Alla scoperta dei tesori enoici della Daunia, con i vini della Cantina La Marchesa

C’è un’altra Puglia del vino, che sto imparando ad apprezzare e mi riprometto di conoscere ancora meglio in futuro, e che è più appartata, meno nota e meno frequentata rispetto ai luoghi canonici, e ormai affermati, del vino pugliese.
Il Salento ad esempio, o l’area del Primitivo di Manduria (e di quella, più appartata, del Primitivo di Gioia del Colle), o quella di Castel del Monte, oppure l’enclave di Gravina in Puglia dove gli amici D’Agostino, di Botromagno, non si accontentano più di fare un grande bianco, e ottimi rosati, ma prendono sempre più la misura sui rossi.
O infine quella, che sta lentamente tornando a farsi notare come merita, della Valle d’Itria, con i bianchi che un’azienda esemplare come I Pastini, del grande enologo bianchista Lino Carparelli, sta proponendo. E non sto parlando solo del Rampone, il (Fiano) Minutolo per eccellenza, ma anche della Verdeca Faraone e del Bianco d’Alessano Cupa.
E’ una Puglia un po’ fuori dai normali itinerari eno-turistici, posta in un’area dove pure la tradizione del vino è antica, ma ha sempre seguito logiche più quantitative che qualitative, tradotte in denominazioni, tipo San Severo, Ortanova, Rosso di Cerignola, o la Doc bi-provinciale Rosso di Barletta, che non sono mai state particolari esempi di quella volontà di migliorare le cose, di fare bene che nelle altre province pugliesi, quelle di Lecce, Brindisi, Taranto, Bari, si è progressivamente messo in evidenza.

Marika Maggi e Sergio Grasso

Eppure in provincia di Foggia, ché di questa provincia sto parlando, buone cose nel tempo hanno cominciato ad emergere, a cominciare dalla cantina D’Alfonso del Sordo, enologicamente “presidiata” in passato da Severino Garofano e oggi da Luigi Moio, per continuare con quel trio di indomiti, strepitosi difensori del metodo classico (a me chiamarlo “spumante” fa venire l’orticaria) che sono Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, i “moschettieri” della cantina D’Araprì di San Severo. Dove ho avuto la fortuna di fare una splendida degustazione di bollicine nobili, e di cui conto di scrivere molto presto.
E poi, ne ho scritto seriamente, considerandola una cantina da prendere in considerazione nonostante sia “solo” quella di un grande cuoco e ristoratore, la cantina, ad Orsara di Puglia, di Peppe Zullo, vignaiolo “dilettante” ma di sicuro talento.
Negli ultimi tempi sono fortunatamente venute alla ribalta altre cantine molto interessanti in provincia di Foggia, cantine che hanno “sposato” la causa della qualità e che lavorano in vigna con ben altro criterio (e soprattutto altre rese) rispetto ai tendoni superproduttivi della zona. Penso a nomi quali Tenuta Fujanera, Alberto Longo, Antica Enotria, Torre Quarto, e sono certo che tracciando questo memorandum, che non ha alcuna pretesa di essere esaustivo, mi sto dimenticando qualche altro valido produttore.

Dall’edizione dello scorso anno di Radici Festival dei vitigni autoctoni e successivamente da un wine tour fatto con alcuni colleghi wine writer internazionali a fine 2009, mi è capitato di imbattermi in un’altra interessantissima realtà produttiva dei cui vini, soprattutto quelli base Uva di Troia, ho già scritto, molto favorevolmente, qui, così convinto del loro valore che ho voluto addirittura inserirne uno in una degustazione dedicata a grandi rossi del Sud da vitigni autoctoni condotta per l’Onav, qualche tempo fa, a Milano.
Sto parlando e sono certo che non mi farà in alcun modo velo l’amicizia che mi lega ormai a Marika Maggi e Sergio Grasso, che ne sono gli artefici, della Cantina La Marchesa posta in agro di Lucera.
Una cantina che già apprezzavo molto e che ora apprezzo di più avendo avuto la fortuna, ché tale la considero, di visitarla durante la mia ultima trasferta pugliese, trascorrendo quasi un’intera giornata tra degustazioni, visite ai vigneti, (anche in trattore, con Sergio), convivialità travolgenti, e momenti (ad esempio questa splendida cena) tesi a farmi conoscere altre realtà vive ed operose della zona.

Ho trovato un’azienda vitale, molto giovane come storia e giovane di idee, forte di vigneti, tre ettari iniziali intorno al corpo aziendale, cui ne sono stati poi aggiunti progressivamente altri sei, (le prime vigne hanno circa vent’anni, altre sono di 13 anni, le più recenti di sei) condotti splendidamente sotto il controllo di Sergio, che pur continuando ad essere impegnato con la coltura del frumento (e avendo abbandonato da tempo anche l’attività orticola, non più redditizia) dedica speciali cure e una passione crescente alla propria attività di vignaiolo.
Tanto che se quando comincia a raccontarti dell’Uva di Troia, della sua vigorosità e dei problemi di acinellatura, della necessità di controllarla con una potatura a mano ragionata, perché “la vigna non conosce domenica o giorni di festa”, per poi mostrarti, in vigna, le differenze, di foglie e grappoli, con il Montepulciano, l’Aglianico, il Bombino, oppure con la Falanghina, che ha una partenza e una maturazione più anticipata rispetto agli autoctoni, non finirebbe mai tale é la sua passione.
Questo anche se la storia della Cantina La Marchesa, la sua presenza come marchio autoctono sul mercato, è recente, con un primo imbottigliamento nel 2007, mentre prima le uve venivano conferite ad una cantina cooperativa della zona, e l’obiettivo è di crescere, progressivamente, arrivando a regime con dieci, dodici ettari in produzione.
Si respira un’aria “giusta” in questa azienda, con il perfetto completarsi tra Sergio e Marika, il primo quasi timido, con quella sua aria e quella sua voce “alla Troisi”, con la sua passionaccia per la campagna, la terra, di cui conoscere e sviscerare ogni segreto, e lei, esuberante, piena di energia, sempre pronta a muoversi, ad andare in giro, in Italia e ultimamente anche all’estero (è reduce da una missione a Chicago) come ambasciatrice dell’azienda e dei suoi vini, come intelligente promoter presso la ristorazione, le enoteche, la stampa.

Bello lo spirito, giuste le intenzioni, positivo e fiducioso il giusto, un vero ottimismo della volontà, l’atteggiamento, ma quel che poi conta sono i vini, davvero a misura di consumatore, pensati soprattutto per farsi bere e non per compiacere mode o stravaganti estetiche del gusto.
Confermo, in attesa che siano pronte le nuove annate, le mie valutazioni sui due rossi più ambiziosi a base Uva di Troia, Donna Cecilia e Nerone, ma voglio richiamare l’attenzione, anche sottolineando l’aspetto qualità prezzo, pressoché insuperabile, che consente ai ristoratori più intelligenti, quelli che fanno ricarichi favorisci-consumi, di proporli in carta sotto ai dieci euro, sul bianco da uve Bombino e un pizzico di Falanghina, il Quadrello (3,20 euro + Iva), e su un rosato di assoluto affidamento, da uve Nero di Troia e Montepulciano, come Il Melograno (3,50 euro + Iva).
Secco, essenziale, il primo, magari non esuberante da un punto di vista aromatico, ma estremamente nervoso, salato, diritto, equilibrato e di buona persistenza il bianco, tra i più interessanti rosati della scena della Puglia settentrionale il Melograno, colore cerasuolo scarico, riflessi di melograno, con un naso vivo, sapido, succoso, che richiama la fragola ed il ribes, una bella florealità, una nota nitidamente agrumata, fresco, incisivo, e poi asciutto, senza cedimenti a tentazioni di residui zuccherini, al gusto, dove si propone rotondo, godibile, con una calibrata fruttuosità e una bella polpa, un nerbo preciso, esaltato da una acidità calibrata, che lo rende estremamente piacevole, beverino quanto basta per accompagnare ed esaltare la ricchissima gamma dei piatti della cucina estiva di Puglia.

Legato com’é alle proprie radici, alla storia e alle migliori tradizioni del territorio lucerese, il team della Marchesa (ritratto qui sopra con un altro dauno Doc, Peppe Zullo) non poteva però limitarsi a lavorare in termini di Igt Daunia, ma doveva, prima o poi, confrontarsi, dandone una propria personale interpretazione, con la Doc territoriale per eccellenza, quel Cacc’e Mmitte di Lucera, anticamente prodotto nei palmenti, che per anni è stato solo un nome suggestivo di vino elencato nei libri di enologia o nelle storie del vino.
Molto complesso il disciplinare del vino, tanto che comprende, accanto all’Uva di Troia, che è prevalente, anche Montepulciano, Sangiovese, Malvasia nera Trebbiano, Bombino bianco, Malvasia e fors’anche Falanghina. Alla Marchesa hanno pensato (insieme all’enologo consulente Mauro Cappabianca) ad una versione molto personale, caratterizzata da una forte e prevalente quota di Uva di Troia e Montepulciano.
Per fine anno usciranno le prime 3000 bottiglie di questo vino e dal mio primo assaggio credo proprio che l’obiettivo di fare un vino classico, ma con la freschezza e la vitalità di oggi, sia pienamente riuscito.
Splendido il colore, un rubino violaceo brillante e luminoso, suadente la dolcezza succosa dei profumi, la profondità e l’ampia tessitura, con note di ribes, mora, lampone, accenni selvatici, di sottobosco, liquirizia, prugna, ciliegia selvatica, macchia mediterranea, accenni “catramosi” che si rincorrono e vanno a comporre, ben distinti, ma ben fusi, un insieme intrigante.
Perfettamente coerente, in linea con le premesse aromatiche, il gusto, con una calibrata succosità e morbidezza del frutto, ma vivo, “croccante” senza alcun eccesso di surmaturazione, una presenza tannica precisa ma non aggressiva, ben sostenuta, una persistenza lunga e viva, piena di sale.
Un Cacc’è Mmitte di Lucera di grande eleganza (che verrà proposto a 7 euro più Iva) che, ne sono persuaso, ricollocherà questo vino antico nella mappa dei vini di cui non solo si leggono citazioni sui libri, ma con i quali ci si confronta, bevendoli, gustandoli, scoprendone la personalità ed i pregi sorso dopo sorso…

0 pensieri su “Alla scoperta dei tesori enoici della Daunia, con i vini della Cantina La Marchesa

  1. Caro Franco,
    siamo noi che dobbiamo ringraziarti pubblicamente,per essere venuto in Daunia,a scoprire quella che io chiamo “L’altra Puglia”,terra che ha voglia di cambiamento e crescita.
    Questo tuo Articolo è rivolto a noi ma anche a tutti gli Amici che hai incontrato in quei giorni, che tutti i giorni lottano per le loro radici affinchè attraverso i meandri del sottosuolo diventino un unico fascio,perchè è solo insieme che daremo spessore e senso a ciò che stiamo costruendo.

  2. Un lavoro eccellente, fatto da persone eccellenti puoi dare solo risultati eccellenti come questi. Un grazie a Marika e a Sergio, per tutto quello che state facendo per la nostra terra.

  3. Chissa’ se Anna Tasselli adesso cambierebbe quel che scrisse nel blog sul Barolo Francofiorina 1982 a proposito della tua passione per i vini pugliesi…

  4. Hai ragione Marika, “l’altra Puglia” c’è e sono felice che anche grazie all’opera energica e propositiva tua e di Sergio, la nostra Puglia quella fatta di persone che raccontano la passione e la dedizione per essa attraverso produzioni di straordinaria qualità possa emergere!
    Un grosso in bocca al lupo!

  5. Signor Crosta,riporto tale e quale il suo intervento all’articolo sul Barolo.
    (Sì, Franco Ziliani è una persona speciale. Ha la verve di Indro Montanelli, è un interista sfegatato, certi (non tutti) pezzi che scrive parlano direttamente ai cuori e commuovono, a volte sono come delle pietre miliari del giornalismo del vino, non si e’ mai nascosto dietro un dito e non ha mai fatto mistero di quel che pensa. Percio’ non lo difendo, perche’ non ne ha bisogno. Gli voglio bene).
    Aggiungo che tutti i suoi articoli emozionano,bisogna saper leggere tra le righe.Questo arriva proprio all’anima non solo al cuore.
    Staranno giustamente gioendo della sua verve Montanelliana i nostri amici:Marika,Sergio e Peppe Zullo?
    Sono contenta ,lo meritano.
    Franco,scherzi a parte,bellissimo l’articolo e grazie da parte di Tutti gli amici di PUGLIA.

  6. Bravissima, Anna, ma che telepatia! E senza scherzi. Le sottolineo solo due frasi meravigliose del nostro Free Hunter. La prima: “Legato com’é alle proprie radici, alla storia e alle migliori tradizioni del territorio lucerese, il team della Marchesa (ritratto qui sopra con un altro dauno Doc, Peppe Zullo) non poteva però limitarsi a lavorare in termini di Igt Daunia, ma doveva, prima o poi, confrontarsi, dandone una propria personale interpretazione, con la Doc territoriale per eccellenza, quel Cacc’e Mmitte di Lucera, anticamente prodotto nei palmenti, che per anni è stato solo un nome suggestivo di vino elencato nei libri di enologia o nelle storie del vino”. E la seconda: “Un Cacc’è Mmitte di Lucera di grande eleganza (che verrà proposto a 7 euro più Iva) che, ne sono persuaso, ricollocherà questo vino antico nella mappa dei vini di cui non solo si leggono citazioni sui libri, ma con i quali ci si confronta, bevendoli, gustandoli, scoprendone la personalità ed i pregi sorso dopo sorso…”
    Certo che ne staranno gioendo, ma non solo loro. E siamo solo all’inizio!

  7. Mario, non mi dici nulla di cui non sono a conoscenza.Conosco Sergio e Marika personalmente e ho visto con quanta dedizione e passione lavorano.
    I loro vini li ho in carta e non vedo l’ora di poter provare le nuove annate ed il Cacc’e Mmitte credo sara’straordinario.Si impegnano tanto per migliorarsi ed i risultati li abbiamo gia’ visti.

    • il Cacc’e Mmitte, per come l’ho visto io, che su questo vino “favoleggiato” non ho grande esperienza, é veramente un vino di notevole valore… Non vedo l’ora di riassaggiarlo più oltre…

  8. Ho avuto recentemente la fortuna di conoscere Marika e di assaggiare i suoi vini e, davvero, sono in totale sintonia con quanto scrivi. Anche io ho avvertito la tensione verso la qualità, la volontà di rimanere fedeli al territorio e, in generale, una grande espressività, in particolare nel Melograno, rosato di rara pulizia.

    Un caro saluto.

  9. Voglio complimentarmi ancora una volta con questi miei cari amici, vanno forte e bruciano le tappe, grazie al loro incessante impegno. Ogni loro successo mi riempie di gioia. Io in loro ci ho creduto da subito, fin dal primo assaggio del DONNA CECILIA, qualche anno fa, ed ora eccoli a raccogliere i frutti. Per l’occasione faccio mia una frase di Sergio: ” Che spettacolo”! Un abbraccio.

  10. Niente da aggiungere a tutto quello che e stato fin qui raccontato su La Marchesa,confermo sulla costante crescita qualitativa dei loro vini,da tenere d’occhio il Cacc’e Mmitte in prospettiva sono convinto che darà loro grandi soddisfazioni.
    Complimenti a Sergio e Marika.

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