E’ il momento dell’esperienza: dopo Rivella al Consorzio del Brunello, la Viglierchio a Saiagricola

Non leggo regolarmente, nemmeno la versione on line, la rivista Civiltà del Bere per cui è normale che determinate notizie di “eno-mercato”, ovvero di entrare e uscite o trattative in corso di personaggi che sapevi impegnati, con ruoli vari, in un’azienda ma poi te li ritrovi in un’altra, magari concorrente, mi sfuggano.
Ho pertanto appreso solo ieri, casualmente, parlando con un amico e ho poi trovato conferma cercando in Rete e leggendo qui, alla notizia secondo la quale una persona che conosco, e apprezzo, da diversi anni, Giuseppina Viglierchio, oltre 20 anni di lavoro in Banfi (dove oggi opera come direttore generale suo nipote Enrico), già presidente di Vigne Regali, l’azienda piemontese del gruppo Banfi e past president delle Donne del Vino, aveva iniziato, da un mese, una nuova impegnativa avventura.
E dopo aver lasciato la campana Feudi di San Gregorio, dove era responsabile commerciale da qualche anno, reduce dalla partecipazione al progetto Arcipelago dei Fratelli Muratori, era approdata in una grande società come la Saiagricola, chiamata dal direttore generale Guido Sodano.
Dal primo giugno, secondo la volontà del nipote del Cardinale Angelo Sodano, la Viglierchio, originaria del Piemonte dove la sua famiglia possedeva la Bruzzone di Strevi, é diventata direttore commerciale, marketing e comunicazione.
Questo mentre nell’ambito della stessa ristrutturazione il celebre winemaker Riccardo Cotarella ha ricevuto l’incarico di coordinare “i progetti enologici e viticoli del gruppo, che comprende Fattoria del Cerro a Montepulciano, La Poderina a Montalcino, Còlpetrone a in Umbria, Villetta di Monterufoli, in Val di Cornia, Arbiola a San Marzano Oliveto (Asti).
Insomma un variegato mondo, che comprende tanti altri prodotti agricoli oltre al vino, come riso, frutta, ecc”.
Sorvolo sulla scelta di Cotarella, che mi sembra un classico déja vu, un espediente che anche altri produttori in giro per l’Italia, gente che evidentemente crede ancora nei miracoli e che Riccardo sia ancora il Re Mida di un tempo, hanno adottato (penso ad un’azienda come Leone De Castris nel cuore del Salento dove con l’arrivo del Michel Rolland italiano sono puntualmente arrivati Merlot e Petit Verdot…), per concentrarmi sull’incarico alla Viglierchio.
Nulla da dire, la signora è una seria professionista e una persona indubbiamente capace, dotata di stile e di carattere.
Se la si collega però ad un’altra scelta, quella di eleggere come nuovo Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino il 77enne cavalier Ezio Rivella, non si può non rimanere colpiti del fatto che due grandi realtà del vino italiano, un Consorzio molto importante e una società che rappresenta l’impresa di investimento in agricoltura del Gruppo Fondiaria SAI Assicurazioni, abbiano pensato, in questa difficile fase, di fare appello all’esperienza di personaggi di lungo corso.
E non abbiano chiamato, ad esempio, giovani manager rampanti, bocconiani, professionisti reduci da esperienze in altri campi. Hanno chiamato Rivella al capezzale del Consorzio del Brunello, incaricandolo di rianimarlo, di dare fiducia a tutto l’ambiente ilcinese, insomma di fare il miracolo (e, incredibilmente, da quello che mi raccontano, il cavaliere si sta muovendo bene e sta veramente facendo un lavoro di gruppo) e la Signora Viglierchio ad occuparsi nientemeno che della direzione commerciale, del marketing e della comunicazione.
Un impegno che farebbe tremare i polsi ad un quarantenne, ma che si pensa possa ottimamente affrontare, forte della sua pluridecennale esperienza di lavoro, una Donna del Vino esperta come la Signora. Domanda: ma è rivolgendosi ai sessanta-settantenni che il mondo del vino italiano, le grandi aziende del vino italiano, pensano di delineare valide strategie per il loro futuro?
Non mi sembra: oggi la parola d’ordine non é “largo ai giovani”, ma che gli esperti ci aiutino…

0 pensieri su “E’ il momento dell’esperienza: dopo Rivella al Consorzio del Brunello, la Viglierchio a Saiagricola

  1. meglio precisare: è l’Italia che dà poco spazio alle nuove leve, in ogni settore. A volte però c’è da dire che le nuove leve non ci sono, e se ci sono e sono “rampanti bocconiani” non è detto che possano fare bene, o meglio.
    Quello che manca da noi è LA GAVETTA, i diplomi appesi alle pareti invece abbondano.
    Dall’altra parte, se la classe dirigente è ultraottantenne, è probabile che un sessantenne per loro sia un ragazzino…

  2. mah….in questo non sono daccordo…..l’italia…..quella enoica, e’ piena zeppa di piccole, piccolissime aziende guidate da giovani appassionati piu’ con le mani sporche di terra che con i diplomi attaccati alle pareti…..gente che non ha tempo di stare su internet o dietro a un ipotetico responsabile commerciale,che ti costa all’anno piu’ di un trattore nuovo…!!….ebbene ci sono,…esistono….,solo che hanno poco,pochissimo spazio perche’ la critica guarda sempre dalla solita parte…..questo blog e pochissimi altri sono un’eccezione….!!!!!!

  3. E’ vero, l’Italia del vino “vera”, quella che produce nettari che ancora emozionano, ormai è solo quella delle piccole e piccolissime aziende, condotte da chi, la sera, ha le scarpe sporche di terra e le mani callose e doloranti.
    Certo, non sono quelle che …grappoli, bicchieri e quant’altro, ma guardare queste persone negli occhi, ascoltarle entusiasmarsi raccontando i loro vini (a me è successo, pochi giorni fa, con la figlia di Emidio Pepe), ti predispone favorevolmente all’assaggio, sapendo che non resterai deluso.
    Gli altri, i vini levigati, dalle etichette di design, oggetto di road show accompagnati – come star – da stuoli di addetti a questo e a quest’altro, li lasciamo ai banchetti ufficiali ed alle feste portocerviane; tanto, sotto il vestito niente!

  4. Diciamo la verità, in molti settori i “baroni” si impongono in un mondo fatto di amicizie, giochetti e furbizie, ma sono i giovani che vivranno il futuro del mondo e per questo proprio loro dovrebbero essere essere investiti di responsabilità (magari concedendo loro qualche errore)… Per similitudine col Campionato del Mondo, le squadre che si sono impegnate nei vivai, nel ricambio generazionale, sono quelle che sono arrivate in finale, mentre chi si è affidato all’esperienza e a giocatori datati i risultati sono stati pessimi (vedi l’Italia).

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