IGT inutili e fai da te: Carlo Macchi, su WineSurf, critica e ironizza

Devo fare i complimenti all’amico (e collega IGP) Carlo Macchi, per una coppia di spettacolari articoli, che condivido in toto pubblicati sul suo sito Internet Wine Surf, dedicati alla nuova Igt Costa Toscana, e ai suoi contenuti, recentemente approvata.
Il primo, leggetelo qui, bolla l’assurdo disciplinare, che solo l’ennesimo politico poco informato, nella fattispecie l’Assessore al Turismo ed all’Agricoltura della Provincia di Livorno, può definire, come ha comicamente fatto, “molto rigido perché ispirato esclusivamente al valore della qualità territoriale e produttiva di questi territori”, visto che prevede rese per ettaro varianti tra i 120 ed i 140 quintali.
Un’ennesima Igt, di cui nessuno sentiva il bisogno, per cui sono previste un po’ tutte le tipologie di vini, “bianco anche nella tipologia frizzante, abboccato, dolce. Rosso anche nella tipologia abboccato e dolce. Rosato. Novello. Passito. Vendemmia tardiva”, uve di ogni tipo, quelle “provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale composizione di vitigni ammessi alla coltivazione in Toscana”, ovvero una quantità infinita.
E poi un disciplinare talmente “rigido” che praticamente consente di imbottigliare in tutta la Regione Toscana, naturalmente aggiungendo all’ampia gamma di uve previste fino al 15% di uve e mosti di altra provenienza.
Dice bene Macchi: “Non voglio commentare questa nuova IGT, rischierei di dire cose troppo pesanti: mi pongo soltanto una domanda: “Perché? A cosa serve?  A chi serve una IGT del genere?” A nessuno,  forse solo per dare a qualche politico che l’abbia appoggiata l’illusione di essere importante…
Sempre sul tema Indicazioni geografiche tipiche, ma in forma scherzosa, ancora Macchi, ancoa su Wine Surf, propone addirittura un’ipotesi, molto paradossale, di Igt fai da te, che potrebbero addirittura essere molto meno fantasiose ed incredibili di quanto si pensi.
Diverse, come potete leggere qui, le soluzioni proposte dal collega toscano, tra queste, una delle più spassose è la “Diagonalone Igt. Vino producibile in tutti i territori limitrofi alla direttrice Lisbona-San Pietroburgo, ha come attributo principale quello di inglobare le caratteristiche aromatiche di un piatto o di una bevanda degli stati attraversati.
Quindi il bianco, limpido come Wodka,  avrà fine aroma di paella con sentore di  baccalà e pastis. In bocca mostrerà corpo cioccolatoso con imponenti mantecazioni  di pizza margherita e wurstel. Lieve retrogusto di panna acida”. Ma come non trovare irresistibili l’idea della Igt Annibale, con “sesti d’impianto volutamente molto larghi permetteranno  la lavorazione del vigneto con animali, in particolare con quelli mai utilizzati in viticoltura come gli elefanti.
Del resto questa bestia può svolgere altre funzioni oltre al traino di macchinari e a quella , veramente imponente, della concimazione del terreno. Per esempio grazie alla proboscide può fungere da atomizzatore o da macchina aspiratrice per la raccolta dell’uva. Quindi una IGT che prevede grandi risparmi di manodopera” e quella definita Baciamo le mani Igt?
Una novella denominazione la cui “principale difficoltà sarà quella della lettura completa del disciplinare, diviso com’è tra pizzini di varia grandezza. Comunque si potranno produrre vini utilizzando esclusivamente mosti muti,  che all’occorrenza potranno essere rinforzati da iniezioni di cemento a presa rapida. Consigliato per serate e feste con amici e amici degli amici”.

0 pensieri su “IGT inutili e fai da te: Carlo Macchi, su WineSurf, critica e ironizza

  1. Complimenti a Carlo Macchi, al suo Wine Surf e alle brillanti e simpatiche nuove denominazioni.
    Se posso permettermi, vorrei suggerirgliene una ulteriore, a beneficio del nostro splendido Paese e della sua grande varietà di vitigni…!
    Potrebbe chiamarsi, per esempio, “Parcondicio Igt”. Dovrebbe consentire l’utilizzo di uve della Padania occidentale e orientale, uve del Centro, del Sud e anche delle Isole. Oltretutto, in rappresentanza dei vari “schieramenti ampelografici”, dovrebbero essere composta da uve rosse (Rossese, Rossola…), bianche (Bianco d’Alessano, Biancolella, Bianchetta…) e nere (Nerello, Nero Buono, Nero d’Avola…).
    L’importante, è che almeno questo …non sia prodotto ad Arcore…! 🙂

  2. Per Paolo Boldrini il nostro Carlo Macchi proporra’ anche l’IGT Tripletta, da uve della Pinetina di Appiano Gentile, parte nere e parte azzurre, da bere in coppe dalle grandi orecchie…

  3. E’ un’ennesima testimonianza del fatto che troppo spesso in Italia vengono affidati gli incarichi a persone totalmente estranee al settore nel quale devono operare…A questo punto proporrei allo stesso assesore di istituire la “Pangea IGT” con un disciplinare rigidissimo che preveda che le uve utilizzate provengano esclusivamente da tutte le terre emerse del globo terrestre,senza la possibilità di aggiungere uve provenienti da altri pianeti del sistema solare…A proposito di altri pianeti,è da tanto che non si sente più Briscola…Sig.Ziliani,perfavore,invochi un suo intervento! 🙂

  4. @Carlo Macchi:
    a proposito della nuova denominazione citata su Wine Surf, “Escort Igp”, forse è fin troppo facile prevedere l’utilizzo di un monovitigno, possibilmente da viti molto giovani.
    Il monovitigno, qual è? Facile e ovvio, la Passerina… 🙂

  5. Va bene non prendersi troppo sul serio, ma non dimentichiamo che queste decisioni sono prese sempre per favorire interessi economici che poco hanno a che vedere con i territori. Inevitabilmete ne fanno le spese i piccoli viticoltori e le piccole cantine che non hanno i mezzi economici(e la volontà) di poter ripiantare un vigneto ogni 5-10 anni perchè le mode sono cambiate. questi disciplinari “rigidissimi” sono pensati proprio per poter essere sempre al “passo con i tempi”, per poter fare tutto senza “legarsi le mani” (cit). Emblematica al momento è la vicenda del Cirò dove si potra aggiungere al Gaglioppo un 20% di tutte le varietà autorizzate in Calabria, aglianico, barbera, cabernet franc e sauvignon, sangiovese, merlot, nero d’avola queste alcune varietà attuali, ma la lista è sempre aperta e sono pronti per essere inseriti Montepulciano, Syrah e nel futuro prossimo sicuramente la Passerina che non passa mai di moda 😉

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