Consorzio Brunello: Jacopo Biondi Santi si candida, ma non è il Biondi Santi giusto

Cominciano a trapelare, questa sarà la settimana decisiva per cominciare a rivelare progetti e strategie, e giocare finalmente a carte scoperte, i primi nomi dei produttori di Montalcino che entro oggi presenteranno la propria candidatura per fare parte del nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello che nominerà il nuovo Presidente.
Non si tratta di una proposta di candidatura qualunque, perché come ho più volte scritto, qui e poi ancora qui ieri, l’appuntamento delle prossime elezioni (votazioni il prossimo 18 maggio) sarà, e non esagero, epocale, perché dopo quanto è accaduto (e al Consorzio con l’attuale assurda gestione sembrano far finta non sia accaduto) nulla potrà più essere come prima e ci vorrà una gestione consortile totalmente diversa. Con uomini (e donne) nuovi, nuove idee, inedito impegno, volontà di fare e restituire al Brunello, non ad un vinello qualsiasi, il blasone, la credibilità, l’autorevolezza, l’essere al di sopra di ogni sospetto che merita.
Ovvio quindi che a candidarsi dovranno essere persone fortemente legate a Montalcino e al suo vino simbolo, persone il cui operare in questi anni sia stato sempre a favore del Brunello, persone che siano pubblicamente stimate e considerate alla stregua di un patrimonio, di una riserva cui Montalcino può tranquillamente attingere nei momenti di difficoltà.
Non importa che siano nativi di Montalcino, anche se sarebbe meglio lo fossero, ma che vengano avvertiti come “figli” di questo villaggio, come persone disposte a mettersi in gioco, tirate su le maniche e gettato il cuore oltre l’ostacolo, per far sì che quanto è successo dal 2008 in poi non abbia mai più a ripetersi.
Per questo motivo, pur premettendo di non aver nulla di personale contro di lui, soprattutto considerando di chi è figlio, non credo che la candidatura di Jacopo Biondi Santi, di cui si vocifera e che pare certa, vada nel segno di quel tipo di impegno di servizio di cui ho parlato.
Pur avendo un padre grandissimo, che è davvero il simbolo di Montalcino e del suo Brunello, che proprio la sua famiglia ha letteralmente inventato e consegnato al destino di grande vino mondiale, Jacopo non ha sinora lasciato alcun segno importante e decisivo nella storia di Montalcino, nelle vicende che hanno riguardato il paese ed il suo Sangiovese in purezza ed è spesso apparso come una figura laterale, appartata, distante rispetto alla comunità dei produttori ilcinesi. Quelli autoctoni e quelli giunti nello splendido borgo dalle più disparate località del mondo.
A parte il fatto di essere il figlio del grandissimo Franco, che se non fosse il “grandissimo vecchio”, patriarca e coscienza del Brunello, sarebbe davvero il candidato ideale a guidare il Consorzio in questa fase, di Jacopo Biondi Santi non si ricorda alcuna presa di posizione, alcuna iniziativa, alcun gesto che possa essere interpretato come uno spendersi a favore del Brunello. Personalmente ricordo due soli contatti personali avuti con lui, un invito a fargli visita a Montepò ed il suo comunicarmi (l’aveva già fatto anche via mail) di aver vinto in tribunale la causa sulla registrazione del marchio Biondi Santi Spa, e non ho mai sentito una sua sola parola spesa nel momento terribile del Brunellogate…
Lo stesso fatto che Jacopo Biondi Santi abbia ritenuto di crearsi, fuori di Montalcino, nella Maremma del Morellino, una propria attività di produttore, con il suo Castello di Montepò a Scansano, producendo vini più simili ad un qualsiasi Super Tuscan che ad un vino di Montalcino, (lo Schidione il solito Sangiovese più quote di uve bordolesi, il Cabernet che “aggiunge complessità e ampiezza”, il Merlot che “ingentilisce armonizza e definisce l’insieme del patrimonio olfattivo”), varando operazioni discutibili come lo Schidione Terzo Millennio dall’etichetta in oro, non credo proprio abbia contribuito a farlo sentire, dalla comunità ilcinese, dai produttori locali, come un vero “figlio di Montalcino”.
Come una di quelle persone su cui si possa fare affidamento e puntare, con fiducia, per la ricostruzione del Brunello e del suo Consorzio.
Nulla di personale, ripeto, ma non sarà di certo da persone come Jacopo B.S. che potrà partire il lungo e difficile percorso che porterà il Brunello, con un Consorzio degno di questo nome, a riappropriarsi del proprio destino di grandezza…

0 pensieri su “Consorzio Brunello: Jacopo Biondi Santi si candida, ma non è il Biondi Santi giusto

  1. é chiaro a tutti che Jacopo non é Franco, ma prima o poi (il più tardi possibile) dovrà comunque impegnarsi nell’azienda paterna. E’ dunque un produttore di Montalcino a tutti gli effetti e ha tutti i titoli per candidarsi!

  2. A volte capita che i figli non seguano le orme dei propri padri…Non conosco il sig.Jacopo Biondi Santi ma ho avuto modo di assistere ad alcuni episodi tra lui e suo padre, “sua maestà” Franco Biondi Santi che mi hanno fatto capire subito quanto siano diversi e quanto viaggino su due lunghezze d’onda completamente differenti.Concordo con il sig.Ziliani nel sostenere il fatto che il miglior candidato sarebbe Franco Biondi Santi,un uomo in grado di trasmettere con un solo sguardo tutto l’amore per la sua Montalcino e tutto l’attaccamento alla tradizione centenaria del suo Brunello.La cosa che più mi sconsola,purtroppo,è il fatto che oggi a Montalcino sia davvero difficile trovare una persona come lui in grado di sostituirlo.Franco Biondi Santi è un gentleman d’altri tempi che appartiene ad una era del vino che purtroppo credo stia inesorabilmente tramontando.Non si può assolutamente biasimare suo figlio Jacopo per aver deciso di andar via da Montalcino per andare a produrre Supertuscan ma si può assolutamente contestare il fatto che ora decida di candidarsi come rappresentante di un consorzio che(in teoria)dovrebbe tutelare il vino al quale ha dimostrato di non essere legato…

  3. Peccato Dott. Ziliani i da sempre suo fan, mi cade in una generalizzazione del genere! Jacopo non e’ il Biondi Santi giusto??? Ma mi faccia il piacere!
    Infatti, sarebbe stato meglio se fosse rimasto in terra ilcinese, sotto quella bella cupola aurea, che il nome comporta a produrre brunelli taroccati alla stregua delle note vicende ?!
    Almeno lui ha deciso di confrontarsi con i nuovi mercati, usando i vitigni “ruffiani” come li definisce lei, al di fuori di una denominazione facile da vendere come il brunello negli anni ’90 ?
    E questa non sarebbe persona degna di rappresentare Montalcino nel mondo?
    Biondi Santi non sara’ eletto, ma neanche Franco lo sarebbe e nessun altro Biondi Santi forse non conosce bene Montalcino e i suoi abitanti, e altrettanto bene le lobbie che ne guidano le fila.
    Peccato Ziliani, credo di aver visto e letto dichiarazioni di Jacopo sia su carta che in video un po’ su tutte le testate nazionali e no, tra l’altro mi ricordo di averla vista al loro stand in quell’infausto “VelenitalY” parlare con il Biondi Santi in questione.
    Oggi mi cade un Mito signor Ziliani , ma di questo non credo che potra’ interessarla molto.
    🙁
    Giuseppe

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