Una partita, non una guerra: a testa alta, con l’orgoglio e la tenacia dei forti

Sarà questo spettacolare catino, il Camp Nou, con una capacità di 98.772 spettatori il più capiente stadio di Spagna e di tutta Europa, il magnifico teatro di Barcellona-Inter, semifinale di ritorno della Champions League.
I catalani hanno cercato in tutti i modi di alzare la temperatura, di suscitare attorno a quella che José Mourinho ha saggiamente definito, “una partita come le altre, non una guerra”, le più incredibili attese.
Invitando tutti i tifosi quasi ad una “guerra santa” nel nome della “remuntada”, della possibile rimonta, della “vendetta” dopo la disfatta del match di andata perso 3 a 1, forse stanno pensando di aiutare la grande squadra catalana a credere ancora di più in quella che, considerata la sua innegabile forza, è tutt’altro che una “mission impossibile”.
Così facendo, alzando ed esasperando a dismisura i toni, rischiano però, se le cose non dovessero loro andare bene, di rendere la delusione, ovvero il mancato accesso alla finale di Madrid, ancora più cocente ed insopportabile.
Ha detto benissimo lo “special one”, che “per noi arrivare alla finale è un bel sogno, per loro una ossessione”, e comunque vada, che si esca indenni e vincitori da questo meraviglioso stadio, o che si venga travolti dalla furia delle camisetas blaugrana, noi interisti non potremo che essere profondamente grati a questa squadra che nonostante l’incredulità generale e gli scetticismi si trova a novanta minuti (più eventuali supplementari) dall’anticamera della storia.
Inutile, quindi, da parte nostra replicare ai “descamisados” catalani con analoghi roboanti proclami dicendo, à la Helenio Herrera, “vamos à ganar, adelante!”.  La palla è rotonda e… “todo es possible”, la clamorosa vittoria, come pure la sconfitta più bruciante.

Però, come ha lucidamente osservato un giornalista che di calcio ne sa, Mario Sconcerti, “Non si può cercare stasera la partita facile, non c’è, non esiste. Stasera è un test finale di crescita. Il Barcellona è più forte tecnicamente.
L’Inter di Mourinho é più intelligente. Se sa aspettare, se sa rincorrere, se ha fortuna, ripeto, se ha fortuna, non solo può passare il turno, ma può anche vincere”.
Cerchiamo di “vendere cara la pelle” dunque, di giocarci fino in fondo le nostre possibilità, di mantenerci lucidi e coraggiosi, arditi e tenaci, ricordandoci (con un pensiero speciale a Giacinto e Peppino che dal cielo dei giusti faranno la loro parte di tifo) che anche noi siamo uno squadrone, e facendo in modo di uscire, quale sia il responso finale, a testa alta da questa seminale finale al gusto di finale.
Questo, più di tutto, è quello che conta. Come il nostro eterno, incrollabile amore per la Beneamata. Grazie Inter!

0 pensieri su “Una partita, non una guerra: a testa alta, con l’orgoglio e la tenacia dei forti

  1. Bravi! Stasera tifero’ onestamente da “cuggino” per vedere come oserete festeggiare se vincerete la Scempion! Noi (noblesse oblige) un paio di cubini,1 h di clacsonS e poi a ca’ a drumi’. Voi gia’ mi immagino: 3 giorni a casa dall’ufficio,ubriachi marci tutta la notte,un casino molesto peggio dei peggiori romanisti quando vincono il derby o la coppa itaGlia e 6 mesi di festeggiamenti e motteggi! Questo nella piu’ ottimistica delle ipotesi!

  2. Thiago Motta non era da espellere,busquets falso come un chianti bianco ! Ma chivu è stato graziato,il suo giallo in 11vs11 era rosso,come un Brunello 2005 delle aziende “graziate” a Montalcino che con questa annata hanno fatto chiudere un occhio 😉
    Partita brutta nel primo tempo ma barcellona poco lucido,mi sa che L’inter ce la potrebbe fare,vediamo ,al limite puoi berci su…

  3. E vai grandissima Inter. Partita durissima ma abbiamo dimostrato una superiorita’ ‘difensiva’ in questo caso. Bayern a noi !

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