Lo premetto subito: nessuna mancanza di rispetto per la persona, che quantomeno per la sua coerenza, per il suo lungo percorso professionale, per la chiarezza con la quale ha sempre manifestato, senza mai nascondersi dietro ad un dito, il proprio pensiero, merita, non come un “nemico”, ché non lo è, ma come avversario, o come persona che rappresenta idee e posizioni che non condivido assolutamente, l’onore delle armi.
I titoli per loro natura sono spesso tranchant, un po’ “urlati” e quindi per aprire questo post sulla lunga e complessa vicenda della nomina del nuovo Consiglio di amministrazione, e del nuovo Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, non potevo non utilizzare questo titolo che nella sua sinteticità credo dica molto.
Una voluta parafrasi del motto “il nuovo che avanza” per indicare che a mio modesto parere nella terra del Brunello, con alcune candidature che sembrano delinearsi, si dà l’impressione di non volere assolutamente cambiare pagina, e di voler riproporre, in maniera diversa, vecchie idee, vecchie “soluzioni”. Che non sono quelle a mio avviso più adatte per consentire al Brunello e a Montalcino di risollevarsi dalla situazione difficile venutasi a creare dal marzo 2008.
Ho già criticato in un precedente post – leggete qui – la candidatura di Jacopo Biondi Santi, figura secondo me assolutamente non all’altezza della situazione e dell’impegno richiesto.
E non posso ora che dichiarare la mia contrarietà, pur con tutto il rispetto per la persona, verso una candidatura ancora più clamorosa che si delinea: quella del cavaliere del lavoro Ezio Rivella, che mi ha confermato la sua intenzione di candidarsi con un programma sintetizzato in queste parole “Programma: riportare Montalcino al vertice con la partecipazione di tutti”.
Non è un problema di età, perché il cavalier Rivella, (ah rieccolo! verrebbe voglia di dire riprendendo il motto che Montanelli utilizzava riferendosi ad Amintore Fanfani) anche se non è più un giovanotto ha energie da vendere, ma di quello che l’ex di tante cose, amministratore delegato della Banfi, presidente dell’Unione Italiana Vini, presidente del Comitato tutela vini a denominazione d’origine, associazione degli enologi, ecc, ecc, oggettivamente rappresenta nella storia degli ultimi trent’anni del Brunello.
Di fronte ad un documento come “Proposte per il Consorzio del Brunello”, da me pubblicato martedì, che parla di Montalcino come “luogo unico e irrepetibile”, del Sangiovese come “il migliore interprete” di questo territorio, di Brunello che “deve rimanere prodotto dalle sole uve di Sangiovese di Montalcino”, mi chiedo come sia possibile pensare ad un ruolo di responsabilità affidato ad un uomo che con tenacia e coerenza da anni propone di modificare il disciplinare del Brunello e di autorizzare anche l’utilizzo di altre uve.
Mi chiedo come si possa pensare ad una presidenza Rivella, perché il cavaliere se scende in campo è per fare il presidente, non semplicemente per essere un consigliere del Consorzio, quando Rivella ha più volte affermato, anche nel corso del dibattito sul Brunello del 3 ottobre 2008 la cui registrazione potete rivedervi qui, che a Montalcino é praticamente impossibile produrre grandi vini con il solo Sangiovese.
Va bene che uno dei temi forti di discussione è la proposta, ormai chiara a tutti, e già prevista anche al secondo punto delle “Proposte per il Consorzio”, di “valutare la riorganizzazione del Rosso di Montalcino e del Sant’Antimo che parta da un’attenta analisi della stato dei fatti e sia capace di enfatizzare il connubio territorio-vino per attuare una seria politica di rilancio”.
Il che tradotto dal sindal-politichese enoico di questo documento significa far confluire Rosso di Montalcino e Sant’Antimo in una nuova Doc, Montalcino, a doppio binario, che accolga sia i vini più giovani prodotti con sole uve Sangiovese sia vini dove il Sangiovese si accompagni ad altre uve toscane e soprattutto bordolesi.
Ma questa ipotesi di lavoro, tutta da discutere e da valutare, penso possa trovare altri interpreti la cui storia testimonia un fortissimo attaccamento al Sangiovese come uva simbolo e patrimonio prezioso e insostituibile di Montalcino, e non prevedere che a portarla avanti sia un uomo, dal passato importante, che il Sangiovese non ha mai dimostrato di amare particolarmente e che talvolta ha dato l’impressione di “sopportarlo”.
Ma chi saranno i “grandi sponsor” ed i sostenitori della candidatura forte Rivella? Interrogato a proposito l’interrogato non risponde, ma anche dalla Castello Banfi, l’azienda che proprio il cavaliere ha creato, fatto crescere sino a farla diventare l’azienda più grande per dimensioni di Montalcino ed il più importante, quantitativamente parlando, produttore di Brunello, tacciano.
Da me interpellato uno dei massimi dirigenti dell’azienda mi ha testualmente risposto: “Noi non proponiamo nulla: ”sosterremo programmi ed uomini che sappiano rifondare il Consorzio nell’ottica di valorizzare il territorio. Scegliere programmi e uomini spetta esclusivamente all’assemblea dei soci. Mi auguro che i soci sappiano fare le scelte giuste”.

E’ proprio quello che non possono che augurarsi tutte le persone di buona volontà e dotate di una memoria storica, di una coscienza, di senso di responsabilità, della capacità di valutare i percorsi, le qualità, le proposte, l’attaccamento a Montalcino, il legame con questo borgo dei vari candidati.
Se questo ragionamento verrà fatto, credo che l’ipotesi Rivella resterà solo un’ipotesi e niente più.
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p.s. si parla di un’altra candidatura, quella di Vincenzo Abbruzzese di Valdicava. No comment…
Il volto sarà pure rivisto ma almeno c’è la coerenza! ( una dote che a Montalcino non esiste più da tempo secondo me ) Si continua a girare la frittata ormai da anni senza vedere soluzioni di sorta . Per quando discutibile possa essere la linea di pensiero secondo me è tempo di una presidenza forte (qualunque essa sia ). Stiamo a vedere che succede….
P.S: stranamente non vedo ancora tanti indignati …. aspetteranno le elezioni per attaccare.