Ecco il Sud che a me, amico del Sud, fa saltare la mosca al naso

Sono innumerevoli i motivi che mi portano, anno dopo anno, a scendere sempre più volentieri al Sud ed in particolare nell’amatissima terra di Puglia. Sono un “polentone”, nato a Milano e residente a Bergamo, e con un filo di sangue pugliese, che quando scende a Sud riscopre la piacevolezza di ritmi più rilassati, ed i mille motivi che portano a trovarsi benissimo, sarà la bellezza dei posti, la calda ospitalità e l’umanità delle persone, la natura, il clima, il culto per la convivialità e l’amicizia, la quantità di cose squisite che arrivano in tavola, i vini spesso stupendi, in quella che, da amico, chiamo bonariamente “terronia”.
Poi, anche se quando torni e non vedi l’ora di ritornare, accadono piccoli episodi che incrinano questo feeling e ti fanno sentire più nordico di quello che in realtà sei. Vogliono citarne semplicemente due, storia di ieri e di oggi. Il primo ha come scenario l’aeroporto di Bari Palese dove venerdì sera alle 22, reduce da un blitz, da una toccata e fuga, arrivo alle 10, ritorno previsto per le 22.30, tra Bari, Cisternino, Ceglie Messapica e dintorni, attendevo il mio volo Ryanair per Bergamo.
Caldo feroce anche in aeroporto e naturale che mi venga sete. Decido di procurarmi una bottiglietta di acqua minerale, vado al Grancafé, gestito dalla Mychef Rist. Comm. Spa, ero già in prossimità del gate e non avevo alternative se volevo bere e scopro che per una bottiglietta da mezzo litro di acqua naturale Levissima (geniale proporre acqua minerale valtellinese quando nella vicina Basilicata ci sono acque minerali naturali buonissime, tipo Gaudianello) si deve sborsare la bellezza di 1,45 euro.
Praticamente 2,90 euro al litro per un’acqua il cui costo normalmente al supermercato è di 40 centesimi o meno per la bottiglia da un litro e mezzo.  Come dobbiamo definire il “pizzo” che si deve pagare per una bottiglietta di acqua, una furbata, un furto legalizzato, una “ladrata”, un incidente di percorso? Un virtuosismo alla Arsenio Lupin?
Io la definisco inoltre una cosa squallida, un modo di presentarsi, cialtronesco, di quel Sud che amo alle persone che scendono in Puglia, per turismo o per lavoro, o per piacere e che vengono trattate come dei gonzi con l’anello al naso.
Il secondo episodio che mi ha fatto girare la mosca al naso è una notizia letta solo stamane, ovvero le dichiarazioni, giustamente indignate, del Ministro dell’economia Giulio Tremonti – leggete qui – che ha deciso di dire “Stop alla cialtroneria e all’irresponsabilità di chi al Sud pensa solo a protestare e poi prende i soldi messi a disposizione dall’Ue e non li spende”.
Tremonti ha lamentato che “Nel meridione c’è stato uno stanziamento di fondi europei nell’ambito del programma 2007-2013 pari a 44 miliardi ma questi signori  ne hanno spesi solo 3,6 miliardi e mentre cresceva la protesta contro i tagli subiti, aumentavano i capitali non usati. Insomma più il Sud declinava, più i fondi salivano e questa cosa è di una gravità inaccettabile”.
Secondo il ministro la colpa non è dell’Europa e neppure dei governi nazionali di destra o sinistra. “La colpa è della cialtroneria di chi prende i soldi e non li usa.
E siccome i soldi per il Mezzogiorno saranno di più e non di meno nei prossimi anni – ha concluso Tremonti – allora non si può continuare con questa gente che sa solo protestare però non sa fare servizio pubblico”.
Ecco il Sud che a me, amico del Sud, fa girare vorticosamente le scatole, che non riesco a giustificare, accettare, cui non mi rassegno. Un sud ancorato ad una “logica” cui vorrei invece si ribellasse. Con determinazione e con rabbia se necessario…

0 pensieri su “Ecco il Sud che a me, amico del Sud, fa saltare la mosca al naso

  1. C’è solo un piccolo particolare. Il pizzo legalizzato della bottiglietta d’acqua da 0,5 a euro 1,45 (prezzo peraltro più basso rispetto all’unico bar di Roma-Ciampino, dove costa 1,50) te l’ha venduta, in modo evidentemente cialtronesco e squallido, lo scrivi tu stesso, la Mychef Ristorazione Commerciale Sr.

    Che ha sede in Via Privata Val Formazza 10, ma a MILANO.

  2. Ciao Franco.
    Bottiglietta 0,500 acqua naturale marca sconosciuta Aeroporto G. Galilei di Pisa mercoledì scorso: 1,50 €. Chapeau. Da allora rinominato “Il posto più caro del mondo”.

    • Questo blog é pronto ad ospitare una rubrica, intitolata “ladrerie”, dove segnalare episodi come quello della bottiglietta di acqua minerale venduta a prezzo esorbitante di cui ho parlato in questo post. Aspetto le vostre indignate segnalazioni

  3. Il furto legalizzato tramite bottigliette d’acqua è una piaga nazionale, anzi internazionale, e vale anche per autogrill, etc. Solo che in molti paesi stranieri nelle stazioni, aeroporti, pompe di benzina e luoghi pubblici in genere trovi fontanelle gratuite, pulitissime, frequentissime, a cui l’assetato di passaggio può dissetarsi senza farsi derubare al bar.
    Quanto ai contributi Ue, la questione è complessa, un gioco delle parti in cui Comunità, stati membri, regioni e provincie giocano a nascondino. Spesso i fondi sono formalmente disponibili, ma non accessibili a causa di burocrazie insormontabili, altre volte invece non sono ottenibili (e quindi spendibili) a causa di vincoli d’utilizzo impossibili da rispettare, altre volte ancora legati a termini o scadenze incompatibili con altri. Insomma un discreto macello. Il che non vuole essere una giustificazione per il pessimo uso (o mancato uso) che si fa di queste risorse.

  4. Caro Franco, questo post non mi piace.
    .
    Principalmente perchè trovo assurdo citare il nostro amatissimo sud, a sproposito, per vizi che riguardano tutto il suolo nazionale. Anzi, se vogliamo dirla tutta da questo punto di vista il nord è molto più caro.
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    Citare poi lo sceriffo Tremonti che accusa indistintamente il SUD come cattivo gestore dei fondi europei è addirettura provocatorio. Già, provocatorio. Perchè in Puglia, ad esempio, il grande Nichi Vendola i fondi li ha utilizzati tutti.
    E poi, lo sceriffo Tremonti dove era quando il Governo a cui appartiene dava centinaia di milioni di euro alla cricca della cosiddetta Protezione Civile per farci i comodi propri……usando un eufemismo….???
    .
    Ciao

  5. Beh, questo è un caso di ladreria sperimentato da me e dal comune amico, nonchè tuo intervistatore a bagno(maria), Carlo Macchi in occasione della trasferta a Vinisud: l’abbinata Ryanair-Hertz propone tariffe di autonoleggio-sola, nel senso che dicono che paghi 10 e poi in realtà, a colpi di costi occulti, paghi 15. Solo che con l’acqua minerale il furto è di 0,5 euro, qui invece di 50, 100 e 300…
    Ecco il link: http://blog.stefanotesi.it/?p=177.
    Ciao, Stefano.

  6. Pingback: Ecco il Sud che a me, amico del Sud, fa saltare la mosca al naso | Trentinoweb

  7. Giusto scandalizzarsi per l’acqua.
    Ma nessuno però che mai si scandalizzi perchè all’interno di aeroporti e autostrade ricicciano sempre quelle 2-3 società di somministrazione pasti e bevande.
    E nessuno si scandalizza per certe bottiglie di vino che costano 150 euro franco cantina

  8. Concordo pienamente con quello che ha scritto vignadelmar.
    Le volevo chiedere Sig. Ziliani, la prossima volta, al suo ritorno, provi a prendere la bottiglietta d’acqua alla Marianna, che lei sicuramente conosce, e provi a vedere stì toscani/polentizzati quanto gliela fanno pagare. Secondo me di più..
    O la pallina di gelato (buonissimo)che vendono a 3 euro in Città Alta.

  9. Caro Franco,da uomo del Sud,fortemente motivato a non guardare dall’altra parte che quasi sempre è quella sbagliata,conforto la tua tesi come sacrosanta.Dovrai però perdonarmi per la lungaggine.Tralascio l’episodio della bottiglietta d’acqua in quanto la tua severità è stata enfatizzata dalle note di chi mi ha preceduto.Invece da quel Sud che aspetta tutto dall’alto,mi dissocio,in particolare tratterò la Puglia,la Terra che mi ospita.
    La Puglia così lunga,così piena di contraddizioni,dove ogni forma di coltivazione si sposa con il Sole ed accusa una sete perenne.Questa Terra ancora oggi riesce a suggestionarmi,sia per le risorse paesaggistiche che per le sensazioni gustative trasmesse dai suoi cibi millenarii,ma lo stesso trasporto mi è negato nell’intreccio
    con il presente.Se mitologicamente Ercole traeva l’energia per affrontare le sue fatiche dalla purea di fave,io non trovo cibi così corroboranti che mi aiutano a rendere meno indigesti alcuni comportamenti,impera la pigrizia e la voglia di non fare ,proprio dove i tratti distintivi erano l’operosità,la laboriosa vivacità e l’attitudine al sacrificio.Un modo per conservare la storia,la cultura,la tradizione è quello di abbandonare le ideologie,tenendo ben salda la proiezione nel futuro,magari con più semplicità,alla ricerca di una strada comune atta alla lettura e interpretazione dei correttivi da adottare.A me non basta più,che un mio amico scrive:”il grande Nichi,i fondi li ha utilizzati tutti”,io gradirei avere anche la certezza che quei fondi siano stati spesi bene.Se sono obbligato a dover esprimere un mio pensiero,io asserisco che quei fondi poi così bene non sono stati spesi.Abuso ancora un pò e riporto ancora una mia frase che non mi stanco di ripetere:Abbiamo bisogno di tanti amici che vedono la Puglia come Terra di riscatto come autentica Madre e non come una matrigna alla quale spillare qualche spicciolo.Grazie!!

  10. Caro Vittorio, hai ragione, forse, ripeto forse, andavano spesi meglio.
    Ognuno ha le proprie sensibilità, priorità. Come e dove spendere i soldi è una scelta perfettamente politica, come tale opinabile.
    A me per esempio piace molto che la Puglia abbia speso tanti soldi per far fare i master a migliaia di laureati ed abbia anche favorito il territorio come base per riprese cinematografiche e di fiction.
    Rimane però il fatto che da un recente passato di soldi ritornati indietro perchè non spesi almeno adesso non tornano più indietro. Certo, questo non deve bastarci, dobbiamo pretendere che sia fatto di più e meglio.
    Poi pochi come me e Vittorio vedono la Puglia come terra di riscatto. Io la amo perdutamene da anni. Mi ci sono voluto trasferire e qui ho faticosamente impiantato la mia attività. Non mi sono mai pentito, anzi, sono ogni giorno più contento delle mie scelte passate.
    .
    Ciao

  11. Caro Luciano,normalmente non corro dietro i politici,di Nichi ho una sostanziale stima,purtroppo per lui e per noi,la sua squadra non ha certo brillato,e alcune conferme mi convincono poco,quindi mi dovrai perdonare se tralascio la politica e parlo di Puglia.In breve,credo due anni fa ho confezionato uno studio per un giornale di una importante associazione,trattava dei prodotti agroalimentari più venduti nel mondo,credo che ti sorprenderai ancora oggi nell’apprendere che nei primi dieci la Puglia performava otto come leader mondiale di produzione,uno con scarsa presenza ed uno con assenza,quello assente è il riso se tenessimo conto che solo per scarsa conoscenza questo avviene,difatti ormai nelle moderne tecniche il riso viene coltivato in secco,immagina il Tavoliere delle Puglie,capirai che la performance salirebbe a nove.Ora come allora io mi domando,è avvertibile tutta questa ricchezza?Forse vi sono persone sbagliate nei posti giusti e viceversa.Ciao!!

  12. All’Heineken Jammin Festival di Mestre, profondo Nord, nel Veneto di Luca Zaia, una bottiglietta d’acqua da 0,500 lt. costava 2 euro. Scusa Franco, ma il problema del prezzo dell’acqua in bottiglia non è certo un problema solo del sud.

  13. Concordo pienamente con Corrado,viaggio spesso per lavoro e posso affermare con certezza che in tutti gli aeroporti d’Italia nei quali sono stato l’acqua in bottiglia da 0,5 l ha un costo che oscilla tra 1,5 e 2 euro.
    Il problema,secondo me,sta nel fatto che ci sono 2-3 grosse catene che tendono a monopolizzare i bar nei luoghi pubblici(aeroporti,autostrade,etc…)e creano un vero e proprio cartello dei prezzi.Giusto per la cronca,a Milano Linate in tutti i bar delle aree imbarchi per un tramezzino confezionato(marca Negroni) e una birra da 33 cl(Baffo D’oro)si spendono € 9,50!(4,5 € per il primo e 4 € per la seconda).Nei supermercati lo stesso tramezzino costa 2,5 € e la stessa birra 1,30 €!!!Per non parlare dell’acqua:in questi bar quella minerale(S.Pellegrino o Panna)in bottiglia da 0,75 l costa ben 2,30 €!

  14. Caro Franco, sulla bottiglietta si è ampiamente dissertato ed aggiungo che la ditta Milanese che gestisce oggi il servizi bar presso l’aeroporto di Bari Palese fece fuori a suo tempo una impresa locale con metodi su cui preferisco sorvolare per evitare querele!

    Sulle improvvide dichiarazioni di Tremonti preferisco glissare poichè AMMESSO CHE QUANTO LUI DICHIARA SIA VERO, e non vi sono prove in concreto visto che molto spesso i fondi europei non vengono utilizzati per la mancanza dell’obbligatorio cofinanziamento STATALE e REGIONALE, MA SOPRATTUTTO PERCHE’ NON CAPISCO IL MOTIVO PER CUI LUI SI ACCORGA SOLO OGGI, CHE DEVE FAR DIGERIRE UNA MANOVRA LACRIME E SANGUE, DI QUESTO STATO DI COSE, E PRIMA DI QUALE PAESE FACEVA IL MINISTRO DELLE FINANZE?
    Infine,devo purtroppo rimproverare il mio amico Vigna, che come al solito, prende PER MALE le dichiarazioni del centrodestra e PER BUONE quelle del centrosinistra, NON E’ AFFATTO VERO CHE NIKI ABBIA SPESO TUTTE LE RISORSE COMUNITARIE, il comparto Agricoltura ha una quota di risorse non utilizzate DA RECORD, negli ultimi anni, NON PER MANCANZA DI FINANZIAMENTO ma per cronici ritardi delle strutture sottodimensionate e per una totale incapacità decisionale sulle strategie e sui settori da sostenere. Quando vorrai Luciano ti mostro numeri e dati di fatto non CHIACCHIERE PROPAGANDISTICHE!

  15. Come ti capisco, è il Sud da cui sono fuggito nel 1984 e al quale non intendo far ritorno, se non per puntate brevi. La cialtroneria del Sud è vera, non l’ha inventata Tremonti. Nulla di offensivo: è la verità. Ci sono tante belle e brave persone, nel Sud, ma nell’insieme il quadro è desolante. Qualcosa però sta cambiando, non so bene se in meglio, ma qualcosa pur si muove. Quanto a bellezza e fascino, il Sud attrae. Però quanto sporco in giro, nelle campagna. Quanti malaffari legalizzati, con strutture e colate di cemento inutili…
    Luigi Caricato

  16. @Luigi fai malissimo a generalizzare, io contrariamente a te appartengo ad una famiglia di emigranti di ritorno, sono nato a Milano, dove mio padre lavorava negli anni ’60 ed il suo sogno era quello di tornare, è tornato, si è realizzato ed oggi diamo lavoro, in piena legalità a più di un centinaio di persone, certo, magari abbiamo fatto più fatica di quanta ne avremmo fatta al nord ma non è nel TUO nord che si nascondono i TANZI, I TRONCHETTI, GLI ZUNINO e compagnia cantando? ma di cosa stai parlando?

  17. Non generalizzo, ma vivo sulla mia pelle il dramma del Sud. Non vivo a Milano per vocazione, ma perché mi considero un “esule”, non accetando il Sud con la sua inarrestabile deriva verso cui continua a dirigersi.
    E’ questione di punti di vista? Non credo.
    La realtà che io vedo non la si può cambiare.
    Certo, è tutta l’Italia che è corrotta, ma qui non ne faccio una questione di corruzione, e nemmeno mi riferisco all’incidenza delle mafie sulla vita pubblica. Guardo altrove: mi riferisco a un atteggiamento rovinoso tipico del Sud.
    Sono rientrato da pochi giorni dal Salento, dove è stata inaugurata la “Casa dell’Olivo”, la prima oleoteca in Italia, a Leverano, in provincia di Lecce.
    Un centro culturale nato per dare una scossa al Sud, senza aiuti pubblici, una sana inziiativa privata.
    Cosa è accaduto? Che sono giunte bottiglie (tante, tantissime) per l’esposizione alla mostra permanente, ma in gran parte provenienti da aziende del centro-nord, poche invece quelle del Sud, terra sempre diffidente, malevola, con i vari “ducetti” dell’associazionismo che non hanno trasmesso volutamente l’invito ai propri associati, o che espressamente hanno cercato di frenare l’iniziativa.
    E’ solo un esempio. Vogliamo negare questa realtà, questo atteggiamento iodiota pur così abituale e frequente nel Sud?
    Sono anni che stimolo il Sud, ma non ricevo risposte. E’ un Sud dormiente e chi vi lavora deve lavorare il doppio e il triplo per portare un risultato che altrove si otterrebbe con minor fatica e spreco di energie e risorse.
    E’ questo atteggiamento continuamente ostativo, di apatia, di immobilità, di azzeramento dei propri talenti (costretti ad andare via pur di avere spazi), che gfa molto male e deprime ogni buona intenzione.
    E’ una realtà che non la si può negare e che è ormai l’impronta digitale del Sud.
    Vogliamo negare questo atteggiamento autolesionistico del Sud? E allora dove sarebbe la questione meridionale? E’ tutta una invenzione, forse?

  18. Signor Luigi ,chiedo scusa ma mi spiega perche’ lei é scappato dal Sud al Nord ,non ha alcuna intenzione di ritornarci ,ma,continua a “stimolare” la Puglia? Noi ci viviamo, e’ una terra che amiamo.
    A fatica (doppia) riusciamo ad emergere e combattiamo per sfatare questi atteggiamenti di estrema convinzione nei nostri confronti.
    Purtroppo siamo sempre nel mirino di certe categorie che per emergere affossano il Sud.
    Ci sono problemi ben più gravi di una bottiglietta d’acqua,al Sud come al Nord.E’ l’Italia che non va e noi Pugliesi siamo stanchi di essere i capi espiatori.Scusate lo sfogo ma amo la mia terra e combatto per far si’ che cresca.

  19. Quantomeno in Puglia quando ti vendono una bottiglietta d’acqua a €1,45 (prezzo deciso da un’azienda del nord),hanno la buona educazione di sorridere anche a chi ha un accento diverso, cosa che purtroppo al nord non accade molto spesso nei confronti dei meridionali che magari quella stessa acqua la vanno a pagare anche fino a €2,50/3,00…in quanto a cialtronaggio, il governo delle escort, dei bavagli e delle smentite quotidiane, ha poco da parlare!

    • non pensavo proponendo questo post, che la si dovesse buttare sulla politica e sul consueto, ormai prevedibile e stucchevole, tiro sul governo. I miei argomenti, le mie considerazioni erano altre e invito, chi volesse intervenire, a non andare fuori tema. Grazie

  20. Caro Franco,
    al Sud, come in altre regioni in Italia, il problema dei Fondi Comunitari non spesi non è ascrivibile a questa o quella parte politica. Si tratta invece della palese dimostrazione di un’evidente assunto: i Fondi non sono pensati dai governanti regionali come mezzi di sviluppo economico e sociale del territorio, bensì come strumenti di proselitismo politico e partitico. Ne discende che la virtù degli eletti (maggioranza e opposizione) non sta nel convergere gli sforzi verso la pronta utilizzazione delle risorse comunitarie, semplificando e velocizzando le procedure di bando, valutazione e assegnazione; bensì nell’accaparrarsi quote d’influenza sulla destinazione degli stessi.
    In tal modo si spacca la comunione d’intenti (spendere) e scendono in campo altri comportamenti premianti (ritardare, ostruire o addirittura boicottare per poi additare d’incapacità chi governa).
    Io credo che il mondo dell’informazione sia in forte ritardo rispetto a queste dinamiche, poichè i cittadini vengono informati solo quando è troppo tardi, o quando i casi diventano eclatanti.
    Fornire informazione e trasparenza in ogni fase amministrativa, dall’impegno della risorsa alla sua spesa effettiva, gioverebbe moltissimo anche alla formazione delle proprie considerazioni politiche oltreche alla democrazia in generale.

  21. Sottoscrivo integralmente, perchè veritiero, quanto detto da Perrucci, che ben ha capito la dinamica del fenomeno. Io l’ho più volte denunciato nei miei articoli, ma essendo il tema, ahinoi, abbastanza tecnico e complesso, non sempre viene seguito dall’opinione pubblica con l’interesse e l’approfondimento che meriterebbe. “Accaparrarsi quote d’influenza sulla destinazione degli stessi” è un’espressione scultorea che fotografa alla perfezione la realtà. Aggiungo che tale accaparramento avviene mediante l’inserimento nelle procedure di agevolazioni o complicazioni burocratiche inaggirabili se non da parte dei predestinati.

  22. Il problema dei fondi inutilizzati “non e’ ascrivibile a questa o quella parte politica”. Verissimo, percio’ mi unisco all’invito di Franco affinche’ quelli che la stanno buttando addosso stavolta a Vendola come a quelli che non sanno far altro che buttarla addosso a Berlusconi e Tremonti la smettano di forzare materie di cui evidentemente non s’intendono proprio. Sono le regole di accesso alle gare per accaparrarsi i fondi pubblici che fregano gran parte delle regioni meridionali, perche’ “pretendono” ditte fondate da qualche anno prima e non fatte apposta per partecipare alle gare e spartirsi i soldi, “pretendono” che siano almeno tre (in certi casi anche di piu’), “pretendono” che siano visitabili, valutabili da commissioni di esperti e tutta una serie di altre garanzie di serieta’ e di solidita’ che in meridione nell’imprenditoria di progetto e di cantiere non si trovano dappertutto. Troppi intrallazzi quando non c’e’ la delinquenza, troppo pressapochismo quando non c’e’ l’impreparazione, troppi patentini e referenze inconsistenti, poca tecnologia e costi dunque elevati, insomma la colpa semmai piu’ che ai politici (i quali ci guadagnerebbero una marea di voti dalla distribuzione di tante ricchezze, perche’ diventerebbero opere pubbliche visibili e fruibili) e’ ascrivibile alla debolezza strutturale che in meridione e’ diffusa dappertutto. E non e’ emersa da quando c’e’ Berlusconi, ma e’ dal dopoguerra che il meridione viene rapinato di risorse, impoverito da un giogo di incapaci che assumono le cariche pubbliche e che vincono non si sa come (anzi si sa benissimo) i concorsi, insozzato da una delinquenza organizzata che rimane la prima azienda locale e comunque la piu’ efficiente ed intraprendente.
    Riportare il meridione ai fasti economici, finanziari, tecnologici, culturali precedenti l’Unita’ d’Italia e che servirono ai Savoia per rinsanguare un poverissimo regno di Sardegna, non e’ per niente facile dopo centocinquant’anni di sfracello. Ci sono state decine di milioni di emigrati, quasi tutti quelli che avevano braccia svelte e cervello fino dovettero andarsene dai loro paesi impoveriti per piu’ di mezzo secolo, rimasero in gran parte solo i vecchi, i deboli, i poveri e questa situazione d’impoverimento ha pesato per generazioni e generazioni. Quando nel resto del Paese si costruivano strade, ponti, ferrovie, ospedali, enti assistenziali, scuole, fabbriche, qui vigeva la legge della lupara e nessuno poteva muovere un dito, percio’ sono rimasti indietro, abbandonati dallo Stato. E’ inutile negare che una situazione del genere sia degenerata al punto che ci vorra’ perlomeno altrettanto tempo per risolvere la questione meridionale. Qualcosa si muove, ci sono aziende modello, ma sono ancora troppo poche e nel settore pubblico non venitemi a dire che c’e’ un modello di efficienza… pero’ ci si deve battere sfruttando le nuove leggi, che sono sempre piu’ mirate a creare condizioni di sviluppo e parlo non soltanto di quelle dell’epoca Berlusconi, ma anche di tutte quelle perlomeno dopo tangentopoli. Ammiro chi ci riesce, del resto nel campo agricolo e nel settore vinicolo troviamo delle situazioni davvero modello e comunque in sviluppo e ci sono dei post in questo blog che fa davvero piacere leggere. Ma basta dare addosso all’avversario e soltanto per partito preso. Franco non merita di essere tradito così da nessuno dei suoi commentatori.

  23. Vorrei dire la mia in merito ai due argomenti citati ovvero i costi esorbitanti di un bene fondamentale (l’acqua) e la cialtroneria presunta dei meridionali.
    Una bottiglietta al nord come al sud costa mediamente 0,50 centesimi da supermercati a distributori automatici. Prendendo la stessa bottiglietta presso i bar costa anche € 1,00 ed in casi limite oltre. Nel caso specifico del bar presso l’ aereoporto di Bari Palese – gestito da società non meridionale – quali colpe dovremmo avere noi del territorio per simili commenti ( apprezzo inoltre l’idea di utilizzo fonti minerali del luogo: gaudianello, cutolo, itala etc al posto di plin plin, levissima e compagnia) Forse un tema da discutere potrebbe essere un codice di onore da condividere fra tutti coloro che somministrano bevande o cibi al pubblico – mi limito nel commento per non tirare in ballo auto grill e simili.
    Infine; argomento in parte a me ostico, la politica, il luogo comune che i meridionali politici siano tutti inidonei alla gestione del pubblico patrimonio. I media diffondono spesso tali notizie dimenticando forse che la nostra natura ci rende di fatto mutevoli pertanto, io credo, nel corso della storia capita che i furbi saltino fuori e adesso ci tocca difenderci.

  24. Per Anna Tasselli: la Puglia non è capro espiatorio di nessuno. E nemmeno il Sud.
    I nemici veri del Sud – quelli che non lo amano e remano contro – sono dentro e non fuori.
    Non è dal Nord, dunque, che il Sud deve difendersi: il Sud deve difendersi da se stesso, dalla sua gente.
    Si è mai chiesta perché la gente del Sud quando va al Nord raggiunge grandi obiettivi?
    Perché c’è un ambiente che non ostacola il successo personale. Tutto qui.
    La fuga? Io non sono scappato dal Sud, ma per il mio benessere personale ho preferito un ambiente capace di valorizzare il mio talento.
    Io amo le grandi battaglie, ma quella di liberare il Sud dalle proprie ombre è una battaglia persa in partenza.
    Il Sud lo si può cambiare da fuori, non da dentro. Andrebbe in verità lasciato alla deriva, perché solo precipitando nel baratro può dimostrare di avere il coraggio di rialzarsi.
    Due esempi.
    I vini del Sud: perché solo ora sono venuti alla ribalta i grandi vini del Sud? E in passato? Che faceva la gente del Sud con i suoi vini?
    Lo stesso vale per gli oli di oliva: è il centro-Nord che ha trascinato come al solito il Sud, vantando prezzi sul mercato nettamente superiori e valorizzando al meglio un alimento così peculiare; solo che a differenza del vino, il Nord che produce l’olio di oliva non ha i grandi volumi del Sud, quei grandi volumi che possono concretamente consentire all’Italia olivicola di rialzare la testa.
    Non è un caso che le aziende di marca dell’olio abbiano quasi tutte sede nel centro-Nord. Ci sarà pure una ragione, non le pare?
    Lei continua a credere che il Sud non abbia colpe?

  25. La gestione Autogrill sulla Milano Venezia
    risiede sicuramente nel Salento, e quella
    dei ristori al Vinitaly nella Daunia.
    Visti i prezzi senza dubbio.

