Crisi nel mondo del vino? Per il ministro Galan non se ne parla nemmeno..

Deve disporre di un osservatorio del tutto particolare e privilegiato, di informazioni riservate e certe, il nuovo ministro delle Politiche agricole e forestali Giancarlo Galan, quello che ha preso il posto del “propagandista del Prosecco”, lasciandogli la presidenza della Regione Veneto, per giudicare come vadano le cose nel mondo del vino.
Mentre quei “disfattisti” dei giornalisti parlano – leggete qui – di crisi, di “trend a ribasso dei consumi interni”, del passaggio da ”mezzo bicchiere a testa di vino contro i due bicchieri consumati negli anni Settanta”, di prospettive per il 2015 di calo dei consumi “sotto la soglia dei 40 litri pro-capite, con un calo di circa il 70% rispetto agli anni Settanta”, oppure, leggete ancora qui – di crisi economica che “pesa sui mercati”, di “19 cantine sociali del Sud Piemonte che hanno lanciato un clamoroso Sos rivolto ai politici” e chiedono “aiuti alla «rottamazione» di oltre 200 mila ettolitri di vini delle precedenti vendemmie, soprattutto barbera e dolcetti, ancora conservati nelle vasche”, per togliere “spazio alla speculazione al ribasso che sta deprimendo le quotazioni”, e parlano espressamente, in Piemonte, non in Sicilia!, di “distillazione di crisi”, il responsabile dell’agricoltura italiana invita tutti alla calma.
E dopo essersi preoccupato della crisi del pomodoro italiano, con apposite riunioni promosse dal Ministero, in una sorprendente intervista rilasciata ad Egle Pagano e pubblicata, qui, dal sito Internet Wine News, non solo contrappone una sorprendente tranquillità ai (più che giustificati) allarmismi, ma fa chiaramente capire che il Governo non ha intenzione di intervenire, di aiutare un settore che è veramente (e non a parole) in difficoltà.
Alla domanda “il Governo come pensa di intervenire?”, Galan risponde papale papale: “Ho fatto il presidente della Regione Veneto per 15 anni e non ho mai sentito gli albergatori e i commercianti di Venezia dire che le cose andavano bene. Così è, a mio giudizio, per i produttori di vino. Non nego che anche in questo comparto ci siano delle difficoltà, ma non esageriamo! Se c’è un settore che è cresciuto e ha avuto successo sui mercati internazionali, è proprio quello del vino. Prima di lamentarci aspettiamo almeno la fine della vendemmia!”. Come se da qui ad un paio di mesi, come per miracolo, i problemi possano magicamente risolversi…
E alla domanda se non si stia pensando a forme di “sostegno” per il settore vitivinicolo, richieste da più parti, una replica molto secca: “Sono gli agricoltori a dover cambiare: devono abbandonare queste produzioni di base e lasciarle ad altri. Faccio un esempio. Vent’anni fa sui Colli Euganei si facevano dei vini impresentabili. Negli ultimi anni, invece, le aziende si sono convertite alla qualità e oggi fanno prodotti di ottimo livello che non hanno problemi sul mercato”.
E dopo aver fatto un po’ di prevedibile propaganda nordista stile Lega (ma non era berlusconiano e del PDL?) ricordando in tema di “vendemmia verde” finanziata dall’Ocm che “se le risorse sono gestite dalle Regioni – se in Veneto il piano ha funzionato e in Basilicata no, per esempio – il Governo può farci poco. C’è un milione di euro che le regioni non hanno speso, è vero. Io, come Veneto, non avrei mai lasciato andare via un euro, non avrei dormito la notte. C’è qualcuno, invece, che nonostante tutto, la notte dorme sonni tranquilli”, alla domanda secca dell’intervistatrice “il Governo non ha in agenda, quindi, nessun provvedimento per rilanciare il vino italiano?” come risponde il prode Galan?
In maniera scoraggiante: “Ma via! In un settore dove siamo arrivati a vendere i future sui vini fatti bene, basta lamentarsi!”.
Benissimo non cedere al catastrofismo e invitare la filiera del vino a reagire e non aspettarsi miracoli sotto forma di contributi governativi (del tutto improbabili con questi chiari di luna…) e trovare in sé strategie e risorse per reagire e rimediare ai tanti stupidi errori compiuti per superficialità ed errori clamorosi di valutazione negli ultimi vent’anni, ma siamo sicuri, di fronte ai tanti chiarissimi e innegabili segnali di crisi strutturale, che al timone del Ministero delle Politiche Agricole ci sia la persona giusta?
Quella in grado di capire la situazione e di offrire, come controparte politica, idee e soluzioni valide? Non è di certo negando l’esistenza della crisi e invitando a non lamentarsi che la crisi potrà essere superata o esorcizzata…

0 pensieri su “Crisi nel mondo del vino? Per il ministro Galan non se ne parla nemmeno..

  1. è strano sino ad un certo punto il galan, perchè lui rimane in sostanza un vecchio liberale che vede come il fumo negli occhi l’interventismo dello stato. inoltre fa parte di un governo che sinora ha avuto un atteggiamento del tipo crisis? what crisis?
    detto ciò, e lo dico da tecnico, galan, per come si sta muovendo al ministero in questi primi momenti non mi sembra male, anzi. Non mi sembra succube della trimurti agricola (quelli le responsabilità non sanno neppure dove staino di casa!) e dei carlinpetrini, il che è già molto e dimostra un approccio laico ai problemi.
    non parliamo poi del suo predecessore o dell’accolita di governo, dove si eleva di un paio di metri sulla media (peraltro bassina, e non lo dico solo perchè sono di sinistra). prima di sparare su galan aspetterei ancora un po’, ma è dal tempo di de castro che manca una qualsiasi visione (condivisibile o meno) nel settore.
    saluti
    francecso

  2. Pingback: Crisi nel mondo del vino? Per il ministro Galan non se ne parla nemmeno.. | Trentinoweb

  3. Il Ministero potrebbe finanziare una ricerca di mercato (non un sondaggio) seria, condotta da un istituto di quelli a cui si rivolgono le imprese quando hanno bisogno di fare il punto della situazione relativo a prodotti e opinioni / inclinazioni dei clienti-consumatori (cioè una volta all’anno, almeno). Ovviamente non istituti emanati dalla politica (o legati a qualche università)!

    Da quando conosco produttori e consorzi sono perplessa di fronte alla loro ‘indifferenza’ di fronte ai sommovimenti del mercato.

    Eppure dovrebbero sapere che il mondo gira – lo leggiamo tutti i giorni – che i gusti cambiano; e i gusti non cambiano solo perchè la gente si alza un mattino e decide che consuma di più o di meno il tale prodotto.

    Il consumo di vino – ad esempio – è vieppiù assimilato al ‘consumo di alcol’ dalla stampa e in tv, manco fosse un superalcolico e nessun consorzio ha mai pensato a rimettere a fuoco quest’idea, nonché a fare comunicazione in favore del consumo responsabile, magari in modo elegante, allontanando il bicchiere di vino dall’idea della crapula idiota.

    Ma è solo un esempio. Si pilotano (si indirizzano) i consumi e si lavora per andare incontro alle nuove esigenze che si affacciano sul mercato – magari prevenendole, solo se lo si vuole davvero e se si hanno gli strumenti conoscitivi e professionali per farlo -.

    Tutto sommato mi sembra che – nonostante il giro d’affari ragguardevole – le leve da muovere siano in mano a gente manovrata da interessi di parte, oppure dalla politica più infima.

    E non si fa nulla nell’interesse dei consumatori né nell’interesse dei produttori.

    A mio modo di vedere il Ministro dovrebbe venire dopo, dopo aver verificato che cosa non va e perché. Se il perché lo si chiede alla politica – soprattutto con i tempi che corrono – la risposta sarà legata ai voti e sarà ‘di comodo’.

  4. ma allora ha ricominciato a scrivere…? Ne siamo tutti contenti ed è bello che i problemi personali si risolvano così in fretta! A volte basta veramente poco, un soffio, quasi come per l’etilometro di cui non parla -ovviamente- più, dopo le famose sparate pre-vinitaly… Lunga e fortunata carriera e sempre avanti senza tentennamenti o falsi pietismi e richiesta di elogi…

  5. Io non sono del tutto in disaccordo con Galan (specialmente da quando ha offerto aperture agli OGM, cosa mai fatta fin’ora dai vari ministri dell’agricoltura piu’ adatti alla valle degli orti che all’Italia).
    Non si puo’ pensare di continuare ad andare avanti a forza di sussidi per l’eliminazione delle eccedenze, sussidi che fino ad ora hanno mostrato di sortire l’effetto opposto a quello desiderato, come la stessa UE ha alla fine dovuto ammettere (e per questo saranno tolti i famigerati aiuti alla distillazione).
    Sarebbe ora di ascoltare quello che il mercato ci dice, e quello che ci dice e’ che certe produzioni non hanno piu’ una ragione di esistere, che certi vigneti, impiantati nei fondo valle, con produzioni pompate all’inverosimile, dovrebbero scomparire. Non sara’ facile e non sara’ indolore, ma invece di continuare a pompare soldi in un pozzo senza fondo, si prenda il toro per le corna, e si offra una strada per questi agricoltori per uscire dalla filiera produttiva con dignita’, ma definitivamente.

  6. Pingback: Pomodoro crisis « Do Bianchi

  7. Galan? Chi è costui ? :-/ … cosa ci si può aspettare da uno che apre le porte agli OGM e fino a ieri era concentrato nella costruzione di Veneto City, la città della moda alle porte di Mestre!

  8. Al Ministro Galan chiedo: Lei sta cercando di minimizzare il problema pubblicamente per l’immagine del vino italiano, ma sta impegnandosi sotto sotto per un intervento importante, oppure è totalmente irresponsabile? Signor Ministro, è mai uscito dal Veneto per incontrare le realtà dei produttori di altre regioni e capire cosa sta succedendo?
    Se non ne vuol parlare alla stampa per i motivi supposti, vorrebbe almeno farne partecipi i produttori stessi? sarebbe, come dire…, onesto?

  9. concordo con Giampaolo (e attendo il capatosta debarricato!), l’eccedenza va, bene o male eliminata, e quindi c’è da pensare ad una possibile via di uscita che non significhi abbandono completo del territorio, per cui un aiuto al reddito sarà bene o male imprescindibile. Poi ci si potrebbe chiedere da dove viene questa eccedenza,sicuramente da ettari inutili, ma anche da un gradissimo calo dei consumi interni. cercare i responsabili (dall’idea del vino edonista e lussuoso, al cambio di stili di vita, dall’avanzare di altre bevande, dall’abbandono della tavola tradizionalemnte intesa, capagne terroristiche e salutistiche becere, etilometro etc etc etc) può servire ma non risolve il problema attuale.
    @riccardo. personlmente, pur amando i vini di piccole realtà, pur difendendo la terrioiorilità dei nostri vini/prodotti non vedo nulla di male nello sviluppo e nella ricerca anche degli ogm (sottolineo anche) che, nel caso lo si ignori, sono tra noi! lo sa come sono alimentate le mucche che danno il latte dei nostri prezioi formaggi DOP? con soia che importiamo a tutto spiano e che è, in altissima pecentauile ogm. questa non si degrada completamente nell’intestino delle bestie per cui anche i nostri dop sono “contaminati” (in piccola parte) da vent’anni.
    ciao

  10. @Francesco, non voglio entrare in argomenti più grandi di me, però ci sono argomentazioni di ogni genere. L’industria ovviamente è favorevole (la stessa che poi paga per le ricerche universitarie) altri sono contrari.
    Fatto sta che la “Mucca pazza” o altri problemi alimentari sono generati sempre in stalle ad alta densità animale i quali vengono alimentati proprio con certe colture.

    http://www.facebook.com/note.php?note_id=385329701266&id=101748583911

    Poi, ripeto, non ho prove sufficienti per esprimermi riguardo agli OGM, però ciò che mi fa paura è la completa sconoscenza di ciò che gli OGM potranno apportare in un futuro. Non sappiamo come si modificheranno gli insetti, se le api verranno comunque attratte dal polline di queste piante, e via discorrendo… per il momento mi fermo qui, certo è che il mondo sta cambiando (purtroppo) e non sono convinto che cambi in meglio.

  11. @Giovanna personalmente penso che il Ministro non conosca nemmeno la situazione veneta, anche se mi risulta sia egli stesso titolare di un’azienda vinicola.

    Per il resto, riguardo questo tema, la penso prorio come Gianpaolo, i contributi non solo per le distillazioni, ma tutti, secondo il mio parere dopano le aziende e difronte alle difficoltà ci si trova successivamente più vulnerabili.

  12. @Francesco. Il sostegno al reddito puo’ essere la giusta forma di aiuto, ed infatti da li’ nasce il disaccoppiamento della UE (produci o non produci percepisci un contributo, ma se non hai mercato meglio non produrre).
    Io credo che vada messo in atto un incentivo forte per eliminare i vigneti in zone non vocate o fatti male. Come si sa quali sono? Bisogna fare ricerca sul territorio, cosa mai fatta.
    Il consumo di alcol che diminuisce non e’ di per se un male, la popolazione molndiale aumenta, e quella che ha accesso a bene voluttuari come il vino anche di piu’. E’ evidente che ci vuole una promozione del vino per l’estero fatta bene, e non come oggi, inefficente e costosa, con decine di enti e milioni di euro buttati. Ci vuole un ente tipo Wine Australia, che funzioni come funziona quello.
    C’e’ poi la questione frammentazione. In Italia, spesso a causa della stampa che cavalca certe idee mediate da slow food in modo errato, si tende a credere che solo “piccolo e’ bello”, ignorando completamente il 96% del resto dell’agricoltura (i prodotti tipici incidono del 4%!) che e’ fatto di agroidustria, economie di scala, ecc. Se una persona, raggiunta una certa eta’, vuole liberarsi del suo fazzoletto di terra ormai divenuto un fardello piu’ che una risorsa, ci vogliono incentivi per aiutare l’accorpamento dei terreni, per creare aziende piu’ grandi con economie di scala in grado di competere nel mondo (e non parlo solo di vino).

  13. Ahio! (esclamazione di dolore). Ce ne andiamo fuori tema ma sulla frammentazione ci sarebbe molto di piu´da dire. Non solo perché small non é comunque brutto, non solo perché la Borgogna ed il Piemonte buono, il Brunello buono ci vivono di frammentazione ma anche perché andrei a vedere chi c’é in quel quattro per cento. Per quanto riguarda il vino non vorrei andare a scoprire che il portante sia proprio quel quattro per cento. Il sostegno che oggi va per lo piu´a beneficio dell’industria del vino, dovrebbe essere dirottato sul sostegno alla vendita di chi fa il vino agricolo indipendentemente se si trovi nel gruppo dei quattro o in quello del novantasei per cento. Wine Australia, ma anche WOSA per i vini Sudafricani
    fanno miracoli si, ma forse anche perché hanno pochi vitigni da gestire, una lingua di comunicazione internazionale e propongono prodotti la cui gradevolezza é inversamente proporzionale alla personalitá. Ora c’é da dire che la gradevolezza la possono fornire tutti
    anche i cinesi, basta spesso un buon tecnico in cantina. La personalitá non te la inventi e dovendo concorrere preferisco avere quest’ultima come arma e carattere distintivo.
    Poi magari i problemi sono altri, ma se prendiamo la strada del copia copia finisce che
    delocalizzeremo le vigne come abbiamo fatto per la Bialetti.

  14. Gentile Merolli@, ho sentito dire che, qualche anno fa, la regione Toscana è andata in Cina a dare assistenza ai cinesi per impiantare un mega vigneto dalle loro parti, con relativa mega cantina, perché – dicunt – se fanno il vino e imparano a berlo poi apprezzeranno anche il nostro (???).
    A me pare assurdo: sta a vedere che oltre ai pummaro’, tra qualche anno i cinesi ci spediscono anche il vino.

  15. @Gianpaolo, ariconcordo. inutile dire che l’agricoltura è anche e soprattutto agroindustria, potrà non piacere ma è così, a meno di non credere che il mondo lo si sfami con le idee di petrini. Per l’accorpamento puoi vedere di accedere, se sei under 50, agli aiuti Ismea (lenti da morire), mutui a tasso fisso dal 2 al 3 % a secondo della duarata, da 15 sino a 30 anni.
    @ Merolli, non è un problema di lingua ma di mentalità, vedasi quel che succede in Francia. Quanto al piccolo è bello, che dire, è vero ma è anche falso. Amo e supporto tanti picocli produttori di eccelnza (in ordine sparso qui nella mia regione montevertine, val delle corti, rodano, riecine, borghetto, lambruschi, le macchiole etc) ma non pesno che realtà più grandi (almeno dalle 4-500 mila in su, sino a milioni), le cui bottiglie trovo molto facilmente siano da buttare via. Qualche esempio? Col d’Orcia, poggione, fontodi, felsina, isole e olena, agricoltori del geografico, alcune linee di ruffino etc). sulla promozione, per me si promuove il paese, mica il molise o la campania, spesso tramite enti inutili. Il supporto poi all’export diretto ora è vietato, per cui si va su fiere etc con il rislutao che le aziende più piccole non possono accedere perchè la soglia di ingresso è troppo alta.
    @ Riccardo, l’industria è quella che è, ma: l’articolo che hai linkato (sul quale ho molti dubbi, focus che rivista é) non dice nulla sulla mucca pazza che, tra l’altro negli allevamenti usa non è mai arrivata (la maggior parte delle vacche anche in usa è a stabulazione fissa, le immagine del cowboy etc riguardano una percentuale limitata dei bovini, mi sembra, ma non ne sono sicuro un 16%). Capisco e in parte comprendo ma sapessi quanti si prendono la brucellosi in campania per il consumo di mozzarella tanto artigianale..e fatta con latte crudo o mal pastorizzato.
    ciao

  16. @Carlo Merolli, ti invito a leggere questo interessantissimo post sui prodotti tipici, la loro valenza per l’agricoltura italiana, i dati che la gente “normale” non sa, e le tante cose che la gente pensa di sapere ma che non rappresentano la realta italiana. E’ bello vedere come parlano i dati http://www.salmone.org/2010/07/12/prodotti-tipici/
    Un avvertenza, qui si parla di prodotti agroalimentari escluso il vino. Piccolo e’ bello? Sicuramente, ma piccolo e’ piccolo, e il resto?

  17. @Gianpaolo (aspetto anche io i vini debarricati!). Conoscevo l’articlo de l’ottimo Salmone ed il punto non e´che fornisca dati errati. Il punto é che fa la foto di una realtá agricola malgestita, a quasi tutti i livelli convenzionali. Non ho mai sostenuto il chilometro zero, come dico che gli OGM ci forniscono il “salto” che in natura non esiste. Gli OGM premono l’acceleratore su i processi naturali che esisterebbero comunque ma che avrebbero tempi piu´lunghi. Stiamo facendo gli apprendisti stregoni, e vada pure cosi´ma se guardi chi ne ha bisogno, chi ci guadagna e chi si accaparra i diritti d’autore degli OGM e delle semenze, vedrai che non e´tutto progresso quel che luce. Non si tratta, per tornare a Salmone, di fare quattro passi all’indietro nell’autarchia fascista o radical chic. Si tratta di dare le giuste attenzioni a quella piramide che ha alla base l’agricoltura di massa convenzionale ed alla cuspide le eccellenze
    del tipico ( o direi io: di quello che gli altri non hanno). Altrimenti poi ci lamentiamo che qualche operatore illuminato importa pomodori o gamberi tigre dall’estremo oriente “perché sono piu´economici ed i consumatori li vogliono”. Discorsi lunghi, off topic in questo contesto e forse anche colorati da posizioni ideologiche che esulano un po´(tanto) dai dati concreti, ma tant’é: c’é altrettanta posizione ideologiche in chi dice che gli OGM aiuteranno a ridurre la fame nel mondo.

  18. @Francesco (chiunque tu sia): non ho mai sostenuto che piccolo é bello. Comunque non é necessariamente brutto.

    La vera differenza oggi sta, se parliamo di vini, non tra vini buoni e vini cattivi ma tra vini industriali e vini agricoli. Le ottime Case che citi come grandi, sono in realtá di medie dimensioni (nessuna casa italiana, neanche le piu´grandi sono tra le prime nel mondo del vino come magnitudine) e solo grandi nel contesto italiano.
    Inoltre, e questa é la cosa piu´importante, sono tutti produttori, a mio sapere, che hanno un approccio agricolo e non industriale – con qualche distingui, ma non cambia il senso del tuo esempio, per Agricoltori Chianti Geografico e Ruffino.

  19. @Carlo. Se riesco faro’ un post con la traduzione di un articolo apparso sull’Economist di questa settimana dove si parla del “miracolo” Brasile, dove in 30 anni si e’ passati da una economia agricola di sussistenza a uno dei maggiori esportatori di materie prime agricole del mondo, nonche’ “promessa” di essere uno dei futuri granai (in modo allargato) del mondo. Proprio grazie a ricerca scientifica, anche a OGM, e a “grande e’ bello”, ovvero tutto il contrario di quello che ci racconta oggi l’informazione mainstream italiana sul cibo, a parte un editoriale della scorsa settima del Corriere abbastanza promettente, dove ci voglion far credere che il fagiolo zolfino e il lardo di colonnata salveranno l’agricoltura italiana e mondiale.

  20. Gianpaolo la storia dell’agricoltura mondiale e l’arrivo degli OGM per la fame del mondo mi sembrano una “stupidaggine” . Le quote latte, l’arrivo dei pomodori Cinesi in Italia, l’obbligo di prendere un tot di arance dalla Spagna (lasciandone sui nostri alberi siciliani quintali interi) e stessa cosa con le olive dalla Grecia, mi fa pensare ad una strategia commerciale organizzata dall’alto più che una voglia di sfamare la popolazione mondiale!
    Poi magari ho le traveggole io…!

  21. @Riccardo. Il fatto che te a sembri una stupidaggine non sembra fermare circa 14 milioni di agricoltori nel mondo che coltivano OGM in oltre 100 milioni di ettari in una cinquantina di paesi che rappresentano oltre la meta’ della popolazione mondiale.

    Le quote latte, l’obbligo di prendere i pomodori dalla Spagna (boh, non lo sapevo), ecc, sono ottimi esempi di quello che non va fatto. Infatti sono il contrario di quello che io auspicherei, ovvero il mercato libero. Questo a nulla c’entra con il discorso degli OGM.

  22. @Riccardo, non sono in Campania, anche se conosco bene la zona dove mi reco spesso per motivi di lavoro. Confermo che vanullo è veramnente buona, ma, di nuovo, senza le aziende più grandi e senza la GD la MBC non avrebbe conosciuto lo sviluppo che ha avuto e sarebbe rimasta ferma nei confini regionali mentre ora è tra i 5 prodotti principali che fanno il 90% dell’intero fatturato dei tipici (DOP etc, con esclusione del vino). Poi potremmo discettare sul fatto che la MBC che trovi da esselunga a milano sia meno buona di quella di vanullo (sicuramente)
    @Carlo, forse mi sono spiegato male. Per me non è la dimesnione di un’azienda a renderla pregiudizialmnete buona o cattiva. Hai ragione inoltre a citare il fatto che le nostre “grandi” sono poi piccole nel mondo.
    @Giampaolo, conosco Salmone (il libro di Pascale dovrebbe essere libro di testo!) ma a volte, ed è quello che percepisco anche dalle tue parole, anche nei più laici c’è un approccio troppo di parte. Mi spiego, e sono sicuro che concorderai con me che, sicuramente, il fagiolo zolfino non salverà il mondo ma, da come viene presentata la cosa, sembra che per il povero zolfino non vi sia posto. O ogm o nulla. A mio parere invece le cose possono procedere assieme ( e non a caso si parla di coesistenza). Da noi, purtroppo, sembrano prevalenti i blocchi ideologici che frenano la ricerca. Su salmone poi a volte si spara un po’ a mitraglia, vedi questo esempio:
    “Si può dire dunque che il Parmigiano viene prodotto (in parte) con latte estero e il prosciutto con maiali olandesi” che vuol dire per esempio che il parmigiano è fatto con latte estero? Dai, se così fosse sarebbe una truffa, e se ne sei a conoscenza devi denunciarla, il disciplinare della dop non lo prevede e il parmigiano è uno dei formsaggi più controllati d’italia. E che c’entra dire i prosciutti? Messa li così la frase non sembra Alludere forse ai DOP? se è così però non è vero, ed è scorretto, mentre è vero per i prosciutti non dop, visto che importiamo cosce non solo dall’olanda, ma dalla polinia, dalla germaia e via dicendo. Vedo quindi un po’ troppo sacro furore anche da parte dei favorevoli agli ogm (parte alla quale peraltro mi sento decisamnete più vicino) e l’informaizone va data in modo corretto.
    @Riccardo II, io non so come si potrà risolvere il problema della fame del mondo ma se la gente ha potuto abbandonare il duro lavoro nei campi di un’agricoltura di sussitenza(qui da noi lavora ora in agricoltura poco più dell’1% della forza lavoro)ed avere da mangiare a sazietà è stato grazie a: meccanizzazione, fitofamnci, aumneto rese e via dicendo, cioè una enorme rivoluzione industraile e tecnologioca nel settore primario. E’ difficle pensarci, ma l’agricoltura è forse il settore dove l’impatto industriale e stato più forte ed ha consenti progressi incredibili. Poi, se mi vuoi dire che ci sono stati eccessi, che non tuttoi va bene, che tendenzilmnete si deve andare a ridurre la concimazione chimica posso anche concordare, ma senza dimenticare alcuni paletti fondamentali.
    ciao

  23. @Riccardo, Giampaolo. Per quanto possa sembrare strano gli scambi di cui state parlando sono regolarizzati attraverso la PAC (Politica Agricola Comune), uno dei pilatri fondativi della CEE (attualmente UE).

  24. Mmmh, sarà ma su “19 cantine sociali del Sud Piemonte che hanno lanciato un clamoroso Sos rivolto ai politici” c’è anche da dire che qui nel sud Piemonte nessuna cantina ha chiesto ai suoi soci di fruire dei contributi sulla vendemmia verde. Ora qualcuno mi aiuta a capire? Questi hanno scorte che esplodono e i produttori non sono stati invitati, anzi forzati a togliere del prodotto dal mercato? Secondo me bisognerebbe andare a fondo alla cosa. E ancora, se il governo salva le cantine sociali, gli imponga di realizzare dei mercati o di fare davvero qualità non di inondare di sfusi che costano meno dell’acqua i mercati saturandoli. Voi parlate di OGM, di aggregazioni, ma secondo me qui bisogna ripartire dalle basi. Alla veloce. E rifare i consigli di amministrazione delle cantine, incluso introdurre prinicipi di gestione economica.

    Cordiali saluti
    Tomaso

  25. @Francesco. Concordo che radicalizzando l’argomento si rischiano eccessi, pero’ ammetterai che c’e’ una differenza tra voler offrire una scelta tra coltivare OGM, Biologico (io sarei un sostenitore del biologico OGM, tanto per dire), e tradizionale, ed invece voler proibire questa scelta. Il problema a me sembra spiegare alla gente che piccolo e’ bello, e’ vero – e d’altronde io sono collocato li’, nel piccolo – ma l’agricoltura e’ anche altro. Anzi, numericamente e’ sopratutto altro, e’ anche agroindustria, economie di scala, ecc. Il pericolo e’ quello di far credere al 90% della popolazione, che non ha piu’ contatti col mondo rurale, che l’agricoltura e’ qualcosa che ha a che fare con il vecchietto col panierino pieno di verdura che lo porta al mercato in bicicletta, e in questo modo creare le condizioni perche’ non vi sia un consenso sociale, e politico, all’innovazione e allo sviluppo agricolo di cui questo paese ha un bisogno disperato. Altrimenti perche’ Zaia, Alemanno, e co. si dichiarerebbero contrari agli OGM? C’e’ qualcuno che crede che lo facciano per ragioni scientifiche, per ragioni strategiche, invece che squisitamente di conquista facile di consenso presso un elettorato distante dall’agricoltura e quotidianamente disinformato sull’argomento? Il rischio, reale, e’ di creare una popolazione di cittadini chiamati a decidere, o a delegare, sul futuro dell’agricoltura italiana, informati solo da spot pubblcitari o congressi di Terra Madre.

  26. Chiudo con due considerazioni. L’una cosa non esclude l’altra. Prendiamo un esempio “altro”: la birra.
    Alla fine degli anni settanta, in Inghilterra, la birra era ai minimi storici di qualitá e di varietá. Prodotto tipico la lager e birrifici mega che acquistavano pub su pub come strategia di smercio del loro prodotto non cattivo ovviamente ma industriale e standardizzato. Insorse, spontanea la Campagna per la vera Birra (CAMRA : Campaign for Real Ale) e rinacque la birra vera con grande vantaggio ed agganci imitatori anche da parte delle grandi ditte produttrici. Morale: il piccolo che traina il grande.

    Esempio due: la rucola. Non vi sto’ a raccontarne la storia ma sempre negli anni settanta era solo un’erbetta che si andava a raccogliere nei prati il giorno di Pasquetta e solo nel centro sud.
    Poi´é scoppiata, non solo in Italia ma ha generato un export non indifferente.

    Allora: il piccolo é bello nel senso etico ma anche nel senso commerciale. Il piccolo fa da pioniere e va salvaguardato. E´come l’arte,la cultura ed il turismo: se ben gestiti portano soldi, se malgestiti la gente se ne va in Slovenia e cerca il prsut invece di gustarsi il prosciutto di Parma a Parma dipo una visita al Battistero ed una serata al Regio.

    Vogliamo sorridere del presidio del coniglio di fossa di Ischia ? sorridiamone pure.
    Non sará quello a salvare l’export agricolo italiano.
    Vogliamo sorridere di Carlin Petrini & company, liberi. Vogliamo domandarci ed andare a contare quanto di positivo hanno comunicato di Italiano nel mondo ( perlomeno quello che conosco io) ? Beh, tra export, editoria, movimenti di opinioni e simili é un fatturato sano che non c’é da sputarci sopra.

    La Spaghetti Martelli di Pisa produceva alla metá degli anni settanta circa venticinquemila chili di pasta artigianale con essicamenti lentissimi e trafile di bronzo. Chi ne aveva sentito parlare, di trafile di bronzo e essicamenti lentissimi ? Oggi anche il megapastifico che sforna settecentomila chili al mese vanta le sue brave trafile di bronzo e l’essicazione prolungata.

    I parametri della valutazione de i “piccoli” non sono e non possono essere solo quantitativi. Vogliamo valutare anche i fattori di impiego di manodopera agricola, incidenza positiva sull’ambiente, investimento sulla pulizia futura dello stesso, valore di comunicazione export ?

    Summa summarum: i Tortiglioni nr. 36 De Cecco non sono cattivi perché De Cecco e un industria, sono una buona pasta industriale per chi non puó o non vuole spendere di piu´.
    Questo non sognifica che la pasta artigianale tipo Martelli non abbia una sua validissima ragione di essere.

    E poi un’ultima considerazione : perché queste fisime le abbiamo solo noi ? in Francia, in Germania in Spagna guai a chi gli tocca i particuliers o le cinque sei case di Bordeaux trainanti
    di tutto un settore……

    I Tortiglioni 36 De Cecco sono ottimi

  27. @Gianpaolo, e che dire, siamo sulla stessa lunghezza d’onda, pesno anch’io che si debba poter dare la possibilità di scelta all’agricoltore senza divieti privi di basi scientifiche. purtroppo in questo campo il folklore di capanna, petrini e via dicendo ha più effetto di un ragionamento pacato perchè sono stati in grado (e qui chapeau!) di far crescere nell’immaginario collettivo una serie di immagini vincenti, da frankestein alla fragola/pesce (dio bono che po’ po’ di bufala, ma tant’è) sul quale poi i nostri ministri si sono tranquillamente accomodati per ragioni elettorali. Se a questo poì aggiungiamo il peperoncino della lotta alla multinazionale cattiva ( e te lo dico da sinistrorso) il gioco è fatto. vaglielo a spiegare tu che l’agricoltura non è più (più? mai) fatta dal contadino degli spot.
    ciao

  28. @Giampaolo, leggi questo è fatti una (triste) risata. questo è il modo di fare informazione di uno dei quotidiani più importanti, ma non lo sapevi che si importava grano dalle barbados?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *