Volete portarvi il vino da casa: no problem!

La formula del Byob, Bring your own bottle, è proponibile anche in Italia?

Singolare (e intelligente) iniziativa, a Londra, di un gruppo dei migliori ristoranti cittadini (anche alcuni stellati Michelin) per fronteggiare la crisi economica che mette in fuga molti clienti.
Porte aperte, ancora di più se si sottoscrive un abbonamento al BYO Wine Clubvisitare qui il sito Internet – lanciato proprio in giugno con l’obiettivo di arrivare a cento adesioni entro la fine dell’anno, ai clienti che adottano la formula, già diffusa negli States, del “BYOB (Bring Your Own Bottle)”, ovvero persone che scelgono, pagando un moderato diritto di tappo, (un contributo che si riconosce al ristorante per il mancato guadagno della vendita di proprio vino), di bersi nel ristorante prediletto bottiglie di vino portate da casa, provenienti dalla propria personale cantina.
Come ha commentato l’autorevole wine writer Tom Cannavan, editor del sito Internet Wine Pages, “BYO (Bring Your Own) is about people who are serious food and wine lovers but who recognize that they can’t go to a restaurant where the food costs £50 (about $75) a person and afford a bottle of wine,” ovvero viene incontro alle esigenze degli appassionati, di cibo e di vino, che vogliono continuare ad andare al ristorante senza svenarsi.
Questo perché a Londra è prassi comune, racconta l’articolo, che una bottiglia che in un wine store costa 75 sterline possa essere proposta a 225 sulla carta dei vini di molti ristoranti.
Bellissima cosa questa iniziativa, cui dedica un ampio articolo Robert Booth sul Guardian – leggetelo qui – ed evviva il consumo di vino personale mentre si gusta la cucina dello chef prediletto, ma non sarebbe più facile, per fare tornare i clienti, ridurre i ricarichi folli sui vini e proporre una politica di prezzi più ragionevole?
Spostandosi da Londra e pensando ai casi nostri, una domanda nasce spontanea: ma nell’Enotria tellus, in Italia, una cosa del genere, andare nel ristorante (anche stellato, perché no?) che più ci piace, scegliendo già noi, nella nostra cantina, che vino berremo sui piatti del nostro chef prediletto, sarebbe possibile?
Cosa ne pensano i consumatori, e soprattutto la ristorazione nostrana, dell’ipotesi di un club del PLTB (portati la tua bottiglia) o del PITVDC (portati il tuo vino da casa)?
Quanto sarebbero disposti i clienti a pagare come diritto di tappo, per concedersi il piacere di farsi stappare con tutti i crismi da un bravo sommelier le bottiglie del cuore lasciate per anni ad affinarsi in cantina, e quanto eventualmente pretenderebbero i ristoratori per concedere alla clientela questo ulteriore servizio?

Due altre domande per concludere: come giudicano i produttori italiani l’ipotesi di questa eventuale estensione del BYOB chez nous?
E a quali scenette teatrali ci troveremmo di fronte, al ristorante, se l’eventuale bottiglia portata da casa rivelasse, una volta aperta, problemi di tappo?
E’ opportuno portarsi una bottiglia di riserva o si deve entrare nell’ordine di idee che nel caso si palesasse un dannatissimo goût de bouchon, ci si dovrà rassegnare ad ordinare come minimo il “vino della casa” o a scegliere, nella carta dei vini, il vino dal ricarico più onesto?

0 pensieri su “Volete portarvi il vino da casa: no problem!

  1. prima di affrontare il problema esposto suggerisco di analizzare un aspetto giuridico. Secondo la normativa il ristoratore deve annotare sul proprio manuale haccp che il tal giorno in tale occasione è stato somministrato vino “non fornito dal ristorante “ e annotarne etichetta e lotto di produzione . (serve a tutela di eventuali disguidi e intossicazioni , a giustificare la presenza di vino che non rientra in quelli acquistati dal ristorante etc.etc..)

  2. Franco, hai scritto: “ma non sarebbe più facile, per fare tornare i clienti, ridurre i ricarichi folli sui vini e proporre una politica di prezzi più ragionevole?”.
    Questo infatti e’ il miglior buonsenso possibile!
    Si puo’ vendere una bottiglia servita in tavola a temperatura giusta, con i calici giusti e il tappo sano a meno del doppio del prezzo netto di cantina e con l’IVA già compresa (fa un ricarico pressapoco del 66%), ma anche a bicchiere da 150 cl assegnandogli un prezzo pari ad un terzo di quello della bottiglia intera (come ho appurato al Due Spade del centro di Schio, vedi qui, su quell’indimenticabile Winereport che hai diretto anni fa: http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=18&IDNews=1234
    Ovvio che l’iniziativa Byob e’ da premiare, ma e’ molto piu’ comodo il sistema di quest’osteria che permette anche l’assaggio di 3 o 4 bicchieri di vini diversi da abbinare a 3 o 4 pietanze diverse.

  3. Iniziativa interessante, devo dire che con Vittorio Fusari,alla Dispensa Pani & Vini, io con altri amici lo facciamo da tempo e senza il diritto di tappo. Questo ci permette di attingere alle nostre cantine personali e di abbinare i vini con i piatti del nostro chef preferito.
    Un club del PLTB sarebbe il massimo.

  4. Da ristoratore che non fa pagare coperto, servizio e ammennicoli vari, dico che se qualcuno si presentasse con la bottiglia di vino portata da casa non lo farei accomodare.
    C’è il libero mercato, libero di andarsene in un altro ristorante. Già che ci sono si portino pure la schisceta

  5. Franco ciao

    il BYOB è una pratica comune presso ristoranti che non hanno la licenza per servire vino. In genere funziona solo per ristoranti di dimensioni notevoli che fanno grossi volumi, in America (e la mia esperienza BYOB è appunto su quel continente) per esempio tendono a essere ristoranti greci con centinaia di tavoli e menu molto economici, di solito convenientemente ubicati a pochi passi da un negozietto con licenza del monopolio dell’alcool, ovviamente con interessi intrecciati – quindi non guadagnano direttamente dalla vendita del vino, ma in pratica quasi tutto il vino portato dai clienti viene comprato dal vinaio next-door che poi paga una provvigione…

    Ovviamente in assenza di tale arrangement, il BYOB non ha senso per il ristoratore. E legalmente non credo sia possibile nei paesi latini…

    Più interessante invece l’idea del margine fisso, come si trova in alcuni locali a Parigi che fanno anche “caviste”. Il vino dell’enoteca viene proposto al tavolo al prezzo enoteca più una cifra fissa, indipendente dal costo della bottiglia. Quindi molto conveniente se si sceglie una bottiglia più cara.

    saluti

    Mike

  6. Molto interessante l’esperienza di Mike Tommasi con la cifra fissa. Io però penso che con l’accorgimento burocratico del manuale HACCP, sarebbe una bella idea per tutti i ristoranti che non hanno una carta dei vini. Ristoratori prendete spunto, di questi tempi tutto può dare una scossa!

  7. sarebbe una cosa davvero interessante da fare, ma bisogna svecchiare la mentalità di un po’ di agenti e ristoratori, e le aziende dovrebbero incrementare la vendita door to door, si accorcia la filiera e si risparmia tutti, il ristoratore prende diritto di stappo e servizio:) e si potrebbero dedicare solo un paio di giorni al byob comunque nei locali di fascia media certo non gli stellati
    a presto
    giulia

  8. L’iniziativa è molto intelligente ed anche in Italia c’è gia chi lo fa da diversi anni: la Trattoria Amerigo, fra l’altro senza neppure il diritto di stappo. La libera traduzione è PTV, porta il tuo vino.
    Purtroppo, essendo iniziativa intelligente, il PTV non avrà troppi associati.

  9. Pingback: Volete portarvi il vino da casa: no problem! | Trentinoweb

  10. Caro Franco,
    quanto scrivi credo sia interessante più come provocazione per fare riflettere sul costo del vino nell’ambito della ristorazione più che per la sua effettiva applicabilità in Italia. Insomma, uno dei piaceri di andare al ristorante credo sia anche quello di poter scegliere una buona bottiglia all’interno di una bella lista dei vini, magari sperando proprio di trovare qualcosa che non si abbia già nella propria cantina a casa. è vero altresì che questa speranza si abbina a quella di trovare una bottiglia ad un prezzo simile a quello a cui la troveresti in enoteca. infatti quali altri costi dovremmo rimunerare in un ristorante rispetto ad un’enoteca? l’utilizzo del bicchiere, l’apertura, il servizio, la refrigerazione per i bianchi, che altro? quindi un ulteriroe lieve ricarico ci sta, ma non si capisce perchè i costi di struttura di un ristorante importante, dal personale all’affitto dei locali, devano finire dentro alla bottiglia, quando già li trovi abbondantemente dentro al piatto che stai mangiando (come è corretto che sia). io personalmente ormai rifuggo dai ristoranti con ricarichi sul vino esagerati per rivolgermi a quei pochi illuminati (citando qualche esempio a Milano, Osteria Grand Hotel, Chic ‘n’ Quick, la Brioschina, Nuovo Macello) dove si può ancora bere bene senza preoccuparsi per il portafoglio e dove (Grand Hotel) paghi volentieri qualche euro in più per ringraziarli di aver custodito in cantina per anni preziose bottiglie di barolo o barbaresco di grandi annate passate.

  11. iniziativa non nuova, sulla piazza di Londra. Da anni ci sono molti locali che lo consentono. Ahimè purtroppo i vini che vengono poi così consumati non sempre valgono la pena, considerato che la grande distribuzione fa la parte del leone con vini di medio o addirittura basso livello. La segra dei rosatini, dei pinigrigi ecc…
    éer gli amici che vogliono vivere una buona esperienza enoica a Londra senza farsi spennare, e attingendo ad una buona scelta di bottiglie a partire dallo Champagne, segnalo il wine bar nel basement di Fortnum & Mason, il più elegante “store” del Regno Unito, al 171 di Piccadilly.
    Oltre a mangiare qualche buon piatto ben preparato e a prezzi onesti, si servono (e bene! il servizio è quasi tutto italiano) i vini della lista a prezzo di scaffale, senza ricarichi.
    One of my favourite. Up to 8.00 p.m.

  12. Idea carina, ma non per tutti. Credete che questo non accada già?
    Mi é capitato spesso di dover affrontare l’argomento con alcuni clienti, che dopo aver fatto un menu e concordato il prezzo,al momento della scelta sul vino;mi abbiano chiesto se potevano portarselo loro. Ho anche accettato,e in tanti del settore penso lo abbiano fatto.Lo permetti a chi non sa bere .Chi lo sa fare non lo chiederà mai. Se lo fa ,almeno da me avrà di rimando in risposta un bel no e la richiesta di una sedia da casa per la prossima volta.
    C’e’ anche da dire che molta gente é spaventata dai costi scandalosamente lievitati sui vini.Ridimensioniamo i prezzi e poi ne riparliamo?
    Se si imparasse ad essere più moderati nei ricarichi, più ragionevoli?

  13. VOTO DECISAMENTE INVECE per portarmi a casa la bottiglia che ho scelto tra i vini della carta del ristorante, il cui ricarico – spero ardentemente – sarà equilibrato.
    Perché questa scelta?
    Perché il bello di un ristorante deve essere a tutto tondo: location, accoglienza, lay out, buonissimo cibo, CARTA DEI VINI che segnali un’antennistica sintonia con il migliore mondo enoico. Last but not least: prezzo corretto.
    (Ah, dimenticavo, un tratto elegante non è da buttar via!)

    Sono finiti i tempi (o almeno hanno il fiato corto), in cui si poteva giocare sull’incultura cafonal e fargliela pagare.

    • Molto interessante la tua osservazione, Silvana. Da parte mia segnalo la politica, sostenuta anche dall’A.I.S. con l’operazione “Portami via” http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=1&ID_Articolo=1932 di favorire il consumo moderato al ristorante incoraggiando il cliente a portarsi via senza problemi la bottiglia di vino non finita. Come ci racconta Slawka G. Scarso sul blog Marketing del vino http://www.marketingdelvino.it/?p=860 anche il Consorzio della denominazione San Gimignano si sta adoperando in tal senso, con un progetto che “si chiama, molto semplicemente, Take Away e coinvolge 20 ristoranti/locali di San Gimignano e dintorni ai quali il consorzio ha fornito 3000 kit bag & cork da dare ai clienti interessati a portarsi a casa la bottiglia. I kit contengono mini-shopper da bottiglia con logo del consorzio e tappo ermetico per poter richiudere la bottiglia”. Quale il primo bilancio? Ad un “mese dal lancio dei kit forniti il 10% è stato già utilizzato ma soprattutto da turisti americani e tedeschi. Gli italiani? Si stanno ammorbidendo un pochettino, ma ci vuole ancora un po’ di tempo. La paura di sembrare tirchi (nella comunicazione del Consorzio si usa addirittura la parola “pezzenti”, un po’ troppo forte magari) è ancora radicata nel subconscio dell’italico consumatore”.

  14. @Franco Ziliani: sono proposte che vanno ben ‘vestite’ e motivate. Non possono essere accettate così, nude e dette (parlo di portarsi via la bottiglia scelta al ristorante, che ha anche il vantaggio di attenuare il rischio palloncino, tra l’altro).
    Sono proposte che vanno co mu ni ca te in modo persuasivo!
    Oggi tutti sono convinti che comunicare sia una bagatelle, ma non è così…

    Metti in conto che noi italiani siamo noti da sempre come quelli che non controllano mai il conto del ristorante (o dell’albergo), perché – ha ragione chi ha annotato i timori di apparire ‘pezzenti’ – siamo pieni di complessi; abbiamo raggiunto un certo benessere solo da pochi decenni (in modo abbastanza diffuso).

    Siamo i meno adatti a tradurre in maniere e abituduni eleganti il neo pauperismo in cui stiamo scivolando. Eppure è la via al consumare meno (sarà sempre più così, basta andarsi a leggere un po’ di quello che sta uscendo sull’argomento) ma consumare meglio, risparmiando risorse che non si rinnovano.
    Si potrà vivere bene anche così, basta incominciare a farci i conti; basta che i conti non li si debba pagare in pochi, mentre ‘i soliti noti’ continueranno a vivere come se niente fosse.

    Sono andata un po’ fuori tema, ma resto tuttavia convinta che una buona bottiglia avrà sempre più ragione di essere (e di essere lieta compensazione al lato gramo della vita: scegliamocela nella carta dei vini del ristorante e lamentiamoci se il ricarico ci pare troppo alto!).
    Convinta che la promotion dovrà promuovere il buon vivere e il ben essere.
    Convinta che la terra (terroir) sarà al centro dei desideri dei potenti…
    Convinta che scegliere una buona bottiglia, con la prospettiva di finirla a casa, sia elegante e, perché no?, possa anche avere un lato conveniente.

    • Silvana, quando leggo commenti acuti come questo (e i tuoi commenti acuti lo sono praticamente tutti) mi dico: se non ci fossi, Biasutti, bisognerebbe inventarti. E non solo perché sei una cara amica…

  15. Parliamo, parliamo, ma ci dimentichiamo che la massa critica dei ristoratori, ovvero la maggior parte, fatica ancora a vendere il vino al bicchiere, perchè non sa come conservarlo e non sa che sul mercato da più di 10 anni esistono tappi appositi che non nomino per non fare pubblicità. Questo genere di ristoratori si riforniscono, quando va bene, presso certi grossisti di catene tedesche e fatto salvo il prezzo medio di 6€ a bottiglia + quella di Sass… da mettere bene in vista sulla mensola all’ingresso, non si capisce perchè fatichino a vendere il vino a 3€ al bicchiere.
    O meglio si capisce benissimo….
    Allora abbiamo ancora bisogno di questi ristoratori ?
    Io spero che crisi se li porti tutti via.

  16. come avevo pubblicato sul mio profilo di Fb un po di giorni addietro… noi partiremo con “Porta la tua bottiglia alla Tana” dalla fine di settembre… senza diritto di stappo, solo la cortesia di lasciare un assaggio per noi !!!
    ..sarà l’occasione di confrontarsi con nuove bottiglie, conoscere i gusti dei nostri clienti e condividere opinioni ed informazioni !! ;-))

  17. Buongiorno, segnalo che La Locanda di Piero http://www.lalocandadipiero.it noto ristorante vicentino, già applica il servizio “tappo” aggravando di sole 10,00 € il costo di apertura e servizio del vino portato da casa.

    Dal punto di vista del produttore io non ci vedo nulla di male se i clienti preferissero portarsi il vino da casa.

    So che ieri sera dei miei amici (che tu Franco hai conosciuto in una degustazione emiliana) dovevano uscire a cena e volevano portarsi del vino da casa ma gli è stato sconsigliato dal ristoratore un po’ estroso.

    Io invece sono appena stato al mare per lavoro e, la sera che sono uscito a cena sono andato all’unica trattoria del paesino dove mi sono fermato a dormire. Era la seconda volta che ci andavo e il cibo è fatto bene ma il vino (solo alla spina) ha il difetto di essere troppo dolce per i miei gusti, sia bianco che rosso. Allora ho chiesto di portare due bottiglie e mi è stato permesso senza problemi. Abbiamo mangiato bene, speso giusto/poco e bevuto bene.

  18. Concordo perfettamente con la politica dell’AIS di portarsi a casa la botiglia con il vino rimasto. Io l’avevo già fatto, ovviamente avvertendo il ristoratore, in quanto in famiglia sono l’unico che beve vino e sono anche quello che guida. Lasciarne più di mezza bottiglia al tavolo, strapagata, è un’offesa, non il contrario. Dunque, non c’è da vergognarsi. Fare comunicazione su questi aspetti è fondamentale. Concordo anche con chi dice che scegliersi la bottiglia al ristorante è un piacere, ma se questo piacere deve essere negato a causa dal prezzo elevato, non si lamentino i gestori di locali se i clienti dimiuscono.

  19. ..portarselo da casa?..orrenda e quasi cafona idea…ma forse utile ,poterlo fare,solo nei ristoranti con la carta dei vini”ingessata” dai soliti 2 o 3 nomi ”occupanti la lista”..

  20. Credo che vada discussa l’idea per quello che può simboleggiare, perchè sulla praticabilità concreta (legale, commerciale, etc) ho qualche dubbio.
    In tempi molto lontani, i poveri all’osteria per risparmiare portavano il pane da casa e ordinavano un piatto di fagioli, bevendo acqua (memorabile la gag che raccontava mio nonno di un tipo male in arnese che, sottovoce, ordina al cameriere acqua e fagioli; al che quello, a tutta voce da una parte all’altra del locale, bercia coram populo: “vino beve acqua e ‘l pane l’ha da sè!”, umiliando il poveretto).
    Prima chiariamo se io mi porto il vino da casa perchè voglio bere quello che voglio io, in quanto il ristorante potrebbe non averlo, oppure per evitare un salasso. Non troverei nulla di male in nessuna delle due cose, ma trattasi di casi diversi. Nel primo caso penso che consentirlo sarebbe, da parte del ristoratore, non solo un gesto di cortesia, ma un modo acuto di offrire una sorta di servizio: da me si sta tanto bene che puoi portare con te il vino che io non ho. Nel secondo, un’intelligente e giustamente cointeressata gestione della cantina: poichè consento a tutti di portare il proprio vino, avrò una scelta base e nessuno mi farà una colpa se la carta è limitata. Ovviamente molto dipende dalle circostanze e dal livello che il locale ha o vuole mantenere. Non c’è dubbio che la presenza di vini a buon mercato ridurrebbe di molto la pratica, ma credo che questa sia un’utopia. Di norma i ricarichi decrescono in maniera proporzionale alla qualità e al costo del vino, quindi per evitare di essere spennati di solito a ristorante è meglio acquistare bottiglie costose, anzichè quelle di minor pregio.

  21. @paolo bargelloni, @chiantigiano qualunque
    Nessuno ci vieta di cambiare ristorante, di fronte a prezzi elevati; nessuno ci vieta di cambiare ristorante se la lista dei vini è ‘ingessata’.
    Soprattutto, bisognerebbe incominciare a parlarne con i ristoratori. Parlarne pacatamente, annunciando la propria scelta…soprattutto quelli che intervengono in blog come questo: persone che spesso hanno competenza, conoscenza, gusto e informazioni. Tutto ciò che sovente manca al cliente del ristorante (qualche volta anche al ristoratore stesso).
    E’ interesse di tutti – ristoratori in testa – riportare i prezzi a un certo equilibrio, soprattutto quando, come i ricarichi sul vino, possono essere ‘gestiti’ con oculatezza e senso dei tempi (che non sono più quelli dell’arrembaggio al cliente).

  22. Solitamente in un ristorante si guarda la lista vini dopo il menu e la lista talvolta viene portata in tavola in un secondo momento, dopo l’ordinazione del food. Andarsene con la bottiglia mezza piena ha aria cafona quando si lascia la degustazione tra amici, figuriamoci al ristorante, uscire, con la bottiglia tappata, magari con il tappo di un altro tavolo. Atmosfera baggy dog. Ma per favore! L’idea fa comodo a ristoratori e produttori. Quando mai ho occasione e necessità di portar via la bottiglia? Si ordinano solo magnum di solito? Indi, se la bottiglia è di gradimento, sicuramente termina; se ho, si hanno problemi di guida, è più consono il vino al bicchiere. Il discorso prezzi dei vini al ristorante, lasciamolo perdere che tanto non c’è nulla di nuovo da raccontare.

  23. Brillanti e condivisibili le osservazioni di Silvana Biasutti. Vorrei aggiungere soltanto una provocazione.
    E se invece fosse l’approccio di noi clienti a essere ingessato?
    Come scrive Silvana, nessuno ci vieta di cambiare ristorante. Ma, in Italia, entrare in un locale e sedersi al tavolo, somiglia ad aver firmato una cambiale in bianco. Una volta letto il menù, c’è come una calamita della vergogna che ci tiene incollati alle sedie. Alzarsi e andarsene, è ritenuto socialmente sconveniente, almeno per la maggioranza. Per tanto, si preferisce ordinare, consumare e poi magari non tornare più, perché vuoi il servizio, vuoi i piatti o vuoi i ricarichi sul vino, qualcosa è andato storto.
    E invece, non dovrebbe essere così. Una clientela che si alza e se ne va dopo aver letto una carta dei vini troppo corta o con dei ricarichi troppo alti, potrebbe favorire anche un cambio di atteggiamento da parte dei ristoratori sulla politica di arremmbaggio al cliente.

  24. Pure io, Andrea, sottoscrivo e ti informo che ho applicato sempre, da tanti anni, questo tuo consiglio! Infatti prima di ordinare da mangiare chiedo sempre da bere e la carta delle bevande. Me l’hanno insegnato diversi, bravi, ristoratori che appena ti siedi vengono a chiederti se possono portare gia’ qualcosa da bere mentre si scorre e si discute il menu’ per decidere che cosa mangiare. Prestano dunque grande attenzione al bere e non solo al mangiare. In genere sono proprio questi ad avere i ricarichi inferiori e a proporti ottimi vini al bicchiere oppure dei buoni vini locali in caraffa a prezzi decenti e per nulla inferiori a tante bottiglie invece insulse che si devono tenere perche’ la casa ti regala i bicchieri o i sottobicchieri o i cavatappi e costano poco (ma valgono anche poco) e il cliente c’e’ abituato perche’ li trova in bottiglione al supermercato…

  25. @il Consumatore.
    Lei ha ragione: se pensiamo a una bottiglia mezza vuota, tappata in modo raffazzonato eccetera, il tutto sa tanto di ‘doggy bag’ (che mi faccio sempre preparare).
    Ma se portarsi via la bottiglia diventasse un rito ben accudito, sono convinta che potrebbe apportare qualche novità per tre soggetti: ristoratori, produttori (che potrebbero in qualche modo – bisogna pensarci – incoraggiare), ma anche per i clienti.
    Oggi, in due al ristorante, non si può finire una bottiglia, se non si vuole incorrere in rischi patente; ed è pure vero che il vino a bicchiere è la soluzione già felicemente praticata, tuttavia aprire una buona bottiglia e portarne via ciò che resta (per gustarsela a casa, magari il giorno dopo), farebbe entrare i buoni vini nella conversazione familiare e amicale.
    Sono convinta di non essere riuscita a trascrivere una sensazione, molto precisa ma allo stesso tempo troppo ‘vaga’, che ho in mente, e di cui sono convinta.
    Bisogna muovere (con garbo) le acque, cioè il vino, e la conversazione.
    E, aggiungo, AIS e i suoi ambasciatori, potrebbero fare molto in questa direzione…

  26. Non capisco: questa sarebbe una novita’? A me e’ sempre risultata un’opzione disponibile, pagando appunto quello che anche Franco chiama col suo nome: diritto di tappo. Si trattera’ forse di riscoprire una cosa sempre esistita, di reimparare le cose del mondo, forse perche’ si e’ fatta strada la bizzarra nozione che portare una bottiglia delle proprie al ristorante sia cosa “da cafoni”. Meglio “cafoni” che complessati.

    Quanto alle modalita’ di consumo del vino al ristorante, trovo che sia incomprensibile, e per bottiglie di un certo pregio assolutamente inaccettabile, l’impossibilita’ di berne anche un solo calice se cosi’ si vuole, dal momento che ormai e’ ampiamente alla portata la possibilita’ tecnica di aprire una bottiglia e mantenerla pressoche’ illimitatamente con un circuitino di azoto. Con un pranzo di quattro o cinque portate ci si dovrebbero scolare altrettante bordolesi, magari essendo in due persone? Ohibo’.

  27. Alcune considerazioni sul BYOB, la prima è che sono sorpreso dal fatto che un pubblico mediamente acculturato (verso l’alto, anzi verso il molto alto) nel mondo del vino qual’è quello che frequenta questo blog sia così diviso su questo argomento che, a mio avviso dovrebbe trovare SOLO sostenitori, ristoratori compresi; la seconda è che, a mio avviso, il BYOB andrebbe applicato (quasi) esclusivamente a vini di un certo pregio e/o di un certo costo, concetti indeterminati, capisco, di certo non chiederei di portare al ristorante un vinello da supermercato, mentre potrei pensare di portare quel Barolo lì, quel Brunello là, quell’annata particolare di quel vino particolare ecc..- Il concetto di BYOB, è proprio questo, bersi una bottiglia MOLTO particolare (che spesso vuol dire anche MOLTO costosa) in un ambiente consono, con un menù consono… ed ecco la mia ultima considerazione, non sono d’accordo che il BYOB vada limitato solo all’Osteria del nostro amico, che magari non ci chiederà neppure il diritto di tappo, ma anzi vada applicato (e pagato) anche e forse soprattutto in locali importanti/stellati dove quella bottiglia importante possa trovare la sua giusta collocazione.

    Altra cosa, completamente diversa, è quella del portarsi via il vino, PAGATO anche profumatamente a volte, avanzato, capita di rado, ma può capitare ed è nello spirito italico sentirsi un po’ “pezzenti”, com’è stato detto da qualcuno, nel chiedere di portarsi via la mezza bottiglia avanzata, ma…. se, come mi è capitato, in un bel ristorante a Nord di Verona trovi scritto nella carta dei vini “CHIEDETECI IL SACCHETTO PER PORTAR VIA IL VINO AVANZATO” (o una frase simile), penso che il senso di vergogna possa venir meno. Il vino non mi avanzò perchè… perchè… provate a pensare perchè, ma se fosse avanzato non avrei avuto remore a chiedere il sacchetto.
    Anche qui ci sarebbe poi da aprire un dibattito sulla qualità e/o sulla quantità del vino da portare via, ma temo di essermi già dilungato fin troppo.

  28. Quoto Anglani@ per entrambe le opzioni. E mi piace molto che da più parti si levino voci che invitano a superare il sentirsi “pezzentoni”: segno che stiamo maturando? Spero di sì.

  29. Divisi non mi pare proprio. Si sono visti proporre nei vari commenti degli esempi diversi di soluzioni, proprio per arricchire il dibattito e come sempre dare a ciascuno la possibilita’ di scegliere quella migliore nella sua realta’. E comunque rimane un principio di liberta’ quello di alzarsi e andarsene la’ dove ci si accorga che il menu e la carta vini non soddisfano le aspettative. E’ ora che a vergognarsi non siano i clienti, ma chi cerca di approfittarne.

  30. Le mie erano solo considerazioni sul concetto di BYOB e di portare via il vino avanzato, è chiaro che non tutti possimo avere le stesse idee, guai se così non fosse.
    In quanto ad alzarsi ed andar via se la carta dei vini o il menu o qualunque altra cosa del ristorante non va per il verso giusto, sono d’accordo, non è educatissimo, ma sono d’accordo.

  31. Grazie, Adriano, di aver precisato. Il senso di questo blog non e’ quello di schierarsi come i tifosi di calcio fra due fronti avversi e neanche con il BYOB questo potra’ succedere, ma e’ quello di tirar fuori il meglio da ciascuno, perche’ la nostra realta’ e’ molto variegata e non sempre quel che va bene in pieno centro a Milano puo’ andar bene anche nell’agro di Locorotondo. Il bello e’ che in Italia, per fortuna, di fantasia e di buoni vini ce n’e’ a iosa, anche di vini ottimi e con ricarichi onesti.

  32. ..immagino strade e piazze d’italia affollate nel ”dopocena”da persone con in mano ”la bottiglia di vino avanzata”…….

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