Vallée d’Aoste Nus 2008 Lo Triolet

Per la serie Viticulteurs encaveurs (vedi qui il sito dell’Associazione) crescono in territorio valdostano oggi voglio parlarvi di una realtà, nata nel lontano 1993, ormai cresciuta, anche se le dimensioni, con poco più di cinque ettari controllati e una produzione tra le trenta e le quarantamila bottiglie, rimangono quelle di un’azienda di piccole dimensioni, anche se ormai tra le più “grandi”, cantine sociali escluse, della Vallée.
Per conoscerla dovete portarvi in quel di Introd (uscita Aosta ovest in direzione Courmayeur) e cercare l’insegna – che è anche quella di un piccolo, accogliente, agriturismo, de Lo Triolet.
E’ questo il “regno” di Marco Martin, tra i protagonisti della “renaissance viticole” della Valle, che nei primi anni Novanta, facendo tesoro di una tradizione vitivinicola familiare basata sulla produzione di vino per l’autoconsumo e caratterizzata da una grande passione per la coltivazione del vigneto tipica dei vignerons valdostani, scelse la strada dell’ampliamento e del rinnovamento varietale dei vigneti, puntando, la prima annata prodotta fu il 1993, sul Pinot Gris.
Una varietà che si è rivelata particolarmente adatta agli 850 metri di altitudine e al microclima della zona viticola di Introd, esprimendo vini molto profumati e di buon corpo e con un sorprendente potenziale di evoluzione nel tempo nella versione, molto minoritaria come numero di bottiglie (nemmeno 2000 contro le oltre diecimila di quella “normale”), vinificata in barrique.
Il Pinot grigio continua ad essere il vino “simbolo” di Lo Triolet, ma a partire dal 2000, grazie ai nuovi impianti effettuati (in vigneti del suocero) nella zona di Nus (dopo Chatillon e Chambave, e prima di Aosta) la gamma dei prodotti si è ampliata con i vini Gamay, Nus e Coteau Barrage.
Ai quali si sono affiancati un Pinot noir e un Passito dolce, denominato Mitsigri, ottenuto da una vendemmia tardiva di Pinot grigio.
Molte le cose interessanti che bollono in pentola da Marco Martin, e riferito del Pinot grigio, vino ricco, pieno, ben strutturato, di ampio sviluppo al palato, più sul frutto e largo, con note di frutta esotica e pera, nella versione 2009 che in quella, peraltro eccellente, sapida e nervosa e di grande beva, del 2008, non posso non segnalare come sorprendente, ottenuto da vigneti ancora giovani veramente di montagna, questa volta posti ancora nell’area di Introd, a 900 metri di altezza, il varietale e complesso Gewürztraminer 2008, che Martin ha tenuto intelligentemente secco, “trocken” con soli due grammi litro di zucchero (ma non si spinge mai oltre la soglia dei 5 grammi), dal naso agrumato, elegante, fine, con note speziate, di ginger, agrumi, rosa passita, pietra focaia, largo e pieno in bocca, denso e soddisfacente, ma reso più nervoso e vivo da una bella vena acido-sapida, che dà lunghezza, verticalità, vitalità al vino.
Intrigante, non saprei definirlo diversamente, il Mitsigri (pardon, Mistigri) sul quale Martin sta calibrando la mano, abbassando decisamente le rese (poco più di un chilogrammo di uva per pianta), curando maniacalmente l’appassimento, in fruttaio, ma anche all’aperto, calibrando l’alcol (nell’ordine dei 14 gradi e mezzo) e ottenendo un vino, molto personale, che dall’annata 2009 entrerà nella Doc Valle d’Aosta, dal naso particolarissimo, variante dalla mela cotogna all’albicocca agli agrumi, alle mandorle, molto pieno, suadente, avvolgente al gusto, di moderata e non trabordante dolcezza ed imprevedibilmente secco, fresco, diritto e sapido.
Accanto a questi vini, ho trovato importante e degno del suo nome il Vallée d’Aoste Fumin 2008, grande densità ricco pieno carnoso multistrato nel bicchiere, naso caldo pieno di bella espressione e calore mediterraneo, con note di pepe nero, una speziatura leggera e accenni carnosi di grande espressività.
E al gusto caratterizzato da una bocca ricca e piena di grande dolcezza, polpa succosa grande struttura e continuità, con finale lungo e persistente pieno di sapore, e molto buono anche il Vallée d’Aoste Coteau Barrage 2008, 85% Syrah, 15% Fumin, (affinato in legno piccolo per dieci mesi) dalla notevole concentrazione colorante, naso fitto, denso, compatto, “materico”, con note speziate balsamiche animali che vanno a completare un frutto maturo e denso.
Vino molto più bilanciato e pieno di energia in bocca, con un bel sostegno tannico, una giusta acidità, una vivacità di espressione insospettabile e una grande freschezza, di quel si potesse aspettare, con tutti quegli strati di prugna e di ribes, al naso.
Voglio però spendere una parola di particolare plauso, perché il vino mi è piaciuto tanto e perché si tratta di una denominazione geografica, Nus (che ha la sua capitale nell’omonimo villaggio, e che comprende anche la zona di Verrayes, Fénis, Quart e Saint-Christophe – disciplinare che prevede l’utilizzo di Vien de Nus (per un 50%), di Petit Rouge (30%) e di altri vitigni autorizzati, per una percentuale massima del 20%), più celebrata per la sua Malvoisie (così viene localmente chiamato il Pinot grigio) per il Vallée d’Aoste Nus 2008 Le Triolet.
Non un vino da degustazione, ma uno di quei vini che soprattutto abbinati ai piatti semplice e saporiti (non solo quelli della cucina valdotaine) ma anche quella che possiamo gustare a casa nostra, dà piena soddisfazione e soprattutto se non ci sono problemi di spostamenti e di guida (quelli che invitano ad un consumo ben più che moderato) invita ad andare oltre al secondo bicchiere.
Un signor Nus, bellissima brillantezza e vivacità cromatica, rubino splendente, luminoso, naso fresco, vivo, nervoso con bella espressione minerale, molto essenziale e petrosa, grande integrità di frutto sapidità, con sfumature di viola, sottobosco, ribes, e accenni di erbe aromatiche. Molto fresco vivo scattante di grande equilibrio piacevolezza al gusto, con la giusta carica tannica e quel carattere inconfondibile, schietto, vinoso e di grande sapore, che hanno i rossi, anche quelli apparentemente “minori”, o più “semplici” della Vallée.

0 pensieri su “Vallée d’Aoste Nus 2008 Lo Triolet

  1. Franco, si chiama mistigrì,non mitsigri..
    Riguardo Marco (Martin) è bravo, ha tanta passione ed umilta’ e potrebbe avvicinarsi, perchè ne ha le potenzialita’, ad una vinificazione ancora piu’ naturale con fermentanzioni spontanee senza uso di lieviti selezionati. Il corredo aromatico dei sui vini ne gioverebbe ulteriormente, speriamo..

  2. Pingback: Wine – where do you start? :: Uncategorized :: Dog Wine – Fine Wine for the Canine – One Case – Pinot Leasheo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *