L’Amaretto di Gavi: che gustosa tenzone!

“Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani.
Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani”.

Noi IGP abbattiamo tutte le barriere, superiamo ogni ostacolo, miglioriamo ogni record ma soprattutto non ci fermiamo di fronte a niente (sarà un complimento? Speriamo).
Per la prima volta da che Internet esiste proviamo un esercizio mai tentato da anima viva: la singolar tenzone in diretta (oserei dire in streaming se sapessi cosa vuol dire) con gli  Amaretti di Gavi!
“Rullino i tamburi e si avvicinino i contendenti: da una parte Carlo Macchi, bianco (anzi bianchiccio) categoria massimi, peso 98 kg.
Dall’altra l’Amaretto di Gavi, categoria piuma, bianco perlato che nasconde un incarnato color mandorla, profumo fine, gustoso, inconfondibile, peso forma 23  grammi di bontà. Pare una lotta impari, ma attenzione, suona il gong.
Macchi col suo passo elastico da bradipo  artritico gira attorno all’amaretto. Questi, guardingo, rimane fermo a centro ring. Ecco che Macchi scatta (si fa per dire) in avanti,  prende l’amaretto alla vita, lo stringe ed in un solo movimento delle forti mascelle (questo è vero) lo riduce in briciole.
Seguono altre 11 riprese finite tutte alla stessa maniera, anche se verso la fine il mio passo non era così scattante come all’inizio.
Ma lasciamo da parte la nuda cronaca e parliamo del vero vincitore dell’incontro: l’amaretto di Gavi. Come voi tutti saprete Gavi è uno dei miei pallini enologici: si trova nel basso Piemonte, ai confini con la Liguria e da sempre è un luogo dove tradizioni liguri e piemontesi vanno a braccetto. Esempio: la mattina al bar si fa colazione con la focaccia di Recco, ma a pranzo si mangiano gli agnolotti col sugo d’arrosto. In questo confine gastronomico le ricette classiche piemontesi vengono ingentilite mentre quelle liguri mostrano strutture di maggior rilievo.

Gli amaretti sono una tradizione del basso Piemonte, come quelli famosissimi di Mombaruzzo. Qui a Gavi l’amaretto sente l’aria di mare e diventa più gentile, più elegante, più raffinato, vorrei dire più godurioso. Già alla vista denota nobili natali: la faccia marroncina e piena di rughe del classico amaretto piemontese qui è resa più gradevole da un’infarinata di vanillina che già da sola rende l’amaretto particolare.
A Gavi vi sono pasticcerie come Traverso (tel/fax 0143.642713 – info@amarettitraverso.it) che li produce e li vende addirittura dal 1780 ed altre pasticcerie meno blasonate che però ne sfornano di altrettanto buoni (se non migliori).
Su tutte ne ho scelta una che li produce “solo” dal 1910. Il suo nome è Bassano (ma il locale si chiama Caffè del Moro) e si trova nella centralissima Via Mameli al 39 (tel. 0143642648).
La ricetta si rifà ad ingredienti classici, come mandorle dolci e amare, zucchero, albume d’uovo, bicarbonato e miele, a cui però si aggiungono “le armelline amare”. Queste non sono altro che i noccioli di ogni tipo di drupa  i quali contengono il seme e la sua pelle amara.
L’impasto porta, dopo la cottura, ad un prodotto di una morbidezza avvolgente, che nasconde però una forza gustativa notevole: mentre si scioglie in bocca mostra una sinuosa e delicata dolcezza, ben mitigata dalle struggenti note amare. Dopo che si è sciolto rimangono in bocca per molto le sensazioni amarotiche, pardon, rimarrebbero, perché un nuovo amaretto prenderà subito il posto del precedente e così via fino a che morte per iperglicemia non vi separi.
Carlo Macchi

Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su http://www.winesurf.it/
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http://vinoalvino.org/

0 pensieri su “L’Amaretto di Gavi: che gustosa tenzone!

  1. Bella lotta, anche se il vincitore era scontato.
    Una piccola nota sulle armelline: dalle mie parti, per produrre i ricciarelli,sono considerate delle mandorle di serie B, al limite del truffaldino, tanto che vengono utilizzate in grandi quantità dai produttori “industriali” e snobbate dai piccoli artigiani.

  2. credo che in questo caso non si tratta di speculazione,
    visto che anche altri artigiani storici e meritevoli di
    Mombaruzzo(prodotto De.Co.)hanno da sempre nella ricetta
    base anche armelline,essendo mandorla amara,risultato,si
    ottiene un dolce equilibrato,armonico e,non stucchevole.

  3. Eh sì, che ci si può bere?
    E, a proposito di mandorle: avete mai degustato dei confetti? Mi è successo recentemente a Nocera Inferiore e ne ho trovato di strabilianti. Sì, lo so sono andata fuori tema…

  4. Qui a Brescia li chiamano “ossa dei morti” (si mangiano a novembre-dicembre) e senza nulla togliere togliere al Piemonte bisognerebbe degustarle insieme al medesimo dolce prodotto in Sicilia.

    PS
    Non ho letto nulla sul nuovo descreto tolleranza zero.
    Posto che in linea di principio sono daccordo, ma cosi cosa vuol dire? Dopo pranzo e dopo cena nessuno può guidare? O bisogna bere sempre acqua e the? Come fa uno a sapere se dopo una normalissima cena gli tocca uscire con la macchina perchè il filgio ha perso l’ultimo bus?

    Poi mi piacerebbe lo stesso zero di tolleranza verso chi vende e consuma droga, chi ruba, truffa, evade le tasse…

    Stamattina sentivo alla radio di un vip che continua ad essere pizzicato per guida senza patente, ma non gli fanno nulla!!! Gli manca la patente, ritirata, ma non alcol e coca

  5. nego con decisione che dalle mie parti si sia mai fatta colazione con la focaccia di Recco.
    La Focaccia qui è quella novese, di stretta derivazione dalla Focaccia di Genova, in altre zone meno nobili e tradizionali conosciuta come “schiacciata”.
    Con gli amaretti di Gavi si beve il Gavi, savàsandìr…

  6. Con gli amaretti di Mombaruzzo si beve il Moscato D’Asti, con quelli di Gavi, noi di Santo Stefano Belbo, Canelli, Strevi… continuiamo a a bere Moscato d’Asti.

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