Nuove cantine sociali sulla Cucina del Corriere della Sera

Segnalo che nel numero oggi in edicola (ottobre 2010) de La Cucina del Corriere della Sera, (ampio, 150 pagine) supplemento mensile del quotidiano di via Solferino,  é stato pubblicato anche un mio articolo sulla nuova realtà delle Cantine sociali italiane, ieri la quantità oggi la qualità il sottotitolo, dove racconto il cambiamento avvenuto in un buon numero di cantine cooperative in Italia, la sana iniezione di imprenditorialità ed il confronto vero con il mercato.
Nell’articolo, dove sono segnalati in un box i siti Internet di quelle che reputo le più interessanti realtà cooperative oggi, dalla Valle d’Aosta sino a Sicilia e Sardegna, dedico un particolare spazio ad alcune cantine cooperative d’eccellenza, in primis la Produttori del Barbaresco, quindi la Cooperativa Agricola Cinque Terre, la Crotta di Vegneron di Chambave, la Cantina Produttori di Terlano e infine la Colonnara nelle Marche e la Cantina di Santadi in Sardegna.
Nella stessa uscita poi, largo spazio al food, con articoli sulla Cucina zen, sullo zafferano, le mele, e tantissime ricette di stagione.
Per maggiori informazioni visitare il sito Internet dedicato.

0 pensieri su “Nuove cantine sociali sulla Cucina del Corriere della Sera

  1. Beh, proprio nuove nuove le cantine citate non direi: almeno 5 su 6 sono ormai comparse da diversi lustri sul palcoscenico dell’alta qualità enologica italiana.
    Insomma, più che scoperta parlerei di riconoscimento di una consuetudine qualitativa ormai consolidata.
    Cosa ne dice, Ziliani?

    • esatto sono assolutamente d’accordo con lei, non ho mai preteso di presentare delle novità, ché tali non sono, ma parlare, nell’articolo, di una diversa impostazione generale, qualitativa, che coinvolge ormai molte cantine sociali. E le cantine sociali modello, che ho citato, costituiscono un’assoluta garanzia ormai da anni…

  2. Pingback: Nuove cantine sociali sulla Cucina del Corriere della Sera | Trentinoweb

  3. vado a comprarlo in edicola. Scrivo oggi dall’ufficio di una cantina sociale del Sud con cui collaboro come consulente. Queste imprese si trovano spesso, nella fase storica che stiamo vivendo, di fronte ad una responsabilità grandissima, quella di salvare la viticoltura di interi territori dove, oltre alla cooperazione e qualche sparuto piccolo produttore, non è rimasto nulla. E naturalmente possono farlo solo puntando sulla qualità, che non vuol dire solo bottiglie costose ma vini veri e onesti. Quante saranno all’altezza di questo compito? Non lo so, la vedo difficile. In tanti casi si sono sprecati gli anni giusti (e tanti finanziamenti pubblici) per cambiare rotta. Gli esempi virtuosi sono, sicuramente, la cosa che serve di più, perciò grazie Franco del tuo contributo.

    • a fine luglio, dopo aver già scritto e consegnato l’articolo, sono tornato dopo tanti anni, con un gruppo di colleghi italiani e stranieri, a Copertino, nel cuore del Salento, a fare visita alla Cantina Sociale, per anni diretta da Severino Garofano. Siamo rimasti conquistati e quasi commossi da un vino stupendo che producono da vecchi vigneti ad alberello di Negroamaro, un Copertino rosso riserva 2004 che vendono intorno ai 5 euro. Un vino dal rapporto prezzo-qualità sconvolgente, con una capacità di raccontare il Negroamaro ed il territorio salentino straordinaria. Queste sono le cantine sociali virtuose da portare ad esempio anche al Sud!

  4. Già l’equivalente di 25 milioni di bottiglie tra barbera e dolcetto nelle province di sti ed Alessandria riceverà il contributo per la distillazione. E pensare che dopo aver rifiutato il contributo per il diradamento, hanno avuto anche la faccia tosta di chiedere l’aumento delle rese per ettaro nel disciplinare….
    Ma la colpa non è solo dei campagnìn e delle cantine sociali, l’assessore dov’era?

  5. da sempre nel mio carniere al supermarket quello di barbaresco e da ancora prima quelli di santadi che, nel 2003, aveva dei vini sfusi da sciogliersi dalla bontà.
    il problema è portarli via dal’Isola! ma ora arrivano anche qua.

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