Barolo Franco Fiorina 1982: la Langa del Barolo nella sua essenza

Silvia e Nino Rocca foto di Jeremy Parzen

Bisognerà che lo scriva presto e ci vorrà davvero tutta l’ispirazione e la passione possibile, un racconto delle meraviglie infinite racchiuse in quella che è indubbiamente la più importante, per rappresentatività, varietà e storicità di proposte, capacità di sorprenderti con “trouvailles” incredibili, delle cantine di ristorante nella terra magica del Barolo.
Da Felicin a Monforte d’Alba, il mio locale preferito, quello dove ogni volta che ci torno mi trovo come a casa mia, anzi meglio, e gusto una delle poche cucine che vorrei gustare tutti i giorni sicuro che non mi annoierebbe mai, è magnifico l’ambiente, elegante e caldo al punto giusto, sono splendide le persone, gli amici carissimi Silvia e Nino Rocca ed i dolcissimi genitori di lui, perfetto il servizio, ma la cantina, un vero e proprio sancta sanctorum, un luogo di mille mirabilie, meriterebbe una penna speciale per essere compiutamente descritta.
In questo luogo, che gode anche di condizioni ambientali ideali ad assicurare la perfetta conservazione dei vini in essa contenuti, oltre ad una selezione ragionata delle cose più intelligenti, personali, curiose, scelte con attenzione e sempre con un occhio speciale alle ragioni della clientela (che di fronte ad una cucina sfiziosa ed elegante come questa desidera vini ai quali possa dare del tu, dal punto di vista del gusto e della bevibilità, ma anche del prezzo), l’appassionato vero, trova gemme, introvabili altrove, che hanno segnato la storia, il lungo percorso, con i veri protagonisti, quelli noti e quelli meno noti, dell’universo del Barbaresco e del Barolo.
Bottiglie gelosamente e accuratamente conservate che portano in etichetta date, millesimi che risalgono a 20, 30, 40 e più (prima di Natale gustato un commovente Barolo 1958 di Giuseppe “Gepin” Mascarello), anni orsono, bottiglie che una volta stappate sciorinano un incredibile, miracoloso tesoro di sfumature preziose che regalano emozioni ineffabili.
Bottiglie che è difficile trovare altrove, che talvolta portano nomi che i più giovani hanno dimenticato o non conoscono del tutto, persino nomi di aziende che non esistono più, su cui si sa poco, anche ricercando notizie su di loro tramite Google.

Armando Cordero

Uno di questi nomi, e uno dei colpi ad effetto che Nino mi ha riservato, regalandomi il piacere della sorpresa, è l’azienda Franco Fiorina di Alba, che ebbe grande notorietà e prestigio negli anni Settanta e Ottanta e di cui m’impegno, con il contributo di alcune persone che contatterò non appena possibile e che ne conoscono le vicende, di raccontare la storia.
Lo scorso anno ricordo di aver gustato una splendida bottiglia di Barolo 1978 di questo marchio, e la sera di sabato 15 maggio, data della mia ultima visita da Nino e Silvia, la malia si è rinnovata, con lo stesso rito, bottiglia versata in un decanter portatomi anonimo in tavola, perché si aprisse lentamente e mi si svelasse, con un immenso 1982.
Un vino che ho gustato sommamente sui piatti della cucina, da palati raffinati, da veri gourmet (quelli che vogliono masticare, riconoscere profumi e sapori, consistenze, croccantezze e “godere” del piacere della tavola), decisi da Nino e che poi, rimasto un piccolo fondo della buta, ho voluto portarmi in camera (una delle accoglienti camere, sopra il ristorante, in una villetta a poche decine di metri, nel magnifico residence nella parte alta di Monforte d’Alba, che costituiscono uno dei segreti del successo meritatissimo del locale) perché il suo profumo si diffondesse nella stanza e accompagnasse il mio riposo.
Un vino sul quale ho poi chiesto notizia ad una delle persone che hanno contribuito a creare quel miracolo, quella persona speciale che è lo splendido ottantenne Armando Cordero, una delle memorie del vino di Langa, molto più che un semplice enologo, (leggere qui la bellissima intervista che gli ha fatto Alessandro Masnaghetti qualche tempo fa) che della Franco Fiorina è stato enologo e di cui conserva un ricordo indelebile.

Barolo 1982 Franco Fiorina

Come mi ha raccontato Armando, il Barolo ’78 e successivamente l’82 sono dannatamente vini della vecchia scuola. “tutti i Barolo Franco Fiorina fino a che ho lavorato io sono frutto di un coacervo di Nebbiolo di Serralunga: Baudana e Vigna Riunda, questi ultimi Michet, di Castiglione Falletto, di La Morra e di Monforte d’Alba.
Un coacervo di uve di villaggi diversi secondo gli insegnamenti di mio padre, vecchio capocantina alla Calissano, fino all’anno ’65”. Pertanto “pigiatura con diraspatura parziale e fermentazione in vasche di cemento armato. Follature serali solo con pompa, quindi senza i moderni aggeggi di oggi.
“Steccatura” a fine fermentazione alcoolica, (15 giorni circa) e mantenimento del vino nuovo sotto vinaccia fino a verso Natale”. Ed infine, sorpresa, “invecchiamento per due anni in cemento e poi passaggio in botti di legno di rovere di Slavonia (abbastanza vetuste ma sane) fino a alla decisione di passarlo in bottiglia (due anni circa).
E poi messa in bottiglia senza chiarifiche e filtrazioni, stoccaggio a bottiglie coricate fino al momento della vendita. Questa è la storia dei grandi Barolo! Peccato che anche certi tradizionalisti l’abbiano dimenticata, non diciamo poi”.
Questa la sua storia, ma come era questo 1982?
Una meraviglia, il vino perfetto, con il suo rubino profondo integro, splendente, pieno di energia, solo con una leggera luminosissima e brillante vena granato, per smentire tutti quelli che dicono che siccome il Nebbiolo non ha colore occorre “aiutarlo” (e con che, di grazia? Con i concentratori o con “altro”?), la dimostrazione più bella di come un grande Barolo di scuola antica, con uve provenienti da villaggi diversi, arrivi ad avere un equilibrio mirabile, forse superiore a quella di un singolo cru, e si possa proporre, a 28 anni dall’epoca della vendemmia, in forma smagliante.
Un naso intrigante, suadente, in continua evoluzione nell’ampio bicchiere, autunnale, chiaroscurale, tutto mezzetinte dal punto di vista aromatico, un’essenza di rosa passita, di terra, con foglie e funghi secchi, accenni di canditi, di amaretto e di cannella, di tabacco e una leggera sfumatura di cuoio e di tartufo, di rabarbaro, di prugne secche e accenni selvatici o di selvaggina da pelo, freschissimo, vivo, salato.
Magnifico il naso, ma la bocca, che bocca! Una consistenza terrosa allo stato puro, un tannino suadente, un’acidità viva e profonda, ma bilanciata e mai aggressiva e, cosa sorprendente, ancora una succosa dolcezza di frutto, un’indomita energia, una cosa lunga e vellutata piena di sapore, di sale.
Con una freschezza, una leggiadria, una classe aristocratica, una capacità di comunicare, un modo di disporsi sul palato come una carezza, come un bacio, da lasciare assolutamente senza fiato, ammirati e grati.
Anche questo è il fascino, unico, inimitabile, stregante, della Langa del Barolo…

Franco Fiorina Barolo 1982

25 pensieri su “Barolo Franco Fiorina 1982: la Langa del Barolo nella sua essenza

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  2. Egregio Ziliani, confesso che leggendo i suoi “pezzi” su Langa, Barolo ecc. mi vengono i brividi, tale e’ il suo trasporto e la sua capacita’ di trasmettere sensazioni e amore per questi luoghi/vini. Oltre tutto condivido totalmente le sue impressioni e giudizi e vado spesso nelle Langhe per cui il mio piacere e’ doppio. Bravo, la leggero’ sempre volentieri e le sue opinioni in difesa della sana tradizione saranno sempre una bandiera.
    Giorgio

  3. Caro Franco, le tue parole e la descrizione delle due annate di Barolo che con tanta passione e bravura hai commentato, mi hanno commosso. Sono tornato ai tempi in cui dedicavo alla Franco Fiorina tutta la mia anima, passione e vita. Ho visto, confermate dalle tue magnifiche parole, che quello che è sempre stato il mio sogno, produrre un Barolo come lo producevano i nostri Padri, senza acrobatismi tecnici, senza nessun artificio aggiuntivo, soltanto con vasche in cemento e antiche botti, era realizzabile poteva dare risultati di estrema eccellenza.
    Le lunghe macerazioni a cappello sommerso, tanto criticate dai puristi e stupidamente abbandonate dalla grande maggioranza dei produttori, che le giudicavano “arcaiche” e obsolete, se condotte con passione e capacità davano il vero Barolo che si conservava integro negli anni e che arrivava a dare emozioni e godimento sensoriale anche dopo 30 0 40 anni dalla sua nascita.
    Grazie Franco per aver confermato che il Barolo, quello dei nostri Padri non era e non è mai stato una utopia!

  4. Che dire….sensazionale!!!
    Leggere questo pezzo come altri dei suoi e’ davvero entusiasmante.
    Tanta passione e parole meglio azzeccate non ci potevano essere, per un territorio che ha ben meritato e un vino che meglio non potevi esprimere.
    Non potremo certo sperare in un commento cosi’ ai nostri vini .
    Abbiamo degli ottimi vini in Puglia ma……..ubi maior minor cessat.
    Ancora complimenti.

