Vignaioli naturali: tutti insieme appassionatamente al Vinitaly 2011?

Una proposta-provocazione di Slowine

Con sublime incoscienza, dimostrando una non perfetta conoscenza dei meccanismi del Web, che suggeriscono di non scegliere di certo il fine settimana per lanciare un post particolarmente importante, ma di aspettare almeno domenica (eccoci!), Fabio Giavedoni, uno dei due curatori della nuova guida dei vini di Slow Food, venerdì pomeriggio ha lanciato sul portale Slowine una vera e propria bomba. Un’autentica provocazione intellettuale.
In un articolo intitolato Naturalmente insieme a Verona, che potete leggere integralmente qui, Fabio non si accontenta di sostenere – con mille ragioni – che non hanno più senso le divisioni tra Vini Veri e Vin Natur e che sarebbe meglio un’unica manifestazione che raggruppi le due sensibilità dei vini naturali, ma va addirittura oltre.
Al punto da arrischiare un’ipotesi fantascientifica, scrivendo: “non sarà giunta l’ora di vedere riuniti in un unico padiglione, all’interno del Vinitaly, i tanti produttori che erano presenti a Cerea e a Villa Favorita, e altri ancora che lì non c’erano ma che si riconoscono e identificano con questo movimento che per comodità e brevità (non me ne voglia nessuno) definisco dei vini naturali?”.

E come se non bastasse si dice convinto, quasi senza esitazioni, “che questa sarebbe una buona cosa: tutti assieme in un unico grande padiglione, poi magari all’interno divisi per associazioni o gruppi di appartenenza – come è stato a Cerea, con in fondo i soci fondatori di ViniVeri, da una parte i produttori di Renaissance e dall’altra tutti gli altri ospiti – se i produttori lo ritengono opportuno; oppure tutti mescolati, senza divisioni”.
Su Giavedoni, che sinora se l’è cavata essendo passata quasi inosservata – a causa del weekend che è “sacro” per tutti e che vede le visite di blog e siti calare – sono pronto a scommettere che pioveranno addosso le più disparate contumelie. Da “venduto agli interessi del Vinitaly” a “conformista” a “banalizzatore del significato di vino naturale”, mi sembra di sentire già gli alti lai che si leveranno contro la sua modesta, ragionevolissima e pragmatica proposta.
Ipotesi da dibattere – io stesso un anno fa di questi giorni avevo lanciato, con un taglio diverso, una sorta di segnale d’allarme – leggete qui “se un certo tipo di consumatore consapevole mostra di averne le “scatole” piene di quei vini seriali, vini marmellata, vini industriali, vini “commodity” costruiti a tavolino per compiacere il mercato e se tanta gente mostra sincero, anzi, genuino interesse per i vini naturali, perché mai quel Grande Barnum, quella perfetta vetrina del Vino Italiano che è il Vinitaly dovrebbe continuare ad ignorarli?
Perché non includerli dunque e cercare di dimostrare che grandi differenze in fondo non ci sono e che si tratta solo di un diverso modo di affrontare il mercato, e alla fine di presentarsi e di vendere?” – che Giavedoni sorregge con motivazioni di carattere pratico.

Parlando della “semplificazione logistica, per chi stanzia al Vinitaly ma vuole visitare anche queste realtà: sappiamo tutti che la Fiera di Verona è tra i luoghi di più difficile frequentazione al mondo (chi è andato ad altre fiere o manifestazioni in Italia e in Europa ha chiaro questo concetto) ma almeno evitiamoci di girare da una parte all’altra del Veneto”.
E poi di una convenienza economica, tutta da dimostrare, secondo la quale “potrebbe anche convenire alle varie aziende coinvolte a Cerea e Villa Favorita: gli spazi del Vinitaly costano molto ma riunendosi tra loro i produttori naturali (che mai come in questo momento fanno parlare di sé) potrebbero avere un forte peso contrattuale con l’Ente Fiera e strappare un prezzo estremamente favorevole per l’intero padiglione”.
Molto pragmaticamente, Giavedoni rileva che “al Vinitaly ci sono frotte di enotecari, agenti di commercio, buyer, distributori, appassionati, ecc., che assaggerebbero volentieri e con grande curiosità un vino naturale – anche solo di un unico produttore – ma non hanno tempo di andare a Cerea o a Villa Favorita”, e chiude il suo ragionamento chiamando in causa un fattore che, temo, gli procurerà le critiche più accese, l’approccio con il mercato.
Come contestare del resto la liceità della sua osservazione secondo la quale “se è sacrosanto che il modo di lavorare – il modo di essere – di tutti i produttori naturali è assolutamente diverso dalla grande parte delle aziende presenti al Vinitaly, è altrettanto vero che il mercato sul quale si affacciano è però lo stesso dei produttori di Vinitaly.
Io sarei preoccupato se il mercato dei vini naturali fosse solo quello delle pur tante, tantissime, persone che sono andate a Cerea e a Villa Favorita, o che hanno frequentato le tante e belle manifestazioni organizzate nei mesi scorsi (Roma, Agazzano, ecc.) e le prossime che verranno: o bevono (e fanno bere agli amici) almeno dieci bottiglie di vino a testa al giorno oppure i vini naturali devono trovare molti altri estimatori”.

Non gli era bastato proporre di rinunciare alla diversità, antropologica e culturale innanzitutto, di rassegne come Vin Natur o Vino Vino Vino, dove di vino si ride e si scherza e dove può capitarti, vedi foto sopra, di vedere un bambino, ovviamente il figlio di qualche espositore, aggirarsi con la sua biciclettina tra degustatori e appassionati, Giavedoni, con un pizzico di perfidia ricorda un’assoluta evidenza, il fatto che “il mercato sul quale si affacciano (i produttori di vini naturali) è però lo stesso dei produttori di Vinitaly”.
E pone l’accento sul rischio, sempre incombente, che il mercato dei vini naturali possa essere solo un mercato di nicchia, anche se mi sembra che si tratti di un mercato, in salute, che si auto-regolamenta, che ha proprie dinamiche, modalità di espressione, luoghi di dialogo tra produttore e consumatore, e che non aspira tanto a confondersi con il Grande Mercato che al Vinitaly celebra la propria epifania.
E’ tutto vero, per tornare all’autore della salutare provocazione apparsa su Slowine, che “il movimento dei vini naturali è molto cresciuto, con grande soddisfazione di tutti. Se anni fa aveva un senso differenziarsi anche fisicamente dal resto della produzione italiana (tutta presente al Vinitaly) e giocare la propria partita – agli stessi orari ma in un altro stadio -, ora penso che sia giunta l’ora di abbandonare i pur belli, accoglienti e ben organizzati campetti di provincia e scendere con forza e convinzione nell’arena principale”.
Oppure, “se proprio si vuole rimanere staccati dal mostro veronese, almeno scegliere un altro periodo”. Come se l’effetto traino del Vinitaly – incontrati a Cerea fior di noti importatori americani, che sono venuti a Vino Vino Vino essendo stati precedentemente a Verona – fosse qualcosa al quale si possa rinunciare a cuor leggero.
Tornando a noi, trovo che Giavedoni e Slowine abbiano fatto benissimo a gettare il sasso nello stagno e a provare a stimolare nelle “due anime” dei vini naturali, il gruppo di Maule e quello di Bea-Cappellano jr-Princic-Zidarich-Niccolaini-Giovanna Morganti-Bellotti un confronto e un dibattito che porti finalmente a dei risultati pratici.

L’idea di una unica loro manifestazione, senza divisioni che non hanno più ragione d’essere e che gli appassionati non capiscono, è un’ipotesi tutt’altro che azzardata, ma un progetto al quale, visti gli spazi e l’ottimale sede di Cerea, si potrebbe serenamente e proficuamente lavorare.
E che se realizzato otterrebbe il plauso di tutti, salvo qualche irriducibile pasdaran della diversità, o qualcuno ancora persuaso che tra i vini di Bressan, Pian dell’Orino, La Distesa e quelli di Camillo Donati, Villa Bellini, Santa Caterina o della Biancara, ci siano differenze così profonde da impedire loro di presentarsi, come accade del resto in quell’oasi felice che è Vini di Vignaioli – Vins de Vignerons a Fornovo Taro.
Ma pensare oggi, aprile 2010, di ipotizzare una presenza organica e compatta degli esponenti della magnifica sensibilità dei “vini naturali” al Vinitaly, mi sembra realistico come ipotizzare che l’Atalanta possa vincere lo scudetto o che Travaglio e Di Pietro possano andare a cena con Berlusconi senza prendersi reciprocamente a male parole.
Due mondi completamente diversi (lo si nota già osservando il logo del Vinitaly, con quell’idea di vino fighetto e un po’ snob in abito da sera e quello di Vino Vino Vino, così naif e colorato che potrebbe anche essere stato disegnato da un bambino), due idee della rappresentazione del vino, del modo di presentarlo e anche di commercializzarlo (sulla qualità dei vini le differenze, con molti produttori seri presenti a Verona, non sono poi così importanti, anzi) profondamente e radicalmente diverse.

E poi, scusate, ve lo immaginate il popolo del vino di Cerea, di Villa Favorita, di Fornovo, di Vinissage (e parlo sia dei produttori che degli appassionati) perfettamente a proprio agio in quelli che Giavedoni chiama “accoglienti e ben organizzati campetti di provincia”, decisamente “alternativo” nello spirito e nel modo di mostrarsi e di essere, costretto a coesistere nel “grande stadio” di Verona con le torme di p.r., enologi consulenti, addetti al marketing, veline o simili scollacciate, venditori di fumo e varia umanità che insieme agli addetti ai lavori (dicono sia una rassegna professionale,no?) contribuiscono a rendere una grande kermesse il Vinitaly?
Problemi di accredito e di costi d’ingresso a parte, pensate che gradirebbero, soprattutto gli appassionati, un oggettivo processo di normalizzazione e uno scendere a patti con “gli altri” (anche gli industriali del vino che a Vinitaly sono padroni) come verrebbe interpretata, una presenza, anche la meglio organizzata e nel segno di un’orgogliosa e fortemente rivendicata diversità, dei “vini naturali” al Vinitaly? Non credo proprio.
Un matrimonio, dunque, che non s’ha da fare. Ma molto bene ha fatto Fabio Giavedoni a costringerci a ragionarci sopra, come se tra i due mondi del vino – mercato comune a parte – non ci fossero differenze inconciliabili…

38 pensieri su “Vignaioli naturali: tutti insieme appassionatamente al Vinitaly 2011?

  1. Buona domenica. A me i temi caldi nel fine settimana non dispiacciono; è l’unico giorno che ho a disposizione per leggere e anche rispondere.
    Venerdì sono uscito con un ns. agente, molto bravo, che vende i vini solo dopo averli conosciuti bene, molto appassionato che è stato con Te Franco alla degustazione Pinot Neri di Borgogna e Nebbioli in Piemonte. Con lui si discuteva in auto e mi diceva: io non posso girare da solo o con i clienti negli stessi giorni fra Verona, Cerea e Monticello di Fara. Diceva dunque, non è possibile fare un padiglione solo per i vini Naturali in modo da unire logistica e interesse degli appassiontati del vino?
    Vero è, parlo per me, da consumatore, che non amando il Vinitaly, non vedrei bene questo connubio. Preferisco pagare l’entrata dei due eventi Naturali lontani dalla fiera di Verona che pensarle unite a questa.
    Inoltre, conoscendo e sperando di essere un amico di Angiolino Maule, devo dire che è persona molto onesta e schietta ma, anche molto difficile. Quindi penso sempre personalmente che se non esiste un unico evento di vini Naturali sia dovuto molto alla persona carismatica e particolare che Angiolino è.
    Apro una parentesi fuori tema: Angiolino produce vini di Garganega a Gambellara come la mia famiglia, in risposta a chi qualche giorno fa diceva che a Gambellara vengono bene solo gli asparagi. Grazie Franco per il Tuo pronto intervento.
    Sono sicuro che il vino Naturale non resterà un fenomeno di nicchia ma che coinvolgerà sempre più produttori e bevitori.
    Vorrei un unico evento di vini Naturali, negli stessi giorni o a giorni differenti da Vinitaly ma non con Vinitaly.

  2. La proposta l’ho anche fatta a più di un produttore, ne ho anche scritto, ma ci sono pro e contro come in tutte le cose. Una è, ad esempio, che diventerebbe uno degli eventi-saltellite del Vinitaly, come Enolitech, Sol o Agrifood; un’altra è che una filosofia tanto diversa ha poco a che fare con Vinitaly e ciò che presenta e rappresenta. Un’altra ancora è che non è detto che la cosa verrebbe ben accolta dai tanti colossi industriali che al Vinitaly hanno un peso non indifferente. E ancora, i costi sarebbero enormi, e ben pochi possono permettersi di esborsarli, anche se si unissero in un unico gruppo (basti pensare che una postazione a Cerea costava 500 euro, contro i 4.000 di un banchetto all’interno di un consorzio).
    Certamente sul piano commerciale sarebbe più vantaggioso, visto che molti buyer non sono disposti a spostarsi dal Vinitaly fino a Cerea, ma è anche vero che molti sono piccoli produttori da poche migliaia di bottiglie e hanno minori problemi a venderle.
    Secondo me sarebbe già un miracolo se si riunissero fra di loro, poi entrare al Vinitaly sarebbe assolutamente secondario.

  3. Mah, il primo problema per queste manifestazioni collaterali è la sede/location. VINOvinoVINo è continuamente sbatacchiata da un paese all’altro perchè non viene piu’ confermata la Villa di turno, e questi devono trovarsi per forza a cambiare. E sempre piu’ lontano guarda caso.Poi l’afflusso reale. Ossia: quanto ritorno effettivo mi da’ partecipare a decine di rassegne, in termini di visite e poi acquisti?? Perchè il fine è quello, inutile raccontare favole. Per Maule è diverso, la sua sede è a due metri da casa,e la rassegna stessa è molto modesta. La riunione potrebbe essere cosa fattibile, se Velier (che partecipa con sempre meno aziende rispetto a 3/4 anni,addirittura arrivo’ a farne una da sola se vi ricordate) la smettesse di fare storielle, vedi il motivo che Maule import pure lui 4 aziende4 che a velier stesso fanno il solletico.
    La soluzione migliore sarebbe un capannone dentro al Vinitaly, con una bella scritta gigantesca VINI NATURALI, visto che loro ci tengono a specificarlo bene.

  4. Mah, mah, mah…mi pare che la questione rimanga fine a se stessa finchè non si fanno i conti con l’oste, cioè il Vinitaly.
    Ovvero: aldilà dello smussamento delle ideologie, della rinuncia a qualche principio che è troppo tale e non fa in conti con la realtà (naturale o meno, il vino alla fine va venduto, con quel minimo di attività e sovrastruttura che questo comporta: o lo si beve tutto in casa e si regala tutto agli amici?), della difficile opera di ecumenismo e di mediazione tra le diverse scuole di pensiero, aldilà insomma del “passo in avanti” (o indietro?) che giustamente si chiede di fare ai “naturali” per accorparsi alla principale fiera vinicola del nostro paese, non vi pare logico chiedere ed attendersi che anche l’ente fiera, il Vinitaly e il suo gruppo di potere facciano un analogo passo avanti verso la controparte? Che, cioè, il “fierone” provi a ripensarsi un po’, nella consapevolezza che, se da un lato il mercato dei vini naturali è destinato a espandersi, dall’altro è giusto ed opportuno che il Vinitaly cominci a guardare con interesse e senza apriorismi verso questo settore emergente, tenendo conto anche delle sue peculiarità “etiche” e filosofiche?
    Io per primo ho in scarsa simpatia, per i suoi negativi effetti pratici e lo spezzettamento che comporta (traducendosi in una perdita di visitatori pari almeno alle presenze procurate dall’effetto trascinamento della kermesse veronese), il proliferare delle fiere alternative (tutte però, guarda caso, collocate a cavallo del Vinitaly e in Veneto), ma credo che una ragionevole e ben calibrata rimodulazione del modello fieristico veronese, in direzione tale da ampliare l’ombrello della fiera a migliaia di aziende potenzialmente interessate, senza costringere i produttori ad abiure ideologiche ed economiche, sarebbe quantomai opportuno.
    Certo, non è detto che ci si riesca. Ma cercare di ottenere quest’obbiettivo sforzandosi di convincere i naturali a “vinitalizzarsi” e non anche il Vinitaly a “naturalizzarsi mi pare una strategia senza capo nè coda.

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  6. Anche se puo’ sembrare impossibile pare che le due manifestazione sui vini naturali diano proprio fastidio al Vinitaly.
    A detta d’un addetto ai lavori (di solito bene informato) l’ente di Cerea che quest’anno ha fornito i locali per Euro 6.000 ne avrebbe chiesti, per il prossimo anno, 20.000 (ventimila). Non mi e’ dato sapere se, a Cerea, siano stati colti da un eccesso d’esosita’ oppure se siano stati ispirati da qualcun’altro onde scoraggiare, se non rendere impossibile, la manifestazione.
    Se non ci saranno altri sviluppi vinovinovino cambiera’ ancora sede.
    Se tanto mi da’ tanto penso proprio che l’ecumenismo auspicato da Slowine sia una pia illusione. Al di là di ogni filosofia di produzione i costi attuali del Vinitaly sono insostenibili per buona parte dei produttori presenti a Cerea.
    Forse, se le cose stanno cosi’, onde sottrarsi all’abbraccio stritolante degli enti veronesi sarebbe opportuno cambiare non solo sede ma anche provincia e regio ne.
    La provincia di Mantova non e’ lontana da Verona…
    A Volta Mantovana, ad esempio, si svolge gia’ una rassegna di vini passiti: la distanza tra Verona e Cerea e’ uguale a quella tra Verona e la cittadina mantovana.

  7. Lavoro nel settore e non vedo l’ora che questa cosa avvenga: i produttori “naturali” (qualcuno lo rappresento) devono capire che il vinitaly non è il diavolo, ma una grande opportunità per mettersi in confronto diretto con chi il vino lo fa secondo una logica completamente diversa e magari uscirne pure vincitori.
    L’ente fiera potrebbe capire che dopo almeno un lustro di vinitaly sempre più noiosi, dare una ventata d’aria fresca con una sezione che riguarda i naturali potrebbe giovare anche alle casse (perchè all’ente fiera soltanto quello interessa, sia ben chiaro).
    Per il pubblico (non mi si venga a dire che son tutti operatori quelli che visitano il vinitlay) sarebbe più facile mettere a confronto le diverse filosofie produttive e per noi operatori sarebbe meglio gestibile il cliente che vuole sia assaggiare i vini dell’azienda famosa e convenzionale che i vini di produttori che per ora sono roba da carbonari.

  8. Da anni scrivo (ovviamente senza la autorevolezza di Fabio, ma sono lieto che oggi le sue conclusioni ricalchino le mie) di situazioni poco corrette nei confronti NON di vinitaly ma dei produttori che a vinitaly espongono, e contribuiscono coi loro quattrini a pagarne la pubblicità, la comunicazione, la promozione.
    Poco corrette perchè fatte volutamente in concomitanza con quello che resta l’evento trainante del vino italiano, pur con tutti i difetti più volte evidenziati, secondo me per goderne i frutti e gli investimenti senza pagar dazio.
    A me ha sempre dato fastidio vedere buyers, giornalisti e clienti arrivati a Verona grazie a Vinitaly “stornati” dalla fiera e dagli espositori che li stanno attendendo (mica tutti industriali, vero? basta leggersi il catalogo per capirlo).
    Dicevo queste cose “ante litteram”, fin da quando un noto produttore altoatesino cominciò a venire a “rubare” clienti col suo autobus per portarseli un’intera giornata a casa sua.
    Non entro nel merito delle definizioni (naturali, bio, veri ecc.) in quanto nella mia limitatezza mi accontento di distinguere i vini tra “buoni” e “meno buoni”, ma diffido da sempre delle mode, e oggi vedo molti abili commercianti cavalcare tigri che non gli sono mai appartenute in passato, per cui sono un po’ diffidente sulle autocertificazioni.
    In conclusione, confermo che sono sempre lietissimo di assaggiare ottimi vini “naturali” al vinitaly (quest’anno, ad esempio che può valere per tutti, i prosecchi di Luca Ferraro di Bele Casel), ma per principio non andrei mai ad altre manifestazioni concomitanti. Altra cosa se le medesime manifestazioni si svolgessero in momenti differenti, col coraggio e la fierezza delle proprie teorie e fedi produttive, senza dover sfruttare le scie e gli investimenti altrui.

  9. @ Il Chiaro
    Sono d’accordo al 100%! Il problema è che diversi produttori diciamo così “naturali” (anche se la parola “naturale” non mi piace) si staccano volutamente da vinitaly perchè secondo loro la maggior parte dei produttori che partecipano alla “fiera madre” fanno vini tarocco sono degli inquinatori e via dicendo.
    Domanda:
    conosco fior di produttori “naturali” (in genere molto piccoli) che sono davvero meritevoli per tutta una serie di motivi, ma ne conosco di altrettanto piccoli che vivono in vigna, non hanno l’apprendista stregone che gli fa da enologo etc. ma, sfiga, usano sistemi di lotta “tradizionale” (anche tale parola mi piace poco), usano i lieviti “comperi” per far fermentare il loro mosto, magari da uve cabernet e merlot; ma che significa che sono dei taroccatori anche se danno l’anima nel loro lavoro e lo svolgono seriamente e nel rispetto delle leggi?
    Qui, spiacente, ma non ci arrivo.

