Fiat prima il business poi l’orgoglio (e gli interessi) piemontesi

A proposito del nuovo spot del Doblò Cargo
Non ho mai avuto alcuna considerazione e stima, nemmeno ai tempi dell’elegante e fascinoso Avvocato Agnelli, per la Fiat e per il suo management.
Essendomi guardato bene, piuttosto vado a piedi, dall’acquistare una solo autovettura da loro prodotta, li ho sempre giudicati molto abili, e spregiudicati, nel curare innanzitutto i loro interessi di bottega (a quelli dell’Italia non ci pensano nemmeno lontanamente) favoriti da una classe politica, di ogni colore, che ha sempre erogato loro contributi e concesso facilitazioni considerandoli, evidentemente, i padroni d’Italia e conformandosi servilmente al loro volere.
Non mi ha pertanto stupito più di tanto, essendo perfettamente in linea con il loro modo di essere e di fare, la decisione dei dirigenti della fabbrica automobilistica torinese di scegliere per lo spot pubblicitario radiofonico e televisivo del “nuovo Doblò Cargo, la risposta ideale per i professionisti che fanno dei propri veicoli uno strumento di lavoro quotidiano”, di tirare la volata ad un competitor del vino italiano e piemontese com’è il vino argentino.
Lo spot, che intende documentare il lavoro di un imprenditore, nella fattispecie di un produttore vinicolo, che necessita di un furgoncino per caricare e trasportare casse di vino, non è difatti, troppo banale per il super snob management torinese e per i creativi pubblicitari cui si sono affidati, ambientato in un vigneto piemontese, o quantomeno italiano.
All’insegna dell’esotismo il filmato (che potete visionare qui) ci porta nelle Ande, in Argentina, nella Bodega François Lurton – Finca Chacayes posta nella regione di Mendoza, 130 ettari a 1100 metri d’altezza dove a magnificarci il Piedra Negra base Malbec prodotto è, magia della fiction, l’attore americano naturalizzato francese Christopher Lambert.
Nello spot, girato da Gabriele Muccino, “il grande regista delle star”, oltre ad aprire con la spada di Highlander una cassa di vino, “stabilendo così un contatto tra la sua professione di attore e la sua attività di imprenditore”, come recitano sussiegosi i comunicati stampa, Lambert mostra di essere un fedele e convinto cliente dei veicoli Fiat Professional, definiti “ideali per un imprenditore attento alla produttività e al rispetto ambientale come me. Grazie ai primati unici di Nuovo Doblò Cargo posso davvero espandere il mio business”.
Fin qui lo spot, che verrà proposto in tutta Europa, ma non in Francia, a causa della Loi Evin assai restrittiva in materia di pubblicità di vino e di bevande alcoliche. Muccino e Lambert (che gode di un’inattesa pubblicità per i propri vini argentini) fanno benissimo il loro mestiere.
Non altrettanto si può dire per l’agenzia Leo Burnett di Torino, che ha avuto la “pensata” dell’advertising di vino andino e per gli inqualificabili responsabili della comunicazione pubblicitaria Fiat che dimenticando di avere sede a Torino ed in Piemonte, come ha ben sottolineato Filippo Larganà su Sapori del Piemonte blog, “snobbano i vini piemontesi” e per reclamizzare un’auto italiana come il Doblò “non hanno trovato di meglio da fare che scegliere un attore francese, e riprenderlo in mezzo alle vigne argentine mentre mima una vendemmia e carica casse di vino”.
Inutile ricordare ai vertici Fiat che senza andare tanto lontano da Torino e spendendo meno soldi avrebbero potuto girare uno spot altrettanto fascinoso recandosi in quel di La Morra, in terra di Langa, dove i cugini di Luca Cordero di Montezemolo (che proprio oggi ha lasciato la presidenza Fiat), proprietari di una splendida tenuta, Monfalletto, producono ottimi Barolo.
Non sarebbe stata una scelta abbastanza logica per il loro esotismo glamour, per il loro internazionalismo provinciale, molto Super Tuscan, jet set e altro, stile Lapo.
Che abbiano la suprema faccia di tolla di blaterare ancora dell’esigenza di “fare sistema anche tra comparti diversi dell’eccellenza made in Italy” gli spudorati del Lingotto.
Non una risata, ma un doveroso e poco chic super pernacchione, li seppellirà…

0 pensieri su “Fiat prima il business poi l’orgoglio (e gli interessi) piemontesi

  1. Da felice possessore di una Volvo (che ora, haimè, è diventata cinese) non posso che essere d’accordo. E come direbbero i manager Fiat… gracias por la referencia, caro amigo Franco e hasta la victo… la vista, la vista. Siempre!

  2. Mah!? Certo che, in tempi di cassa integrazione e di chiusura di stabilimenti, tirar fuori l’Argentina che ha …..ato un bel po’ di risparmiatori italiani, proprio con un vino concorrente dei piemontesi, maneggiato da un attore in disuso.., sì è un po’ strano e piuttosto infelice.
    Di solito però la pubblicità Fiat è piuttosto ben fatta!
    Che sia davvero frutto di un effetto ‘Lapo’?

  3. Mah. Evidentemente lo spot intende reclamizzare un furgoncino e non il vino. Invece di lamentarci della scelta, certamente strampalata, di utilizzare la cornice argentina invece di quella piemontese per pubblicizzare il Doblò, dovremmo chiederci quali sono le ragioni. Semplice ignoranza da parte dei pubblicitari, o intrinseca debolezza italiana nel curare l’immagine del proprio vino?

    • e lo chiede ? Crasso e sciocco snobismo da parte di chi ha commissionato quello spot e di chi lo ha realizzato
      Di fronte a dimostrazione di anti-italianismo come questa come non chiedere ai consumatori italiani di boicottare i prodotti Fiat?

  4. Ma magari alla Cordero di Montezemolo usano veicoli Mercedes! 😉 Cmq siamo sicuri che, qualora la scelta fosse ricaduta sui Montezemolo non ci saremmo tuffati in un mare di dietrologia ed esterofilia?

  5. Beh, a proposito di anti-italianismo, vogliamo dire qualcosa del mega mc donald’s che sorgerà sulla ridente sponda bresciana del Garda, in Valténesi, nella terra del groppello??
    Semplicemente imbarazzante.

  6. Che si siano accorti che fa talmento schifo questo Doblo’, da girare uno spot unico per Italia (poco interessante) e SudAmerica dove la FIAT la fa’ da padrona???…cmq sia e’ una gran porcata!

  7. A me piacerebbero due parole di conversazione con l’ufficio pubblicitario FIAT: cosí solo per sapere come nascono queste idee e non altre, che a noi, laici e dilettanti, magari appaiono piú immediate, piu´vincenti, latrici di sinergie che magari aiuterebbero il reparto Made in Italy che benissimo non se la passa. Magari scopriremmo che siamo noi a non esserci accorti del global village, che siamo noi attaccati a concetti di qualitá da esportare che sono obsoleti e chissá quante altre belle nozioni e punti di vista andremmo ad apprendere e valutare.

    Se poi vini d’oltreoceano guadagnano terreno, se i contadini italiani acquistano- per ripicca – le Renault o le Berlingo, non sará certo colpa di uno spot pubblicitario della FIAT ! o anche sua ?

  8. già in passato LCDM promosse il madeinitaly con gadget madeintaiwan, è più che recidivo.

    comunque se pensano che un bolso come l’attore strabico possa far vendere furgoni al marketing fiat sono davvero messi male…

  9. Il Doblò è assemblato a Bursa dall’ azienda turca Tofas che per la Peugeot monta il Bipper e per la Citroen il Nemo, cugini transalpini del Doblò. Dal 1971 costruisce su licenza vari modelli ( Qubo, Fiorino, Palio, Albea, Linea) per la Fiat.

  10. Direi che il dott. Ziliani ha perfettamente ragione, ma nei commenti successivi ho visto molta confusione.
    Prima di tutto non è con l’ufficio stampa che dovreste parlare, ma con il reparto marketing (e sono ben distinti). Poi c’è da fare un’ulteriore distinzione tra i brand del “Gruppo Fiat”. C’è Fiat, che comunica con ottime pubblicità sempre azzeccate (es. la Panda con Chiambretti e quele ecologiche con i bambini o quelle della 500). C’è Lancia, che comunica con Armando Testa e fa pubblicità più modaiole (mi piacciono di meno). C’è Alfa che usa un’altra linea. E c’è il settore Fiat Professional (quello del Doblò) che ha fatto questa schifezza di pubblicità assolutamente brutta e assolutamente fuori luogo nella scelta del testimonial, della location e del vino…
    Marketing diversi, uffici lontani e persone che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Per non parlare delle mille agenzie che lavorano con il Gruppo.
    In questa confusione generale, capisco quella di chiunque.Ma un solo dato genera consensi e approvazione unanime. Questa se la potevano risparmiare…

  11. Essendomi guardato bene, piuttosto vado a piedi, dall’acquistare una solo autovettura da loro prodotta,

    ma li rilegge gli articoli?!??!??!?!??!
    manco i miei bambini delle elementari scrivono così

  12. Io considero la pubblicità per quello che è, cioè uno spot pubblicitario di una multinazionale (La Fiat) che cerca di attrarre un pubblico quanto più possibile globale per sopravvivere e consolidare il suo mercato.
    Non dico che mi piace, ma continuo a pensare al Piemonte fatto di colline ricco di vigneti e noccioli, percorso in bicicletta e non con il Doblò Fiat.
    Dai Franco adesso che il nervosismo pre-semifinale di Champions è passato, cerchi di vedere la Fiat come una possibilità di lavoro, soprattutto qui nel Vulture, dove si abbiamo uno dei migliori vini in Italia, ma che di lavoro lo sta creando solo per chi già ce lo aveva…
    Cordialmente.

    Ernesto.

  13. Gentile Francesca, mi permetto di rispondere al posto di Franco Ziliani, e solo perché sto leggendo ora i commenti. Del resto, come ho più volte precisato, Franco non ha certamente bisogno di difensori, tantomeno, a me pare, su questioni che riguardano la grammatica, che purtroppo invece difetta oggigiorno in molte persone, anche tra coloro che si ritengono “acculturati”.
    A proposito di virgolette, Le ricordo, ma immagino lo sappia già, che in genere le citazioni di altrui frasi vengono riportate tra virgolette, altrimenti potrebbero sembrare Sue parole. Inoltre, anche l’utilizzo oltremisura dei segni di punteggiatura (tra cui punti esclamativi e interrogativi) è da ritenersi poco elegante, a meno che, tra amici su Facebook o altri “social networks”, non si utilizzino volutamente per gioco, o sfottò, ecc.
    Mi scuso per l’intervento, anche con Franco, e La saluto con simpatia!

    • grazie Paolo, ma c’é sempre una “maestrina dalla penna rossa”, ammesso che maestra sia davvero, in agguato nelle nostre vite. Sempre pronta a “sbacchettarci” e a segnarci in blu o in rosso gli errori che avremmo fatto… 🙂

  14. Ops…stavo dimenticando il motivo principale del mio intervento, e cioè la correttezza formale, o meno, della frase incriminata.
    A mio parere è grammaticamente corretta: le parole “piuttosto vado a piedi” sono poste tra virgole, quindi si tratta di un inciso, più o meno equivalente al metterlo tra parentesi.
    Un saluto anche ai Suoi ragazzi delle elementari… 🙂

  15. Il problema è che quando la pernacchia li avrà seppelliti saranno già scappati con la cassa. Non sfugge a nessuno che nonostante le denunce della stessa figlia, chissà perchè l’inchiesta sui fondi esteri della buonanima langue, si parla di oltre 1.000 miliardi delle vecchie lire e la buona stampa italiana, tace, ed il buon Di Pietro, troppo preso dai fondi di Berlusconi non trovi il tempo di dire ne ai ne bai sulla questione. Poveri noi!

  16. Concordo pienamente con le tesi di Franco Ziliani su Fiat, management ed assoluta mancanza di italian style..

    Da altre parti sarebbe venuto giu’ il mondo..
    ma tant’è…

    Alice non abita piu’ a Torino… ma a Detroit..!

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