A proposito de Il vino degli altri di Andrea Scanzi

Ai (pochi) ma fedeli lettori di Vino al Vino rimasti segnalo la mia recensione, pubblicata sul sito Internet dell’A.I.S., qui, del bel libro Il vino degli altri di Andrea Scanzi cantore “enopop” (ma lui dice di sentirsi più rock che pop…) e non addetto ai lavori, che però sul vino dimostra di avere molte cose da dire. E di saperle esprimere, rivolgendosi ad un pubblico ampio, con il linguaggio più giusto…
E’ un libro che se non l’avete ancora fatto vi consiglio caldamente di leggere.

0 pensieri su “A proposito de Il vino degli altri di Andrea Scanzi

  1. Pingback: A proposito de Il vino degli altri di Andrea Scanzi | Trentinoweb

  2. Bellissima segnalazione e ci metto su una considerazione.
    A giudicare dal numero dei film e dei libri sul tema, sembra che – a dispetto delle crisi (o forse proprio a loro causa)- il vino, il suo mondo e la terra siano considerati un contesto affascinante. Sono sempre di più quelli che vogliono sapere ‘cosa succede nella vigna’ e il perché di certe scelte…
    Se si considera che vent’anni fa, al mercato (quello dei grandi numeri), interessavano i lustrini e il “valore aggiunto”….

    • i lustrini pare che tirino ancora, altrimenti non si spiegherebbe che giorni fa mi sia arrivato via mail l’invito all’inaugurazione di una nuova cantina in Toscana, che riportava, tra l’altre, queste parole: “Due eventi speciali per inaugurare e aprire per la prima volta al pubblico la nuova XYZ, progettata dalla prestigiosa architetto e designer WQT e dall’architetto RTS:”

  3. @Ma caro Franco, ancora pensi che i signori del vino frequentino le ricerche di mercato?

    Nonostante le tante intelligenze e la grandissima e capacità di molti sia imprenditori che viticoltori- che conosco e ammiro sinceramente – essi si credono tuttologi. E parlo di chi vive il vino e ne sa.

    Poi ci sono gli orecchianti; quelli che al vino ci sono arrivati per moda, per jet set, per politica, o peggio. E questi, oltre a non frequentare le ricerche di mercato, non sanno neppure cosa sia il vino, se non che non sei figo se non hai una vigna…

    Ci sono quelli che “frequentano” le ricerche di…mercato. Ma sono pochi, le ricerche le confondono con le opinioni dei loro amici, e di comportamenti del mercato, di stimoli, di stili che cambiano, di cultura che fa il mercato, non sanno.

  4. Ho letto il primo libro di Scanzi “Elogio dell’invecchiamento” e l’ho trovato abbastanza pop dal punto di vista enoico, ma ben scritto e molto scorrevole, un modo carino di approcciarsi al mondo del vino per i non addetti, molto corso AIS primo livello.Adesso conto di cominciare il suo secondo lavoro. Peraltro a prescindere dai suoi testi sul vino lo trovo un giornalista da seguire poichè mi sembra anche piuttosto libero, in un’epoca di giornalisti molto “prigionieri”, soprattutto quando quelli liberi davvero decidono di sospendere i loro blog, lasciandoci in balia del monopensiero…chiaramente è un invito e un augurio a tornare quanto prima a Franco Ziliani. Comunque vorrei segnalare il libro di Jonathan Nossiter (autore tra l’altro di Mondovino) “Le vie del Vino” edito da Einaudi, e vorrei sapere un parere da Ziliani, pausa permettendo, su questo autore controcorrente. Grazie e un arrivederci a presto, spero…
    alberto

  5. Anch’io ho letto il libro, incuriosito da un precedente post di questo Blog. L’ho trovato interessante, ben scritto, insomma una piacevole lettura. Come Stefano ne ho ricavato parecchi spunti ed informazioni. Bello.

  6. Buon giorno signora Silvana. Avendo seguito buona parte dei suoi interventi e avendo intuito la sua genuina sensibilità, sono sicuro che il libro di Nossiter le piacerà davvero. Buona lettura e a presto.
    alberto

  7. Ho appena comprato il libro di Nossiter (sono un fan di Mondovino). Sfogliando il nuovo di Scanzi ho trovato frasi e titoletti interessanti, quindi credo che non appena terminato Le vie del vino approderò a Il vino degli altri.

  8. Noto con piacere che la fame di sapere sta superando la sete e così ci ritroviamo a leggere tutti gli stessi libri, più o meno contemporaneamente.
    Sto apprezzando Nossiter in questi giorni, per l’invocazione di un nuovo corso del vino, che superi l’omologazione dilagante, attraverso, ma è una mia interpretazione, un superamento degli schemi produttivi e analitici attuali e la creazione di un nuovo linguaggio.
    Si tratterebbe di rifondare la lingua del vino e conseguentemente il modo di descriverlo, con un approccio anarchico che non sarà nuovo a chi abbia familiarità con Veronelli.

    Scanzi intanto scalpita nella libreria…

  9. Andrea Scanzi è convinto (in Elogio dell’invecchiamento) che bevendo smodatamente aumenti la sua bilirubina.
    A me e ai miei amici alcolisti si alza, purtroppo, la gamma-GT (gamma-glutamiltranspeptidasi).
    A parte questi dettagli da analisti del sangue, Elogio e il Vino degli altri sono due letture spassosissime.
    Adriano

  10. Ho trovato Elogio un libro a volte fin troppo auto-e AIS-celebrativo ma in generale divertente e con qualche buon approfondimento. Il vino degli altri invece è meno divertente ma più ricco di racconti, viaggi e storie interessanti. Il libro di Nossiter invece è più profondo, quasi idealista ed è secondo me l’ideale come primo approccio a chi vuole conoscere la Francia del vino.
    Sia Scanzi che Nossiter, poi, ce l’hanno contro i vini marmellatosi, legnosi e fatti da uve alloctone (oddio Scanzi è molto più diplomatico e non si sbilancia in giudizi decisi e forti contro questi), salvo leggere di tanto in tanto apprezzamenti per La Spinetta e i vini di Rivetti (Nossiter) o alcuni Supertuscans o vini merlottiani o cabernettiani o syrahiani in terra toscana, piuttosto che piemontese (Scanzi).
    Per carità, io questi vini non li ho mai assaggiati e dunque non so se anche a me piacerebbero o no (pur sapendo a priori che non rispettano propriamente la storia di un territorio). Però francamente mi trovavo confuso perché da quel che ho letto sia qui che in altre parti, se non ti piacciono i vini extra-barricati, densi di frutto e belli potenti, e mi porti numerosi esempi che supportano le tue idee, come si fa dopo a dire “bella la selezione di vini italiani, con i vini de La Spinetta..”? Oppure come si fa a parlare in copertina di “migliori vini nel mondo e i loro rivali italiani” e poi ad esaltare vini fatti da uve internazionali in Italia (piena, come ripetuto più volte, di uve autoctone)?
    Certo il mondo non è o bianco o nero e si possono apprezzare anche i vini appartenenti a filosofie contrarie alla nostra. Ma..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *