Dai premium wines ai vini risparmiosi: le nuove tendenze del consumatore americano

Finita l’epoca, forse più mitologia che realtà, o comunque una realtà riservata ad una felice e privilegiata minoranza, degli americani formato Zio Paperone pronti a spendere qualsiasi cifra per una bottiglia di vino e legati a doppio filo alla categoria dei cosiddetti “premium wines”.
Leggendo quanto ha recentemente scritto il wine writer W. Blake Gray sul suo eccellente blog The Gray Market Report, si capisce come siano cambiate, e profondamente, le cose dall’arrivo della Grande Crisi. Che non passa e crisi rimane.

Blake Gray commenta i dati relativi ad un’inchiesta su quanto siano disposti a spendere i consumatori americani per una bottiglia di vino per celebrare a casa una grande occasione.
Il risultato è sorprendente:
il 14 per cento ha risposto di essere disposto a spingersi oltre i venti dollari;
il 25% tra i 15 ed i 20 dollari;
il 43% tra 10 e 15 dollari;
il 18% tra 3 e 10 dollari (e di questo 18% un tre per cento si ferma nella fascia tra tre e sei dollari).
Il wine writer americano sostiene di aver capito perché molti “cheap wines” si presentino in maniera pretenziosa come “Vintners Reserve” o “Private Selection.” Lo fanno perché “stanno vendendo un’illusione”, o come scrive testualmente “They’re selling an illusion. It’s like a funeral in a trailer park, with everyone in shiny suits and clip-on ties”.
Ed il fatto che solo il 14% consumatori interpellati nell’inchiesta sia tuttora disponibile a spendere oltre venti dollari, fa capire quanto dura sia la battaglia tra tutti i competitors internazionali, dai Paesi vinicoli europei (Italia compresa) a quelli del Nuovo Mondo, per aggiudicarsi una fettina di quella torta poi non così grande.
Quale morale trarre da questo sondaggio? Un conclusione molto semplice: o erano clamorosamente in bolletta gli americani interpellati nel corso dell’inchiesta, e la crisi economica continua a mordere pesantemente, oppure il mercato per i premium wines, per i vini di alto prezzo, quelli su cui secondo il noto produttore piemontese con tenute anche in Toscana l’Italia dovrebbe puntare, si sta clamorosamente assottigliando…
E se gli americani, se non una piccola minoranza di irriducibili, non saranno più disposti ad acquistare i suoi costosissimi cru, a chi diavolo li andrà a “sbolognare” il re del Langhe Nebbiolo? A russi, cinesi e sud est asiatico?

0 pensieri su “Dai premium wines ai vini risparmiosi: le nuove tendenze del consumatore americano

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  2. A me non sorprendono questi numeri. È chiaro che soltanto la minoranza vuole i vini costosi.

    Per tanta gente già l’idea di bere vino (invece di acqua, birra o qualcos’altro) significa una grande cosa. So che non è così in Italia o in altri paesi dove il vino è una bevanda normale e tradizionale, ma in Finlandia è così, e non credo che gli americani siano così diversi.

    Secondo me Gaja e i suoi colleghi non avranno mai problemi a vendere il loro vino, se la qualità rimane la stessa. Basta avere un po’ di gente con abbastanza soldi, e quella gente ci sara sempre, anche quando c’è la crisi.

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