Per completezza dell’informazione: quello che si legge a pagina 131 de “Il vino degli altri” di Andrea Scanzi

Considerato che è un documento pubblico, contenuto in un libro regolarmente in commercio nelle librerie di tutta Italia e visto che diversi lettori che hanno commentato questo mio post mi hanno chiesto di “fare i nomi”, ho deciso, come contributo alla discussione, di pubblicare, dopo averla scannerizzata, la pagina 131 del volume di Andrea ScanziIl vino degli altri” (Mondadori editore).
Nella pagina vengono riportate alcune considerazioni fatte da un produttore toscano, attivo in quel di Cortona, relative al modo di lavorare di alcuni “winemaker di grido”, con riferimento ad“un’inchiesta durissima sul vino toscano” in corso.
Inchiesta, secondo quanto si racconta nella pagina, da cui sarebbe emerso un modo di operare che se fosse corrispondente al vero e se fosse suffragato da prove e riscontri, e da precise responsabilità di singoli, farebbe apparire, al confronto, Brunellopoli, lo scandalo del Brunello di Montalcino, una barzelletta.
Pubblico questa pagina del libro di un bravo collega, inviato della Stampa, e anche wine blogger, nella sua oggettiva eloquenza, senza alcun commento, per pura completezza dell’informazione.

75 pensieri su “Per completezza dell’informazione: quello che si legge a pagina 131 de “Il vino degli altri” di Andrea Scanzi

  1. Stavo appunto leggendo il libro in questi giorni ma non ero ancora arrivato a pag. 131. Di Ferrini era cosa nota, ma ci sono molti altri enologi coinvolti, stranamente, dopo la questione di dicembre 2009 che vedeva 17 enologi coinvolti nello scandalo del Chianti taroccato, non si è sentito più nulla…

  2. Ziliani, ma quel Ferrini di cui si legge in questa pagina del libro di Scanzi é lo stesso Carlo Ferrini che a pagina 10 del numero di maggio della rivista inglese Decanter in un suo libero intervento scrive testualmente “If Brunello producers want to keep using 100% Sangiovese, they must admit that Brunello shouldn’t be made across the Montalcino zone, but limited to areas where it excels. If they want to make great wine all over Montalcino, other grapes are necessary”?

  3. @Francesco: sono altrettanto sconsolata, e con un problema. Come far capire – chiaro e forte – che questo sentimento non parte da acredine nei confronti di chi si trova sotto inchieste per questi problemi, ma che nasce dallo sconforto per lo sciupìo di così tanta ricchezza, nomi, blasoni, reputazioni e danni che ricadono sulla testa di un’intera regione?
    Il tutto complicato dal pensiero che nel nostro ineffabile paese non si fa mai vera chiarezza (nell’interesse di tutti!).

  4. D’altronde quando al primo giorno di scuola enologica gli insegnanti esordiscono dicendo che il vino si può fare anche con l’uva, che cosa ci possiamo aspettare se non tanti dr.Pemberton col diploma?

  5. @Silvana, personalmente ho già espresso il mio ininfluente pensiero in materia: esclusione dal consorzio e impossibilità di utilizzare il marchio chianti. Il danno fatto è collettivo, giusto che la sanzione investa anche l’uso improprio di un marchio che è collettivo. qui si parla di cisterne di montepulciano, con cosa lo vogliono fare il vino? Vogliono fare un blend di 30 vitigni? bene, lo faccaino, ma non lo vendano come chianti.
    @ Camillo. Qui, devo dirlo, Ferrini ha ragione, il territorio di Montalcino non è TUTTO eccezzionale, la zonazione ci vorrebbe, anche perhè troppi brunelli del brunello hanno solo il prezzo e non per deroghe al disciplinare.
    saluti
    francesco

    • a proposito del territorio di Montalcino e dell’andamento commerciale del suo Brunello segnalo, all’interno di questo Sms intitolato Ladri male informati pubblicato oggi da La Prima di WineNews, la notizia che girano Brunello a 8-9 euro… Se lo dicono a Montalcino, vuol dire che é vero… Ecco comunque il testo del commento: “L’altro ieri ho letto su un giornale che a Bologna, in un supermercato Esselunga in periferia, un “povero” immigrato ha rubato 8 bottiglie di vino (Brunello, dicono le cronache) ed è stato arrestato dalla Polizia. Chissà se il ladro era ben informato: per fare una fortuna rubando vino, con in prezzi che corrono, ne servono di bottiglie, anche se si tratta di Brunello: ormai se ne trovano anche a 8-9 euro! E il discorso vale anche per tante altre antiche e prestigiose denominazioni italiane. Se un ladro vuol rubare vino e mettere da parte un gruzzoletto, di questi tempi, fa bene a informarsi ed a guardare alle marche migliori, piuttosto che alle sole denominazioni. È più facile fare “il colpo” con meno bottiglie ma di valore!!! PS: prima che qualcuno fraintenda, non siamo a favore dei ladri!!!”

  6. i soliti giornali, ci scommetto che era rosso, non brunello. ho visto cose che voi umani….ma non ho ancora visto brunelli a 8-9 euro sullo scaffale.
    scommetiamo che hano preso fischi per fiaschi?

  7. A Natale scorso (dicembre 2009), alla coop di Pontassieve (FI), vendevano Brunello di Montalcino “il Grappolo 2004” imbottigliato dalla Fortius srl in promozione a € 10,00, certo non era Biondi Santi o Soldera ma sempre Brunello era(ho fatto pure la rima).
    Franco il 06/05 ci sei davvero a Arezzo?

  8. Eccoci al dunque.
    I nomi, le alchimie, la crisi, gli enologi, i furbi, i coglioni e la Toscana (ma il resto d’Italia dov’è? Tutti puliti?), il Brunello a 8 euro… Io aggiungo, permettetemi perchè li produco, il Chianti Classico a 1,20 Euro il litro, l’Igt Toscano a 35 centesimi il litro (anche per vini ottimi)…
    Dove arriveremo non so dire, spero solo che il detto “non tutti i mali vengono per nuocere” si confermi un buon proverbio.

  9. A me non piace affatto la frase “Temo che in Toscana il vino si sia sempre fatto così”, generalizzare è molto comodo e non risolve nulla, anzi, danneggia anche chi il vino lo fa in modo onesto. Perché per alcuni opportunisti (per usare un termine benevolo…) deve finire nella melma anche chi è corretto? E il produttore che dice quelle parole si autodenuncia come compartecipe di quel “modo di fare vino in Toscana” o lui invece è integerrimo?

  10. La Toscana non è tutta quella gente grazie al cielo, c’è anche chi non si piega al giochino e ne subisce stritolato dal un certo meccanismo fredrifrago che era (è) stato creato.
    Sono i segreti che tutti sanno ma quando le cose vanno bene e il vino tira si fa finta di non sentire e non si guardano i colori delle vigne in autunno che diventan rosse, poi con la crisi si comincia a guardarsi intorno e a cercare di far pulito per ridare una parvenza al sistema e ripartire come prima con i soliti volti intanto pentiti e reillibati.
    Però ho paura che stavolta niente più sarà come prima…….. e ne sono felice.

  11. ok, va bene il “forza consumatori” di Ziliani, ma se poi (vivo a Milano) i ricarichi sono minimo di tre volte (ristoranti/bar), di questi tempi va a “remengo” la tutela della qualità, si va (quasi) tutti sul rapporto qulità/prezzo se non solo sul prezzo.

  12. Parlando al Vinitaly con un produttore di Montalcino, mi ha assicurato che all’ingrosso molte partite di Brunello sono state vendute nell’ordine dei 350-400 euro /quintale.
    Quindi vedere bottiglie di Brunello sotto i dieci euro sarà molto più facile di quanto si pensi…

  13. Tempo al tempo e….non sono tutti adetti ai lavori come Voi!!
    Io ragiono ….all’ingrosso!!!Posso bere senza Toscana …quanto voglio!
    E parlo di qualita’ e di rapp qualita’-prezzo.
    E’ banale dire che troppi nel Granducato taroccano e che tanti che non hanno taroccato …sapevano dei tarocchi!!
    Certo ..se poi la stessa storia esce per Piemonte, Puglia,Marche ecc andremo nei NUOVI MONDI!!
    Il mio messaggio era ed e’ : di vino (buono) al MONDO (perche’ il mondo e’ piccolo)ce n’e’ molto!!!
    Certo ,abbandoneremo certi sogni ma altri ..(sogni) nasceranno !!
    Vedo nel mondo del vino tanti movimenti (Vignerons, i Vini naturali ecc ) ed alla fine cambieremo la nostra hit parade ma…..continueremo a cantare!!
    Io credo che questi siano tutti AVVISI I NAVIGANTI come d’altra parte i Brunelli alla COOP a 10 euro!!!
    Non siamo alla carta dei vini ma a quella….della frutta!!

    • hai perfettamente ragione Vincenzo! Ma dimentichiamo per un momento il vino, e da grande uomo del calcio quale sei prova a fare gli auguri alla Beneamata per domani sera! Pensi che ce la possiamo fare contro quei mostri dei blaugrana?

  14. In effetti il blog segnalato da Simonetta dice il vero. Non credo che Carlo Ferrini si presenti alla porta dei produttori a proporgli i suoi vini, sono semmai i produttori a rivolgersi a Ferrini con richieste che escono dai canoni, e Ferrini cosa farebbe, secondo quanto scritto nella pagina del libro di Scanzi citata? Li avrebbe accontentati, dopotutto è il suo lavoro, limitandosi ad accontentare l’azienda che lo pagava proprio per fare quello. In quel caso, eventuale e tutto da provare, la frode la commetterebbe l’azienda produttrice non l’enologo, quindi perchè puntare il dito solo sull’enologo e non anche sull’azienda, che tanto lo sappiamo tutti quali sono? E nonostante tutto i vini di queste aziende vanno a ruba e i piccoli produttori hanno le cantine piene di ottimi prodotti qualità/prezzo invenduti. D’altra parte basta farsi un giro nelle enoteche per vedere che la gente(la maggioranza)ormai giudica e compra i vini in base al prezzo(più è alto e più si fa bella figura) e al nome del produttore e soprattutto ai punteggi delle guide. So di rivenditori di zona che per procurare alle enoteche una cassa di …aia, ma non solo, obbligano le enoteche ad acquistare decine di casse di altri vini, quindi vuol dire che questi prodotti vanno, in definitiva la colpa è sempre del consumatore che si comporta come un adolescente che va dietro alla moda.
    Ci vediamo il 6 maggio Franco.

  15. Vincenzo, per piacere, non dica che si può bere senza Toscana perchè da una parte c’era chi fregava e dall’altra chi taceva.
    Crede che chi non taceva aveva vita facile e non venisse messo in disparte e ostracizzato?
    Di gente sana e di aziende sane ne esitono parecchie e molte non hanno avuto vita facile!!!!
    E’ “complice” persino chi li comprava certi vini allora……

  16. @ Corrado Dottori
    Riporto quanto da te scritto poco sopra:
    “…E in questo contesto noi si dovrebbe andare nella stessa fiera insieme a questi signori? E soprattutto, siamo sicuri che abbiamo lo stesso mercato come è stato affermato? Mah…”
    Mi permetto solo di suggerire come non sia forse il caso di fare del manicheismo un po’ “spocchioso” (lo scrivo senza voler offendere o fare polemica, è solo che ora non mi viene un altro termine più “soft”), perché c’è sempre il rischio di trovarsi il “nemico” infiltrato in casa, soprattutto ora che il fenomeno “vini naturali” sta diventando piuttosto di moda e diventa, quindi, appetibile anche per chi vuole solo farci guadagni senza magari sposare fino in fondo la “filosofia” del movimento.
    L’occasione, poi, fa l’uomo ladro, per cui non è detto che, crescendo il successo, non crescano anche le tentazioni a scegliere strade meno difficili e rigorose; potrebbe anche essere che qualcuno, magari più debole o meno convinto dai principi del movimento, esca dalla retta via e pecchi.
    Quanto al fatto che il mercato dei “vinoveristi” e quello dei produttori “convenzionali” non sia lo stesso può anche darsi, visto che i primi si rivolgono ad un pubblico che è ancora di nicchia e che fondamentalmente si rifà agli stessi ideali; secondo me, tuttavia – e correggimi se sbaglio – più che rivolgersi ad un differente mercato, ciò che più importa ai vinoveristi è il fatto di differenziarsi “eticamente” (mostrandolo nei fatti anche con la scelta di organizzare manifestazioni separate ed autonome)dagli altri produttori. In questo caso occorre tenere la guardia ben alta, perché se si sceglie come distinguo il piano etico, occorre che tutti si mantengano più che cristallini e diventa difficile controllare le eventuali derive.

  17. Una parte di colpa oltre ad averla il consumatore allocco (me compreso)e’ da attribuire a tutte le guide-riviste , perche’ unici strumenti di informazione completa e pratiche da consultare per i piu’ ,che a questo punto,possiamo dire con sicurezza aver fatto disinformazione.
    VIVA ZILIANI E IL MAGISTRATO INTEGERRIMO

  18. Io non ho mai visto questi brunelli, ma visto le autorevoli testimonianze chiedo venia..certo che a 10 euro si finisce per dare ragione(sull’areale) a Ferrini.

  19. Non so più che aggettivi usare, di fronte a queste notizie…tranne forse uno: sconcertante!
    Di solito non sono pessimista, ma…quando il medico si accorge che la malattia non è il solo tumore (che già non sarebbe poco!), ma una infinità di metastasi dappertutto, mi dite voi quale potrà essere la cura efficace, che riesca a individuarle TUTTE ed eliminarle?!?
    E’ un po’ che non si sente la voce di Briscola: che sia impegnata a curare le sue vigne su Marte?
    In tal caso prenoto qualche bottiglia: quello si che sarà un vino…di un altro pianeta…

  20. Ohh gente, ma quei colori neri intensi di inchisotro, quelle gradazioni oltre i 14 gradi, quei tannini lunghi e morbidi, che certa stampa di settore richiedeva e magnificava pensavate fosse tutta roba prodotta localmente?
    Le cisternine erravano, errano sotto le nubi della Toscana e presumo non solo li vista la mole di aziende che certi vinattieri hanno sparse per l’Italia.
    Muovevano ondate di soldi e tutti zitti, chi provava a dire qualcosa era guardato come un bischero e messo da parte….
    Ma la stampa che ha promosso e pompato quei vini si è rifatta vergine?

    • caro Andrea, larga parte di quella stampa, spudorata, ora cerca di rifarsi una credibilità provando a far dimenticare quello che ha scritto e spacciato, ma nemmeno il più abile chirurgo estetico riuscirà mai a farli apparire come delle verginelle candide…
      P.S. Per completezza dell’informazione invito a leggere il post scriptum che Andrea Scanzi ha inserito in coda a questo post http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/?p=206 pubblicato sul suo eno blog. E’ una precisazione doverosa di cui tenere conto

  21. Ciao Franco, sono stato in dubbio sull’intervenire in questa discussione o meno, sai come la penso e che trattenermi su questioni come quella trattata è impresa virtuosa. Provo quindi a impostare il discorso su un binario parallelo.
    Se guardiamo la storia delle zone viticole, c’è sempre stata una zona blasonata e una limitrofa serbatoio, la cui produzione considerata volgarmente da taglio era in realtà migliorativa di quella ben più quotata. Oggi è certamente più facile tracciarne le origini, ma questo non risolve il problema di base: la filosofia di produrre il territorio deve esprimere il territorio, con i suoi pregi e i suoi limiti, e la capacità dei produttori è nel trasformare i limiti in valore aggiunto. Il commerciante ha lo stesso diritto di esistere, ma non di usurpare il territorio.
    Non posso poi nascondere un sorrisino ironico nel vedere che oggi finlmente si comincia a parlare in modo meno entusiastico di chi ha portato nel mondo del vino l’appiattimento spacciandolo per somma qualità.

  22. Caro Franco, pur sapendo che sostanzialmnete la pensiamo nello stesso modo, ricordo che se Ferrini o chi per lui dice che due più due fa quattro questo rimane una verità, a prescindere da chi lo dice e dalla rabbia che generano dentro di noi i comportamenti (sinora solo presunti, sentenze ancora non ce ne sono state, vedremo se i “nuovi cloni i sangiovese” saranno arrivati anche qui..) di certe persone e di certe aziende. E su Montalcino, al di la della generale incazzatura che ci provoca questo andazzo, ha ragione e, forse, lo abbiamo sostenuto addirittura noi prima di lui (che magari era quello che i vigneti ovunque li faceva poi impiantare…). Io, ribadisco, li taglierei fuori dal sistema denominazioni e consorzi, ma ho paura che si avveri l’ultima riga della pagina scanziana.
    saluti
    @ANDREA sì quei colori erano leggermente sospetti..la stampa si rifarà una “pseudo verginità”, stanne sicuro, se c’è riuscita qualche nota grande azienda a svoltare a U, figurati se non ci riesce un giornalista.

  23. Con internet di mezzo la vedo dura rifarsi una verginità dorotea attraverso convergenze parallele.
    Qui è tutto alla luce del sole e rintracciabile in pochi clic sulla tastiera, quindi non tutto tornerà come prima, neanche per chi cercherà di compiere piroette per aria a scopi verginali dimenticativi.
    Ora sarebbe il momento di iniziare a chiederci, ma le vigne nei lungo fiumi, esposte male, basse e chiuse, hanno senso o sono stata una delle cause dell’erraggio delle cisterne?
    Il Sangiovese al chiuso ed in basso, non matura: infradicia.

  24. Quoto – dal primo all’ultimo – tutti gli interventi di Andrea Pagliantini, e anche il ‘tone of voice’ (passionale) con cui li esprime.
    E mi domando: ci sarà mai un risveglio, da quest’incubo?

  25. Abito in Puglia e posso confermare il prezzo basso.Per tutta la settimana precedente alla Pasqua era possibile acquistare a € 9,99 il Brunello “Poggio Guidone” presso i discount della catena “Eurospin” e,sempre allo stesso prezzo,un’altro Brunello(del quale non ricordo il nome) presso i discount della catena “Penny”.

  26. …eppure ,carissimo Andrea Pagliantini, FORSE da quelle ”vigne con uve infradiciate”sono stati fatti anche DOCG a tutti gli effetti(”o per carico o per qualità accertata”); FORSE vini promossi da commissioni istituzionali…magari in vendita anche a ”0,99 euro”;quindi ”dovè il fradicio”?

  27. @ Chiantigiano
    hai mai sentito parlare di scambio?
    Una partita di vino non eccellente scambiata con un grosso con una partita di vino da taglio aggiungendoci dei soldi sotto?
    Le vigne balorde avevano lo scopo del carico e non necessariamente quel vino finiva in commissione, anzi sono certo non ci finiva.
    Il liquido da 0,99 è roba da imbottigliatori in serie…. nomi di fantasia con accanto la dicitura società parecchio a responsabilità limitata senza neanche sapere chi sono.

  28. Eppure prescindendo dai toni moraleggiante di certi commenti a me invece sorgono altri pensieri. Ammesso e non concesso che sia vero ciò che è stato scritto nel libro a me sorgono spontanee delle considerazioni tipo:
    -l’azienda citata è stata tenuta quasi come esempio di ottima qualità toscana, bravo il winemaker non solo a riuscire a ottenere un presumibile ottimo profitto finanziario per l’azienda committente, ma suscitando pure il plauso di certa critica enogastronomica visto che è realistico immaginare che certi “lavori”magari andavano avanti da più di qualche anno . In uno di quelle riviste patinate, neanche buone per accendere il camino, mi pare che l’enologo citato veniva descritto come maestro “di vino”, mi pare appropriato, visto le capacità di cui pare sia stato capace. Ma se la qualità è ottenibile così mi domando forse la Toscana è tutto un bluff e davvero bisogna veramente ammettere che non ci si è capito finora proprio una s*** di com’ è davvero l’espressione veritiera dei vigneti toscani : finora abbiamo bevuto troppo spesso temo il prodotto mercantile, artefatto ad hoc (o a DOC, meglio) per compiacere certa critica e consumatore.Concordo con il Cianferoni che dice che non tutti i mali vengono per nuocere e se da una parte questa crisi metterà fuori gioco molti, azzererà la necessità di dover importare in Toscana “roba”da fuori, come pure la necessità di dover per forza “saturare” i carichi dei vigneti toscani in produzione in un modo od in un’altro.Con gli investimenti che effettivamente ci sono stati nei vigneti toscani con massicci reimpianti, visto che i carichi virtuali di vigne decrepite non vengono più contrabbandati come in passato, sono fiducioso in un futuro migliore.Speriamo però che certi critici però imparino a distinguere i fischi dai fiaschi.Saluti

  29. x la sig.ra Biasutti

    Si,il nome riportato in etichetta è “Poggio Guidone”,si tratta sicuramente di una private label.Dovrei averne una bottiglia da qualche parte,tramite la fascetta di stato sul sito del consorzio è possibile risalire al vero produttore.Effettuerò presto quest’operazione e le farò sapere di chi si tratta.
    A questo link troverà una foto dell’etichetta del rosso prodotto dalla stessa cantina : http://www.intwinemerchants.com/sitebuildercontent/sitebuilderpictures/RossoBACK.jpg
    Fabio

  30. gentilissimo Cristiano,certo oramai c’è roba buona in vendita al ”sottocosto di produzione”;un chianti DOCG viene anche acquistato(preso!)in cisterna a 55-60 centesimi il litro + iva franco partenza (41-45 centesimi ”di materia prima” x bordolese )…se questo porta ad essere fiduciosi..ora che ,forse, tanti consumatori hanno un po’perso la fiducia..chissà forse non va proprio così male ”a chi l’ha fatta perdere”..

  31. Ecco il risultato della ricerca che appare sul sito del consorzio in merito al Brunello Poggio Guidone 2004.L’identità del reale produttore probabilemte è stata celata con l’istituzione dell’azienda “Tenimenti Montalcino SRL” che,tra l’altro,non figura tra i produttori associati…Sul retro dell’etichetta sono riportate anche le seguenti scritte: “Prodotto e imbottigliato da ICRF 7831/SI per S.P.A.C. Tavarnelle V.P. Firenze”.
    Forse qualcuno può aiutarci a scoprire chi sia l’imbottigliatore…

    P.s. è davvero incredibile il fatto che il consorzio pubblicizzi la possibilità di rintracciare il produttore e poi nella finestra che compare non indichi alcun recapito telefonico dello stesso!Se un consumatore volesse contattare il produttore di questo vino cosa dovrebbe fare?(Ho provato a fare una ricerca con Google dei Tenimenti Montalcino e non compare alcun riferimento a questa azienda).

    Brunello di Montalcino DOCG
    SERIE: aai CONTR. : 05812474

    DATI DELLA PARTITA

    IMBOTTIGLIATO DA TENIMENTI MONTALCINO SRL *
    ANNATA 2004
    PARTITA 33333 bottiglie pari a hl 250

    DATI DELLE ANALISI
    DESCRIZIONE VALORE LIMITI
    Titolo alcolometrico effettivo 14.08 >12.5 %/Vol
    Estratto secco netto 31.2 >24gr/l
    Acidità totale 6.4 >5 gr/l

    DATI DEL PRODUTTORE :

    TENIMENTI MONTALCINO SRL *
    LOC. LA PESCAIA
    53024 MONTALCINO SIENA

  32. Comunicazione di servizio, utile magari anche per altre occasioni:
    i dati di ogni impresa, sia essa di tipo individuale o di capitali, sono pubblici.
    Questo significa che “vita, morte, e miracoli” , o meglio: elenco soci, bilanci, visure, e cosi’ via, sono facilmente consultabili online presso l’Archivio Ufficiale delle Camere di Commercio Italiane http://www.registroimprese.it

  33. Confermo ciò che dice Valentino Stella: si tratta quindi di vedere a chi corrisponde la sigla ICRF 7831/SI il che è facilmente reperibile.

  34. ……é peccato, La Pescaia, azienda storica e negli ultimi anni dopo che il fondatore la vendette è passata di mano in mano senza trovare pace, adesso relegata a magazzino per imbottigliatori, peccato……

  35. Fabio@: grazie. In realtà, se da un lato sarebbe interessante conoscere il nome dei proprietari (se non altro per sapere chi è così sprovveduto da chiamare ‘guidone’ una bottiglia), dall’altro preferisco mettere un po’ di fette di prosciutto sugli occhi; chissà che un buon prosciutto non mi faccia passare la tristezza indotta da queste notizie.
    Forse la vera specialità toscana è buttare via la ricchezza.

  36. Premesso che fare la critica dei vini superconcentrati eccetera oggi e’ sfondare un corridoio di usci senza porte, e che sulla capacita’ di confezionare aria fritta dei miei corregionali si potrebbero scrivere trattati, mi preme fare anch’io la mia dichiarazione. Ed e’ che le affermazioni del produttore attivo in quel di Cortona, saranno le sue testuali, sara’ la traduzione che hanno ricevuto per poter andare su un libro a stampa, ma COSI’ COME SI LEGGONO in questa pagina di cui Ziliani posta una copia, mi sembrano delle gran belle cazzate:
    “Hanno [i toscani] sempre fatto vino un po’ finto”? “E’ nella loro storia”? “In Toscana il vino si e’ sempre fatto cosi'”? Ossia “Vigneti scadenti, vigne di basso livello”? “migliorati da un vino-base fatto venire da altre regioni”?
    Lette cosi’ queste affermazioni non significano che le mele marce sono sempre esistite, ma che non sono mai esistite altre mele che quelle marce.
    Come mai queste affermazioni apodittiche mi assomigliano ad altrettali affermazioni del cavalier Rivella quando a Siena strafalciava sul sangiovese affermando che e’ quel vitigno scadente con cui si fa quel vino in Maremma..? Come mai?
    Sara’ forse perche’ la verita’ e’ cosa delicata e seria, e che mal si concilia con l’esigenza di strillonare e di epater le bourgeois.

  37. Silvana@:Purtroppo in Toscana accade anche questo…Conosco molti produttori seri ed onesti a Montalcino ed è grazie al loro operato che il nome “Brunello di Montalcino” è così conosciuto nel mondo.Il problema,come lei sottolinea,è quello che da molti altri il vino è vissuto solo come business e a chi ha chiamato “Guidone” quel Brunello non importa assolutamente nulla della sua storia,delle sue origini e della ricchezza di quel territorio.Soprattutto se deve inviarne 1121 casse negli U.S.A. come testimonia questo documento : http://www.importgenius.com/shipments/tenimenti-montalcino-s-r-l.html
    Non mi meraviglierei se dall’altra parte dell’oceano ci fosse qualcuno che descrivesse il termine “Poggio Guidone” come ” related to a very vocated hill of Montalcino…”That’s life,come direbbero nel New Jersey.

  38. ..è scontato ,ma va detto..”..le mele marce hanno sempre attaccato quele buone accanto..se non si tolgano presto le prime, ..marciscono tutte quante..”

  39. @chiantigiano qualunque: continuando nella sua metafora, il vero problema è che le mele marce o ‘intaccate’ poi non le mangia più nessuno…

  40. …e aggiungo: la maggioranza a Montalcino è fatta di produttori seri – con forti diversità tra loro (storia, motivazioni, provenienza, dimensioni!) – però nessuno, che io sappia, ha mai ancora ‘usato’ queste diversità, che sono una vera ricchezza!, per raccontare il Brunello di Montalcino.
    Andando oltre il consueto e applicando una banale regoletta: siamo (cioè Montalcino è) come siamo capaci di presentare noi stessi e le nostre forze: siamo come ci vedono, o come permettiamo che ci vedano e ci percepiscano. Vale anche per il Brunello di Montalcino.

  41. @Filippo Cintolesi- come hai già premesso tu, dipende COME le cose vengono lette. Non voglio fare il difensore d’ufficio di nessuno però effettivamente quello che citi andrebbe (forse) interpretato come la rivendicazione dell’origine mercantile del vino in Toscana, che ha fatto sì che le vigne erano veramente da una parte anche un dettaglio poco significante rispetto alla capacità mercantile di costruire vini per il mercato.Ricordiamoci che i grandi blasoni toscani, proprio quelli coinvolti in recenti inchieste sono vinattieri da tempo immemorabile che è ben alta cosa rispetto a quello che significa essere viticoltori, converrai.Questo è un fatto storico.Concepire in questo modo il vino poi può portare alla disillusione e alla convinzione nichilistica che le vigne buone in Toscana nemmeno esistono tanto è l’abitudine di camaleonlicamente trasformare l’offerta in base alla necessità del cliente annullando di fatto ogni accenno di espressione teritoriale nei vini sempre e comunque. Le vigne in Toscana di livello qualitativo buone come pure quelle superlative esistono, come pure quelle scadenti, ma solo troppo poche hanno avuto l’opportunità di vedere trasformare i loro frutti in maniera veritiera e potersi esprimere liberamente in vino.Questo non è dire che ovviamente non esistono vini grandissimi espressione di vigneti eccellenti ma questo è purtroppo un’eccezione alla regola.Sì lo credo davvero. Troppi sono i vini fasulli creati a tavolino da personaggi spregiudicati, con l’appoggio (quasi sempre) inconsapevole di molta critica. Il mercato poi ha comprato e bevuto e bevuto…Starà alla prossima generazione, e mi auguro anche a noi tentare di cambiare le cose ma riusciremo ad essere credibili ? E riusciremo a venderlo ?Saluti

  42. Da un lato e’ vero quel che dice Silvana Biasutti: se qualcuno si puo’ permettere di fare blanket statements su una realta’ composita, e’ evidentemente perche’ la complessita’ di tale realta’ non si traduce in equivalente complessita’ della comunicazione.

    D’altro lato non trovo scontato e tanto meno trovo vero quanto affermato dal chiantigiano qualunque. Per fortuna non siamo mele staccate dall’albero e ammassate nel cesto ma oggetti ben piu’ complessi, dotati di un nostro proprio individuale sistema immunitario, per dire il minimo.
    Non soltanto possiamo sedere fianco a fianco con le mele marce senza venirne intaccati, di li’ a un giorno come in capo a una vita intera, ma -udite udite- a qualcuno esattamente cento anni fa venne persino in mente di prendere proprio questa capacita’ fra i tratti distintivi dell’Uomo rispetto al (direbbe forse Sciascia) quacquaracqua’. Verranno spero in mente a molti i versi di Kipling: “If you can keep your head when all about you / Are losing theirs and blaming it on you…”

  43. Caro Filippo Cintolesi..siamo sicuri di non essere ”mele”?Forse allora siamo anche ”burattini”..con i fili in mano a qualcuno..ad esempio,solo per fare un classico esempio di tipo viticolo,prima anni 80′ davano parecchi milioncini di lire per togliere i vigneti (con l’impegno di non piantarli x 15 o 16 anni: poi anni 90′,incentivi , ”permessini di almeno mezzo ettaro x azienda”e ”grandi manovre dalla sicilia in su con il giro del mercato dei diritti d’impianto” ; poi nel terzo millennio incentivi per piantare con la”riforma OCM”,e poi adesso…produciamo a sottocosto e ce lo vogliono ”far(o dar..) bere a noi”..

  44. Caro Cristiano, condivisibile cio’ che dici e, converrai, da te espresso in modo ben diverso dall’apoditticita’ delle frasi da me stigmatizzate.

    La situazione attuale e’ talmente nota, soprattutto a chi segue questo blog (lo dico non soltanto per intendere che Ziliani non ha mai lesinato critiche, ma anche per sottolineare la generale avversione che buona parte del suo pubblico ha nei confronti della spregiudicatezza del modo di fare vino che tu hai ben riassunto), da non richiedere molti commenti ulteriori. Veniamo dunque alle basi storiche di tale situazione.
    E’ veramente cosi’ atavica per l’enologia toscana la tendenza ad arrotondare gli angoli pur di stare dietro al mercato? E sia pure. Ma ci dovra’ pur essere un motivo plausibile perche’ si sia posto il problema di questo mercato da rincorrere. Cioe’ deve esserci stato un motivo reale e credibile per la formazione originaria di un mercato. Mi pare difficilmente contestabile che se il divorzio dalla viticoltura di parte dominante della vinatteria toscana ha radici antiche, la base materiale che ha reso desiderabile questo, prima ancora che possibile, non puo’ che essere l’oggettiva antichissima vocazione vitivinicola del nostro territorio. La Toscana collinare e’ da sempre terra di vini mediamente molto buoni, a partire dai tempi in cui “vino buono” forse significava (tradotto nei termini odierni) semplicemente vino bevibile. Quando l’enologia non esisteva ed esisteva solo la viticoltura, quando cioe’ il vino si faceva solo pestando l’uva, quanti erano i terreni che potevano fornire un prodotto in primo luogo strozzabile, in secondo luogo durevole piu’ della Pasqua successiva alla vendemmia? L’origine del blasone dei territori sta proprio qui. Oggi, citando Rolland, si puo’ fare “eccellente” vino ovunque, forse, basta appunto avere Monsieur Rolland in cantina. Fino a non troppo tempo fa non era cosi’. La Toscana era fra le punte dei territori naturalmente vocati. Ecco perche’ la proposizione di infinocchiare il proprio mercato in Toscana ha avuto per alcuni senso porla, in the first place. Altro che “vigneti scadenti”! Esattamente come in scala ridotta il Brunello.

  45. Caro chiantigiano qualunque (btw: posso chiedere di quale parte del Chianti?), condivido le perplessita’ ma la ragione del mio intervento era tutta nel punto che ribadisco dando risposta soltanto alla domanda del tuo esordio: siamo sicuri di non essere mele? Per quel che MI riguarda sono strasicuro di non essere una mela. Sugli altri non garantisco ma su di me si’. Posso vivere in prossimita’ della disonesta’ senza diventare disonesto: essere nato e cresciuto in questo paese e potere alla mia eta’, non veneranda ma neppure adolescenziale, guardarmi negli occhi ogni mattina allo specchio e vedere quello che vedo, sta a darmi conferma di quanto ho appena affermato.

    Quanto all’essere o meno un burattino i cui fili stanno in mani altrui, la prospettiva di essere in balia di forze e condizionamenti superiori non mi imbarazza e non mi inquieta. Credo che la vera liberta’ possibile, ove non DAL bisogno, sia ottenibile soltanto tramite la consapevolezza della necessita’.

  46. Apriamo gli occhi.
    Dalle stelle alle stalle perchè il vino (sfuso) dagli anni ’90 ad inizio anni 2000 veniva strapagato ed ora vale quanto una bustina di the usata.
    I grandi nomi ed i grandi numeri decidono i prezzi, che deve prima salire e chi deve poi schiantare.
    Non possono permettere di avere come concorrenti chi imbottiglia un ettaro di vigna o anche dieci, quindi prima ti elevano, ti fanno godere, ti fanno investire, ti fanno indebitare nella sbornia collettiva dei prezzi del vino, poi rifilano la stangata.
    Vigneti alti, bassi, maturazioni e polifenoli poi lasciano il tempo che trovano, il mondo lo fanno e decidono chi ha numeri, mezzi e di conseguenza vende milioni di pezzi che anche a dieci centesimi di guadagno a bottiglia, vogliono dire soldi.
    Vagonate di soldi imbottigliando quel che c’è.

  47. Caro Filippo,
    senza voler tentare di scrivere un trattato di storia, cosa di cui non sarei capace, per rispondere al tuo quesito sull’origine mercantile del vino toscano basta tornare alla fine dell’ottocento quando la filossera aveva irrimediabilmente compromesso la produzione del bordolese. Gli inglesi, i consumatori antelitteram, per approvigionarsi scelsero la Toscana che colse l’occasione fornendo loro un prodotto, il famigerato “tipo chianti” che iniziò ad essere prodotto anzi “preparato” assemblando vino ,guarda caso dalla Toscana tutta, creando quel contenzioso ancora oggi non sanato ed altrimenti inspiegabile del Chianti prodotto anche fuori della sua zona d’origine geografica.Negli anni cinquanta del secolo del novecento, le cose sono cambiate poco basta vedere quanto poco vigneto specializzato ancora esiste in Toscana a dispetto di produzioni apparentemente incoerentemente molto maggiori e non corrispondenti: situazione molto diversa se paragonata a certe zone per esempio del Piemonte dove non solo c’erano già vigneti specializzati, ma c’erano pure i viticoltori, mentre in Toscana c’erano soprattutto mezzadri e commercianti che è ben altra cosa.Facendo poi un ulteriore salto temporale negli anni ottanta/ novanta, sempre dello stesso secolo, vedremmo un vigneto toscano che effettivamente ora presenta molti più vigneti ma sono ora tutti impiantati con viti di infima qualità, quasi sempre, perchè frutto di una spregiudicata politica a produrre la massima quantità sempre comunque e ovunque,
    e a basso costo. Ricordo che l’impianto di questi vigneti negli anni sessanta/settanta portò alla distruzione di vastissime superfici anche terrazzate, dove davvero in origine nel periodo prefilosserico (1920-30) c’era il patrimonio ampelografco toscano originario, perduto ormai per sempre.Negli stessi anni mentre nelle città si costruiva senza criterio inondando di cemento le periferie, nelle campagne Toscane, con la stessa mentalità,con i Caterpillar si provvedeva a modernizzare il vigneti ed è solo grazie al caso che i moltissimi fabbricati rurali, spesso abbandonati dai mezzadri sono stati risparmiati da questo scempio venendo spesso acquistati da stranieri,spesso per pochissimi soldi e restaurati, un investimento che pagherà poi dividendi lautissimi. Ebbene facendo un salto agli anni novanta quando il mercato ha davvero cominciato a “tirare” per il boom del vino e speculando sulla popolarità della Toscana, i produttori, già avvezzi ai metodi prima accennati hanno dovuto, per stare al passo con i tempi, chiamare in gioco i “famosi” enologi che con crescente spregiudicatezza, e abbandonando totalmente quella vecchia capacità che avevano i vecchi vinattieri di comunque riuscire sempre a creare le caratteristiche organolettiche del vino “tipo chianti” qualunque fossero i vini che assemblavano, hanno cominciato a creare vini via via più improbabili, ma sempre in linea con le richieste del consumatore, (e ora anche di una certa critica enogastronomica.) Per fortuna però, grazie anche all’obsolescenza dei vigneti Feoga e soprattutto agli enormi profitti creati in quegli anni si è provveduto a reimpiantare molto vigneto, ora con criteri più “moderni”, cercando di produrre qualità fin dal vigneto, ma con la
    disillusione che ormai i consumatori sono avvezzi a tutt’altro ed è molto difficile proporre vini all’improvviso “diversi” a quelli del recente passato.E così siamo giunti ad oggi.
    Se sei riuscito a seguirmi fin qui spero di non averti eccessivamente annoiato con cose che sicuramente in (massima) parte ti saranno arci-note, ma perlomeno così forse sarà ti sarà più chiaro perchè ritengo che la richiesta di vino toscano in un certo senso ha sempre preceduto l’offerta determinando così questa incoerenza altrimenti inspiegabile. Saluti

  48. Cari Andrea@ e Filippo@, condivido davvero i vostri interventi – massimamente quelli proprio qui sopra -.
    A cominciare dall’inderogabile necessità di potersi guardare allo specchio.

    Posso anche aggiungere che fare un eccellente vino – soprattutto se quel vino ha un nome spendibile sui mercati – ti può permettere di vivere bene (cioè di pagare i debiti che hai contratto per metterti a fare il vino, se non sei straricco), ma non ti permette di diventare iper ricco, di toglierti improvvisamente sfizi -nemmeno se hai la fila fuori dall’uscio – .

    Perché se segui le regole (quelle dei maestri, non quelle della burocrazia!) e se hai amor proprio, non puoi improvvisamente far lievitare il numero delle bottiglie ‘eccellenti’. Perché ciò accada bisogna applicare le infinite ‘deroghe’ furbe, e anche la burocrazia!

    Sono una discreta testimone: conosco bene produttori che ‘non s’allargano’, per scelta, per amor proprio, e qualche volta sembrerebbe addirittura per stupidità. Gente che potrebbe vendere il doppio dei quantitativi che riesce a produrre (in modo impeccabile), ma che per farlo dovrebbe prima di tutto allargarsi ‘mentalmente’, cioè farsi furba.

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  51. Ciao. Chiedo scusa dell'”intromissione” non sono un enologo nè un particolare intenditore di vini. Confermo che il Brunello Poggio Guidone è stato venduto per mese e mesi a 14.99, quindi ora per Natale ribassato a 9.95.
    Ora però, se posso permettermi, da uomo della strada, non ho capito proprio cosa abbia di così terribile questo Poggio Guidone. Dunque questo ha qualcosa di ancora peggio degli altri ? Per favore aiutatemi a capire.

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