  10. Mi scoccia assai rivendicare primogeniture, per questo farò finta di non aver scritto e detto su winesurf( qualche giorno prima di Fabio)di questo problema. in realtà il voler rivendicare la primogenitura è solo un escamotto per far capire che “pochi se la sono filata prima e pochi se la fileranno dopo”. Gli interessi in gioco porteranno a non far diventare la presa di posizione di Fabio come “Il post dell’Anno”, perche?. Perchè da una parte abbiamo i produttori cosiddetti naturali (non riesco a chiamarli naturali per rispetto a tanti amici che non fanno parte del gruppo ma che fanno vini altrettanto naturali)che oramai hanno trovato la scarpa adatta per il piede (fuori da Vinitaly ma stessi giorni, luogo alternativo, clima meno formale, etc) dall’altra c’è un Vinitaly che non saprebbe dove metterli. I posti sono presi di anno in anno e beccare un padiglione vorrebbe dire sfrattare centinaia di produttori..per mandarli dove?. Inoltre, non andando d’accordo nemmeno tra loro, chi andrebbe a trattare per avere un padiglione e chi dividerebbe gli spazi, assegnerebbe le postazioni etc. Per questo sono pessimista ma, se i cosiddetti naturali prendessero una piccola parte della qlinea etica che adottano nel vino e l’applicassero nel promuoverlo dovrebbero sentire come un dovere irrinunciabile quello di spostare la manifestazione in altro periodo, invece di succhiare le ruote del Vinitaly che hanno snobbato, esecrato, abbandonato. Se ciò non accadrà ho già trovato il nome per questi signori “Naturalmente furbi”!

  11. MONSIEUR ZILIANI’ DICA REALMENTE IL SUO PENSIERO …… NON CI GIOCHI IN TORNO……… VOGLIAMO BERE VINO O BEVANDE ? VOGLIAMO AMARE DONNE NATURALI O SILICONATE ? VOGLIAMO SENTIRE PROFUMI DEL TERROIR O QUELLI DELLA BANCA DEGLI AROMI TEDESCA? VOGLIAMO SENTIRE I SAPORI DI UN UVA NON TRATTATA CHIMICAMENTE IN VIGNA E IN CANTINA ? VOGLIAMO ASSAGGIARE VINO NON FILTRATO E CHIARIFICATO ? VOGLIAMO ASSAGGIARE UVE CHE FERMENTANO SPONTANEAMENTE O UVE UCCISE CON So 2 E PASTORIZZATE ? VOGLIAMO BERE VINI CHE PROVENGONO DA FERMENTAZIONI NATURALI O CON AGGIUNTA DI LIEVITI AUSTRALIANI ? VOGLIAMO BERE VINO SENZA ACCELERATORI DI FERMENTAZIONI ? VOGLIAMO UNIRCI AD AZIENDE CHE FANNO QUESTO TIPO DI OPERAZIONI ? VOGLIAMO BERE VINO O FILOSOFIE PRODUTTIVE ?
    MELE PROCINTAS QUANTE PORCUM…….

  12. @patrizio mengozzi:
    non significa assolutamente che sono dei taroccatori, soltanto hanno una filosofia diversa di produzione, o addirittura vinificano in modo “convenzionale” perchè hanno il timore di dover buttare via tutto.
    La cosa che ho notato è che quando un produttore si affida ad un enologo, o è lui stesso un enologo, subito l’idea dei vini “naturali” viene scartata.
    Non solo: qualcuno ha mai visto ad eventi come Fornovo, Villa favorita e similari enologi di fama (Cotarella, Rivella, Ferrini e altri ancora) andare ad assaggiare quei vini? Io no e lo considero uno sbaglio clamoroso.

  13. Sinceramente non comprendo queste divisioni. Noi lavoriamo con sistemi eco-compatibili in vigna e senza aggiunte e correzioni in cantina (solo poca solforosa), eppure andiamo a Vinitaly (da circa 25 e più anni) perché è una fiera commerciale dove si incontrano buyers e si lavora. Sarà ingenuo il mio punto di vista, ma la troppa voglia di separsi (e richiudersi dentro classificazioni, gruppi e sotto-gruppi, a volte in contrasto fra loro) non porta al rischio di rinchiudersi dentro a una nicchia (o un ghetto?). Secondo me si dovrebbe cercare di diffondere il concetto che questo è il modo “normale” per produrre il vino, non che (al contrario) la normalità è l’altra e se prendo un vino “vero” o “naturale” compro qualcosa di strano o esotico.
    Cordiali saluti, Annalisa Motta

  14. Purtroppo ci sono produttori, e mi è capitato di parlare con qualcuno di loro, che sono convinti, ad esempio, che un buon vino non si possa fare senza l’uso dei lieviti selezionati (e stiamo parlando di una tra le “correzioni” meno invasive).
    Credo però che, almeno in parte, potremmo fare qualcosa per non relegare al ruolo di “vino strano” o “esotico” quello che in realtà è un’espressione più vera e naturale del vino. Magari iniziando a considerare diversamente un vino che può non presentarsi perfettamente cristallino (se bianco) o senza residuo sul fondo: non sono difetti, e il contenuto della bottiglia non è meno buono di un’altra “perfetta”…anzi.
    Proprio sabato scorso, a pranzo nel ristorante di un amico, ad Anzio, abbiamo scelto un Vermentino di Sardegna da uve biologiche. Mia moglie è riuscito a berlo senza alcun problema, a differenza di molti altri bianchi che, a causa di un contenuto di solforosa sicuramente ben più alto, spesso le hanno dato dei fastidi…

  15. Leggo qui sopra una serie di commenti interessanti a una idea (provocante) che mi pare ben significativa.

    Sono – come Franco sa bene – molto vicina, non solo a due produttici che erano a Cerea, ma al ‘modo’ e alla mentalità con cui quei produttori lì, in generale, si pongono nei confronti del vino e della terra(senza contrapporsi minimanmente a Vinitaly, tra l’altro).

    Vinitaly è una splendida manifestazione a cui, innegabilmente, Cerea & c. si ‘agganciano’; come accade in tutte, e a tutte, le manifestazioni di successo. La nascita degli appuntamenti satelliti – che uno li visiti o no – è un arricchimento; la proposta di ‘pensieri’ diversi, a mio parere, non è ‘nemica’ di Vinitaly: è semplicemente un altro sguardo sul mondo vino; le voci fuori dal coro vivacizzano, non deprimono.

    Poi mi viene un altro pensiero, che già mi infastidisce: forse che in questa nostra italietta dove devi essere per forza (ancora una volta) bianco o nero, comunque intruppato in un partito, un’insegna, uno stemma, …, dia fastidio che qualcuno sventoli una semplice frasca e non contribuisca al funzionamento di un ‘sistema’, ben controllato (o dai bianchi o dai neri: non si deve sfuggire). Non è che questi cristi magari, con la loro ‘nicchia’, cominciano a disturbare i grandi manovratori (in cui pensierosamente includo anche i profeti della vera verità col marchio della vera verità)?

    Allora, se la concomitanza dà così fastidio e fa venire agli ‘altri’ pensieri maliziosi e fa pensare che si ‘sfrutti’ indebitamente il successo di Vinitaly (senza soggiacere al suo sistema), perché non farsi venire un bel pensiero laterale e immaginare qualcosa che sia ‘autrement’, in tutto e per tutto, divaricando ancora di più ciò che alcuni vorrebbero omologare?

  16. letta la proposta di Giavedoni mi nasce spontanea una domanda: forse Slow Food pensa di “mettere il cappello” e di dare la sua “benedizione” ad una rassegna di vini naturali, magari coordinata da loro, da ospitare nel gran casino del Vinitaly?
    Non si spiegherebbe diversamente questa sorprendente uscita di uno dei due responsabili della nascente guida Slowine…

  17. ma lei Ziliani pensa sia possibile che rassegne come quella di Cerea e di Vin Natur possano svolgersi all’interno del Vinitaly? E lei come giudica questa ipotesi? Dal suo articolo non si capisce, sembra abbia evitato accuratamente di prendere posizione…

  18. Franco@, mi sembra basilare sottolineare (non si fa mai abbastanza) un punto: Vinitaly ha una sua struttura e il successo che si merita. Non credo che le altre (due) manifestazioni gli facciano ombra, anzi in un certo qual modo contribuiscono ad illuminarlo. (Perché al salone del Mobile di Milano si fa il Fuorisalone? E perché il sistema di quel salone è ben lieto che ciò accada?).
    Per dare in pasto ai visitatori ‘un pensiero diverso’, perché l’esistere stesso di quel pensiero (diverso) rin-fresca quello ‘normale’ e lo riattualizza!

    Ma un’altra cosa occorre sottolineare, ed è che i vini ‘buoni’ (e magari anche ‘bravi’) non sono lì o là, cioè solo a Cerea o alla Favorita. Non mi è davvero mai capitato di sentire uno di quei produttori esprimenrsi in tale senso!
    Mentre invece confermo l’impressione che questa ‘proposta indecente’ da parte di Slowfood di aspirare (ssswrap) ciò che è diverso per ficcarlo all’interno di Vinitaly: è come se SF ci volesse mettere su il cappello.
    Non mi pare che questi vignaioli abbiano bisogno di un bidello che li tenga in fila…

  19. Mi trovo d’accordo con Il Chiaro (che penso di conoscere). Quando ho lavorato direttamente con enologi e tuttora lavoro indirettamente con loro per il mio secondo lavoro di spumantizzatore, nessuno di loro mi ha mai proposto lavorazioni alternative a quelle che la scuola ha insegnato loro. Solo uno ora, che ha portato da noi un paio di spumanti, si sta ravvedendo assaggiando i miei vini e questo mi fa piacere, non perché ho ragione ma perché questo enologo che è persona intelligente e molto professionale, sta dimostrando particolare sensibilità nel confrontare i due mondi, quello dell’espressione schietta del succo d’uva (anche se con l’occhio vigile del produttore; volatili esagerate e difetti non sono sinonimo di vino naturale) e quello dell’espressione pilotata e omologante dei lieviti selezionati, enzimi, e coadiuvanti vari.

  20. Sulla questione mi pare assai illuminante il pensiero di Antoine Luginbühl produttore “organic” certificato dal 1983 e presente con altri produttori da uve biuologiche, a Vinitaly.
    http://undiwine.typepad.com/soavemente/2010/04/incontro-con-antoine-luginb%C3%BChl-casina-di-cornia-il-bio-a-vinitaly.html
    A Viniveri c’erano produttori presenti anche a Vinitaly, senza contare che l’area industriale Perfosfati di Cerea evocava – e non solo simbolicamente – un padiglione della Fiera.
    Il problema, come dice Antoine, è differenziarsi. Quindi l’ipotesi anche se auspicabile (lo sostengo dallo scorso anno) non è di facile realizzazione.
    Bisognerebbe anche, prima, superare divisioni tra gruppi di produttori “organic”, chiarire una piattaforma comune dalla quale partire insieme.
    Non facile anche questo. Ma mi pare cosa non procrastinabile, vista anche la prossima approvazione del Regolamento che, a partire dal 2011, regolamenterà i “vini biologici”.

  21. @ annalisa:
    le divisioni sono nate perchè a qualcuno non piace l’idea che i cosiddetti “naturali” possano togliere una fettina di mercato ai soliti grandi gruppi. Vi siete mai chiesti perchè sulle etichette del vino non si possono mai menzionare gli ingredienti? Credete che i consumi di vino aumenterebbero se i colossi del vino fossero obbligati a scrivere quel che c’è veramente in una bottiglia? E’ mai possibile che per scrivere che non si usano chimicanze varie si debba avere una certificazione? Non dovrebbe essere il contrario, cioè che se non uso niente posso scriverlo senza problemi, ma se uso albumina, enzimi, lieviti selezionati (mi fermo qui perchè altrimenti si potrebbe andare giu pesante con la chimica) devo avere una certificazione di salubrità del prodotto che metto in commercio?
    Ecco allora che i cosiddetti “naturali” si staccano dal gruppone, fanno le loro manifestazioni, succhiando una parte di pubblico dal successo del vinitaly, per rimarcare la loro distanza da certe (legali) pratiche in uso in tante cantine.
    Però credo che adesso il temppo di confrontarsi direttamente, sullo stesso campo di “battaglia” sia arrivato, l’informazione c’è stata, chi voleva recepirla la recepita e per allargare gli orizzonti bisogna avere il coraggio di esporsi nella stessa arena.

  22. Rispondo brevemente a quanti – Marcello e Silvana Biasutti in particolare – hanno ventilato l’ipotesi che Slow Food voglia “mettere un cappello” ad un possibile padiglione di vini naturali al Vinitaly. Nulla di più distante da noi: se ne avessimo eventualmente desiderio lo faremmo autonomamente ed esplicitamente, invitando per esempio i produttori naturali ad esporre al Salone del Gusto di Torino o organizzando con loro (con chi ci starebbe) una nuova manifestazione apposita. Ma non abbiamo voglia di fare niente di tutto questo, né di lavorare pro-Vinitaly.
    L’aver sollevato la questione espressa nel mio editoriale è dovuto solamente alle decine di chiacchierate sul tema che ho avuto con produttori di vino sia al Vinitaly che a Cerea che a Villa Favorita (come quella che Maria Grazia Melegari ha avuto con Antoine Luginbühl, tanto per capirci). Tanti di loro concordavano con le mie idee, altri sollevavano obiezioni: rendere pubblica la discussione mi è sembrato il modo migliore per estenderla un po’ a tutti, senza pretese ne aspettative, solo per il gusto di innescare un dibattito.
    Se proprio volete saperlo, la “goccia” che mi ha convinto a sollevare il problema è stato l’imbattermi inaspettatamente, al Vinitaly, nello stand di Stanko Radikon, che poi non ho incontrato né a Cerea ne a Villa Favorita.
    Fabio Giavedoni

  23. Balzi, sobbalzi e balzelli.
    @M.Grazia: leggo nel suo intervento di un nuovo regolamento per i vini biologici.
    Mi chiedo se il nuovo regolamento prevede degli aspetti innovativi o invece contiene solo dei nuovi balzelli?
    In altre parole: si vuole migliorare la situazione di un settore in crescita, o s’è scritto un regolamento per mungere?
    Dato che il settore – come altri analoghi e come tutte le proposte di prodotti o servizi più naturali – sta conoscendo un robusto incremento, mosso dalla domanda del mercato, forse sta diventando appetibile e … aggredibile da imposizioni e iscrizioni obbligatorie, a cui di solito corrisponde un beato nulla, perciò un balzello neanche tanto mascherato.

    Come capita – altro settore che ha sempre a che fare con il vino – di apprendere, proprio oggi, a proposito delle recinzioni a protezione dai caprioli (che l’anno scorso hanno fatto strage di germogli nelle vigne), non si può mandare una comunicazione al comune; no! troppo semplice e veloce: bisogna “chiamare un professionista” e fare una DIA.
    Non nego (anzi!) l’importanza di geometri e affini, tuttavia per piantare dei pali e tendere una semplice rete occorrerà pagare una parcella (!) che si aggiungerà al costo del materiale e delle ore di lavoro occorrenti.

    • ma questo che racconti, Silvana, accade nella civilissima Montalcino? Ci sarà mica una “lobby dei geometri” che spinge il Comune a queste cervellotiche trovate? Alla fine finisce per pagare Pantalone, ovvero dapprima il produttore e poi il consumatore per queste pensate…

  24. A Montalcino sì, ma immagino anche altrove. Non credo che sia una pensata di ‘questo’ comune, penso piuttosto a un sistema italiano.

    E’indispensabile fare una certa cosa? Bene allora approfittiamone, insersendo – tra la necessità e il fare -un obbligo.

    Attenzione: certe verifiche, certi documenti sono indispensabili, perché sono un controllo preventivo indispensabile rispetto a un intervento che può comportare dei rischi, se realizzato in modo scorretto.

