Vini rosati in screwcap (tappo a vite): why not?

Ieri ho lanciato sul sito Internet dell’A.I.S. , qui, una modesta proposta: perché i produttori di vini rosati non decidono di utilizzare per la tappatura dei loro vini il tappo a vite o screw cap,  invece del tradizionale tappo di sughero o, come fanno alcuni, l’orribile tappo in silicone?
Non sarebbe forse un modo di lanciare un segnale chiaro al consumatore, di essere dichiaratamente dalla sua parte (niente più rischi di sentori di tappo) e di comunicarlo? E voi, cosa ne pensate?

0 pensieri su “Vini rosati in screwcap (tappo a vite): why not?

  1. Io sarei favorevole per tutti i vini non destinati all’invecchiamento, vini che si consumano tipicamente nell’arco di 5 anni dalla vendemmia. Quindi, inclusi i vari DOC e DOCG nelle tipologie “base”, vini di solito venduti dalla cantina al di sotto dei 6/7 euro + IVA, che non sono pensati per invecchiamento.
    Credo che sarebbe un messaggio di apertura al consumatore, specialmente quello internazionale.
    I nodi sono che per i DOCG è vietato esplicitamente l’uso di ogni cosa, tranne il sughero naturale (che pero’ puo’ essere anche, e legalmente, della piu’ infima qualità), e che ancora è un sistema poco diffuso in Italia, per cui sono pochi gli impianti mobili di imbottigliamento, il costo di un tappatore a vite è elevato e giustificato solo se si puo’ utilizzare su piu’ vini (da qui il discorso sui DOC/DOCG), le bottiglie disponibili, che devono avere la trafilatura, sono meno e quindi ancora piu’ soggette a riduzione della concorrenza, grosso problema per il vetro su cui ci sono state indagini dell’autorità antitrust per sospetto (direi molto piu’ che cio’) cartello formato dalle poche ditte produttrici a livello europeo.
    Sicuramente una maggiore diffusione di questa tappatura, se le norme e i disciplinari lo permettessero, permetterebbe di superare i problemi che sono solo di ordine organizzativo.

    Non tocco neanche il punto della qualità del sistema di tappatura, perche’ do per scontato che quasi tutti convengano che sia ormai dimostrata la validità, almeno per i vini da consumo e non da invecchiamento (anche se molti dicono che vanno bene per entrambe le tipologie).

  2. ciao Franco,
    da produttore di vino e di rosato, condivido l’idea del tappo a vite, ma fino a un certo punto. il problema non è di natura tecnica, ma economica, e mi spiego.
    oggi le aziende che producono rosati sono in aumento e questo è musica per le mie orecchie dato che sono un amante della categoria, ma adottare l’uso del tappo a vite solo per il rosato lo vedo antieconomico. L’impianto di imbottigliamento che si dovrebbe acquistare per questi tipi di tappi ha prezzi alti e non ammortizzabili considerando la produzione di rosato nelle aziende che non supera mai il 5-7% eccetto alcune eccezzioni. Quindi questo tipo di tappo si dovrebbe estendere a tutta la gamma della produzione, bianchi freschi e magari qualche rosso giovane, allora avrebbe più senso.
    Nel Marzo dell’anno scorso ho “spedito” il mio enologo in nuova zelanda a fare una vendemmia come esperienza e lì quasi la totalità della produzione nazionale ha lo scew cap senza alcun problema. Mi domando come si comporteebbe un vino da invecchiamento con il tappo a vite? Non credo che sarebbe l’ideale!

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  4. Secondo me bisogna considerare più aspetti:
    -il tappo in sughero è considerato dai più una proxy di qualità del vino (un po’ come il vetro pesante ahimè).
    -il tappo non rappresenta una voce di costo tra le più importanti per un produttore/imbottigliatore (ditemi se sbaglio)
    -il tappo, sia in sughero che in metallo o silicone, è un bene potenzialmente riutilizzabile
    -qual’è l’effettiva probabilità di aprire una qualsiasi bottiglia di vino e sentirne sentori di tappo? ma soprattutto
    -quale percentuale dei consumatori di vino (abituali e sporadici insieme) è in grado chiaramente di accorgersi di tali sentori?

    Dunque ci si deve chiedere se convenga ai produttori utilizzare materiali e forme di tappo che migliorano sì la qualità della bevuta, ma possono dare un’immagine diversa da quella voluta alla propria bottiglia e quindi al proprio prodotto e al proprio nome/marchio.
    Personalmente credo che sia meglio utilizzare un tappo in silicone (spesso di un bianco asettico, con forma simile o identica al fratello maggiore in sughero) che uno a vite (usato su altre bevande, di metallo). Ovviamente discutendo di vini non da invecchiamento.
    Saluti

  5. Fa riflettere pero’ l’eccellente osservazione di Pierpaolo che dice “adottare l’uso del tappo a vite solo per il rosato lo vedo antieconomico. L’impianto di imbottigliamento che si dovrebbe acquistare per questi tipi di tappi ha prezzi alti e non ammortizzabili considerando la produzione di rosato nelle aziende che non supera mai il 5-7% eccetto alcune eccezzioni. Quindi questo tipo di tappo si dovrebbe estendere a tutta la gamma della produzione, bianchi freschi e magari qualche rosso giovane, allora avrebbe più senso”.

  6. Ho provato a tappare una parte del ns. Paiele vino “base” dell’azienda con la capsula a vite.
    I risultati anche a livello qualitativo sono alti ovvero, si mantiene nel tempo un’ottima freschezza che col sughero monopezzo dopo qualche anno tende a sparire.
    Il tappo a vite per il tipo di sughero che uso io costa pochissimo.
    Ci sono i centri mobili di imbottigliamento che sono dotati di macchina per la chiusura a vite.

    Unico grande problema: i clienti. Molti non ne vogliono sapere del tappo a vite, anche se importati ristoratori. E fra i ristoratori che ci credono c’è poi la difficoltà di proporlo a molti clienti che lo rifiutano.

    Io ci credo molto in questo tipo di chiusura.

  7. Caro Franco, capita raramente ma questa volta non sono d’accordo con te. Se quei rose’ sono vinelli, non pretenziosi, vini rosati “da corsa”, e stante l’avvertimento che, come disse un bravo sommelier, “i rosé sono come le donne con i capelli rossi o sono stupende o sono dei cessi…” passi, altrimenti assolutamente no. Vero che si fanno i tappi a vite su molti vini volume ( non solo per costi di imbottigliamento ma anche we soprattutto causa rendimenti in vigna cosi’ elevati che giocoforza si deve prendere una certa strada – trattare il vino in ambiente anaerobico – in cantina); vero che ci sono nomoni pluridecorati e pilastri delle relative denominazioni che lo usano, produttori che per inciso francamente mai mi hanno impressionato quando li assaggio e che lascio ad altri volentieri (ma é colpa mia, non sono sommelier sono solo un somarier); che poi il tappo a vite preservi freschezza é da vedere.
    Sará che io preferisco il vino con una naturale ossidazione che una riduzione. Sará che il tappo a sughero é mal digerito dai vini che non si possono permettere di avere contatto con l’aria perché cascano, non stanno assieme. Sará che sono ignorante e prevenuto.
    Vero e’ che il tappo a vite richiede di vinificare in riduzione da problemi di gestione dei solfidrici, che l’ossigeno si mangerebbe/controllerebbe altrimenti (solfidrici necessari in alcuni vini come il sauvignon blanc). La soluzione volere o volare e’ sempre quella: due legnate di rame bisogna darle per forza, che bene poi non fa a chi lo beve. Comunque sia voglio vedere un vino sui lieviti o invecchiato naturalmente in legno (quindi con una procedura di ossidazione controllata) con tappi a vite e senza nessun intervento. E non ditemi che la camera di ossigeno che si mette tra tappo e vino risolve il problema. Non rilascia l’ossigeno gradualmente e viene bruciata sin fretta. Se non ci credete chiedetelo a Tesco quanti containers ha rispedito indietro in Australia e Nuova Zelanda di vini con tappi a vite.
    Certo di aver scatenato un vespaio… come se ne avessi bisogno di un altro (scusa), scompaio concludendo che, tuttavia, se si lascia usare un concentratore sui mosti (…), usare vitigni non tipici del territorio in vigna per pregiate denominazioni, se si consentono rese per ettaro assurde se… non mi fate dire altro che é meglio per tutti, allora si dovrebbe anche dare la possibilitá al produttore, che é quello che poi rischia in prima persona, di tapparsi il vino come meglio crede.

  8. @riccardo passoni, è un’ottima domanda. Direi che è semplicemente brutto sul piano estetico; se sia più brutto del tappo a vite, onestamente, non so dirlo.

    Di fatto oggi il tappo di silicone è considerato un forte indizio di vino mediocre o scadente, e per quale ragione? Perché il consumatore medio a momenti non riesce a distinguere il bianco dal rosso, e sente il bisogno di un modo facile per capire la qualità del vino che beve.
    In altre parole si tratta di semplice ignoranza: quel tipo di ignoranza che è più facile assecondare che sconfiggere.

  9. Un passo avanti ( o indietro). Per molti vini di corrente consumo, da bere entro i ben individuati cinque anni, il tappo corona mi sembra non solo migliore, ma anche meno costoso come investimento nelle linee di imbottigliamento. Se si hanno obiezioni di carattere romantico, ok, come non detto: ma ricordiamo che lo Champagne passa tre quattro cinque anni della sua vita sotto un tappo corona. Qualche esperimento lo abbiamo giá fatto ed i risultati ottimi.
    basta spiegare bene al consumatore la funzione ( e la provocazione) e tenere separati i concetti:
    vini che vogliono il sughero (buono, non granulati e recuperati varii) e vini che possono viaggiare con un signor tappo corona.

  10. Noi fan dei vini rosati non possiamo che essere d’accordo.
    Un appello a tutti i produttori affinchè rosati e bianchi non impegnativi (per cominciare…) vengano imbottigliati con tappi a vite!

  11. @Riccardo Passioni, il tappo in silicone oltre a non essere bello, è un derivato del petrolio e non è riciclabile come il sughero o l’alluminio del tappo a vite. Inoltre spesso è duro a estrazione e quando si rilassa torna in forma normale ed è difficile da reinserire nella bottiglia.

  12. Ecco un argomento interessante, moderno, che crea discussione senza necessariamente trasformarla in polemica e attacchi e invettive e rischi di querele.
    Tutti possono dire la propria anche chi non e’ proprio uno specialista.
    L’altro giorno Ziliani si (ci) chiedeva(in risposta a Pagliantini) se ai lettori va bene un blog più “rilassato” senza necessariamente sudore e sangue. Ha anche notato che sullo Chambave c’erano commenti nulli (ma tanto interesse, a mio parere per prodotto di nicchia poco conosciuto ma da conoscere). Ebbene, un blog che possa essere una specie di forum tra amici e appassionati di vino puo’ ospitare sia post tipo, me lo si permetta, “Chambave”, che post tipo il presente, stimolante e non necessariamente polemico, a rischio di querele e di mal di pancia e relativo comprensibile sconforto.
    Questo il parere di un lettore, come richiesto da Ziliani.
    Spero che il Blog continui, al di la di tutto. Io comunque lo lascio tra i “preferiti” del Blackberry.
    Saluti,
    Roberto Morelli

  13. Leggo questo blog da qualche giorno e lo trovo estremamente didattico e stimolante. Spero vivamente che non smetta!

    Per quanto riguarda il tappo a vite, io sono uno scettico. Sono un consumatore medio (penso) e il tappo a vite mi lascia un po’ perplesso perchè nella mia ignoranza lo associo ad un vino “economico”. Forse è proprio questo il problema: tappo a vite = vino economico = niente di chè.
    Discussioni come questa servono a svegliare chi il vino lo compra perchè capisca che in alcuni casi il tappo a vite è persino meglio del tappo di sughero tradizionale.
    Penso che comprerò presto una bottiglia con tappo a vite. Ma troverò una buona bottiglia italiana o dovrò andare nello scaffale del nuovo mondo?

  14. Ieri sera abbiamo bevuto quattro bottiglie di vino. Uno spumante, un bianco e due rossi, tutti con tappo in sughero.
    Il bianco sfortunatamente era difettato dal tappo… se avesse avuto il tappo a vite sarebbe stata una buona bevuta.

  15. non per polemica,pronto a pagare lo scotto,ma sono per
    il sughero, l’alternativa,a mio avviso,è il tappo corona,
    o detto in meneghino,anche tappo della gassosa.

  16. non vorrei avere letto un po’ troppo di corsa i commenti, ma mi sa che c’è un po’ di confusione; una cosa è il tappo a vite (vedi alto adige… inutile stare a dire la marca) e una cosa è il tappo corona… che sì, quello va proprio bene per la gassosa.

  17. tu certamente sì, ma visti alcuni commenti mi è sembrato giusto specificare.
    la stessa bottiglia, messa su un tavolo vestita con tappo a corona o con un tappo a vite come si deve, fa due effetti ben diversi. dal punto di vista tecnico non saprei invece cosa dire.

  18. In Alsazia alcuni produttori usano il tappo a vite già da anni, con soddisfazione.
    Personalmente trovo che il gesto, appunto perchè inconsueto, aggiunga un tocco di “esotico” e di sorpresa che spesso è fonte di interessanti discussioni.
    Qui sotto la pagina di un produttore (tra i miei preferiti), con alcune considerazioni interessanti.

    http://www.albertmann.com/site/Screw_cap-86.html

  19. Domanda: cosa ne pensano i sommelier (e l’AIS) del proliferare dei tappi a vite? Sbaglio o proprio la corretta apertura di una bottiglia di vino (con tappo tradizionale) rappresenta il biglietto da visita di un sommelier? Solo coreografia? Può darsi, ma è innegabile abbia il suo impatto sul cliente.

    • so che molti sommelier non sono aprioristicamente contrari al tappo a vite. Ma poi, domanda, é meglio rispettare alla lettera una bella coreografia e un rituale (che continuerà ad essere osservato nel caso dei vini importanti tappati con il sughero) oppure proporre dei vini giovani, da bere entro uno o due anni, che siano immuni dal rischio del sentore di tappo? Io non ho dubbi in merito…

  20. a me sembrava che non si parlasse estetismo,ma sò anche,
    che il pensiero del professionista,titolato e competente
    Masnaghetti(persona che stimo e leggo)vale senza alcun
    dubbio più della mia,anche perchè io non le certezze che
    altri hanno.Ma tanto per non stare con le mani in mano,
    mi risulta anche,che aziende non nate ieri,hanno avuto
    di ristorno,grandi partite con la chiusura screwcap.
    Se sono Rose con o senza spine,certamente fioriranno.

  21. Ennesima prova sul “campo” (ieri sera a casa di amici non enofanatici) con Chardonnay 2008 di Kobler abbinato a insalata fredda di polpo.
    Bottiglia regolarmente finita, apprezzamenti sul prodotto ecc. ecc.
    Il tappo a vite, se il prodotto è valido, deve essere “spiegato” e non demonizzato o associato a bevande entry level.
    Non voglio svilire o rinnegare l’aspetto coreografico della stappatura ed i valori tecnici connessi alla chiusura in sughero, ma, se il contenuto della bottiglia rispecchia le “profezie” del sommelier, il sitema di chiusura a vite è certamente di aiuto alla credibilità del comunicatore del vino.
    A mio avviso non c’è nulla di più frustrante che descrivere un prodotto, magari costoso, creando aspettative nell’uditorio, per poi doverlo scartare, senza poterlo rimpiazzare, per difetti legati alla chiusura.

  22. Da incompetente non entro nel merito della discussione – che però seguo perché imparo. Subito balza all’evidenza che ‘spiegare’, parlare, trasmettere conoscenza è fondamentale, per il vino e per il suo consumo corretto.

  23. Bravo Toselli! Non c’e’ nulla di piu’ frustrante. Quello che e’ capitato a me anni fa nelle retrovie del pranzo per 200 persone dedicato ai sapori dell’Est al Salone del Vino di Torino in abbinamento ai vini italiani. In media c’erano 24 bottiglie per ogni tipo di vino rosso e per il liquoroso, stappate da persone competenti e con un naso fine. Ma del bianco, il primo da servire, percio’ quello con cui riempire un po’ di piu’ i bicchieri, dovevano essere almeno 24 ma ne erano arrivate solo 18, quindi due o tre dita a calice e basta. Non solo, ma uno dei sommelier mi chiama e mi dice che una delle 18 bottiglie (chardonnay dell’anno prima) ha odore di tappo. Impalpabile, ma ce l’aveva davvero e a degli intenditori di vino non potevamo certo offrirlo, anche perche’ il produttore avrebbe fatto una figuraccia. Infatti tutti sanno che quel produttore per scegliere di rifornirsi di quei tappi ci ha messo degli anni, in quanto quel vino non e’ certo uno dei piu’ economici ed ha bisogno di una confezione perfetta. Ecco, se avesse scelto il tappo a vite non sarebbe successo, avremmo avuto una bottiglia in piu’ da offrire agli ospiti. Ma nella sua cantina non c’e’ gia’ una linea d’imbottigliamento per tappi a vite e (come ha scritto bene Pierpaolo) sono linee che costano e che hanno dunque bisogno di confezionare non qualche migliaio di bottiglie l’anno soltanto, ma qualche centinaio di migliaia di bottiglie.

  24. Il tema sui tappi e’ sempre valido e si é alla ricerca di una soluzione che metta tutti d’accordo.
    Personalmente, quando apro una bottiglia di vino sia bianco o rose’ mi viene una specie di timore di trovare un tappo di silicone. Difficile spiegarlo, ma mentre lo estraggo emette un suono che nessun tappo lo potrebbe sostituire, senza parlare della piacevole sensazione al tocco.
    Quello a vite? L’ho acquistato solo una volta, mentre ero negli States e non avevamo un cavatappi. Ora viaggio sempre con uno in valigia.

  25. Qualche tempo fa,stappando una bottiglia di pinot noir “vigne la tour” di les cretes,scoprii che avevano utilizzato un singolare tappo in silicone forato longitudinalmente al suo interno e dotato di una membrana in grado di far passare l’aria all’interno ma non i liquidi all’esterno…A mio avviso potrebbe essere davvero un ottimo compromesso per tappare le bottiglie di “fascia media”risolvendo sia i problemi che può causare un tappo che sigilla ermeticamente,sia quelli legati ai costi di imbottigliamento.

  26. prima di tutto un salutone a Stefano Menti, bravo produttore a Gambellara!!!

    Il tappo a vite piaccia o meno entrerà di forza nel mondo del vino, checchè ne dicano gli esteti della stappatura (sommelier, ma direi con più precisione camerieri). La prova arriva dalle gia diverse aziende alto atesine che lo usano per i loro bianchi, riesling compresi, dunque anche per vini che il lustro lo passeranno senza paura. Gli alto atesini lo hanno fatto per motivi sia commerciali (austria e germania sono li vicine e hanno una mentalità aperta, non come noi italioti) che di praticità (molti di loro fanno piccole produzioni e se arriva una partita di tappi in sughero infetta hai voglia a cambiare le bottiglie).

    Capitolo tappo corona: è sicuramente la miglior chiusura in circolazione anche se esteticamente brutta. Ricordo anni fa quando togliendo la capsula da un mega riesling tedesco mi trovai di fronte un bel tappo corona: nessuna paura, girai il cavatappi e lo usai come se avessi un crodino tra le mani. Vino di oltre 8 anni assolutamente strepitoso per integrità e qualità.
    Pensate poi a quelle ragazze che lavorano in wine-bar che a volte al tavolo faticano come bestie a estrarre tappi in sughero o nell’orrendo silicone: la vita migliorerebbe decisamente per loro.

    Complimenti a chi beve Kobler, bravo vignaiolo alto atesino. Tempo fa mi disse che solo un retrogrado potrebbe decidere di non comprare un vino perchè ha il tappo a vite.

    Insomma, non dobbiamo avere paura del progresso, soprattutto se questo ci facilita la vita e per di più in tante parti del mondo è gia stato testato e validato.

  27. Il progresso se deve migliorare la nostra vita! Allora benvenga!
    Spero solo che dopo che abbiamo trovato la soluzione dei tappi e ci abitueremo a qulli a vite o corona a qualcuno non venga in mente di mettere il vino nelle lattine! La proposta e’ gia’ stata per il prosecco 🙂

  28. Cara Elisabetta, io bevvi il primo vino in lattina mai prodotto al mondo, l’8 e 1/2, un lambruschino di Giacobazzi sponsorizzato all’epoca da Gilles Villeneuve, l’indimenticato pilota della Ferrari. Lo produssero per tre anni, poi abbandonarono, perche’ dava troppi problemi in fase di confezione. Persero un bel mercato negli USA e faticarono perfino a dar via la linea, costosissima. Il prosecco sponsorizzato da Paris Hilton fara’ probabilmente la stessa fine. La lattina non e’ per il vino. Come la cannuccia non e’ per bere il Franciacorta.

    Piuttosto, fa riflettere la bella constatazione di Il Chiaro, anche perche’ ho gia’ sentito altri pareri simili da parte di qualche altro produttore, pero’ non vorrei che l’effetto finale fosse anche dovuto al tipo di vino. Il riesling renano tedesco potete chiuderlo anche con un pezzo di straccio, tanto e’ un vino che invecchia meravigliosamente lo stesso, anzi penso che sia proprio quello che del tipo di tappo se ne freghi piu’ di tutti gli altri.

  29. A parte il fatto che il cosiddetto tappo “di silicone” non e’ di silicone (mentre proprio di silicone sono fatte a stragrande maggioranza le chiusure di barrique e non mi pare che si siano mai sollevate troppe obiezioni circa inquinamento o contaminazione), e a parte anche il fatto che la qualita’ del tappo a vite, esattamente come nel caso del tappo a corona, e’ comandata dalla qualita’ del disco che fa da guarnizione (oggi di sintetico, un po’ di anni fa di truciolato di sughero), non capisco perche’ la chiusura a turacciolo sintetico sarebbe cosi’ orribile. Perche’ sarebbe piu’ orribile del tappo a vite, voglio dire. Il turacciolo sintetico ha il grande vantaggio di entrare nel procedimento a impatto economico e tecnologico quasi nullo o soltanto positivo: stesse linee di imbottigliamento, stesse bottiglie.. soltanto niente piu’ necessita’ di tenere sdraiate le bottiglie (dunque molto ridotta la possibilita’ di cessione di alcunche’).

  30. Il tappo di vetro tecnicamente e’ una chiusura di plastica. Di plastica infatti e’ l’elemento che assicura la tenuta, visto che e’ impensabile che si tratti di una conicita’ smerigliata come nei vecchi vasi di conserva o nella vetreria di laboratorio.

  31. @ Filippo Cintolesi:
    il tappo sintetico, se il vino non viene bevuto entro i 18 mesi circa lascia sgradevoli sapori, purtroppo l’ho provato sulla mia pelle con bottiglie di barbera, sangiovese, nero d’avola… tutte bottiglie conservate in piedi.
    Per di più è un tappo che troppo spesso lascia passare ossigeno.

    il tappo in vetro è una chiusura data da un piccolo OR: troppi vini ossidati nella mia breve vita di bevitore.

  32. Una soluzione diversa, non so se ne parla anche da altre parti… Ragionare di riciclaggio dei tappi di sughero usati, da riutilizzare sempre per chiudere bottiglie ha tecnicamente un senso?
    Ho letto di riutilizzo del sughero per l’edilizia. Non è possibile riusarlo per tappare, nemmeno dopo trattamenti complessi?
    Ciò porterebbe una certa diminuzione della richiesta di sughero nuovo per uso alimentare, rimpiazzato dal sughero rigenerato. Si darebbe più tempo alla natura e alle piante di creare sughero di qualità, senza andare a sfruttare il sughero di qualità scarsa, quello che massimamente genera i difetti nel vino.
    Inoltre: che peso dare al WWF e a Procork? Il tappo Prokork è una terza via percorribile? Particolarmente a fronte del ragionamento sulle spese eccessive (per la maggior parte delle piccole aziende) nell’acquisto dei macchinari per mettere i tappi a vite…
    http://www.nonsaditappo.it/2010/03/10/il-wwf-chiama-a-raccolta-le-cantine/comment-page-1/#comment-62

  33. Estenderei il confezionamento dei migliori vini al sistema in tetrapak così sughero , elastomeri e altro andrebbero a riposo….si possono studiare confezioni in tetrapak più resistenti anche per spumanti e vini da imbottigliare . Tutto sarebbe , certamente meno nobile , ma più innovativo e sicuro.
    Cesare Aloisi

  34. Pingback: Tappi a vite: cosa se ne dice in giro | Paladar

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