Salento rosso Malvasia Nera Passaturo 2008 Vetrere

La tentazione è stata forte, volare per la prima volta nel lontano Canada per partecipare, en tant que dégustateur, alle Séléctions mondiales des vins, il più importante concorso internazionale di vini dell’America del Nord in programma la prima settimana di giugno nel Quebec.
Canada adieu, prima o poi spero di farti visita, ma la Puglia mi chiama! Difatti non potevo proprio, data la coincidenza di date, tradire e “fare le corna” enoicamente parlando ai carissimi amici (Nicola, Enzo e Pasquale) organizzatori di Radici, festival dei vitigni autoctoni e così, anche quest’anno non potrò che tornare in giugno, con grande gioia, agli ozi e al clima di “luxe, calme et volupté” della splendida struttura, Il Relais Melograno di Monopoli, che sarà ancora una volta la cornice della nostra tre giorni più uno di assaggi di vini pugliesi e della vicina Basilicata.
Penso di non infrangere alcun top secret “rivelando” che quest’anno il concorso amplierà il proprio raggio d’azione prevedendo in concorso, accanto alla consuete varietà e tipologie che sono il piatto forte della manifestazione, alcune varietà minori, che non perché siano meno importanti, ma il cui utilizzo è stato sinora marginale o di contorno nell’ambito dell’articolata produzione vitivinicola pugliese.
Sto pensando ad esempio ad una cultivar come la Malvasia Nera, che utilizzata nell’uvaggio di una Doc storica come il Salice Salentino per accompagnare il vitigno principe, il Negroamaro, solo raramente viene utilizzata come varietà a sé stante, in grado di reggere e di esprimere una propria compiuta personalità da sola.
Recentemente, ricordando la mia ultima bellissima esperienza in terra di Puglia, lo scorso dicembre, ho dedicato un post – leggete qui – al produttore che sinora ha dimostrato più di altri di credere in questa storica varietà presente in Salento, parlo dell’azienda Duca Carlo Guarini di Scorrano e al suo Salento rosso Malia, vinificato e affinato unicamente in acciaio, di cui esaltavo la bellissima intensità di colore, un bel rubino squillante con leggera vena tendente al granato, la fragrante, elegante complessità aromatica, sintesi di note fruttate succose (prugna, ciliegia, more di rovo), di accenni floreali (bouquet di fiori secchi e lavanda, ma anche ricordi di erbe aromatiche e di macchia mediterranea), con una nitida vena di liquirizia nera, accenni di cuoio e di pepe.
Ed il gusto piena di energia, con un plus di terrosità, pieno ma succoso, carnoso nel suo sviluppo, e vivacizzato da un’acidità calibrata, che esalta la componente salina e la freschezza del vino.
Oggi, in attesa di degustare, magari proprio a Radici, altre Malvasia Nera che so essere fiorite nel frattempo in terra pugliese, penso ad esempio al Magilda di Barsento, voglio segnalarvi un’altra interpretazione, del tutto diversa, di Malvasia Nera in purezza, proposta dall’azienda agricola Vetrere di Taranto, azienda di cui ho segnalato di recente un convincente Fiano Minutolo.
Igt Salento la denominazione, uve (da vigneti a spalliera a cordone speronato), provenienti dall’area di Monteiasi, Montemesola e zone limitrofe della provincia di Taranto, analoga fermentazione e affinamento in acciaio, dove il vino sosta per quattro mesi, ed un carattere decisamente diverso rispetto al vino di Duca Carlo Guarini, perché Vetrere lavorando sulla Malvasia Nera ha scelto la strada della potenza, della concentrazione, della ricchezza ed intensità di frutto.
Un approdo che definirei materico, già dal colore rosso rubino violaceo intenso molto concentrato, con una certa grassezza nel bicchiere, e ribadito nel naso caldo ed espansivo, giocato su note di prugna matura e ciliegia, terra bagnata e una tendenza al selvatico e persino all’animale con ricordi di carruba e liquirizia, non elegantissimo o fragrante dal punto di vista aromatico, ma invasivo, potente, maschio.
La bocca conferma in pieno questo impatto robusto, intenso, carnoso, ma con una sorprendente componente tannica, una certa ruvidezza, una terrosità d’insieme che libera il vino dal rischio di scadere nella confettura e gli conferisce un dinamismo, una profondità, una ricchezza di sapore, una certa schiettezza lievemente rustica, con quel finale leggermente amaro che richiama la mandorla, che ne costituiscono alcuni degli elementi principali. Bene l’alcol, piuttosto bilanciato, ed uno stile da vino da abbinare a carni rosse, capretti, selvaggina, con un ingresso, deciso, in quella gamma di abbinamenti solitamente appannaggio dei Negroamaro e dei Primitivo.

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