Gianfranco Soldera e il Brunello: un'intervista

Voglio semplicemente segnalare questa lunga, interessante intervista – leggete qui – concessa da Gianfranco Soldera, alias Case Basse, ovvero il produttore di quello che continuo a considerare di gran lunga il miglior Brunello di Montalcino.
Avrei molte cose da dire a proposito, ma essendo questo blog ancora in pausa di riflessione, mi limito a segnalarvi quello che ha detto, perché credo meriti attenta considerazione…

61 pensieri su “Gianfranco Soldera e il Brunello: un'intervista

  1. Ho letto l’intervista (che mi era stata segnalata anche da amici, perché il tema dell’agricoltura – e del vino – sta appassionando l’Italia che pensa) e l’ho trovata piuttosto equilibrata e – come sempre, trattandosi di Soldera – egoriferita.

    L’aggettivo “egoriferita” è al 70% positivo, dato il grande – grandissimo – lavoro che Gianfranco Soldera fa e il grandissimo vino che egli “dona” al mercato, contribuendo allo sventolio dell’ilcinese bandiera, nonostante i chiaroscuri di questi tempi difficili (e contribuendo anche, indirettamente, a sostenere il duro lavoro di quelli che credono alla grandezza del sangiovese grosso).

    Il 30% restante, lo dedico alla dimenticanza, tipicamente solderiana, di chi – come te, oh redivivo part-time Ziliani – ha sempre criticato in modo preciso, trasparente e disinteressato (forse quasi autolesionista!) tutto ciò che non ha funzionato negli ultimi anni (tanto per approfittare dell’understatement, a cui sono stata allenata).

    • dimenticanza dici, Silvana? Macché il produttore é grande, ma l’uomo tende a dimenticare gli amici, anzi che ci possano essere persone amiche, anche giornalisti, oh yes!, e non semplici “nemici” con cui confrontarsi, non lo prende nemmeno in considerazione… Da qui alcune risposte e “dimenticanze” in questa pur interessante intervista…

  2. Non vedo proprio nulla di ciò che ha detto che non mi venga naturale condividere, sebbene ritengo che Soldera abbia un grande torto, e ribadisco torto. Quello di essersi occupato troppo di se stesso e del proprio successo e di non aver lottato per coinvolgere i tanti produttori (non imprenditori) su una strada quantomeno più corretta e responsabile. Sulle guide e sulle pecche della critica giornalistica in generale c’è poco da dire.
    attendo sempre una tua risposta alle mie mail…

  3. Pingback: Gianfranco Soldera e il Brunello: un’intervista | Trentinoweb

  4. Da questa intervista traspaiono il grande carisma e l’ostentata sicurezza di Gianfranco Soldera che con la sua innata schiettezza si pone giustamente come paladino del Vero Brunello di Montalcino! Di sicuro bisogna riconoscerli la coerenza di perseguire da decenni la sua filosofia produttiva, senza mai piegarla a false chimere di mercato….un vino il suo non accessibile a tutti…ma come tutti i grandi miti non sono tali solo per il valore intrinseco, ma anche e soprattutto per il bagaglio sorico/culturale che rappresentano! Di certo dopo il triste scandalo del Brunello….i suoi vini sono ancora con maggior forza nell’Olimpo delle meraviglie enologiche del nostro Bel Paese!

  5. la schiettezza non la metto di certo in dubbio, faccio solo notare che Soldera non brilla per generosità e onestà intellettuale quando risponde: “La critica vinicola è quasi del tutto inesistente. Esiste la pubblicità all’industria del vino. Le guide hanno fatto pubblicità a vini che avevano bisogno di pubblicità per essere venduti. Vorrei però chiedere ai critici: cosa hanno visto e assaggiato negli ultimi 20 anni? Io vorrei anche sapere dov’era la critica, che senza dubbio dovrebbe fare auto-critica”.
    Evidentemente le cose che ho scritto, qui e altrove, negli anni precedenti, su quello che succedeva a Montalcino, Soldera se le é dimenticate, o fa finta, chissà perché, di dimenticarle… Dimostrando quale sia il suo concetto di “amicizia”…

  6. Guardi Ziliani, già riportare un’intervista senza citare l’autore e il giornale da cui proviene, che è l’unico libero in Italia e che ha dedicato la prima pagina di agosto ad esso, lo trovo tipico di chi come lei non vuol altro che apparire.Più delle notizie che pensa di pubblicare. Inoltre trovo altrettanto infantile che metta tutto sul piano dell’amicizia; tutti i suoi amici sono bravi, perhé i suoi amici non le riconoscono? Pare l’eterno insicuro.
    Lei saranno pure 20 che scrive, e io 20 anni che faccio vino, ma i suoi giudizi me li ricordo bene: compreso ultimo quello del Banfi 2005. E altri su vini molto discutibili.
    Come al solito,, chi più urla al complotto, è quello che ne profitta. Perché non comincia a fare il giornalista e invece di pubblicare voci, non pubblica documenti fatti inchieste?
    Mah…

  7. @Roberto Giuliani. Però io ricordo Soldera, durante un’assemblea consortile, dopo aver espresso per iscritto, e quindi condiviso pubblicamente, critiche precise, lui praticamente solo, con un irritato e crescente brontolìo di molti dei presenti, e lui, seduto, con le sue imperterrite bretelle…
    Se gli imputiamo di “non aver lottato per coinvolgere i tanti produttori…” allora che cosa dovremmo dire dei tantissimi che quando Soldera parlava mostravano fastidio, molto apertamente.
    Perché non è così semplice avere voglia di capire, se ci si sveglia improvvisamente da un bellissimo sogno…

    Altro è, invece e a mio parere, non riconoscere (da parte del nostro S.)che ci sono stati giornalisti (l’ho già scritto) che hanno tenuto la guardia alta.

    • hai ragione Silvana, Soldera la sua parte l’ha fatta, eccome, e non, come afferma qualche imbecille, mandando lettere anonime alla Procura di Siena, ma dicendo a chiare lettere, senza nascondersi dietro ad un dito (non é da lui) come stavano le cose e cercando di reagire e invitare altri a reagire alla palude ilcinese. Tutto inutile. Questo suo lavoro, come il fatto, indiscutibile, di produrre di gran lunga il miglior Brunello di Montalcino, e uno dei più grandi vini italiani in assoluto, gli va riconosciuto. Ecco perché indispettisce che Soldera, che sa bene come non tutta la stampa si sia piegata pecoreccia e serva ai diktat dei padroni del Brunello, metta tutti i giornalisti in uno stesso calderone, sia quelli che hanno detto, miopi, stupidi, o semplicemente complici, per comodità o pavidità, che tutto andava bene, madama la marchesa, sia quelli, e non sono stati tanti, che hanno scritto chiaramente che a Montalcino giravano vini, spacciati come Brunello di Montalcino, che con il Brunello ed il Sangiovese non c’entravano punto. Perché faccia così? Chissà, ma forse fa parte dell’uomo, che preferisce avere tanti nemici, che ricordarsi di chi gli é stato amico

  8. @scusi Riccardo, ma, per sua informazione, “il Fatto Quotidiano” è citato, tant’è che ci si può andare a leggere l’intervista, appunto, basta cliccare su “leggi qui”. Cordialità.

  9. Rifiorisce Franco ed il gonfalon selvaggio! bene ! Anche a me non é piaciuta tutta l’erba in un fascio quando Soldera parla della critica. Forse nel corso di un’intervista non si ha tempo di
    scendere nei dettagli, di operare distinguo, forse il giornalista ha trascritto il succo. Comunque sia il generalizzare é sempre sbagliato, Viviamo di differenze, distinguo e dettagli.

    A proposito di dettagli e prezzi al dettaglio : Soldera Brunello di Montalcino DOCG 2003 Riserva Euro 186,75 , Pegasos Toscana Rosso IGT 2005 106,43. Da queste parti sono
    tanti soldi ma magari ancora ragionevoli come prezzi rispetto ai mostri sacri internazionali.

    Abbiamo voluto un’elite enologica per stare al pari della Francia ? ebbene ora c’é: teniamocela cara dacché, bene o male, ci rappresenta tutti. Non mi sembra che i problemi del nostro mondo di produzione agricola siano causati dalle idee o dalle filosofie di produzione di Soldera.

    Quando il neopresidente del Consorzio del Brunello “dichiara” (ora, non prima) che l’ ottanta per cento den Brunello non era fatto con il solo sangiovese grosso, allora dovremmo ri-valutare sia i Soldera che i Ziliani e quanti altri a quei tempi ben sospetti erano vox clamantis.
    ed I Ziliani

    • caro Merolli, se avessi fatto io la dichiarazione, assurda, sull’ottanta per cento di vini di Montalcino non fatti con il solo Sangiovese, che si é permesso di fare il neo presidente del Consorzio, sarei stato linciato sulla pubblica piazza, sommerso dalle querele (o dalle minacce di querela, uno sport al quale si dedicano con passione nel borgo del Brunello…) messo al pubblico ludibrio. Invece quelle dichiarazioni, del tutto prive di fondamento, le fa il sor Rivella, il salvatore della patria, come in molti, anche piccoli produttori di qualità, a Montalcino si sono affrettati a considerarlo, e allora tutto tace, tutto va bene…
      Ed io dovrei riaprire il blog per prendere le difese di personaggi del genere, come ho fatto, ingenuamente e stupidamente per due anni? Ma che si difendano da soli, sempre che abbiano davvero voglia di farlo…

  10. Caro Ziliani, il comportamento e le reazioni che ti amareggiano sono assolutamente comuni, nell’universo mondo.
    Molti di noi fanno (hanno fatto) battaglie e portato avanti idee, inutilmente e magari suscitando ilarità o irritazione.
    Lo hanno fatto perché avevano più strumenti conoscitivi, o più esperienza, perché credevano (credono) fortemente in qualcosa, o tutte queste cose insieme.
    Poi, dopo anni, e solo dopo che le idee di cui sopra vengono palesemente a galla, allora si comincia ad acquisirle, o quando la crisi che morde costringe a pensare…
    Anch’io, nel mio microscopico piccolo, come assessore (a suo tempo) e come cittadino “più informato di altri” (solo perché so dove reperire le info), mi sono coperta di ridicolo (ma ho anche ricevuto una lettera minatoria!), perché ho sostenuto negli anni il valore del paesaggio e del biologico, il valore del ‘fatto a mano’, l’interesse crescente (issimo) per il turismo a piedi, gli inestetismi (e i rischi) dei diserbanti, l’irrinunciabilità della lettura per capire i fenomeni che governano la vita (ma anche il mercato), e così via.
    Che cosa ti aspetti: che qualcuno riconosca che tu hai la vista più lunga? O che hai avuto il coraggio delle tue opinioni?
    Mavalà!

  11. Esco leggermente fuori tema per notare con piacere come questa parziale riapertura del Blog abbia subito dimostrato quanto fermento e quanta voglia ci sia di confrontarsi e dialogare sul tema Vino. Per questo mi auguro davvero di cuore che Franco prossimamente riapra a tempo pieno questo su Blog, se non a scadenza quotidiana, quanto meno settimanale, perchè c’è bisogno di confronto costruttivo, di scambio di esperienze, di nuove idee su questo splendido universo del Vino che noi tutti amiamo. Mi auguro poi che Franco non si faccia scoraggiare da alcuni attacchi duri e diretti che non hanno tardato a ricomparire qui, ma per quel poco che lo conosco credo che possano galvanizzarlo ulteriormente. Anche perchè…..ora che Mourinho (allenatore) è migrato in Spagna….non possiamo permetterci di perdere anche il Mourinho (giornalista del Vino)….c’è bisogno di persone schiette e dirette….ed anche se non sempre si condividono le idee…è assolutamente entusiasmante poterne parlare qui…..anche con toni accesi…..ma sempre mi auguro con tantissimo rispetto per le singole persone….evitando attacchi diretti mossi da pregiudizi o vecchi rancori! Forza Franco ritorna…….

  12. Ma se le cose stanno come dice il sor Rivella, e non ci sono dubbi non sia in malafede nel dichiarare candidamente che il Brunello sia stato fatto nell’ottanta per cento dei casi in miscela con altre uve che non siano il Sangiovese come prevede il disciplinare che gli stessi produttori si sono dati, ma di che si sta a parlare?
    Le regole scritte da una parte e la realtà dall’altra?
    Il silenzio di tante “verginelle” a Montalcino e la rabbia sotterranea verso chi ha scoperto il giochino che poteva contribuire allegramente per arricchire le madie di tanta gente poteva e doveva continuare all’infinito per placare animi e coscienze di chi mette il soldo davanti sempre alle regole?
    Chi ha da essere parecchio, ma parecchio incazzato di tutta la storia non è solo Ziliani che si è adoperato pur tantissimo a mettere in luce tante cose, ma chi ha prodotto Brunello seguendo le regole e chi ha comprato vini a caro prezzo per moda o perchè pompati da certi santoni.
    I primi, i produttori onesti non sono totalmente esenti perchè era il segreto di pulcinella, visti certi colori e certi sentori dovevano essere più vispi a farsi sentire, invece molti si sono accucciati sfruttando il vento e non volendo cercar rogna.
    I secondi, i consumatori bisognerebbe imparassero a fidarsi più di se stessi e vedere luoghi partendo dalla vigna invece di farsi inculcare il verbo da officianti religione a pro proprio.
    Quando poi le cose sopra l’onda e l’urto di cambiamenti e fatti sembrano prendere corsi diversi ecco di nuovo la restaurazione, in piazza tutti rivoluzionari, nelle stanze tutti conservatori, ed ecco il sor Rivella Presidente del Consorzio, quello che afferma che il Sangiovede non è un gran vitigno.
    A questo punto ognun per se e Dio per tutti, si salvi solo chi negli anni ha sempre fatto le cose come si deve e secondo le regole, anche se nel suo piccolo, un pochino ha dormito.

    • da questi commenti vedo che un certo ruolo, quello di essere il punto d’incontro di una immaginaria congregazione degli Apoti, di prezzoliniana memoria, http://www.agoravox.it/Indro-Montanelli-cento-anni-di.html composta da persone alle quali determinate false “verità” non le si danno a bere, questo blog lo avrebbe ancora… Però mi piacerebbe che i commenti non affluissero solo ai post brunelleschi oppure stile “lacrime e sangue”, ma soprattutto a quelli, come quello pubblicato ieri e dedicato al Moscato passito di Chambave della Grille, cui tengo particolarmente e che dovrebbero essere la spina dorsale in futuro del blog, sempre che prenda l’insana decisione di riaprirlo…

  13. E’ questo un accenno di bella notizia Franco, il forse continuare focalizzando le pestate nelle vigne e il racconto di vino serio e sano lontano dalle beghe e dai giochi potentati e consortili sparsi un pò ovunque.
    La sfida di raccontare realtà in cui rientra l’occhio e magari pochi conoscono è quanto ti serve per non smettere.
    Sul Moscato passito Chambave della Grille io ascolto in silenzio come si dovrebbe fare quando una cosa la si ignora e la si sta per apprendere.
    Il nuovo Vino al Vino parlando solo di realtà che senti e ti ci rientra l’occhio non è un buon motivo per continuare a fare informazione vinaria e non stare zitto?

    • dipende molto da voi lettori, Andrea. Fatemi capire se questo eventuale nuovo, più disteso, modo di raccontare il vino vi garba. Se volete da me ancora e solo lacrime e sangue, basta, ho già dato (e ricevuto), rivolgetevi altrove…

  14. Non devo essere io a insegnarle niente. Semmai dovrebbe saperlo già fare dopo 20 anni, ma non credo che in questi 20 anni si sia mai fatto giornalismo nel vino. Peraltro a me lei sta pure simpatico, anche se pare un poco berlusconiano dal vivo… Comunque rifletta sul fatto che Soldera ha fatto di tutta l’erba un fascio, perché come me, crede che sia tutto un fascio, tranne una o due persone (nuove) che lei non ha mai citato perché probabilmente non sono suoi amici e che si sono dedicate al questo mestiere grazie a Dio speriamo per farlo diventare vero anche in Italia… Il mestiere del giornalista è un’altra cosa mi creda, non gridare delle voci e lamentarsi di denunce. O parlare male dell’Ais e poi perché ci si lavora astenersi dal parlarne. Non credo che Soldera abbia detto niente di strano, lei pensa che non sappia del suo giudizio del Brunello di Banfi 2005? Che ne penserà?
    Ripeto: mah!

