Quale presidente per il nuovo Consorzio del Brunello?Ultime riflessioni prima del voto

Ho preso ovviamente atto, come credo abbiano fatto tutti nella terra del Brunello, pur senza darle troppa importanza, all’uscita dove un produttore piemontese proprietario anche di un’azienda a Montalcino ha pubblicamente espresso l’auspicio “che dal futuro Consiglio di Amministrazione del Consorzio non venga esclusa Donatella Cinelli Colombini”.
Una volta tanto sono d’accordo con lui, visto che il 24 febbraio avevo inserito in questo post il nome dell’attuale assessore al turismo del Comune di Siena tra quelli delle persone, cinque donne e undici uomini, che personalmente avrei visto bene far parte del nuovo Consiglio. Concordo, una volta tanto, con Gaja sul fatto che occorre “fare sì che nel nuovo Consiglio di Amministrazione entrino i soggetti più preparati, più capaci, qualificati, dotati di personalità e di schiena diretta che sono tra i candidati”, ma non penso affatto che il “toto-Presidente scatenato nell’ultimo mese” sia “un falso obiettivo”.
Un Consiglio forte, coeso, ricco di personalità rappresentative, stimate, influenti, al di sopra di ogni sospetto, che sappiano delineare idee forza, progetti vincenti, strategie a lungo termine e capire che il Brunello è una cosa importante, un simbolo dell’Italia del vino, è l’elemento basilare, perché nei Consorzi validi si procede e si ottengono risultati solo se c’é una squadra forte.
Resta però il fatto che, quantomeno a livello simbolico, e non solo, la scelta di un Presidente che sia il “portavoce”, il terminale, il “volto” pubblico di quella squadra, continua ad essere ancora più importante, sebbene sia chiaro a tutti che il presidente sarà solo un primus inter pares e non un demiurgo o un dittatore, ma semplicemente il regista di un’azione decisa di comune accordo dal Consiglio che sarà espressione della volontà degli associati.
Ragion per cui, piaccia o meno a Monsù Gaja, resto dell’idea che sia legittimo che il sottoscritto, come qualsiasi altro giornalista che abbia seguito e commentato passo passo gli ultimi due anni della Brunello’s story, abbia il diritto di esprimere preferenze che sono solo auspici e non hanno assolutamente la pretesa, come forse ha fatto Gaja con il suo pronunciamento, di indicare ai produttori ilcinesi per chi votare.
Ho già tracciato, qui, un identikit
del candidato ideale, e ora riferendomi al presidente voglio solo aggiungere che spero possa essere una persona, mai sfiorata, né personalmente, né con la sua azienda, nemmeno lontanamente dallo scandalo di Brunellopoli, che abbia dimostrato con la propria storia di aver posto il Brunello di Montalcino ed il Sangiovese al centro del proprio operare.

Una persona nativa di Montalcino, cresciuta a Montalcino, che a Montalcino ha compiuto tutte le tappe del proprio percorso umano e professionale, ma che conosca il mondo, abbia occhi ed orecchie aperte e sia consapevole di quanto il Brunello sia un patrimonio mondiale, e che non ragioni con logiche municipali o, peggio ancora, da strapaese.
Una persona riconosciuta da tutti come un protagonista, in positivo, della vicenda del Brunello, che abbia esperienza e professionalità, che sia umanamente stimato e considerato da tutti come una persona degna di rappresentare il Brunello e Montalcino nel mondo.
A questo proposito penso non possa assolutamente valere alcuna conventio ad excludendum nei confronti di persone che non siano direttamente proprietari di aziende, ma che da una vita, con ruoli diversi, di coordinatori o direttori di un’azienda, di una determinata azienda si occupano e con risultati ottimi.
Il nuovo presidente che ho in mente – sono due le persone cui particolarmente penso, scelte in quella lista di quindici persone espressa oltre due mesi fa – dovrà essere un ilcinese di mezza età, coadiuvato da giovani e da persone con qualche capello bianco in più, dal volto pulito, dalle idee chiare, capace di parlare anche a muso duro e se necessario rendersi antipatico per la dichiarata volontà di non farsi condizionare da vecchi e nuovi potentati, da logiche di potere, e di operare nell’interesse esclusivo di tutto il mondo del vino ilcinese. E non dell’azienda X o Y.
Una persona di forte volontà, coraggiosa, determinata, che capisca la necessità di comunicare, di farlo in maniera chiara e trasparente, tracciando insieme al Consiglio e interpretando il sentire degli associati una strada nuova per il Consorzio ed il Brunello.
Sono persuaso che i produttori di Montalcino capiranno che, questa volta, non si può più fare come in passato, accettare supinamente candidature e nomi scelti altrove, da cordate ed interessi che non sono esattamente quelli del Brunello e che, con la forza e la volontà che sono loro propri capiranno l’importanza della posta in gioco e la necessità di guardarsi dentro prima di votare.
Sono sicuro che sapranno scegliere bene, con coscienza, la strada migliore per i loro vini e per quel borgo collinare che martedì 18 sarà al centro del mondo e al quale tutti guarderanno con trepidazione e fiducia. L’augurio è che vinca veramente il migliore…

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