direttore Servizio Polizia Stradale, ha segnalato valori ben al di sotto della soglia di guardia. A sentir Sgalla, che ha confessato di amare egli stesso il vino, non c’è alcun problema con 2-3 calici di vino a stomaco pieno (dipendendo da rosso o bianco). Bastano una trentina di minuti a smaltirli. Lui che è il referente per i controlli a livello nazionale, si è detto assolutamente favorevole a una non mistificazione del vino in quanto da inquadrarsi in una categoria molto diversa dai superalcoli. Sono questi, si disse in quel convegno, http://campaniachevai.blogspot.com/2009/10/monicotterate-17-ottobre-2009-lais-da.html, i veri responsabili delle stragi, specie tra i piu’ giovani che di certo non bevono vino, purtroppo. Il punto è che una scorretta informazione e una scarsa cultura tende ad assimilare il vino all’alcol in senso ampio. Ma non credo che sia la sola polizia responsabile di questa confusione. Occorrerebbe una campagna di informazione piu’ seria a riguardo. Tutti quelli che usciranno dal Vinitaly avranno superato la soglia di guardia ovviamente e quindi l’iniziativa può essere un boomerang, vale invece decisamente contro l’ipocrisia di chi per quattro giorni chiude gli occhi e il resto del tempo ci affligge. Ma la domanda è: chi dovrebbe affliggere? Andrebbe in qualche modo tutelato dal terrore coloro che anche nel vino lavorano e che, bisogna ammetterlo, sono in grado di gestire qualche calice in più con più tranquillità del bevitore non abituale o non professionale. Occorre, poi, innanzittutto innalzare la soglia minima di punibilità (specie per la parte riguardante l’illecito penale, oltre amministrativo), cosa che in qualche modo aiuta il bevitore di vino e solo vino. Al convegno, ricordo, si era tutti d’accordo. Per aiutare il vino, occorre poi chiarire quanto (in soldoni – in calici piu’ che unità di misura) si può bere e che basta che dopo cena si aspetti un pochettino prima di mettersi alla guida e non si finisca per rovinare tutto con un bel superalcolico finale. Il vino, però, giusto per ricordarlo sta subendo grosse difficoltà anche dalla normativa sul trasporto dei liquidi in aereo e su quella della vendita in autostrada. Probabilmente le regole, come sempre astratte, sparano nel mucchio e andrebbero raddrizzate per strada anche con iniziative dal basso che toccano le giuste note.
    Inoltre va ricordato che etilometro e precursori portatili sono due cose diverse. I precursori spesso sbagliano, sono molto labili nelle loro indicazioni. Servono da indicazione. Per concludere, insomma, noto sul tema una gran confusione, quindi, si, a sollevare la questione con un gesto clamoroso, ma anche a una certezza di intenti per non far saltare del tutto la credibilità di un sistema che comunque, anche se certo, con molte pecche sulle quali vanno accesi i riflettori, ha salvato molte vite di giovani. Un saluto. m.p.

  13. mi aggiungo in ritardo alla discussione, ma non potevo rinunciare ad evidenziare un particolare statistico e uno “clinico” che ritengo basilari.
    Se è vero che l’alcool è la causa della maggioranza degli incidenti notturni ( e aggiungo non solo lui)e che la percentuale di alcool riscontrata in questi casi supera di tre/quattro volte il limite ( si parla quindi di due e oltre,) è vero ancora di più che l’85% ripeto ottantacinque per cento delle sanzioni per uso di sostanze alcoliche ha riguardato persone normalissime all’uscita dall’aperitivo, da una cena, da un pranzo con una percentuale di alcool appena superiore alla soglia.
    Altra annotazione è che gli effetti dell’alcool sono troppo variabili sia da persona a persona ( ivi compreso sesso età abitudine), dal come è complessato nel prodotto ingerito, se accompagnato da cibi e che cibi, ancora di più dallo stato emotivo di chi lo assume, compresa stanchezza, e da ultimo alcune sostanze presenti in alcuni vini sono praticamente ipnotiche, ed aggiungendosi all’alcool creano condizioni di appannamento amplificate.Il limite raggiunto con Barolo a cena, con spumante di aperitivo o con passito botritizzato dopo cena è un limite fisiologicamente differente.
    Hanno fatto di una proposta salvavita una questione di cassa!

  14. A noi di Marte sembra che l’errore sia nell’invenzione. Pertanto, abbiamo cambiato invenzione. In sostituzione dell’etilometro, abbiamo inventato lo Stupidometro, applicabile sia a chi è motorizzato sia a chi viaggia a piedi, in biciletta, su schettini, monopattino oppure vola. Si tratta di un metodo evidentemente molto democratico, con risvolti che comprendono tutta la sfera della sicurezza pubblica e non soltanto quella stradale. La nostra convinzione marziana consiste infatti in ciò: non è bere che fa male. E’ bere senza senso che fa male. E chi beve senza senso è, banalmente, uno stupido. Anche chi parla senza senso, però, è uno stupido. O chi scrive senza senso. O interviene senza senso. O guida senza senso. O fa (sostituire con predicato sinonimico a piacere) senza senso. Il nostro Stupidometro è un meccanismo molto sofisticato (non nel senso di nucleo anti-zione!!!), che individua lo Stupido in base alla categoria dell’economista Cipolla: chi produce azioni di danno a sé e agli altri. I livelli di Stupidità sono due: rimediabile e non rimediabile. Ai soggetti rimediabili viene comminata una multa salatissima, poiché di solito gli Stupidi rimediabili sono sensibili ai soldi e dopo aver pagato multe salatissime – miracolo! – guariscono dalla stupidità. I soggetti irrimediabili non si sa… spariscono e non abbiamo ancora capito come. Ma è l’unica zona d’ombra in un sistema perfetto.
    Brisky 🙂

  15. Caro Franco,purtroppo nei giorni del Vinitaly sono tirannicamente costretto a rispettare una tabella di marcia preordinata che non mi consente distrazioni. Mi piacerebbe molto, e sono convinto magari ad altri sarebbe la stessa cosa, se fosse possibile aderire all’iniziativa, senza dover per forza fare come è stato invitato, a magari sottoscrivere una petizione per appoggiare in tutto e per tutto quanto sopra.Auguri.
    Saluti

  16. caro Franco
    scusami se sono telegrafico.
    Ottima iniziativa, nulla da aggiungere, sono con voi, fatemi/ci sapere cosa possiamo fare per sostenerla.
    Fabio Giavedoni, Slow Food Editore

  17. Evviva,
    finalmente si inizia a ragionare e a sollevare un problema davvero annoso.
    Non si può tornare a casa dopo cena con questa spada di damocle sul capo, non se ne può più, non so quanto e se possa servire una iniziativa del genere, ma vivo dio togliamo il velo ad un problema che molti, forse troppi, hanno fatto finta di ignorare fino ad oggi.
    Appoggio pienamente questa iniziativa, grazie Dott. Ziliani

  18. Pingback: » Blog Archive » Etilometro si etilometro no

  19. Come già scritto, concordo su un’azione che faccia emergere contraddizioni e assurdità di una maniera approssimativa e qualunquista che anche a mio avviso poco fa per contrastare l’abuso di alcolici e i mix con sostanze psicotrope che sono i veri protagonisti delle serate a rischio. Ancora una volta conoscenza e cultura vengono lasciate alle porte preferendo utilizzare i divieti pressoché assoluti: riporterò il tuo post sulla pagina fb di Terre Uomini cultura tipicità, contributo minimo in termini di numeri ma convinto e partecipe.

  20. Buonasera a tutti sono le 23:00 del 5 aprile 2010 e ho appena finito di lavorare in quanto ristoratore e master sommelier di alma e credo che il problema noi ristoratori lo guardiamo molto da vicino , registriamo consumi di vino e distillati in particolare in netto calo con un reale
    distacco del consumatore da questo mondo .
    Cerchiamo di dare uno strumento al consumatore con il quale questi possa tenere sotto controllo la situazione, senza rinunciare a momenti di piacevole convivialita’ con gli altri.
    In quanto ristoratore e master sommelier appoggio fortemente l’alcol test omologato .

  21. come avevo previsto, la mossa di Franco Ziliani ha subito avuto ben più visibilità di mesi di lavoro fatti da me. Benissimo! Spero proprio che adesso la parte legata all’azione abbia trovato uno o più paladini. Chiedo pubblicamente scusa a Franco per averlo “stuzzicato” in modo poco urbano. Ma, quando ti sbatti senza ritorno, vedi crescere la rabbia e passi a maniere meno controllate. In fondo, anche se sempre nei giusti limiti, anche Franco spesso si lascia andare a “cazziatoni” un po’ violenti. Comunque, come dice Giovanna, adesso è ora di lavorare insieme, ognuno con le proprie capacità.
    Volevo solo ribadire ancora un fatto, che dal tono di alcune risposte temo non sia ancora stato recepito bene.
    L’ETILOMETRO NON PUO’ FUNZIONARE COME DETERRENTE, IN QUANTO E’ FASULLO SCIENTIFICAMENTE. ESSO PUO’ INDICARE VALORI ALTI O BASSI SENZA NESSUN LEGAME CON L’ALCOL CHE ABBIAMO NEL SANGUE (nè tantomeno con lo stato di ubriachezza). Questo concetto è la base essenziale. E’ inutile usare etilometri portatitili o altre cose nei ristoranti. I valori sono scorrelati e nessun etilometro funziona, nemmeno quelli più perfezionati. Non è problema di taratura, ma di efficacia del metodo!!
    L’ETILOMETRO SI BASA SU UNA LEGGE FISICA DIMOSTRATASI NON IDONEA ALLO SCOPO. TUTTO QUI! Non è questione di 0.2, 0.8, o 1.5… Qualsiasi valore può non avere alcun riferimento al vero valore che avete nel sangue (sempre poi che questo sia un giusto limite per la capacità di guida).
    Il DIO ETILOMETRO non è un DIO, ma un mistificatore da schiacciare sotto i piedi. temo che il suo sfruttamento sia dovuto a ben altre ragioni….
    Riguardo a queste considerazioni, vi invito a leggere (anche Briscola che è mia collega nello studio del Cosmo… e mi comprenderà)
    http://www.acquabuona.it/2010/03/il-truffometro/

    forza Franco !!

    • Enzo, io posso anche, talvolta, criticare ferocemente, ma sempre nei limiti della buona educazione e della correttezza. Si rilegga e vedrà che lei questi limiti, nei suoi commenti dei giorni scorsi, li ha spesso superati. E senza motivo. Comunque scuse, pubbliche, accettate

  22. Buongiorno Franco, farò di tutto per essere presente a tale iniziativa… solo un importantissimo impegno di lavoro non mi permette di dare già la certezza della mia presenza, ma ripeto farò di tutto.
    Per adesso mi sono permesso di linkare in questo post http://www.saggibevitoriblog.com/article-quella-di-vino-al-vino-e-battaglia-che-va-condivisa-48091881.html l’iniziativa che hai entusiasticamente proposto.
    Grazie per avere fatto ciò.
    Alessandro

  23. Franco, anche io purtroppo non sarò al Vinitaly per partecipare a questa sacrosanta protesta, ma, come già detto da altri, se possiamo in qualche modo aderire ad una iniziativa parallela e “a distanza”…non c’è neanche bisogno di dirlo: mi metto subito in fila!

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  27. Finalmente qualcuno che parla senza ipocrisie.
    Se vi interessa leggete questo illuminante articolo del grande Camillo Langone, scritto mesi fa ma molto attuale.
    Grazie per l’attenzione.
    Elai
    elai.culturadelvino@libero.it

    2 settembre 2009
    E’ ora di finirla con questi proibizionisti di Camillo Langone

    Langone lancia la tolleranza zero verso gli astemi, aridi tarli della civiltà

    Chi combatte l’alcol ha letto il Corano e non il Vangelo: Gesù ha cambiato l’acqua in vino, mica in crodino
    E’ ora di farla finita con questi astemi, astenici dell’anima, nemici della vera religione, disfattisti, anti italiani, distruttori del paesaggio, con questi puritani, proibizionisti, igienisti, con questi collaborazionisti della Mecca. Emanuele Scafato, che si vanta di essere direttore dell’Osservatorio Alcol, insomma uno che passa il tempo a sentirci l’alito, dice che “l’unica sicurezza è non bere”. Scafato è un signore coerente infatti prende soldi dall’Oms, la famigerata organizzazione abortista per la quale l’unica sicurezza è non nascere. Certo: chi non nasce non rischia di morire e chi non rischia di morire non rischia nemmeno di bere, sai con la pillola Ru486 quanti alcolisti in meno. Ho scoperto che Scafato è nato a Taranto come don Giuseppe Russo, il prete nemico dell’Incarnazione, il committente di Fuksas. Non sarà un caso che ascoltando entrambi si percepisce lo stesso retrogusto nichilista, il profumo di astrazione, l’odio astringente per la bellezza.
    Secondo me è colpa della cattiva qualità del Primitivo che negli anni Settanta-Ottanta veniva chiamato “mier tuost” (vino tosto, duro, pesante, una martellata alle ginocchia). In seguito il rosso tarantino, sottratto ai contadini e affidato agli enologi, migliorò nettamente ma ormai Scafato e Russo erano lontani, il momento magico dell’educazione al bere passato per sempre. Impossibile diventare proibizionisti a Ischia o a Siena o ad Alba: invece a Taranto poteva sembrare allora perfino necessario, addirittura giusto. Un astemio trentenne, cresciuto nel pieno del rinascimento che nei Novanta ha risollevato il vino italiano non ha scuse, è un mostro, mentre Scafato che di anni ne ha cinquanta può darsi che sia semplicemente un uomo poco aggiornato, come capita a molti suoi coetanei troppo legati alla realtà ormai obsoleta della propria giovinezza.
    Adesso devo motivare, pur non avendo nessuna voglia di farlo: mi piacerebbe che con me bastasse l’ipse dixit, come con Aristotele, e invece mi tocca spiegare perché gli astemi e ancor più gli astemisti (coloro che non si limitano a non bere ma vorrebbero pure che nessuno bevesse) sono nemici della vera religione. Immagino che Scafato, con la compagnia maltusiana che si ritrova, ignori i sacramenti a cominciare dalla comunione, la cui forma originale e splendida è nelle due specie: pane e vino. In Italia centinaia di migliaia di cattolici appartenenti al Cammino Neocatecumenale si comunicano ogni domenica in questo modo e rischiano di venire discriminati in blocco: ciò che per loro, e per me, è il Sangue di Cristo, per le leggi che incombono è veleno che impedisce la guida. Quindi visto lo stato pietoso dei trasporti pubblici si potrebbe comunicare apostolicamente solo chi abita in zona pedonale o possa permettersi di andare a messa in taxi.
    “L’alcol è di per sé una sostanza tossica e dannosa” proclama Scafato. Di per sé ovvero in qualsivoglia quantità.
    Prima cercavo di giustificare quest’uomo ma adesso non ci riesco più, qui non c’entra il Primitivo cattivo, costui è un empio, un anticristiano, avrà letto il Corano al posto del Vangelo: il primo miracolo di Gesù è la moltiplicazione del vino, non del crodino, e secondo la logica perversa di cui sopra il Figlio di Dio è un avvelenatore. Ogni Santo, si sa, è bevitore, da Joseph Roth a Ignazio di Loyola (“Sanguis Christi, inebria me”) e i Papi non sono da meno. L’amato Ratzinger ha detto in una bella omelia: “Il vino esprime la squisitezza della creazione, ci dona la festa nella quale oltrepassiamo i limiti del quotidiano. Così il vino è diventato immagine del dono dell’amore, nel quale possiamo fare esperienza del sapore del Divino”.
    E non mi vengano a dire che la faccenda potrebbe essere risolta cenando francescanamente con Sorella Acqua, “utile et umile”. San Francesco era un digiunatore non un buongustaio, l’acqua è utilissima durante il giorno, lontano dai pasti, e non fa danni se assunta mentre si mangia lattuga, cetriolo, pomodoro crudo, ma col formaggio e la carne è pericolosa, ti si pianta tutto sullo stomaco. In particolare il maiale esige il vino e il proibizionismo insieme ai vignaioli metterà in crisi allevatori e salumieri, favorendo viceversa la nota multinazionale di Atlanta e gli imam, il puritanesimo americano e l’espansionismo arabo uniti nella lotta contro l’Europa e le sue radici. La vittoria dei nemici dell’alcol favorirebbe infine i palazzinari: se le colline di Valdobbiadene e di Montalcino sono ancora meravigliose lo si deve alla vite, unico argine al cemento e al niente. Perciò da oggi tolleranza zero verso gli astemi, aridi tarli della nostra civiltà.

  28. …e, a pensarci bene, non era male nemmeno questo articolo di Giordano Bruno Guerri, anch’esso attualissimo. Ve lo metto qui sotto.
    Grazie per l’attenzione.
    Elai

    martedì 01 settembre 2009

    Ma con due calici di vino non si è ubriachi
    di Giordano Bruno Guerri

    Più che un sospetto è una certezza. Il ministro Luca Zaia si occupa di politiche agricole, non di sanità o di sicurezza sulle strade, e se sostiene che due bicchieri di vino non bastano a fare di un guidatore un ubriacone, è lecito credere che voglia proteggere i produttori di vino, così importanti per la nostra economia. Però ha detto cose che pensiamo tutti, o quasi: cioè che i famosi due bicchieri ti fanno rischiare la patente e multe dolorosissime, anche se lasciano intatte le capacità di guida; che il provvedimento venne preso anche sull’onda emotiva di alcuni incidenti provocati da veri ubriaconi, se non alcolizzati; e che – come spesso capita in questo Paese sempre diviso fra massimo lassismo e massima severità – si è ecceduto nel proibire troppo ciò che prima era consentito troppo.
    Zaia, dunque, sembra darmi ragione su una tesi che ho esposto più volte, anche di recente, proprio sul Giornale. Ovvero che c’è una tendenza spiccata, in tutto il mondo occidentale, a punire i piaceri del corpo, imputandoli delle più gravi responsabilità sociali. Per esempio, si sa che gli italiani ormai consumano psicofarmaci a gogò, dall’ansiolitico più tenue al più robusto degli antidepressivi, dagli antidolorifici agli antiquello e ai proquellaltro. In tutte le confezioni di simili prodotti c’è scritto bello chiaro che influenzano «lo stato di vigilanza: si consiglia pertanto cautela nell’uso del prodotto ai soggetti che debbano usare o guidare macchine»: un eufemismo per dire che, se li avete inghiottiti, è meglio non guidare. Ma quanti automobilisti conducono i loro bolidi mortali (lo è anche una Cinquecento) sotto effetto di un tale, lecitissimo, impasticcamento? Nessuno li controlla, perché trattasi di cure e non di vizio o di piacere. Invece, se c’è l’etilometro, sarebbe tanto più utile avere anche il pillolometro. Dopo di che, tutti a piedi.
    Certo un limite di tasso alcolico va mantenuto, ma il più sensato possibile, e distinguendo le categorie a maggiore rischio. Bene dunque il tasso zero o infimo per i giovani e i neopatentati. Perché, però, non si parla mai del pericolo costituito dagli anziani? Non ho mai avuto tanta paura in auto come quando guidava il mi’ poro babbo, anziano e sobrio. Come mai non si leggono mai statistiche sugli incidenti provocati da guidatori molto anziani? Oppure su chi guida poco, qualche centinaio di chilometri l’anno, e vagola per le autostrade come un lemure impaurito? Credo sarebbero statistiche interessanti.
    Il ministro Zaia prosegue puntando il dito sulla stanchezza, causa della maggior parte degli incidenti del sabato sera (perché, quelli dei camionisti no?). Giusto. Però, e qui mi rivolgo a un altro ministro: oltre alle responsabilità dei cittadini nell’ammazzarsi a vicenda per questo e quel motivo di malcomportamento automobilistico, vogliamo considerare una buona volta anche le responsabilità dello Stato, nonché delle società stradali e autostradali sulle quali lo Stato ha il dovere di controllo? Quanto ci costano – in incidenti, feriti, invalidi e morti – tante strade costruite male, rattoppate peggio, vigilate poco, scarse di segnalazioni e di manutenzioni? La vogliamo fare una bella statistica per scoprire se ci sono più incidenti a tasso d’alcol zero sulla Salerno-Reggio Calabria o con tasso superiore ai famosi due bicchieri sulla Milano-Venezia?
    Infine, già che sto alzando il gomito (della scrittura), voglio chiedere all’intera classe dirigente italiana dell’ultimo mezzo secolo: perché la colpa dev’essere sempre e soprattutto dell’utente? Perché abbiamo così tante strade e così poche ferrovie funzionanti, così poche linee aeree a basso prezzo e che garantiscano, almeno, un arrivo puntuale? Ferrovie e compagnie aeree affidabili sarebbero il modo migliore di evitare gli incidenti stradali, per di più distribuendo alcolici ai viaggiatori. Quanti governi avranno incamerato ben più di due bicchieri di vino, per creare questa situazione? Ammesso che si trattasse di vino, certo.

  29. Franco,
    ti ringrazio per il tuo impegno, concordo sulla gravità del problema ed applaudo all’idea di manifestare provocatoriamente durante il Vinitaly.
    Ringrazio anche il Prof Zappalà che ha acceso la miccia.
    Mi permetto di osservare che, per la massima credibilità del movimento d’opinione che si sta formando, occorre proporre una seria e relizzabile alternativa. Prendere ad esempio gli USA è sempre delicato perchè per storia, cultura, senso dello stato la popolazione americana è profondamente diversa da noi. Vorrei piuttosto conoscere cosa viene fatto in Francia, la nazione che, almeno in questo argomento, è più vicina a noi.
    Fancesco Bonfio
    presidente Vinarius
    Associazione delle Enoteche Italiane

  30. Buonasera Franco,
    un piacere leggere la sua ultima trovata. Adesione piena da parte mia. Mi farò portavoce anche presso molti produttori di vino.
    A presto
    Antonio Geretto

  31. il “pillolometro”, citato da Giordano Bruno Guerri, esiste: si chiama riflessometro e sarebbe in grado di rilevare una qualsiasi inabilità alla guida, data da non importa cosa, sia alcool, droga, psicofarmaci, stanchezza o….., perchè no, anzianità….
    L’etilometro non può funzionare perchè non sono scientifici i fondamenti su cui si regge e, comunque, l’inabilità alla guida e l’essere bocciati dallo strumento, chi ha deciso che coincidono?

  32. Bravo rino! Questo e’ davvero molto interessante.
    Si puo’ leggere qui: http://www.strademulte.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=13876
    In ogni caso poiche’ le reazioni delle diverse persone sono davvero molto, ma molto diverse fra loro anche nelle percentuali, non c’e’ che la visita medica specialistica a poter garantire una migliore affidabilita’ per un test attitudinale al momento del controllo. Che moltiplica i costi (ambulatorio mobile, medico, autista ed infermiere di turno) e dunque va risolto con una quota dell’assicurazione obbligatoria, nel caso del controllo stradale. E con una legge che imponga questo costo alle aziende private nel caso di prevenzione quotidiana sui luoghi di lavoro.
    Ah, l’Inter ha battuto ancora, per la seconda volta in una settimana, l’Armata Russa, anche a Mosca, su erba artificiale. Percio’… forza Roma!

  33. Per le persone come lei dott Ziliani che “non ci sono state”, la decisione di manifestare al vinitaly contro l’utilizzo improprio dell’etilometro è una musica celestiale.

    Improprio perche lo strumento stante alle specifiche di progetto è uno strumento preciso nel misurare la quantità di alcol nel fiato espirato ma assolutamente non idoneo per misurare (calcolare)la quantità di alcol nel sangue, e ancor più inidoneo per determinare lo stato di ebbrezza, non che l’inidoneità alla guida di autoveicoli o al lavoro.
    Mi sembra una strada molto sbagliata quella indicata da Bortolotti nel sollecitare la costruzione di etilometri omologati uguali a quelli in dotazione alle forze di polizia, per permetere alla gente di auto controllarsi
    Ma a parte il costo proibitivo di acquisto non che di manutenzione, data la precarietà e la non attendibilità del sistema non ci sarebbe, nessuna sicurezza che il risultati etilometro polizia etilometro privato sia identico .
    La via più saggia per determinare se una persona è in stato di ebbrezza, non e certo quella della misura di alcol nel sangue dato che ogni persona reagisce in modo differente all’alcol,ma di effetuare test spicoattitudinali atti ad indicare l’idoneità o la non idoneità alla guida che poi è il fine per il quale è stato introdotto impropriamente l’uso dell’etilometro.
    È molto pesante la responsabilità del legislatore nell’aver promulgato una legge che nel suo esercizio avrebbe sicuramente punito delle persone innocenti, penalizzandole enormemente sia moralmente che economicamente, in modo molto grave, generando situazioni drammatiche , come nel caso di Imperia, dove il giovane aspirante pompiere risultato positivo ad un controllo con l’etilometro e rimproverato dal padre, si è suicidato e, a distanza di pochi mesi, il rimorso di aver rimproverato il figlio ha indotto il padre allo stesso gesto.

    Il legislatore non può nascondersi dietro al fatto che non sapeva dell’inidoneità dell’etilometro perche raggirato dagli esperti. Onde evitare di lasciare usufruire di questo alibi i responsabili, direi che sarebbe il caso di inviare la documentazione che Enzo ci ha procurato a dette persone non che diffidarle a perseverare nell’uso dell’etilometro, e contemporaneamente per conoscenza inviare la stessa documentazione alla magistratura, affinché intervenga qualora si continui a utilizzare l’etilometro per determinare la quantita di alcol nel sangue.

    Questa sarebbe una azione legittima che costringerebbe il legislatore a muoversi, o perlomeno a congelare i controlli in attesa di eventuali contromosse che tecnicamente allo stato di fatto sono impossibili, pena intervento di qualche magistrato. .

    Mi sembra un buon risveglio confortato anche dal fatto che altri miei colleghi organizzati nella FIVI sono in agitazione su questo problema.
    Il lavoro di sensibilizzare sembra stia dando i suoi frutti. Avevo visto bene nell’ affidare a lei dott ziliani la mia lettera di sfogo quale produttore di vino vessato dall’ambiente antiproibizionistico instauratosi in questi ultimi tempi

    da un produttore speranzoso distinti saluti

    de andreis fausto

    • Fausto, grazie per le belle parole, ma dopo essermi confrontato con Carlo Macchi e Luciano Pignataro e altri amici che sono stati vicini a questa idea della clamorosa protesta, cito Roberto Giuliani e Andrea Dalcero, comincio a pensare che passare dal’enunciazione della protesta alla sua effettiva attuazione sia piuttosto difficoltoso, perché i tempi sono ristrettissimi, perché mi sono mosso in ritardo, perché dobbiamo valutare bene, con estrema attenzione, i risvolti positivi e quelli eventualmente negativi di questa presa di posizione. Dateci ancora qualche ora di tempo per decidere, per vedere se agire come vorremmo proprio in questa occasione, al Vinitaly, o con più tempo a disposizione, studiando bene tutte le mosse, in un’altra occasione, ma molto presto. Sicuramente, in ogni caso, questo tema centrale non finirà nel dimenticatoio, ma continuerà ad essere uno dei temi centrali di questo blog, di quelli di Carlo e Luciano e di altri amici che ci hanno appoggiato e sono stati concordi con questa idea

  34. Ho sempre sostenuto, sin dalla sua entrata in vigore, che si tratta di una legge assurda !
    Con questa norma, il legislatore ha voluto criminalizzare gli eroici prosecutori di una civilta’che, si fondava, sull’agricoltura e sul vino.
    Esso non si e’ accorto in tempo invece, che, scrivendo l’art.186 ,si sarebbe autocastrato !
    Tanto e’ infatti, il danno causato a se’ stesso, da non rendersi nemmeno conto, che avrebbe cancellato con l’introduzione della norma: storia, cultura,tradizioni e tante piccole economie del nostro paese!
    Forse costoro ….cerebrum non habent?
    Spero solo che i nuovi Soloni riparino al piu’ presto al male prodotto e, spero altrettanto non si sognino un giorno, di vietare al sacerdote l’uso del vino a messa.
    Con i tempi che corrono…. non si sa mai!
    Non ci saro’ a Verona , ma ai futuri appuntamenti in Veneto non manchero’.
    Roberto

  35. Io passo parecchio tempo in Inghilterra, paese notorio per la sua severita’ contro il fenomeno del drink and drive. Credo che anche li’ il problema sia sorto all’epoca, venti/venticinque anni fa, quando e’ stato introdotto il controllo con gli etilometri, poi si sono adeguati. In Inghilterra, a causa delle leggi severe per chi e’ al volante, non solo per l’acol, ci sono meno della meta’ dei morti che in Italia per incidenti stradali, molte migliaia (credo 4-5000 in meno).
    Che in Italia non sia cosi’, e non solo per l’acol, e’ evidente, basta mettersi alla guida: pochissimi rispettano le regole.
    Protestare perche’ un metodo di rilevazione e’ provato non adatto e’ sacrosanto, ma allo stesso tempo, per essere tutti noi del comparto piu’ credibili, ci vorrebbe un impegno per la lotta al drink and drive.
    Il primo equivoco da risolvere e’ che l’etilometro, o altri sistemi di rilevazione dell’alcol assunto, non e’ un metodo di lotta all’alcolismo. In altre parole, non serve a discriminare tra gli ubriachi e i “normali”, ma servirebbe a far rispettare una soglia oltre la quale il legislatore impone che non sia possibile guidare. Notoriamente questo non ha nulla a che vedere con essere ubriachi o drogati o fuori di se’, ma semplicemente non in possesso dei requisiti oggettivi per mettersi alla guida in modo sicuro per se e per gli altri, per via della diminuita (non obnubilata) capacita’ di concentrazione e rallentamento dei tempi di reazione. Si puo’ discutere, e in tutti i paesi lo si fa, su quali siano i limiti ragionevoli di alcol nel sangue: 0,8 o 0,5 nella maggior parte dei casi, anche se in alcuni paesi si tende addirittura a meno, ma una volta stabilito quello e una volta trovato un modo di misurazione adeguato, bisognerebbe essere in grado di accettare la situazione, adeguandosi al meglio, cosi’ come fanno nella stragrande maggioranza dei paesi civili.
    Io non credo che sia nell’interesse di chi si occupa professionalmente di vino di mostrarsi ambigui su questo punto, ma anzi, sia quella di attirare l’attenzione sulle contraddizioni, come in questo caso fa Ziliani, senza pero’ minimizzare il problema con affermazioni del tipo: “qualche bicchiere di vino non puo’ far male”, oppure “che vadano ad occuparsi degli ubriaconi”. Sarebbe un errore grossolano.
    Credo che si debba aiutare a trovare delle soluzioni per l’educazione, per es. l’abitudine di “sacrificarsi” a turno non bevendo se si guida in gruppo, oppure su come stimolare la diffusione di mezzi di trasporto alternativi (in Inghilterra e’ possibile trovare taxi, economici, anche in zone rurali e in ore notturne).
    Insomma, e’ un argomento delicato, specialmente per chi di vino ci vive, e mi auspico che venga trattato con delicatezza e buon senso.

  36. Dopo aver letto con attenzione gli interventi a questo post, vi chiedo: è vero che l’etilometro non è in grado di misurare il tasso di alcol nel sangue, ma misura solo il “tasso di alcol” presente nel fiato espirato? (qui sopra @de andreis fausto).
    Ma se questo è vero, vuol dire che se io mi sciacquassi per bene la bocca con vino – senza manco inghiottirlo – avrei nel mio fiato una considerevole presenza di alcol…ma è proprio così?
    Perché se così fosse, sarebbe evidente che l’etilometro è una baggianata. E se fosse una baggianata, non dovrebbe essere così difficile contestarne l’efficienza: basta creare un gruppo di pressione (giornalisti, ristoratori, produttori, AIS, associazioni di enoteche,…) e premere.
    Forse sono troppo ottimista, dato che siamo in Italia dove ogni testa esprime un pensiero esclusivamente proprio…, però se non si procede, tra un anno saremo qui a lamentarci dell’etilometro.
    (Nel frattempo, sarei curiosa di sapere come si fa a sapere quanto ho bevuto senza un prelievo di sangue e relative analisi…)

  37. @Silvana,
    è tutto perfettamente come dici tu… Sia nelle conclusioni che nei pensieri sull’Italia. Se vuoi saperne di più scrivimi pure direttamente (enzo.zappala@tele2.it). Qui non sono proprio ben visto…
    Scusate…scappo subito!!

  38. Va bene protestare perchè l’etilometro è impreciso, ma si dovrebbe anche essere propositivi, per non dare l’impressione che il vero scopo non tanto recondito sia: non vogliamo controlli e basta.

    Questo etilometro una qualche azione deterrente penso che la faccia, se non va bene ed è impreciso bisognerebbe suggerire come migliorarlo o con cosa sostituirlo. Perchè sul fatto che chi beve non guida si sia tutti daccordo.

  39. Io pero’ rifletterei ancora un po’ di piu’ su quella frase che ha scritto Bortolotti nell’altro post sullo stesso argomento: “Ciao Franco. Io credo che una campagna condotta in questo modo (contro l’alcol test oggi esistente) finirebbe per dare fiato a tutti quanti sono acriticamente contro il consumo di alcol e potremmo correre il rischio dell’alcol zero per chi guida”. Non vorrei cominciare a prendere delle autoreti.

    • hai ragione Mario, proprio perché non vorrei fare delle clamorose autoreti, o compiere degli errori in una campagna, quella per la sicurezza dei controlli alcol test, che sarà, lo assicuro, una delle campagne forti di questo blog, sto valutando non di fare marcia indietro, ma di valutare bene tutto e di prendere tempo. Ma questo lo racconterò in un post che sto, con fatica e una certa sofferenza, scrivendo proprio ora e che conto di postare presto…

  40. Caro Franco, penso di parlare anche a nome di Laura appoggiando la tua iniziativa.
    Non so se la tabella di marcia del Vinitaly ci permetterà di aggregarci, ma concordiamo certamente.
    Appena parleremo dell’iniziativa su Bibliowine ti posteremo il link.

  41. Crosta@,Gregorio@.

    Certo che deve essere chiaro che chi stra-beve NON deve guidare, ma tra la sottoscritta che cena o pranza con due bicchieri di vino e poi torna a casa, guidando e, a scelta:
    – il ‘vecchino’, probabilmente sobrio, incontrato ieri alla guida tentennante di un’auto che si immetteva in una rotonda senza tenere in conto le precedenze (e lo faceva per palese incertezza nella guida),
    – lo scapestrato (giovine o meno) strafatto di vino o altro che guida indifferente a qualsiasi regola e criterio,
    – gli idioti (innumerevoli) che, magari non strafatti, ma ugualmente spericolati mettono a repentaglio, per arroganza ignorante, la vita soprattutto degli altri.

    C’è una certa differenza, in termini proprio di idoneità alla guida!

  42. Orgoglioso della mia maturità personale e civile, rivendico (unicamente e squisitamente) a titolo personale il mio diritto-dovere di rendere pubblica la mia opinione in merito, anche per mezzo di un’azione dimostrativa legale, incruenta, civile e responsabile. E magari anche divertente.
    Non so cosa farò domani a Vinitaly (magari anche niente), ma sono convinto che l’orgoglio di essere pensante e partecipe debba essere esternato, magari sotto i riflettori di Vinitaly.
    Non tanto “contro” quanto invece “per”: a favore di una più intelligente, etica ed estetica fruizione della vita. Un abbraccio a tutti quelli che ancora desiderano vivere giornate di qualità in civile autonomia di pensiero e di comportamento.
    Ciao Frà, Andrea Dal Cero

  43. Silvana, io ho incontrato in autostrada in Austria un’auto che procedeva contromano ed e’ andata a sbattere qualche centinaio di metri dietro a me, con un “vecchino” perfettamente sobrio morto al volante e che ha ammazzato un altro. Meglio bere due bicchieri, credo…

  44. Credo che la storia dell’etilometro sulle strade eall’uscita dei locari di ritrovo vada di pari passo con un’altra brutta storia, sempre piovuta dall’alto, anche se magari questa volta non riguarda le grandi etichette.

    In ottemperanza ad uno dei tanti decreti da circa un anno, nella menza aziendale della mia realta lavorativa (circa 500 pasti al giorno) è vietato il consumo di alcolici tipo birra o vino. Non so se avete presente le bottigliette da 1/8 di litro.

    Lasciamo perdere impiegati e amministrativi che rischiano lavita ogni giorno con un fax o un pc o una fotocopiatrice, ma un operaio che lavora duro e a mezzoggiono mangia 2 piatti di pasta una bistecca un catino di insalata e 3 panini se accomagna tutto questo con 1 bicchiere di vino o di birra questo al pomerigigo diventa un pericolo per se e per gli altri?

  45. Anche l’associazione Cantine di Marca aderisce a questa “battaglia” anche se fuori tempo massimo. Il problema esiste ancora, vi indico un’altra strada:

    Le prove scientifiche hanno dimostrato che l’alcoltest erra della sua precisione di rilevamento comparata con l’esame ematologico (del sangue) , da un 30% al 50% del risultato.Ora la legge non ti da la possibilità di difesa a una prova irrepetibile dell’alcoltest, e nemmeno ti da la possibilità di comparare il test con l’esame ematologico, ritenendo prova certa il test dell’alcoltest.Questa conferenza stampa, non ha lo scopo di “demolire” l’alcoltest, ma di informare i cittadini e gli operatori, che danno possono avere o causare a chi è positivo all’alcoltest ma non positivo all’esame del sangue. Supponiamo che un cittadino al test con l’alcoltest, risulti con un tasso di 1,70 g/l, le conseguenze sono pesantissime, ma in realtà, l’errore che è del 30 al 50% del rilievo con alcoltest, comparato all’esame del sangue, potrebbe essere in realtà 1.19 g/l se l’errore è del 30% e 0.85 g/l se l’errore è del 50%, le conseguenze sarebbero sostanzialmente minori.Naturalmente, chi guida non dovrebbe bere, ma ci sono i positivi senza bere.Verrà depositata in Procura, una voluminosa documentazione di prove effettuate a centinaia di soggetti con: due prove ematologiche prima e dopo un quarto d’ora aver bevuto, tre test con l’alcoltest, uno prima di bere, uno subito dopo aver bevuto e uno dopo un quarto d’ora, due prove di riflessometro prima e dopo aver bevuto. Con risultati eclatanti.

  46. Riguardo all’etilometro ho fatto un piccolo esperimento, premesso che sono quasi astemio e bevo mezzo bicchiere di vino a pasto, molti anni fa avevo spesso infezioni alle orecchie causate dai cotton-fioc, su consiglio del dottore ho cominciato a usare un preparato con ricetta del dottore, a base alcolica concentrata da far fare a un farmacista, con un contagoccie impregno i cotton-fioc e le infezioni sono sparite.
    Veniamo all’esperimento fatto con il classico etilometro/portachiavi, dopo l’ultima pulizia delle orecchie, mi sono lavato le mani, ho asciugato l’esterno delle orecchie accuratamente con fazzoletti di carta asciutti per rimuovere eventuali eccessi, ho aspettato 10 minuti, un’orecchio è OK con l’altro l’etilometro segnala rosso, stesso discorso dopo 15 minuti.
    Continuando con le prove, basta bere a stomaco vuoto mezzo bicchiere di vino, non bere, non mangiare dopo e senza lavarsi i denti e l’etilometro rimarrà rosso per un bel pezzo.
    A questo punto penso che chiunque sano di mente capisca che l’etilometro è uno strumento aleatorio.
    Come conseguenza logica e la logica è sempre una scienza ESATTA, chi pensa che l’etilometro sia utile anche e soprattutto se ha una laurea in medicina ha semplicemente torto.
    P.S. dopo mezz’ora l’orecchio incriminato segnala ancora rosso 😉

  47. FINALMENTE un iniziativa del genere!!Cercavo un blog di questo tipo da tempo perchè come te e molti altri sono stufo del TERRORISMO dell’etilometro.Uso lo stesso tuo termine perchè credo che sia quello piu adeguato per definire l’ansia che ormai accompagna tutti i fine settimana.Si esce da un ristorante,un pub o semplicemente da casa di amici e si deve vivere con il terrore di trovarsi davanti a un posto di blocco per tutto il tragitto fino a casa.Dopo una settimana di lavoro non è il massimo essere trattati da criminali per qualche bicchiere di vino o un paio di birre.Vedersi la macchina sequestrata per mesi,subire multe salatissime,e addirittura il pericolo dell’arresto.STIAMO TORNANDO AL PROIBIZIONISMO..Io vivo a roma e qui addirittura chiudono in piena notte il Raccordo anulare(una sorta di autostrada a tre corsie che gira intorno a roma ..per chi non lo sapesse) facendo uscire tutte le macchine in un area di servizio;dopodichè sottopongono all’alcoltest facendoti restare in fila ad aspettare il tuo turno anche per ore!!!Non importa se è notte fonda..se hai bambini in macchina,se sei in coppia,o se alle 5:30 devi alzarti per andare al lavoro.Non potrò prendere parte a questa specifica iniziativa ma TI PREGO..contami e contattami per qualsiasi altra iniziativa si possa fare a distanza.Raccolte firme o altro io ci sono..Bisogna protestare!!FACCIAMOCI SENTIRE PONIAMO IL PROBLEMA ALLE TELEVISIONI ALLA STAMPA A CHIUNQUE!!Grazie mille!

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