Rumors a Montalcino: una storica azienda passa ad un notissimo industriale del vino…

In questi giorni a Montalcino non si discute d’altro. Tutti ne parlano.
E’ la notizia, anche se per il momento bisognerebbe limitasi a definirlo il rumor, diffuso, accreditato, fondatissimo, che fa apparire tutte le altre datate e prive d’interesse.
Di cosa si tratta è presto detto. Sto parlando del passaggio di mano, è da capire se acquisto in toto o di una parte considerevole del pacchetto azionario, di modo da assicurare il controllo della situazione, ed il pieno potere decisionale, di una storica azienda produttrice di Brunello, dotata di una considerevole estensione in ettari.
Passaggio dalle mani della famiglia che l’ha sempre condotta, per molto tempo, a quelle di un notissimo industriale del vino.
Un personaggio che anche se negli ultimi decenni si è dotato di una serie di aziende agricole dislocate in alcune regioni italiane, vede la propria storia e la propria fortuna e tuttora il core business aziendale legati all’attività di grande imbottigliatore di volumi importanti di vino prodotti nella regione, settentrionale, dove opera.

Un certo obbligo di riservatezza mi costringe a non dilungarmi nei particolari. Confermo però, come lo stupore sempre in aumento, telefonata dopo telefonata che ricevevo che m’informava dell’operazione in corso, che si tratta di una notizia del tutto fondata, visto che a Montalcino, da circa un mese, è già stato avvistato un personaggio di fiducia del nuovo proprietario della celebre tenuta (dall’immagine e dal prestigio decisamente in calo) che avrà il ruolo di dirigere le operazioni e di provvedere a tutte le ristrutturazioni e riorganizzazioni delle svariate attività legate all’azienda. Una cosa è certa: dopo questa acquisizione e questo arrivo di un personaggio del genere a Montalcino le cose non saranno più come prima e gli orizzonti sul futuro di Messer Brunello diventano sempre più inquietanti.
Una domanda: chissà come prenderà il nuovo Presidente del Consorzio del Brunello, il cavalier Ezio Rivella, l’arrivo a Montalcino di un personaggio con il quale in passato non sono mancati contrasti in seno ad un’importantissima organizzazione dei produttori di vino?

0 pensieri su “Rumors a Montalcino: una storica azienda passa ad un notissimo industriale del vino…

  1. quandosi parla di storica azienda… è il mondo agricolo tutto che va in una direzione sbagliata, logicamente quando ci sono queste acquisizioni brucia di più, perchè sono produzioni oltre che agricole di cultura e di tradizione.

    • scommessa persa, dove passo ad incassare? Ma ho dato la notizia, ché tale é, non per scatenare la caccia all’identificazione dei personaggi in oggetto, ma semplicemente per dare un’idea di quanto sta accadendo. E che é una novità di sostanziale importanza

  2. Troppa notorietà e le grandi realtà vanno in mano ai grandi. L’importante, credo, è che anche solo un manipolo di piccoli vignaioli resti coeso e abbia idee chiare e non ceda alle derive markettare. E poi a ogni consumatore andrà quel che si merita…

  3. Tralasciando la lotteria dei nomi, la cosa fondamentale è la difesa della tradizione del Brunello.
    Franco, se come scrivi, le cose non saranno più le stesse dopo l’arrivo di questo personaggio, vuol dire che potrebbero saltare gli equilibri all’interno del Consorzio?
    Inoltre, mi pare di capire, l’influenza di questo personaggio spingerebbe nella direzione che molti di noi non si augurano, ovvero per un’eventuale ripensamento della DOC. E’ così?
    Chiaramente, qui stiamo facendo chicchiere non troppo diverse dal calciomercato, ma comunque utili per delineare un possibile futuro.

    • Andrea, non ho detto e non voglio dire nulla del genere. Credo solo che a livello d’immagine e di comunicazione un’azienda storica di Montalcino in mano ad un industriale del vino costituisca un cambiamento epocale. Non credo che il personaggio intenda cambiare le cose nell’ambito del Consorzio e del disciplinare del vino. Penso, conoscendolo bene, che avrà l’educazione ed il buon gusto di fare un ingresso in punta di piedi…

  4. Grazie per il chiarimento Franco. Le mie erano chiaramente solo supposizioni. A questo punto non ci resta che aspettare per conoscere (o meglio, avere la conferma) degli attori in ballo. Sperando che sia il Brunello, quello vero, a uscirne vincitore.

  5. Scusa ovviamente Franco, non volevo far partire un toto-nomi. Il significato della notizia è comunque importante, per me che conosco meglio la realtà piemontese se uno Zonin si comprasse Giacomo Conterno o Giacosa…. Comunque sia Borgogno sia Fontanafredda sono ora di maggioranza di un imprenditore industriale che pero’ sembra avere a cuore la qualità dei prodotti quindi puo’ essere un bene un po’ di respiro economico se poi non si va a peggiorare le scelte di coltivazione/vinificazione…

  6. Capisco le perplessità e le preoccupazioni (infondate?) ma in un momento economico come l’attuale e le incertezze nel futuro se anche una storica famiglia avesse voluto monetizzare l’enorme patrimonio immobiliare di cui è proprietaria, come biasimarla. Conosco produttori che si stanno mangiando le mani per non avere venduto nel momento in cui il mercato tirava ed avevano offerte d’acquisto che ora nessuno più penserebbe di fare. La legge del mercato sono, purtroppo, inesorabili.

    • nessuno contesta il pieno, assoluto diritto dell’azienda in oggetto di vendere. Ci mancherebbe altro. E’ il passaggio da un tipo di proprietà familiare ad una industriale cui ci si deve abituare. In un luogo che siamo abituati a pensare dominio delle piccole e medie aziende, spesso condotte da famiglie locali, come Montalcino…

  7. Di questi tempi può accadere di tutto. Magari succede che uno chiede un fido a un amico e che l’amico – in quanto tale – chieda delle garanzie in cambio. Magari un controllo sui conti aziendali; un uomo di fiducia messo a capo del business. Naturalmente bisogna che l’uomo messo a controllo dei conti abbia ilprofilo giusto; in altre parole, che non sia un banale tagliatore di teste.
    Anni fa, stavo in un’azienda che aveva scavato una voragine nei conti – nonostante il grande marchio, il business che girava, eccetera. Semplicemente aveva speso troppo. Chiesto aiuto a un super tycoon (di quelli che dagli amici mi guardi iddio), venne messo un uomo mannaia come a.d., per poco più di un anno. I conti vennero sapientemente messi in piega e l’azienda sfiorò il tracollo causa tagli. Però fu “risanata”.
    Magari è un caso analogo. A Montalcino girano così tante voci che quando ti alzi – se non ci fosse questa formidabile campagna – torneresti volentieri a letto -.

    Mi sorprende sempre però l’attenzione su questo luogo; un nome che attira come il miele… del resto questa è la città del miele, no?

  8. …l’unico punto di connessione che conosco tra il Sig. “Z” e Montalcino è la storica azienda Col d’Orcia (1973): l’attuale enologo della tenuta era il direttore tecnico di “Feudo Principi di Butera” di proprietà Zonin…

  9. Franco, ormai hai anche la controprova: metti la parola magica Montalcino nel titolo di qualunque thread che scrivi e hai gia’ sette volte sette commentatori, figurati poi i lettori e gli avvocati dei potenti…

    • non é Argiano e poniamo fine, per favore, alla ridda delle ipotesi. Non conta tanto quale sia l’azienda che passa di mano, ma il fatto che accada. Le cose non cambierebbe se invece dell’azienda X si trattasse dell’azienda Y o Z…

  10. Purtroppo, Franco, quello che veramente conta è la ragione per la quale quella e/o altre aziende lì o altrove stanno passando o passeranno di mano.
    E’ quello il problema serio, molto serio da risolvere.
    Buon pomeriggio.

  11. egregio signor ziliani, chiunque sia montalcinese non può non aver capito di quale azienda si tratta, anche per le decisioni che sono state prese circa alcuni suoi lavoratori dipendenti ormai note a tutto il paese. penso però che lei sia assai male informato, perchè non c’è nessun industriale all’orizzonte. come lei dice, l’azienda resta saldamente in mano dei suoi proprietari.
    saluti e comunque complimenti per vinoalvino

  12. Le aziende nascono, crescono, evolvono, fioriscono, maturano e decadono in ogni settore ovvero vengono acquisite e fuse. Nel settore del vino il processo di acquisizione e fusione lo immagino spesso più crudele che in altre situazioni in quanto si perde l’anima dell’azienda, impronta vitale del creatore/produttore. E questa perdita a volte avviene in modo brusc…o. Che Barb…a questi processi di aggregazione nel mondo economico!

  13. Carlo Petrini in un recente articolo su Repubblica ha affermato che si sta passando rapidamente da un’economia agricola “contadina” che si basa sulla realtà, ad una economia del capitale (spesso virtuale). Questa è la vera questione, al di là dei singoli casi. In generale le piccole proprietà contadine, ma anche realtà relativamente grandi, saranno costrette a vendere a chi conosce e detiene la finanza: un pò come quando sorge una nuova Ipercoop, dove i commercianti locali falliscono e vengono assorbiti come dipendenti dalla grande distribuzione.

  14. Carlo Petrini ci e’ arrivato anche lui dopo almeno sessant’anni (complimenti per il tempismo!). Mi sa che a reggere la coda ai principi inglesi s’impara anche in fretta a metter su le stesse ragnatele. Paolo Cianferoni, lascia perdere le cose di poco conto e cerca piuttosto di sviluppare meglio quel tuo bellissimo commento che hai fatto alle 15:32 a proposito dei giovani nel thread dedicato alla Viglierchio.

  15. Mario, non credo che io possa reggere le code di nessuno… Come Franco ha sottolineato “Non conta tanto quale sia l’azienda che passa di mano, ma il fatto che accada”; Se Petrini dice alcune cose in difesa dell’agricoltura italiana, se l’economia agricola va verso accentramenti finanziari, io noto semplicemente che accade. 🙂

  16. Paolo, guarda che io non ho parlato assolutamente di te come reggicoda dei principi inglesi. Rileggi meglio e vedrai che ti accorgerai certamente anche tu che s’intende un altro, senza bisogno di ulteriori precisazioni . E siccome giudico anche veramente di poco conto quello che dice il velocista delle scoperte dell’acqua calda, ti ho simpaticamente invitato piuttosto ad ignorarlo come fanno ormai in tanti, per approfondire invece quel breve, ma significativo, commento che hai postato nella discussione a proposito dello “stop ai giovani”. Spero che si capisca che a me il “nano ghiacciato” ha fatto anche venire il voltastomaco e stava per farmi diventare un bevitore di birra…

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