La Galleria: un approdo sicuro nel mare del Chianti

“Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani.
Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani”.

La potremmo definire una recensione a chilometri zero. Dal mio punto di vista sicuramente lo è perché il ristorante di Michele Targi  si trova a meno di 300 metri da casa mia.
Già sento montare la protesta “Sta facendo un favore all’amico, anche il Macchi scrive “pro domo sua”,etc.
In realtà sto scrivendo pro domo vostra perché un bel pranzo alla Galleria non è cosa di tutti i giorni.
Dopo aver girato un  po’ il mondo circa 15 anni fa Michele decise di tornare a casa ed aprire questo ristorante, basato sia su cucina di terra sia (soprattutto) di mare.
Tiriamo subito fuori il rospo: La Galleria si trova in una specie di piccola galleria commerciale, non certo il massimo dal punto di vista della location. Detto questo tutta la strada è in discesa perché la cucina di Michele, molto concreta e con porzioni più da trattoria che da ristorante, ti fa dimenticare di tutto il resto.
Sugli antipasti vi segnalo il crudo di mare o l’insalata tiepida di polpo, per poi passare  a delle bavette seppioline, calamari, gamberi e salvia, da lui chiamate “alla Mirko” in onore del figlio che è solito spazzolarne due porzioni.
Da non sottovalutare anche  il risotto al nero di seppia. Tutto cucinato seguendo le due “regole della casa”. Usare esclusivamente pesce fresco e  cercare assemblaggi aromatici e gastronomici di grande ricchezza.
Per comprendere appieno la prima regola potreste orientarvi su una bella orata al sale o su delle mazzancolle al vapore, oppure sulla classica frittura, mentre per “impratichirsi” della seconda, niente di meglio che  tornare ai primi con delle bavette allo scoglio.
Come dicevo una cucina concreta, che diventa ancora più materica se passiamo alla terra con i classici piatti della tradizione toscana, tipo pappardelle al ragù. Noi però le stesse pappardelle ve le consigliamo con molluschi e broccoli…

A rendere ancora più piacevole la visita alla Galleria contribuirà molto il servizio e la corretta apparecchiatura, per non parlare della carta dei vini. Ampia, con bottiglie che spaziano in ogni dove italico, avventurandosi anche con giuste scelte tra champagne e vini d’oltralpe.
Uno dei punti forti di questa carta sono indubbiamente i ricarichi, attorno al 70-80%% ma con diverse “punte” ancora più verso il basso.
Inoltre da almeno 3 anni Michele tiene una bella scelta di grandi etichette a bicchiere, con tanto di macchina per mantenerne al meglio le caratteristiche. Insomma, un locale che, grazie anche alle cifre non certo da capogiro che spenderete vale la visita..
Scoprirete così un luogo sicuro, tra le tante abborracciate proposte che sia il chianti, sia la zona di San Gimignano mettono in vetrina.
Carlo Macchi

Ristorante La Galleria
Galleria Cavalieri di Vittorio Veneto 20
53036 Poggibonsi (SI)
tel.0577 982356
aperto giorno e sera
chiusura settimanale:  la domenica
ferie: una settimana attorno a Pasqua e almeno 25 giorni in Agosto
prezzo medio: 45€ vini esclusi
ricarico medio vini: 75%

Questo articolo è pubblicato contemporaneamente su:
www.winesurf.it
www.lucianopignataro.it
www.vinoalvino.org

0 pensieri su “La Galleria: un approdo sicuro nel mare del Chianti

  1. Pingback: La Galleria: un approdo sicuro nel mare del Chianti | Trentinoweb

  2. Buonbasera.
    Finalmente il giusto apprezzamento per un grande. Anche se devo ammettere che qualche anno fa la carta dei vini era sì più ricca ma ben più esosa…

  3. Lettera aperta del 21 maggio 2010

    “Cava, the Prosecco of Spain”

    Lo ammettiamo non pensavamo che la prima avvisaglia di un processo inesorabile, destinato riguardare il “fenomeno” Prosecco, si sarebbe manifestata così presto ma ne prendiamo atto. Nel New York Times del 10 Maggio si può leggere un articolo che si intitola “Cava, the Prosecco of Spain” Al di là del contenuto specifico dell’articolo il dato sensibile è l’accostamento così diretto tra il famoso spumante italiano e quello spagnolo. Ci spieghiamo meglio. Il Prosecco sta vivendo un momento di grande successo di consumi, mercato, moda, critica di settore sia in Italia che oltre confine. Il mercato americano, fino a oggi solida roccaforte del consumo di Champagne, si sta convertendo sempre di più alle fresche, piacevoli, delicate e semplici bollicine italiane. In virtù di tale consenso sempre più produttori inseriscono il Prosecco nella loro proposta vini, anche quelli che non si trovano propriamente nella classica zona di produzione. Anche in virtù di queste esigenze, oltre che a quelle di salvaguardia della denominazione, è stata recentemente variata la normativa che oggi permette di produrre e piantare Prosecco Doc nelle province orientali del Veneto e in tutto il Friuli Venezia Giulia. Conseguenza è che la maggioranza dei reimpianti che riguardano tali zone si stanno concentrando su questo vitigno, con l’ulteriore conseguenza che tra qualche anno ce ne sarà molto di più sul mercato di quanto sia disponibile ora. Gli addetti ai lavori non sembrano preoccuparsene, convinti come sono che la richiesta e il consumo di Prosecco continuerà ad aumentare e moltiplicarsi nel prossimo futuro e interesserà sempre nuovi mercati. Basano questo ragionamento sulla convinzione che il successo attuale dipenda dalle sue caratteristiche sensoriali, difficilmente replicabili da altri vini. E purtroppo è qui che casca l’asino. La realtà dell’improvvisa impennata del fenomeno Prosecco è inquadrabile nel più generale successo dei vini spumanti (quelli leggeri in particolare) sempre più in voga perché adatti al modo attuale di consumare il vino (fuori casa, come aperitivo e da parte di un pubblico che, non consumandolo abitualmente, cerca gradazioni alcoliche contenute). Chi frequenta gli Stati Uniti sa benissimo che il crescente consumo di questo vino è dovuto solo in pochi casi ad una richiesta specifica; molto più decisivo si è rivelato il prezzo alla vendita molto più concorrenziale rispetto allo Champagne, divenuto troppo caro con il progressivo indebolimento del dollaro sull’euro. Tutto ciò fa supporre che se in un’altra zona enologica del mondo (Cava?) saranno in grado di produrre un buon spumante a prezzi concorrenziali rispetto a quello del Prosecco tutto l’ingranaggio che è stato messo in movimento potrebbe subire un pericoloso punto di arresto, con danni economici rilevanti. Siamo altrettanto sicuri che, per il momento, nessuno si curerà di questo possibile scenario; tutti sono troppo impegnati a godersi il successo di oggi e nessuno (o quasi) pensa al domani quando i nuovi vigneti entreranno in produzione. No non siamo né uccellacci del malaugurio, né ci atteggiamo a cassandre ma se c’è una regola che, riguardo al vino, non potrà mai essere smentita è quella della “lentezza” , e neanche la modernità è mai riuscita a corroderla. Anzi l’affaire Prosecco diventerà, suo malgrado, una metafora vinosa del fallimento del mito del “progresso continuo”, che si dimostrerà, ancora una volta, “pensiero debole”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *