Protesta al Vinitaly: un (doveroso) passo indietro, ma per portare a casa il risultato

Dalla protesta alla proposta
Parola d’onore, quando la sera di Pasqua pubblicavo questo post, invitando ad unirmi a me in una clamorosa protesta da inscenare al Vinitaly, per fare sentire alta la nostra voce di appassionati di vino e consumatori contro la tirannia di un sistema di controlli, il cosiddetto alcol test, che non offre alcuna garanzia scientifica di sicurezza, da Don Chisciotte quale sono ero convinto che quanto proponevo si potesse realizzare.
Credetemi, non prendevo in giro nessuno, non cercavo di attirare ulteriori attenzioni su questo blog speculando su un problema vero, non promettevo qualcosa che sapevo non avrei potuto mantenere.
Ero semplicemente (e forse ingenuamente) persuaso che una simile rumorosa, civile, democratica forma di protesta, da attuare in occasione di quella che è la grande vetrina del vino italiano, si potesse mettere tranquillamente in atto senza infrangere leggi, regolamenti, permessi.
Senza ritrovarci, paradossalmente, dalla parte del torto. Senza passare per quelli, cosa che assolutamente non siamo e non vogliamo essere, che chiedono licenza di bere a volontà e magari ubriacarsi, con il pretesto della fiera del vino, del fatto che siamo degustatori, giornalisti, produttori, sommeliers, gente, insomma, del mondo del vino.
Volevo, volevano le tante persone che si sono unite a me nel manifestare la loro disponibilità a partecipare a questa protesta, molto più semplicemente chiedere sicurezza e garanzie, una doverosa distinzione tra consumo moderato e consapevole di vino, fatto mangiando, a tavola, e abuso, generalmente a base di superalcolici magari mischiati a stupefacenti.
E volevamo segnalare l’ipocrisia di una “zona franca” riservata alle migliaia di visitatori del Vinitaly, che prevedibilmente non saranno sottoposti a controlli, mentre il normale cittadino che altrove va al ristorante, o che oppure a casa pranza bevendo un paio di bicchieri di vino, rischia di vedersi ritirare la patente, e di essere additato come un “alcolizzato” dopo un controllo.
Non avevo, non avevamo, fatto i conti con la burocrazia, con quell’insieme di norme che regolano le manifestazioni sul suolo pubblico, come è l’area antistante il quartiere fieristico, oppure in uno spazio privato come è l’area che accoglie la rassegna veronese.
Mettendo in pratica quello che, entusiasticamente, avevo promesso, radunando, senza aver chiesto un preventivo permesso, centinaia di persone, inscenando una protesta non individuale, bensì collettiva e preventivamente organizzata, rischiavamo, così mi è stato detto, di infrangere le leggi, di passare dalla parte del torto.
Anche se abbiamo assolutamente ragione nel voler protestare, a Verona, in occasione del Vinitaly, contro un sistema di controlli che, basta rileggere l’intervento di Luigi Bortolotti – qui – oppure la vasta documentazione presentata da Enzo Zappalà, qui – manicheo, assolutamente non garantista, privo di scientificità, contestabilissimo.

C’era poi il fondato rischio, non avendo potuto, per assoluta mancanza di tempo, chiarire bene tutti gli aspetti e la portata della nostra protesta, che è contro, ma soprattutto a favore di un sistema certo di garanzie che tuteli chi non ha compiuto alcun reato e sanzioni invece, con giusta durezza, chi infrange la legge, chi si mette alla guida senza averne le condizioni, l’incosciente che ha bevuto troppo e costituisce un pericolo per sé e per il prossimo, che la nostra iniziativa venisse erroneamente letta come una richiesta di poter bere a dismisura senza essere controllati.
Come la pretesa, proprio perché addetti ai lavori coinvolti in diversa misura nel mondo del vino, di essere immuni da controlli, e in altre parole intoccabili.
Nessuna richiesta di immunità ad personam invece, nessuna volontà, da parte nostra, di chiedere che i controlli non vengano fatti, che la sicurezza delle strade non venga tutelata, con severità, ma anche e soprattutto con giustizia.
Alla luce di questa consapevolezza, maturata lunedì e ieri, dopo essermi consultato con gli amici che hanno sostenuto, rilanciando sui loro blog e siti la mia idea, (mi dicono che questa mattina ne abbia parlato anche Platinette a Radio Deejay…) mi trovo costretto a comunicare di aver sospeso, per il momento, l’idea della protesta.
Questo anche se qualcosa a Verona domani mattina sicuramente faremo, qualcosa di molto più semplice, estemporaneo e meno impegnativo. Magari di scherzoso, vero Andrea?
Questo passo indietro non va però letto come una rinuncia, o come un rimangiarmi il mio impegno, ma come un fermarsi, ragionare e prendere la rincorsa per poi, in una prossima occasione, spiccare un balzo in avanti più deciso per cercare di cogliere l’obiettivo e portare a casa il risultato desiderato.
Per fare questo, d’accordo con Carlo Macchi, Luciano Pignataro, Andrea Dal Cero, Luigi Bortolotti, Roberto Giuliani, ho pensato sia necessario creare un piccolo gruppo di studio e di lavoro, aperto al contributo di tutte le persone di buona volontà (anche Enzo Zappalà, se gli farà piacere) che studi bene in tutte le sue angolazioni il problema, per arrivare a formulare un documento semplice, chiaro, condiviso e condivisibile, da sottoporre all’attenzione di tutti – mondo del vino, associazioni di categoria (Francesco Bonfio: posso contare sulla tua disponibilità come presidente di Vinarius?), se necessario anche i politici, per trovare le necessarie aggregazioni per “risolvere il problema” e formulare una soluzione concreta, valida, praticabile.
Credetemi, mi costa molto, istintivo e diretto come sono, passare da una soluzione viscerale e appassionata, molto donchisciottesca e da “giamburrasca” un po’ stagionato, come poteva essere la protesta annunciata, ad un approccio, molto più meditato e razionale, del problema. Ma è proprio per una forma di responsabilità verso i tanti che hanno appoggiato l’idea di farci sentire e per un doveroso rispetto del problema in campo, che è serio e necessita di valutazioni e soluzioni ben ponderate, che ho deciso di fermarmi.
Ma non è un dietro front, una ritirata, una rinuncia, o peggio ancora una “badogliata”, ve lo assicuro e ve ne accorgerete presto…

14 pensieri su “Protesta al Vinitaly: un (doveroso) passo indietro, ma per portare a casa il risultato

  1. Dear Frà,
    ultima comunicazione prima del Vinitaly.

    Perfettamente d’accordo con tutte le tue considerazioni e anche con quasi tutte quelle degli altri. Ma.
    C’è un “ma” grosso come una casa e nessuno ne ha ancora parlato.
    Da quando è in funzione l’etilometro i ristoranti chiudono prima. Fateci caso.
    Da quando è in funzione l’etilometro i bar chiudono prima, fanno meno panini, ordinano meno pizzette, brioches e prodotti da forno.
    Da quando è in funzione l’etilometro i ristoranti fuori città stanno chiudendo e si vedono tante serrande abbassate nei paesini.
    Da quando è in funzione l’etilometro la gente si ritrova meno per andare a cena fuori, sono pressochè scomparse le gite sui colli con pranzo al ristorante, le uscite serali.
    Da quando è in funzione l’etilometro i giovani hanno meno modo di confrontarsi con gli adulti per vari motivi: perchè maggiormente discriminati, perchè privi di contraltare nei luoghi pubblici, perchè non hanno più la possibilità di “crescere” nei bar e nelle osterie seguendo le orme, la cultura, il mito e la tradizione di chi ha qualche anno più di loro.
    Morale: i giovani sono sempre più soli e gli adulti sempre più disperati per loro ed annoiati della propria vita.
    Dal Carlino Bologna di questa mattina: “ragazzina di quindici anni si sente male dopo aver bevuto due mojito e sei vodke”. Ma quando mai? Ma che roba è questa? Da che famiglia viene questa sbarba? Perchè non facciamo quattro chiacchiere con quei delinquenti, inutili, inquinanti genitori? In galera almeno uno dei due!
    La decadenza generale delle nostre abitudini è riscontrabile e respirabile anche nei foyers dei teatri: non sono più come prima!
    Io, tu, gli altri, siamo italiani di nascita e di cultura e non maschi caucasici di razza bianca. Questo sta succedendo: il modo di vivere che amiamo e che conosciamo sta scomparendo, spazzato da un sistema di leggi che, oltre a non garantirci, ci rende apolidi culturali senza collocazione in un punto preciso dello spazio.
    Io soffro di questo sistema di cose che mi sta, ogni giorno di più, rendendo estraneo alla mia vita.
    Parliamo anche di questo, per favore, perchè non puoi pensare a come fare una cosa se non sai più chi sei, da dove vieni e dove vorresti andare a finire.
    La tavolozza dei colori del mondo si sta impoverendo ogni giorno di più: tutti dovrebbero avere titolo e diritto di affermarlo. Ma tutt’intorno ormai si dorme. Se sia il sonno della ragione o quello della ricerca della sicurezza non te lo so dire. Ma intorno c’è un deserto sempre più avvilente di noia e di paura. Altro che orgoglio di essere partecipi.
    E dai, parliamo anche di questo.
    Andrea

    P.S. La nostra prima responsabilità ce l’abbiamo verso noi stessi: vediamo di non tradirci nelle aspettative.

  2. Quando guardi la gente con quella faccia lì della foto mi sembri il Guarneri che guardava negli occhi a due centimetri dal naso un centravanti brasiliano biondo indovina di quale altra squadra di Milano, chissa’ come si chiama, uno che caricava sempre a testa bassa tra l’altro, con quell’espressione tipo “ti uì, fa bala’ l’oecc” come per dirgli se non aveva per caso sbagliato strada (e porta).

  3. mi permetto di rientrare in argomento, facendo il punto a seguito di quanto detto da Andrea Del Cero e da Ziliani nel post.
    La situazione, per chi come me ha studiato da mesi la bibliografia scientifica sull’etilometro e le leggi fisiche sulle quali è basato, è abbastanza “semplice”.

    1) Lo strumento misura SOLO l’alcol presente nel fiato e quindi può dare valori alti anche se uno ha mangiato una caramella al liquore, ha condito l’insalata con l’aceto o altre cose del genere.

    2) Lo strumento non è capace di fare altro. Per ottenere il numeretto magico, deve moltiplicare per un numero fisso, scelto uguale per tutti, il cosiddetto FATTORE DI CONVERSIONE. La casa costruttrice (che tra parenetsi prepara anche i vaccini per l’influenza A…) ha inserito il numero 2100, rifacendosi alla legge di Henry. Ma la scienza ci dice che questo numero non è costante, ma varia da 1200 a 3400 da persona a persona e da momento a momento. Già questo basterebbe per eliminare la strumentazione. E su questa base in America hanno vinto decine di processi.

    3) Recentemente, nuovi studi del Prof. Hlastala hanno dimostrato che è ancora peggio, ossia che l’alcol nel fiato non proviene dagli alveoli polmonari e quindi dal sangue dei capillari polmonari, ma dalle vie respiratorie in un continuo scambio tra ispirazione e espirazione. Ciò rende aleatorio qualsiasi legame con l’alcol presente nel sangue e può portare a valori del tutto casuali.

    4) Quello sopra è il vero motivo per cui ho detto di essere contrario alle argomentazioni di Bortolotti. Molto serie se gli etilometri professionali fossero scientificamente sensati, ma del tutto inutile se consideriamo che sono basati su scienza fasulla.

    5) Se eliminiamo gli etilometri truffaldini, cosa facciamo per gli ubriachi. Semplice e seguito negli USA (dobve l’etilometro c’è, ma ormai nessuno lo usa). Si fanno delle prove sui riflessi del guidatore. Si fa parlare, gli si fa fare qualche manovra con la macchina, si fa camminare in linea retta, si fa contare da 10 a 1, e via dicendo. Oppure si usano strumentazioni che misurano i riflessi (per i camionisti ESISTONO già per i rinnovi di patente e questo Carta dovrebbe saperlo bene.

    6) In questo modo si colpirebbero anche i drogati, gli addormentati, i depressi, ecc., ecc.

    7) L’etilometro in uso è sicuramente ANTICOSTITUZIONALE e VIGLIACCO. Colpisce a casaccio senza fondamento scientifico con il sistema del fucile a pallini: tra cento pallini uno colpirà il passerotto! Ebbene tra cento fermati con un tasso alcolico fasullo superiore a 0.5 ce ne sarà almeno uno veramente colpevole! In altre parole: se in un gruppo di 10 persone so che uno è un assassino e gli altri no, cosa faccio? facile: li uccido tutti e 10. Così sono sicuro di non sbagliare.

    8)QUESTO E’ IL MOTIVO PER CUI MI SONO SCATENATO CONTRO L’ETILOMETRO, NON CERTO PERCHE’ VOGLIA INCITARE A BERE E GUIDARE UBRIACHI. E’ solo questione di coscienza morale e di giustizia scientifica. Accidenti, signori, l’anno scorso sono trascorsi i 400 anni dalla nascita del telescopio e della ricerca scientifica e noi, con tanto di cellulare ultima generazione, RIPUDIAMO la scienza per una scienza-spazzatura che ci vuole far credere di aver risolto il problema degli impasticcati al volante? Che ipocrisia!!

    9) Ziliani mi invita a partecipare ad uno studio su cosa fare. Lo ringrazio ed è per questo che mi sono ritagliato questo enorme spazio. Io ho già cominciato da tempo e da solo mi sono messo a tradurre e a scrivere agli specialisti tossicologi e fisiologi polmonari, con l’aiuto morale e insostituibile di pochi, ma veri amici produttori. la mia posizione universitaria mi ha sicuramente aiutato nel prendere contatti con celebri scienziati e l’ho usata a fin di bene.

    10) Per ottenere un po’ di visibilità (ma non per me, bensì per la causa) ho dovuto anche litigare e fare cose contrarie alla mia natura (chi mi conosce veramente lo sa…). Quando si esce allo scoperto escono sempre persone che non capiscono o che vogliono cavalcare un cavallo ormai domato (nessuno di questi partecipa a questo blog e ormai si sono auto cancellati da soli.)

    11) Per finire: sono sempre a disposizione per dare il mio contributo di tipo scientifico e posso già dire che sarò a Verona solo il venerdì per fare partire una collaborazione scientifica e organizzativa con la FIVI che probabilmente si prenderà l’onere di preparare il terreno legale per la visita di Hlastala in Italia. Essa ha creduto in me fin da subito e i contatti con il presidente e alcuni consiglieri mi hanno dato forza e coraggio a proseguire.

    12)Vi siete mai chiesti chi me lo fa fare a combattere questa battaglia? Sono in pensione con uno stipendio che fa fare a mia moglie e me una vita più che decorosa, posso viaggiare, conosco decine di grandi produttori, posso bere il vino buono spesso e volentieri, ho grandi amici, svolgo opera di divulgazione astronomica, scrivo racconti di fantascienza e non solo… La risposta è semplice e banale: forse solo perchè credo nella giustizia e nella cultura atavica di questo mondo meraviglioso. Tutto lì.Anche oggi esistono ancora persone di questo genere, anche se sembra impossibile e nessuno o quasi riesce a crederci…
    Finisco…
    Sono fermamente convinto che l’unico sistema valido per risolvere una scienza-truffa è mettergli di fronte la scienza vera (anche se ormai nessuno sa più cos’è in questo mondo di Voyager, di grande fratello e di Isola dei famosi).

    Non ho altro da dire, ma da fare sicuramente…
    scusate l’intervento chilometrico…e grazie a Franco per lo spazio

  4. Bell’intervento, finalmente!
    Ma ci voleva tanto?
    Ecco allora perche’ l’etilometro digitale della mia ditta segnava 0,00 alle 6,45 del mattino eppure io mi sentivo aqncora un po’ rimbambito lo stesso dall’aver bevuto un litro abbondante di rosso da 13 gradi la sera prima! Nel fiato non avevo piu’ alcool, trascorsa la notte a letto, ma nel sangue magari ancora un po’…
    Insomma, materia per una mobilitazione ce n’e’ davvero. Ma “adelante, Pedro, con juicio!”

  5. Buonasera Franco,
    sono d’accordo con Lei e, non da ora, ritengo la misurazione (in questo modo) con l’etilometro uno strumento eccezionalmente sbagliato per un fine, tutto sommato, giusto.
    Tuttavia non vorrei che anche la Sua idea, meritevole e pienamente condivisibile, diventasse uno strumento sbagliato per un fine giusto. Supponiamo che le autorità dicano “Ok, allora non è che cambio i controlli nella vita quotidiana e “reale”, li applico e di brutto anche fuori dalla fiera”. Sai che ecatombe di patenti…

    In sintesi, purtroppo, sono populisti, e non c’è peggior sordo di un populista

  6. Franco, la Vinarius è orgogliosamente a disposizione.

    Ti appoggio anche in questo tuo “pseudo” stop. E’ importante che vengano analizzati con estrema attenzione tutti gli aspetti perchè in questa materia la demagogia, il populismo e le scorciatoie per ottenere il consenso qualificherebbero certe battaglie come di retroguardia e il risultato sarebbe quello di non ottenere il risultato che tutti noi vorremmo.

  7. voglio complimentarmi con lei per questa decisione che mostra grande senso di responsabilità e un modo di affrontare i problemi estremamente serio e ponderato. Sarà anche un “franco tiratore”, ma il buon senso e la maturità non le fanno difetto…

  8. ANDIAMO AVANTI, mi sembra che alla fine il buon senso a prevalso in tutti, l’unione fa la forza.
    Complimenti Franco per questo senso di responsabilità, il mio pieno appoggio e non credo che questo sia un passo falso anche perchè si sarebbe, forse , fatto molto rumore per nulla; noi dobbiamo essere al fianco delle Forze dell’Ordine per far comprendere loro che stanno utilizzando uno strumento realiazzato con i metodi di Wanna Marchi.
    Ottima l’idea che hai avuto nel riunire un gruppo di loro cosi variegato.
    ANDIAMO AVANTI
    Un saluto Nicola

  9. Ciao a tutti, a mio avviso si è dimenticato di affrontare il problema da un altro punto di vista, la spaventosa carenza di mezzi pubblici e gli orari assurdi. Abito nell’hinterland milanese e trovo incredibile nn sia possibile raggiungere o tornare dalla città oltre la mezzanotte, le ultime corse dei metrò sono alle 11 e 30 bus e tram sono tanto rari da rendere impossibili spostamenti. In altre citta europee come Londra, Berlino, Madrid, Barcellona a secondo dei casi i mezzi di superficie vanno 24/24 (con si meno corse ma più che sufficenti) addirittura a Berlino la metrò nei fine settimana serve 24/24.Se di protesta si deve parlare non è contro l’etilometro in sè, ma sulla mancanza di alternative all’autovettura. Non mi dilungo oltre anche se avrei molte cose da dire, spero che questo intervento contribuisca al dibattito. Grazie a tutti ci vediamo al Vinitaly!! P.S. io verrò in treno come ad ogni degustazione!

  10. Ho appena letto di un’intervista al Ministro/Governatore Zaia, rilasciata al Vinitaly, dove ribadisce che “siamo stanchi di sentirci dire che bere due bicchieri a pasto e andare a guidare significa essere degli ubriaconi”. Aggiungendo poi “Mettetevi l’anima in pace perchè – ha spiegato – il 98 per cento degli incidenti stradali non sono causati dallo stato di ebbrezza ma da tutte le altre cose che nessuno ha il coraggio di affrontare”.
    Se non altro, almeno una voce fuori dal coro…diamine!!!

  11. é talmente forte la paura di un controllo ,con relativa sospensione di patente che serve per lavorare,che il fine settimana se si esce a cena,io mi astengo completamente dal bere per poter permettere serata a mio marito.
    Non è più un piacere uscire a cena,per me è diventato un’altra incombenza come per tutte le altre facende domestiche legate alla famiglia.
    Non ho idea se sarei in grado di reggere un pò di vino,per non rischiare non bevo proprio,però secondo me ci dovrebbero essere degl’ettilometro altrettanto omologati anche nei ristoranti.
    Come noi arrivando in un centro abitato riusciamo a controllare la velocità imposta attraverso il contachilometri,altrettanto si dovrebbe poter fare all’uscita di un ristorante.

  12. Purtroppo condivido in pieno quanto esprime Andrea dal Cero ed è dalla fine del 2008 che ne ho scritto. Sono sempre sorpreso dalla incapacità di calcolare la conseguenza delle scelte che vengono fatte e mi riesce molto difficile esprimere un giudizio quando penso che sono scelte deteminate dall’opportunismo di cavalcare un argomento di moda assumendo parametri discutibili e sbagliati. Illuminante è anche l’intervento di Elena Brunelli.
    E’ ovvio che bisogna arrivare alla valutazione della reale capacità di guida (Enzo)ma intanto bisogna fare i conti con la legge esistente e con il modo di pensare di chi ha la possibilità di legiferare.
    Per non distruggere ulteriormente l’identità della nostra cultura enogastronomica con tutto quello che ne consegue, oggi è allora assolutamente indispensabile eliminare l’ansia del non essere in grado di sapere se si è in regola con la legge oppure no.
    E’ molto più produttivo sostenere che voglio essere messo in grado di rispettare la legge (anche se con strumenti sbagliti nei valori assoluti ma utili allo scopo) oppure sostenere che la legge non va bene o va cambiata??
    Quali sono i sostegni politici ed istituzionali che si possono ottenere nell’una o nell’altra ipotesi?
    Bisogna fare i conti con la realtà vera che purtroppo è quella che abbiamo descritto un pò tutti.
    Credo che siano queste riflessioni che hanno portato anche Franco a desistere dall’organizzare la protesta a Verona.
    Allora troviamoci. Verona va bene, la sede della rivista Euposia potrebbe essere il luogo. Stabiliamo la data.
    Cari saluti a tutti

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