Prime impressioni di degustazione su Barbaresco 2007 e Barolo 2006 da Alba

Anche se i tempi sono molto ristretti penso sia doveroso provare a tracciare un primo super sommario bilancio della settimana trascorsa nella magnifica, inimitabile terra di Langa e soprattutto dei quattro giorni di assaggi della prima edizione di Nebbiolo Prima, la manifestazione che con un semplice cambio di nome (e di gestione organizzativa) ha proseguito la lunga tradizione di Alba Wines Exhibition, la vetrina delle nuove annate dei più importanti vini base Nebbiolo prodotti in terra albese: Roero, Barbaresco e Barolo.
Qualcosa come 324 vini, una vera e propria full immersion nella nebbiolosa consistenza fatta di tannini, acidità, terrosità e tante tantissime sfumature aromatiche.
Di annata 2007 i Roero ed i Barbaresco degustati, di annata 2006 i Barolo.
La prima impressione è che si tratti di annate profondamente diverse (con più tempo a disposizione spiegherò anche perché) con una decisa preferenza, da parte mia, per il tanto discusso, ma alla fine grande (non grandissimo, grande) millesimo 2006.
Mi riservo di tornare con più calma sui Roero, che danno un segno sempre più chiaro di voler trovare una loro precisa dimensione ed identità.
Devo dire che i Barbaresco 2007 salvo eccezioni, nella loro maggioranza non mi hanno proprio entusiasmato. L’impressione è quella di un’annata con tanta materia, tanta frutta, grande opulenza, molto aperta, ricca, succosa, piena di materia, cui manchi qualcosa per essere completa e grande.
Parlo in termini di profondità, di complessità, di dinamismo e “vibrazione”, di tutti quegli elementi, insomma, che concorrono a dare pluridimensionalità, varietà di sfumature, tensione, ricchezza e fascino ad un vino.
Molti Barbaresco 2007 mi sono parsi molto avanti nella maturazione e nella loro evoluzione, con “nasi” molto diretti, immediati, pronti, con una componente fruttata protagonista,e altrettanti, paradossalmente, mi sono apparsi crudi, verdi, oppressi da tannini duri (e non si tratta di un problema dovuto alla gioventù dei vini), con profili affilati, eccessi verdi e vegetali, come se la maturazione non fosse armonica e compiuta.
Intendiamoci, buone cose per fortuna non sono mancate, ma se penso all’entusiasmo, allo “innamoramento”, intendiamoci, enoico, scatenato in me dai Barbaresco 2006 lo scorso anno, innamoramento che continua tuttora e si rafforza, allora devo dire che siamo decisamente lontani da quel magico feeling. Datemi comunque il tempo di riordinare gli appunti e di spiegarmi meglio che potrò essere più chiaro.
Musica totalmente diversa, invece, con i Barolo 2006, con disparità di prestazioni da comune a comune, ma con una quantità di vini davvero di alto livello, gratificanti per ricchezza, complessità, qualità dei tannini, bilanciamento tra tutte le parti, capacità di essere già godibili ora o di mostrare la loro grandezza futura in prospettiva, da lasciare assolutamente stupefatti.
Tra i villaggi del Barolo continua il netto predominio di Serralunga d’Alba con davvero tanti grandi vini, di aziende note e meno note, seguita a ruota di un’incollatura da un Monforte d’Alba che questa volta ha offerto una prestazione pienamente soddisfacente.
Molto bene, con la consueta eleganza, un’armonia che affascina, la vellutata carezza dei tannini, la finezza aromatica ben nota, Castiglione Falletto e bene Verduno.
Altalenante, ma con alcuni acuti assoluti, ad esempio i vini di Bartolo (Maria Teresa) Mascarello e Beppe Rinaldi, Barolo, buono ma non eccezionale il livello di Novello.
La grande delusione, assolutamente sconcertante, viene dai vini di La Morra, che salvo poche eccezioni (ad esempio il Rocche dell’Annunziata ed il Torriglione di Mario Gagliasso) ha dato l’idea di un rapporto molto difficile con l’annata, quasi l’impossibilità di inquadrarne le caratteristiche.
Sembra la storia di un grande equivoco quello tra La Morra e questo millesimo molto particolare e difficile, quasi un’incompatibilità per molti. Tannini verdi e secchi, vini privi di finezza, estrazioni esagerate, eccessi di legno, sbilanciamenti, carenza di polpa, piacevolezza in alcuni casi zero o sotto zero, nasi aggressivi con note geraniose e pungenti solo alcune delle caratteristiche riscontrate e non solo da me (sul tema mi sono confrontato con parecchi colleghi) su troppi vini.
Questi, perdonatemi l’estrema sintesi, solo alcuni flash, su una settimana di quelle da incorniciare, da ricordare, da portare dentro, ricolma com’è stata di emozioni.
Se sono arrivato in Langa già innamorato perso del Barbaresco e del Barolo, come potrei definirmi ora se non follemente, perdutamente fallen in love?

0 pensieri su “Prime impressioni di degustazione su Barbaresco 2007 e Barolo 2006 da Alba

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  2. Buon giorno Franco

    volevo scriverti ieri a proposito del brunello ma ho rinunciato(perche’ continui a inc……i?)

    Molto piu’ interessante sapere del barbaresco di T. Rivella

    l’hai assaggiato?

    SALUTI

  3. hai provato il Bussia di Fenocchio o il Gabutti e il Margheria di Boasso? se si ti hanno impressionato favorevolmente o no?

  4. Beh, d’altra parte se si ascoltano gli anziani, Serralunga, Monforte e parte di Barolo sono sempre stati considerati i migliori nebbioli da sempre. Nel mercato delle uve dell’epoca quando si dovevano comprare delle pertite di prodotto, alla domanda “i tuoi nebbioli arrivano da dove?” e la risposta “Serralunga” il compratore era gia’ appagato. Mentre se la risposta era “La morra” iniziava l’interrogatorio “ma da quale parte? quale esposizione? etc…

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