Boscareto Resort: anche “La Colata”, ovvero “il partito del cemento che sta cancellando l’Italia”, ne parla

Sono contento che si torni a parlare di quell’autentico “eco-mostro” che è il Boscareto Resort di Serralunga d’Alba, che sul sito Internet che potete visitare qui, viene definito non solo “hotel cinque stelle lusso nelle Langhe”, ma con una certa dose di disinvoltura “luogo di bellezza, di cultura e di ricchezza enogastronomica” dotato di “gusto moderno e ricercato design”. Sono contento che di questa “fortezza di calcestruzzo e cristallo affacciata sui vigneti”, di cui circa un anno fa avevo scritto qui, poi ancora qui e qui e recentemente qui ancora, criticando non solo la violenza fatta al paesaggio circostante, ma l’atteggiamento pilatesco e indifferente di buona parte dei giornalisti del cibo e del vino che si sono affrettati a parlare bene della cucina e dell’albergo, facendo finta di niente come scimmiette che non parlano non sentono e soprattutto non vedono, e senza fare alcun timido accenno al fatto che oggettivamente, comunque lo si osservi, da qualsiasi posizione, appare come un intervento invasivo, non certo in armonia con il paesaggio di colline, boschi e vigneti circostante, si sia scritto ancora.
E non solo su giornali e riviste, su siti Internet e blog, ma su un documento cartaceo che resta, un libro.
Alla sconcertante vicenda di questo “maniero di opulenza” è dedicato difatti un capitolo – Le Langhe I signori dell’outlet – in una recente opera di forte impegno sociale, intitolata La Colata, sottotitolo Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro, pubblicata dalla casa editrice Chiarelettere, per la firma di cinque giornalisti, Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo e Ferruccio Sansa, (potete leggere qui i loro curricula).
Un’opera di forte denuncia della cementificazione, dell’aggressione al paesaggio che il cosiddetto “partito del cemento” sta mettendo a segno, con l’oggettiva complicità di amministratori ed Enti locali che appellandosi al fatto che vengono rispettate norme e regolamenti (spesso indegni) rendono possibile costruire, in maniera aggressiva, in posti, dotati di speciale bellezza e fascino, dove invece dovrebbe essere salvaguardato l’ambiente.

Si parla dunque del Boscareto Resort in questo volume, resort fortemente voluto, scrive l’autore, da “uno dei costruttori più potenti d’Italia, il geometra Matterino Dogliani”, non solo titolare dalla grande casa vinicola Beni di Batasiolo di La Morra, ma presidente della Banca di Credito Cooperativo di Bene Vagienna in provincia di Cuneo, e titolare di un impero che “ha la base operativa nel suo Piemonte ma qualche organo vitale è al sicuro all’estero”.
Ne La Colata si legge della “Fininc Spa, che ha sede a Torino e possiede tutte le quote del Boscareto Resort, ha tra i suoi azionisti principali la Zentravest Holding, con sede in Svizzera, specializzata in finanziamento alle imprese” e poi del “colpaccio” fatto nel 2003, quando Matterino Dogliani, “insieme al figlio Claudio, con le sue Sipal e Inc General Contractor di Serralunga diventa socio al 40% del consorzio Sis assieme al colosso iberico Sacyr Vallehermoso di Madrid, principale gruppo di costruzioni in Spagna con interessi in Europa e America Latina”. Cose grosse, come altre che vedrebbero le società del costruttore Dogliani pronte ad agganciarsi “addirittura al carro che potrebbe costruire il ponte sullo Stretto di Messina”.
Con spalle e agganci così forti, un vero “vortice di calcestruzzo e miliardi” è un gioco da ragazzi per i Dogliani decidere di regalarsi nel proprio feudo un “castello di calcestruzzo e cristallo” che “con le sue linee architettoniche moderne spezza irrimediabilmente l’incanto della vista e trasforma per sempre il paesaggio”.
Annota giustamente l’autore del capitolo: “ce li vedete quelli delle colline cuneesi che dicono a Matterino che quel resort sarebbe stato l’ideale per una Langa prefabbricata da ricreare a Las Vegas, proprio a fianco del Canale Grande e subito dietro le Piramidi? Nessuno lo ha fatto, anche se qualcuno lo ha pensato e scritto e detto, ma senza risultato”.

Indifferenza anche da parte di larga parte della stampa: “difficile trovare qualcuno che dia voce alle critiche. I giornalisti? Quali? Quelli che glorificano la nascita del resort e poi vanni a presentarci libri e iniziative enogastronomiche in compagnia di qualche stellina televisiva?. Dal coro osannante, però, qualche voce stonata si alza”.
Ad esempio quella di questo blog e del suo autore, di cui viene riportato nel libro un passo del primo post dedicato alla sconcertante vicenda giusto un anno fa.
E viene anche stigmatizzata, restando in tema di danni portati al paesaggio delle Langhe, la ridicola campagna per “l’inclusione dei paesaggi vitivinicoli di Langa, Roero e Monferrato nell’elenco di siti Patrimonio dell’Umanità”. Una campagna con scarse possibilità di successo dovute agli oltraggi portati, a suon di capannoni industriali, resort di lusso, costruzioni di dubbio gusto, al paesaggio: “anche la commissione italiana si è accorta che il panorama delle colline del vino e delle sue valli è fortemente disomogeneo. Infatti la relazione finale sulla quale l’Unesco dovrà pronunciarsi prefigura un’insolita area a macchia di leopardo, dove Langhe, Roero e Monferrato appaiono come rubicondi giovanotti di campagna, pieni di salute se guardati da una certa distanza, ma con il volto profondamente sfregiato da cicatrici se osservati più da vicino.
Non è acne giovanile destinata a sparire: sono ferite inferte al territorio che non possono più essere medicate”.
Come diavolo pensare che la Langa, con le sue “estensioni collinari a forte monocoltura della vite” denunciate dal presidente della sezione di Alba di Italia Nostra, estensioni “non corrispondenti alle effettive valenze paesaggistiche delle Langhe e del Roero”, possa diventare, come avrebbe meritato in ben altre condizioni, Patrimonio dell’Umanità, con le disinvolte espansioni edilizie fatte non solo nei fondovalle, ma anche nel cuore dei vigneti delle terre del Barolo?
Hanno proprio ragione gli autori di questo libro che vale la pena leggere con crescente indignazione, pagina dopo pagina: siamo travolti da una colata di cemento che sta cancellando l’Italia, uno dei Paesi più belli del mondo, e la sta trasformando, per ingordigia, miopia, incultura, egoismo, affarismo diffuso, in un Paese triste, senza futuro…

22 pensieri su “Boscareto Resort: anche “La Colata”, ovvero “il partito del cemento che sta cancellando l’Italia”, ne parla

  1. Se fra qualche anno verrà fuori che questo ecomostro è stato costruito con “mezzi e metodi” non proprio cristallini e dovesse mai scattare la procedura per l’abbattimento, allora la natura potrebbe fare il suo corso e riappropriarsi della collina. Ma in Italia non sarebbe meglio smetterla di dare credito ai soliti gruppi di amici fedeli al motto “prima costruiamo e poi ci penseremo” ?
    Perchè poi dopo, quando piove un poco più del solito, sappiamo tutti come va a finire e non solo in Langa….

    • illazioni inutile Paolo, l’ecomostro é stato costruito rispettando leggi e regolamenti vigenti. Ha tutti i crismi, da un punto di vista legale e burocratico, non certo estetico, per esistere

  2. Franco se continua così la iscrivono di diritto tra i comunisti del partito dell’odio contro l’operosa gente del fare!
    saluti
    PS : il resort è un oltraggio al buon gusto, ma questo l’ho già detto, si vede la mano del “giometra”

  3. Concordo totalmente con l’articolo.
    Ho visto dal vivo la struttura, brutta e gigantesca, completamente fuori luogo. Andare contro la sua esistenza non significa, come alcuni sostenitori dell’opera mi hanno detto, essere contrari allo sviluppo turistico delle Langhe. Ci può stare un resort ultralusso nelle Langhe, ma andava costruito seguendo linee estetiche e architettoniche rispettose del paesaggio, utilizzando materiali adeguati, cercando di inserirlo pacatamente nel panorama. Invece il Boscareto è un uppercut brutale: al paesaggio, alla sensibilità del luogo, alla bellezza delle Langhe.

  4. Caro Franco,
    non so se sapevi che, ironia della sorte, il tuo post cadeva proprio in concomitanza con le celebrazioni del decennale della Convenzione Europea del Paesaggio, firmato a Firenze nel 2000. Ieri, nel corso della cerimonia in Palazzo Vecchio, il problema del rapporto tra sviluppo economico (non solo turistico quindi, ma anche agricolo e vitivinicolo, ad esempio) e tutela del paesaggio è stata più volte evocata. Nessuno tuttavia è riuscito a indicare una chiave di lettura che prescindesse da un’idea di paesaggio “al traino” dell’economia e quindi, bene che andasse, “sostenibile”.
    La cosa mi ha talmente contrariato che oggi ho dedicato all’argomento un post sul mio blog (http://blog.stefanotesi.it/?p=508).
    Il caso del Boscareto Resort rientra alla perfezione tra quelli che lì indico come pericolose zone d’ombra, frutto (senza entrare nel merito di eventuali illegittimità, di cui sinceramente non ho notizia) di cattiva committenza, cattiva progettazione e cattiva amministrazione.
    Ho visitato la struttura, dormendoci e cenandoci (bene, anzi benone, ospite di Riedel e di Gaja), nemmeno due mesi fa e mi sono fatto un’idea precisa: per quanto l’oggetto in sè possa anche piacere (ed alcune soluzioni estetiche, soprattutto interne, sono certamente di alto livello, se osservate estrapolandole dal contesto ambientale circostante) l’edificio è senza dubbio quello che si definisce un cazzotto in un occhio.
    Direi però di suddividere la questione in tre diversi punti:
    1) l’aspetto architettonico
    2) l’inserimento nel paesaggio
    3) l’opportunità politico economica e la linearità legal burocratica del percorso seguito per realizzarlo.
    Sul primo, vedi sopra: non mi permetto di criticare l’opera e anzi ne rilevo alcune positive peculiarità. il resto è questione di gusti.
    Sul secondo, ho detto: l’impatto salterebbe agli occhi di chiunque, visto anche l’incantevole contesto circostante. Come però tu stesso osservi, tutto il comprensorio è stato da tempo gravemente ferito, a fondovalle, con la costruzione di orripilanti insediamenti industriali che, ammettiamolo, il sapore della vecchia campagna l’hanno spazzato via da un pezzo.
    Sul terzo, la “colata” (altri la chiamano la sindrome del mattone), posso dire che è il più insidioso e il più contagioso, perchè si basa sull’alleanza scellerata tra (co)interessi economici e dilagante cattivo gusto. La vera piaga italiana è questa: la costruzione di mostruosità che, formalmente, non solo hanno tutti i crismi della legalità e sono quindi ineccepibili, ma spesso appaiono, agli amministratori che li autorizzano, delle conquiste sociali e dei “volani di sviluppo”. Contro di essi c’è solo la ribellione. Ma vai a spiegare al popolo bue quanto, in prospettiva, è dannoso un ecomostro. Ti risponderanno che “crea occupazione”, “fa lavorare le imprese locali”, “stimola l’indotto” e altre pietose banalità che la politica gli ha fatto ingoiare.
    Qui dove vivo, nelle Crete Senesi, ho fondato anche un Comitato aderente alla Rete, ma le prospettive sono sconfortanti…
    Ciao, Stefano.

    • caro Stefano, grazie per la tua testimonianza. Non mi stupisce affatto che Gaja per sistemare i suoi ospiti abbia scelto questa struttura e non un’altra…
      Tout se tient dicono in Francia e a lui “l’eco-mostro” appare perfettamente normale, perfettamente in linea con il suo modo di produrre vino, a colpi di nomi di fantasia, declassamenti di Barolo e Barbaresco a Langhe Nebbiolo e altre amenità…
      Hai ragione a parlare di “ribellione”: io personalmente anche se verrò invitato da produttori o altri in quel posto non metterò mai piede. Lo lascio tutto a Gaja e ai suoi coriferi…

  5. “….illazioni inutile Paolo, l’ecomostro é stato costruito rispettando leggi e regolamenti vigenti. Ha tutti i crismi, da un punto di vista legale e burocratico, non certo estetico, per esistere…”

    Infatti io ho premesso SE, quante volte in Italia abbiamo sentito dire che tutto era in regola e poi invece non era vero nulla?
    Io comunque adesso non mi preoccupavo nè dei regolamenti, nè della bruttura del manufatto, ne abbiamo già discusso nell’altro post.
    Pensavo invece al dissesto idrogeologico data la fragile natura dei roeri.

    • Paolo, che l’ecomostro sia in regola da un punto di vista di leggi e regolamenti vigenti é scritto chiaramente anche nel capitolo del libro che ho citato. Inutile indulgere in ipotesi fantasiose e congetture che lasciano il tempo che trovano. Purtroppo resterà come un monumento al cattivo gusto e al non rispetto del paesaggio della Langa del Barolo. Cosa possiamo fare noi di fronte a questa bruttura? Dire che é brutta, che non ci piace e non fare come Gaja, ovvero non metterci mai piede, evitarla, anche se si svolgessero manifestazioni che ci interessano, anche se venissimo invitati. Anche se ci venisse promesso, in caso di visita, un fine settimana in compagnia di Naomi Campbell o della più mirabolante donna dei nostri sogni 🙂

  6. Grande, Franco.
    Letto il suo post, visto il loro sito, ho inviato un mesetto fa questa mail al boscareto: “Ho visitato il vostro sito, trovando nella photogallery poche vedute degli esterni. Questa scelta è motivata dal tentativo di occultare l’evidente scempio ambientale causato dalla vostra struttura?”
    Non mi hanno mai risposto.

  7. E’ veramente l’ora di alzare la voce su questa piaga sensibile del nostro malandato paese.
    Nonostante tutti problemi politici ed economici che affliggono il nostro Fu-Belpaese, questo della cementificazione selvaggia ed indiscriminata, a mio avviso, è emotivamente la ferita più raccapricciante e nefasta (nonché irreversibile) inferta negli ultimi dieci anni al corpo agonizzante d’Italia, da Nord a Sud (senza risparmiare duri colpi anche al “colto e nobile” Centro Italia).

    … un paese in cui il suo stesso governo approfitta meschinamente di una crisi economica, per favorire più o meno occultamente speculazioni, reiterando periodicamente condoni, giustificando abusi, lanciando ottusi piani di rilancio dell’edilizia (che in realtà non si è mai fermata) senza ragionevoli regole e senza rispetto dell’equilibrio paesistico e naturale.

  8. Caro Mauro@, NON è solo una ferita emotiva – con stragrande rispetto per le emozioni -, questi sono danni economici a cui l’italiano ‘medio’ fino a pochi anni fa non era sensibile perché l’informazione era (spesso è) voltata da un’altra parte.
    Ora tutti stanno diventando più attenti, e anche l’informazione scrive e parla del tema molto più di anni fa.
    Ma ormai lo stravolgimento è grande.
    Non penso che si debbano surgelare il paesaggio e i beni ambientali in generale; penso che si debba costruire con grandissima attenzione, SEMPRE E DAPPERTUTTO, perché anche le nuove costruzioni diventano paesaggio. Questo se vogliamo che la gente continui a visitare il nostro paese, ma anche se vogliamo vivere meglio, perché stare in un bel paesaggio e in un ambiente sano, migliora notevolmente la qualità delle nostre vite.
    Per tacere del valore strategico che ambiente e paesaggio hanno sul posizionamento e sulla commercializzazione dei nostri prodotti, come il vino, ad esempio.

  9. Ho letto il libro, ne condivido in linea di massima la filosofia, ma a me il Boscareto Resort piace… sono i capannoni di fondovalle la vera piaga, non solo in Langa.

  10. De gustibus non disputandum est, fino a un certo punto.
    Il Resort, può persino piacere a qualcuno, ma mi pare che sia oggettivamente inadeguato al luogo, quanto meno invasivo ed offensivo per l’armonia e l’equilibrio di un bellissimo fazzoletto di terra langarola (magnificandosi in cima ad una collina e non nascondendosi in fondo ad una valle)
    Senza tacere che dal puro punto di vista architettonico é indiscutibilmente scialbo ed insignificante.
    … d’altra parte non posso negare che l’ultima volta che sono stato in Langa, la cosa che mi ha fatto rabbrividire immediatamente, senza bisogno di grandi analisi architettoniche od estetico-paesaggistiche sono stati i capannoni a fondovalle.
    Cinquecento metri prima di salire a Barbaresco, si passa per una “zona industriale” di orripilanti capannoni che difficilmente si possono giustificare in un luogo che dovrebbe vivere per l’eccellenza del suo territorio e del suo paesaggio.
    In Italia siamo arrivati a questo paradosso. In queste condizioni diventa realmente difficile cercare di sensibilizzare le persone come faceva Pasolini di fronte al profilo non più perfettamente armonioso della collina di Ortona, contaminato da brutte palazzine popolari moderne.
    Se attraversando la pianura padana, il nostro sguardo è ormai costantemente impedito da un’infinita schiera di giganteschi grigi parallelepipedi di cemento armato, una volta giunti in una piccola oasi di decenza, diveniamo inevitabilmente troppo indulgenti verso questioni più sottili anche se non meno importanti.
    Difficilmente una persona riesce ad indignarsi per una semplice offesa volgare, se vive quotidianamente in mondo di costanti violenze e feroci soprusi.

  11. i.e. Pasolini che guardava il profili della medioevale Ortona

    Chiedo venia, la correzione automantica di word è un’altra delle offese costanti che ci attanagliano, quando non usiamo il nostro PC

  12. Ma tutti voi, per caso, abitate nelle palafitte? Pensate che le città non sono state costruite su delle campagne aperte, che non abbiano sostituito boschi, spazi verdi strappati alla natura?

  13. Pingback: Sul Boscareto Resort | PapilleClandestine

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *