E’ arrivato anche il Tavernello (frizzante) in vetro: la sfida si fa sempre più dura

Produttori di vino tradizionali che vi avvinate con molta preoccupazione alla cauta ripresa autunnale e che avete iniziato, o vi apprestate a farlo, le prime operazioni vendemmiali per i vini bianchi, vi siete accorti – i consumatori sicuramente l’hanno già fatto dato il ricorrere deli spot pubblicitari televisivi – che uno dei vostri più formidabili competitor, il leader del tetra brik e bag in box, la Caviro, produttrice del Tavernello, ha deciso di sfidarvi sul vostro stesso campo?
Non le bastava di vendere camionate e camionate di vino in cartone, anzi, di essere, come dichiara “il quarto vino più venduto nel mondo ed il primo in Italia”, puntando sul prezzo molto conveniente e sul claim “100% vino italiano, vino genuino per tutti i giorni”, oggi questa super aggressiva Cooperativa Agricola che riunisce viticoltori su tutto il territorio italiano e qualcosa come 34 cantine sociali situate in tutta Italia, dopo l’esperienza maturata con i pintoni da un litro e mezzo, viene a sfidarvi con due vini proposti nella bottiglia di vetro da 0,75.
Due Tavernello frizzante, disponibili nelle versioni bianco e rosato, che lanciano “la sfida del frizzante“, con il passaggio, “necessario”, affermano, “all’elegante bottiglia di vetro 0,75 che rimane il contenitore ideale per il confezionamento dei vini frizzanti”.
Certo il linguaggio scelto per presentarli, ovvero “due referenze, bianco e rosato, frutto della selezione delle migliori uve italiane, sapientemente sottoposte a frizzantatura”, continua a fare un po’ inorridire noi, voi, puristi del vino, che non confessereste nemmeno sotto tortura di avere, almeno una volta nella vita, comprato una confezione di Tavernello.
Ma con quello spot televisivo, ed il richiamo alla “freschezza”, al “moderato contenuto alcolico”, al “bouquet fine e fruttato”, ed il consiglio ad utilizzarli come aperitivo, anche se, dicono, “si abbinano splendidamente a piatti a base di pesce e pasta con sughi delicati”, e lo spot dove si allude chiaramente al passaggio al vetro – “prova anche tu il gusto nuovo di Tavernello frizzante, fresco, profumato, buono…. da stappare”, temo che rischino di apparire molto appealing non solo per il consumatore che non si è mai fatto problemi ad acquistare vino in tetra brik, ma anche per una fetta di eno-appassionati che o per la crisi economica, o per la curiosità, o per una forma di divertito possibilismo – why not? – potrebbero essere tentati di provare questo Tavernello in veste un po’ più seria…
Insomma, con l’arrivo di settembre la sfida del mercato del vino si fa sempre più dura…

N.B. da leggere domani, su Vino al Vino, un’interessante intervista. Si parla di barrique, e di come si possono produrre ottimi vini facendone a meno…

0 pensieri su “E’ arrivato anche il Tavernello (frizzante) in vetro: la sfida si fa sempre più dura

  1. Caro Franco,il welcome back l’ho già detto quindi non mi ripeterò. Mi chiedevo quando la caviro (uno dei colossi veri del vino in italia) sarebbe arrivata a questo, non se. E’ perfettamente nella sua logica industriale approdare ad uno dei pochi settori del vino ancora in crescita e dominato comunque da prodotti come il Turà e via dicendo, senza escludere i prosecchini di bassa lega. il suo target (parola orribile, ma segmento di mercato è troppo lungo)è un consumatore non particolarmente addentro alle cose vinose, non necessariamente con un basso potere d’acquisto, poichè al supermercato (unico sbocco significativo in termini di volumi per questi prodotti) vedo dottori e profesionisti con vini che io non berrei neppure sotto tortura. La confezione a me non piace, ma è fresca giovanile-sbarazzina adatta ad un vino senza impegno, che bello gelato va giù come tante “frizzine” alla spina che infestano ormai molti ristoranti. annata, terroir vitigno qui non si sa neppure cosa siano, siamo davanti ad un bel vino industriale che, se alla caviro dice bene, può essere un nuovo capsula viola di una buona ventina di anni fa. (confesso che lo bevevo, era un must, lungo e pieno di mal di testa è il cammino verso la conoscenza).
    ciao
    francesco
    ps ai piccoli la crisi ha già fatto male anche senza la caviro, da questa iniziativa deve temere piuttosto l’altro colosso della cooperazione

