Montalcino: forse non tutti i giochi sono ancora fatti!

Una grande verticale, sperando che il buon senso prevalga

Ho lasciato volutamente calare un po’ di silenzio intorno alle vicende, di cui ho lungamente scritto, dell’elezione del nuovo Consiglio di amministrazione del “rinnovato” (si fa per dire) Consorzio del Brunello di Montalcino, e della prossima scadenza della votazione, da parte di questo Consiglio, del nuovo Presidente del Consorzio.
Elezione che avrà luogo giovedì 3 giugno, giorno in cui per ritemprarmi me ne scenderò una settimana in Puglia, per partecipare dal 6 all’8 all’edizione 2010 di Radici, Festival dei vitigni autoctoni e visitare in precedenza Lucera, Orsara (anche per andare a trovare uno dei più grandi ristoratori pugliesi, Peppe Zullo) e ritrovare, e abbracciare forte, vecchi e nuovi amici. Mi sa che con tutto il parlare di Ezio Rivella si, Ezio Rivella no, discorso cui ho contribuito anch’io, si stia già dando per scontato che Rivella abbia una grossa preferenza all’interno degli eletti, quando invece, se i neo eletti consiglieri ci pensano bene e si mettono una mano sulla coscienza, ci sarebbe anche numericamente un’alternativa a questo punto molto interessante.
Secondo me, e a questo punto è opportuno fare i nomi, l’alternativa porta i volti di Giancarlo Pacenti, alias azienda agricola Siro Pacenti e Fabrizio Bindocci, direttore della Tenuta Il Poggione.
Numericamente questa alternativa all’ipotesi Rivella presidente (oppure all’altra netta favorita, Donatella Cinelli Colombini) sarebbe fattibile (a meno che qualcuno non abbia, consentitemi l’espressione paradossale già faustianamente “venduto l’anima” ) ovvero unendo i consiglieri di Coldiretti (Palazzesi e Cortonesi Marco) con i consiglieri di Cia (Cortonesi Andrea, Pacenti Giancarlo, Ripaccioli Francesco e Lambardi Maurizio) si arriva a sei.
A questo punto  per la maggioranza ne servono due che, guardando bene, sono sì Unione Agricoltori  (Bindocci e Lisini), ma credo non condividano l’opzione Rivella e tantomeno lo storico potere, emerso anche nelle vicende relative all’elezione del “nuovo” Consiglio, della più grossa e potente azienda di Montalcino. Che è naturalmente presente nel Consiglio con propri uomini.
Non so proprio come andranno le cose, e quali margini di manovra esistano per arrivare ad una soluzione di buon senso che tale appaia agli occhi del mondo.
Di quel mondo,  fatto di appassionati, consumatori, ristoratori, enotecari, importatori, distributori, giornalisti (una comunità composta e pulsante che ha un peso che non può essere trascurato) che guarda a Montalcino e non capirebbe – non lo sta già capendo ora – che il “rinnovamento” possa ragionevolmente passare attraverso la scelta simbolica di eleggere come presidente di un Consorzio che deve essere rinnovato sin dalle fondamenta, che punti sull’equazione Sangiovese=Brunello di Montalcino, un rappresentante del “vecchio” (e non lo dico per ragioni anagrafiche: il cavalier Rivella è più giovane di tanti quarantenni) come è, oggettivamente, Ezio Rivella.
A proposito del quale si è letta recentemente, sul blog dell’amico e collega Stefano Tesi, una riflessione (purtroppo anonima) di un “montalcinese Doc”, che merita di essere comunque presa in considerazione.
Sperando – la speranza è l’ultima a morire, spes ultima dea – che le cose possano prendere una piega giusta e che il seme del dubbio si faccia strada nella mente dei 15 consiglieri che avranno la responsabilità pesantissima di scegliere il Presidente, nonché i tre vicepresidenti che resteranno in carica per tre anni, inducendoli ad usare la propria testa, domani, ultimo giorno di maggio, domani ritornerò a ragionare di Brunello nel modo che sicuramente è il più giusto.
Lo farò rendendo omaggio, in sette diverse sue espressioni legate a diverse annate, ad un Brunello che sicuramente è fedele al nome che porta, e illustra in maniera ottima le caratteristiche che deve avere un vino prodotto con uve Sangiovese di Montalcino in quel di Montalcino.
Parlo del Brunello della Tenuta Il Poggione proprietà della famiglia Franceschi, una cui verticale di sette annate:
Brunello di Montalcino Riserva 2004
Brunello di Montalcino Riserva 2003
Brunello di Montalcino Riserva 1999
Brunello di Montalcino Riserva 1985
Brunello di Montalcino 1982
Brunello di Montalcino 1979
Brunello di Montalcino 1973

avrò il privilegio di co-condurre in quel di Mogliano Veneto, insieme ad un servitore e artefice di questi vini, l’amico Fabrizio Bindocci, in occasione dell’edizione 2010 del Wine Day organizzato dalla famiglia Balan nell’elegante veste di Villa Braida.
Prevista alle 18, sarà l’ultima di una serie di cinque grandi degustazioni verticali, e coronerà una giornata che nell’arco dalle 10 alle 19.30 prevede qualcosa come 80 produttori, 250 vini tra italiani ed esteri e 20 distillati in libera degustazione, e che sarà sicuramente una grande festa del vino di qualità, celebrata in una terra che la qualità conosce e apprezza.
Sarà un grande onore condurre, insieme ad una persona che conosco e apprezzo da molti anni, che so profondamente legata alla propria terra, e che se eletto Presidente farebbe l’interesse di tutte le aziende di Montalcino, con spirito di servizio verso il Brunello, con un giusto, saldo legame alla tradizione, ma anche la capacità di guardare avanti, una verticale così importante, una degustazione che dimostrerà una cosa semplice e chiara a tutti. Anche a chi fa lo gnorri e fa finta di non capire.

Un’evidenza fulminante: ovvero che quando profuma di Sangiovese, di Toscana e di Montalcino, il Brunello, nelle grandi annate e da uve provenienti dai migliori terroir, non teme confronti, è unico al mondo, magico ed inimitabile.
E per farsi apprezzare e risplendere, come il gioiello che è, non deve affatto, come dice qualcuno, “interpretare le dinamiche attuali dei mercati e le tendenze enologiche più moderne”, ma semplicemente essere se stesso, fedele alla propria identità e storia.

0 pensieri su “Montalcino: forse non tutti i giochi sono ancora fatti!

  1. al di la del merito della questione, a voi non fa un po’ tristezza che ci siano i candidati della Coldiretti, della Confagricoltura, e dell’Unione Agricoltori, ecc?
    A me si, tanta.

    • ha ragione Paglia. Secondo me si dovrebbero candidare i signori e le signore Bianchi, Rossi, Verdi, Brambilla, Esposito, ecc. In quanto singole persone, singoli produttori, non come rappresentanti di organizzazioni di categoria. Ma chi sono poi a decidere? I produttori o le potenti, intoccabili, organizzazioni sindacali?

  2. c’e’ una tendenza a politicizzare tutto il possibile e ragionare solo in termini di poltrone, poltroncine e sedie, anche nei consorzi piu’ piccoli. Tutto diventa un centro di potere, con “p” che piu’ minuscola non si puo’, con il risultato che si dimentica velocemente cosa si sta a fare in un consiglio, quali sono le esigenze della denominazione, ecc.
    Meglio forse sarebbe destituire di ogni potere e di ogni vernice istituzionale i consorzi e farli diventare dei clubs di produttori che si incontrano e stanno insieme con il solo intento di discutere, elaborare, migliorare. Si creerebbe subito una selezione naturale che porterebbe alla scomparsa proprio di quegli individui che non rimpiangeremmo mai.

  3. ha ragione Paglia. Secondo me si dovrebbero candidare i signori e le signore Bianchi, Rossi, Verdi, Brambilla, Esposito, ecc. In quanto singole persone, singoli produttori, non come rappresentanti di organizzazioni di categoria. Ma chi sono poi a decidere? I produttori o le potenti, intoccabili, organizzazioni sindacali?

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  5. Caro GianPaolo, purtroppo questo è un paese di ex-pezzenti sempre pronti ad esibire in pubblico un titolo qualsiasi.
    Ti appoggio l’idea del club, molto inglese, esempio di un paese molto più civile (nel senso latino del termine) del nostro, come tu ben sai.

  6. camere di commercio e sindacati di categoria sono da sempre in conflitto col sistema dei Consorzi di Tutela: difendono il loro potere. da sempre mettono loro uomini all’interno, per controllare meglio la situazione…
    Basti pensare che a Barolo il Consorzio non aveva accesso ai dati delle fascette, gestite da cciaa !
    e queste beghe politiche hanno di fatto bloccato il sistema-vino in Italia per decenni…
    vogliamo parlare della battaglia tra i Consorzi e le associazioni sul tema non del “come” ma di “chi” dovesse fare i controlli? 10 anni di scontri…

  7. Quoto Gianpaolo@, alla grande e aggiungo che sarebbe anche un bel recupero di credibilità per le associazioni.
    Si sente ovunque un gran bisogno di trasparenza, di repulisti; siamo un paese (Italia) avvelenato da giochi politici e di convenienze varie che passano sulla testa dei cittadini e degli stakeholders: un grande luogo come quello in cui nasce Re Brunello merita la prevalenza della reputazione (e mi oppongo all’uso del congiuntivo!)

  8. Apprezzo i vini del Poggione, ma è l’unica azienda da me visitata dove alla mia richiesta di assaggiare qualcosa, la persona presente mi rispose:” I nostri vini sono ben conosciuti, non abbiamo bisogno di farli assaggiare in cantina”. ?!?!

  9. …sarebbe interessante sapere se qualcuno chiedesse ai propri rappresentanti eletti in consiglio,a fine anno,quando ci sarà da approvare in assemblea il ”loro bilancio”(fatto e approvato in CDA)..DI ASTENERSI dal ”rivotarlo” in assemblea,essendo loro in un certo senso i presentatori (sarebbe ”opportuno farlo anche per riguardo a chi in consiglio non c’è)..e vediamo quanti di loro lo fanno….normalmente o x meglio dire spesso nessuno dei consiglieri ..lo fa.. o ”se ne dimentica”…

  10. Se non erro, fui la prima su questo blog a parlare di Giancarlo Pacenti: vinca o no, per me sarebbe perfetto. Vogliamo una svolta? Una credibilità? Nomi e volti nuovi: Non conosco Bindocci, ma solo i suoi vini: probabilmente va bene anche lui. In vino veritas.
    Coraggio, toscanacci, fuori la grinta. E altro.

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