Della tracciabilità della notizia (e dei commenti) sul Web. Realtà e utopie

La cosa sorprende innanzitutto me, ma può anche capitare, talvolta, di trovarmi d’accordo con quello che scrive il sito Internet con redazione a Montalcino. Il sito “politicamente corretto” che va d’accordo con tutti, dalle grandi aziende, che lo portano in palmo di mano, ai giornalisti che non fanno polemiche e sono un po’ amici di tutti, dai Consorzi al mondo politico e non solo quello toscano, dato che sarebbe ben visto persino dall’ex ministro Zaia.
La strana cosa – il fatto che io la pensi come Regoli & Co. – si è registrata ieri, con un corsivo, un Sms, pubblicato sulla notizia quotidiana del sito, La Prima, intitolato “Sul web dimmi cosa scrivi, ma, soprattutto, chi sei”.
Dice il commento: “L’informazione e la comunicazione su internet sono ormai imprescindibili anche per il mondo del vino, e questo è assodato. Ma dal Vinitaly, su questo fronte, è emersa un’indicazione precisa, dai lettori di siti e blog, ma anche da alcuni dei loro autori, dai produttori, dagli operatori: serve una “tracciabilità” della notizia e della comunicazione. Chiunque deve essere libero di scrivere ciò che vuole, ma deve essere chiaro chi è l’autore.
Così, se ognuno è responsabile delle proprie azioni, daremmo un taglio a chi utilizza il web non per critiche o giudizi, anche aspri, ma legittimi, ma a chi si nasconde dietro identità poco chiare, per offendere ed entrare a gamba tesa, restando al riparo (ma non immune!) da denunce o querele”.
Quello della “tracciabilità” della notizia, ma anche del commento, è un tema che anche questo blog avverte come centrale nel dibattito dell’informazione sul Web.
Ma mentre la cosiddetta “autorialità” delle notizie, ovvero il fatto che siano riconducibili ad un autore, che ci mette la propria faccia, che le firma, che ne è garante, che mette in gioco la propria credibilità ed il patrimonio di autorevolezza con commenti e opinioni e decidendo di dare o ignorare certe notizie, è un non problema, perché sinora non sono emersi wine blog e siti del vino anonimi (certo alcuni lo sono, anche se c’è qualche “carneade” a firmarli, ma questa è un’altra storia…), quello dei commenti senza firma continua ad essere un tema caldissimo.

Sappiamo benissimo, lo sa chiunque avendo un blog ospiti commenti, che é pura utopia pensare di poter registrare i commentatori, di chiedere loro di dichiarare la loro vera identità, o addirittura di poterla verificare.
C’é chi commenta fornendo il proprio vero nome e cognome, ed il reale indirizzo e-mail per libera scelta, perché ritiene sia giusto dire chi si é quando si esprime un parere.
E c’é invece, e sono molti, preferisce ricorrere ad un nickname, fornendo un indirizzo e-mail fasullo, sia per una forma di privacy, sia per sentirsi in questo modo più liberi di esprimersi, talvolta scadendo nell’insulto, nella volgarità gratuita, nell’epiteto quasi da querela. Questione di cultura e di educazione, non solo di senso civico.
Come si possano rendere tracciabili e rintracciabili i commenti (che molti blog per prudenza, e non per esercitare censure, moderano) continua ad essere una questione, di carattere non solo tecnico, ma etico, di cui non intravedo soluzione.
Certo, attraverso l’indirizzo I.P., la traccia lasciata dal commento si può, teoricamente, risalire all’autore, ma in questo modo la gestione dell’informazione del vino su blog e siti passerebbe alla Polizia Postale e agli avvocati.
Un qualcosa che tutti vorremmo risparmiarci e che sarebbe facile evitare con una generale assunzione di responsabilità, firmando tutti, senza nascondersi dietro ad un nickname, dichiarando apertamente le proprie generalità, quello che scriviamo e commentiamo.
Non sarebbe forse infinitamente più bello e civile?

29 pensieri su “Della tracciabilità della notizia (e dei commenti) sul Web. Realtà e utopie

  1. Concordo. Purtroppo è difficilissimo convincere gli internauti italiani a firmare le proprie opinioni. Inoltre il non sapere chi scrive una certa critica non permette un’adeguata valutazione del commento. Il lavoro di moderazione si fa così piuttosto impegnativo. Alla fin fine con l’anonimato la critica rischia di lasciare lo spazio all’invettiva, l’indiscrezione alla calunnia…

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  3. Della serie: chi la fa, l’aspetti.
    Ci abbiamo messo, se ben ricordo, un paio di mesi. Ma e’ scoppiato come una bomba atomica (ricordi che mise quel simbolo quando se n’ando’, vero?) con tanto di fotografia, nome, cognome e indirizzo.
    Questa gente crede ancora che esista il medioevo e che l’anonimato, in un’epoca come la nostra, possa riuscire ancora a sopravvivere per coprire le proprie vergogne come con una foglia di fico.
    Lasciaglielo credere e datti da fare, gratta gratta, alla fine si sa sempre chi e’. Me lo disse anche un finanziere campidanese, Marcias, un vero lupo di mare: la Giustizia e’ lunga, come la fame, ma alla fine paga. Sempre.

  4. ..poi ci sono anche coloro che non si firmano con nome e cognome ( ma facilmente ”identificabili dal propositore del blog” o eventualmente dalle autorità competenti)..per motivi ,oltre che personali,di cui non vogliono rendere conto a nessuno (W la libertà!) anche per non ”subire … vaghe ripercussioni trasversali..di certi ambienti..”

  5. A proposito di nick, IP, e-mail finte etc:
    ho un amico a Firenze che è l’amministratore di un forum (non sul vino) e con l’IP (non chiedetemi come fa) riesce a risalire in un nanosecondo a chi l’ha scritto (anche all’indirizzo), quindi tutte queste cose sui soprannomi etc. lasciano il tempo che trovano. Secondo me l’importante è commentare lasciando messaggi sempre in maniera educata e facendo conto di trovarsi nella situazione opposta vale a dire mettersi nei poanni del gestore del blog che si ritrova quello specifico commento. Poi per le polemiche lo spazio c’è sempre ma sempre in manira rispettosa, e, soprattutto, con cognizione di causa; altrimenti capita come è successo a me: di dibattere in un altro forum vinaiolo (indovinate quale?) ove ho avuto da dire con un utente che si professava espertissimo in una materia quando poi è venuto fuori che invece non ne sapeva una mazza.
    Cordiali saluti.

  6. La sua operazione fu scorretta, Mario Crosta, tant’è che persino Ziliani la rimproverò per questo. @Ziliani: se ho voglia scrivo dove mi pare, e se lei vuole censurarmi è nel suo diritto. Piuttosto: come previsto, a Galan, silurato dalla regione Veneto, è già stato assegnato il ministero dell’agricoltura. Alla faccia della meritocrazia…

  7. Sicuramente la postale ha mezzi e competenze per risalire al titolare di un contratto di connessione internet attraverso un indirizzo IP. Però se l’anonimo in questione ha qualche competenza, o semplicemente “esce” su internet con un indirizzo IP di un router e non direttamente del suo pc, la vedo dura al semplice moderatore scovare tale anonimo Non bisogna neanche dimenticare che la postale ha purtroppo mezzi molto limitati e tale operazioni di ricerca sono anche costose, per cui preferiscono dedicarsi ad argomenti ben più gravi come la pedopornografia o la truffa.
    Arvezze!

  8. No, per carità, si può sempre ricorrere a vie legali (l’integrità morale è bene tutelato penalmente nei casi di ingiuria e diffamazione), anche se temo che i tempi si allunghino per la natura del mezzo internet. Facevo riferimento più che altro alle possibilità che un moderatore di forum o di blog ha per contrastare pratiche diffamatorie di utenti celati dietro un nickname, poiché l’indirizzo IP può dire tutto e niente a chi non ha competenze o mezzi specifici.
    Saluti

  9. @ Simone F.
    Sicuramente il mio amico fiorentino che fa l’amministratore (e non il moderatore)di un forum, ha capacità e competenze specifiche per risalire ai cosiddetti “troll”. In assoluto io non ne sarei in grado minimamente, pensi che è riuscito a risalire ad una persona ovviamente “scomoda” che si era registrato con nick, e-mail, e IP diversi risalendo (non so come) al suo indirizzo di casa 😯 . E quindi l’ha “bannato” più di una volta.

  10. Sì, ovviamente anche da parte di chi diffama ci devono essere competenze tali da permettere molto difficilmente la rintracciabilità 🙂 Comunque per farle un esempio stupido ma chiarificatore riguardo la difficoltà di essere riconosciuti come veri autori di determinate azioni sul mezzo internet, io potrei benissimo andare in un internet shop, sedermi e digitare parole diffamatorie verso il mio “nemico”. Poi rialzarmi, pagare dazio ed uscire come nulla fosse.
    Nel caso invece voglia usare il mio pc, allora lì bisogna considerare più fattori quale la mia competenza, la mia voglia di prendere tanti accorgimenti per non essere reperibile, il fornitore della connessione ed il servizio fornito, etc..

  11. Simone F., guardi che lei ha certamente ragione, ma anche Patrizio Mengozzi ha ragione. Si possono usare zombie-computer e proxy-server finche’ si vuole, ma di solito questi tizi che si credono degli esperti dei computer e delle diavolerie informatiche lasciano delle tracce altrove sul Web e un buon informatico della postale li trova sempre, anche se ci vuole un po’ di tempo per studiare non soltanto quello che appare. L’informatico della postale infatti e’ anche supportato da altri esperti in altri campi di altri uffici della stessa polizia. A seconda della gravita’ si rivolgono poi a banche dati dei servizi, poi a quelle degli alleati. Insomma, si puo’ magari cominciare dall’anonimato, ma alla fine poi si scopre tutto, anche se cambi spesso residenza, lavoro, interessi o te ne vai in Belgio. Come tutte le chiocciole, basta seguire la striscia della bava e le trovi sempre. O se preferisci, se cerchi Peppino guarda in alto e dove vedi un fil di fumo di sigaretta che sale al cielo, lui e’ li sotto. Tanto va Miao al lardo che ci lascia lo zampino.
    Se non si e’ dunque ne’ criminali ne’ terroristi di professione (che hanno ben altre organizzazioni che ti coprono la clandestinita’, finche’ ci riescono, il che e’ sempre meno possibile, guarda solo quanti arresti di mafia e quanti nidi di talebani scovati con precisione dai droni), ma si e’ invece delle persone perbene con l’hobby del computer, e’ anche inutile cercare di fare i furbi nascondendosi dietro un dito. Chi troppo in alto sale, quande cade fa un rumore colossale. Meglio comportarsi con coerenza con la propria vera identita’. Alla luce del sole, non da incappucciati. Perche’ poi basta uno che ti toglie anche scorrettamente il cappuccio e fai una figuraccia tremenda.
    A me e’ piaciuto molto il buonsenso della frase finale di Franco: “Un qualcosa che tutti vorremmo risparmiarci e che sarebbe facile evitare con una generale assunzione di responsabilità, firmando tutti, senza nascondersi dietro ad un nickname, dichiarando apertamente le proprie generalità, quello che scriviamo e commentiamo. Non sarebbe forse infinitamente più bello e civile?”

  12. Da informatico confermo che se chi “posta” un commento è sgamato e non vuole farsi reperire, all’atto pratico ben difficilmente potrà essere rintracciato. Però sul nickname non sono d’accordo : la rete mi permette di utilizzare il nome che preferisco per me stesso e non quello che mi è stato imposto dai genitori e dalla società, e del quale non devo necessariamente andare fiero. E tutto questo senza andare all’anagrafe a cambiare identità. Non mi sembra una cosa così condannabile se la motivazione non è essere liberi di insultare ma soltanto di essere finalmente chiamati col nome che preferiamo.

  13. Tralasciando il fatto che se si fa denuncia, allora la polizia è obbligata a compiere delle ricerche e a svolgere il proprio compito (e dato il personale ridottissimo della postale, e la priorità di altri reati ben più gravi, mi chiedo quali siano però i tempi degli accertamenti e quindi l’effettiva possibilità di “sgamare” il mariuolo di false identità), mi domando se il ciarlatano che voglia diffamare una qualunque persona su internet possa/voglia effettivamente prendere precauzioni per farlo; e a sua volta mi chiedo se il diffamato in questione abbia poi tutta questa voglia di mettersi a denunciare chiunque lo diffami.
    Certo questo vale per “epiteti colorati” aka insulti vari rivolti all’utente offeso in questione, e non per diffamazioni e critiche ben più gravi che potrebbero portare una larga parte delle persone a ritenerle vere, o perlomeno possibili, e quindi insinuare il tarlo del dubbio.
    Saluti

  14. Esempio pratico : se arrivo al Vinitaly, ti copro di insulti davanti a tutti e me ne vado, mi rincorre la polizia? Boh … non sarei mica tanto sicuro… Quello che voglio dire è che l’educazione e la civiltà non dipendono dall’uso o meno di un nickname, o dal fatto che puoi essere scoperto o meno in caso di reato. Purtroppo spesso in rete, non essendoci i freni inibitori determinati dalle mille sfumature che si possono cogliere durante una normale conversazione faccia a faccia, le discussioni degenerano, e spesso internet fa uscire un carattere che non corrisponde a quello proprio
    della persona che scrive. Ma questo è un altro discorso…

    • Roby, per rispondere al tuo esempio pratico dico che se vieni al Vinitaly o altrove e mi copri di insulti di fronte a dei testimoni sicuramente ti denuncio, ma credo, visto il mio caratterino, che non andresti via tranquillamente e che a rincorrerti, con il bastone, sarei io, più la polizia…
      Concordo poi pienamento con lo sviluppo del tuo discorso. Internet tira spesso fuori il codardo ed il vigliacco che dorme in certe persone…

  15. A Roby che e’ informatico darei un’informazione ulteriore. Si chiama rete perche’ ha dei nodi. Ci sono nodi in cui quel che si sta scrivendo tramite un computer viene letto contemporaneamente da altri computer. Non farmi dire da quali, e non c’e’ solo la postale. Il computer sorvegliato e’ immediatamente identificabile. Il computer, non la persona. E tutto cio’ che si sta facendo e scrivendo tramite quel nodo. Questa e’ la ragione per cui per esempio e’ meglio non pagare mai per Internet con la propria carta bancaria. Ed e’ la dimostrazione che l’anonimato non e’ sempre garantito. Il problema e’ solo quello del costo delle ricerche. Se si parla di criminalita’, alcune ricerche non hanno limite, altre sì a seconda della gravita’. Se si tratta di terrorismo le ricerche sono illimitate e condotte da migliaia di persone. Se un pirla invece ti da’ dello stronzo al massimo vengono dedicate x ore e poi se va bene lo beccano, senno’ e’ meglio lasciar perdere, il gioco non vale la candela.
    Direi che l’ultima frase di Franco e’ molto vera e cioe’ si tratta di convincersi che “Internet tira spesso fuori il codardo ed il vigliacco che dorme in certe persone…” e allora bisognerebbe comportarsi di conseguenza, con la propria coscienza, che ti rinfaccia quello che hai pensato di nascondere con un nick. E’ vero che e’ anche bello scrivere sotto un nick scelto e non imposto come il nome all’anagrafe, per esempio Il Franco Tiratore, ma deve essere rintracciabile, cioe’ l’identita’ non dovrebbe essere nascosta apposta per insultare o diffamare, si deve sapere chi e’! Bettino Craxi e Ghino Di Tacco, tanto per intenderci, o altri famosissimi…

  16. Dall’idea che dai del tuo carattere (o che vuoi dare a vedere? è anche questo il bello/brutto della rete) su questo blog, spero che tu non diventi mai ministro degli esteri o ambasciatore…la guerra con qualche stato straniero sarebbe inevitabile 🙂

  17. Un ultimo spunto di riflessione: se dovessi firmarmi (supponiamo) Roberto Napolitano e si dovesse scoprire che sono (supponiamo) il figlio del presidente della repubblica, il tuo (vostro) atteggiamento, sarebbe lo stesso nei miei riguardi? Con un nickname siamo paradossalmente tutti allo stesso livello e tutti uguali. Quello che conta è il valore intrinseco del commento e non di CHI lo fa. Qui credo si parli di maleducati non di terroristi, e il meleducato resta tale (purtroppo) indipendentemente dal fatto che sia rintracciabile o meno. Non credo ci sia bisogno di uno stato di polizia ma di maggiore cultura del rispetto delle opinioni e dele differenze.

  18. Il mio sarebbe uguale, Roberto Napolitano. Le colpe dei padri per me non ricadono sui figli. E neanche quelle dei nonni. Allora se una si chiama Alessandra Mussolini, figlia di Romano, cosa dobbiamo fare? Imputarle qualcosa per codice genetico? No, cerchiamo di non essere assurdi, vah. E poi almeno in questo blog, da Franco Ziliani, che problema avresti? Nessuno.

  19. Caro Franco,
    leggo tardi questo post ma non posso che rimanere strabiliato per l’indirizzo fuorviante che ha preso. La nota di Alessandro Regoli sul sito che non nomini non è nè la prima nè l’ultima su un problema che è ormai sotto gli occhi di tutti. Ed è la dimostrazione che alla fine (come da me ahimè cassandramente previsto da tempo) i nodi vengono al pettine. Al punto, mi sembra, di aver convinto pure un “bloggerista” convinto come te.
    La questione è semplice. Nei giornali tecnicamente intesi l’anonimato non è tollerato e, quindi nemmeno pubblicato. Nei rari casi in cui si usino pseudonimi, c’è sempre il direttore ad essere responsabile di quanto scritto sotto il nome di fantasia.
    Sui blog basterebbe applicare lo stesso criterio: cestinare gli anonimi. Oppure bisognerebbe che il blogger accettasse il rischio di venir querelato per quanto pubblicato: non credo di sbagliare dicendo che quanto previsto dalla legge sulla stampa (Legge 8 febbraio 1948, n. 47) a proposito delle pubblicazioni non giornalistiche (Art. 2 – (Indicazioni obbligatorie sugli stampati. Ogni stampato deve indicare il luogo e l’anno della pubblicazione, nonché il nome e il domicilio dello stampatore e, se esiste, dell’editore. I giornali, le pubblicazioni delle agenzie d’informazioni e i periodici di qualsiasi altro genere devono recare la indicazione: del luogo e della data della pubblicazione; del nome e del domicilio dello stampatore; del nome del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile. All’identità delle indicazioni, obbligatorie e non obbligatorie, che contrassegnano gli stampati, deve corrispondere identità di contenuto in tutti gli esemplari) può essere per analogia applicato anche ai blog.
    Dunque il problema è dunque un falso problema e la possibilità di anonimato un falso sintomo di “libertà”, la stessa malintesa libertà che i blogger non giornalisti pensano di poter vantare, ritenendosi immuni, verso la comunità.
    La verità è quella opposta: non solo non è credibile chi pontifica su internet se non ha un nome, un cognome e un volto, ma non lo è neppure se ospita scritti anonimi. Quindi, la soluzione è una sola: o chi afferma qualcosa si firma oppure resta non pubblicato.
    Semplice, lineare, democratico e trasparente.
    Mi pare incredibile che una evidenza tanto lapalissiana non venga subito compresa. Tutti sono bravi a tranciare giudizi dietro l’anonimato, tanto poi non pagano e al massimo di mezzo ci va chi, ingenuamente, li ospita. Sul mio blog, per esempio, non pubblico commenti anonimi: primo perchè non li tollero e secondo perchè, proprio per chiarezza ed assunzione di responsabilità, ho voluto farne non un blog ma una blog-zine, cioè un blog registrato sotto una testata giornalistica e quindi con gli stessi obblighi legali e deontologici di un giornale.
    Se tutti facessero lo stesso, la questione non esisterebbe. Bisogna quindi chiedersi, casomai, perchè tutti non applichino lo stesso principio.
    Ciao,

    Stefano

  20. Gentilissimo Stefano Tesi,la ringrazio (”anonimamente ”da come può constatare)per le sue lezioni ”di democrazia”ne abbiamo bisogno un po’ tutti. Peccato però che lei non applichi a tutti la possibilità di esprimire il proprio pensiero e/o commento,e per tutti intendo anche coloro che non vogliono ”presentarsi”a chi legge i propri commenti(saranno”giudicati” per quello che dicono!) .Resta il fatto che ancora ad oggi,per fortuna, Qualcuno,lo permetta. grazie

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