  2. Caro Franco, come ti ho già scritto: questo è davvero marketing. Berlusconi dovrebbe già aver insegnato – a chi aveva l’inclinazione ad apprendere – come si vincono le elezioni, trasportando in politica le regole del mercato di massa.
    Chi ha fatto grandi numeri, usando la fama di marchi d’èlite, non ha verificato prima quanti consumatori erano in grado di assorbire il prodotto (e a che prezzo immaginavano, o potevano, farlo).
    Nemmeno era stato verificato che cosa significasse l’un o quell’altro marchio (o denominazione, che per un consumatore generico è stessa cosa) per un pubblico happy hour oriented.
    La crisi attuale ha fatto il resto.
    La mitizzazione dei consumi d’èlite ha rilanciato; ed ecco che prodotti che hanno lasciato liberi spazi sul mercato – divenendo né carne né pesce – pagheranno lo scotto di scelte avventate e poco scientifiche (e la crisi ha aggravato le criticità.).
    Tavernello in bottiglia, con tappo di sughero, lavora sulla voglia di cose buone che non sono (erano) alla portata di portafogli, ed ora almeno il vino lo è.
    E Tavernello lavora su grandi numeri di un target basso, di gente che si accontenta di un vinello che soddisfa istanze molto elementari. E sono milioni di persone.

    Ps: il nome NON è secondario, dentro ci sono richiami e profumi molto interessanti.

  3. Seguo dai tempi del Franco Tiratore, ma non sono mai intervenuto in quanto non amante di questo tipo di comunicazione. Troppo facile il fraintendimento troppo difficile il chiarimento. Da rimarcare comunque quanto sia stata importante l’informazione attinta da Ziliani nella mia eno-crescita personale.
    Pubblico questo post quindi come segnale di soddisfazione per la ripresa attività del “nostro ospite”. Confermo poi che il nuovo profilo proposto in un post antecedente è più che gradito.
    Con l’occasione lancio una provocazione: e se fosse pure buono questo Tavernello!

  4. Ovviamente come tutti da diversi giorni ho avuto modo di poter vedere questa martellante pubblicità in televisione….credo frutto di una strategica mossa di marketing! Infatti ho notato come in passato la pubblicità del Tavernello puntasse di più sul concetto di “qualità della filiera produttiva”…non tanto del prodotto….mentre ora iniziano a “sdoganare” parlando di freschezza, profumi, gradevolezza….facendo cenno quindi alla qualità del vino!
    Ora….non avendo degustato questi nuovi prodotti….non mi permetto di giudicarli a priori…..ma di sicuro questa politica secondo me è un’abilissima mossa per dire al grande pubblico:”Visto? Siamo capaci anche noi di fare il vino in bottiglia…non solo in cartone…”
    Sul suo futuro reale successo….vedremo come andranno le vendite….però credo che molti di quei produttori che fanno vino da 2 o 3 euro a bottiglia….si vedranno prendere una fetta di mercato….non so quanto grande!
    L’effetto mediatico di una pubblicità così martellante su reti nazionali ha conseguenze incredibili sul consumatore medio, poco appassionato e che bada tanto al prezzo e meno alla qualità complessiva del vino!

  5. Credo che la miglior via per evitare il duro faccia a faccia con un concorrente che può sfruttare le economie di scala per tenere i prezzi bassi sia il posizionarsi nettamente lontani da questo. Il fatto è che chi è già famoso per le proprie produzioni di qualità, o chi semplicemente produce tipologie di vino importanti o molto conosciute (Barolo, Brunello, Amarone, etc..) può spesso far riferimento a consumatori diversi da quelli che acquistano il Tavernello.
    Il problema è per quella marea di piccoli-medi produttori che o producono vino senza infamia e senza lode, o di qualità ma non eccessivamente conosciuto/commercializzato, che si troveranno a competere con un prodotto “cool”, divertente e con un package non più di TetraPak (sinonimo anche di economicità) che permette un aumento di circa il 65% del prezzo.
    Una via di fuga per alcuni potrebbe essere quella di abbandonare le speranze di alti volumi e dedicarsi a prodotti migliori, commercializzati e promossi localmente, per vendere a chi, seppur in epoca di cinghie strette, preferisce spendere qualche obolo in più per avere più qualità.

  6. Quello che manca è una vera opera di divulgazione della cultura materiale legata al vino.
    Chi acquista Tavernello sarà allergico al “goudron” e alla “pipì di gatto”, ma magari sarebbe ben felice di sapere che per la stessa cifra può acquistare un vino sfuso(ma se continuiamo così anche un imbottigliato)prodotto vicino a casa sua, in un’azienda che magari può anche andare a visitare, anzichè una bibita a base di succo d’uva confezionata in uno stabilimento industriale con uva di non si sa quale provenienza.
    Ma per far questo occorre talento, molto di più di quanto ne occorra per parlarne tra iniziati, e umiltà, dote rara.
    Credo che una trasmissione seria in questo senso, sarebbe un’ottima idea per la tv pubblica(Eat Parade e soci al momento sono poca cosa)

  7. Indubbiamente simpatico l’involontario refuso (o lapsus…?) iniziale: “Produttori di vino tradizionali che vi avvinate” 🙂

  8. Non so se avrò mai il “coraggio” di assaggiare questa novità, anche se non lo escludo a priori. Questo semplicemente perché non mi piace dare giudizi “alla cieca”. So di certo che non ne diventerò un consumatore affezionato.
    Detto questo, sono convinto che qualunque produttore di vino tradizionale e quantomeno di qualità decente, non dovrebbe avere di che preoccuparsi di questa nuova concorrenza. La fetta di mercato (sì, target è orribile…) alla quale punta la Caviro credo sia molto giovanile e già consumatrice di prosecchini vari e altre bevande più o meno frizzanti. Forse dovrebbero essere più questi ultimi a temere questa novità.
    Ma poi, scusate, quanti vini DOC ci sono già, sparsi per lo stivale, che non sono rappresentativi di nulla, o quasi, e che sono già un minestrone non meglio definito di uve e territori non certamente limitati e delimitati.

    • io non voglio giudicare, la cosa non m’interessa, la qualità del prodotto. Ho voluto far capire come con la commercializzazione e l’ampia promozione con spot pubblicitari televisivi, di frizzanti in bottiglie di vetro il Tavernello porti ancora più a fondo l’offensiva e sfidi i produttori di vino tradizionali sul loro stesso terreno. E questa mi sembra una novità da sottolineare…

  9. Caro Daniele Sala, cito le sue parole: “per dire al grande pubblico: ”Visto? Siamo capaci anche noi di fare il vino in bottiglia… non solo in cartone…”
    La Caviro il vino in bottiglia lo sa fare gia’ da un bel pezzo, e non solo vini da battaglia. Perlomeno dal 2003, quando ho avuto il piacere di assaggiare un Romio Igt Forlì ed un Romio Sangiovese di Romagna DOC Superiore Riserva che non erano ancora in commercio ma già pronti e che ho valutato davvero come buoni ed oggi sono in catalogo e non hanno certo dei volumi da vins de garage.
    E’ un gruppo enorme, 41 cantine, diciamo che passa per le sue mani un quinto di tutto il vino che si confeziona nel nostro Paese, quindi non ha certo la vocazione delle piccole produzioni di qualita’, ma che alla caviro sappiano cos’e’ e come fare la qualita’ e’ indiscutibile.
    Non prendiamo il Tavernello, o il Castellino, o il Botte Buona come se fossero dei sottoprodotti, neanche in cartone, perche’ la domanda e’ superiore addirittura all’offerta gia’ da un sacco di anni, cioe’ e’ il pubblico che vuole una fascia di bevande del genere, dove da garantire c’e’ la freschezza (in cartone hanno almeno 6 mesi di vita i bianchi e forse 12 i rossi, secondo il mio modesto parere), l’igiene e il buon prezzo. Sono dei prodotti progettati per non rimanere invenduti, vinificati da squadre di enologi che sanno perfettamente quali standard rispettare, per dare un profitto a 20.000 viticoltori e altrettanti addetti all’indotto.
    Il Tavernello che va in bottiglia non credo proprio che sia lo stesso che va in cartone, durera’ almeno il doppio a parita’ di freschezza. Quello che va in cartone usufruisce di tecnologie particolari, e’ piu’ difficile da fare, sfuso gli costa senz’altro di piu’ ed e’ forse anche per questo che Caviro ha cominciato a farne anche in bottiglia.
    Franco fa bene a pubblicare queste cose, perche’, come ha ben scritto, “Ho voluto far capire come con la commercializzazione e l’ampia promozione con spot pubblicitari televisivi, di frizzanti in bottiglie di vetro il Tavernello porti ancora più a fondo l’offensiva e sfidi i produttori di vino tradizionali sul loro stesso terreno. E questa mi sembra una novità da sottolineare…”
    I produttori di vino tradizionale hanno adesso qualcosa in piu’ con cui misurarsi, che non proviene dal Nuovo Mondo ma dalla Romagna e non solo, da viticoltori in gamba e non da sprovveduti, semplicemente un’altra concezione di fare il vino (o bevande chiamate vino). Quale sara’ quella vincente? Dove sta andando il mercato? Ci rendiamo conto che ci sono gia’ dei baroli sfusi a 2 euro e mezzo e barbareschi a poco piu’ di un euro?

