Langhe Nebiolo 2008 Bartolo Mascarello

“Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani.
Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani”.

Sono pochissimi nel mondo del vino di oggi i produttori sul cui nome si registra una sorta di unanimità, un consenso generalizzato senza se ne ma né obiezioni di sorta.
Produttori che mettono d’accordo tutti non solo per la qualità indiscutibile dei loro vini, ma per la credibilità e l’autorevolezza di chi li produce, per il loro essere riusciti a rappresentare, nelle denominazioni dove operano, un punto di riferimento.

Bartolo Mascarello

Quando si dice Barolo, anche a cinque anni dalla sua morte, avvenuta il 12 marzo del 2005, viene naturale a tutti dire Bartolo Mascarello, anche se in verità, pur mantenendo, e come si potrebbe fare diversamente?, tutta l’ammirazione e l’affetto possibili per l’indimenticabile “grande patriarca del Barolo”, il più strenuo difensore della sua identità tradizionale negli anni difficili in cui tanti cercavano di stravolgerlo e pochi avevano la forza ed il coraggio di opporsi, riferendosi ai vini di questa piccola cantina ( 30-33.000 bottiglie) con sede a Barolo (via Roma 15) dotata di telefono 0173 56125 begin_of_the_skype_highlighting 0173 56125 end_of_the_skype_highlighting e fax 0173 560826, ma risolutamente ancora priva di posta elettronica, sarebbe ormai il caso di parlare di Maria Teresa Mascarello.

Maria Teresa Mascarello, a sinistra, con Ceri Smith, enoteca Biondivino a San Francisco

E attribuire a questa donna apparentemente fragile, che una volta scomparso il padre, ha proseguito con ancora più impegno la tradizione familiare di produrre vini che “parlano” la voce più autentica della Langa, tutti i meriti che le spettano.
Perché è totalmente grazie alla sua capacità e al suo lavoro se oggi i vini di casa sono non solo all’altezza di quelli prodotti da Bartolo, ma se possibile ancora più buoni. E come ho scritto in una scheda che le ho dedicato in una guida di prossima uscita, “sempre di più oggi, pur in un’assoluta continuità, i vini mostrano un carattere, una personalità, che sono quelli di questa donna minuta, ma dotata di una determinazione che conquista”. E di una capacità di muoversi, in vigneto, (i 5 ettari di proprietà situati tra Barolo e La Morra) ed in cantina (dove si avvale dell’aiuto dell’enotecnico Alessandro Bovio) ammirevole.
Provate per un attimo a pensare quanto possa essere stato difficile, anche se negli ultimi anni Maria Teresa a causa dei problemi di salute di Bartolo aveva di fatto già affiancato il padre, occupandosi in particolare della conduzione dei vigneti, per una donna come Maria Teresa raccogliere un’eredità, stilistica e non solo tanto pesante.

Eppure, aiutata, o per meglio dire amorevolmente consigliata da un “padre putativo – fratello maggiore”, purtroppo a sua volta scomparso, come Teobaldo Cappellano, e da cugini produttori e grandi amici come Beppe Rinaldi ed Enzo Brezza, Maria Teresa, senza stravolgere niente, perché non sarebbe stato assolutamente il caso, né nel suo stile, nel segno della più intelligente continuità con il lavoro del padre e del nonno è riuscita a conferire una personale impronta ai vini.
Al Barolo (assemblaggio ragionato di uve di quattro particelle, Cannubi, Rocche di La Morra, Rué e San Lorenzo), che anche nella difficile, contrastata, ma diciamolo con franchezza!, grande annata 2006, annata che richiedeva polso fermo e grande sensibilità nell’interpretarla, risulta, comunque lo si assaggi, alla cieca o in maniera palese, come pure era accaduto nel caso dell’annata 2005, tra i migliori Barolo di Barolo ed uno degli esempi più convincenti di classicità barolesca, ma anche a tutti gli altri vini “minori”.
Così convincente questo Barolo 2006 di Maria Teresa Mascarello, che lo troviamo tra i Vini Slow premiati dalla prima edizione della guida dei vini di Slow Food, vini che non hanno solo “una qualità organolettica elevata”, ma “riescono a condensare nel bicchiere valori di tipo territoriale, storico ed identitario che desideriamo far conoscere ai nostri lettori”, come si legge nelle avvertenze della guida.
E poi, tornando ai vini cosiddetti “minori”, il Dolcetto d’Alba, affinato per 9-10 mesi in legno, squillante esempio di tipicità varietale, il Langhe Freisa, leggermente vivace, imbottigliata in presenza di un residuo zuccherino che nell’estate successiva alla vendemmia viene svolto, Freisa “nebiolata” secondo una pratica antica che prevede il passaggio del vino sulle vinacce del Nebbiolo, rendendolo più corposo e alleggerendolo di tannini e alcol, la Barbera d’Alba, golosa quanto basta, ricca e polputa, ma esaltata da una fresca vena acida.

In attesa che i primi veri freddi mi facciano venire voglia di stappare e aprire con lei un lungo dialogo una bottiglia del Barolo di Bartolo, pardon, di Maria Teresa, qualche sera fa, tentando un abbinamento un po’ arrischiato e non proprio perfetto, lo so benissimo (ma avevo voglia di bere quel vino e l’avrei accostato anche ad una semplice pastasciutta…), ad un’ottima pasta e fagioli, preparata da mia moglie con il mitico “fagiolo bianco di Pigna”, mi sono stappato, e goduto, un vino che mi verrebbe voglia di definire “un Barolino”, anche se sull’etichetta, come sempre di una bellezza composta, riporta la dizione Langhe Nebiolo (una sola b).
Del resto, come dice chiaramente la figlia di Bartolo “il nostro Nebiolo, circa 2000 bottiglie, proviene dalle stesse vigne da cui si ricava il nebiolo da Barolo. Pertanto non viene prodotto tutti gli anni, ma solo quando per motivi di ordine climatico o di giovane età delle piante, si reputa la qualità non all’altezza di fare Barolo e quindi quella porzione viene declassata a Langhe Nebiolo”.
Inutile dirlo, Nebbiolo in purezza, senza l’aggiunta di quel 15% di altre uve consentita da questa denominazione dove anni orsono trovarono comoda ospitalità celebri cru di un notissimo produttore langhetto al quale il Nebbiolo in purezza previsto dal disciplinare della Docg dove operava evidentemente andava stretto…
Anche questo Langhe Nebiolo, di cui mi sono delibato l’annata 2008, fermenta per due settimane e viene conservato “per nove mesi o due anni, a seconda delle caratteristiche dell’annata, in botti di rovere di Slavonia”. Quelle tra i 25 ed i 50 ettolitri dove si affina il Barolo.

D’accordo, duemila bottiglie sono poche e con ogni probabilità quando mi leggerete questo bel 2008 sarà già esaurito e bisognerà “accontentarsi” del 2009, ma se passate da Barolo e vorrete (magari dopo un preavviso telefonico) fare una tappa, una sorta di “pellegrinaggio” laico in questa cantina che ha davvero fatto la storia del più grande Nebbiolo di Langa, io fossi in voi vedrei di riuscire ad aggiudicarmene qualche buta.
Un vino, in sintesi, che é un’introduzione ideale al Barolo, dal colore rubino squillante e dotato di un profilo aromatico nitido e ben definito, inconfondibilmente “nebbioloso” e fragrante, largo, aperto, quell’affascinante mix che mette insieme (e tiene ben distinti, distinguibile ognuna per proprio conto) note di lamponi, ribes e prugna, accenni di liquirizia, erbe aromatiche, viola, sottobosco, sfumature terrose minerali ben sapide, “striature” di tabacco, e ti fa capire come possa essere ancora più intrigante e complesso, una volta trovata la sintonia ed entrati in piena confidenza con la “musica” del Nebbiolo, l’ingresso nella complessità sinfonica del Barolo.
Grande nitidezza e pulizia, ed un’indubbia eleganza, segno di una vinificazione con i controfiocchi, anche quando si passa all’assaggio vero e proprio, e si viene subito colpiti dalla piacevolezza succosa del vino, dalla sua grande energia, con quella bocca di piena soddisfazione, piena, larga, aperta, scandita da una salda struttura tannica, un tannino che c’è e si fa sentire, vivo, presente, ma non aggressivo, ma nel contempo dotata di una polpa, di una pienezza giovanile del frutto, succosa, che abbinate ad un’acidità calibrata e ad una grande freschezza d’insieme, da una vera sapidità, rendono il bicchiere gustoso. Non privo di nerbo, affatto, ma dotato di una piacevolezza e di una rara capacità di mettere a proprio agio chi si gode quella bottiglia davvero contagiose.


