6 Barolo a 54 euro: riduzioni dei prezzi o calate di brache?

I nodi dell’utopia della crescita continua (anche dei vigneti) vengono drammaticamente al pettine

Mala tempora currunt per il mondo del vino. Vendemmie che si susseguono puntuali come gli esattori delle tasse e per di più spesso abbondanti, cantine piene, scorte che non si esauriscono, clienti che continuano ad essere restii a fare ordini (e spesso anche a pagare quelli già fatti), mutui ed impegni bancari da onorare che diventano incubi, consumatori che al ristorante, causa diabolica perseveranza di molti patron a fare ricarichi da ladrocinio, e incubo dei controlli stradali all’etilometro, tendono ad ordinare più acqua che vino.
Non si tratta di un problema solo italiano, perché anche all’estero, in Francia, dove la criminalizzazione del consumo di vino ha raggiunto apici parossistici e schizofrenici, in Spagna, negli Stati Uniti le cose non vanno di certo meglio.
Accade così che in California un produttore di spicco come Michael Mondavi arrivi a dichiarare che a causa della crisi “un ampio numero di aziende vinicole californiane si troverebbero costrette a vendere poiché i conti non tornano più”.
Ribadendo poi che molte aziende californiane stanno oggi vendendo a 100 dollari vini che abitualmente non vendevano a meno di 170, con diverse che hanno deciso di vendere i loro “reserve wines, offering two cases for the price of one”.
A questa logica, suicida, del “prendi due paghi uno”, proprio come accade nei supermercati con la pasta, i pomodori pelati o i pannolini, ci stiamo convertendo anche in Italia e come ci racconta Angelo Peretti, sul suo sito Internet Gourmet, in un post – leggetelo qui – che vi invito a leggere, rileggere e meditare, il ribasso generalizzato dei prezzi sembra non aver fine e coinvolge anche vini dotati già di prezzi piuttosto popolari.
E così, sugli scaffali della catena di supermercati hard discount Eurospin, gli stessi del TrentoDoc Cavit a 3,49 euro, é recentemente apparso “un Glera Prosecco Veneto all’incredibile prezzo di 1,39 euro, anziché al prezzo di listino – pure sorprendentemente basso – di 1,79 euro”.
Non voglio entrare – vado di fretta e mi riprometto di farlo con più tempo a disposizione – ma Peretti lo fa molto bene, nel merito della liceità di commercializzare un vino che porti contemporaneamente in etichetta il nome di vitigno Prosecco e quello Glera che d’ora in poi dovrebbe sostituirlo.
E non mi va nemmeno sparare a zero sulle politiche di certa grande distribuzione che si propone al mondo del vino brandendo un cappio che molti produttori sono disponibili a farsi mettere tranquillamente al collo.
Va bene limare, rivedere, ribassare, intelligentemente i prezzi. Non va bene, è una via senza uscita, calare senza pudore le brache e farsi… beh, l’avete capito.
Lo so bene che si sono piantati troppi ettari di vigneti, negli anni dell’utopia beota della crescita infinita, dello sviluppo come parola d’ordine, che si produce molto più vino di quel che tutti i mercati messi insieme riescano ad assorbire, ma est modus in rebus…
A quale logica commerciale, d’immagine, di prestigio, di coerenza nelle politiche di prezzo si presta poi, cosa molto più grave del prosecchino senza pretese ad un euro e cinquanta, la scelta, facciamo nomi e cognomi (prossimamente anche le foto) della Cantina cooperativa Terre del Barolo, presieduta (mandato rinnovato recentemente) dal Sindaco di La Morra Matteo Bosco, di proporre negli autogrill autostradali (dove il vino e gli alcolici a ragione veduta non dovrebbero nemmeno essere venduti) un’offerta super stracciata e “stracciona” di 6 bottiglie di Barolo 2005 a meno di 54 euro, ovvero nemmeno 9 euro a bottiglia?
Sarebbe questo il modo moderno, non impegnato, diretto e friendly, di valorizzare il Re dei vini?
Neo Presidente del Consorzio Barolo e Barbaresco Pietro Ratti possibile che lei, ed il nuovo Consiglio, non abbiate nulla da dire su questo sconcio sbracamento?

45 pensieri su “6 Barolo a 54 euro: riduzioni dei prezzi o calate di brache?

  1. buongiorno Franco
    non mi scandalizzo piu’ di tanto perche’ da quanto ho recepito in Langa gia’alcuni anni fa, qualche produttore che aveva la cantina piena ha svenduto all’estero ( Germania ?)i propri Barolo .Con buona pace di chi come me va magari a pagarli parecchio di piu’ in loco o nei canali commerciali italiani.
    saluti Giorgio

  2. Caro Franco, con l’aria che tira – aria di cui non si vuole prendere atto – credo che si vedranno e sentiranno cose sempre più scandalose.
    A mio parere (il parere di una che non conta niente, ma che ha la vista discreta e alcuni amici pensanti), finché si sentirà parlare di ‘sviluppo’ e di ‘crescita’, come se niente fosse successo negli ultimi – diciamo cinque, ma sono molti di più – anni, tutto rotolerà, in una discesa (caduta) senza fine.
    Intanto: il mercato delle merci di alta gamma in occidente si sta restringendo, per via delle nuove povertà, della disoccupazione che non è ancora giunta in fondo, eccetera. E’ un bacino che però si sta ampliando a oriente, con la crescita (lì sì) e lo sviluppo (lì sì) di nazioni che stanno affluendo verso un benessere che una volta (fino ad avant’ieri) era occidentale.
    Questo è un momento in cui chi ha risorse (come il nostro paese) di marchi (brands), denominazioni, prodotti di grande reputazione, dei veri e propri miti a livello mondiale, dovrebbe tutelarne il valore, evitandone la svendita, lo svilimento e l’appiattimento.
    Invece ora è quasi impossibile mettere un freno a una speculazione di chi ha pensato (e continua pervicacemente a farlo!) a fare numeri, come se i numeri fossero il risultato di una mera moltiplicazione (un bene ‘raro’ vale dieci? bene ne produco miliardi di pezzi – fa niente se sono ‘quel’ bene solo di nome! – e ricavo 10x i miliardi di pezzi).
    Trovo giustificabile (umanamente) l’avidità, ma mi stupisce la stupidità di questi ‘grandi fratelli’ o fratelli grandi, che non hanno ancora capito che bisogna individuare, o quanto meno cercare, delle vie più compatibili con un futuro che non è ancora pienamente immaginabile.

  3. D’altronde i prezzi all’ingrosso del Barolo sfuso , come dell’Amarone, sono di 8€ al litro. Quando se ne acquistano grosse partite e poi non si riesce a venderle si cerca di rientrare almeno dei costi: 8€ il vino +1€ bottiglia, etichetta e tappo= 9€ .
    Operazione discutibile e che non condivido assolutamente, ma capisco che in presenza di mutui da pagare e di minacce da parte delle banche non ci siano altre vie d’uscita. Se ben ricorda, qualche anno fa furono vendute a 0.50 € diverse centinaia di migliaia di litri di Barbera del Monferrato all’Armata Rossa perchè non li voleva nessuno.
    Questi eventi infausti e voglio ricordare anche lo scandalo del raggiro a sfavore degli agricoltori di Decimoputzu, messi in ginocchio dalla banca locale, sono episodi dei quali il Ministro dovrebbe occuparsi personalmente. Tutti i settori agricoli sono in difficoltà: latte, arance, barbabietola, tabacco, pomodoro, etc. A Marsala ricevono 1300€ di contributi per ettaro per tagliare i grappoli e lasciarli marcire a terra. Le pare questo il modo di gestire il mondo agricolo? Invece, a quanto pare, a lui interessano le poltrone appena liberate di altri ministeri “più prestigiosi”….

  4. Negli Autogrill lo stesso Barolo era offerto anche con il triste slogan (tipo Dash) prendi DUE paghi UNO, in bell’evidenza. Che tristezza!

  5. Ecco questo è un argomento che discuterei molto volentieri con tutti gli attori della filiera vino. Anche qui sul tuo blog Franco, visto che molti “attori” della filiera vino lo seguono.

    ciao
    Andrea

  6. Franco, qui non si tratta di calarsi le brache, qui si tratta di sopravvivenza pura e semplice.
    Ne vedremo delle belle e penso proprio che il mondo del vino che abbiamo conosciuto negli ultimi 10/15 anni non lo vedremo più per almeno 10/15 anni. D’altra parte i tempi agricoli si misurano in decenni. Anche tutti coloro che gravitano intorno a questo mondo saranno coinvolti.
    Vorrei sbagliarmi, ma…

  7. Caro Franco,
    la crescita smisurata è certamente il primo dei mali, ma credo debbano essere analizzate le modalità e gli attori che hanno portato a questa crescita. Come avevo scritto tempo fa’ ( http://terrauomocielo.org/2009/08/22/lindustria-del-vino-non-rispetta-larte-contadina/ ) sono le modalità industriali a ledere l’immagine(e non solo) di un prodotto, di un territorio, di una cultura. Sono le persone che non conoscono lo straordinario valore umano che si cela all’interno di una bottiglia, a creare queste situazioni imbarazzanti, per le quali, tutti i produttori dovrebbero insorgere.
    Attendo che tu abbia tempo per approfondire il discorso, relativamente a questa immensa piaga.

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  9. E’ la legge del mercato, bellezza, la legge del mercato.
    E forse quel barolo “terre del barolo” non vale più di 9 euro
    alla bottiglia.

  10. Parlando al Vinitaly con un noto giornalista residente nelle in zona Langhe, mi parlava di Barolo sfuso venduto all’ingrosso attorno ai 4 euro al litro.
    Se facciamo due calcoli, vedere casse da 6 a 54 euro non è una cosa fuori dal mondo, anche se purtroppo, questo è il mondo a cui dovremmo abituarci…

  11. mi pare che il soggetto che fa il glera prosecco sia la contri di Cazzano di tramigna(d’altronde l’eurospin è il loro feudo,basta guardare il codice imbottigliatore sempre uguale).
    Imbottigliatore comunque molto noto per l’ECCELSA qualità dei suoi 70 milioni di bottiglie..
    e quel prodotto possono farlo perchè fino al 31 12 2010 ”esiste”ancora il vecchio prosecco igt..
    una cosa molto intelligente era declassarlo,il prosecco igt residuo, a vino da tavola ma i campioni mondiali di tafazzi siamo noi credo..gli stranieri,che non possono piu imbottigliarlo han preso le ultime cisterne a 1,3eurini litro,cose folli..qualche malalingua dice che all’estero da una cisterna di prosecco escono 10 tir..sarà..ma l’importante e’ che le cantine sociali siano contente per quest’anno,poi tra 5 anni si vedra’..

    Ma io mi chiedo…il vino italiano ha un immagine ancora alta, potenzialmente altissima,perchè si lascia rovinare il mercato da questi soggetti?
    se ci sono eccedenze perchè non si vende all’estero lo sfuso senza possibilità di scrivere denominazioni o made in Italy o specificazioni che sporcano l’immagine del vero vino italiano?perchè tante sociali che si ergono a paladini del viticoltore in realtà hanno in mente solo i quintali,e che siano tanti,e le cisterne,solo il venderne tante e care e sempre di piu’,di piu’,di piu’…
    comunque Ziliani mi fa un piccolo favore?non se la prenda col prosecco…perchè di prodotti scadenti,tristi massificati non c’è solo il prosecco igt(ora doc), che lei denigra un po’ troppo spesso, ma mi pare anche prodotti del Piemonte,dell’Emilia,della Toscana(io ho visto un Chianti docg a 1,99 sullo scaffale per dire..) e pure del Sud che hanno qualità,prezzi e sorti simili…e i colpevoli,visto che l’icqrf non mente,son sempre quelli!
    ad maiora

  12. Non ti capisco Franco. Domanda ed offerta. Se il prezzo scende e’ perche’ c’e’ troppa quantita’. Mi pare lineare. Poi, da consumatore, per me va benissimo, mantenendo costante la qualita’. Ecco, non c’e’ nessuno scandalo. L’unico problema e’ la qualita’ ma chi di barolo se ne intende sa dove va a parare, chi di barolo non ne se intende, vuol dire che non ha investito per conoscerlo e non ha letto il tuo blog e si becca cosa trova… a 9 euro.

    A parte il problema qualita’, dove sta lo scandalo?????? Ma chi si cala le braghe? Nessuno, il mercato detta le regole per fortuna e per fortuna che va cosi’ perche’ i prezzi di certi vini sono ridicolmente alti, ed aggiungo che vivendo negli USA il vino californiano ha vissuto una bolla al rialzo nei prezzi che era ora esplodesse.

    In genere, anche se ti stimo molto su molti punti ogni tanto mi sembri un po’ un don chisciotte contro certi meccanismi di mercato che per fortuna esistono… ricordi quella storia sugli hotel ed internet…

  13. se aveste operai ,fornitori da pagare e banche che bussano alle porte la smettereste di fare tanto i moralisti , pensate che per un produttore sia “onorevole”abbassare i prezzi?Tutti ci auguriamo che passsi questo momento

  14. Caro sig. Ziliani,
    le sue affermazioni difettano di realismo!!!
    1)Finalmente anch’io posso bere il Barolo! Ma lei lo sa che l’80% degli italiani vive con 1200 euro al mese? e come faccio a spenderne 30, 40 50 in una bottiglia di Barolo? l’ho comperato anche io. e buono che era. e ne comprerò ancora a quei prezzi perchè mi è piaciuto. Brava Terre del Barolo.
    2)lo sa lei che alla prossima vendemmia mancano solo più 5 mesi? Se non si vende vino i produttori di uva cosa ne faranno della produzione 2010?
    Forse potranno metterla nel surgelatore aspettando a pigiare quando ci saranno nuovamente i periodi di vacche grasse! o il prossimo inverno prenderanno in mano le forbici e poteranno i filari alla radice! Ma vogliamo mettere in ginocchio l’intera economia vitivinicola? è dura per tutto il comparto, ad iniziare dai contadini produttori di uva che sono quelli che pagano a caro prezzo la situazione attuale. Ma purtroppo il mercato è questo.
    saluti.
    un consumatore quotidiano di vino. e da ora anche di Barolo.

  15. Buongiorno,

    non credo sia scandaloso trovare dei vini in offerta specialmente dopo un 2009 di netto calo delle vendite per il settore. Anch’Io, se vi può interessare, ho comprato il Barolo in Autogrill trovandolo ottimo e trovo, ancor più stimolante, che si invitino i consumatori, Italiani e non (dato il traffico autostradale) ad assaggiare dei prodotti che sugli scaffali di molti supermercati si trovano a prezzi proibitivi (per le tasche ancore vuote di molti). Stimolare il consumo dei vini (sempre moderatamente è chiaro) lo ritengo molto importante per far riprendere il settore troppo spesso minacciato da bevande alcoliche e non (vd. quelle gasate delle major americane) e che si trovi Chianti a € 1,99 o glera a € 1,39 (ossia Prosecco IGT ormai non più esistente per un gioco ridicolo delle denominazioni) per me è solo una bella notizia sperando che la cosa venga ripetuta anche in seguito. Potrei citare centinaia di blog e di notizie che parlano di effetti benefici del vino, basta digitare su google le parole “vino benefici” per trovare migliaia di link sul tema. Quindi perchè riservarne il consumo solo a pochi? Perchè non dobbiamo permettere a chi manda avanti una famiglia con 1.000 euro al mese di comprare un buon vino? forse chi può comprare bottiglie da 100 euro è sordo ai bisogni di molti altri?
    Concludo dicendo che non bisogna avere le tasche piene per comprare un brunello o un barolo d’annata di qualità, basta solo un pò di buon senso da parte dei produttori e dei commercianti…
    Saluti,

    Marco

  16. Gentile Franco,
    Anche in giappone si trova un’offerta super. Il Barolo 2005 di Terre da Vino a
    1780 yen giapponese (circa 14,20 euro) a bottiglia. Significa che l’importatore ha acquistato circa 4 euro a bottiglia dalla Azienda. Vedi seguente link:
    http://item.rakuten.co.jp/wineuki/0202001001615/

    So che Barolo sfuso vende all’ imbottigliatore sotto 3 euro al litro anche nomi famosi. Quindi secondo me il prezzo non è una cosa fuori dal mondo.

    • Ricevo solo oggi questa precisazione, che non ho alcun problema a pubblicare:
      Buonasera Sig. Ziliani,
      Sono Roberto Cane, Export Manager di Terre da Vino da Barolo. Questa sera stavo leggendo il Suo blog e mi sono imbattuto in questo commento.
      Ora, trattandosi di un cliente che seguo personalmente, mi sento in dovere di smentire categoricamente che il prezzo franco cantina del ns. Barolo 2005 fosse di 4 euro come supposto dal commentatore.
      Cordiali saluti,
      Roberto Cane

  17. Franco,
    a mio avviso il nocciolo del discorso l’ha trovato Giovanni Arcari, anche se da semplice consumatore vorrei fare una precisazione. Giovanni ha prefettamente ragione nel sostenere che “sono le modalità industriali a ledere l’immagine(e non solo) di un prodotto, di un territorio, di una cultura”. Ma siamo sicuri che l’acquirente di quel Barolo cerchi cultura e territorio in quelle bottiglie? Non mi riferisco al prezzo, ma al luogo ed al modo in cui sono vendute.

    Il problema e’ a mio avviso nel definire un limite all’industrializzazione del mondo del vino, che permetta di fare grandi numeri ed investimenti avendo sempre di mira una certa qualita’ media anche nei prodotti base (penso alla Franciacorta con Ca del Bosco e Bellavista per fare due esempi molto noti). Queste aziende possono fare da traino – di immagine soprattutto, avendo un grande bacino di risonanza – al piccolo mondo delle eccellenze e delle aziende medie o piccole che fanno il vero valore aggiunto per gli appassionati (sempre per restare in Franciacorta, penso ad Andrea Arici ed alla sua Colline della Stella, azienda cara a Giovanni, che produce un tesoro di sole 20.000 bottiglie). Per intenderci, sara’ dura che nei cesti di Natale si possa trovare il dosaggio zero di Arici, piu’ facile vedere la cuvee prestige di Ca del Bosco, ma i due prodotti sono ugualmente fondamentali allo sviluppo economico del territorio da cui nascono.

    Se la qualita’ media di quel barolo a 9 euro fosse ritenuta accettabile (E CI METTO UN BEL SE – io non l’ho mai assaggiato, ma ho assaggiato un discreto nebbiolo della stessa cantina), non vedo perche’ non venderlo, non dico all’autogrill, ma al supermercato (del resto non tutti hanno i 50 euro a bottiglia per bere Bartolo Mascarello).

    Come dire, si puo’ entrare in un territorio anche dalla porta di servizio, basta capire dove si e’ arrivati…

  18. Posso dire di essere sostanzialmente d’accordo con alessandro e caster57. Al di là, spesso molto al di là, della poesia del vino, delle sue tradizioni, dei sogni degli idealisti (io sono tra questi, ma è facile per me, che non sono un produttore o un distributore), dietro la porta delle aziende ci sono i creditori e le necessità primarie di una famiglia. Dentro ai cassetti, oltre ai sogni (guai se non ci fossero…!) ci sono le fatture, le bollette da pagare, le rate dei mutui…
    Poi c’è anche qualcuno che, per sua fortuna, riesce a mantenersi a galla con meno difficoltà. Spesso sono i piccoli produttori, quelli con meno spese di gestione aziendale, e che comunque hanno il problema di “piazzare” qualche migliaio di bottiglie o di chili di uva, mica qualche milione.

  19. a che prezzo vorreste acquistare una bottiglia di Barolo presso il produttore?intendo un Barolo “base”, tralasciamo cru, riserve e selezioni…

  20. Caro Franco,
    finalmente in molti si sono accorti che il Barolo esiste ancora! Migliaia di consumatori lo stanno acquistando presso i punti vendita Autogrill e tu ne fai anche parte…. e i conti tornano!
    Un abbraccio da Matteo Bosco con le braghe ben allacciate. (vieni a trovarmi)
    P.S: Per tua conoscenza non sono più sindaco di La Morra, perchè non mi sono più candidato.

  21. Caro Franco, sono convinto che il Barolo possa essere venduto in ogni dove, senza doversi creare molti problemi morali. E’ l’immagine del prodotto che conta e che adesso non funziona, poichè non sono mai state fatte politiche di comunicazione e marketing di questo ottimo prodotto (premetto che non ho ancora assaggiato quello presente in Autogrill di Terre del Barolo). i produttori, si sono crogiolati nella effimera convinzione che il RE dei vini si venda da solo e non abbia l’esigenza di tutti gli altri prodotti del mondo di essere comunicato ed eventualmente pubblicizzato. Fa pensare ancora di più l’affermazione del presidente della cantina: “finalmente in molti si sono accorti che il barolo esiste”. Probabilmente lui e il suo comparto commerciale, che dovrebbero essere stati fra i più importanti comunicatori della zona, non sanno fare altro che abbassare i prezzi adesso per arginare la crisi globale.
    Bisognava pensarci prima, sono solo 12 milioni di bottiglie e nel mondo ci sono 6 miliardi di persone.
    Ci ragioni presidente Bosco, ci ragioni su.
    un consumatore di Langa.

  22. Ma lei Sig. Thomas,
    di quelle sole 12 milioni di bottiglie di Barolo quante ne beve all’anno? Le ricordo che il numero di potenziali consumatori di Barolo è ben inferiore alla metà di 6 miliardi (non credo che i paesi del terzo mondo possano apprezzare il Barolo al posto dell’acqua!)

  23. buona sera sig. Ziliani, ma perchè nn prova ad assaggiarlo quel famigerato barolo?
    magari nn è affatto male e potrebbe essere un vino “scuola” per i consumatori inesperti che si vogliono avvicinare all’alta società enologica senza dover prendere mutui!
    parliamo piuttosto di immagine delle aziende e di forza del marchio.
    Facile navigare momenti di mercato come questi con etichette come antinori o fontanafredda, della quale, per altro ho assaggiato qualche prodotto di dubbia qualità a prezzi nn proprio centrati

    • Ginevra, non entro nel merito della qualità di quel vino. Il mio discorso – e sì che pensavo di essere stato sufficientemente chiaro… – e sul prezzo al quale viene svenduto…
      Le ricordo che si possono acquistare eccellenti Barolo anche senza svenarsi o “dover prendere mutui” come dice lei…

  24. Caro venditore di Barolo, noto come abbia fatto di tutta l’erba un fascio.
    Le ricordo che gli USA sono il più grande mercato per il vino italiano proprio perchè, se lo lasci dire da un uomo di una certa età ed esperienza, i suoi genitori sono andati ad aprire ristoranti e a fare conoscere i nostri prodotti, educando i consumatori gradualmente al vino. Se rammenta 30 anni fa gli americani bevevano solo coca-cola. E ora tocca a voi, ma è stancante girare il mondo, capisco.
    Ora è giunto il tempo dei nuovi mercati, anche a prezzi più contenuti, credo che a 9- 15 € la bottiglia ci guadagnerete meno, ma non patirete la fame.
    E’ tempo di reagire e rimboccarsi le maniche, glielo dice un consumatore di Barolo e padre di un piccolo produttore di vino.

  25. gent.sig.Ziliani, ho acquistato in Autogrill il “famigerato” Barolo di Terre del Barolo trovandolo sorprendente nel rapporto qualità -prezzo!
    il prodotto(2005) è splendido, del tuuto alla pari con baroli asseritamente più blasonati che costano 30-40 Euro e più.Per tutti il costo uva – bottiglia ha mai superato i 3 euro.Dov’è lo svilimento del prezzo se non fornire all’uva trasformata un’adeguata marginalità che soddisfi i costi e consenta a tutti di avvicinarsi al Re,forse anche un poco imborghesito stante i dodici milioni di bottiglie, cosa sinora possibile solo ai nobili per censo e cortigiani.
    Dopo di me in autogrill un automobilista russo ha comprato 10 cartoni.
    O.K Terre del Barolo, e complimenti ad Autogrill per il riscontro commerciale.
    .
    e amm inv
    0puòto con un gruppo di ammici mi sto recando a Bergamo al raduno degli

  26. le leggi dell’economia parlano chiaro, se un prodotto cresce in quantità il prezzo cala, a meno che cresca la domanda di quel prodotto. Con la crisi economica attuale la domanda di Barolo o di altri vini di alta qualità non può crescere, e non basta calare il prezzo per smuovere il mercato a meno che non si facciano grandi sforzi per la promozione e la comunicazione. Se non si fa nulla o quasi (vizio non solo Langarolo ma molto diffuso nel mondo del vino Italiano), difficilmente si può far incrementare il numero di consumatori.
    Non pensiamo ai 6 miliardi di persone del mondo (la maggior parte ha già i suoi problemi per nutrirsi), bastano 6 milioni di persone che bevono 2 bottiglie all’anno di Barolo ed il problema è risolto. Per far bere il Barolo a quel 1/1000 della popolazione mondiale bisogna informarlo prima dell’esistenza di quel prodotto, ma vi prego andate in giro per il mondo e provate a capire quanti conoscono il Barolo, solo allora capirete che il problema è solo la mancanza di comunicazione del prodotto. Bisogna stappare le bottiglie e farle assaggiare ai clienti non solo mitizzarle nei wineblog!

    • all’ex candidato presidente del Consorzio del Barolo e Barbaresco Argamante faccio semplicemente notare che la sua frecciatina finale secondo la quale “bisogna stappare le bottiglie e farle assaggiare ai clienti non solo mitizzarle nei wineblog”, se rivolta a me é del tutto fuori luogo. Si informi su quanta “comunicazione del prodotto ” Barolo (e Barbaresco) io faccia in giro per l’Italia (un esempio: martedì sera a La Spezia a condurre per A.I.S. una degustazione di Barbaresco e Barolo, mercoledì sera a Ferrara una di Barbaresco, giovedì sera ad Arezzo, in terra toscana!, a condurre una degustazione di Barolo) e vedrà che di “promozione” e comunicazione sul Barolo ne faccio più io da solo di come ne abbia fatta spesso il Consorzio….
      Questo per la precisione…

  27. Caro Franco, però questo signor Argamante fa un ragionamento ineccepibile…magari dimenticando che alcuni wineblog collaborano in modo decisivo a diffondere la conoscenza del vino e dei vini!

    Purtroppo, nel mondo italiano dei vini d’alta gamma persiste – tra gli addetti ai lavori – l’idea tuttologa di poter governare la comunicazione.

    Diffondere un vino – come qualsiasi altro prodotto – richiede competenze precise (e non abboracciate come capita troppo spesso di vedere). E il tutto dovrebbe iniziare proprio da questa consapevolezza.

  28. Da tempo su questo blog si ripete che anche il vino è un bene il cui prezzo dipende da regole di domanda e offerta. Qualcuno è rimasta stupefatto quando era stata pubblicata la notizia che il Sig Biondi Santi era propenso a diminuire i prezzi. Qualcuno tra i produttori forse quelli che sono entrati nel business recentemente dimentica che il produttore di vino qualche decennio fa non apparteneva alle classi sociali più agiate. Chi era produttore di Barolo un tempo era un agricoltore, non era a livello del sindaco del paese, del farmacista o di altre attività borghesi. Ora tanti produttori negli anni 90 sono saliti nella graduatoria del reddito e questo cambiamento ovviamente ha attratto nel settore nuovi investitori. Tanti sanno quanto effettivamente costi produrre una bottiglia di Barolo anche tenuto conto del tardivo incasso del ricavo dati i tempi del disciplinare. Quanto costa di più produrre Barolo invece che Dolcetto? Quando in pochi anni si raddoppiano il numero di bottiglie prodotte non c’è da scandalizzarsi se il prezzo offerto da qualcuno torna verso i 9 euro. E’ il modo con cui viene proposto che sicuremante disturba l’immagine del prodotto. Se invece c’è qualcuno che, probabilmente solo consumatore non è, ma che è anche produttore, si lamenta il costo della manodopera e della pressione delle banche, forse ha sbagliato i calcoli, ha sognato un futuro eternamente roseo, si è trasformato da agricoltore in imprenditore lanciato in investimenti e progetti che non si fondano su un cauto e adeguato business plan. Chi compra Barolo a 9 Euro probabilmente ha un occasione per un approccio a qualcosa che non ha mai osato acquistare, poi probabilmente si domanderà: cosa avrà di diverso quello che costa 5-10 volte tanto?

    • ha tanto, tanto di diverso. E non solo la qualità intrinseca del vino, ma la dignità, lo stile, la coerenza nel rivolgersi al consumatore. Chi sceglie la strada del compri due paghi uno, in fondo considera il Barolo non come la cosa stupenda, grande, complessa che é, ma qualcosa di non tanto diverso da un fustino di detersivo… Ed il fatto che non capisca la gravità di queste operazioni commerciali un po’ da “canna del gas” è davvero preoccupante…

  29. Mi pare che in questa discussione manchi un ingrediente, oppure mi e’ sfuggito: il costo di produzione. Che sua eminenza il Mercato, tramite l’incontro di madama Offerta e sciura Domanda, determini qualcosa, non c’e’ dubbio. Ma cosa? Il Prezzo. Prezzo che oscilla, appunto secondo gli incontri-scontri delle summenzionate comari. Ma attorno a cosa, in una situazione… posso dire la parolaccia? … sostenibile; attorno a cosa? Attorno al Valore, o per i meno inclini a considerare l’economia da un punto di vista classico, attorno al Cost of Goods Sold. Vado nemmeno a spanne, vado a bracciate, non si straccino le vesti gli economisti che eventualmente leggono. Voglio soltanto dire che lo zoccolo che si puo’ intaccare soltanto in modo sciente e calcolato (per ottenere qualche birbata) e’ quello dei costi (ovviamente correttamente contabilizzati tutti i costi! inclusi gli accantonamenti dei fondi rischi..). Tutto quel che ci cresce sopra e’ Margine.
    Allora, cio’ premesso, vorrei capire (vorrei capire sul serio): poiche’ sento che il prezzo minimo per una bottiglia di Barolo, franco produttore, e’ una ventina d’euro, altrimenti si sta sulla plastica, vorrei capire se tale e’ anche la soglia intoccabile dei Costi di Produzione del Barolo. Se io produttore spendo in media sostanzialmente meno di 2000 euri per ettolitro per produrre Barolo imbottigliato, significa che ho tagliato i corners a tal punto che la qualita’ e’ andata a farsi benedire? Fatemelo capire, cortesemente. Poi, una volta capito questo dettaglio, posso passare a fare altre domande o altre osservazioni. Merci.

  30. una bottiglia di Barolo a 9 euro, un Chianti a 2 euro, un Chianti Classico a 4 euro e così via. Aggiungo io che ho avuto una offerta di 1,5 euro/litro per 30 Hl di Chianti Classico certificato 2001 Riserva da Piccini…
    Insomma la situazione è grave poichè lavorare producendo un bene e ricavarne meno della metà dei costi non è sostenibile. Qualche consumatore potrebbe giorire, trovare finalmente vini accessibili anche per stipendi di 1.200 euro al mese… ma una contentezza di Pirro: per quanto tempo ancora? Non rischiano anche i consumatori, che finiranno di trovare solo vini importati o finti vini prodotti per far quadrare i conti? La qualità media pensate che non diminuisca? Non c’è il rischio che la “Classe” dei Consumatori si dia la zappa sui piedi?
    Penso proprio di si.

  31. Forse a qualcuno potrebbe interessare dare un’occhiata a questa tabella piuttosto reale (parliamo di un prodotto buono, fatto onestamente):

    Valutazione
    Costo di produzione di 1 bottiglia di Barbaresco
    lt 0,75
    Uva/Vino € …………………X 0,75 € 4,5
    Trasformazione e invecchiamento € 0,83
    Bottiglia € 0,4
    Tappo € 0,682
    Capsula € 0,033
    Etichetta e controetichetta € 0,102
    Cartone € 0,103
    Imbottigliamento e confezionamento € 0,25
    Trasporto € 0,2
    Finanziari €
    Bancari e
    Amministrativi € 0,8
    Mercato e
    Promozione € 2
    Assicurativi e
    Imprevisti ( 5%) € 0,495
    ================================
    Totale € 10,395
    iva 10% (non recuperabile in agricoltura) € 1.039
    ———————————————————————-
    totale costi € 11,434

    vogliamo aggiungere un minimo di ricarico aziendale? giusto per la sopravvivenza? Lasciamo stare gli ammortamenti di impianti, fabbricati, macchinari… cose d’altri tempi, ora vanno tagliati.
    Fate voi i conti ora ed i commenti.

  32. “ha tanto, tanto di diverso. E non solo la qualità intrinseca del vino, ma la dignità, lo stile, la coerenza nel rivolgersi al consumatore. Chi sceglie la strada del compri due paghi uno, in fondo considera il Barolo non come la cosa stupenda, grande, complessa che é, ma qualcosa di non tanto diverso da un fustino di detersivo… Ed il fatto che non capisca la gravità di queste operazioni commerciali un po’ da “canna del gas” è davvero preoccupante…”

    ella madonna è na bottiglia di vino. buono, ma vino. una bottiglia.
    epperò se l’accusa contro il barolo a 9 euro è solo quella di lesa maestà, mi pare una battaglia persa.
    a me interessa “la qualità intrinseca” del vino, il resto non è affar mio. penso sia un problema tra produttori, questo.
    il che in termini contemporanie si chiama anche concorrenza e potrebbe non essere un male, visto da un consumatore (benestante ma non miliardario).
    tanti produttori che dovrbbero far squadra dietro la bandiera barolo. quello a 9 euro è come il messagero di pace che esce a bandiera bianca verso la schiera nemica (il consumatore) a mercanteggiare o è come il traditore che fa intelligenza col nemico alle spalle del comando e del resto della truppa?
    se offre una buona pace, accetto.
    purchè ricordiamolo essa – come la concorrenza – sia leale, cioè avvenga tra due prodotti di qualità intrinseca pari. altrimenti sposo la tesi ziliani ma per queste ragioni.
    per me barolo è sinonimo di vino di qualità elevata, se mi imbottigli merda chiamata barolo solo per arrivare ai 9 euro dico no. se perà è un buon vino barolo a 9 euro dico sì, anche se mi dico, come avrà fatto? è possibile?
    cioè capisco il rischio sputtanamento dell’intero sistama barolo ma lo eslcuderei nella misura in cui si trattasse di episodi una tantum e non di una regola.

  33. A scuola mi hanno insegnato che uno degli elementi che incide di piu’ sul prezzo è la quantità prodotta. E’ evidente che chi produce 20’000 bottiglie non puo’ vendere allo stesso prezzo di chi ne produce 2’000’000. La Langa ha poi ‘patito’ in questi ultimi anni, come piu’ volte l’amico Franco ha detto, un eccesso di produzione, si sono piantate vigne dove non si doveva, mettendo spesso sulle etichette nomi di fantomatici CRU che in realtà mai sono esistiti.
    Al sig. Argamente dico infine che certamente bisogna andare in giro per il mondo a far bere il Barolo per promuoverlo, ma bisogna anche stare attenti a cosa facciamo bere.
    Edo

  34. Ma nessuno parla di ridurre la produzione, come possibile rimedio al calo di dignità e presigio del Barolo? Perché si devono produrre ogni anno più bottiglie rispetto all’anno precedente?
    Perché i grandi Borgogna non calano di prezzo? Perché in Borgogna la produzione non aumenta in modo così esponenziale come è avvenuto per il Barolo? Saranno fessi ‘sti francesi? E’ con l’Amarone che é diventato l’ombra di quello che era quindici anni fa, come la mettiamo? Non é forse aumentata a dismisura la produzione? Produttori, cospargeteVi il capo di cenere e fate meno bottiglie!

  35. Buongiorno,

    l’ho visto anch’io il “Barolo” a 54euro.

    ho visto parecchi tedeschi intorno a tale Barolo….;)))

    Io ho preferito prendere un Dolcetto d’Alba e tanti saluti!!!!

    se non si hanno le disponibilità (come nel mio caso) per un Amarone,Brunello, Barolo,Sagrantino ecc.. meglio degustare altro , e di ottimo se ne trova a 6/10euro , basta cercare e saper cosa si acquista!!

  36. Salve : )
    In questi giorni all’IperCoop è in corso una vendita promozionale di Barolo 2007 della Terre da Vino, ad € 8,90 per bottiglia.
    E’ un buon prezzo ? (il prezzo di partenza era € 17)
    Grazie e… BUON NATALE : )
    Giuseppe (da Palermo)

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