E il cavalier Rivella si converte improvvisamente al Sangiovese… Un’incredibile svolta

Merita di essere attentamente letta e soppesata in tutte le sue parti l’interessante intervista che ieri – potete vederla qui – il Corriere di Siena ha dedicato ad uno dei più importanti e probabili papabili nuovi presidenti del “rinnovato” (?) Consorzio del Brunello di Montalcino il cavaliere del lavoro Ezio Rivella.
Uno dei 15 componenti – ecco qui tutti i nomi – del Consiglio di amministrazione eletto lo scorso 18 maggio, ma uno dei nomi in pole position per la presidenza.
Un’intervista rivelatoria e per certi versi sorprendente, presentata con il titolo di “Se sarò presidente del Consorzio”. Intervista all’importante imprenditore da una vita nel mondo del vino.
Prima di commentarne alcuni passi vi invito a leggere con estrema attenzione il testo:
“Solo a fine maggio (esattamente il 3 giugno ndr) sapremo il nome del nuovo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, ma da più parti si scommette sul nome di Ezio Rivella, una vita nel mondo del vino italiano con incarichi importanti e uno di quelli che questo territorio ha lanciato nel gotha dell’enologia mondiale.
Il Corriere di Siena ha chiesto al “diretto interessato” cosa farebbe qualora diventasse il nuovo presidente. “Evidentemente stiamo facendo soltanto un’ipotesi – spiega il cavalier Ezio Rivella, oggi produttore a Montalcino, con l’azienda Pian di Rota – dato che io sono soltanto uno dei 15 componenti del nuovo consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello, tutti parimenti in lizza per la presidenza.
Con spirito di servizio mi sono messo semplicemente a disposizione e non sono certamente a caccia di una nuova carica da aggiungere a quelle che ho ricoperto fin qui”.
“Se c’è qualcuno, con idee innovative, e che meglio sa interpretare le dinamiche attuali dei mercati e le tendenze enologiche più moderne, sarò ben lieto di farmi da parte.
Comunque – continua Rivella – qualora diventassi presidente del Consorzio, la mia piattaforma operativa partirà senz’altro dal ventaglio di proposte che Coldiretti, Confagricoltura e Cia – Confederazione italiana agricoltori, ha recentemente sottoposto all’attenzione del nuovo consiglio di amministrazione”.
“Da parte mia, non posso che riproporre impegno, e ancora impegno, per un programma – spiega Rivella – di “lacrime e sangue” al fine di rilanciare tutto un territorio di Montalcino, luogo unico e irripetibile, dove una produzione agricola di altissima qualità permette di ottenere vini non riproducibili né omologabili.
E dove il migliore interprete è e sarà il Sangiovese”. “Ci attende un duro lavoro per riconquistare il prestigio del recente passato, per aumentare il nostro impegno sulla qualità, che non è soltanto rappresentato dal rispetto di un disciplinare (che, comunque, diciamolo chiaramente, deve rimanere prodotto dalle sole uve di Sangiovese di Montalcino affinate 4 anni), ma da un lavoro quotidiano e costante in vigna e in cantina, per rifondare la nostra comunicazione e per riposizionare la domanda sull’offerta, in nome dell’unità degli intenti e cercando di eliminare tensioni e scontri intestini che hanno animato il recente passato di Montalcino”.

Cosa apprendiamo da questa intervista?
Che Rivella si candida a fare il presidente, che rivendica di avere “idee innovative”, di sapere “interpretare le dinamiche attuali dei mercati e le tendenze enologiche più moderne”, che promette “un programmadi “lacrime e sangue”, (beh, con lui presidente le lacrime saranno assicurate…) che assicura il “rispetto di un disciplinare (che, comunque, diciamolo chiaramente, deve rimanere prodotto dalle sole uve di Sangiovese di Montalcino affinate 4 anni)”.
E poi definisce Montalcino “luogo unico e irripetibile, dove una produzione agricola di altissima qualità permette di ottenere vini non riproducibili né omologabili”.
C’è da rimanere basiti, perché o Rivella è stato improvvisamente folgorato sulla via del Sangiovese (cosa non si fa, cosa non si promette per ottenere una carica…) oppure sta bluffando, perché oggi afferma cose che sono in netta, totale contraddizione con quanto ha detto, fatto, sostenuto per una vita.
Ricordate il dibattito sul Brunello che mi vide contrappormi a lui il 3 ottobre 2008 nell’Aula Magna dell’Università di Siena e la cui registrazione può essere vista e ascoltata sul sito Internet di Vinarius?
In quell’occasione Rivella disse che non si possono produrre grandi vini a Montalcino utilizzando solo il Sangiovese, e quell’affermazione fu l’ultima di una serie che lo videro, gli va riconosciuta la coerenza, in prima fila, nel chiedere (insieme ad altri personaggi, da Viglierchio della Banfi a Monsù Angelo Gaja) la modifica del disciplinare di produzione del Brunello e l’introduzione – facoltativa, naturalmente, di altre uve (immaginate quali, proprio le stesse presenti nei vini non conformi al disciplinare colpiti dall’inchiesta di Brunellopoli).
Sono molteplici le dichiarazioni che mostrano l’insofferenza del cavalier Rivella nei confronti del Sangiovese e di un disciplinare del Brunello che contempli l’utilizzo al 100 per cento di questa grande difficile uva. Improvvisamente ora, sostenendo che la sua “piattaforma operativa partirà senz’altro dal ventaglio di proposte che Coldiretti, Confagricoltura e Cia – Confederazione italiana agricoltori, ha recentemente sottoposto all’attenzione del nuovo consiglio di amministrazione” – leggete qui – il Cavaliere, smentendo il proprio percorso, svoltando a 180 gradi, sostiene, forse per rassicurare chi è giustamente scettico o addirittura spaventato dal suo probabile arrivo al timone del comando del Consorzio e magari medita da questo Consorzio di uscire, si erge (ma con quale credibilità?) a paladino del Sangiovese.
A difensore di quell’equazione Brunello=Sangiovese che ha sempre contestato e quasi irriso e per “rifondare la nostra comunicazione e per riposizionare la domanda sull’offerta”, gioca la carta dell’appello “all’unità degli intenti” ed invita ad “eliminare tensioni e scontri intestini che hanno animato il recente passato di Montalcino”.
Belle parole, ma come gli si può crederle, come si può prenderle sul serio, come si può pensare che una presidenza Rivella non punti, invece, a cambiare le carte in tavola.
Non per fare “ribaltoni”, s’intende, ma come chiedono le “tendenze enologiche più moderne” di cui è da sempre araldo…

0 pensieri su “E il cavalier Rivella si converte improvvisamente al Sangiovese… Un’incredibile svolta

  1. Io non mi fido, è un tecnico, un uomo di mercato attento alle brezze del momento, un freddo.
    Ci vuole una persona con cuore e con Sangiovese nel sangue, una persona che abbia persino il coraggio di dire che lungo i fiumi e nell’argilla delle crete il Sangiovese non matura e non da il meglio di se…… c’è da serrare le fila dei vigneti, quali sono da Brunello e quali potrebbero essere da vino da tavola.

  2. una persona seria avrebbe detto: “ok, fino ad ora abbiamo scherzato, non tutto il Brunello era sangiovese in purezza, ma ora faremo le cose correttamente e senza furberie”. Credere nell’esistenza di Dio è molto più realistico…

  3. Un uomo per tutte le stagioni,siamo o non siamo in crisi?
    perciò si deve risparmiare.Un nome una garanzia,dal Nano al
    Brunello,vino immagine e bandiera della nostra bella Italia.
    Auguri Brunello…..e figli maschi.Al peggio non c’è limite.
    Montalcino turistica ed enoica,a suotempo saprà ringraziare.

  4. Buongiorno! Quest’intervista me l’ero persa.
    Mamma mia!, sembra passato un secolo da quella sera alle Logge (e prima all’Università di Siena), quando il cavaliere dichiarava – con franchezza e brio (e anche un po’ di durezza, a dire il vero) – che insomma lì a Montalcino ci si intestardiva col Sangiovese, che però da solo non funzionava, che ha bisogno della giunta.
    Però non ricordo le parole esatte, ricordo bene il concetto, che suonava un po’ (alle mie orecchie forestiere) come una lezione agli ‘zucconi’ (mia percezione) maniaci della tradizione e della purezza.
    Ricordo bene – in contrappunto – l’anacronistica, per alcuni, ma attuale (più ancora in assenza) mitezza di Capellano, e la cena piacevolissima…tra ossimori del vigneto.

  5. che dire, in Italia è normale rinnegare se stessi, infischiandosene anche dell’evidenza.
    tanto, che sia il governo o un consorzio, nessuno vi chiederà il conto delle vostre palle o delle vostre vergognose contraddizioni…
    unica cosa certa, la sconfitta perenne dell’onestà, del buonsenso, dei cittadini

  6. Oggi mi son svegliato e non sapendo perchè ero triste. Sapete, una di quelle sensazioni strane, ingiustificate ma palpabilissime.
    Poi accendo il compiuter e leggo questo post ed i suoi commenti. Subito rimango sconvolto, devo averlo letto nel sonno, è per queso che sono triste, che io sia sonnambulo ???
    .
    Eh si, il motivo della mia tristezza è chiaro:
    è quello di essermi reso conto di aver vissuto fino ad ora in uno stato teocratico dove opera ancora in maniera incisiva il Tribunale dell’Inquisizione.
    Come spiegare altrimenti la ricerca della Colpa, dell’Errore, le pressanti e molteplici richieste di ABIURA dei pensieri precedentemente espressi dal Sig. Rivella ???
    .
    .
    Se non fossimo in questo stato teocratico e non fossimo vessati dal Tribunale dell’Inquisizione ci saremmo potuti addentrare in una proficua analisi delle prospettive che apre una presa di posizione con questi contenuti e così autorevole. Avremmo potuto pensare anche che internet, i consumaori, i blogger, i giornalisti, abbiano giocato un ruolo importante nel raggiungimento di in un così vistoso cambio di linea.
    Avremmo potuto pensare anche come far procedere su binari sicuri un auspicabile rinascimento del territorio.
    .
    Purtroppo però il Tribunale funziona a pieno regime, questi ragionamenti potremo farli quando saremo liberi di ragionare sui contenuti e non sulle Colpe.
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    Dai, prima o poi quel tempo verrà.
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    Ciao

    • da perfetto Torquemada non posso usare che un aggettivo per questo “commento”: allucinante…
      Aggiungo solo che sono ormai abituato a questi trattamenti: vedermi additare come animatore di un Tribunale dell’Inquisizione dopo essere stato tacciato, da altri, di talebano e di integralista, non mi fa veramente più alcun effetto.

  7. Mi scusi Vignadelmar ma, guardando la situazione da spettatore esterno ed oggettivo e confrontando l’intervento del signor Rivella presso l’Università di Siena con quanto virgolettato nel presente post, noto un passaggio da una posizione A a una posizione attorno alla Z. Oggettivamente la prima cosa che salta all’occhio è questo cambio netto di pensiero ed è ciò che colpisce di più il pubblico (credo sia quello esterno che quello interno alle questioni). Tutto l’alfabeto che sta tra la A e l’intorno di Z viene registrato secondariamente da me e, anzi, proprio per non generare un tale “shock”, lo stesso Rivella dovrebbe spiegare molto chiaramente il perché e il come si è passati dalla A all’intorno di Z. O sbaglio?

    • non chieda queste cose Simone, altrimenti rischia di passare anche lei per un assistente del qui presente Torquemada…
      Sono stupefatto che per il semplice fatto di aver sottolineato, come ogni giornalista degno di questo nome dovrebbe fare, un rovesciamento a 180 gradi delle storiche posizioni di Rivella, che oggi si “scopre” sostenitore del Sangiovese dopo esserne stato uno storico detrattore – quelle frasi al dibattito a Siena le ha liberamente dette lui, non io… – io venga presentato da vignadelmar come un sostenitore della Santa Inquisizione… Ma, lo ripeto, ho le spalle forti e sono abituato a sopportare ben altri pesi.
      Registro comunque questo, non sorprendente, asse che porta un superfan di Gaja come vignadelmar a simpatizzare per il cavalier Rivella e ad attaccarmi per quello che scrivo. Tout se tient, come dicono i francesi…

  8. Mah, se il risvolto della giacca l’han fatto i nostri politici, cosa volete mai che sia se lo fa uno nel consiglio di amm.ne del consorzio del Brunello di Montalcino….. 😆

  9. Viso che si continuano a cercare le Colpe e si continua ad evitare di commentare in positivo quello che l’intervista a Rivella ci sottopone sono costretto a ripetere quello che ho scritto:

    “Se non fossimo in questo stato teocratico e non fossimo vessati dal Tribunale dell’Inquisizione ci saremmo potuti addentrare in una proficua analisi delle prospettive che apre una presa di posizione con questi contenuti e così autorevole. Avremmo potuto pensare anche che internet, i consumaori, i blogger, i giornalisti, abbiano giocato un ruolo importante nel raggiungimento di in un così vistoso cambio di linea.
    Avremmo potuto pensare anche come far procedere su binari sicuri un auspicabile rinascimento del territorio.”

    Cioè io parlo “di un vistoso cambio di linea” di Rivella, affermo che i Giornalisti, i Blogger, i Consumatori, hanno per ora segnato il punto e possono giustamente rivendicare una prima importante vittoria e voi chiedete che Rivella spieghi perchè abbia cambiato idea???

    Ma sapete che a me del perchè Rivella abbia cambiato idea e dell’ammissione delle sue colpe non me ne frega assoluamente niente ?
    Io preferirei acquisire il risultato, affermando e rivendicando che è una vittoria (forse momentanea) di tutto il movimento contro il cambio del disciplinare, che internet, i blogger, i consumatori hanno indirizzato un cambiamento e che continueranno a seguire la questione affinche poi dopo non si effettuino delle marce indietro. E’ una vittoria che mette in chiaro che quel modo di intendere e fare nelle segrete stanze forse è stato spazzato via e che dovrebbe essere chiaro a tutti che il web ormai è un attore principale con il quale raffrontarsi e fare i conti.

    Era ed è un riconoscimento anche a Ziliani che su questa battaglia ha investito molto sia in termini di credibilità che umani. E’ un riconoscimento da parte mia che sono sempre stato e sono ancora a favore della modifica del disciplinare con vitigni non internazionali.

    Invece qui si continua a chiedere che Rivella spieghi, chieda scusa, ammetta le colpe………

    Ciao

    • Rivella non deve chiedere alcuna scusa, non deve ammettere alcuna colpa Vignadelmar, non ciurlare nel manico e nel mestare anche tu (ma vivi ancora a Monopoli o ti sei spostato a Montalcino dove questa é una vera specialità?) nel torbido! Ci si chiede solo perché abbia cambiato così clamorosamente idea, e gli si chiede, se avrà voglia di farlo – ma il cavalier Rivella non é il tipo da prestarsi a queste cose – di spiegarci, in poche parole, cosa l’abbia condotto a passare da sostenitore (come te, come il tuo grande amico Gaja) della necessità di aggiungere altre uve al Sangiovese per produrre grandi vini a Montalcino a neo-sostenitore della tesi secondo la quale per produrre un grande Brunello bastano uve Sangiovese. Di Montalcino, non della Puglia o della Maremma del Morellino o di chissà dove, ovviamente…
      Non credo che questa fresca conversione di Rivella alla causa del Sangiovese sia una “vittoria di tutto il movimento contro il cambio del disciplinare” e non penso affatto – sicuramente non lo pensano in tanti a Montalcino, ma me ne farò una ragione – che sia, come scrivi tu, “un riconoscimento anche a Ziliani che su questa battaglia ha investito molto sia in termini di credibilità che umani”.
      A Montalcino qualche “fenomeno” ha sostenuto e sostiene, che a condurre questa battaglia ci abbia “guadagnato”, che mi faceva comodo sostenerla, che cavalcarla mi abbia consentito di ottenere una notorietà che in 25 anni di lavoro nel campo del giornalismo del vino non avevo ancora ottenuto…. Che dire?
      Che parli il tuo neo-amico Rivella, ci faccia capire, si spieghi, ci convinca.
      E allora lo scetticismo, più che legittimo, forse sparirà…

  10. Io non chiedo che Rivella spieghi, chieda scusa, ammetta le colpe. Anzi! Guai se lo facesse, ci sarebbe pure da sospettare. Concordo in pieno infatti con Pagliantini “Io non mi fido, è un tecnico, un uomo di mercato attento alle brezze del momento, un freddo”, perche’ il cavaliere e’ così, e’ inutile negarlo. C’e’ chi lo considera un difetto, c’e’ chi lo considera un pregio. Finche’ di coerenza si parla. E a “un certo” Franco Ziliani, tanto per fare la differenza, la coerenza non la si puo’ certo negare. Mi piacerebbe una seconda puntata di quel processo, con i due ancora protagonisti di dirsele e darsele (metaforicamente) di santa ragione. Secondo me il Brunello ci guadagna pure.

    • con il cavalier Rivella, con cui i rapporti erano sinora stati eccellenti, si era parlato dell’ipotesi di un nuovo incontro e lui aveva dato ampia disponibilità ad organizzarlo e partecipare. Avevo persino “allertato” in tal senso gli amici di Vinarius, la più importante associazione delle enoteche italiane, di cui – confesso il mio conflitto d’interessi – sono membro del collegio dei probiviri (carica del tutto teorica, non sono mai stato sinora chiamato a pronunciarmi su alcuna questione) e nella quale ho tanti amici che, posso dirlo?, sulle cose del vino la pensano in maniera molto simile alla mia.
      Non credo che con una sua elezione a nuovo Presidente del Consorzio il cavalier Rivella potrà dare analoga disponibilità. Tanto più a confrontarsi con un “Torquemada” inquisitore come “un certo Ziliani”…

  11. Il fatto molto semplicemente è, signor Vignadelmar, che se una persona cambia la propria opinione riguardo un argomento (e non parliamo, sempre tornando all’alfabeto, da A a M, ma una vera svolta da A ad un intorno di Z) senza spiegarne precisamente il motivo, rischia di apparire come mancante di coerenza e ciò mina la sua credibilità. Cioè: se uno che vota sinistra un giorno e destra un altro non mi spiega bene quale siano le motivazioni dietro tale scelta, mi viene da pensare che forse ci sono altri motivi sotto, che forse lo fa per convenienza. E se mi sorgono tali dubbi, la felicità per il cambio di posizioni passa sicuramente in secondo piano.
    Saluti

  12. A Simone F ed a tutti gli altri che si affannano a dire e ribadire quanto la conversione di Rivella sia falsa o nasconda chissà cosa, a Franco che ad ogni passo ricorda, colpevolizzandomi, la mia amicizia con Gaja come se dovessi un po’ vergognarmene, ribadisco che sarebbe molto più costruttivo discutere su quali scenari apra questa autorevole presa di posizione del quasi neo Presidente del Consorzio di Montalcino.
    .
    Naturalmente siete liberi di arrovellarvi sul perchè abbia preso quella posizione, lanciando però contemporaneamente l’amo per un futuro incontro pubblico…..mi domando se sarebbe un bene incontrarsi con uno che ci desta così tanti torbidi sospetti……….
    .
    .
    p.s. Franco, Rivella non è mio amico, nemmeno neo amico. Non l’ho mai incontrato, mai ci ho parlato, mai ci siamo scambiati mail, mai ci siamo scambiati sms, mai abbiamo dialogato tramite terze persone. Certo per te è più comodo attaccarmi così. Però non è la verità.
    Sul mio presunto rimestare nel torbido poi mi piace ribadire che le mie posizioni, anche scomode, sono sempre state pubbliche ed alla luce del sole, quindi credo che tale affermazione sia gratuitamente offensiva. Ma anche io ho le spalle larghe, una scrollatina e tutto passa.
    .
    Ciao

  13. Voglio intervenire perchè Franco Ziliani ha citato la Vinarius. Questa associazione ò composta da oltre cento enotecari. Non ho dubbi che molti di questi siano sulle posizioni di Franco ma corre l’obbligo di precisare che ci sono anche molti associati che non la pensano come Franco. Nè sul vino, nè sulle questioni di enopolitica come questa di Montalcino.
    Ribadisco la totale disponibilità dell’associazione ad organizzare un nuovo confronto Rivella/Ziliani anche se nell’eventualità della elezione del cavaliere a presidente del Consorzio la sua nuova carica istituzionalmente renderebbe molto più difficile la di lui adesione.
    Permettete inoltre che corregga un’affermazione di Franco: Vinarius è l’unica associazione di enoteche private esistente in Italia.
    Infine uno spunto di riflessione.
    Se ci si attiene a ciò che è successo nelle assemblee degli associati, mai – dico mai – coloro che vedrebbero con favore il cambio di dsciplinare in un senso – diciamo per brevità – “moderno”, sono arrivati nemmeno vicini ad una maggioranza. Penso che chiunque diventi presidente, Rivella in primis, debba essere giudicato sulla base delle politiche che il suo Consiglio di Amministrazione svilupperà e non sulla base di trascorsi per quanto luciferini, o peggio di antipatie verso questo o quel consigliere candidato.
    Francesco Bonfio
    presidente Vinarius

  14. Luciano mi sono riletto tre volte lo scambio epistolare e mi sembra chiaro che partendo dallo stesso argomento abbiate tratto conclusioni diverse e questo ci sta però…….non mi sembra di aver letto richieste di abiura e mi pare troppo semplicistico, soprattutto detto da te veterocomunista ;-), etichettare la “conversione sulla via di Damasco” di Rivella come una vittoria etc. etc..
    Non mi pare che nessuno abbia recitato la parte di Torquemada e che siano stati sollevati legittime perplessità sul cambio di rotta, è strano che tu invece lo accetti così sic et simpliciter quasi che il tutto fosse venuto da una vergine che si affacciava per la prima volta al mondo.
    Caro Luciano, se Berlusconi andasse in televisione ed annunciasse improvvisamente di aver abbracciato le idee di Lenin tu non sobbalzeresti sulla sedia? Non avresti il benchè minimo dubbio e lo accoglieresti come il nuovo messia o quantomeno lo ascolteresti con diffidenza per non dire di peggio?

  15. Ieri ero a Siena. Stavo con una bella persona toscana che ama il Vero Brunello e che fa parte della commissione d’assaggio nell’anteprima del Brunello, mi sembra si chiami “Benvenuto Brunello”. Mi disse che in degustazione c’erano dei bei Brunelli ma anche che molti, e sono sempre i soliti, erano imbarazzanti per l’evidente presenza di uve che non sono il sangiovese grosso.

  16. Beniamino, tu che sei talmente rossonero che piu’ rossonero non si puo’ (anche se il vino migliore che fai e’ bianco), ma anche pugliese e percio’ compaesano, sei proprio sicuro che Luciano Lombardi di Monopoli (dove nel suo 1975 mi fregarono sulla spiaggia i pantaloni con il portafoglio e le chiavi di casa) non sia un interista leninista come Carlo Macchi? Franco mi prendera’ a roncolate, ma devo dire che Vignadelmar mi e’ pure simpatico e una ragione ci dovra’ pur essere. Forse perche’ le sue posizioni “anche scomode, sono sempre state pubbliche ed alla luce del sole” e di questo gli va dato atto anche se definisce talebano o torquemada l’amico Franco, pardon, “un certo” Franco Ziliani.

  17. Aha!
    bello quel tuo “(e come lo capisco bene…)”.
    Vuol dire che e’ tutto a posto. Gli manca tanto il Verdicchio. Non parlo di quello imbottigliato. C’e’ da capirlo, poverino, perche’ da giovane era abituato bene, piadina fatta al momento e verdicchio in caraffa sotto casa sua, sotto casa dai nonni, sotto casa dappertutto. Una goduria. Adesso puo’ farsi soltanto qualche piadina confezionata e qualche verdicchio imbottigliato. Che sono tutto un altro pianeta. Se fossi in te gli stenderei un tappeto rosso anche se ti desse del Saddam…..

  18. Tu poi che sei un profeta del signor Verdicchio, Franco! Nessuno al mondo ha mai parlato di questo grande vino come hai fatto tu. E ti ricordo che al primo MiWine io ero presente alla degustazione verticale dei vecchi verdicchio organizzata dai Sommelier dietro le quinte della mia presentazione dei Tokaji, con l’ungherese Lajos Gal che se ne ricorda ancora adesso, un mozzafiato di bianchi anche di vent’anni. Senti, Vignadelmar Luciano Lombardi, secondo me incrociate inutilmente le spade, magari da chissa’ quanto tempo ma senza una vera ragione. Il vostro posto non e’ dietro il convento delle carmelitane scalze all’alba, ma al tuo paese d’origine con le piadine fatte al momento ed il verdicchio in caraffa. Se ci riuscite, tanto di cappello. Chapeau bas!

  19. Caro Mario Crosta, caro Beniamino, cari tutti, non sono interista, sono calcisticamente anarchico ed anti milanista perchè antiberlusconiano fino al midollo.
    .
    Devo dire a Beniamino, che domani sarà da me in Osteria per una verticale di 5 annate del suo grande rosso “Pier delle Vigne”, che il solo paragonare Rivella a Berlusconi lo trovo urticante….dai, lo so che non era quello il senso ! 🙂
    .
    Però devo dire che io una differenza dagli altri la marco netta. Io contesto anche ferocemente le idee e mai le persone ( a parte casi limite ). E’ per questo che ho cercato di spiegare che me ne frego se Rivella abbia o meno cambiato idea, lo giudicherò da quello che ha detto farà, se lo farà, come lo farà. Preferisco ottenere un risultato concreto rispetto il poter dire che il mio interlocutore in precedenza avesse sbagliato ed adesso ha cambiato magari furbescamente idea. Trovo ciò esser più utile e maggiormente costruttivo.
    .
    Ciao

  20. Allora tutto passa da Beniamino. Buon segno. Senti, Vignadelmar, domani goditela che secondo me Franco t’invidia anche se non te lo dice, ma poi dovresti davvero pensare alla proposta che ti ho fatto. Ci si puo’ battere da leoni su posizioni diverse, ma non c’e’ nulla che puo’ superare un incontro al vertice nel posto piu’ adatto, che non e’ certo il blog. E tenetemi da parte un calice, non si sa mai.

  21. Caro Mario la centralità geografica del Gravina mi porta al centro di questo scambio. Il fatto che Luciano non la mandi a dire è probabilmente la ragion per cui va tanto daccordo con Franco. La verticale di Pier delle Vigne in sua assenza è ovviamente il mio modo di vendicarmi del “triplete” di Mou 😉
    Caro Luciano sull’orticaria provocata dal paragone ti comprendo ma tu a Berlusca, contrariamente che a Rivella non concederesti mai il beneficio del dubbio e l’attesa di verificare se corrisponda a verità e non gliel’avresti data neppure nel lontano ’94 o sbaglio? 🙂

  22. Qualcosa si muove contro il cavaliere: mi arriva una clamorosa lettera da un montalcinese doc che demolisce agronomicamente e managerialmente la figura di Rivella e il suo operato in terra di Brunello, definendone la possibile ascesa al vertice del consorzio “un cieco a capo di una scuola guida”. Opinioni sue, naturalmente. Ma forti. Tutto su http://blog.stefanotesi.it/?p=298.
    Ciao, Stefano.

  23. Posto anche qui il medesimo commento che ho postato nel blog di Tesi:

    “Io personalmene trovo moralmente discutibile la richiesta di anonimato di una persona che si appresta a criticarne aspramente un’altra, al contrario citata con nome e cognome.
    .
    @ Tesi, perchè lo scritto sarebbe da considerare non anonimo ??? Io in calce al testo non leggo né un Nome e tantomeno il Cognome, per me e per gli altri lettori è assolutamente anonimo.
    .
    Ciao”

    • questa volta “mi tocca” dare ragiona a Vignadelmar… Trovo l’interesse di quel documento condizionato dalla scelta del suo autore di ricorrere all’anonimato. Non c’é nulla di diffamatorio in quello che sostiene, perché non dirlo a viso aperto?

  24. Posso anche darti ragione, Franco, ma questa è la sua volontà. Accertata l’identità della persona e la mancanza di fini diffamatori, non spetta a me indagare. Il mio compito è di dare la notizia che qualcuno la pensa così e, probabilmente, non è il solo. Aggiungo che, in mancanza di espliciti “programmi” da parte dei candidati, un’interpretazione dei loro possibili orientamenti futuri basata sulla linearità dei loro comportamenti passati mi è parsa una chiave di lettura interessante.

  25. Pingback: A ray of hope in Montalcino (election results expected tomorrow) « Do Bianchi

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