Valdeorras Pezas da Portela 2006 Bodegas Valdesil

L’ho detto già lunedì, qui, questa estate sono stati soprattutto i bianchi spagnoli, o meglio i magnifici bianchi della Galizia a monopolizzare il mio interesse di bevitore molto moderato sia per il caldo sia perché agosto è stato un periodo di “disintossicazione” soprattutto mentale, oltre che gustativa dal vino.
Svariati Rias Baixas base Albariño i miei prediletti, con le consuete conferme dai grandi nomi e svariate sorprese da outsider (per la cui scoperta non finirò mai di ringraziare il mio amico Juancho Asenjo, che me li fa periodicamente conoscere), ma spostandomi leggermente ad est rispetto alla zona dei Rias Baixas, dove l’Albariño è praticamente protagonista ho dedicato la giusta attenzione anche ai vini di un’altra zona gallega, dove il vitigno di maggior prestigio tra i bianchi è il Godello.
Sto parlando della D.O. Valdeorras, una D.O. che occupa parte delle bellissime valli dei fiumi Sil e Jares, a Nordest della provincia di Orense nella cosiddetta Galicia interior, al nord est della provincia di Orense. I municipi di El Barco, La Rua, Petín, Villamartín e El Bollo sono i principali nuclei vitivinicoli.
E’ una delle denominazioni più piccole della Galizia, con appena 1500 ettari e una quarantina di bodegas e al suo interno si trovano le montagne più alte della Galizia, Peña Trevinca 2124 metri, Manzaneda 1778 metri, Montourrto 1572 metri, ed i vigneti, posti nei fondovalle, si trovano ad altezze varianti tra i 300 ed i 700 metri.
Accanto al Godello, che fornisce vini bianchi di un aroma molto fine, fruttato e floreale e di eccellente corposità, vengono coltivate la varietà Tinta Mencía che fornisce vini rossi color porpora, con un intenso ed elegante bouquet e tenera carnosità, non senza nerbo, nonché le varietà bianche Palomino e Moza Fresca (Dona Blanca) e le rosse Garnacha Tintorera, Gran Negro e Merenzao.
Vino bandiera della denominazione è, non solo per me che ne sono un convinto estimatore, ma a parere generale, è il Guitian, della Bodega La Tapada, che si avvale della grandissima professionalità di due enologi sommi come Ana Martin e José Hidalgo Togores, seguito dall’As Sortes di Rafael Palacios, ma stanno conquistando sempre maggiore credibilità anche i vini prodotti dalla Bodega Valdesil.
Bodega i cui proprietari sono discendenti della famiglia Prada che fu la prima a piantare intorno al 1885 nelle colline della Valle del Sil la varietà Godello, convinti della sua nobiltà, e ricordano come un personaggi fondamentale nella storia aziendale e della denominazione José Ramón Gayoso, mitico viticoltore di Portela, che fu il primo a piantare un vigneto interamente dedicato al Godello e a realizzare una serie di piccole parcelle, denominate Pezas, nelle migliori posizioni.
I vigneti aziendali mostrano, con i loro terreni a base di graniti e pietre, una intensa mineralità che poi si trasmette ai vini. Molto particolare anche il clima, piuttosto estremo, che fa registrare le temperature più alte e più basse dell’intera Galizia, e la minore pluviometria regionale (800-1000 millimetri) e sbalzi termici tra il giorno e la notte che favoriscono la formazione dei profumi e un contenuto acido importante.

Per mettere alla prova il valore del lavoro della Bodega non ho provato i vini più semplici, il Valdesil e il Montenovo, bensì il vino più ambizioso, il Pezas da Portela, ottenuto da una vinificazione separata di uve provenienti da 11 diverse fincas, con vendemmia manuale e selezione.
Di queste uve quelle provenienti da 8 appezzamenti fermentano in tonneau da 500 litri, due in tonneau da 350 litri e uno in una botte da 20 ettolitri. Una volta assemblati i vini riposano in legno per sei mesi. Nessuna fermentazione malolattica.
Va sottolineato che le uve Godello utilizzate provengono tutte dal clone originario del primo impianto di Pedrouzos di fine Ottocento, che è stato trasmesso, per selezione massale, a tutti i vigneti via via impiantati. Vigneti realizzati, a 550 metri di altezza massima, con maggiore densità per ettaro, adattando il portainnesto al tipo di suolo.
Come ho trovato dunque il Valdeorras Pezas da Portela 2006, prodotto in 8000 esemplari il cui prezzo orientativo in enoteca è intorno ai 20 euro, e di cui veniva consigliata la conservazione in cantina per almeno cinque anni?
Un ottimo vino, ma non eccezionale, che conferma la mia convinzione che i bianchi di Galizia offrono il loro meglio nella versione più semplice, quella affinata in acciaio, e non nella più ambiziosa (e costosa) versione affinata in barrica.
Bellissimo il colore, un paglierino traslucido super luminoso, con mille sfumature oro, naso molto compatto inizialmente, caldo, avvolgente, complesso, estremamente salato, petroso, con un richiamo preciso alla pietra focaia, alla pesca bianca, alla mandorla, con una leggera speziatura e una vena di pepe bianco e in bocca un attacco vivo, di gran nerbo, ben strutturato, ricco di sapore, largo, pieno, che solo progressivamente fa apparire un che di leggermente asciutto, una vena che richiama la tostatura ed il legno.
Un qualcosa che sembra un po’ bloccare il dinamismo ed il “sale” del vino, che anche in evoluzione si mantiene preciso, profumato di erba appena tagliata, e gli conferisce sicuramente più spalla e ampiezza, una struttura superiore, ma sacrificando un quid di freschezza, di immediatezza, di “scatto”.
Averne, comunque, di bianchi affinati in legno come questo…

0 pensieri su “Valdeorras Pezas da Portela 2006 Bodegas Valdesil

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  2. Franco, Pezas da Portela è uno dei miei albariños preferiti. Buoni anche quelli di Códax, Zàrate e Terras Gauda (quelli senza legno) e anche quelli di Pazo de Señoráns.

    Per Valdeorras, (pignoleria) A Tapada dei fratelli Guitián concordo buonissimo, ottimo anche il vino di Rafael Palacios.

    saluti

    Mike

  3. Aggiungerei anche Rias Baixas Albariño Granja Fillaboa di Bodegas Fillaboa, reperibile da Terra e Vino (p.za Martiri, Casteggio) sui 15 euro.

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