E brava Maria Teresa, Bartolo sarebbe stato davvero orgoglioso di questo (come pure di tutti gli altri) tuo vino!

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0 pensieri su “Langhe Nebiolo 2008 Bartolo Mascarello

  1. un bel viatico, caro Franco, questo tuo articolo pieno di sentimento sul Nebiolo della signora Maria Teresa. La vecchia scuola si distingue anche da vini come questi, che sono in realta’ dei Barolo stoppati e sono di una bonta’ suprema. Come certi spettacolari Rosso di Montalcino di Poggio di Sotto, che sono in realta’ dei Brunello stoppati. Non e’ da tutti intuire lo stop al punto giusto e deliziare i propri aficionados con dei vini stupendi. Sono capaci tutti di fare degli ottimi vini nelle annate super, basta non rovinarli con qualche stupidata in cantina. Ma fare dei vini come si deve nelle annate meno adatte e’ un’arte che possiedono pochi e stoppare dei vini destinati piu’ lontano e’ un’arte che possiedono solo i veri maestri. Sono dunque molto contento che la signora Maria Teresa possa essere meritatamente considerata un maestro di enologia. Dato questo Nebiolo. Ma dato anche il Freisa, leggermente vivace come piace a me (tu invece sei un fan di quello tranquillo…), che berrei con una bella “finanziera” di creste e bargigli di gallo…

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  3. nel mio primo, e fino a questo momento unico, pellegrinaggio in langa, sono stato a trovare maria teresa.
    una persona di una semplicità disarmante, accogliente e affettuosa nel raccontarmi i suoi vini e le sue vigne.
    vini assaggiati direttamente da botte, naturalmente e semplicemente meravigliosi.

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  6. Tanto di cappello ai Maestri!
    Il dolcetto 2008 è davvero squisito. Spero di poter assaporare questo nebiolo, anche se temo che non sarà facile trovarlo in commercio.
    Complimenti per il bellissimo articolo.
    stefano

  7. Leggendo questo articolo pregusto già una degustazione a cui andrò a breve al Salone del Gusto dal titolo “L’eredità del Barolo” dove avrò la fortuna di poter assaggiare il Barolo 2005 di Maria Teresa (che da quello che leggo è molto buono) e quello del 1995 del padre, insieme ad altre “sfide” padri figli do grandi cantine che hanno fatto la storia del Barolo Teobaldo Cappellano, Giovanni Conterno e Renato Ratti.

  8. Brava, bravissima Maria Teresa: come hai giustamente detto tu Franco, ha ricevuto un’eredità meravigliosa e pesantissima, ma ha saputo con sensibilità, profesionalità ed intelligenza, superare la grandezza del papà. Un esame estremamente difficile con gli occhi di tutto il mondo vinicolo puntati addosso. Mi dispiace dirlo, ma a volte il vino buono sta nelle botti piccole!

  9. Non ho ancora avuto il privilegio di godere di questo Nebiolo.
    Ma sino ad oggi i dubbi sui vini di Bartolo Mascarello sono sempre stati pochissimi.
    Mi fa immenso piacere leggere che la figlia segue egreggiamente le orme del Nobile Padre.
    W il Nebiolo

  10. Per la quarta volta sono andato a comprare vino da Maria Teresa, sperando di avere tempo per parlare un poco con lei come in altre occasioni.
    A differenza di altre volte c’era veramente molta gente. Sarà stato il ponte, o come mi disse lei lo scorso anno “Siamo tornati all’onor del mondo, la gente si è stancata di bere marmellata”. O forse si è solo “girata” la moda. In ogni caso tutto questo non la tocca minimamente. Barolo faceva e barolo fa: buono, buonissimo, per chi lo apprezza così come è: coerente, lineare, integro. L’unica cosa che posso aggiungere, per tutti coloro che pensano di andare a trovarla: telefonate, e se vi dice che non ha tempo o spazio non insistete. E’ la prima ad essere rattristata di non potervi trattare come vorrebbe. Ed in definitiva da Maria Teresa non si va “per comperare”. Se riducete tutto ciò che ci sta dietro ad un giro in cantina e a comperare bottiglie, forse il vino di Maria Teresa, o di Bartolo se preferite, non lo meritate.

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