Barbaresco a sei euro e Nero d’Avola a due scarsi: c’è da gioire o piuttosto da preoccuparsi?

Dedicato agli increduli, ai “san Tommaso” che vogliono prove provate a ripetizione prima di ammettere anche le più clamorose evidenze.
Avete ancora dei dubbi che in Italia (ma anche da altre parti del mondo non si scherza…) si siano allargate a dismisura molte denominazioni e con l’aumento del numero degli ettari vitati si sia per forza di cose andati incontro, già prima che la crisi economica ed il calo dei consumi cominciassero ad incidere duramente, alla produzione di ingenti quantità di vino che i vari mercati non riescono in alcun modo ad assorbire?
Di quale “pistola fumante” avete bisogno prima di ammettere che, ahimé, oggi si produce troppo vino nel nostro Paese e che se si vuole che l’attività di viticoltore e di produttore di vino offra margini interessanti di guadagno e continui ad apparire degna di essere proseguita bisogna per forza di cose ridurre le produzioni, anche spiantando dei vigneti, qualora necessario, e produrre meno vino?
Le prove sono ormai talmente numerose, e clamorose nella loro evidenza, che è ormai impossibile negare che sia urgente rivedere radicalmente le cose e ricominciare su basi diverse, sperando che alla fine di questa crisi, di cui non si intravede ancora l’uscita dal tunnel, il mondo del vino si presenti ancora con sufficienti forze per ripartire e che non arrivi stremato.
Avete presente, a causa del troppo vino prodotto, delle scorte invendute stoccate in cantina, della miopia di chi avrebbe dovuto proporre strategie efficaci senza sbandierare il falso mito della crescita continua, a quale discesa vertiginosa dei prezzi, non solo delle uve, che in molti casi non vale nemmeno la pena raccogliere, viste le cifre super basse che sono disposti a pagare per ritirarle molti imbottigliatori, ma del prodotto finale, della bottiglia di vino pronta ad essere acquistata sullo scaffale, ci si trovi ormai di fronte?
L’ultima dimostrazione di come ormai più che vendere in molti casi si svenda, o si venda al realizzo, arriva, potete vederlo anche qui con i vostri occhi, da uno stampato pubblicitario che presenta una serie di offerte promozionali valide dal 18 al 30 ottobre proposte da un potente gruppo francese della Grande Distribuzione Organizzata presente, con i propri 56 ipermercati anche nel nostro Paese, come pure in una decina di altri Paesi.
Un inserto, intitolato Vini 2010 – Il vino un’emozione da condividere, che se da un lato può essere accolto festosamente da molti consumatori, che si trovano, anche per bottiglie di buon livello, a prezzi vertiginosamente in discesa, da un lato fa capire in quale stato di estrema difficoltà versi ora la filiera vitivinicola italiana, se tante aziende hanno accettato di svendere consentendo così alla catena francese di proporre tanti vini a prezzi così bassi.
Citerò, senza fare il nome delle aziende, che in taluni casi sono ben note, mentre in altre si tratta di una selezione presentata dalla catena come “la nostra selezione”, ovvero di un’etichetta realizzata appositamente per l’occasione, alcuni prezzi particolarmente significativi.
Partiamo con Dolcetto o Barbera d’Alba 2009 a 1,99 euro, per proseguire con Est Est Est di Montefiascone 2009 a 2,99, Prosecco Doc “Spago” a 2,99 e Prosecco Superiore Valdobbiadene Docg a 3,99 €. Poi Gutturnio Colli Piacentini Doc a 2,19, Lambrusco Regiano Doc secco o amabile a 1,85, Cabernet Sauvignon dei Colli Berici Doc a 1,79, Bardolino o Valpolicella Doc 2008 a 1,99, Cabernet o Merlot Venezie Igt 2009 a 1,69, Cabernet o Merlot Venezie Igt 2009 a 1,49, Valdadige Rosso Doc 2009 Cavit a 1,99, Chianti Docg 2009 a 1,99, Rosso Toscana Igt 2009 a 1,49 euro.

E poi, ancora, Brunello di Montalcino Docg 2004 a 9,99 €, Montepulciano d’Abruzzo Doc 2007 a 2,19 (ma ce n’è anche un altro a 1,95 e un altro a 1,40), Aglianico del Beneventano Igt a 2,39, Castel del Monte Doc 2008 a 1,95, Negroamaro del Salento Igt 2008 a 2,25, Primitivo di Manduria Doc 2007 a 2,99, Nero d’Avola-Sangiovese Sicilia Igt a 1,99, Nero d’Avola Sicilia Igt 2008 a 2,49, Pinot bianco Colli Berici Doc a 1,79, Vernaccia di San Gimignano Docg 2009 a 2,49, Vermentino di Sardegna Doc 2009 a 2,59, Inzolia Sicilia Igt 2009 a 2,49, Rosso o Bianco della Bergamasca Igt a 2 euro, Bonarda-Barbera Oltrepò Pavese Doc a 2,99.
Ma anche, ad un euro alla bottiglia, Primitivo Salento Igt, Nero d’Avola Sicilia Igt e Barbera Piemonte Doc.
E che dire, restando in Piemonte, ma passando ai “piani nobili”, di un Langhe Nebbiolo Doc 2008 a 3,99, di un Dolcetto di Dogliani Doc 2009, di un Barolo 2005 a 8,99, di Barbaresco Docg 2006 a 7,99 e addirittura a 5,99 euro? Dobbiamo essere contenti, come consumatori soprattutto, di questi prezzi vertiginosamente in picchiata relativi a bottiglie dotate di un normale packaging, bottiglia di vetro, tappo di sughero o sintetico, capsula, etichetta o non è invece il caso di intristirsi e molto preoccupati, perché quando si svende poi risalire con i prezzi è davvero difficile, concludere con Gino Bartali che “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”?

0 pensieri su “Barbaresco a sei euro e Nero d’Avola a due scarsi: c’è da gioire o piuttosto da preoccuparsi?

  1. Caro Franco,
    seguendo una pura logica di mercato dovremmo essere contenti, il problema rimane però su due aspetti:
    i contenuti(fisici delle bottiglie intendo)
    la sostenibilità nel medio periodo (per le aziende e la viticoltura)
    sul primo che dire, a fronte di belle bottiglie (es gattinara)tante di q

  2. ho fatto casino..
    allora sul fonrte delle bottiglie vi sono alcuni “affari” e tante altre che il consumatore smaliziato lascerebbe sullo scaffale, vedi la selezione toscana con l’improbabile brunello a 9 euro! un chinati classico medio ha un costo di produzione di 2,5-3 €/lt, ad 1 euro cosa si pensa di trovare?
    il secondo aspetto riguarda il medio termine. Se il vino rende così poco siamo sicuri che si continerà a produrlo? qui in toscana gli ha in affitto te li tirano già dietro ora, se continua così…
    infine il prezzo. concordo appieno sul fatto che il consumatore vedendo certi prezzi ora si sentirà: preso in giro per ciò che avveniva prima, e poco diposto a spendere qualcosa di più dopo.
    E’ veramnte una situazione complessa, e la crisi mordente (crisi? quale crisi?) con la vendemmia in corso o appena finita rende necessario svuotare le cantine..

  3. Colpisce la ‘tenuta’ del prezzo del Brunello, rispetto a quello degli altri vini.
    E’ un segnale che potrebbe essere colto dai produttori a Montalcino, perché dà conto di un dato: l’immagine (cioè l’aspetto più superficiale anche se magari un po’ effimero) del BdM regge. Dovrebbe incoraggiare a correre ai ripari (ammesso che ci si riesca).

    Aggiungo subito che è ovviamente una débacle (non trovo il circonflesso) per tutti, prima di tutto per un sistema che – come mi diceva ieri sera una personalità senese – ha condotto molti a produrre molto di più per finire poi a fatturare di meno. E probabilmente con un grande dispendio di forze e risorse, con impoverimenti aziendali, perdita di guadagno, indebitamenti, e…infine con un mercato invaso da un prodotto che non è (nella stragrande maggioranza dei casi) minimamente adeguato alla sua storia.

    Ma quale pensiero c’è dietro a questa crescita gonfiata? Mi viene il sospetto che vi sia una catena politica che – ignara (nella migiore delle ipotesi) delle conseguenze ha spinto all’inverosimile il famoso “sviluppo sostenibile”, parola chiave del decennio trascorso, abusata da una classe di incolti che non hanno minimamente pensato alle conseguenze della dinamica innescata.
    La stessa incoltura (con l’aggiunta di una notevole grettezza) credo abbia connotato anche imprese e uomini che dovrebbero avere gli strumenti (e il buon senso) per muoversi in modo più preveggente, quanto meno avendo più cura di un capitale che, una volta sputtanato, sarà molto più difficile ricostruire.
    Vien da piangere, davvero.

  4. Se non sbaglio, gran parte delle etichette proposte sono di aziende che imbottigliano vini di diversa provenienza, e credo che, almeno in parte, già questo possa servire a comprendere come la diminuzione di prezzo di questi vini sia dovuta, probabilmente, alla necessità di produttori medio-grandi di smaltire con facilità le annate precedenti. Quando questo sarà avvenuto, difficilmente questo supermercato, o altri, potranno riproporre offerte simili.
    Non mi risulta, e non credo che avverrà altrettanto facilmente, che i piccoli produttori, quelli cioè che puntano maggiormente a produrre vini di ben altro livello e identità, abbiano ridotto i prezzi delle loro bottiglie. Anche perché queste aziende hanno il loro mercato di affezionati clienti, oltretutto smaltire una produzione di 5000-10000 bottiglie è ben diverso da chi ne produce qualche milione, anche in termini di locali e attrezzature necessarie, con relativi costi di ammortamento da onorare.
    D’altra parte, a meno di incentivi all’espianto particolarmente “invitanti”, è probabile che si aspetti, e si speri, in una ripresa del mercato non troppo lontana, e se e quando questo dovesse avvenire, reimpiantare e dover aspettare almeno 3-5 anni per la nuova produzione significherebbe perdere anni preziosi.

  5. Gli ipermercati è da molti anni che praticano questi prezzi e soprattutto offrono questi prodotti. Voglio dire che si tratta di prodotti scadenti che non valgono più del prezzo che chiedono. Per i vini offerti del piemonte, ad esempio, l’unico vino degno è il dolcetto di Ceretto a 12 euro e rotti che è un prezzo persino eccessivo.

  6. D’ACCORDO MA SECONDO IL MIO MODESTO PARERE DA APPASSIONATO 10 CHE NAUFRAGO NEL MONDO DEL VINO, QUINDI SONO VINI CHE HO PROVATO, MA PURTROPPO SPESSO SONO QUASI IMBEVIBILI AZIENDE CHE FANNO MILIONI DI BOTTIGLIE E’ ROBA INDUSTRIALE PER LA DISTRIBUZIONE DI MASSA SE DEVO RISPARMIARE BEVO BIRRA.PREFERISCO SPENDERE 8 PER UN VINO BASE DI UN VIGNAIOLO IN CANTINA CHE SPENDERNE 7 O 8 EURO X UN BARBARESCO O UN BAROLO DI QUELLI!POI NON DIMENTICHIAMOCI CHE LE 8 EURO DI OGGI SONO LE 16 MILA LIRE DI IERI …..
    SALUTI GIANNI.

  7. COMUNQUE QUEI VINI CON QUESTI PREZZI NON CREDO CHE INFLUENZANO IL MERCATO PERCHE’ NEI VINI DI MEDIO ALTA QUALITA’ I LISTINI AUMENTANO.
    SALUTI GIANNI

  8. IL BAROLO, BARBARESCO E BRUNELLO SONO VINI PER ARTIGIANI.UN INDIVIDUO INESPERTO CHE ASSAGGIA QUEI BAROLO LI’ NON POTRA’ MAI CAPIRE LA GRANDEZZA DEL BAROLO.SE VUOI BERE BAROLO MEGLIO FARE QUALCHE SACRIFICIO ECONOMICO MA POI SEI RIPAGATO!GIANNI
    SALUTONI

  9. E’ possibile che in Italia si produca troppo vino, o meglio che vi sia una rilevante quantita’ di vino che non riesce ad essere venduta in modo remunerativo, che non riesce a trovare non solo il canale dell’export, al quale si dovrebbe puntare perche’ non possiamo bere tutto il nostro vino in Italia, ma neanche quello della bottiglia.
    Se una bottiglia di un certo vino, ha un costo di produzione di 2 euro, e quel vino viene costantemente venduto ad un euro, bastera’ aspettare poco tempo perche’ chi lo produce smetta di farlo.
    Nulla di piu’ semplice, basterebbe lasciare fare al mercato.
    Ed invece di fronte a questa realta’, comune a tutti i settori produttivi, si assiste sempre alla chiamata di coloro che ci dicono che “bisogna fare qualcosa”. Quello da fare invece sarebbe fare nulla, ed aspettare che nel giro di poco tempo quelle produzioni vendute sottocosto cessino.
    Quello che andrebbe fatto e’ invece vedere come sia possibile che da anni e anni esistano vigneti in produzione incapaci di dare reddito, e capire come e’ possibile che essi siano ancora li’ a produrre anno dopo anno, ed andare a togliere la cause che li tengono ancora legati alla flebo che li tiene ancora in vita, specialmente perche’ quella flebo e’ di solito finanziata da soldi pubblici, denaro del contribuente che potrebbe trovare sorti migliori.

  10. Caro Ziliani, siamo al mercato delle vacche. Altro che bottiglie di vino. E i produttori nn si rendono conto (ma i conti li sanno fare bene) che questo andazzo è negativo per tutti. Pensano ad allargare il loro orticello, coltivando DOCG nelle paludi, e non si accorgono che al tempo stesso va in rovina il patrimonio vinicolo italiano e la sua credibilità. D’altro canto è l’Italia intera che va rotoli. La svalorizzazione dei vini di qualità è uno specchio del paese (e di chi lo abita, purtroppo).

  11. Non vedo perché ci si dovrebbe preoccupare. E’ una normale dinamica di mercato. Poichè finora il mercato del vino tirava, qualcuno ha sfruttato il momento buono per guadagnarci a scapito della qualità. Ad esempio nella stessa catena in questi giorni ho comprato un Barolo a 5,99 euro. Probabilmente lo userò per cucinare. Non credo sia un Barolo all’altezza del nome che porta. Ma finora non avevo mai visto dei Barolo a meno di 12-13 euro (ed erano quasi imbevibili). Ciò vuol dire che qualcuno finora ha sfruttato il momento buono per vendere a 13 una cosa che vale 6. Ora sperabilmente ci sarà una selezione naturale dei vini e degli operatori: ne uscirà volontariamente chi stava sul mercato perché riusciva a fare profitto sfruttando le aspettative di qualità del consumatore. Ma queste aspettative erano e sono alimentate solo da chi produce veramente vini di qualità, che quindi potrà restare in gioco e vedere di nuovo crescere i propri utili.

  12. @Giampaolo, solitamente concordo con le tue idee ma qui penso che il solo mercato non possa bastare. faccio un esempio, il patrimonio paesaggistico va tutelato o no? se eliminiamo l’agricoltura cosa ne sarà, che so, delle colline chiantigine o di montalcino? a mio parere si deve dare un supporto a tutela anche del paesaggio, modulando aiuti in questo senso. favorendo espianti, limitando le zone, etc etc. lo so, si va nella direzione opopista, ma io ritengo che queste possano essere alcun delle poroposte che il mondo agricolo dovrebbe fare.