  10. Prendo atto della precisazione fatta da Mario Costa sul fatto che la Caviro produce già vini in bottiglia….la mia affermazione è legata al fatto che la stragrande maggioranza delle persone che acquista Tavernello in cartone non sa assolutamente che alle spalle c’è la Caviro con tutta la sua gamma ed i suoi vini. Ne conosco parecchi che bevono Tavernello, spesso parlo di vino con loro, e ti assicuro che tutti loro non sanno chi ci sta dietro, ed accolgono questo avvento della bottiglia come una grande innovazione. Tutto qui, per cui ognuno acquista e bene il vino della qualità che può e che vuole….ed in esso vi cerca più o meno emozioni.
    Per quanto riguarda quel mercato che propone Barolo e Barbaresco sfusi a 2 euro al litro bè….mi riservo il fatto di poter rabbrividire/dissentire da questo tipo di commercio, sò che esiste, ma…per quanto mi riguarda il giorno che non potrò più permettermi di bere del vino che un minimo mi emozioni….piuttosto che scendere a certi livelli…..smetterò di berlo oppure lo farò una volta al mese od una all’anno. Rispetto chi non è così appassionato come me e come tanti altri, la crisi è forte ed i soldi non bastano mai, ma per me il vino è una immensa passione/piacere….perciò o mi emoziona o lascio perdere. Intendiamoci, non servono cifre folli nel quotidiano per bere buon vino, però di produttori un pò ne ho girati, onesti e gran lavoratori, con loro ho parlato molto…e se fanno un minimo di qualità tutti ti dicono che dalle loro cantine non può uscire un vino a meno di 4/5 euro bottiglia se vogliono sopravvivere. E dalla mia piccole umile esperienza devo dire che al di sotto di queste cifre alla fonte….è difficile trovare emozioni…..poi si sa che il mondo è bello perchè tutti la pensiamo diversamente….Prosit!

  11. Belle parole, Daniele, le tue, in particolare: “il giorno che non potrò più permettermi di bere del vino che un minimo mi emozioni… piuttosto che scendere a certi livelli… smetterò di berlo oppure lo farò una volta al mese od una all’anno”. Sto cominciando a farlo anch’io, bere meno ma meglio. Sono passato dalle due bottiglie al giorno a due bicchieri al giorno e ho smesso di comprare vini poco interessanti, piuttosto bevo acqua minerale migliore in bottigliette. Quando bevo vino, dev’essere perlomeno interessante. E non parlo soltanto dei grandi vini, ma anche dei cosiddetti “vinini” freschi, leggeri, fragranti, di denominazioni minori soltanto in estensione, che si abbinano a tante belle ricette che mi piacciono un casino.
    Per quanto riguarda i costi di produzione, a seconda se il vino passa solo in acciaio oppure fa circa sei mesi in botte di legno oppure tre anni ci sono stati dei calcoli precisi alcuni anni fa sul una famosa rivista. Se non ricordo male le proporzioni erano pressapoco le seguenti: 0,55 al litro, 1,3 al litro, 4,5 al litro. Sara’ cambiato qualcosa, ma siamo piu’ o meno su quei livelli. Anche in Spagna e in Francia mi risultano pressapoco le stesse. Non e’ detto che per avere delle emozioni si debba cercarle solo nella fascia piu’ alta. Ci sono produttori che si accontentano di guadagnare abbastanza da vivere, altri che hanno ambizioni di comprare un sacco di nuove vigne, altri che si sono messi in testa di fare i guru di nuove frontiere e questo entra non nei costi, ma nel prezzo franco cantina. Come ci sono produttori che vendono tutto quel che fanno sul posto o quasi ed altri che ne devono regalare meta’ vuoi al papa, ai re, ai presidenti, ai visitatori o ai giornalisti e devono fare prezzi doppi al cliente per non perderci. Se poi vogliono partecipare ai concorsi devono spendere altri soldi e i concorsi non ci sono soltanto in Italia, gli aerei e gli alberghi ed i taxi costano soprattutto a Londra, a Tokio e a New York. In Polonia stiamo discutendo di un Barolo di annata recente trovato qui nei negozi a 8 euro (cioe’ franco cantina siamo appunto sui 2 euro e mezzo di cui ha scritto Carlin Petrini). Alcuni enotecari dicono che e’ comprato da intenditori incuriositi che non lo giudicano certo bene, perche’ sono abituati agli Oddero, ai Cavallotto, ai Bersano, vanno tutti gli anni ad Alba a degustare il meglio del meglio, ma riconoscono che non ha difetti enologici, che e’ vestito bene e a quel prezzo non e’ male sulla bistecca di tutti i giorni. Loro non ne prendono che un paio di bottiglie, perche’ sulla bistecca di tutti i giorni hanno centinaia di altri vini di tutto il mondo da assaggiare per scriverne, ma e’ un parere autorevole. Franco Ziliani credo che ne parlera’ con Wojciech Bonkowski fra pochi giorni. Cioe’ bisogna tener conto anche della capacita’ di acquisto e delle abitudini alimentari del cliente e non solo di quello italiano.

  12. Da quando si parla di questo tavernellomi sembra he la pubblicità del lamberti 10 e lode sia aumnetatao sbaglio? in auto la sento continuamente…questo 8anceh senza le bolle) potrebbe essere un antagonista del nostro tav. e non a caso lo fa il giv
    ciao
    francesco
    ps è normale ch un consumatore medio non sappia nulla i caviro in quanto quel che conta qui è il brand, d il tavernllo è, volenti o nolenti, un brand di livello.
    Ps x Mario Crosta, e io che pensavo di bere…a parte gli scherzi, qui in Toscana se si va alla fonte si trovano ottimi , non buoni, ottimi vini intorno ai 4 euro al litro. Ho preso del chianti ottimo a questi prezzi, certo potevo prenderlo anche a meno da un imbottigliatore, ma preferisco pagare un euro in più e supportare un bravo viticoltore, almeno finchè economicamente non mi cambia qualcosa e posso permettermelo.

  13. Trovare vini ottimi a prezzi bassi e’ un arte, caro Francesco, che ti auguro con tutto il cuore di coltivare a lungo e di riuscire ad insegnarla. Tutti sono capaci di cercare oltre certe cifre (a parte il fatto che il prezzo non e’ certo indice di qualita’ ne’ di possibili emozioni, anche il gusto e’ una cosa molto personale), ma pochi sotto. Una volta Franco mi pubblico’ un articolo su quel Winereport che dirigeva benissimo su un Corvina-Merlot Raudii della Cantina Sociale Valpolicella di Negrar che allora era costato, franco cantina, all’oste di una trattoria di Soave (un bel posticino sul fiume),molto meno dei fatidici 4 euro e che mi aveva fatto gustare con un prezzo in tavola di 10 euro. Luigi Veronelli mi scrisse una brevissima mail di complimenti. Lo ricordero’ sempre. Bisogna augurare ai vignaioli di guadagnare abbastanza per vivere, ma anche per realizzare tutti i loro sogni, anche di diventare facoltosi e famosi, perche’ no? Ma noi dobbiamo poter bere dei vini senza ottimi anche senza far piangere il portafoglio e fare quello che stanno facendo Paglia e Ziliani e Macchi e Pignataro e Sartore e altri blog, cioe’ informazione, aiuta tutti quanti a trovare la quadra.

  14. E’ assolutemente meraviglioso, come avete detto, girare per piccoli produttori ad incontrare e conoscere delle realtà enologiche fantastiche, magari a prezzi sbalorditivi. Inoltre ognuno di essi ti racconta belle storie di vita vissuta a fare vino, se ne apprezza così l’arte faticosa di produrre il Nettare di Bacco.
    Ovviamente solo persone con grande passione come noi ha la volontà di dedicare tempo per girare e scoprire queste piccole realtà vitivinicole, spesso lontane da riflettori e guide, ma ricche di qualità, storia e con ottimi prezzi che tra l’altro si pagano molto volentieri a queste persone delle quali si apprezza la grande dedizione al loro lavoro!

  15. La Caviro è un’importantissima realtà vitivinicola dell’area emiliano romagnola; macina numeri impressionanti e nonostante questo mette in commercio buoni se non ottimo prodotti. Certo non possiamo chiedergli la tipicità dei piccoli produttori e tutti quegli aspetti che appassionano i cultori del vino. Il guaio è che a Montalcino qualcuno ha cercato di replicare lo stesso modello economico ed imprenditoriale con risultato, aimè, ben diverso.

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