Clamoroso al Corriere Vinicolo: Nicolò Regazzoni, direttore da soli sei mesi, si è dimesso

Ma cosa diavolo succede all’Unione Italiana Vini, di quale male oscuro soffre la più importante delle organizzazioni del vino italiano, l’associazione che raggruppa i più grandi (per dimensioni) produttori italiani?
Di quale “sortilegio” é caduta preda, se a soli sei mesi dalla vergognosa cacciata dell’ex direttore Marco Mancini, licenziato in tronco, dopo tanti anni di onorato e assolutamente professionale servizio, senza dargli nemmeno la possibilità di un editoriale di congedo, il settimanale della U.I.V., il Corriere Vinicolo, si trova costretto a doversi inventare un nuovo direttore?
Succede difatti che solo dopo un semestre di direzione, immagino piuttosto “faticosa”, il nuovo direttore Nicolò Regazzoni, abbia deciso, con un editoriale pubblicato sul numero pubblicato oggi, di rassegnare le dimissioni.
In altre parole di andarsene, di sottrarsi ad un compito che, evidentemente, i Grandi Capi dell’Unione e le Grandi Aziende del Vino Italiano, non gli consentivano di svolgere come avrebbe voluto. Dirigendo un giornale, non un house organ dove qualcuno, anche se poi affida la direzione ad un giornalista, vorrebbe fare il bello ed il cattivo tempo, non solo dettare la linea editoriale, ma magari decidere cosa scrivere e cosa non scrivere, cosa pubblicare, a quali notizie dare priorità e quali ignorare.
Partito Regazzoni, che non penso proprio vorrà continuare a collaborare al C.V., (scelta di grande dignità e di grande difficoltà, con la brutta aria che tira nei giornali), si punterà su un nuovo direttore più duttile, più disponibile ad adeguarsi alla situazione, a farsi guidare, oppure i responsabili dell’Unione, il suo potente direttore, si assumeranno direttamente l’onere della direzione?
Ed i vari collaboratori storici del Corriere Vinicolo, quelle pallide figure che non mossero un dito e non dissero una parola quando Mancini fu licenziato (pur dovendogli molto), staranno zitti anche questa volta o troveranno il coraggio di esprimere quantomeno il loro sconcerto, la loro preoccupazione, per quello che accade in quello che un tempo fu un bel settimanale libero e indipendente?
Una cosa è certa: il profondo malessere, la crisi del mondo del vino italiano, il degradarsi progressivo di un corretto rapporto tra chi il vino produce e chi sul vino fa informazione, un’informazione che si vorrebbe, sempre più, imbavagliata, obbediente, asservita agli interessi (di bottega) dei padroni.

13 pensieri su “Clamoroso al Corriere Vinicolo: Nicolò Regazzoni, direttore da soli sei mesi, si è dimesso

  1. Mio caro Franco,
    con tristezza leggo il tuo messaggio. Tristezza per quel poco che so e per quel tanto che non riesco nemmeno ad immaginare. A Nicolò, giovane galantuomo e collega d’esperienza, un complice abbraccio pieno di rispetto e di affetto. Una scelta difficile, la sua, che dimostra tutto il suo coraggio, la sua onestà intellettuale e la sua sopravvissuta, concreta e romantica concezione etica della professione, Andrea

  2. Alle volte, pur non conoscendo una persona, basta un gesto come questo, un atto di coraggio, per intuirne la professionalità e la levatura.
    Un sincero augurio di trovare presto molto di più e di meglio, piuttosto che rimanere a farsi…”imbottigliare” (e magari pure col tappo e la gabbietta)…

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  4. Ehi!
    Ma perche’ quelle facce scure? Quei commenti da funerale?
    Le dimissioni sono un atto importante, a volte una dichiarazione di guerra e a volte il primo passo per riesaminare un sogno diventato incubo. Musica, suonatori!

  5. Senza entrare nel merito della questione, Franco ha sollevato un aspetto che vorrei sottolineare: il malessere del mondo del vino italiano. A mio parere gli antichi equilibri stanno cambiando, il business conosciuto negli anni duemila, per tutti, è crollato, le certezze di vendita esclusivamente basate sul marketing vacillano, l’informazione in Internet sta rendendo assolutamente inutili i redazionali a pagamento…. una spaccatura tra vignaioli produttori e menager industriali è sotto gli occhi di tutti, anche se tutti e due hanno un ruolo.
    Meglio un Tavernello che una bottiglia pesante, una etichetta accattivante, un packagging di lusso, un marketing sfrenato e un contenuto ordinario.
    E allora non sarà che molti editori stiano soffrendo tutto questo?

  6. Mi piaceva di piu’ il suo blog, quando era il vino l’argomento principale ;
    non le poliiche del vino……. Anche perche’ trovavo in lei e nelle sue personali recensioni… una facile lettura della degustazione e del far capire a chi leggeva come poteva essere questo vino e dove doveva poteva o voleva arrivare.
    Nessuna critica , mi mancano i suoi articoli

    • caro lettore, quegli articoli che lei predilige ci sono e ci saranno. Però di “politiche del vino” come le definisce lei mi sono sempre occupato e conto di continuare ad occuparmi. Questo non sarà mai un blog devo segnalare semplicemente dei buoni vini da bere, ma un blog che ambisce ad innescare una discussione sui problemi e le contraddizioni del vino…
      Grazie comunque del suo commento e dell’invito a dedicare più spazio al vino, quello da bere, e renderlo protagonista

  7. Il compiantissimo GP Fabris ha ‘lasciato detto’, andandosene, che stiamo vivendo un cambiamento che è anche una rivoluzione valoriale. E ha anche ben scritto che ora i cittadini hanno a disposizione una rete che dà loro molto più potere; un fenomeno in crescita, nella misura in cui l’accesso alla rete sarà ‘consapevole’ e non più un fenomeno, ma strumento normale e quotidiano, per tutti.
    Di certo – come sottolinea @Cianferoni qui sopra – vi sarà sempre di più scambio di informazioni libere, di testimonianze gratuite, di scelte sulla base di realtà meno paludate,…e circoleranno meno soldi.
    Un certo tipo di editoria ne soffrirà di certo.

  8. Fa bene Ziliani a parlare di questi argomenti, fa bene eccome! Cose come queste provocano irritazione perché rispecchiano la nostra epoca e i modelli culturali della modernità, che noi stessi abbiamo contribuito a far diventare dominanti e ai quali continuiamo ad adeguarci subendoli acriticamente. L’epoca dove si nega l’evidenza dei fatti per delegittimarne il valore oggettivo, l’epoca in cui non è importante la sostanza e la realtà delle cose ma come esse appaiono e vengono comunicate, l’epoca dove è normale dichiarare di essere ciò che non si è (Brunellopoli docet), l’epoca del “tutto e subito” e del “voglio ma non posso”, l’epoca, in definitiva, del congedo dalla verità.
    Elai

  9. Ciò che è accaduto al Corriere Vinicolo non mi suona nuovo. Esiste un’importane associazione che si occupa di vino che a livello regionale sta facendo peggio. Ho assistito negli ultimi mesi a campagne elettorali fatte di colpi bassi, di reciproche diffamazioni, video e improbabili richieste di amicizia su un noto social network. Purtroppo la poltrona, a qualsiasi livello, fa comodo a tutti. Purtroppo la politica entra anche in quel campo che ha sempre più appassionati e che quindi fa molta gola a chi ha voglia di potere e può amministrare tanti soldi. Comunque anch’io spero che si torni a parlare del vino per quello che è e non uno strumento che può far arricchire.
    Cordiali saluti.

  10. Conosco bene Nicolo’ e so che gran brava persona e professionista sia, anche se sono un produttore non conosco tutti i giochi di bottega che regolano l’associazione della quale non faccio parte ma, ci tengo ad esprimere tutta la mia solidarieta’ ad un bravissimo giornalista.
    Valentino

  11. Determinate associazioni di categoria, come i consorzi di tutela, specialmente nel mondo del vino, sono dei “carrozzoni” molto chiusi, lasciati alle decisioni di pochi, in cui la parola innovazione è un vocabolo sconosciuto. Infatti mi domando, come molti iscritti non riescono, in quanti tali, far cambiare le linee guida. Poi ci si lamenta di un mercato che non va e diamo sempre colpa alla crisi. Ma alla crisi, dobbiamo delle risposte, in cui innovare è anche sinonimo di competitività globale. A Nicolò, che apprezzo come amico, ma soprattutto come serio e preparato professionista, tutta la mia solidarietà.

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