E l’Unione Italiana Vini eliminò anche Enotria

Non guardano in faccia a nessuno e non si fermano davanti a niente all’Unione Italiana Vini nella loro operazione rinnovamento a tutti i costi inaugurata alla fine del 2009.
Dopo avere licenziato in tronco, senza nessun valido motivo, il direttore (da tanti anni) del Corriere Vinicolo Marco Mancini e avere inaugurato l’inedita, “signorile” prassi, di non concedere al direttore che se ne va (cosa che viene regolarmente fatta, tra persone civili) il beau geste del saluto di commiato ai lettori (in verità nemmeno il nuovo direttore ha salutato il suo precedecessore: che classe!), all’Unione Italiana Vini, sotto la direzione di Francesco Pavanello e con la presidenza di Andrea Sartori hanno deciso di farsi notare con un’altra bella “pensata”.
Ricordate Enotria, l’utilissimo annuario di approfondimento dei temi e delle problematiche del mondo del vino che ogni anno veniva realizzato dalla squadra dei collaboratori del C.V. e presentato in occasione del Vinitaly, annuario che aveva raccolto l’eredità gloriosa della storica testata creata nel 1927 da Arturo Marescalchi, come si legge qui “Rivista dell’industria e del commercio del vino in Italia poi Rivista letteraria dell’attività vitivinicola italiana poi Rivista letteraria vinicola d’Italia poi Rivista vinicola d’Italia”, per decenni organo ufficiale dell’Unione italiana vini con un taglio più spiccatamente letterario che economico?Ricordate come questo speciale, che si richiamava alle origini avendo come “scopo la difesa del vino e delle attività ad esso connesse, perché secondo Arturo Marescalchi, fondatore e direttore per lungo tempo della testata, troppi ancora confondono i danni dell’alcolismo con quelli dell’uso normale di questa bevanda e troppi ancora sono i pregiudizi nei confronti dei commercianti sospettati di alterare questo prodotto” fosse estremamente interessante contenendo lunghi dossier e approfondimenti che il taglio svelto del settimanale, il Corriere Vinicolo, non poteva consentire?
Bene, si fa per dire, scordatevi Enotria (ma anche quel C.V.) perché l’illuminata, pragmatica gestione della U.I.V., appannaggio di personaggi niente parole e tutti fatti, gente che probabilmente l’unico concetto di cultura che apprezza è quello del business, nonostante Enotria fosse una pubblicazione in attivo, che ripagava i propri costi grazie alla pubblicità che ospitava, l’ha eliminata.
Rami secchi, roba che non rende, da togliersi di torno, come i direttori non sufficientemente proni ai desiderata dei padroni, che poi hanno la spudoratezza di parlare di eticità della produzione e di altre amenità.
Il taglio di Enotria, la sua eliminazione senza esitazioni, come una cosa inutile e improduttiva, del resto è solo l’ennesima conferma di un modo di pensare e di agire dei grandi industriali del vino italiano che non solo sgomenta, dimostrando il deficit di cultura e le logiche spietate di questi personaggi, ma preoccupa pensando che il futuro del vino italiano e le sue strategie saranno ancora loro a determinarle…

0 pensieri su “E l’Unione Italiana Vini eliminò anche Enotria

  1. E brava l’Unione Italiana Vini! Immagino che anche in questo caso, così come hanno taciuto da pecore quando hanno cacciato Mancini, i vari “miracolati” dall’ex direttore, gente che ha scritto per anni sul Corriere Vinicolo grazie a lui e che si professava sua amica, non avrà nulla da dire sulla chiusura di una pubblicazione storica alla quale hanno collaborato.
    Perché i vari Tosi, Piccoli, Palese, Gabbrielli, Cantini, tanto per non fare nomi, tacciono e non dicono nulla? Non ha nulla da dire l’attuale direttore Regazzoni?

    • gran parte delle persone che lei cita sono tuttora collaboratori del Corriere Vinicolo. Così come non hanno battuto – pubblicamente – ciglio quando hanno licenziato Mancini, pensa che siano disponibili a dire qualcosa oggi con l’aria che tira all’Unione? Non credo, ma se volessero esprimersi, magari manifestare il rammarico per la chiusura di Enotria (cosa che penso sia consentito fare senza timore di ritorsioni) sappiano che questo blog é disponibile ad ospitare loro commenti

  2. Il deficit di cultura continua a trovare sostenitori in ogni dove. C’è chi se ne sbatte altamente del proprio territorio, facendo rigirare nella tomba chi quella terra ha cercato di custodirla, con sacrifici e sudore. Figuriamoci una “cosetta” come Enotria!

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