Al Consorzio del Brunello giocano sino all’ultimo al gioco delle tre scimmiette: vergogna!

Mi scuso per arrivare in ritardo di qualche giorno a parlare delle diverse notizie in arrivo dalla terra del Brunello, da Montalcino, ma credo che anche se le news non saranno freschissime o inedite, un commento sia comunque utile. Anzi, doveroso.
Cominciamo dalla notizia positiva, che si può leggere, qui, sul sito Internet del Ministero delle Politiche Agricole, dove al posto del “pomata” Zaia è approdato l’ex Governatore del Veneto Galan.
Con un tono un po’ trionfalistico il Ministro annuncia che “Il Brunello di Montalcino ha riconquistato l’America. Con la firma di oggi abbiamo ristabilito condizioni di normalità commerciale per gli esportatori di vino a DOCG – Denominazione di origine controllata e garantita – Brunello di Montalcino verso gli Stati Uniti e restituito a questa eccellenza enologica il rango che le apparteneva tra i prodotti del nostro patrimonio agro-alimentare.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha espresso soddisfazione per la firma di oggi del Decreto con il quale si stabilisce che, a decorrere dal 1° maggio 2010, non è più necessario disporre di una apposita dichiarazione di conformità del Governo italiano per commerciare oltre oceano il vino Brunello di Montalcino.
A partire dal 23 giugno 2008, infatti, si era reso necessario, per specifica richiesta delle autorità statunitensi, rilasciare da parte dell’Ispettorato Centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari e repressione frodi – ICQRF – Ufficio di Firenze attestazioni di conformità dell’annata e del marchio ai requisiti del disciplinare  di produzione per tutte le partite di vino DOCG Brunello di Montalcino dirette negli Stati Uniti.
Con successiva determinazione del 29 marzo 2010 (che potete leggere integralmente qui sul sito del TTB con i nomi delle aziende che hanno patteggiato e declassato parte dei loro vini: “Five wineries — Banfi srl; Antinori Società Agricola; Pian delle Vigne di Montalcino srl; Agricola Centolani srl di Montalcino; and Azienda Agricola Casanova di Neri Giacomo di Montalcino — have resolved their cases with the judicial authorities” e quelli delle due aziende che sono ancora in causa “Two additional wineries — Argiano srl di Montalcino and Tenuta Castelgiocondo and Luce della Vite srl di Montalcino — are still in the process of resolving their judicial cases”) le autorità statunitensi hanno ritenuto non più necessaria la certificazione di accompagnamento per l’importazione del vino DOCG”.
Il ministro Galan sottolinea che “Le misure adottate, necessarie per assicurare che il flusso di prodotto verso gli Stati Uniti non fosse interrotto e che hanno contribuito efficacemente a consolidare il rapporto di fiducia sul sistema di controllo posto a garanzia del vino di qualità, hanno, tuttavia, comportato consistenti dispendi di risorse e complicazioni burocratiche per le imprese, per questo è con grande soddisfazione che oggi abbiamo posto brillantemente fine a questa complessa vicenda”.
Fin qui tutto bene, e non possiamo che rallegrarci che il comparto vitivinicolo ilcinese possa tornare a commerciare il proprio Brunello negli States, senza particolari impedimenti burocratici.
Se gli americani non vogliono più speciali certificazione vuol dire che il flagello e l’erba infestante dei Brunello taroccati è stata sradicata.
Accade però che nello stesso giorno in cui da Montalcino trapela una buona notizia, un’altra news, meno buona per certi versi, eccellente per altri, sia stata resa nota – potete leggerla qui – dal quotidiano La Nazione di Firenze, che ha scritto testualmente:
“Il caso Brunello è ormai giunto alle battute finali con la richiesta di sei rinvii a giudizio per altrettanti imputanti che hanno deciso di non optare per i riti alternativi quali patteggiamenti e abbreviati”. La maggior parte di quelli finiti nell’inchiesta che aveva scosso Montalcino (Siena) fin nelle fondamenta, da mesi hanno chiuso il loro conto con la giustizia e hanno declassato i vini che rischiavano di rimanere per anni in cantina”.

Pertanto “il prossimo 17 settembre compariranno davanti al Gup del Tribunale di Siena esponenti del Consorzio Brunello, due legali rappresentanti di altrettante aziende vitivinicole e due enologi.
Il capo di imputazione nei loro confronti è lungo e articolato. La parte più estesa riguarda un funzionario del Consorzio, a lui il pubblico ministero imputa una “falsità ideologica”.
In parole povere nel corso di controlli ispettivi ai vigneti avrebbe riscontrato irregolarità gravi, ma le avrebbe “catalogate” nei verbali come “non conformità lieve”. Una cosa che si era ripetuta nel tempo dal 2004 al 2007. In pratica in quei vigneti aziendali non c’era solo Sangiovese (unica uva secondo il disciplinare da usare per produrre Brunello), ma anche altre uve.
In alcuni casi queste ultime rappresentavano la quantità maggiore rispetto alle altre.
La procura è convinta che uno dei due enologi non abbia rispettato i disciplinari di produzione e in concorso con il legale rappresentante di una nota azienda vitivinicola e del funzionario del Consorzio abbia “presentato denunce di produzione in cui si rivendicava la denominazione Brunello di Montalcino, benché tutti fossero assolutamente consapevoli del mancato rispetto del disciplinare di produzione”.
Per il codice penale si tratta di “vendita di sostanze non genuine” e di “vendita di prodotti industriali con segni mendaci”. La Nazione chiude ricordando che le stesse accuse vengono “anche per il secondo legale rappresentante di un’altra azienda. Infine l’altro enologo deve rispondere di false informazioni al pubblico ministero. Subito dopo essere stato sentito in Procura aveva inviato un messaggio telefonico: “Ho detto che il Brunello è stato sempre prodotto rispettando il disciplinare”. Tra qualche mese la parola passa al giudice dell’udienza preliminare”.
Finalmente, come da tempo auspicavo, i nodi vengono al pettine e con i rinvii a giudizio il prossimo 17 settembre compariranno davanti al Gup del tribunale di Siena due esponenti del Consorzio del Brunello, due legali rappresentanti di altrettante aziende vitivinicole e due enologi, potranno chiarire davanti ai giudici le loro eventuali responsabilità per quello che tutto il mondo ha conosciuto come lo scandalo del Brunello, ovvero Brunellopoli.
Tutto, paradossalmente, potrebbe concludersi con un nulla di fatto, con piene assoluzione e nessuna eventuale condanna é ancora stata pronunciata.
Ma cosa ha fatto l’ente rappresentativo dei produttori di Montalcino, ovvero il Consorzio del Brunello, di fronte a queste due notizie di segno opposto?
Come ha spesso vergognosamente fatto in questi anni, con un atteggiamento inqualificabile, ha nascosto la testa sotto la sabbia come gli struzzi, ha fatto finta di non vedere o meglio ha visto solo quello che gli faceva comodo, scegliendo di dare solo una delle due notizie e ignorando l’altra.
Come si può leggere sul sito consortile, qui, da parte del Consorzio e dei suoi responsabili alla cosiddetta “comunicazione”, si plaude alla firma del decreto “che chiude definitivamente la questione Usa”, esprimendo, con le parole dell’attuale presidente, il cui mandato fortunatamente é in scadenza, compiacimento, perché “il mercato degli Usa é di vitale importanza per il Brunello di Montalcino. Non possiamo che esprimere la nostra piena soddisfazione per la firma di oggi del Decreto che chiude definitivamente la “questione Usa”. E poi si ringraziano “il Ministro ed il Ministero delle politiche agricole e forestali per l’interesse vivo che continuano a dimostrare per la nostra terra ed il nostro vino. Si tratta di un ulteriore passo avanti che ci auguriamo contribuisca a far sì che stampa, operatori del settore e cittadini si lascino alle spalle vecchie questioni per ricominciare a parlare finalmente di vino”.
Si tace invece, indecorosamente, mostrando quale assurdo concetto dell’informazione abbiano al Consorzio di Montalcino, sul rinvio a giudizio di due legali rappresentanti di altrettante aziende vitivinicole di Montalcino e due enologi e, cosa ancora più grave, di due esponenti del Consorzio.
Un comportamento tartufesco che sigilla nel mondo più emblematico una gestione discutibilissima, incerta, pasticciata, del Consorzio, avviata nel marzo 2008 e poi proseguita, con due diverse presidenze, sino ad oggi.
Di fronte a questo comportamento c’é da rallegrarsi davvero che in maggio a questo Presidente e a questo Consiglio di amministrazione che avallano simili atteggiamenti scada il mandato. E che si proceda alla nomina di un nuovo Consiglio e di un nuovo Presidente che si spera finalmente all’altezza del compito.
Se questo Presidente, Patrizio Cencioni, che resta un eccellente produttore ma come presidente si é rivelato totalmente inadeguato, ha la solenne “faccia di tolla” di invitare a “lasciare alle spalle vecchie questioni per ricominciare a parlare finalmente di vino”, senza minimamente fare accenno, come correttezza e trasparenza vorrebbero, che due funzionari del Consorzio vengono rinviati a giudizio, come pure altri quattro personaggi del mondo del vino ilcinese, c’é da augurarsi che una volta datogli il benservito, e senza nemmeno ringraziarlo del suo operato, a Montalcino i produttori abbiano il coraggio civico, gli attributi, l’intelligenza ed il buon senso di voltare completamente pagina.
E di inaugurare, con una vera e propria rifondazione del Consorzio, una nuova stagione.
Perché davvero si possa finalmente parlare di vino e del suo territorio di origine, farlo conoscere, promuoverlo in tutte le sue innumerevoli positività, é indispensabile che la si finisca, una volta per tutte, con indulgenze, mezze verità, silenzi, opportunismi. E che si apra una stagione di chiarezza, trasparenza, coerenza e dignità.
Tornerò presto a parlare, come ho già fatto qui, della prossima, decisiva scadenza delle elezioni del nuovo Consiglio del Consorzio del Brunello, su cui ancora tutto sembra tacere, e delle caratteristiche che, secondo me, devono avere le persone che ne dovranno fare parte.
Spero che proprio da questi sgoccioli di comportamenti censurabili di una gestione che come uno yogurt arriva fatalmente a scadenza (per me era abbondantemente già scaduta da tempo…) i produttori di Montalcino prendano lo slancio e la determinazione per voltare pagina. Per dare al grandissimo Sangiovese di Montalcino un  futuro luminoso, tramite un Consorzio serio, degno del suo blasone.

12 pensieri su “Al Consorzio del Brunello giocano sino all’ultimo al gioco delle tre scimmiette: vergogna!

  1. un grazie ed un plauso a Ziliani per fare anche oggi, 1 maggio, quello che questo blog fa sempre ed egregiamente: darci notizie e aiutarci a capire quello che accade nel mondo del vino italiano. Il miglior modo, stare “sul pezzo”, per festeggiare la giornata dei lavoratori e chi lavora seriamente in vigna ed in cantina a Montalcino

    • letto il mio post un importante esponente di un’importante azienda di Montalcino mi ha inviato, via mail, il seguente commento: “Concordo con Lei che è il momento per RIFONDARE il Consorzio di tutela dei Vini del territorio di Montalcino e quindi il mio auspicio che i Produttori con grande senso di responsabilità diano la loro disponibilità e la loro professionalità per costituire un Consiglio che sappia affrontare con serenità i veri problemi dei vini del territorio. Carissimo Ziliani, questo territorio potrà risorgere solo quando verranno affrontate le vere problematiche e riusciremo a sconfiggere l’invidia e l’individualismo”.
      Sarebbe stato simpatico se queste considerazioni, che ho ritenuto opportuno rendere pubbliche per il loro significato, fossero state inviate sotto forma di commento, con il nome del suo autore, che, ovviamente, in questo caso non rendo pubblico

    • mi giunge voce che in settimana dovrebbero essere rese note le candidature per il nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello. Per la presidenza io continuo a pensare che i candidati migliori possano essere Edoardo Virano, Fabrizio Bindocci e Giancarlo Pacenti. Il primo é piemontese (il che per me é un ulteriore titolo di merito) ma é a Montalcino da tanti anni e può essere considerato un ilcinese d’adozione. Gli altri due sono nativi del borgo del Brunello e sono, credo, rispettati e benvoluti da tutti. Come Virano del resto…
      Se gli anni non gli impedissero di assumere un incarico così gravoso Franco Biondi Santi sarebbe il candidato ideale che tutti, credo, sosterrebbero. Ho scritto e ribadisco Franco Biondi Santi: diffidare dalle imitazioni…

  2. Caro Maurizio
    la scelta Muffato non è simbolica di nulla. Avevo voglia di fare qualcosa sui vini bianchi di invecchiamento anche a noi tanto cari. Renzo Cotarella è stato gentile ad accettare e la cosa si è svolta in amicizia, anche da parte dell’Hotel Romeo, sicché abbiamo garantito un ticket molto basso, giusto per ripagare chi ha lavorato logisticamente all’evento, consentendo ai soci di bere alcune annate introvabili senza pensare al portafoglio.
    Si è trattato di una bella serata, la prima a Napoli, ne faremo altre sicuramente perché credo si debba essere aperti a tutti. Il problema vero, come si sa, non è la dimensione dell’azienda con cui si interloquisce, ma il rapporto di autonomia che deve esserci fra impresa e critici/giornalisti/degustatori.
    E questa, ti assicuro, non solo ci sarà ma c’è sempre stata.
    Buon primo maggio

  3. Caro Franco,
    la questione è forse più sottile di quanto sembri. Dopo l’atteggiamento “defilato” (eufemismo) tenuto dal consorzio durante tutta la vicenda, mi pareva abbastanza improbabile che sarebbe stata data la “cattiva” notizia dei rinvii a giudizio, come in effetti è accaduto. Per come tutto si è svolto, la piega che ha preso, gli errori (di comunicazione e non) fatti in serie, una maggiore trasparenza sarebbe stata in teoria certamente auspicabile ma, riconosciamolo, alla luce dei fatti assai improbabile. Soprattutto alle porte di un rinnovo dei vertici consortili che, per le note circostanze, appare un momento epocale per la vita presente e futura del Brunello.
    Mi sembra normale invece che sia stata data la “buona” notizia, cioè del decreto di “via libera” verso gli Usa.
    Anche perchè, riflettendoci bene, la situazione rimane assai interlocutoria e, in queste fase, è davvero difficile stabilire a chi sia andata bene e a chi sia andata male.
    Se le mie nozioni giuridiche non mi tradiscono, infatti, occorre avere dal un lato ben chiaro che il patteggiamento (ovvero la strada per la chiusura del procedimento prescelta dalla maggioranza delle aziende coinvolte) non costituisce tecnicamente e penalmente una “ammissione di colpa”, bensì una via di uscita preventiva che il codice concede all’inquisito per interrompere anticipatamente il procedimento stesso senza affrontare i tempi, le spese e i rischi ad esso connessi (la differenza col rito abbreviato è enorme: il patteggiamento non è una sentenza, è una sorta di transazione da cui l’indagato esce penalmente “pulito” anche se certamente unpo’ danneggiato nell’immagine).
    Alla luce di questo, dall’altro, visto che (lo ricordo) nemmeno il rinvio a giudizio è una sentenza e che, per il principio della presunzione di innocenza vigente nel nostro ordinamento, va considerato che nessuno può essere dichiarato colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Può anche darsi, cioè, che gli imputati del processo penale, la cui prima udienza è fissata per il 17/9 prossimo, sentendosi certi della propria innocenza e convinti di poterla dimostrare, abbiano proprio per questo preferito affrontare il processo e che ne escano completamente assolti: in tal caso la loro immagine ne verrebbe fuori assai migliore di quella di chi, per evitare il rischio di guai peggiori, ha patteggiato.
    Tutto ciò per dire che la situazione è davvero ancora molto fluida e per spiegare, almeno in parte, le ragioni di opportunità che probabilmente hanno spinto il consorzio a tacere del rinvio (notizia che poi, essendo uscita sui giornali, tanto segreta non era nè poteva restarlo).
    Su questo, come dicevo sopra, si innestano le “grandi manovre” per il rinnovo delle cariche sociali. Ammetto di non avere notizia fresche al riguardo, ma mettendo insieme voci raccolte qua e là, buon senso e una certa familiarità con l’aria di quelle parti, sono indotto a credere che, prudentemente, i produttori daranno vita a un consiglio che somiglierà ai “governi di unità nazionale” di antica memoria: un gruppo equilibrato, senza prime donne nè “capi”, di saggi, affidabili, forse non dinamicissimi produttori, frutto probabilmente di nomine incrociate e condivise tra aziende e associazioni di categoria.
    Il tutto proprio nell’attesa che il processo penale giunga a termine.
    Ciao, Stefano

  4. …ma nei consorzi,in generale,chi controlla ? ? Perchè a me sembra che ..i funzionari controllano i soci..ma loro(i funzionari) sono controllati ,a sua volta, dai soci che ,a sua volta sono controllati dai funzionari e che,sempre a sua volta infinatamente……….insomma il controllo avviene dal controllato.. oppure ..forse non ci capisco un bel niente!

  5. Egregio Dott. Ziliani,

    solo una piccola precisazione in ordine all’articolo comparso il 01/05/2010 sul suo sito.

    In detto articolo, legittimamente, si riporta uno stralcio della determinazione del TTB nel quale si fa riferimento indiscriminato a talune aziende coinvolte nelle note iniziative giudiziarie.

    Teniamo a precisare che le indagini compiute dalla Procura della Repubblica di Siena, con l’ausilio degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria all’uopo incaricati, sulla Società Agricola Centolani s.r.l., di cui presiedo il Consiglio di Amministrazione, hanno escluso un qualsivoglia coinvolgimento della società nell’ipotizzato reato per ciò che concerne il Brunello di Montalcino, limitando la contestazione ad una parte di Rosso di Montalcino.

    Il risvolto processuale di tale limitato coinvolgimento è stata la consequenziale irrogazione di una multa di soli € 1.400,00, non già in sostituzione di pene detentive ma quale vera e propria sanzione per il fatto.

    La ringrazio per lo spazio che saprà dedicare a questa mia puntualizzazione e per l’attenzione che sempre dedica al nostro mondo.

    I migliori saluti.

    Marisa Centolani

    Presidente del Consiglio di Amministrazione

    Soc. Agricola Centolani s.r.l.

    • Signora visto che parlando della determinazione del TTB lei parla di “riferimento indiscriminato a talune aziende coinvolte nelle note iniziative giudiziarie”, nel rimandare i lettori alla pagina del sito del TTB che contiene la determinazione http://www.ttb.gov/industry_circulars/archives/2010/10-03.html pubblico integralmente detta integrazione. Spero che questa volta la citazione di un atto pubblico le possa andare bene

      Brunello di Montalcino Wine
      To: Importers, Wholesalers, and Others Concerned
      1. Purpose.
      This circular serves as notice that, effective immediately, the Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (TTB) is no longer requiring importers of Brunello di Montalcino wine to obtain a declaration from the Government of Italy certifying that the product’s vintage date and brand name meet the requirements of the Brunello di Montalcino Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) and that the product is acceptable for sale as such in Italy.
      2. Authority.
      Section 105(e) of the Federal Alcohol Administration Act (FAA Act), 27 U.S.C. 205(e), authorizes the Secretary of the Treasury to prescribe regulations for the labeling of wine, distilled spirits, and malt beverages. The FAA Act requires that these regulations, among other things, prohibit consumer deception and the use of misleading statements on labels, and ensure that labels provide the consumer with adequate information as to the identity and quality of the product. TTB administers the regulations promulgated under the FAA Act.
      Section 4.25 of the TTB regulations (27 CFR 4.25) regulates the use of appellations of origin on domestic and imported wine. Under 27 CFR 4.25(b)(2)(ii) and (e)(3)(iii), wine imported into the United States which bears an appellation of origin on the label must conform to the requirements of the foreign laws and regulations governing the composition, method of production, and designation of wines available for consumption within the country of origin.
      3. Cancellation.
      This industry circular supersedes TTB Industry Circular 2008–2.
      4. Background.
      Brunello di Montalcino DOCG is a controlled appellation Italian wine that under Italian rules must be produced exclusively from Sangiovese grapes. In 2008, TTB learned that some producers of Brunello di Montalcino wine had allegedly added other grape varieties into the 2003 through 2008 vintages of their wine. Pursuant to 27 CFR 4.25(e)(3)(iii), wine imported into the United States and labeled with the appellation of origin “Brunello di Montalcino” must conform to the Italian requirement of 100% Sangiovese grapes.
      Consequently, in June 2008, TTB issued Industry Circular 2008–2 requiring all importers of Brunello di Montalcino wine to obtain a declaration from the Government of Italy certifying that the product’s vintage date and brand name meet the requirements of the Brunello di Montalcino DOCG and that the product is acceptable for sale as such in Italy. TTB instituted this requirement to protect U.S. consumers by ensuring that the contents of bottles labeled as Brunello di Montalcino contain wine that is entitled to be labeled with that appellation of origin, and that the wine in such bottles is covered by the Certificates of Label Approval (COLAs) issued for the wine.
      Italian authorities, including the Guardia di Finanza (Financial Police) and the Florence Centrale del Controllo Qualità dei Prodotti Alimentari (Food Quality Control Unit) investigated the improper inclusion of other grape varieties in Brunello di Montalcino wine. The investigation indicated that grapes from vineyards which were not authorized to be used for the production of Brunello di Montalcino wine were used in the production of some wine. During the investigation, the Italian judicial authorities seized potentially improperly produced wine and sequestered unauthorized vines in some vineyards. Following the investigation, Italian authorities ordered several wineries to declassify some of the seized wine to appellations of origin which do not require production from exclusively Sangiovese grapes. Five wineries — Banfi srl; Antinori Società Agricola; Pian delle Vigne di Montalcino srl; Agricola Centolani srl di Montalcino; and Azienda Agricola Casanova di Neri Giacomo di Montalcino — have resolved their cases with the judicial authorities. Two additional wineries — Argiano srl di Montalcinoand Tenuta Castelgiocondo and Luce della Vite srl di Montalcino — are still in the process of resolving their judicial cases.
      5. Discussion.
      TTB has been in close communication with the Italian authorities throughout the investigation. TTB will remain in contact with the Italian authorities as they continue to monitor and provide assurances to TTB regarding exports of Brunello di Montalcino wine produced by the seven wineries mentioned above.
      Based on the resolution of these cases and assurances from Italian Government officials that all of the improperly produced wine was successfully sequestered, effective immediately, TTB is suspending the certification requirement imposed by TTB Industry Circular 2008–2 for all importers of Brunello di Montalcino wine.
      6. Questions.
      If you have any questions concerning this circular, please contact the International Trade Division (ITD) at (202) 453–2260 or itd@ttb.gov.

  6. @ Marisa Centolani

    Cara signora Centolani,
    posso rivolgere una domanda, approfittando della sua presenza in questo blog?
    A noi consumatori può far piacere sapere che chi sbaglia paga una multa, vorremmo però essere certi di essere tutelati nei nostri diritti. Per questo le chiedo: la parte di Rosso di Montalcino a cui la multa si riferisce è stata declassata (se era sequestrata) o comunque ritirata dal mercato? O al contrario il pagamento della multa ha sanato la situazione, e noi consumatori siamo (o siamo stati) esposti al rischio di acquistare inconsapevolmente Rosso di Montalcino non conforme? Glielo chiedo per capire se in questa materia la giustizia, nei rari casi in cui interviene, tutela fino in fondo i consumatori.
    Grazie per l’attenzione
    gp

  7. Pingback: Disinformazione: l’affare Brunello (II parte) | Gian Luca Mazzella | Il Fatto Quotidiano

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