  13. A volte faccio un giretto tra gli scaffali degli ipermercati, per vedere cosa offrono. Certo, l’opuscolo additato da Ziliani è paradigmatico della situazione: si è prodotto troppo, pensando che il mercato potesse assorbire una tale quantità di vino a prezzi superiori a tre euro a bottiglia.
    Il vero problema è che i vini prodotti industrialmente in questo modo e destinati a questa distribuzione, sempre più spesso “si tirano dietro” sugli scaffali degli ipermercati bottiglie e nomi ben più importanti, che prima eravamo abituati ad acquistare tramite altri canali. Certo, vengono offerti allo stesso prezzo dell’enoteca o del ristorante, ma vedere certi nomi di fianco al tavernello fa veramente impressione e dà da pensare.

  14. @francesco. Non parlavo di abbandonare l’agricoltura, ma non ci sono solo le vigne. Il problema dei problemi e’ che l’agricoltura non e’ lasciata libera di essere impresa, ma deve essere sempre messa sotto tutela da meccanismi provenienti dall’alto che il piu’ delle volte non funzionano, e costano al contribuente. Si dice “il mercato non basta”, ma qui il “mercato” non e’ stato mai lasciato funzionare.
    Dei 60 miliardi l’anno del budget agricolo europeo, piu’ i 60 miliardi circa che e’ il costo annuo della burocrazia agricola italiana (1 milioni di “impiegati” a fronte di 1,2 milioni di agricoltori! fonte Repubblica), se si spendessero per tutelare il territorio invece di provare, senza successo perche’ successo non puo’ avere, a controllare il mercato, si avrebbero imprese piu’ sane e territorio piu’ tutelato.

  15. gianpaolo@ apprendo con sgomento (dal suo intervento) del un milione di “impiegati” che curerebbero il settore agricolo. Se non ricordo male, sono invece circa 4,5 milioni le persone impiegate nel settore pubblico, in Italia – tra amministratori, funzionari, impiegati – includendo in questo conteggio il sistema partiti. Troppe anche rispetto al totale della forza lavoro, e il lavoro di queste persone è (purtroppo)normalmente condizionato dalla politica.
    Qui sta una delle chiavi dell’ammosciamento italiano, anche in settori in cui potremmo ‘dominare’ qualitativamente, i mercati mondiali.

  16. Concordo col fatto che la maggior parte dei vini DOCG venduti nella GDO a prezzi bassi, vanno bene o per far marinare la carne o per vuotarli nel lavandino, anche quelli a 10/15 euro. Non solo perchè la maggior parte di questi sono prodotti dagli imbottigliatori, ma anche perchè la restante parte rimane settimane, quando non mesi, sotto alle lampade al neon a “cuocere”. E ricordiamoci che queste promozioni, depliant, cartelloni etc. vengono pagate dai produttori, non dalla catena.

  17. @ paolo

    Il fatto grave che dici tu e’ non solo la luce, ma anche che rimangono anche immagazzinati per mesi di fianco ai reparti di vendita, dove ci sono i magazzinieri che vanno avanti e indietro con i carrelli e dunque la temperatura di quegli ambienti non puo’ essere inferiore ai 18-19 gradi d’inverno, ma d’estate va anche a 30-35!
    In Francia anche i migliori Alsace bianchi dopo 6 mesi in queste condizioni li svendono a meta’ prezzo in offerta speciale, cioe’ te li tirano dietro.
    Per quanto riguarda gli imbottigliatori, occhio che ce ne sono pero’ alcuni molto validi (certi fanno anche i produttori di vino), che imbottigliano vini di piccoli vignaioli, in genere meridionali, che altrimenti dovrebbero venderli ancora sfusi perche’ hanno sì la cantina per fare il vino, ma non la linea d’imbottigliamento e ti assicuro che queste linee costano un occhio della testa.

  18. Infatti ho detto “…la maggior parte di questi sono prodotti dagli imbottigliatori”. Sarà solo un caso?

    Le linee di imbottigliamento si noleggiano anche, qui in Piemonte arrivano TIR attrezzati dal Trentino per esempio.

    Per quanto riguarda i magazzini è verissimo, anche l’acqua minerale subisce gli stessi trattamenti, a volte i pallets stazionano sul piazzale per ore sotto al sole, peccato che i consumatori non ci pensino all’atto dell’acquisto.
    D’altronde oramai è passato il messaggio che tutto quello che è prodotto dall’industria alimentare è buono, sano, nutriente, sterilizzato, fa bene e fa anche caga….di più.
    Perchè quindi comprare il latte crudo (quello sì che ti fa caga…e di corsa), il prosciutto del contadino che la fetta diventa subito scura, il formaggio che fa la muffetta bianca oppure il vino che magari inacidisce dopo che lo hai aperto?
    Sta a noi adesso convincerli del contrario !

  19. Paolo@ la comunicazione è in mano ai ‘big spenders’, cioè alle multinazionali (in genere).
    Quindi bisognerebbe convincere consorzi, associazioni, e non so chi altro, a varare un’informazione più consona agli interessi dei molti che lavorano bene (spesso piccoli imprenditori, ma non solo).
    Non è impossibile farlo, ma richiede uno sforzo notevole.
    Io penso che, a monte di un’indispensabile e salutare inversione di rotta, ci debba essere un pensiero ‘nuovo’: produrre vino (buono ottimo straordinario) non fa diventare ricchi; non è come giocare in borsa ai tempi del toro. E’ un’attività produttiva che può consentire buoni margini, ma richiede investimenti il cui ritorno è l e n t i s s i m o. Vale la pena solo se si ha molta passione, terra vocata e … un bellissimo paesaggio in cui lavorare. Io sostengo, a costo di farmi ridere dietro, che il paesaggio conta molto (anche come ispirazione) e sono convinta che conterà sempre di più.
    Solo andando in questa direzione si potranno (non battere) tenere a bada gli speculatori. E di paesaggio ne è rimasto molto – nonostante le mostruosità diffuse – in tutto questo nostro paese.
    Anche di questo bisogna convincere associazioni, consorzi e amministratori pubblici.

  20. Interessantissimo e tutto molto condivisibile.
    Molte cantine (sociali e private) sono piene di vino invenduto e alimentano il commercio di vini sfusi che raggiungono il mercato attraverso commercianti ed imbottigliatori che inevitabilmente accelerano la corsa verso la progressiva banalizzazione del vino e quindi l’impoverimento della filiera. La gdo, che si fornisce dove trova le condizioni migliori, ne approfitta diventando inevitabilmente complice di questo circolo vizioso.
    Tutto vero. Non bisogna però, secondo noi, demonizzare tout court i vini a basso prezzo, perché anche tra questi ci sono prodotti corretti fatti da produttori che lavorano con una serietà che va loro riconosciuta, così come spesso dietro vini costosi ci sono invece dei sonori bidoni. Il punto è proprio questo: sarebbe auspicabile che ci fosse la volontà e la possibilità di spiegare cosa sta dietro ad una bottiglia (o a un brik) a tutti i livelli perché, l’offerta di un supermercato dovrà sempre essere ampia conveniente e coprire tutte le fasce prezzo, ma per ciascuna ci deve essere valore e chiarezza e per permettere di scegliere in maniera consapevole.

  21. @Silvana
    Propendo per informare meglio i consumatori su quello che stanno consumando, magari indicandolo in etichetta. Dei consorzi e delle associazioni non mi fido più, visti i risultati.

    @Sofia
    Ecco, come dico da anni, bisognerebbe iniziare ad ammettere che quello che c’è dentro ai brik non è vino, ma una bevanda a base di uva.
    Il vino decente a 2 euro al litro è possibile, esiste e si può continuare a vendere.

  22. Sì, Paolo@, d’accordo: è fondamentale comunicare con chiarezza e in modo veritiero i contenuti sulle etichette (ho ben presente, ad esempio, tutta la manfrina dell’olio extravergine…), tuttavia penso che ciò non basti affatto. Penso che nei confronti dei consumatori debba accadere qualcosa di più rilevante. Bisogna che cambi la mentalità con cui ci si rivolge al mercato e ai consumatori; bisogna che ciò accada alla svelta, perché la nuova velocità con cui le informazioni si diffondono non lascia spazio alle patacche.
    Un certo Kotler aveva parlato di marketing del passaparola; lo aveva fatto agli albori del web. Ora la rete comincia a funzionare davvero ma sono ancora molti quelli che non se ne sono accorti.
    Sono d’accordo con lei sui sentimenti nei confronti di associazioni e consorzi: ma anche lì ci sono uomini (e donne), e anche loro devono cambiare passo, capire che la discussione deve essere aperta, che bisogna crescere (di statura morale), che bisogna recuperare la fiducia di associati per lavorare meglio e a vantaggio di tutti loro.
    Il mio non è buonismo: mi sembra l’unica via percorribile per non mandare tutto a picco.
    E tanto per reiterare il concetto: non capisco davvero come si possa continuare a pensare di andare avanti senza accorgersi che non c’è più spazio per i vini demi-vierges.

  23. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, Silvana. Qualcuno pensa di poter andare avanti così in Italia perchè ci sono troppi vecchi che muovono le leve, occupano assessorati, fanno scambi di voti, non usano il computer etc. Insomma non hanno capito ancora che nel resto del mondo la gente viaggia, si informa, vota dal cellulare, pretende un certo prodotto se paga una certa cifra.
    Probabilmente dobbiamo solo aspettare che si riempano i cimiteri, spero, perchè sono stufo a 46 anni di sentirmi dire ancora che sono un giovane imprenditore. Sulle patacche purtroppo la legge li spalleggia, si paga una multa una tantum che spesso non arriva a 500€ e finisce tutto lì.
    Kotler ha ragione, l’ho letto quel libro e l’ho anche incontrato in via Monte Rosa, ma lui vive in una società evoluta non qui da noi.

  24. Philip Kotler era venuto a parlare alla sede de Ilsole24ore qualche anno fa, avevano pubblicato un suo libro, durante la tappa italiana di uno di quei world tour conference dove intervengono i guru di varie discipline.

  25. Non voglio entrare nel merito della GDO… ognuno deve fare il proprio mestiere. Ma penso che molti, in questo sito e soprattutto in pseudo corsi per assaggiatori, parlino ( o meglio scrivano ) solo perchè “è di moda” … A maggio, in un modesto locale del milanese, avevamo invitato tre “esperti” per una degustazione “al buio” di 5 etichette di Barolo di cui 3 comprate presso una nota catena alimentare della zona ( seppur con area “Cantina” era GDA )e due acquistate presso un’enoteca di Milano. Ebbene, 2 dei 3 assaggiatori hanno “premiato” un’etichetta della GDA da € 14,90, il terzo era indeciso tra un’altra etichetta GDA da € 17,90 ed una dell’enoteca da € 45 di un piccolo produttore del comune di Barolo.
    Per cui … chi vuol intendere …
    Infine, se ci fosse qualche volontario, a febbraio ripeteremo l’esperimento della degustazione “al buio” di 6 etichette di Brunello di Montalcino 1997 … Le bottiglie saranno ricoperte di stagnola mezz’ora prima della degustazione, ed all’interno del rivestimento sarà posto lo scontrino d’acquisto. Al termine della degustazione e dopo le relative valutazioni, scopriremo insieme le etichette e la loro provenienza.

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