    • Riccardo, sia così gentile e amabile di fare i nomi e farci conoscere i nomi di quelle “una o due persone (nuove) che si sono dedicate al giornalismo, come scrive “per farlo diventare vero anche in Italia”. Vogliamo scommettere che una delle due persone é lei? Suvvia, ci faccia conoscere chi finalmente saprà risollevare le sorti del giornalismo sul vino italico!
      Quanto al fatto che Soldera sappia o non sappia del mio giudizio sul Brunello di Banfi 2005, non me ne può fregare niente, non devo rendere conto a lui (che mi ha simpaticamente messo nel calderone assieme a tutti gli altri giornalisti in ginocchio, bontà sua…), ma solo alla mia onestà intellettuale. Quella che mi ha indotto, dopo aver scritto per anni che i vini di Banfi non mi piacevano e non mi convincevano, a scrivere, mesi fa, che quel vino, degustato alla cieca, mi era piaciuto. Se questo a Soldera garba, bene, se non gli garba, beh, me ne farò una ragione…

  15. l’avessi detto o sostenuto io,che tutta quella massa di Brunello di Montalcino fosse taroccato o fuori legge,mi
    sarei sentito dire se sai,fuori i nomi,vai a denunciare.
    Affermate da un uomo con da tale incarico,TUTTI zitti.
    Questo è uno strano Paese,ma solo per chi NON ci vive.
    Un paese senza memoria è un paese senza futuro,non per
    niente dico sempre,che mi sento figlio di un ambiente.

  16. OT: riguardo i commenti dei lettori non solo a post “scottanti”, la mia personale idea è che la maggior parte dei suoi lettori siano gente che, come me, è finita qui per caso e non conosce/non se la sente di commentare riguardo cose che molte volte sono fuori dal proprio dominio di conoscenze. Chi sa molto nel settore (sempre mia personale idea) o ha occasione di discuterne faccia a faccia con lei, o scrive articoli/tiene blog concorrenziali, o la ignora per diversi motivi (dal “non lo conosco” al “non mi sta simpatico”). Nel mezzo stanno lettori più o meno competenti e più o meno volenterosi di pubblicare la propria opinione sul suo blog: questi sono i più assidui commentatori.
    Ora, mi rendo conto che se si scrive riguardo cose cui teniamo molto e veniamo ignorati può essere frustrante. Però deve anche capire la buona fede della parte “bassa”. Quindi se anche un post non riceve alcun commento non significa che non sia interessante e che le persone non apprezzino i contenuti da lei prodotti. Ad esempio mi è capitato spesso di trarre molte informazioni per le mie personali curiosità e ricerche da post che sembravano essere lasciati cadere nell’oblio.
    Le numerose manifestazioni di supporto nei post in cui annunciava la chiusura del blog dovrebbero in parte riflettere questo fatto.
    Saluti

  17. Oh bella! C’è finalmente qualcuno che mi spiegherà come si fa il giornalismo? (In un paese in cui è però molto difficile farlo, con tutti i media nelle mani di editori totalmente impuri).
    Ma basta là, parliamo di questo blog – del tuo blog, Ziliani – avevi dubbi sul peso che ha?!
    Mi associo ai voti che fa Daniele Sala@ e al secondo post di Andrea Pagliantini@, per augurarmi, con loro (e con te) la riapertura del blog, con questo ‘passo nuovo’, che stai individuando…e che ti eviterà stupide grane.
    Quanto al tuo post valdostano, intriso di malinconia per l’amico che non c’è più, ri-cito Pagliantini@: quei post li leggiamo e prendiamo nota, perché non c’è altro da fare, se non approfittare della competenza di chi sa.

    • grazie Silvana, ma non serve più che riapra il blog, ora c’é Riccardo, che ci mostrerà – finalmente! – la novella e vera via al giornalismo sul vino! Io che sono un vecchio arnese polveroso devo restarmene in soffitta… largo ai giovani

  18. Le ho detto che mestiere faccio, bastava che leggesse, faccio quello che probabilmente le ha dato da mangiare per 20 anni, visto che i lettori sono sembrati non riuscirci. E non vedo giovani nei critici segnalavo, ma solo quarantenni e pasa che non hanno bisogni di scrivere che Banfi 2005 sia un buon vino dopo aver demonizzato Banfi per 9 mesi. Poi creda quello che vuole se non vuole vedersi. E se vuole sapere per quale azienda lavoro, me lo chieda pure.

    • Riccardo, tanto livore perché non ho mai parlato bene dei vini della sua azienda? Suvvia… Guardi che da vivere, per vent’anni, non me l’hanno dato i produttori, ma i giornali che hanno pubblicato i miei articoli e continuano ancora a pubblicarli… Quanto al mio aver scritto del Brunello di Banfi 2005 quello che ho scritto, non me ne vergogno, era un doveroso atto di onestà intellettuale, se le degustazioni alla cieca hanno un senso e se prenderne atto ne ha ancora di più, dopo aver scritto, su quella azienda e sui vini prodotti in passato, quello che ho scritto. Di cui non mi pento, non mi vergogno e non devo chiedere scusa. Né tantomeno rendere conto a lei. Se poi vuole illuminarci e dirmi, ma io credo di averlo già capito, quale sia la sua azienda di una trentina di ettari, faccia pure. Se ha presentato i suoi vini a Benvenuto Brunello in questi anni i suoi vini le ho degustati e se non ne ho scritto bene é solo perché non mi erano piaciuti.
      Se mi permette una battuta, il suo intervento mi ha fatto tornare in mente una canzone di Giorgio Gaber, questa:
      http://www.youtube.com/watch?v=d5U23K70hAU&feature=related

  19. Rileggo i post qui sopra e in quello di Merolli@ trovo citata la dichiarazione che “l’ottanta per cento dei Brunello non erano fatti col sangiovese grosso…” e rimango secca.
    Vuol dire che 160 (centosessanta) produttori erano fuori legge? Mi rifiuto di crederlo: mi sembra un numero fuori dal mondo, mi sembra, soprattutto in questo momento, una dichiarazione fuori tempo e foriera di ulteriore discredito.

    • cara Silvana, io trovo scandaloso e allucinante che 160 dei circa 200 produttori aderenti al Consorzio del Brunello di Montalcino, ovvero sia l’80% di cui si parla, accettino in silenzio che il nuovo Presidente del Consorzio possa gettare discredito e fango sul loro operato.
      Mi rifiuto di crederlo e spero che in occasione della prossima Assemblea del Consorzio, in programma ad inizio settembre, chiedano all’autore di simili dichiarazioni (che sono state registrate e di cui non si può certo dire che siano state “inventate” dal giornalista di turno) di portare precise prove a supporto di quanto sostiene. O che faccia marcia indietro e chieda scusa.
      Ma avranno gli “attributi”, i tanti seri produttori di Montalcino oggettivamente offesi e infangati dalle dichiarazioni di Rivella, per farsi sentire? Permettimi, alla luce dell’esperienza maturata negli ultimi due anni, di avere qualche dubbio in merito…

  20. Riguardo a quanto hai appena scritto, alcuni giorni fa su Facebook ho letto una frase che trovo meravigliosa nella sua illuminante semplicità, eccola:

    “Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada”

    per cui nessun arnese polveroso deve restare in soffitta…….

  21. Quando avevo sedici anni non bevovo il vino per apprezzarlo ma semmai per sbronzarmi con gli amici.
    Un giorno mia madre mi chiese se la accompagnavo ad una degustazione organizzata da Angiolino Maule al consorzio di tutela vini Gambellara focalizzata sul Brunello di Montalcino.
    La cosa belle che fece Angiolino fu quella di proporre la degustazione alla cieca. Devo dire che mi si aprì un mondo di vini (per mia ingnoranza e giovinezza) che non avevo mai assaggiato. Strutturati, speziati, fruttati e lunghi, lunghissimi in bocca.
    Fra tutti uno che inizialmente un po’ “puzzava” mi piacque in particolar modo e verso la fine riassaggiandolo mi piacque tantissimo, tanto è vero che dopo aver finito il picchiere ne chiesi ancora.
    A carte scoperte venni a sapere che quello che mi piaceva molto di più di tutti gli altri che comunque erano anche loro buoni, era il Brunello dell’azienda Case Basse.

  22. Questa uscita di Rivella, peraltro molto in tono con l’Italia di oggi, potrebbe portare ad una riflessione sul ruolo e l’opportunità dei Consorzi.
    Se non sanno vigilare e spesso non sanno comunicare, a cosa servono?
    A svolgere attività di lobbying?
    Se così fosse la quantità di cantine consorziate ricolme di bottiglie ne indicherebbe il fallimento.
    O forse servono da fuoco di sbarramento verso le voci controcorrente, per l’istituzionalizzazione dello status quo?
    Se così fosse, e così sembra, ci sarebbe molto da riflettere.

  23. Il Blog vive di confronto anche se qualche volta i discorsi si fanno animati. E’ stato molto interessante leggere l’intervista rilasciata dal Sig. Soldera. Senza questo post mi sarebbe probabilmente sfuggita. Personalmente però trovo particolarmente piacevoli i momenti in cui si parla di vino, di degustazioni e di produttori. Per restare in tema Valdostano ho trovato molto interessante anche il post sul Donnas. Tutto questo finora è stato Vino al Vino. Mi associo a quanti sperano in un ritorno.

  24. Franco, scusa. Ecco il testo corretto.
    Solo una precisazione. Il Presidente Rivella non ha detto che l’ottanta per cento delle cantine del Brunello di Montalcino ritoccavano, ha detto che l’ottanta per cento del Brunello era taroccato. La differenza fra i due concetti è chiara. Non necessariamente quindi l’ottanta per cento si traduce su centosessanta aziende sui duecento. Potrebbero essere meno, molte meno…

    • andrò a risentirmi l’audio dell’intervista. Se le cose stanno così é sempre un’affermazione molto grave, perché sostenere (le prove Monsù Rivella, please!) che l’80 per cento del Brunello era fasullo é gravissimo, ma meno grave di come potrebbe apparire se l’accusa fosse rivolta all’80 per cento delle aziende… In ogni caso credo che il Presidente del Consorzio dovrebbe evitarsi “sparate” del genere….

  25. Franco, buongiorno.
    Credo che in questi giorni di agosto inoltrato, quando ancora molti di noi sono alle prese con le “fatiche delle ferie”, avere un tale numero di interventi su di un blog, peraltro ancora ufficialmente sospeso, non sia poi indice di “pochi lettori rimasti”. Anche perché sai bene che un buon numero di tuoi lettori, pur non intervenendo spesso, come il sottoscritto, accedono comunque al blog, magari anche solo per “dare un’occhiata” e vedere se Ziliani ha preso una decisione sul futuro di Vino al Vino.
    Scusami, ma da alcune tue frasi, proprio in questo post, non è ancora ben chiaro, almeno a me, se le motivazioni prevalenti siano strettamente private e personali oppure se, almeno in parte, ci sia una certa “stanchezza”, o altro, nel voler continuare il blog sui toni che spesso lo hanno contraddistinto e in qualche modo caratterizzato.
    Inoltre, proprio nel tuo ultimo post, sembra che un po’ ti stia lamentando dei pochi lettori rimasti…
    Siamo ancora in agosto, lo ripeto. Oltretutto, nei tuoi ultimi post “di commiato”, se pur ancora non definito e definitivo, mi par di ricordare che tu abbia ricevuto un’infinità di messaggi di stima, di saluto, di speranza e di attesa. Oltre ai soliti e immancabili “meno male !”… 😉
    Infine, mi sembra di ricordare che la decisione di chiudere, anche solo temporaneamente, questo blog, non sia venuta certo dai tuoi lettori…
    Con la stima di sempre.
    Paolo Boldrini

  26. @ Riccardo
    Ebbimo modo di scambiare qualche battuta con Franco Ziliani all’Anteprima Brunello e disse che il 2005 di Banfi non era male.
    Lo ha detto e scritto senza paraocchi da professionista, non avrebbe dovuto dire che il 2005 era gradevole?

    @ Franco
    la scelta di come condurre e impostare il blog è tua e solo tua.
    Se decidi di continuare e ritieni opportuno parlare e presentare vino da par tuo in cui ti rientra l’occhio, fallo.
    Chi ti vuol bene e ti apprezza continuerà lo stesso a leggerti e una sbirciata ce la daranno in tanti.

  27. Salve Sig. Ziliani,
    le scrivo come attestato di stima e di amicizia per alimentare le voci di speranza a che il suo blog continui. io sono un rapresentante e mi creda la sua voce è per me e per il mio lavoro fondamentale.
    Spesso si parla qui dell’assenza della mia categoria. Apro quasi quotidianamente questa pagina e ammetto di non avere mai la forza di collaborarvi. non per altro ma per stanchezza. La sera dopo il lavoro ancora siam qui, davanti ad uno schermo per registrare quella che è stata la nostra giornata, finita la quale, spesso, si è esausti anche solo di pensare e di mettere due parole insieme. Per quel che puo valere le prometto che cercherò, come operatore interessato, di essere più presente.
    Le volevo riportare la mia testimonianza. Chiaro che il “gossip ” sul mondo del vino ci rende estremamente interessante ed avvincente questo blog. Però, quando ci troviamo a visitare una cantina e dei vigneti, da lei caldamente consigliati, ed a bere il loro fantastico nebbiolo, lo appreziamo veramente per quello che è, preziosissima fonte inesauribile di consigli critici fuori dagli schemi, e le ripeto che per chi come me gira quotidianamente vendendolo il vino questi sono fondamentali.
    Buon lavoro.

  28. Secondo me Rivella non ha detto quella frase a caso, ma con uno scopo ben preciso e cioe’ nel riconoscere come una pratica ormai molto diffusa quella di taroccare il sangiovese se ne giustificano i successi produttivi e ci si pone pazientemente in attesa di riconoscerla anche nel disciplinare.

    • escludo che il Presidente del Consorzio possa avere simili arrière pensées. Sa perfettamente che c’é (ancora) una larga maggioranza di produttori che non vuole modificare il disciplinare. Quanto meno quello del Brunello

  29. Finche’ esiste l’erga omnes, cioe’ il voto in proporzione agli ettari, se e’ vero quell’ottanta per cento di cui Rivella parla c’e’ soltanto da attendere che la pera maturi abbastanza per cadere da sola…

  30. Caro Franco, credo che il post di fabrizio placidi@ meriti il tuo “oscar” – ammesso che tu sia incline a premiare i tuoi lettori – perché dalle sue parole esce, limpido ed equilibrato, il senso stesso di vinoalvino.org.

    Ho letto la precisazione di Bonfio@ e ho fatto due conti veloci: farebbero circa novanta aziende: sempre tante, ma sarebbero tuttavia la metà di quelle contate ieri…mah!?

    E mi associo al primo pensiero espresso da Mario Crosta@ nel primo suo post; ma non condivido la spiegazione che ne dà. Niente è casuale quando cotanto è in gioco.

  31. Beh, capisco che non e’ facile, ma provo a spiegarmi altrimenti.

    Frase detta da Rivella: “l’ottanta per cento del Brunello era taroccato”

    Nota della sora Cecioni et similia: eppure quel Brunello e’ stato fonte di grande successo in quanto ha aumentato la produzione, ha aumentato le vendite, ha aumentato i riconoscimenti delle guide specializzate, tutto insomma e’ filato via liscio col vento in poppa per anni di vacche grasse finche’ nessuno e’ venuto a mettere il naso in cantina e invece adesso abbiamo il Brunello “sacrosanto” ma i clienti con la puzza sotto il naso e le cantine piene di prodotto che fatichiamo a vendere e che non ha piu’ quell’appeal che si era guadagnato.

    Ergo: ma non e’ meglio allora tornare a quel taroccato di successo dando soltanto una sistematina alle carte?

    Semplice semplice, non fa una grinza e ripeto che secondo il mio modesto parere quella frase capitera’ ancora a fagiolo finche’ non produrra’ l’effetto desiderato, sfruttando l’erga omnes, in quanto bastano poche aziende con la maggioranza degli ettari. Bisogna solo lasciar passare per qualche tempo la buriana e piangere miseria con le attuali produzioni “pure” ma invendute. Il resto verra’ da se’.

  32. @Silvana
    sono stato fuori per alcuni giorni senza collegarmi e non avevo letto la tua risposta. Sinceramente credo che Soldera abbia fatto la sua parte, ma la SUA parte in ogni caso. Se, come lui stesso dice, a Montalcino (e non solo) l’unico grande vino è il suo, che l’unico che sapeva fare vini grandi era Giovanni Conterno, non vedo come possa aver sostenuto quei piccoli produttori che hanno sempre fatto vini più che onesti. In non mi riferivo alle assemblee, dove accade quello che accade nei condomini, e dove pochi hanno il coraggio di alzare la voce o prendere posizione. Io mi riferisco al fatto che, se io vado a trovarlo, e gli chiedo “C’è qualche altro produttore dove potrei bere del buon Brunello?”, la sua risposta è sicuramente negativa, visto che la terra migliore è la sua e che il vino lo sa fare solo lui. Non siamo in Francia, questo è vero, e probabilmente molti altri produttori risponderebbero così, ma pochi sono così assolutisti come lui.

    • sottoscrivo in toto quello che ha detto l’amico Roberto Giuliani. Il grosso limite di Soldera é aver sempre pensato e sostenuto che l’unico a fare un grande Brunello a Montalcino fosse lui. Cosa assolutamente non vera, perché anche se il miglior Brunello é indiscutibilmente quello di Case Basse (e talvolta del Greppo), altri validi Sangiovese in purezza a Montalcino non mancano. Non saranno centinaia, ma ci sono, eccome

  33. Fantastico il Parzen post su Do Bianchi, davvero gustosissimo!

    Un cordialissimo ciao a te, @Roberto Giuliani: sono d’accordo con quello che hai scritto. Devo però aggiungere – a proposito dei produttori – che ce n’è un certo numero (non moltissimi, è vero) che hanno capito che citare positivamente i “colleghi” meritevoli (e guardarsi bene dal parlare male di quelli che non si stimano), non è solo elegante, ma paga.

    Certo è difficile credere che un’allure positiva nei confronti dei colleghi “paghi”, vivendo in questo povero paese che barcolla sotto i colpi di infinite volgarità (politici in prima fila!), ma il mercato non è solo l’Italia (e anche l’Italia è piena di gente elegante e intelligente).

    Per ciò che riguarda il ‘nostro’, penso che il tratto dickensiano faccia parte del personaggio, e il vino che produce glielo fa (in parte) perdonare…

  34. Non sottovaluterei e scorderei quanto scritto da Crosta. Fila molto bene il ragionamento. Vale la pena monitorare. Con il sisytema di voto che ha il consorzio, si potrebbe fare di tutto. Saluti
    Roberto Morelli

  35. Nel caso di vini emozionanti gli integratori di memoria non servono a nulla. Ricordo perfettamente i profumi e i sapori di alcuni vini bevuti tanti anni fa e, tanto per limitarmi al Brunello, visto che il tema lo riguarda, quello del 1964 di Biondi Santi lo metto tra i veri santi della mia vita. Penso che siano d’accordo in molti con il fatto che piu’ i vini sono buoni ed emozionanti e piu’ a lungo rimangono impressi in memoria anche nei particolari. Purtroppo, pero’, c’e’ l’altra faccia della medaglia. Come ho ammesso con Franco gia’ un’altra volta, non riesco piu’ a trovare da un pezzo nei vini rossi proprio quelle grandi emozioni di una volta e cerco in altri Paesi ancora piu’ vergini quello che nel mio non riesce piu’ ad emozionarmi. Qualcosa ancora si trova, ma e’ la piattezza del resto che mi deprime, anche se la qualita’ in media di questo resto e’ migliorata e si trovano sempre meno difetti di vinificazione e confezione. Per i vini bianchi e rosati, invece, la tecnologia, la pulizia, l’igiene e la scienza enologica hanno fatto fare passi da gigante a tutto il comparto ed e’ piu’ facile trovare oggi delle autentiche perle anche a buon prezzo che una volta era rarissimo invece trovare.

  36. Franco, l’intervistato ha detto, come tu stesso giustamente riporti (ma evidentemente non sottolinei), “critica QUASI inesistente”. Io credo che con quel quasi si riferisse proprio a te, e credo anche che se non ha specificato meglio, lo abbia fatto per riguardo. Riguardo nei tuoi confronti. Per non metterti inutilmente in luce. Una luce che non credo tu necessiti, e forse addirittura potresti pure non gradire (questo per lo meno e’ plausibile possa pensare Soldera).

    Ce ne fossero di piu’ di Soldera…
    Di gran classe come liquida il personaggio Rivella rispetto alla questione della taroccatura dell’80% del Brunello: “se lo dice, vuol dire che lo sa. io non lo so”. Punto.
    Assolutamente splendido infine come risponde alle insinuazioni che sia stato lui a denunciare anonimamente il marcio: chi lo crede e’ in malafede perche’ quando scrivo mi firmo sempre. Grandioso! Mi ha ricordato quel sonetto in vernacolo pisano di Neri Tanfucio, “La ‘olte dell’Assisi”, in cui l’accusato di omicidio premeditato cosi’ si difende
    “…
    No: vo’ prutestare
    che ‘r delitto nun e’ premeditato,
    pelche’ avanti lo feci anco avvisare.

    • conoscendo l’uomo Soldera, non penso proprio ad una forma di “delicatezza” e protezione nei miei confronti… Continuo a pensare che mettere tutti indistintamente nel mazzo, i marchettari, gli opportunisti, i furbetti, i cialtroni, quelli che non vogliono avere problemi, quelli che vogliono essere amici di tutti (altrimenti poi chi dà pubblicità alle loro riviste?) e quelli che, invece, il loro dovere l’hanno fatto e le cose che dovevano essere dette le hanno scritte, sia stato non solo un errore, ma una forma di ingratitudine.

  37. Mi sembra di notare, se posso, una delusione di tipo personale, più che professionale, nei confronti dell’uomo Soldera.
    E su tale piano non credo di avere nè gli elementi nè la presunzione per giudicare.

  38. Nel forum del Gambero Rosso si è discusso a lungo circa il perchè Soldera vinifichi separatamente i suoi due cru e poi li imbottigli sotto la stessa etichetta senza fare prima massa unica.
    Voi avete una risposta ?
    .
    Ciao

  39. Franco, innanzi tutto ben tornato, spero che questi posts siano forieri di un nuovo inzio. Su Soldera penso che il “quasi” sia stato ponderato, mi scusi ma non ne farei una questione così personale, la cosa in fondo è vera, e tranne poche isole felici non pensa forse anche lei che buona parte della critica sia piuttosto squalificata (anche da conflitti di inteesse etc)?
    detto questo penso che rivella abbia detto, con la nonchalance tipica del personaggio, dell’uomo di mondo che la sa più lunga, che ha visto cose che noi umani…una cosa vera. In giro c’era un sacco di brunello ritoccato; certo la propriozione da lui citata è enorme, ma se si mettono insieme quei cinque grossi inquisisti di montalcino direi che forse ci siamo. Vedi un po’ che rivella l’abbia detta giusta…
    Felice che sia tornato operativo,personalemhte apprezo sia i post vinicoli (che mi sono serviti da spunto per ricerche e confronti) che quelli più “sanguigni”. Farei invece volentieri a meno di quelli sull’inter (minuscolo voluto)
    ciao
    francesco

  40. una precisazione per Mario Crosta, ad evitare equivoci: per quanto riguarda i Consorzi di Tutela, il termine “erga omnes” non si riferiva “al voto in proporzione agli ettari”, bensì alla possibilità affidata ai Consorzi medesimi di svolgere controlli e azione di tutela anche nei confronti delle aziende produttrici della Denominazione NON associate al Consorzio medesimo.
    Questa possibilità in realtà è stata a lungo dibattuta (con feroci opposizioni di alcune aziende, di quasi tutte le Camere di Commercio e di qualche sigla sindacale, oltre che di qualche “guru” allergico alle certificazioni legali) ed è poi stata approvata ma di fatto quasi mai attivata, in quanto quasi subito sostituita dalla nuova normativa che prevede la “terzietà” dei controlli.

    Per quanto riguarda l’attribuzione dei poteri elettorali all’interno dei Consorzi, invece, detto che ogni Consorzio ha un suo statuto specifico che definisce questo aspetto, la maggior parte prevede che si abbiano quote di voto proporzionali non solo agli ettari vitati, ma anche alle bottiglie vendute, alla produzione in uva, agli ettolitri prodotti o altro.
    In questo un consorzio è simile ad un condominio, dove il codice civile prevede che si voti per millesimi di proprietà, e non attribuendo un voto ad ogni testa.
    Che poi in alcuni consorzi, a trovare teste si faticherebbe un po’…

    saluti

  41. Grazie, Maurizio Fava, della precisazione e dell’aver ulteriormente precisato che “un consorzio è simile ad un condominio, dove il codice civile prevede che si voti per millesimi di proprietà, e non attribuendo un voto ad ogni testa”. E’ proprio questo che mi fa credere all’intenzionalita’ della frase di Rivella, che non e’ stata buttata lì a caso ma sottintende a ben precise mosse di un futuro molto prossimo. Non si e’ ancora estirpato niente di quello che e’ finito “a migliorare” certi Brunello… lasciatelo lì che viene buono ancora!

  42. @Crosta Mario: mi scuso per l’assenza di risposta.
    Ho visto estirpare, e ho sentito addirittura (ma non ho visto) racconti di epiche estirpature, qualcuno raccontava addirittura di lavori notturni. Al di là delle leggende (?) rurali, sono state levate vigne che ho visto – immediatamente – ripiantare (in barba a quello che mi dicevano gli esperti sulla ‘terra che riposa’ tra un espianto e un ripianto).
    Ma non so (esattamente) “chi”, né quanti ettari.

    Ciò che ‘annuso’ è:
    – una generalizzata maggiore attenzione alle regole,
    – la persistenza del “pensiero furbo”,
    – una grandissima attenzione, da parte di soggetti che prima ridacchiavano alla parola ‘organic’ al concetto di ‘naturalità’, MA SOLO perché pensano che possa essere una NUOVA MODA, quindi un item da usare per vendere, e forse persino per fare numero.
    – un’onesta attenzione alla naturalità e a ‘nuovi pensieri’, da parte di aziende che erano già impegnate nella qualità e che hanno capito da che parte va il mondo che gira.

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