    Ma una parte consistente di lavori potrebbe essere comunicata preventivamente ai comuni, sulla base di regole scritte, a cui attenersi (e se deroghi vieni sanzionato), con risparmio di tempo e … parcelle.
    Mi sembra che nel nostro paese le superfetazioni burocratiche siano a livelli inauditi (e deprimano il PIL).

  25. Io penso che le 2 manifestazioni, Vinitaly e Vini naturali, non si incontreranno mai. Oltretutto la fiera di Verona è già un disastro così com’è: non ha spazi sufficienti, non ha parcheggi sufficienti, non ha strade di accesso sufficienti. Fare un capannone/tensostruttura “volante” ,non si sa dove, comporterebbe solo una dispersione, infatti Enolitech e Sol sono appendici abbandonate a sè stesse laggiù in fondo. Inoltre 1000€ al metro quadro per lo stand sono una follia per i piccoli produttori. Auspico invece una fusione dei 2 gruppi, lasciamo andare la Demeter al suo destino ed ogni produttore parli per sè e racconti ai visitatori cosa fa. Saranno i palati di questi ultimi a decidere cosa è buono e piace e cosa no. Mi piacerebbe che fosse proprio Slow food ad organizzare una prima manifestazione che riunisse i 2 gruppi, visto che apprezza ed esalta un certo modo di lavorare. Magari proprio a Torino al posto di quel triste ed inutile Salone del vino.

    P.S.
    La battuta sugli asparagi di Gambellara era rivolta a Zonin, ma non l’avete capita.

  26. Ho visto moltissimi produttori della manifestazione ViniViniVini in visita a Villa Favorita, quindi ho da pensare che siano loro i primi ad auspicare che tutte le varie “Correnti” dei vini naturali si riuniscano sotto lo stesso tetto…..
    Ma dove sia questo tetto per me è ininfluente, mi augurerei fuori dal Vinitaly, però vicino….

  27. Pingback: Le difficoltà dei produttori, Vinitaly la Soluzione? « vino biodinamico

  28. Arrivo in ritardo alla discussione perchè sono impegnato in una fiera a Singapore ma, pur essendo per il totale rispetto di tutte le idee e del lavoro vero di ogni imprenditore (perchè di imprenditori si tratta), trovo vergognoso ed offensivo il nome “vini veri” che qualcuno vuole darsi, come a dire che gli altri vini non lo sono, così come trovo assurdo che si schifi il Vinitaly, salvo poi prenderne tutti i vantaggi esibendo gli stessi giorni.
    Io credo che se un principio ed un prodotto sono giusti e buoni, non ci si debba isolare, o far finta di farlo, per dare peso alla propria proposta, se tutto questo è giusto, a fronte alta bisogna andare al VInitaly o avere il coraggio di scegliere altra data ed altra città, solo così si evita di fare come quelli che con tanto di cellulari in mano, vanno a protestare per i rischi che un ripetitore in costruzione, possono provocare alla pubblica salute.
    questa volontà di presentarsi necessariamente contro qualcosa e qualcuno, non riesco proprio a condividerla e sarebbe un peccato far passare come un operazione di vendita di fumo, quello che invece potrebbe essere un progetto importante e con un sano futuro.

  29. Amo Verona, ma è la città meno organizzata per ospitare una manifestazione tanto frequentata per problemi fisici di viabilità e capacità di posti letto, senza parlare dei prezzi. Accorpare ancora le due manifestazioni sarebbe da capestro. Personalmente ho partecipato a Vinitaly e Vino Vino Vino (questo è il nome esatto), con doppie spese e ben 3 persone presenti, ovvero il totale della mia piccolissima azienda. Da ambedue le manifestazioni ne sono uscita soddisfatta, ma con grandi differenze di emozioni. Nessuna polemica, nessuna etichetta, solo due approcci differenti per lo stesso scopo finale.
    Ora lancio l’ennesima provocazione: un sito diverso dall’attuale Fiera di Verona, ampi spazi luminosi, organizzati, puliti, con servizi umanamente vivibili e raggiungibile con mezzi pubblici e privati comodamente. In questo luogo di favola forse si potrebbero incontrare tutti e con minori sforzi umani ed economici. Non dimentichiamo che al Vinitaly, causa recessione e non solo, abbiamo già perso una bella percentuale di visitatori professionali dell’Europa del centro e del nord (ma abbiamo mantenuto le frotte di ragazzini, anche minorenni, ubriachi già di mattina).
    Giustamente qualche riflessione deve essere fatta.

  30. Leggo con estremo piacere tutte le Vostre impressioni e mi permetto di esprimere il mio parere.
    Da piccolo produttore di vino,in cui mi riconosco,bio,naturale,etico,vero,giusto,dicono buono..affermo che la manifestazione costosa (per me)dove in due giorni speri di incontrare l’importatore della tua vita o l’agente samaritano che in un lampo ti svuotano la cantina, per esperienza vissuta a Villa Favorita…non ha funzionato.Si i Giapponesi li incontri, ti assaggiano ma poi non li vedi più..Mi sono sentito un pezzo di tappezzeria…
    E poi a far quadrare i conti delle spese della fiera ….
    Preferisco di gran lunga il feed back di Fà la cosa giusta, di Orti d’artista dove i GAS ti apprezzano e dove fare comunicazione di vino naturale e vero è facilissimo, dove lo spessore umano c’è e non è solo avida ricerca commerciale…
    SI sono d’accordo un grande padiglione al Vinitaly 2011 e parteciperò anch’io volentieri.
    Carlo Sitzia

  31. Pingback: Le 5 giornate veronesi | Sorgente del Vino

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