Ian D’Agata: “specialist knowledge of Barolo”

Leggo sul numero di maggio della rivista inglese Decanter, quella dove campeggia in copertina una bottiglia di Langhe Nebbiolo Sorì San Lorenzo, e dove un noto winemaker toscano che farebbe molto bene a tacere dispensa  ricette non richieste per fare grandi vini, ovviamente non solo con Sangiovese, a Montalcino, l’annuncio di tre Masterclass, dedicati ai vini italiani, o meglio “the best of Italy’s fine wine”, che si terranno a Londra il prossimo 15 maggio.
Si parlerà di Tuscany, con Steven Spurrrier, consultant editor della rivista, di Amarone, anzi delle Amarone families, con il master of wine Peter McCombie e di parlerà dell’importanza del vigneto nel Barolo con Ian D’Agata, “an italian based award-winning journalist and professionale wine lecturer with specialist knowledge of Barolo”. Intendiamoci, nessuno, tantomeno io, intende mettere in discussione la competenza di D’Agata, collaboratore di Stephen Tanzer all’International Wine Cellar, responsabile della International Wine Academy, curatore del New Wine Journal, vincitore nel 2007 del premio quale migliore giovane giornalista/wine writer italiano di vino attribuito da quell’autorità indiscussa e indiscutibile che è il Comitato Grandi Cru d’Italia, nonché autore di guide per Guido Tommasi editore.
Un’autorità D’Agata, avvantaggiato tra l’altro da un fluentissimo English speaking.
Peccato solo che in questi anni, chi frequenta assiduamente le terre di Langa non si fosse accorto, probabilmente perché distratto, della sua “specialist knowledge of Barolo”, non avendolo mai incontrato, a differenza di tanti altri colleghi, in qualche cantina, o visto partecipare a quella grande vetrina presentazione delle nuove annate che è Alba Wines Exhibition. Domanda: sarà mica anche lui della squadra di quelli che “non si sporcano” a degustare insieme agli altri giornalisti e normali wine writer, tipo il Robert Parker der Tufello, James Suckling o, non sia mai, Luca Maroni?
Possiamo esprimere voti che quest’anno, impegni londinesi permettendo, possa essere con noi e onorarci della sua presenza a Nebbiolo Prima così da dimostrarci sul campo di essere quel vero appassionato e conoscitore del Barolo che Decanter assicura ai suoi lettori essere?

0 pensieri su “Ian D’Agata: “specialist knowledge of Barolo”

    • ha ragione Renato, rosico per l’inglese spettacolare di mr. “specialist knowledge of Barolo” e per la sua capacità diplomatica, molto romana, di curare le pubbliche relazioni e le conoscenze che servono…

  1. e quanti relatori/formatori delle più varie associazioni abilitati sul Piemonte hai visto all’Alba Wine in questi anni?

    • credo che le scelte fatte per Alba Wines siano incontestabili. Se qualcuno non é venuto non é perché non sia stato invitato, ma perché per vari motivi ha preferito restarsene a casa. Lo stesso tipo di comportamento di alcuni produttori pseudo superstar, che non partecipano perché non vogliono sottoporre i loro vini alla “prova verità” della degustazione alla cieca…

  2. Caro Franco,
    non amo le polemiche, e non intendo cominciare a farne ora. Tra l’altro non sono mai intervenuto in un blog qualsiasi.

    Ritengo pero’ che un giornalismo credibile e che non sia solo urlato debba basarsi su fatti concreti e conoscenze veritiere. Ho ricevuto comunicazione di questo tuo intervento e per la prima volta in vita mia rispondo a un blog che sia uno, ma solo in quanto debbo rettificare una affermazione sbagliata, infondata e anche francamente lesiva della mia immagine.

    Ti informo quindi che io sono in Langhe anche sei volte l’anno e che tutti i principali produttori di Barolo e Barbaresco sanno benissimo che passo a trovarli ogni volta che posso. Se potessi starei anche di piu’ in loro compagnia, ma purtroppo i produttori di vino validi in Italia e nel mondo sono tanti e io, nel mio piccolo, cerco di fare del mio meglio per vederne il piu’ possibile. Ci sono altri wine writer che girano per cantine d’Italia e del mondo a proprie spese piu’ del sottoscritto? Mi farebbe davvero piacere conoscerne qualcuno.

    Non partecipo in genere se non molto raramente alle grandi fiere, quindi su Alba Wine non ho nulla da dire. Io non vado nemmeno al Vinitaly, a meno che non vi sia costretto per motivi di lavoro, proprio perche’ preferisco utilizzare il tempo a disposizione per andarmene in giro per conto mio per vigne e cantine. Fatti pure una chiacchierata in merito, ad esempio, con Vajra, Clerico, Sandrone, De Gresy o altri. Tra l’altro, sempre che ti possa interessare, sono in Langhe a visitare produttori e cantine di nuovo il mese prossimo.

    In quanto a Decanter, avrai la bonta’ di ammettere che forse ne capiranno qualcosa anche loro, in merito a chi debbano invitare per guidare le loro Masterclass.

    Mi premeva dunque chiarire questo spiacevole equivoco. Per il resto, chissa’ che non ci si veda, anche in Langhe o per cantine, qualche volta in futuro. Colgo l’occasione per porgerti i miei saluti e di augurarti buon lavoro,

    Ian

    • ti informo che Alba Wines, che oggi si chiama Nebbiolo Prima, non é una “grande fiera” ma una degustazione professionale, presentazione delle nuove annate, riservata alla stampa internazionale. Non mi sono mai spiegato perché tu non abbia mai voluto parteciparvi da grande conoscitore del Barolo come sei accreditato a livello internazionale, perché sicuramente sarai stato invitato più volte. Prendo comunque atto, dalle tue parole, che sei un attivo frequentatore della Langa. Chissà che capiti, prima o poi, l’occasione di incrociarti in qualche cantina. Quanto al mio giornalismo, che sia credibile e non solo urlato, come sostieni, penso che non debba dirlo o certificarlo tu, non credi?

  3. Ziliani, si è mai chiesto perché le sue interessantissime (non sono sarcastico) degustazioni non ottengono o quasi risposte, mentre quando fa polemica sulle guide o sul calcio ottiene un sacco di riscontri?

  4. Franco, non capisco proprio il senso e le finalità di questo tuo post.
    A parte la volontà manifesta di attaccare a freddo un collega per le sue presunte (secondo te) conoscenze dei vini di Langa.
    Oppure quelli di Decanter avrebbero dovuto chiedere a te chi chiamare a condurre la Masterclass o, meglio ancora, avrebbero dovuto chiamare te a condurla ???
    .
    Poi, se come giustamente tu affermi, D’Agata non deve certificare la credibilità del tuo giornalismo, altrettanto non dovresti fare tu sulle sue conoscenze dei vini di Langa ???
    .
    Se non ricordo male avevi precedentemente palesato qualche perplessità circa una tua eventuale partecipazione a Nebbiolo Prima……evidentemente le perplessità sono state superate, giusto ???
    .
    Ciao

  5. Luciano, la prossima volta i colleghi devo attaccarli “a caldo” (e non “a freddo” come mi imputi di aver fatto con D’Agata) per non farmi rampognare da te? Io ho solo espresso sorpresa per il fatto che venga presentato come uno specialista del Barolo una persona che non mi é mai capitato di incontrare in Langa – e dire che ci vado almeno una decina di volte l’anno – e che non ho mai incontrato alla più importante degustazione professionale per la stampa internazionale, alla quale so essere stato invitato. Ma c’é sempre da imparare nella vita. Del resto anni fa al Castello di Barolo avevano premiato come cavaliere del Barolo un teorico del vino frutto che il Barolo conosce e apprezza come io la cibernetica o il punk rock…
    Per rispondere infine alla tua curiosità sarò a Nebbiolo Prima, perché nonostante le mie riserve sul cambio di responsabili della comunicazione considero la manifestazione, comunque si chiami, la più importante occasione per degustare le nuove annate di Barbaresco e Barolo. Questo nonostante le assenza di qualche produttore superstar o che non accetta la logica, spietata, della degustazione alla cieca

  6. Guarda che D’Agata non sostiene che il tuo sia “giornalismo urlato”, si limita a darne una definizione…e lascia che sia tu a ‘interpretare’.

    Che sia un modo di fare e di essere ‘romano’, può darsi, ma lo trovo civilissimo e molto aperto nei tuoi confronti.

    Quoto l’ultimo commento di vignadelmar@, qui sopra. Anch’io penso che uno così appassionato come te non meriti questa polemica, e nemmeno il signor D’Agata che – come sostieni tu, per primo e da sempre – può essere diverso da te, avere altre opinioni, essere di un altro pianeta, ma interviene con pacatezza e civiltà (e con il proprio nome e cognome, in calce al suo scrivere; cosa che altri non fanno.

    -v. tuo recentissimo post a proposito dei
    nick names: “inscì aveghen!”)

    • nessuno mette in dubbio la pacatezza e la civiltà della replica di D’Agata – tranne quando afferma “debbo rettificare una affermazione sbagliata, infondata e anche francamente lesiva della mia immagine”, affermazione francamente eccessiva e non giustificata da quello che avevo scritto. Come pure l’intervento di Vignadelmar. Rivendico il mio diritto di esprimere, da barolodipendente e frequentatore super assiduo delle terre di Langa, la mia sorpresa per il fatto di non aver mai incontrato chi viene presentato come dotato di una “specialist knowledge of Barolo” nelle più importanti degustazioni per la stampa riservate a Barolo e Barbaresco. Ma nemmeno una sola volta in qualche cantina. La prossima volta gli chiederò di coordinare i nostri spostamenti a Barolo piuttosto che Monforte d’Alba, di modo da avere il piacere di poterlo vedere sul campo

  7. A margine di questo argomento: non credo essere il solo ad avere qualche riserva su gli assaggi alla cieca e su le manifestazioni maratona. Professionalemente io voglio saperne il piu´possibile circa la bottiglia che ho davanti e su cui devo dare un’opinione che si puó tramutare in fatturato o mancanza di tale per il produttore. Gli assaggi alla cieca sono da relegare secondo me a giuochi di societá, a gare tra amatori, ad interessantissime prove tra produttori, ma mi permetto di avere qualche riserva mentale sull’utilitá pratica delle stesse.

    Questo in specie quando sono organizzate nell’ambito di megadegustazioni. Ho visto giornalisti arrivare da Boston, piazzati al tavolino delle degustazioni ed uscire sbarellando per la pausa di mezzogiorno. Non so quanto il tutto giovi al malcapitato produttore il cui vino capita come campione numero ventuno alle quattro del pomeriggio.

    Stiamo parlando di vini in cui i tannini ancora fischiano e giá assagiarne con attenzione tre o cinque richiede tempo ed allenamento. Stiamo parlando del lavoro di gente che ha aspettato tre o quattro anni per il frutto della loro fatica e rischiano di vederselo cassare nel tempo medio di – quanto ? cinque dieci minuti ?

    Non sto scrivendo che le manifestazioni tipo Nebbiolo Prima non servano: hanno una grossa funzione PR. I giornalisti scrivono e comunque per una settimana si parlerá nei varii paesi dei vini di Alba e meno di altri. Tutto bene. Dico solo che puó essere esagerato il valore che gli si attribuisce e che per questo posso capire che qualcun -produttore o giornalista – scelga di non parteciparvi.

    Per un produttore i motivi possono essere tanti : la “paura” come ben dici tu,
    il non averne la necessitá commerciale , il non potersi permetter i costi, – vale specie per i produttori di piccoli numeri- , non avere il gusto di confrontarsi a quei livelli ed infine i motivi di “intruppamento” sopraindicati.

    Questo non significa neanche che chi ci va – produttore o giornalista – sia da “biasimare” o abbia piu´meriti di altri.

    • Carlo, non “biasimavo” D’Agata, che é uomo di mondo e persona sicuramente capace e abile come mi confermano miei amici anche negli Stati Uniti, per la sua assenza ad Alba Wines, mi limitavo a manifestare sorpresa per il fatto che non avesse mai sentito l’esigenza di partecipare a queste manifestazioni. Grandi vetrine che, contesto la tua affermazione, non hanno affatto “una grossa funzione PR”, ma che sono di estrema utilità per noi per farci un’idea, attraverso un numero importante di campioni, del valore dell’annata, degli orientamenti stilistici, delle tendenze, del modo di interpretare quel millesimo. Qui non si tratta di degustare, in piedi, nel caos, come in tanti banchi d’assaggio, o nella confusione di una tensostruttura come a Benvenuto Brunello. Si degusta seduti, in silenzio, serviti dai sommelier, seguendo i propri ritmi, con parecchie ore a disposizione, anche se poi i campioni restano tanti, anche 60-70 al giorno.
      Io personalmente giudico indispensabile e irrinunciabile un’occasione d’assaggio come Alba Wines Exhibiton ed oggi Nebbiolo Prima. D’Agata, grazie alla sua “specialist knowledge of Barolo”, riesce a farne a meno, potendo magari disporre di intere settimane di trascorrere in Langa girando per singole aziende. Beato lui!

  8. Caro Ziliani, concordo con Silvia Biasutti, il post è un po’ troppo nevrino e sembra, magari non vuole esserlo, inutilmente livoroso, se così si può dire.
    Magari si è fatto prendere la mano, succede anche ai migliori.
    Saluti cordiali

  9. Per ragioni di sinteticitá ho riassunto in “grossa funzione PR” proprio quello che tu definisci in dettaglio
    “per noi per farci un’idea, attraverso un numero importante di campioni, del valore dell’annata, degli orientamenti stilistici, delle tendenze, del modo di interpretare quel millesimo.”
    Sono d’accordo al cento per cento.

    Come produttore invece non mi sentirei tanto tranquillo se il mio vino fosse il numero cinquantasette o
    sessantadue. Anche concedendo a tutti i giornalisti del ramo, specie gli stranieri, la stessa conoscenza del prodotto, lo stesso impegno e la tua stessa “sobrietá”, mantengo sempre molte riserve sulla quantitá.

    Manifestazione ottima per consocere l’andamento dell’annata, per individuare i peggiori e qualche punta di eccellenza, per fare una prima scrematura, per individuare su chi tornare. Allora son d’accordo con te.

    Pensa peró che molti giornalisti tornando a casa si danno a stilare classifiche quando – ahiloro – non addirittura a dare punteggi. Questo penso sia dannoso ed in fondo non proprio lo scopo della manifestazione.

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