La parola a David Berry Green Italian wine buyer e wine blogger

Al wine blog, nel mondo del vino, ormai arrivano tutti, siano giornalisti, produttori, analisi economici, importatori, poco conta.
Un approdo che merita di essere segnalato, per la serietà del personaggio, per la particolare funzione che lo strumento blog assume, per il progetto che ci sta dietro, quello di raccontare al consumatore inglese la realtà odierna del vino italiano e la necessità di superare pregiudizi e luoghi comuni che ne hanno condizionato l’immagine oltre Manica, è quello del simpaticissimo, allampanato, altissimo David Berry Green.
Collaboratore di primaria importanza di uno storico wine merchant inglese come Berry Bros & Rudd (visita qui il sito Internet), che da Londra dove lavorava, si è trasferito, armi e bagagli, famiglia al seguito, nel cuore della Langa del Barolo, a Serralunga d’Alba per spiegare meglio ai suoi connazionali le particolarità del vino italiano, quello che lo rende unico, speciale.
E lo fa, oltre che con il suo lavoro, con un wine blog, che vi invito a visitare, dove con parole e filmati compie un lavoro di comunicazione e di promozione straordinariamente utile non solo al business della sua compagnia, ma a tutti i nostri vini.
Del blog, dell’immagine del vino italiano in UK oggi David mi ha parlato in una lunga e credo interessante intervista che ho pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S. e che potete leggere qui.

0 pensieri su “La parola a David Berry Green Italian wine buyer e wine blogger

  1. Carissimo Franco,
    ho letto, come sempre, con molto interesse l’articolo relativo all’intervista al Sig. David Berry Green.
    Mi ha fatto, ovviamente, enorme piacere leggere che il piemonte deve rimanere fedele ai suoi vitigni autoctoni ed al suo terroir, ma dall’altra parte nelle parole del Sig. Berry Green ho letto solo: Barolo, Barbaresco e Nebbiolo…
    In particolare sono sorpreso che parlando di vini “di consumo quotidiano” il Sig. Berry Green non menziona neanche lontanamente quello che secondo me è la “regina del consumo quotidiano”… e cioè la Barbera.
    Barbera che è il vitigno in assoluto più diffuso in Piemonte e che sicuramente è in grado di esprimere terroir così lontani e diversi, a volte neppure paragonabili.
    Sinceramente questo aspetto mi fà molta paura nel pensare al mercato inglese, in quanto rispecchia ancora una volta quanto sia “conservatore”.
    Alle porte del 2011 gli inglesi continuano a conoscere del Piemonte solamente Barolo, Barbaresco e Nebbiolo… e null’altro…
    Cosa possiamo fare? Noi piccoli produttori non abbiamo la forza di poter avviare campagne di comunicazione così importanti e come lei sà, purtroppo, gli enti ed i consorzi anzichè “fare”… “disfano” ed alla grande… andando a “regalare” la Barbera in piazza per dire che negli anni passati ne han fatta troppa ed ora, per l’ennesima volta, pretedendono che il governo stanzi nuovamente soldi a loro favore per superare questa crisi, dopo tutti quelli che hanno già preso e “sprecato” in passato per fare cantine “faraoniche e super-tecnologiche” in grado però alla fine di fornire i grandi imbottigliatori che si approvvigionano proprio qui per poi sottoscrivere i contratti di milioni di bottiglie con supermercati e hard-discount (dove oggi troviamo la Barbera mediamente in vendita fra 1 ed 1,5 Euro al pubblico).
    Un saluto cordiale.

    Massimo Pastura

  2. Pastura ha proprio messo il dito sulla piaga. Ho visto dei campioni nazionali stranieri della “sommellerie” andare in “trance” davanti ad un calice di barbera di tredici anni, per via della meravigliosa acidita’ che esprimeva, tanto che abbiamo pure deciso di riprenderne uno con la telecamera e abbiamo inserito il pezzo in un film che gira fra le varie televisioni dei paesi dell’Est. Cioe’, quando gliela fai bere piangono per tutti gli anni buttati via fino a quel momento alla ricerca di qualcosa che non avevano mai trovato. Il problema e’ che una volta si andava in campagna nel week end e si assaggiava sempre il vino della casa perche’ ogni osteria, ogni trattoria ne aveva uno diverso, personalizzato e capitava così qualche volta di trovare barbera di ottimo rapporto qualita’/prezzo, di chiedere anche l’indirizzo del produttore per contattarlo e rifornirsene poi come vino quotidiano. Oggi i vini della casa non sono quasi piu’ i Barbera, i Grignolino, i Freisa e i Dolcetto del vignaiolo compaesano dell’oste, ma sono piu’ spesso provenienti da bottiglioni comprati all’ipermarket, che arrivano da chissa’ dove e che comunque sono gia’ disponibili sul mercato. Purtroppo bisognerebbe invogliare osterie e trattorie a proporre, come vino della casa, un vino prodotto sul posto. Ma ci devono pensare i sindaci e le autorità comunali e provinciali, che sono gli unici ad avere interesse a promuovere il territorio e ad avere le chiavi della cassa per poterlo fare. A Orvieto a un pranzo offerto dalla Provincia, presente il marchese Piero Antinori, l’enologo Cotarella, l’assessore eccetera, ci hanno servito al ristorante un vino che allora non veniva nemmeno venduto imbottigliato per quanto costava poco, un rosso da 560 lire al litro nel 1980. Ed era così buono che ottenne i complimenti di tutti sull’arrosto di agnello. Specialmente ai giornalisti stranieri, ma anche ai forestieri, bisogna far conoscere queste autentiche perle di cui non parla mai nessuno, che non premia mai nessuno.

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