Garda Classico Riesling Reis 2006 Pasini Azienda agricola San Giovanni

Aria nuova e frizzante sul Garda bresciano, mi sembra di poter concludere così, a naso, d’istinto, di ritorno da un paio di giornate, rilassanti e serene, trascorse in giro per cantine in Valtenesi in compagnia di alcuni cari amici e colleghi polacchi, tra cui Wojciech Bonkowski, autore del Polish Wine Guide blog e Mariusz Kapczynski di Vinisfera.
Dagli incontri con i produttori e dagli assaggi è emersa, almeno per me, l’immagine di una zona bellissima, letteralmente baciata dagli dei e turisticamente meravigliosa, dove i produttori hanno capito, dopo anni in cui hanno un po’ seguito l’andazzo generale e le tendenze più discutibili del vino italiano, che occorreva restituire un respiro e un’identità territoriale ai vini, fare in modo che profumassero e avessero davvero gusto di Garda e non rincorressero invece stravaganti chimere bordolesi.
Meno sperimentazioni, meno legno e meno muscolarità sui rossi, soprattutto quelli espressione della più tipica delle uve locali, il Groppello, di cui viene esplorata senza timori anche la dimensione più immediata, fruttata, gioiosa, godibile (come nell’ottimo, altro che “sfocato e senza pretese” come qualcuno ha scritto, Garda Classico 2009 della Cantrina), pur continuando a ricercare versioni più impegnative, a più ampio respiro e gittata.
Lasciando il discorso sul Chiaretto a parte e limitandomi a segnalare con piacere di aver bevuto, a settembre, svariati Chiaretto in perfetta forma, pieni di energia, succosi e pimpanti, cosa che non accadeva solo 4-5 anni orsono, mi piace sottolineare questo nuovo approccio anche sui bianchi, molti dei quali acquistano una profondità, una pluridimensionalità, che esalta ancora di più la componente salata e minerale tradizionalmente presente in diversi di loro.
E tra i bianchi quelli che mi hanno convinto di più, riservandomi di raccontare presto qualche intrigante suggestione ricavata da alcune bollicine, in particolare da qualcuna assolutamente inedita nella concezione, ma di contagiosa piacevolezza, sono stati i vini che vedono protagonista l’uva sulla quale, insieme all’Incrocio Manzoni, maggiormente mi sentirei di puntare per una definizione più chiara della zona, quella cosa impegnativa, difficile, ma straordinaria che è il Riesling, ovviamente il Renano, non certo l’italico..
Tre vini, in misura diversa, mi hanno convinto che anche se qui non siamo di certo in Germania o in Austria o tantomeno in Val Venosta o nell’Alta Langa da cui proviene l’Herzu di Ettore Germano oppure il Langhe Bianco di Vajra, o nell’Oltrepò Pavese del Landò delle Fracce, l’area della Valtenesi ha la possibilità di dire la sua, in maniera personalissima, su questo vitigno nobile.

Parlo, ancora della Cantrina, del Benaco Bresciano Riné 2007, dove il Riesling, maggioritario, è accompagnato da quote di Incrocio Manzoni e di uno Chardonnay fermentato in legno, vino dalle note salate, petrose eleganti di pietra focaia, fieno secco e dal gusto lungo e profondo, ma non privo di nerbo, ricco, equilibrato, ancora giovanissimo e con buone possibilità di ulteriore evoluzione.
Penso al più semplice, più caldo e “mediterraneo” Garda Classico “Il Torrione”, ancora annata 2007, di Monte Cicogna (azienda su cui non condivido affatto l’entusiasmo espresso da Francesco Falcone in un ampio articolo sulla Valtenesi pubblicato sul numero appena uscito di Enogea per il Garda Classico Rosso Superiore Don Lisander 2001, per me condizionato da un eccessiva presenza del legno) dai profumi che emergono lentamente ed evolvono su note di cera d’api, frutta gialla, dotato di un allungo deciso, di un timbro salato e minerale, di un’acidità molto bilanciata e di una notevole pulizia esecutiva.
E penso, in particolare, il più completo dei tre, al Garda Classico bianco Reis, annata 2006, che l’azienda agricola San Giovanni, alias la Pasini Produttori di Raffa di Puegnago, dove operano con ottimi risultati i cugini Paolo e Luca Pasini, con la consulenza di Alberto Musatti e Nico Danesi, producono, in 7000 esemplari circa, da un vigneto di un ettaro e mezzo posto su un terreno di origine morenica impiantato con un clone alsaziano di Riesling in quel di Picedo di Polpenazze.
Vino affinato rigorosamente solo in acciaio inox, con una successiva lunga permanenza in bottiglia, prodotto con la tecnica della criomacerazione in pressa ad uva intera per migliorare l’estrazione dell’aromaticità varietale, e con affinamento sulle fecce fini, proposto con almeno due anni di invecchiamento, per sottolineare il suo notevole potenziale di longevità.
Un vino che se pure non ha scatenato in me l’autentico coup de foudre provocato dal singolarissimo metodo classico, da uve Groppello vinificate in bianco, Centopercento (ne riparleremo presto) mi ha fatto capire di trovarmi di fronte ad un Riesling, dallo schietto carattere gardesano, solare, splendente, di bella felicità espressiva, da prendere veramente sul serio. Bellissimo il giallo paglierino squillante, luminosissimo, pieno di riflessi, e ampio, fragrante, diretto il bouquet, con quel suo variare da una succulenta componente fruttata che richiama la pesca ad una nota di agrumi canditi, per poi suggerire ricordi di fiori bianchi, con una leggera venatura terpenica-geraniosa, e chiudere su un timbro salato, petroso, minerale, ben preciso, incisivo, presente anche al gusto, dove il vino si propone secco il giusto, nervoso, profondo, ma con una suadente carezzevole presenza del frutto che soddisfa il palato.
Vino giocato sull’eleganza, la vivacità, la freschezza, che si bere piacevolmente e sembra fatto apposta per accompagnare la cucina a base di pesce del Garda, primi a base delle verdure croccanti coltivate nell’entroterra, ma splendido da essere proposto come inconsueto, raffinato aperitivo.
Un gran bel vino, favorito da un prezzo franco cantina, 6,60 euro più Iva, davvero da rapporto prezzo-qualità strepitoso. E bravi i Pasini!

0 pensieri su “Garda Classico Riesling Reis 2006 Pasini Azienda agricola San Giovanni

  1. Pingback: Garda Classico Riesling Reis 2006 Pasini Azienda agricola San Giovanni | Trentinoweb

    • ecco la risposta fornita dal produttore: alcuni autori fanno risalire il nome del Riesling all’espressione tedesca “reissende tiere” ossia animale selvatico, per via dell’aroma aromatico vagamente muschiato.

  2. Complimenti all’amico produttore e collega che affettivamente chiamo Pasèn …soprattutto che felicità vedere che Franco comincia a credere anche alla nostra Valtènesi , zona dai suoli da sempre votati e vocati alla viticoltura e che ora ha finalmente intrapreso un cammino alla ricerca di una vera identità territoriale .
    Abbiamo passato certamente momenti anche molto, molto divertenti . Che cosa c’è di più bello dello stare insieme, accompagnati da belle calde giornate di sole, davanti a del buon vino, semplicemente in amicizia senza presunzione di ruoli ?
    Certo che la nostra amica Elisabeth è stata l’anello di congiunzione, meravigliosa persona…

  3. Vedo che andiamo forte con i soprannomi, eh? A questo proposito Wojciech Bonkowski e’ soprannominato “nerval” e Mariusz Kapczynski “kapka”.

  4. Al piacere di leggere nuovamente i tuoi post dedicati ai vini del nostro territorio unisco il personale apprezzamento nei confronti del Riné 2007 di Cristina Inganni, che stimo sia come produttrice che come persona, e del Centopercento che ho avuto modo di provare una sola volta ma che mi ha lasciato ottimi ricordi. Che tu sappia corrisponde al vero il commento colto nell’enoteca dove l’avevo aquistato la prima volta, ossia che quel vino non verrà più proposto da Pasini? Curiosità per il terzo vino da te citato, da estimatore del Riesling Renano vedo di procurarmene al più presto una bottiglia. I bei commenti letti m’inducono a visitare nuovamente Cantrina e chiedere un incontro a Pasini per parlare di loro dalle pagine di MadeinBrescia. Grazie Franco.

  5. Pingback: Cristina Inganni o del Libero Stile | MadeinBrescia

  6. Sono lieta che l’esperienza del Garda abbia fornito lo spunto per questo post ricco e piacevole. Un grosso ringraziamento a Cristina che si e’ ricordata di me 🙂 ed al suo prodotto unico e di grande qualita’. Ma anche agli ospiti Polacchi che hanno saputo apprezzare dei vini nuovi e sconosciuti al loro palato. Sono felice di essere riuscita a dimostrare che il valore di un prodotto di qualita’ qui nominati, verranno riconosciuti da qualsiasi esperto – Italiano e non. Purche’ ci sia di base un amore sincero per il mondo vinicolo e le sue mille sfumature.”
    elisabeth

  7. Ovviamente un grazie a tutti i Produttori che ci hanno accolto con grande amicizia e cordialita’ durante il nostro tour.
    elisabeth

  8. Sono un “vecchio” appassionato.
    Fa piacere costatare che dopo anni si torni a parlare di questo territorio, anche dai media che contano.
    Sapevo di questa visita da tempo, sapevo dell’impegno che una “grande appassionata” stava profondendo per organizzare la visita di giornalisti suoi connazionale (Polacchi); e leggendo questo blog……. scopro che c’è riuscita!!!!
    Grazie e brava Elisabeth!!!
    Tutti quelli che hanno usufruito del tuo lavoro, della tua passione, dovrebbero ringraziarti, anche chi tra queste pagine scrive.
    Riconoscere le “fatiche e l’impegno” di una “piccola grande donna”, per quello che fa e che sta facendo per il nostro territorio.Brava!!!

    • diamo a Cesare quel che é di Cesare e riconosciamo ad Elisabeth il grandissimo merito di aver organizzato un wine tour, in Garda e prima ancora in Franciacorta, impeccabile da ogni punto di vista. Grande passione, intelligenza, gusto e sensibilità alla base di questo ottimo risultato

  9. Elisabeth è una bellissima persona,dotata di una passione verso il mondo del vino che ha dell’incredibile !! Il tutto condito da una grande professionalità e carattere. Merita tantissime soddisfazioni che avrà sempre più in futuro.

  10. ho avuto modo di assaggiare Reis, Rinè, Centopercento. Con le stesse impressioni da te citate nel presente articolo.
    La valtenesi ha delle potenzialità veramente incredibili.

    Buona giornata, buon lavoro
    Davide

  11. Eccomi, in gigantesco ritardo, in parte giustificato dalla necessità di stemperare la reazione, dopo tanti complimenti avrei rischiato un eccesso di entusiasmo! E’ stata una sorpresa bellissima leggere il tuo apprezzamento, Franco, non era mai capitato prima. Dividiamoci i “meriti”: probabilmente tu hai scelto di dare un’occhiata in Valtènesi e a Raffa -e di nuovo ringrazio Elisabeth per questo- e noi Pasini, insieme a tante aziende gardesane, forse abbiamo preso a fare vini più convincenti. Grazie anche per la puntuale spiegazione sull’origine del nome Reis, e grazie inoltre a chi si unisce a te dicendo bene del Centopercento, che in famiglia abbiamo appena iniziato a produrre e speriamo di produrre per tanti anni ancora, magari in quantità un po’ superiori a quelle veramente esigue della prima sboccatura. Un saluto affettuoso a Cantrèn, senza di te non sarebbe la stessa cosa. Hei, è un complimento

  12. Pingback: Franco Ziliani scopre la Valtènesi, cominciando dai Vini bianchi. « TerraUomoCielo

  13. Gentile sig. Ziliani,

    vorrei farle una domanda dal punto di vista di chi ha imparato ad apprezzare il riesling di casa nostra partendo dalle produzioni atesine. Come colloca a livello di sensazioni i prodotti gardesani di cui parla in questo blog rispetto ai “classici” riesling altoatesini (penso a quelli venostani di Aurich e Falkenstein o a quelli della val d’isarco come il Koferhofer o Novacella)? La ringrazio in anticipo per la domanda.

    • considero i Riesling gardesani buoni prodotti, che non raggiungono però la complessità, la mineralità, il nerbo, la profondità gustativa (e probabilmente il potenziale di evoluzione nel tempo) dei migliori Riesling altoatesini che lei cita. Vini che, grazie al particolare terroir di origine, hanno una marcia in più

  14. Completerei il giudizio di Franco con una nota personale. Non amo il riesling in genere, eppure ne ho trovati di eccezionali grazie ai miei amici polacchi che invece ne sono talmente innamorati che lo considerano il miglior vino bianco del mondo. Ma si riferiscono al Riesling renano che nasce nei vigneti dai fianchi scoscesissimi sulle rive del grande fiume tedesco, ma anche a quelli delle alture alsaziane. Hanno caratteristiche organolettiche talmente diverse dai nostri Riesling che sembrano tutto un altro vino.

  15. che il riesling, insieme al pinot nero, sia un vino “importante” è indubbio vista la sua lunga storia, principalmente legata alla mitteleuropa. Del resto il vitigno in questione è uno dei più “antichi” e “ibridati” d’Europa, per la sua nota resistenza al gelo.

    Precisando che anche il “nostro” riesling è fatto quasi sempre in purezza con il vitigno denominato “riesling renano”, è evidente che terroir differenti danno vini differenti e che il riesling ha bisogno di climi particolari per dare il meglio. Eppure la mia esperienza (rifrescata recentemente da una degustazione comparativa di prodotti italiani, francesi, tedeschi e neozelandesi alle giornate del Riesling di Naturno) è nel senso che un buon riesling venostano o della val d’Isarco non sia poi così distante da un Trocken tedesco o da un alsaziano.

    Sono dunque d’accordo con l’ultimo postatore sul fatto che i migliori riesling stanno in Germania (anche se direi Mosella più che Reno) ma forse è un pò eccessivo dire che i riesling nordici sono addirittura tutto un altro vino rispetto ai nostri. Il problema è che – nonostante in italia si producano tanti vini a base di riesling – il vero riesling “alla tedesca” riesce davvero in pochissimi posti (neppure in tutto l’Alto Adige ma solo nelle valli più interne e con quote maggiori, come Venosta e Isarco).

    La mia speranza è dunque che il giudizio sul riesling fatto in Italia possa essere più benevolo magari dopo una degustazione di qualche prodotto di buone cantine di quelle due valli.

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