E se il Vinitaly cominciasse la domenica?

Un’eccellente proposta di Internet Gourmet

Lontani i tempi quando qualche minus habens poteva permettersi di snobbare, sostenendo che non si trattava di vera e propria comunicazione giornalistica, l’informazione fornita dai blogger (del cibo e del vino).
Oggi, anche se qualche sacca di resistenza permane, stando a quanto ha documentato Intravino sull’atteggiamento della “brand manager” del Vinitaly, secondo la quale “finché ci sarà l’ordine dei giornalisti i blogger non saranno presi in considerazione”, solo persone che siano rimaste ad un concetto medioevale della comunicazione possono permettersi di snobbare il lavoro di informazione, e spesso di contro-informazione, svolto dai migliori blog.
Proprio perché l’influenza della blogosfera cresce, i blogger più seri (che spesso sono anche dei giornalisti iscritti al mitico albo) sono chiamati a compiere un ulteriore sforzo di responsabilità e a superare – e se lo dice uno che si considera un “solista” potete crederci – vecchi personalismi e sforzarsi di fare squadra, attivando qualora siano possibili, senza impensabili confusioni e pateracchi e improponibili embrassons nous, valide sinergie.
E’ con questo spirito del resto, con un collante in più dato da una solida amicizia, da un’età si spera matura e dall’essere tutti sostenitori della Beneamata, che Carlo Macchi, Luciano Pignataro ed io ci siamo uniti, come “Giovani Promettenti”, nel segno della IGP, varando una rubrica settimanale collettiva e avendo in progetto altre operazioni comuni.
Con lo stessa convinzione che uniti si possa fare di più, ho pertanto deciso non solo di segnalare sul mio blog ogni settimana il post di un sito Internet o wine blog che mi abbia maggiormente convinto, e che avrei potuto, teoricamente firmare io, ma di appoggiare, facendole mie, campagne che altri colleghi wine blogger decidano di lanciare.
Il primo appoggio incondizionato che voglio offrire riguarda l’eccellente, intelligente proposta che un giornalista e wine blogger che apprezzo molto, il gardesano di sponda veronese (area Bardolino) Angelo Peretti ha diffuso tramite il suo sito Internet Gourmet. Proposta che potete leggere qui.
Peretti propone un’intelligente e semplicissima da realizzare, basta volere, modifica della classica formula del Vinitaly che prevede l’apertura il giovedì e la chiusura, in sordina e tono minore, il lunedì.
A suo parere “ora che è all’apice del suo successo di pubblico, credo che il Vinitaly possa e debba cambiare. Senza tradire la propria anima costantemente in equilibrio precario fra evento nazional-popolare e momento di business. Anzi, rafforzando entrambe le proprie caratteristiche. ma dandovi nel contempo maggiore coerenza interna.
Intendo semplicemente – ma anche complicatamente, per gli organizzatori – questo: perché invece che continuare a fare la fiera dal giovedì al lunedì non spostare l’appuntamento dalla domenica al mercoledì?
L’attuale formula funziona, ma scricchiola. Per più ordini di motivi.
Il primo: la stampa e i buyer internazionali sono a Vinitaly dal giovedì al sabato. Poi rientrano, anche per questioni di voli (la domenica è più complicato).
Poi: il sabato la fiera resta in balìa di troppi visitatori che col business e con la passione del vino non c’entrano niente (dice niente il numero degli sbronzi in giro per i padiglioni la sera?)
La domenica è un bagno di folla, il che è positivo in termini di fidelizzazione del consumatore finale, ma non consente di fare affari: costo puro per i produttori (che tra l’altro la domenica, dopo tre giorni di fiera, sono già “cotti”).
Il lunedì è il giorno della stanchezza e dell’oblio, mentre dovrebbe essere la giornata dei ristoratori, che invece – con buona ragione, essendo gli espositori in smobilitazione disertano.
Mettiamo invece il caso che si apra la domenica per chiudere il mercoledì. Il sabato potrebbero agevolmente arrivare gli operatori esteri e per loro – così come per la stampa di settore – si potrebbero allestire serate promozionali in città e nelle province vicine: un’occasione di business extra fiera in più”. L’animatore di Internet Gourmet prosegue osservando che “la domenica – con gli espositori ancora “freschissimi” – ci sarebbe il consueto bagno di gente, ma senza i caciaroni-ubriaconi del sabato.
La domenica costituirebbe poi un’occasione d’oro per i media generalisti, che troverebbero pane per la loro smania di folla e di gossip, con corrispondente visibilità della fiera.
Dal lunedì al mercoledì si farebbe effettivamente business, oltretutto con la ristorazione che potrebbe “riappropriarsi” della fiera.
I vantaggi per gli espositori: maggior ordine, maggior possibilità di fare affari, costi minori (un giorno in meno di fiera).
Le prospettive per la fiera: possibili minori incassi (un giorno in meno), minori costi (un giorno in meno, anche in questo caso, ovviamente), miglior soddisfazione dei clienti.
Le prospettive per l’economia veronese: week end pieno (gli espositori e gli operatori arrivano il venerdì o il sabato, e occupano le stanza al completo anche la domenica, mentre ora ci sono partenze già dal sabato) e prolungamento degli affari fino al mercoledì, non perdendo dunque neppure un giorno di “tutto esaurito” rispetto ad oggi.
Le prospettive per gli allestitori: maggior numero di giorni disponibili nella settimana pre-Vinitaly”.
Come si vede, una proposta di grande ragionevolezza, che non mi sento di lasciare cadere nel dimenticatoio affermando, un po’ cinicamente, che siccome è troppo intelligente e ragionevole allora non andrà in porto.
Ho quindi deciso di sostenerla, invitando tutti i wine blogger che siano come me favorevoli a sostenerla a rilanciarla.
Magari, per il semplice fatto che si tratta di una proposta veicolata dal Web e non dalla carta stampata, verrà considerata meno importante, però quella di Peretti è un’idea che merita, credo, di essere vagliata, presa in considerazione, discussa (chiamando ad esprimersi anche i diretti protagonisti del Vinitaly, i produttori, i Consorzi, gli Enti che espongono, e gli organizzatori).
Wine blogger e siti del vino: da Internet Gourmet a Vino al Vino ora il testimone passa a voi!

0 pensieri su “E se il Vinitaly cominciasse la domenica?

  1. Caro Franco,
    l’idea dello spostamento partorita da Peretti, che saluto, è ottima e logica. Tanto ottima e tanto logica che dubito verrà accolta, in quanto contrastante con altri interessi veronesi ben radicati (sold out di hotel e ristoranti, lucroso incasso con i biglietti dei visitatori, etc).
    Non capisco però il pistolotto sui “minus habentes” (quorum ego, visto che siamo nel latinorum) e sulla vexata quaestio (idem) del presunto dualismo blogger/giornalisti.
    Per ragioni tanto evidenti da non meritare di essere ripetute qui, considero che il lavoro dei blogger – peraltro spesso eccellente e niente affatto superfluo – NON possa essere ritenuto informazione, in quanto svolto appunto da non giornalisti (va da sè che se il blogger è anche giornalista, opera come tale e non come blogger, nè potrebbe fare altrimenti) e quindi non nel rispetto delle norme che regolano l’informazione stessa.
    Per il merito ti rimando ad un mio vecchio post: (http://blog.stefanotesi.it/?p=189) “perchè tutti quelli che “ardono” dal desiderio di fare informazione (ad esempio i blogger) non lo fanno nell’unico modo che la legge riconosce, cioè diventando giornalisti?
    A me la faccenda sembra talmente solare da non farmi una ragione del perchè non venga capita. A meno che non si voglia fingere di non capirla, è chiaro.
    Ciao,

    Stefano

    • Stefano, quando parlavo di minus habens non mi riferivo di certo a te, ma a qualche giornalista che snobbava i blog. Salvo poi dotarsi dopo qualche tempo di un proprio (non seguitissimo) blog… Prendo atto di quel che scrivi e ti chiedo: ma allora consideri che il lavoro svolto da Vino al Vino non possa essere ritenuto informazione? Oppure pensi che lo sia solo perché sono iscritto all’albo dei giornalisti a differenza di altri blogger che giornalisti non sono?

  2. Ci pensera’ Tesi a rispondere alla domanda di Ziliani ma vorrei approfittare del momento per buttare li’ un’ipotesi. Ipotesi non solo e non tanto di lettura dell’opinione di Tesi, ma della possibilita’ generale di considerare non-informazione quella fatta dai blogger. Io penso che esistano due piani come minimo per il significato del termine “informazione” in questo contesto. Credo che sia possibile affermare, forse con Tesi, forse no, che quella fatta da molti bravi e preparati blogger non iscritti all’ordine sia informazione nella misura in cui se ne traggono informazioni, contenuto informativo, in cui si viene a sapere qualcosa che prima non si sapeva. Ma che non sia “informazione” nella misura in cui chi l’ha fatta, l’ha fatta al di fuori del quadro di responsabilita’ che soltanto l’appartenenza all’ordine legalmente assicura.
    Qualche tempo fa avrei rigettato questo punto di vista perche’ credo che non avrei visto questo secondo livello del discorso (per un problema piu’ linguistico che sostanziale). Ora sono molto piu’ propenso a dare ragione -in questo senso- alla tesi del tuo interlocutore.
    Chi pronuncia un’orazione in difesa di qualcuno accusato di qualcosa, indubbiamente sta facendo la difesa di quest’ultimo. Ma se non e’ iscritto all’ordine degli avvocati non si puo’ pienamente dire che quella sia “una difesa”. Il discorso, visto in questa prospettiva, mi torna molto. E non ha niente a che vedere, ovviamente, con il disprezzo per la qualita’ del contenuto informativo del lavoro di molti blogger. Si puo’ essere d’accordo o meno con lo spirito della legge che prevede per chi vuole “fare informazione” un’albo e un ordine, con tutti gli annessi e connessi. Ma fin tanto che questa legge c’e’, chi non si sottopone ai controlli di filiera “non fa” informazione.
    Proprio come un olio che non e’ DOP, puo’ anche venire da un oliveto che conosciamo benissimo, ma fintanto che la legge prevede l’adesione a una DOP per poter rivendicare origini territoriali piu’ ristrette di quelle nazionali, quell’olio sara’ soltanto “prodotto in Italia”.

  3. Grazie, Franco. Del rilancio. E delle belle parole. Sono d’accordo: l’impresa può sembrare impossibile. Ma non la ritengo utopistica. Ci vorrebbe davvero, come osservi, l’interesse di Consorzi, produttori, enti, giornalisti, blogger. Da veronese, ho motivo di ritenere che la VeronaFiere non sia così impermeabile alle novità. Magari non subito (l’edizione 2011 è già stata annunciata), ma credo ed auspico che ci possano essere dei margini. Proviamoci.

  4. No Franco, via. Tu sei un giornalista che tiene un blog. In quanto tale fai informazione (intendendo per tale non la semplice diffusione di notizie, ma la diffusione responsabile di notizie, responsabile nel senso di verificate, controllate, etc). Chi non è giornalista non fa informazione. Non lo dico io, lo dice la legge. Il blogger fa altro. Encomiabile, a volte, ma altro. Per l’ovvio motivo che non deve rispondere di ciò che scrive, salvo che personalmente come cittadino e non come giornalista; il quale invece, oltre che in proprio, risponde come iscritto a un albo. La diferenza è enorme. Se applichi lo stesso ragionamento ad altre professioni, è facile da capire. Il guaritore fa il medico? No (anche se magari la gente curata guarisce). Chi fa al nero le dichiarazioni dei redditi altrui fa il commercialista? No, infatti se il 740 è sbagliato ne risponde il contribuente, non il compilatore. Non capisco perchè una cosa così solare e legalmente esplicita non possa essere compresa nella sua evidenza.

  5. Pingback: E se il Vinitaly cominciasse la domenica? | Trentinoweb

  6. quest’anno ho rivisto delle scene che mi hanno riportato al passato. Sabato e Domenica torme di ragazzotti ( e ragazzotte) ubriachi, con bottiglie in mano a tracannare vino in giro. Non c’e’ peggior servizio al mondo del vino che quello di associarlo con queste scene, mentre tutti noi siamo li a raccontare di un mondo fatto di cultura e tradizioni, lontano miglia e miglia dal fenomeno del binge drinkink, ma associabile ai piaceri della vita piu’ alti. Tutte parole inutili di fronte all’evidenza dei fatti, mettetevi nei panni di un visitatore estero che si e’ fatto migliaia di km per andare a lavorare in una fiera che e’ dichiarata per operatori (e’ nell’art 1 del regolamento del vinitaly) ma di fatto fa entrare chiunque tiri fuori qualche euro.
    Anche io ho sempre pensato che 5 giorni sono troppi, un anomalia visto che tutti gli eventi analoghi sono di solito 3 giorni, piu’ che sufficenti se ben organizzati. Se occorre sarei favorevole al cambio di date, ma quello che conta davvero e’ il cambio di mentalita’, ovvero realizzare quello che si dichiara: una fiera per operatori. Se poi si vuol fare un evento popolare (benche’ gia’ se ne facciano parecchi) lo si faccia, ma separato.

  7. Concordo con Tesi: chi fa informazione su Internet, blogger o altro, e vuole fruire dei servizi messi a disposizione per i giornalisti, si iscriva all’Ordine, come pubblicista o professionista. Non è corporativismo. Queste sono le regole. E le regole sono alla base della convivenza civile. Elene Amadini, brand manager del Vinitaly, non ha detto che i blogger non entrano in sala stampa, ma che l’ingresso era riservato agli iscritti all’Odg. Sono d’accordo. I servizi per i giornalisti vanno usati da chi lo è, così come quelli per gli standisti. Nessun attacco, quindi secondo me, alla libertà dell’informazione bloggatara a favore dei media tradizionali tacciati, forse un po’ ingenerosamente di copiaincollismo e marchettismo. C’è stata solo l’affermazione di una regola, secondo me giusta. Certo non è un tesserino, verde o amaranto, a fare l’informazione. Ma la qualità dell’informazione sì. Oggi tutti possono comunicare e i professionisti non possono credere di avere l’esclusiva i questo senso, tuttavia ci deve essere il riconoscimento di una professionalità che altrimenti sarebbe svilita, più di quanto non lo sia già per questioni interne ed esterne all’Odg. Non è difesa di posizione acquisite, lo dico da “solista”, non coperto da alcun contratto e benefit di grande testata che se va al Vinitaly, o in qualsiasi altra manifestazione, ci va a spese proprie, esattamente come un blogger che fa comunicazione sul web ma non è giornalista.

  8. Bell’idea quella del Vinitaly che comincia di domenica.., ma anche (forse) difficile da realizzare, magari solo perché una ‘macchina’ che gira e funziona in un certo modo è difficile da modificare.
    Però per Vinitaly sarebbe una bella opportunità per un referendum tra tutti i soggetti partecipanti, a cui tastare il polso…

  9. Domenica , lunedì e martedì: perfetto! E multe salate a chi regala ai “ragazzotti” le bottiglie non esaurite . Il primo errore siamo noi a commetterlo? Sono convinta di sì. Josè

  10. Dott. Ziliani,

    mi permetto di esprimere due contetti.
    1) Organizzazione evento
    Come produttore al SOL (www.cossari.it)ritengo che le sue considerazioni (assolutamete di buon senso) possano fare un salto di qualità all’evento. Mi ritrovo perfettamente nella sua analisi, abbiamo dovuto accogliere molti alticci visitarori che vagavano con passi incerti tra gli olii italiani!
    2) Blog vs carta stanpata
    Ciò che conta sono i contenuti e la professionalità… non lo strumento. Spero proprio che non si arrivi all’albo dei blog, non mi sono mai piaciuti gli steccati, nascondono privilegi e rendite di posizione.Ad Maiora.

    Vincenzo Cossari

  11. ho sempre pensato che le giornate della settimana scelte per Vinitaly fossero errate. Ne è l’esempio Vinexpo che se non sbaglio inizia la domenica (dove si vede anche qualche appassionato che non ha a che fare con il business del vino) e continua nei giorni di lunedì, martedì, mercoledì e giovedì pieno di operatori.

    So che Zonin ha chiesto più volte all’ente fiera di cambiare i giorni e anche di prevedere l’evento non annuale ma bi-annuale, negli anni pari per non sovrapporsi a Vinexpo ma, sembra che l’ente fiera non ci senta bene.

    • Sulla proposta di spostamento delle date del Vinitaly è sicuramente d’accordo il Consorzio Chianti Rufina che in data 22 aprile ha indirizzato all’Ente Autonomo per le Fiere di Verona e alla dottoressa Elena Amadini, Brand manager wine and food, una “Richiesta variazione date Fiera VINITALY”.
      Ecco il testo della lettera:
      “Gentile Dott.ssa Amadini, con questa lettera il nostro Consorzio Chianti Rufina intende farsi portavoce delle sempre più pressanti richieste che ci stanno pervenendo dai nostri associati relativamente alla questione delle date nelle quali si svolge la fiera VINITALY presso la Vostra struttura. Nello specifico ci viene richiesto di sondare la vostra disponibilità a variare il giorno di inizio e fine della fiera dagli usuali giovedì / lunedì ad una più congeniale dislocazione delle giornate, con inizio fiera alla domenica e giorno finale il giovedì. Questa nuova disposizione delle giornate fieristiche porterebbe, a nostro parere, ad una maggiore e più incisiva presenza degli operatori esteri, i quali si troverebbero ad avere una giornata infrasettimanale in più per visitare gli stand senza incappare nella solita ressa che si registra nei giorni di sabato e domenica, quindi offrirebbe loro anche la possibilità di poter estendere il loro soggiorno per turismo in Verona o nelle zone limitrofe anche nel week end, con evidenti ricadute positive anche sull’economia locale. Sarebbe comunque mantenuta la giornata del lunedì, tradizionalmente appannaggio di ristoratori ed enotecari, quindi non si dovrebbero riscontrare grossi sconvolgimenti sia per il pubblico di appassionati che visita la fiera che per gli operatori del settore. Ci auguriamo che la nostra richiesta possa essere presa in esame e restiamo in attesa di un Vostro gentile cenno di riscontro. Distinti saluti Il Presidente Giovanni Busi”.

  12. Einaudi scrisse: “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”
    Berlinguer aggiunse: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni”.

    L’informazione è un bene imprescindibile come, che so io, l’educazione. Anche dei pedagogisti e degli educatori professionali c’è un albo ma nessuno si sognerebbe di chiedervi l’iscrizione per educare i figli. Non è infatti un caso se l’ordine che difendete tanto è stato introdotto da Benito Mussolini, provate ad indovinare per cosa ha ben pensato di introdurlo…
    Gli unici vincoli dovrebbero essere quelli previsti dalla legge ed al lettore l’ardua sentenza! E se proprio non riuscite a fare a meno dell’ordine per fare il giornalista o sentirvi tali, almeno abbiate la decenza di farlo senza internet: luogo, il quale con le regole dell’ordine proprio non può funzionare…

    cordialmente

  13. A me non pare che Coppini parli troppo di internet, gabellato qui, come al solito, per il fatale strumento dei destini progressivi e luminosi etc etc. Mi pare invece che parli un po’ a sproposito, a colpi di citazioni e di ideologia col paraocchi, di un problema che non conosce e che non c’entra affatto con Einaudi, Mussolini e Berlinguer. Confonde la libertà di opinione con il diritto di cronaca, dimentica che ai pedagogisti e agli educatori professionali sono imposti (giustamente) titoli di studio ed un esame di stato per esercitare il loro lavoro, ignora invece che per entrare nell’albo dei giornalisti non è necessario alcun titolo (“classista”: ma per favore…quando abbandoneremo questo ciarpame dialettico?), si contraddice sui “vincoli” (la legge sulla stampa è appunto una legge, come egli invoca) e conclude con l’immancabile luogo comune del lettore giudice supremo. Non gli resta che affidare l’educazione dei suoi figli a qualche analfabeta, ma molto democratico, e a farli curare da qualche praticone, senza tioli nè albo ma assai democratico anch’egli.
    Mah…possibile che non si riesca a tenere un discorso nel solco tecnico, senza che qualcuno gli una deriva?

  14. Guardi Tesi che colui che esce dal seminato con espressioni sbagliate nella forma e nella sostanza è lei. Quando afferma che tutti quelli che “ardono” dal desiderio di fare informazione (ad esempio i blogger) lo dovrebbero fare nell’unico modo che la legge riconosce e cioè diventando giornalisti, dice in termini di fatto una grande imprecisione.
    Scusi se cito ancora ma l’aderenza alle fonti forse (ma non ci spero troppo!) mi assicurerà dai suoi commenti livorosi che mi accusano di non essere capace di stare in un solco tecnico: con sentenza 15 giugno 1972 n. 105 la Corte costituzionale ha stabilito che “Esiste un interesse generale alla informazione – indirettamente protetto dall’articolo 21 della Costituzione – e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee”. Come ben può vedere la Costituzione, che nella gerarchia giurisprudenziale viene molto prima di una legge che parla di ordini professionali, tutela chi volesse fare informazione senza essere giornalista.
    Detto questo e premesso, se ancora ce ne fosse bisogno, che non amo comunque gli ordini professionali, non ho nessun problema a riconoscere specificità da tutelare nella professione giornalista e, mi creda, se voi giornalisti pensate che l’unico modo per tutelarle sia l’ordine professionale, me ne saprò anche fare una ragione. Non cerchi di dipingermi però come un “fricchettone democratico ideologizzato” (cosa per altro poco giornalistica) semplicemente perché amo distinguere l’informazione dal giornalismo.
    cortesemente

  15. Caro Coppini, io non l’ho dipinta in alcun modo. Le espressioni tra virgolette sono sue. Io non ho usato la parola fricchettone (coda di paglia?) e ho riferito l’ideologia alle sue idee, non alla sua persona. Se poi si offende perchè le si dà del democratico, affari suoi. Quanto al presunto livore, le assicuro che non è tale. E’ casomai irritazione verso chi, come lei, nascondendosi dietro ai principi non sa, nella sostanza, di cosa parla. Confonde il diritto all’informazione, all’accesso alla medesima e alla pluralità della stessa, che è del cittadino, con il diritto/dovere di produrre questa informazione, che la legge affida al giornalista. Tutti hanno diritto alla salute, ma a nessuno verrebbe in mente (tranne forse a lei, forse per odio verso l’ordine dei medici) che essa sia affidata dalla legge a persone diverse dai medici. Lasci perdere la “gerarchia giurisprudenziale”, che è un’espressione amena. Le risulta che la Corte Costituzionale abbia dichiarato incostituzionale la legge istitutiva dell’Odg del 1963? No? Allora si metta l’animo in pace, perchè non c’è “gerarchia giurisprudenziale” che tenga: l’ordine dei giornalisti è perfettamente legittimo e pertanto non solo può, ma deve svolgere la propria funzione. L’informazione la fanno i giornalisti nel rispetto della legge in materia, quindi chi “arde” deve rispettare tale legge ovvero, per cominciare, iscriversi all’Odg. Sbaglia, pertanto, se continua a distinguere tra informazione e giornalismo, che se ne faccia una ragione o meno.
    Ricambio le cortesie.

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