E’ morto Alfredo Currado: un altro “grande vecchio del Barolo” ci lascia

Un’altra tristissima notizia dalla Langa. E’ scomparso a 78 anni, era nato nel 1932, Alfredo Currado, creatore con la moglie Luciana dell’azienda vinicola Vietti di Castiglione Falletto. Da tempo ammalato, Currado è morto in Francia.
Ricorderò domani, con più tempo a disposizione, questa straordinaria figura di pioniere della promozione del Barolo negli Stati Uniti, che iniziò la propria attività nel lontano 1957, quando sposò Luciana Vietti e “dal 1960, alla morte del suocero, continuò l’attività dell’azienda familiare indirizzando la produzione sempre più verso l’alta qualità e posizionando l’azienda tra le migliori delle Langhe, iniziando sin da allora ad esportare i propri prodotti sui mercati tedesco, svizzero e americano.
Come si legge sul sito Internet aziendale, “la storia degli ultimi 40 anni è stata segnata dalle scelte di Alfredo Currado, enologo dal 1952, e della moglie che si impegnano nel rafforzare l’immagine non solo dell’azienda familiare ma del territorio del Barolo.
Alfredo fu il primo a selezionare e vinificare uve provenienti da singoli vigneti, concetto a quel tempo radicale ma oggi applicato da quasi tutte le aziende che producono Barolo e Barbaresco. Nascono così nel 1961 i primi “crus” Vietti, il Barolo Rocche ed il Barbaresco Masseria.
Soprannominato “il padre dell’Arneis”, nel 1967 Currado è il primo a riscoprire questa varietà quasi scomparsa vinificandola in purezza”. Un’altra attività, davvero pioneristica, segna l’attività di Alfredo Currado e di sua moglie, quando appassionati d’arte, “complice l’amicizia con alcuni artisti, iniziano nel 1970 ad aggiornare le etichette dei loro vini. Raccontano che in una tra le lunghe sere d’inverno in Langa un gruppo di artisti, seduti insieme a loro intorno ad un tavolo, gli suggeriscono di “vestire l’arte del loro lavoro in cantina” con “un pezzo d’arte in etichetta”. Nasce così la serie di etichette d’autore, firmate da grandi artisti come Gianni Gallo, Eso Peluzzi, Pietro Cascella, Mino Maccari, Pier Paolo Pasolini, Claudio Bonichi, Valerio Miroglio, Pierflavio Gallina, Gioxe de Micheli e poi Janet Fish, Robert Cuttingham e Wayne Thiebaud, che hanno contraddistinto e impreziosito le grandi riserve, soprattutto il Barolo Villero, prodotte.
Ho avuto il piacere anni fa, di consultare l’intera documentazione relativa ai rapporti con gli artisti e alla nascita di questo innovativo modo di comunicare il vino e ho ricordi bellissimi di molteplici incontri avuti con Alfredo Currado e sua moglie nella loro bella casa-cantina nel cuore di Castiglione Falletto.
In questo momento di grandissimo dolore voglio esprimere a tutta la famiglia, e particolarmente alla moglie Luciana, al figlio Luca, alle sue sorelle Emanuela ed Elisabetta, al genero Mario Cordero, le mie più sentite condoglianze per la perdita di un grande uomo, di un produttore che ha illustrato la storia e la grandezza del Barolo e della Langa.

0 pensieri su “E’ morto Alfredo Currado: un altro “grande vecchio del Barolo” ci lascia

  1. Anch’io pur non conoscendolo personalmente purtroppo mi stringo al dolore e rispetto una grande icona popolare nel mondo delle langhe.

  2. Grazie franco
    ho appena letto la tua nota a mia madre , molto commossa, ti ringrazia.
    Ti ringrazio per averlo ricordato , essendo stato per molto tempo ” forzatamente lontano ” dal mondo del vino , non sempre tutti si ricordano la sua figura.
    ti lascio con uno dei piu belle note di affetto che ho ricevuto , dal amico Bebbe Bologna, che anche lui recentemente ha perso una persona importantissima per la sua vita
    Beppe : “condoglianze, Baccanali sempre più numerosi ed interessanti in paradiso”
    questo è il modo migliore per ricordare persone come loro che amavano la vita.
    grazie
    luca e famiglia

  3. Potevi anche aggiungere che nel 1976 fece il miglior Dolcetto che la storia delle Langhe possa ricordare, oggetto di una brevissima discussione col simpatico e allora giovane Ceretto nel 1980 alla cassa dell’enoteca del castello di Grinzane Cavour (e costava quasi 5.000 lire, cioe’ come mangiare giu’ alla trattoria della buonanima della mamma del prof. Cabutto, oggi demolita). Prima non conoscevo i suoi vini. Quel Dolcetto fu una folgorazione sulla via di Damasco. Sono cose piccole, forse, ma che si ricordano per tutta la vita. Sì, poi ho assaggiato tutto il resto, ma a fare un grande Dolcetto non sono capaci tutti. E ricordo che sul fondo della bottiglia c’era un deposito cristallino bianco, ben attaccato al vetro. C’e’ qualcuno che l’ha trovato in altri Dolcetto? Vorrei poter consolare i suoi famigliari con queste parole: vi auguro di vivere ogni istante della vostra vita come se vi fosse sempre accanto, come se poteste vederlo, sentirlo, parlarci. Vi guidi sempre.

  4. ho qui davanti a me, mentre scrivo, l’ultima bottiglia di Barolo Riserva Villero 1985, n.1485, ultima di 6 regalatemi da un amico ristoratore il giorno del 25° anniversario di matrimonio dei miei genitori, la berrò con te a giugno quando verrai qui per radici caro Franco.

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