Ancora a Monopoli per Radici, Festival dei Vitigni autoctoni della Puglia e della Basilicata

Pausa “sabbatica” di una settimana per un’immersione in terra pugliese

Prendo congedo per qualche giorno dagli amici lettori di questo blog. Dopo un mese, quello di maggio, durante il quale ho girato come una trottola (qualcosa come 18 giorni fuori di casa) rischiando di perdere la trebisonda, letteralmente frullato da un eno-impegno ed un altro, ho bisogno di qualche giorno di pausa.
Intendiamoci, non me ne vado assolutamente in ferie, lontano da vini, bottiglie e manifestazioni varie. Semplicemente me ne scendo in una delle terre che più amo, la Puglia, per partecipare ad una manifestazione, Radici, Festival dei vitigni autoctoni, cui voglio un gran bene, come agli amici che la organizzano (Nicola Campanile, Enzo Scivetti e Pasquale Porcelli) e a larghissima parte delle persone con cui condividerò tre intense giornate, e non certo per riposare il palato, visto che assaggeremo qualcosa come 180 vini di Puglia e Basilicata.

Coglierò però l’occasione di questa discesa, per la quinta edizione (è la mia terza presenza) di Radici, per regalarmi, vista anche la cornice meravigliosa, il Relais Il Melograno di Monopoli, ed il grande, elegante sfarzo, anzi luxe, calme et volupté, come direbbe Baudelaire, qualche giorno di relax, in una terra dove sento di avere parte delle mie radici (mia nonna materna era pugliese di Erchie nel tarantino) e dove ogni volta che scendo, e cerco di farlo il più sovente possibile, ritrovo come una parte di me stesso e mi sento come a casa mia. Sereno, felice, (quasi) in pace con me stesso.
Cosa sia Radici, quali le sue caratteristiche, la sua formula vincente, l’ho già raccontato, diffusamente, qui, in questa presentazione che ho scritto per il sito Internet dell’A.I.S.

Un’occasione per fare il punto sul livello qualitativo dei vini pugliesi (con una piccola appendice in terra di Basilicata), una fantastica possibilità di rivedere colleghi italiani ed esteri, di conoscerne di nuovi e di confrontarmi con quella serie di agguerritissimi ristoratori ed enotecari pugliesi che formano l’altra giuria, altrettanto valida, che giudicherà i vini in concorso insieme ed in complemento a quella composta da noi giornalisti (e wine writers).
Ma ho soprattutto grande desiderio di immergermi nuovamente nei colori intensi, negli aromi, nei sapori precisi, delicati, ma anche forti, pieni di gusto, ma equilibrati della Puglia, simboleggiati dalla sua cucina, ma anche dai panorami, dalle sfumature della sua terra, dai tramonti e dalle albe, dai suoni di un mondo che ha su di me un fascino speciale. Quasi stregante, a volte mi viene da pensare persino magico.
Per farlo, oltre a ripromettermi di godermi fino in fondo l’atmosfera di Radici, di ridere e scherzare con gli amici, di degustare vini con l’animus del dilettante, che trae piacere diletto da quanto fa (in verità questo mio strano lavoro non mi stanca mai ed è sempre fonte di gioia e di piacevoli sorprese), ho pensato di anticipare la discesa in Puglia di qualche giorno.
E accogliendo l’invito di alcuni cari amici di salire in una zona, quella settentrionale della provincia di Foggia, dove non mi ero mai fermato e da cui ero sinora transitato in auto per poi puntare verso il Salento.

Il tempo di atterrare il 3 mattina a Bari e poi, grazie all’amico fraterno Nicola Campanile, salirò in quel di Orsara di Puglia, “adagiata sulle pendici di Monte San Marco e nascosta dai dolci declivi di Monte Maggiore alla piatta e assolata piana di Capitanata, sentinella dei monti del pre-Appennino dauno”, per la mia prima esperienza della cucina di uno dei più grandi cuochi e ristoratori pugliesi, Peppe Zullo, con cui ho lungamente conversato al Vinitaly, gustando i magnifici Negroamaro Girofle e Le Braci allo stand della Masseria Monaci della famiglia Garofano.
Poi mi sposterò a Lucera e dintorni, per fare visita ad una piccola azienda che ho scoperto e apprezzato lo scorso anno proprio in occasione di Radici. Parlo, siamo in terra dove l’Uva di Troia è protagonista, dell’azienda La Marchesa dei simpaticissimi Marika Maggi e Sergio Grasso, i cui vini, in particolare il Donna Cecilia ed Il Nerone, ho molto apprezzato nuovamente a fine novembre e ho giustamente celebrato in questo articolo.
Ma non è finita, perché salutata Lucera ed il foggiano ed il tempo di scendere al Melograno a Monopoli, sabato 5 nel tardo pomeriggio dovrò di nuovo ripartire questa volta alla volta di Gravina in Puglia, dove un altro amico carissimo, Beniamino D’Agostino, alias Botromagno, mi ha invitato a partecipare nella sua Osteria Grano e Vino alla “presentazione degustativa” del libro di un altro fratello e sodale in quel di Radici, Luciano Pignataro, 101 vini da bere almeno una volta nella vita spendendo poco (Newton Compton editore).

E poi, dalla mattina del 6 sino alla sera dell’8, con la proclamazione dei vincitori prevista a partire dalle 18.30, nel corso di un convegno conclusivo aperto anche ai produttori partecipanti, e poi alla partenza nel pomeriggio del 9, (ma con quale cuore ripartire e strapparmi dall’amata Puglia?) sarà la grande festa di Radici, il piacere, immenso, di stare insieme in un bel posto, di condividere un’esperienza, di ridere scherzare, mangiare cose buone, prendere un po’ di sole, ironizzare, prima di tutto su noi stessi.
Perché se il vino non è allegria, condivisione, gioia di vivere, anche bevendo un bicchiere di rosato a bordo piscina, di cogliere l’attimo che fugge, legato a situazioni e persone e sensazioni che ci fanno stare bene, che piacere è?
Ci risentiamo tra qualche giorno, statemi tutti bene…

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