  26. Ovviamente non è qui che risolveremo la questione meridionale però ribadisco quanto detto, non si può generalizzare e sono daccordissimo con Gregory Perrucci che i fondi non spesi non sono il problema di una sola parte politica. Detto questo, scontiamo ancora nella gestione della pubblica amministrazione una concezione Borbonica, non esiste il servizio pubblico ma il suddito pubblico. Detto questo però il Sud si cambia da dentro e da fuori caro il mio Caricato. Non ci fossimo noi, qui in trincea, a ben poco servirebbe il suo “amore” da fuori!
    Pensi un pò a quello che fa Libera. La critica è necessaria, l’autocritica di pochi, si rilegga quello che ha scritto nel suo primo intervento forse ne trarrà spunti di riflessione e capirà che nello sparare a zero sui suoi conterranei lei è molto più “meridionale” di quanto cerchi di non sentirsi.

  27. Ho già detto la mia sulla pagina facebook del Sig Ziliani (http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#!/franco.ziliani?ref=ts)

    Ma fa sempre piacere discutere e scambiarsi opinioni se servono a cercare di capire di più, con la convinzione che nessuno è portatore di verità assolute o difensore di posizioni come fossero dogmi.
    Il termine “questione meridionale” fu usato la prima volta nel 1837, oggi siamo nel 2010, ritenendo per certo che le persone che hanno scritto prima di me e dopo sono tutte persone per bene e dotate di una propria inteligenza, non ci sfiora il dubbio, che a parte una atavica allergia meridionale alla “cooperazione” in genere, non ci sia stato in passato ed ora diventato abitudine un certo comportamento da una parte del paese più ricco (per rimanere tale) un sistematico comportamento “falloso” nei confronti di un’altra parte? Essere diversi e distanti sopratutto in passato è una realtà un Piemonte lontanissimo e francese, un Sud africano -greco mediterraneo, lingue, mentalità e culture (cibo) diversissime. Come si spiega una Calabria, che col suo mare e i suoi monti farebbe impallidire in un sol attimo luoghi come rimini e riccione, lasciata ancora senza strade, con una ferrovia che passa sulla spiaggia e alla mercè della mafia? Come spiegare migliaia di km di costa e il prolungarsi nel mediterraneo del nostro sud, non essere epicentro degli scambi marittimi, come spiegare che non solo qui non ci è data l’alta velocità ma per fare Bari-Napoli devo cambiare treno, come si spiega che per andare in vacanza volo fino a milano, per poi ripassare sopra la mia puglia per andare magari in marocco?
    invece di essere il naturale smistamento di voli per il bacino mediterraneo, a chi spiegare che una parte dei soldi della cassa del mezzogiorno sono andati ad aziende del nord. E come non ricordare quante braccia e cervelli meridionali hanno fatto le super aziende del nod italia, e quando si importa grano del canada certo non si fa danno a Vercelli, ma al nostro tavoliere, o frutta dall’africa La beffa, lo schiaffo lo prende sui denti sempre il sud. Poi se questo cè lo meritiamo o meno è un altro paio di maniche.
    Non per questo non amo l’italia tutta, ma il sud, e per me la Puglia dal barocco del salento fino alle tremiti, col suo primitivo e minutolo, i coni bianchi dei trulli, e il capocollo di martina, la valle d’itria in primavera il sole, il mare, l’ospitalità, il campanilismo, i castelli Federiciani (anche Lui ha scelto la Puglia) ed i suoi cialtroni. Siamo fatti cosi il nostro DNA si è adattato ad arabi, spagnoli, turchi, francesi e financhè i Piemontesi, e invece di ribellarci, cosa abbiamo fatto?….. filosofeggiato abbiamo coniando il vecchio detto: METTI IL CIUCCIO DOVE VUOLE IL PADRONE. Siamo proprio dei meridionali.

  28. Per Beniamino D’Agostino > il “suo” Caricato si sta divertendo molto: lei alla fine converge sulle mie critiche, riconoscendo i limiti del Sud, solo che non accetta le posizioni di chi “fisicamente” non è sul luogo – “in trincea”, lei dice.
    Ma non le sembra che si possa essere in trincea anche quando si scrivono – come nel mio caso, essendo un giornalista – degli articoli di denuncia?
    O bisogna forse essere fisicamente nel Sud per essere considerati meritevoli di considerazione?
    Con i miei articoli, duri per vocazione, mi sono inimicato i potenti del Sud (e di questo mi importa poco, perché io non ho un atteggiamento servile: ho la schiena diritta, come si dice), e questo non è forse essere in trincea?
    O bisogna forse calpestare il suolo meridionale per essere riconosciuto figlio legittimo del Sud?
    Io la mia parte la faccio, salvo incontrare sulla mia strada dei pecoroni che hanno paura di compromettersi. Ho stroncato un pessimo libro sull’olio finanziato dalla Regione Puglia, con addirittura foto a tutta pagina che riproducevano olive sporche di terra: bell’investimento di denaro pubblico, con pesanti errori di comunicazione!
    La recensione non è mai andata in onda, su una emittente televisiva pugliese con cui collaboro!
    Bell’esempio di coraggio da parte del Sud. Il testo di quella recensione l’ho poi pubblicato altrove…
    E’ solo un esempio.
    Lei cita “Libera”. Oh, sì, bella iniziativa, peccato che l’idea sia partita dal Nord, da don Luigi Ciotti. E dov’è l’anima pulsante del Sud che lei difende?
    Due o tre anni fa moderai un convegno al Vinitaly relativamente a un consorzio che raggruppava a sua volta i consorzi di tutela dei vini del Salento: tanti proclami e poi nulla, flatus voci.
    Allora mi permisi di dire: ora sarete subito operativi?
    Risposta: no, non abbiamo nulla in cassa, partiremo quando ci darannno dei finanziamenti.
    E se non ve li daranno?
    Risposta: non partiremo.
    Bella storia, edificante. Ma non esiste l’idea di tirar fuori dal proprio portafogli un po’ di euro e decidere di essere sganciati dalla solita logica degli aiuti pubblici?
    Ma quando crescerà il Sud che lei difende tanto orgogliosamente stando in trincea?
    Lei, probabilmente senza accorgersi, mi da’ anche del “meridionale” per offendermi.
    Si è reso conto che lei utilizza involontariamente l’espressione “meridionale” in termini velatamente offensivi?
    Coraggio!

    • Luigi, il mio caro amico Beniamino é profondamente meridionale e pugliese e nemmeno lontanamente potrebbe utilizzare l’espressione “meridionale in termini velatamente offensivi”… Tanto per la precisione

  29. Intervengo e mi accodo a quanto scritto da Luigi Caricato, solo per riportare l’esperienza di un amico lucano, conoscitore diretto, quindi, delle realtà di quel territorio, a proposito dei produttori che intervengono alle manifestazioni locali per la promozione dei vini del territorio.
    E’ capitato più di una volta, pare, che un produttore abbia rinunciato a partecipare perché “sarà presente anche Tizio o Caio”, e magari anche solo per invidia, gelosia o rivalità (ma de che…?!?) si perde un’occasione per far del bene non solo a lui, ma anche alla sua terra.

  30. @D’Agostino: per cortesia, smettiamola – proprio noi meridionali! – di tirare in ballo i Borbone. Non abbiamo ereditato proprio nessuna concezione borbonica della burocrazia, che è stata interamente piemontesizzata. Il cavalier Sacchi, direttore delle Contribuzioni e del Catasto del Regno di Sardegna al momento della conquista, lodò l’organizzazione burocratica delle Due Sicilie per la sua efficienza e semplicità, e arrivò a proporne l’adozione per il nuovo regno. Smettiamola, dunque, di cercare troppo indietro nella storia le cause della nostra minorità, che sono assai più recenti.
    @Caricato: dovrebbe sapere che le grandi imprese del nord imbottigliano olio d’oliva spagnolo (l’hanno sempre fatto), e ora greco e turco. Ovviamente non mi riferisco all’olio spremuto da olive liguri o del Garda, che però raggiunge prezzi ben maggiori, doppi o tripli. La pratica di comprare olio spagnolo e venderlo per italiano risale almeno alla guerra civile spagnola, quando la disastrosa politica agraria fascista depresse l’olivicoltura e la viticoltura pugliese, che era prima in grado di raggiungere volumi inusitati.
    @Ziliani: col dovuto rispetto, non si risenta se qualcuno la butta in politica: è stato lei a citare in prima istanza Giulio Tremonti, uomo di specchiata onestà intellettuale, che ha cercato con la sua furbata di spaccare il fronte delle regioni. Non bisognerebbe guardare i fondi europei spesi, ma quelli impegnati a lungo termine: non tutto si costruisce in meno di un anno. E poi, se Tremonti avesse un po’ di pudore tacerebbe, dopo aver in passato illegittimanente bloccato i FAS e averli deviati a pagare le multe per le eccedenze del latte padano. Salvo quattro miliardi di euro, restituiti alla Sicilia con grande risonanza mediatica, in seguito agli strepiti e alle minacce di costituzione di un “partito del sud”.

  31. E’ proprio vero, caro Francesco Ferraro, quello che dici nel consiglio a D’Agostino (che saluto sempre con piacere perche’ in quel di Gravina fa uno dei migliori vini bianchi d’Italia) a proposito del luogo comune sull’amministrazione borbonica. Si usa davvero a sproposito ed in senso spregiativo l’aggettivo borbonico, tanto che anche noi settentrionali dovremmo informarci meglio su quanto invece fosse efficiente e ricco il Regno delle Due Sicilie prima dell’invasione piemontese che provoco’ un immediato impoverimento e di conseguenza una tragedia immane: decine di milioni di emigranti. Lo sa tutto il mondo, si scandalizzarono tutti e noi non ce ne vergognamo? Un territorio saccheggiato e disastrato, ridotto peggio della Moldova di oggi, ma con fior di pennivendoli, giullari del potere e poetastri che reggevano il moccolo scrivendo le lodi dei Savoja negli abbecedari, pur sapendo delle stragi operate da criminali di guerra come Bixio e Cialdini. oggi c’e’ il Web e non si riesce piu’ a tener nascosto cio’ che i bisnonni ed i nonni sapevano perfettamente ma non potevano dire, pena le bastonate sotto il fascismo quando si asservì ai Savoja. Andate ad informarvi bene su quel che hanno combinato nel meridione prima di dire sciocchezze sui meridionali. Bisogna ricostruire un Paese partendo dalla comprensione della sua realta’ e di come e’ stato ridotto, perche’ poi e’ vero che ci sono anche i cialtroni, quasi tutti pero’ servi del potere costituito, sia legale che illegale (perche’ laggiu’ e’ inutile negare che esiste la prima azienda d’Italia, la mafia, con oltre centomila dipendenti e un bilancio pari a un decimo di quello statale). Ma e’ proprio da chi cialtrone non e’, da gente per esempio come D’Agostino (e non solo lui, infatti mi fa piacere che Franco ne citi tanti altri, uno alla volta, nei suoi reportage) che si deve partire per poter guardare con fiducia al futuro. Abbiamo il dovere, noi settentrionali, di non lasciarli soli e di contribuire affinche si riparino i torti che hanno subìto fin dal 1860. A quelli rimasti, perche’ decine di milioni con i loro eredi ormai sono definitivamente in Argentina, Uruguay, Belgio, Francia, Germania, USA e non tornano certo indietro piu’.

  32. … con toni scherzosi torno sull’argomento meridionale e Pugliese in particolare (la california del sud), tra le tante argomentazioni qui affrontate, tutte giuste, dobbiamo aggiungere dolenti una “malattia” che è prettamente nostra e a cui non so dare risposta ne storica, ne motivazionale, ma che ci rende deboli, anzi debolissimi: la totale assenza dello spirito cooperativistivo.
    Siamo totalmente privi, si guarda con sospetto alle società, anche tra fratelli, non si crede nelle cooperative, nei consorzi, a meno che… non siano fonte di finanziamenti.
    Andiamo in fiere enogastronomiche o turistiche spesso come in diaspora, divisi tra vari stand. Creiamo spesso grandi imprese (resort 5stelle, grandi vini, squisiti oli, formaggi e salumi, ortofrutta ecc.), investendo tantissimo idee, soldi, tempo, ma poi risparmiamo come piccoli bottegai sulla comunicazione, su internet, sul presenziare negli eventi, su gli uomini e collaboratori giusti. Dimentichiamo i nostri più antichi prodotti di questa terra, e poi vengono da altrove i grandi gruppi (sia associazioni enogastronomiche blasonate che produttori)a dirci che questi vecchi vigneti poi non sono tanto male, che tale cipolla o pane vanno salvaguardati e noi…ringraziamo di cotanta bontà d’animo…gratuita.
    Ecco questa è la nostra vera colpa, non riconoscere ancora che da soli non vi va avanti. Che insieme si è più forti, e indipendenti sia dai mercati che dalla politica.

  33. Per Francesco Ferraro > il nostro Paese ha sempre importato olio dall’estero, sin dagli antichi Romani; e continuerà a importarne perché da una parte ha un alto consumo interno, dall’altra vanta un’alta quota destinata all’export.
    Siamo d’altra parte deficitari, sul fronte degli oli di oliva – e mi riferisco a tutte le categorie merceologiche.
    Per essere precisi, non solo le grandi imprese del Nord, anche le aziende di marca del Sud confezionano olio non italiano.
    Tutto ciò non è un’anomalia. Non c’è da scandalizzarsi.
    Certo, se Puglia e Calabria incrementassero le produzioni di olio extra vergine di oliva sarebbe una cosa buona e giusta. Si acquisterebbe meno extra vergine dall’estero.
    Tutt’ora le quote di olio lampante, ch’è un prodotto di bassa qualità non commestibile in quanto tale, restano piuttosto elevate. C’è da chiedersi il perché il Sud non si sia ancora convertito alle produzioni di qualità.
    Inoltre, va precisato che diverse aziende impropriamente ritenute del Nord – Carapelli, Sasso e Bertolli – appartengono in verità al gruppo spagnolo Sos.
    Il mercato dell’olio è più complesso di quel che appare, e il futuro, purtroppo, non è tanto roseo, mancando di fatto una progettualità.
    La Spagna ci surclassa, e noi stiamo arretrando pesantemente, su più fronti

  34. Divagando arriviamo all EVO ed è con tono scherzoso che mi rivolgo al Sig Luigi Caricato… la Puglia sa fare grandissimi oli, ma…ma per un lungo periodo (che in parte continua)ha adeguato la sua produzione ai gusti dei clienti (sembra strano le nostre stesse”casalinghe” pugliesi)gusti che non capivano e non capiscono che ad esempio il piccante e l’amaro di alcuni nostri oli sono come il luccicare per l’oro. Cosa voglio dire, ritengo, ma è un parere personale che è giunto il momento che se si vuol avere soddisfazione e produrre di qualità devono incentivare tutti quei sistemi di comunicazione (workshop – degustazioni guidate – corsi introduttivi) come è stato e continua nel mondo del vino, ed educare o magari far innamorare i consumatori, creando in loro tanti piccoli “opinion leader” che contribuiranno alla diffusione del nostro olio. Banchi di degustazioni con serata di “gala” perla premiazione aperta al pubblico, insomma parlarne parlarne parlarne e non chiudersi nei gabinetti di degustazione delle camere di commercio.
    Siamo lontani ancora da concepire oli diversi per piatti diversi dolce e delicato su un branzino, forte piccante, con sentori erbaci e amaro pronunciato per un piatto di verdura (cicorielle) cotte.
    L’altra faccia della medaglia è che i signori frantoiani devono capire l’innovazione tecnologia giusta ed equilibrata ormai è essenziale, l’uso dei gas inerti in alcuni paesi ad esempio è già prestoria,

  35. Per Giuseppe Barretta > qualche speranza di cambiamento c’è: è da segnalare la lodevole iniziativa – strettamente privata – della recente apertura, con inaugurazione lo scorso 3 luglio a Leverano, in provincia di Lecce, di una “Casa dell’Olivo – Oleoteca d’Italia” in cui si svolgerà tutto ciò che era necessario organizzare non ieri o l’altro ieri, ma trent’anni fa. Non solo workshop – degustazioni guidate – corsi introduttivi, ma turismo nei luoghi produttivi e viaggi studio in tutte le regioni d’Italia e all’estero, sempre nel nome dell’olivo e dell’olio. Ciò ch’è sorprendente, è che l’iniziativa è espressamente privata e non pubblica, ed è partita senza la solita questua di finanziamenti. E’ un segnale positivo da sostenere: http://www.casadellolivo.it

  36. Visto che siamo finiti sott’olio, mi viene da sottolineare che si tratta di questione che travalica la “questione meridionale” nostrana. L’olio è una manna per l’industria che è molto ben rappresentata a Bruxelles – là dove si fanno i regolamenti che permettono di non dire al consumatore la vera verità.

    Questione annosa, complessa, apparentemente irrisolvibile: per anni si è fatto in modo che i consumatori non conoscessero (e perciò non potessero apprezzare) il vero sapore dell’extravergine; complici tutti quelli che nominalmente avrebbero il compito di tutelare i produttori (quelli che hanno gli oliveti, raccolgono le olive, le portano a frangere, …).

    Sull’olio si è fatto soprattutto politica (a nord come a sud: i vizietti non cambiano nel paese troppo lungo), si è speculato in modo indegno, NON SI SONO FATTI GLI INERESSI DEI CONSUMATORI NE’ DEI PRODUTTORI.

    Ma si tratta di un mercato (quello del condimento)enorme, con interessi mondiali: chi li tocca rischia grosso.

    ps: scusa Franco: sono andata anch’io fuori tema, ma l’olio è un argomento rovente, su cui questo blog e la tua energia potrebbero fare molto! Ciao.

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