  5. Qui si sbaglia, cara Tasselli. Se va a leggersi i commenti sui vini di Cosimo Taurino e di Botromagno nel Winereport che era un gran bel sito quando lo dirigeva Franco Ziliani, pardon, “un certo” Franco Ziliani, vedra’ che ne restera’ basita. Clicchi http://www.winereport.com, poi sul primo rettangolino in alto a sinistra winenews e le si apre la possibilita’ di ricercare in archivio un testo contenente uno dei due nomi.

  6. Signor Crosta ,non so’ se lei e’offeso perche’ ama come me i vini pugliesi o perche’ ho messo involontariamente in discussione il “certo” Franco Ziliani.
    Non era assolutamente mia intenzione .Stimo il signor Ziliani per il suo modo di esprimere sia come cultore del vino sia come giornalista.Amo i vini pugliesi perche’ ritengo che ce ne siano di straordinari.Ma, mi permette,nel caso specifico di sorprendermi per il modo davvero passionale con cui ha commentato il Barolo?Ripeto, bellissimo.Vorrei lo facesse coi vini pugliesi e con lo stesso trasporto.Ma ……Il Barolo non ha eguali!

  7. No che non mi sono “offeso”, stia tranquilla, cara signora Tasselli. Anche il tono del mio commento era tutt’altro che risentito, ma un invito ad andare a riscoprire quelle pagine che non tutti gli attuali frequentatori di questo blog conoscono. Infatti le ho descritto il percorso da fare per trovare tutti gli articoli di “un certo” Franco Ziliani sui vini pugliesi, convinto che ne trovera’ tanti scritti con la stessa passione. Franco s’e’ fatto centinaia di chilometri fin dal profondo nord per andare a presenziare ai funerali di Cosimo Taurino, tra lui e i pugliesi che sanno fare dei buoni vini c’e’ molto di piu’ che una stima professionale o un apprezzamento da intenditore. Eppure era tutta gente che vendeva sfuso fino a pochi decenni fa e che stanno facendo passi da gigante proprio grazie anche alla passione di Franco, che non gliene ha mai fatto mistero. Sia sincera: ma lo sapeva lei che Franco ha scritto anche questo pezzo che le ripropongo il 24 settembre 2004?

    “Ormai da anni siamo in molti a dire, (l’ha scritto anche Camillo Langone in una pagina del suo ottimo Maccheronica), che questo e’ “il migliore bianco di Puglia”, ma possiamo andare oltre e affermare che il Gravina Doc, prodotto in una delle più antiche zone vinicole della Puglia, la bellissima zona collinare dell’alta Murgia, é uno dei migliori vini bianchi di tutto il Sud Italia ? E che con le sue 350.000 mila bottiglie annualmente prodotte e vendute intorno ai 5 euro, presenta un rapporto prezzo-qualità che lo rende molto più appealing e interessante di tanti Fiano d’Avellino e Greco di Tufo avellinesi, indubbiamente buoni ma del prezzo spesso proibitivo ? Senza parlare di parecchi Chardonnay, affinati e fermentati in legno, prodotti in stile californian – australiano, in Salento ?
    Oltre Oceano se ne sono accorti, (e non solo il loro importatore, la Winebow, ma i consumatori), tanto che la rivista Usa Wine Enthusiast è arrivata a definire la Botromagno come la “migliore produttrice di vini da vitigni autoctoni di Puglia” !”
    (da http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDCategoria=-1&IDNews=280)

    Tasselli, vada a rileggerseli bene tutti, li scarichi e li metta in una cartellina prima che spariscano dal Web (non si sa mai!), in modo da poterli eventualmente stampare ai clienti del ristorante che chiedono maggiori notizie sui vini che bevono, che immagino saranno appunto fra i migliori di Puglia e d’Italia.
    Ma come ha fatto a pensare anche per un solo momento che mi fossi offeso? Lei sprizza tanto amore per i vini della sua terra ad ogni parola che proferisce…….. che mi sembrava giusto cogliere l’assist e riproporre un modo di leggere i piu’ bei pezzi di “un certo” Franco Ziliani che tanti non conoscevano, o non si ricordavano piu’.
    A proposito, quel termine “un certo” e’ tratto dalla peggior biografia che esista di Oscar Farinetti (veda qui: http://vinoalvino.org/blog/2009/01/il-mercante-di-utopie-una-biografia-%e2%80%9cbeatificazione%e2%80%9d-di-oscar-farinetti.html) e da quando l’abbiamo scoperto lo uso ogni tanto, finche’ lui non mi prende a roncolate, proprio perche’ ce lo rende ogni volta ancora piu’ grande di chi appunto lo sa soltanto denigrare. Ma non c’e’ niente di cattivo, anzi e’ molto ironico. Gli passa tutto con un buon Salice Salentino rosato Le Pozzelle, uno dei vini che lo intriga maggiormente.

    • Mario, sei sempre troppo gentile… Son tante le cose che m’intrigano in Puglia e mi legano profondamente a questa regione. Ho un po’ di sangue pugliese (da parte di nonna materna) e quando scendo in quella terra (dove sarò dal 3 al 9) e sento il suo caldo abbraccio, ritrovo un po’ me stesso, mi sento come a casa mia…

  8. Io dal 3 al 9 saro’ invece a Krynica, alle piu’ importanti terme della Polonia, in montagna, in mezzo all’acqua. Come t’invidio!!!

    • bisogna che venga, prima o poi, a trovarti in Polonia, dove ho già un grande amico come Wojciech Bońkowsk. Però non cambierei la meta della mia trasferta di settimana prossima con nessun’altra: ho proprio un desiderio intenso di riabbracciare l’amata terra di Puglia! “A proposito di Polonia, in questi giorni ho parlato con un’altra persona che tu conosci, Elisabeth Babinska-Poletti, che ho scoperto vivere proprio nella mia Bergamo… Com’é piccolo il mondo…

  9. Ela promuove il Franciacorta in Polonia e devo dirti che finalmente anche qui cominciano ad apprezzarlo come si deve, perche’ prima di lei nessuno ci aveva mai creduto fino in fondo. Sì, devi venire, perche’ vedrai che mondo del vino bello e’ quello della Polonia, libero soprattutto dai pregiudizi.

  10. Signor Crosta, a questo punto non ho che da ringraziarla, non avevo nozioni sufficienti. Colgo l’occasione per continuare a crescere nell’ambito e approfitterò della vostra cultura (sua e di Franco) per farlo…. Bella strigliata mi ha fatto!!!!
    Ha parlato di Gravina….l’ho sempre tenuto in carta e lo considero uno dei più buoni. Poi di Taurino …che dire!!! il commento di Franco era anche in quel caso molto emozionante. Debbo dedurre da come difende Franco che lo ritiene, come si “vede”, oltre che un buon intenditore e professionista, anche una persona speciale. Concordo anche in questo.

  11. Sì, Franco Ziliani è una persona speciale. Ha la verve di Indro Montanelli, è un interista sfegatato, certi (non tutti) pezzi che scrive parlano direttamente ai cuori e commuovono, a volte sono come delle pietre miliari del giornalismo del vino, non si e’ mai nascosto dietro un dito e non ha mai fatto mistero di quel che pensa. Percio’ non lo difendo, perche’ non ne ha bisogno. Gli voglio bene. Si ricordi, casomai lo incontrasse, che stravede per i rosati. Ecco perche’ sono certo che ami i grandi rossi delle Langhe come lui dice e come lei stessa puo’ ben vedere, ma che fra i sogni che ci nasconde c’e’ quello di lasciarsi annegare in una cisterna del miglior rosato pugliese…

    • grazie Mario (sempre TROPPO gentile), ma se proprio devo pensare ad una dolce morte, quella da augurarsi e da sognare, é un’altra l’immagine che mi viene in mente… E non si tratta di sprofondarmi ripetendo é naufragar m’é dolce in questo mare… in una botte di Barolo Monprivato… 🙂 Sempre un finale “in rosa”é, ma non strettamente vinoso…

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  14. Buongiorno,
    volevo chiederLe un’informazione, se è possibile, saprebbe dirmi il costo del vs Barolo Franco Fiorina del 1964? Ringrazio anticipatamente.

  15. Egregio Signor Ziliani buon giorno, è per puro caso che mi sono imbattuto nel suo articolo “Barolo Franco Fiorina 1982” del 25 Maggio 2010, perché
    cercavo risposte su una bottiglia di Barolo Franco Fiorina del 1947 in mio possesso,che ha caratteristiche visive differenti da bottiglie analoghe apparse in vendita da commercianti di vini antichi e mi sarebbe piaciuto capirne il perché Ho letto il Suo “pezzo” con la speranza di trovare qualcuno che mi potesse aiutare a capire, ma sinceramente, questo desiderio è passato in secondo piano dopo aver letto più volte l’insieme delle sue sensazioni.Pura poesia!
    Voglia accettare Signor Ziliani, seppur dopo così tanti anni , i complimenti da una persona semplice e senza titoli.
    Cordiali saluti Barp Alfredo – Milano

    • Lei mi commuove Alfredo! E’ per persone come lei che scrivo, sono parole come le sue, gentilissime, che mi fanno capire di non aver speso invano 33 anni di vita dedicata al racconto del vino. Fatto per voi consumatori/lettori, i miei unici padroni. Grazie!

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